SENTINELLE CHRETIENNE

Bienvenue sur mon blog: Homme 76 ans Retraité, Chrétien Évangélique, poète et écrivain publie sur blogs, n’aime pas la polémique ni la vulgarité, aime beaucoup les bonnes fructueuses échanges d’opinions. J’ai besoin de vos commentaires d’encouragement.

 

Le bonhomme de neige 6 décembre, 2017

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 13:59

bonhomedenege

 

Dans la nuit de l’hiver
galope un grand homme blanc
c’est un bonhomme de neige 

avec une pipe en bois
un grand bonhomme de neige 

poursuivi par le froid
il arrive au village
voyant de la lumière
le voilà rassuré.
Dans une petite maison
il entre sans frapper
et pour se réchauffer
s’assoit sur le poêle rouge,
et d’un coup disparait
ne laissant que sa pipe
au milieu d’une flaque d’eau
ne laissant que sa pipe
et puis son vieux chapeau.

Jacques Prévert

 

 

Gerusalemme e le 3 religioni 5 décembre, 2017

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 19:32

 

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 Perchè era importante Gerusalemme alle 3 religioni: ai Cristiani, agli Ebrei, ed ai Musulmani (nel periodo delle Crociate) ?

In realtà, Gerusalemme non era così importante per i musulmani come lo fu dopo le Crociate. I musulmani erano divisi, tra gli omayyadi d’Egitto, signori di damasco e califfi di Bagdad. La conquista di Gerusalemme spinse i signori di Damasco, più interessati, ad intervenire. Il loro scopo era quello di servirsi della riconquista di Gerusalemme per proclamarsi califfi e guide dell’Islam.

Fino ad allora, i signori musulmani erano solo dei malik, dei re. Fu proprio la Crociata e un signore pronto a tutto, a dare l’accento religioso della Crociata.La guerra santa era un modo per descrivere lo zelo spirituale del fedele; con Saladino divenne la lotta contro i Frang, i Franchi, come erano chiamati gli occidentali.

Gerusalemme per i cristiani è luogo di pellegrinaggio ai luoghi santi. In fondo, le Crociate sono nate perché i musulmani incominciarono, a detta dei cristiani, a vessare i pellegrini. Per gli islamici Gerusalemme era santa perché di là il profeta Maometto salì al cielo in una sua visione. Ma il loro pellegrinaggio santo è sempre e solo stato alla Mecca. Per gli ebrei, vi erano i resti del tempio di Salomone, in cui vi era stata la presenza di Dio. Quindi luogo più santo della terra… Alla fine fu solo una grande avventura per persone disposte a cambiare vita e migliorarla, di persone sinceramente devote, di commercianti…

Molti dimenticano che anche gli abitanti di quelle terre conobbero un periodo di ricchezza per gli enormi ricavi commerciali. La riconquista di Saladino lasciò le aree costiere ai crociati, perché dei loro commerci non potevano farne a meno. Per capire la situazione, basta sapere che Al-Kamil, uno tra i successori di Saladino, offrì Gerusalemme a Federico II senza combattere… Solo l’avvento di una forte dinastia intransigente e poco interessata all’area, gli ottomani, eliminò la presenza dei cristiani nell’area. E con questo iniziò una forte decadenza per quell’area, che divenne periferica.

Quindi, al di là delle religioni, le relazioni commerciali e la cultura occidentale non poté non generare benessere nell’area, sebbene le guerre contribuissero alla morte di tanti innocenti. Anche oggi, questa considerazione dovrebbe far riflettere i politici di quell’area, perché dall’accentuzione delle differenza religiose, non se ne ricava nulla di buono, se non una apparente e monolitica leadership politica.

 

 

CRONOLOGIA DELLA COMPOSIZIONE DEI LIBRI BIBLICI 23 janvier, 2017

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 12:27

CRONOLOGIA DELLA COMPOSIZIONE DEI LIBRI BIBLICI

 

Da 1300 prima di Cristo a 125-135 dopo Cristo

CRONOLOGIA DELLA COMPOSIZIONE DEI LIBRI BIBLICI

1300 1299 aC: battaglia di Kadesh Cantico di Myriam (Es 15:21)

1200 1197: Ramses III respinge i popoli del mare

1184: caduta di Troia Il salmo 28 (?)

1100 Il codice dell’alleanza (Es 20:22-23:33)

1030: elezione a re di Saul, Origine dei Salmi e dei Proverbi ,

1000 930: morte di Salomone

900 La « successione al trono di Davide »

800 NASCONO LE TRADIZIONI JAHVISTA ED ELOHISTA

776: prima olimpiade

750 753: fondazione di Roma

700 722: distruzione di Samaria, Protoisaia, Michea

681: assassinio di Sennacherib

650 610: caduta diNinive, TRADIZIONE DEUTERONOMISTICA

600 Naum, Sofonia

587: distruzione del tempio, Abacuc, Abdia, Baruc, Geremia

575 Deuteroisaia, Ezechiele, Lamentazioni

563: nascita di Buddha

550 551: nascita di Confucio,TRADIZIONE SACERDOTALE

525 538: editto di Ciro, Giosuè, Giudici, I e II Samuele

510: il tempio riconsacrato, Aggeo, Tritoisaia, Zaccaria

500 509: la repubblica a Roma

475 480: battaglia alle Termopili

450 457: editto di Artaserse, I e II dei Re

431: comincia la guerra del Peloponneso, Giobbe,Gioele, Malachia

425 Cantico dei Cantici, I e II Cronache 400 404: Sparta sconfigge Atene

390: i Galli Senoni assediano Roma, Rut, Esdra, Neemia

375 362: battaglia di Mantinea

350 REDAZIONE PENTATEUCO

333: Alessandro Magno in Palestina

325- 323: morte di Alessandro Magno Redazione definitiva di Salmi e Proverbi

300- 295: battaglia di Sentino, Giona, Ester

275- 280: Pirro sbarca in Italia, * Giuditta, Qoelet

250 264-241: prima guerra punica LA TRADUZIONE DEI « SETTANTA »

225- 218: Annibale varca le Alpi ,

202: battaglia di Zama, Daniele, Tobia

200 197: Antioco III occupa la Palestina,

189: battaglia di Magnesia

175- 167: inizio rivolta maccabeica, * il libro di Enoc

150 146: distruzione di Cartagine, * Siracide

142: inizia il principato asmoneo

125- 133: battaglia di Numanzia, * lettera di Aristea * II Maccabei

100- 111-105: guerra giugurtina, * libro dei Giubilei

91-86: guerra sociale, * I Maccabei

75- 73-71: rivolta di Spartaco

63: Pompeo conquista Gerusalemme

50- 44: assassinio di Cesare, * salmi di Salomone

37: Erode il Grande sale al trono, Sapienza

25- 27: Ottaviano Augusto imperatore  

7 a.C.: nascita di Gesