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Apocalisse: Prefazione ; Introduzione

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/Apocalisse/Apocalisse7.htm
In questo ipertesto, la cui realizzazione ho meditato per alcuni anni, intendo illustrare per tutti gli utenti del World Wide Web i principali significati e simboli di quello che, probabilmente, è il libro più bello dell’intera Bibbia, oltre che l’ultimo: l’Apocalisse di Giovanni. Non ho naturalmente la pretesa di poterne svelare tutti i misteri riposti tra le sue righe, né di poter indicare la strada sicura per orientarsi nell’incredibile dedalo di allegorie, animali fantastici, suoni, luci e colori che si affollano nei suoi 22 capitoli.
La principale e più importante delle mie ipotesi consisterà nel verificare che l’Apocalisse non descrive tanto il futuro, come credono i più, bensì il presente della Vita della Chiesa, e che da esso non vadano estratti messaggi cifrati stile « A beautiful mind » o previsioni medianiche sui millenni a venire, bensì un unico e chiaro messaggio di speranza, presentato in modo palese da Giovanni alla conclusione dell’opera con queste sue parole: « Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere » (Ap 22:12).
A voi poi toccherà giudicare se le mie ipotesi siano o no convincenti, o meglio, per usare ancora espressioni care a Messori, le mie « ragioni della ragione » siano o meno di conforto alle vostre « ragioni del cuore ».
Ed ora, andiamo a cominciare.
Il tempo dei martiri
Siamo nell’ultimo decennio del primo secolo della nostra Era. La « pax romana » è divenuta ormai fragile: l’Impero, diventato più vasto di ogni pur ragionevole speranza dei gloriosi condottieri quiriti, è minato da spinte centrifughe che tendono a staccarne le regioni periferiche (tra cui la Giudea).
Per rinsaldarne l’unità si costringono le popolazioni a dare prova di lealtà allo Stato: tutti dovranno venerare la statua dell’imperatore e riconoscere la sua dignità divina; chi si rifiuta sarà considerato colpevole di azione sovversiva. A venire particolarmente colpiti da questo « nuovo corso » della politica romana sono soprattutto i Giudei ed i Cristiani.
Questi ultimi in particolare conducono una vita appartata, rifiutano di mescolarsi alla vita che ferve attorno ai templi pagani e si tengono a debita distanza da tutto ciò che concerne la religione tradizionale romana. La loro resistenza di fronte al culto dell’imperatore appare come una una prova evidente del fatto che essi complottano contro l’unità dello Stato Romano; ed è così che essi vengono sospettati dei peggiori misfatti, dall’adorazione di un asino crocifisso fino all’accusa di uccidere bambini e di divorare le loro carni durante le riunioni comunitarie.
Inizia così il tempo delle persecuzioni: la prima è quella avvenuta verso la fine del regno di Nerone, in seguito al tremendo incendio di Roma scoppiato la notte del 18 lugglio del 64 d.C., la cui colpa è fatta ricadere sugli Adoratori di Cristo come capro espiatorio, ma più terribile e generalizzata è quella bandita sotto l’impero di Tito Flavio Domiziano (81-96), che pretende di essere riconosciuto « Dominus et Deus », come un signorotto ellenistico orientale.
A questo punto, è passato il tempo delle attestazioni di lealtà verso lo Stato Romano, testimoniate tra l’altro dai seguenti passi del Nuovo Testamento:
« Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male » (Romani 13 : 1-3).
« State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re » (1 Pietro 2 : 13-14.17) « Ricorda loro di esser sottomessi ai magistrati e alle autorità, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona » (Tito 3 : 1).
Ormai è chiaro, è necessario resistere fino al martirio, onde evitare che il Cristianesimo sia destinato a sparire perchè molti Cristiani abbandonano la lotta e i restanti sono sterminati nei modi più crudeli. Un uomo in particolare, sullo scorcio del I secolo dopo Cristo, vive questa angoscia.
Quest’uomo, che opera nell’ambito delle cosiddette « chiese giovannee » dell’Asia Minore, come attestano le lettere indirizzate alle « Sette Chiese d’Asia » (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea), dà libero sfogo alla protesta di fronte all’oppressione da parte di questa « nuova Babilonia » in cui si è trasformata Roma, persecutrice dei credenti, e lancia un messaggio di incoraggiamento, incorniciato in una scenografia grandiosa: piomba sulla terra una catastrofe senza pari, il mondo stesso scompare di fronte al giudizio di Dio, e comincia un mondo nuovo, il tempo della gioia e della salvezza divine.

1- L’Impero Romano nel 90 d.C., disegno dell’autore di questo sito
Cosi intesa, l’opera del nostro Autore si configura come una profezia, una letteratura comprensibile a pochi perché si rivolge a una cerchia ristretta di iniziati usando un linguaggio misterioso, per sfuggire al controllo delle censure poliziesche di questo mondo: la protesta della coscienza di fronte a pressioni insopportabili, la rivendicazione di una visione diversa e più giusta della società e del mondo intero, l’appello a resistere durante la tormenta, nella convinzione che il sereno stia per ritornare ad invadere il cielo.
Anziché essere un infausto oracolo sulla fine del mondo, come tanti hanno preteso di leggerla in modo letterale, questo libro si configura come un messaggio concreto di speranza, rivolto alle Chiese in crisi interna (capitoli 1-3) e colpite dalla persecuzione della Grande Prostituta, cioè della Roma imperiale con la sua bestiale tracotanza e la sua aspirazione ad essere adorata come una deità (13 : 12-18; 14 : 9-13), affinché ritrovino la fermezza nella fede e il coraggio della testimonianza. Il fine ultimo verso cui la Storia sta muovendosi non è il trionfo del Drago dalle innumerevoli teste, ma quello dell’Agnello, cioè del Cristo, e alla Babilonia devastatrice subentrerà per sempre la Gerusalemme della pace, della luce e della vita eterna.
L’autore usa immagini per noi sconcertanti, in cui il simbolismo e la numerologia variano continuamente, come i colori dello spettro rifratti da un prisma di vetro: i segreti più reconditi si accatastano come in uno zoom cinematografico che ci lascia indubbiamente con il fiato mozzo.
Persone, spiriti, animali, eventi naturali, sogni, visioni, numeri, enigmi, segni cosmici, città compongono un arazzo tra i più mutevoli ed incredibili che mai siano scaturiti da penna umana: il risultato è uno dei testi biblici più affascinanti, che più hanno colpito la fantasia degli scrittori, la potenza espressiva degli artisti, la capacità di astrazione dei mistici.
Questa solenne interpretazione della storia alla luce della Fede e della Speranza cristiane è senz’altro tra i più difficili da comprendere dell’intera Bibbia, denso com’è di segni e simboli maestosi, tra i quali dominano i grandi Settenari posti al centro della composizione (capitoli 6-15): i Sette Sigilli Spezzati, le Sette Trombe Risonanti, i Sette Angeli con le Sette Coppe del Giudizio. Sette così come sette sono le Chiese destinatarie di questa Rivelazione. E proprio Rivelazione (« Apocalypsis » in greco, cioè svelamento) sarà per sempre il titolo di quest’enigmatica opera: « L’Apocalisse », dalla parola greca con cui comincia.
Il genere apocalittico
In realtà, benché ci si riferisca ad essa come all’ »Apocalisse » per antonomasia, sarebbe più giusto parlare delle Apocalissi, o meglio di genere « apocalittico »: si tratta di un genere letterario e teologico assai diffuso nel tardo giudaismo, che tende a nascere spontaneamente nei periodi agitati della storia del Popolo Eletto. Esso si manifesta nella Bibbia a cominciare dal II secolo a.C., cioè quando il profetismo si esaurisce, JHWH cessa di parlare « direttamente » al suo popolo, e quest’ultimo ha la sensazione che i Cieli siano irrimediabilmente chiusi.
È infatti allora che l’uomo sente la necessità di rileggere l’intera sua storia alla luce dell’Azione di Dio in essa, in modo che anche i momenti più tragici (la distruzione del Tempio di Salomone, l’esilio a Babilonia, la persecuzione da parte dei Seleucidi) assumano un senso nel quadro di un più generale piano salvifico del Signore. Questo genere letterario lo incontriamo nella cosiddetta « Apocalisse di Isaia » (capitoli 24-27) e in quella di Zaccaria (capitoli 9-11):
« Ecco che il Signore spacca la terra, la squarcia e ne sconvolge la superficie e ne disperde gli abitanti (…) Certo, barcollerà la terra come un ubriaco, vacillerà come una tenda; peserà su di essa la sua iniquità, cadrà e non si rialzerà. In quel giorno il Signore punirà in alto l’esercito di lassù e qui in terra i re della terra. Saranno radunati e imprigionati in una fossa, saranno rinchiusi in un carcere e dopo lungo tempo saranno puniti. Arrossirà la luna, impallidirà il sole, perché il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e in Gerusalemme, e davanti ai suoi anziani sarà glorificato » (Isaia 24: 1.20-23).
« Allora il Signore comparirà contro di loro, come fulmine guizzeranno le sue frecce; il Signore darà fiato alla tromba e marcerà fra i turbini del mezzogiorno. Il Signore degli eserciti li proteggerà: divoreranno e calpesteranno le pietre della fionda, berranno il loro sangue come vino, ne saranno pieni come bacini, come i corni dell’altare. Il Signore loro Dio in quel giorno salverà come un gregge il suo popolo, come gemme di un diadema brilleranno sulla sua terra » (Zaccaria 9:14-16)
Ma anche nel libro di Gioele e in quello di Daniele, oltre alle straordinarie descrizioni di Ezechiele, che tanto influenzeranno il testo giovanneo:
« Suonate la tromba in Sion e date l’allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino, giorno di tenebra e di caligine, giorno di nube e di oscurità. Come l’aurora, si spande sui monti un popolo grande e forte; come questo non ce n’è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri di età in età. Davanti a lui un fuoco divora e dietro a lui brucia una fiamma. Come il giardino dell’Eden è la terra davanti a lui e dietro a lui è un deserto desolato, non resta alcun avanzo » (Gioele 2:1-3).
« Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall’aspetto d’uomo; intesi la voce di un uomo, in mezzo all’Ulai, che gridava e diceva: « Gabriele, spiega a lui la visione ». Egli venne dove io ero e, quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: « Figlio dell’uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine » » (Daniele 8 : 15-17).
« Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre » (Daniele 12 : 1-3).
Tale genere letterario era talmente diffuso da trovare espressione anche nel Cristianesimo nascente, come testimonia la cosiddetta
« Apocalisse dei Sinottici » (Marco 13; Matteo 24: 1-36; Luca 17: 22-37; 21: 5-33):
« Gesù si mise a dire loro: « Guardate che nessuno v’inganni! Molti verranno in mio nome, dicendo: « Sono io », e inganneranno molti. E quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi; bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine. Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori. (…) Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte.
Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. (…) In quei giorni vi sarà una tribolazione, quale non è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà. Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni. (…) In quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore, e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo » (Marco 13 : 5-8.12-13.19-20.24-27)
E l’« Apocalisse Paolina », presente in più passi delle Lettere di San Paolo (1 Tessalonicesi 4 : 15-17; 2 Tessalonicesi 2 : 1-12):
« Il Signore stesso, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole » (1Tessalonicesi 4 : 16-18).

2- Gesù Cristo fra i Quattro Esseri Viventi, Monastero di Hosios David, Salonicco
Per continuare ti è proposto di cliccare qui sotto per scoprire nel prossimo capitolo e Buona lettura :
(2) http://salvatorecomisi.unblog.fr/2011/12/06/2-apocalissi-apocrife-e-lapocalisse-giovannea/
http://salvatorecomisi.unblog.fr/2011/12/06/apocalisse-spiegata-tutta-in-24-articoli/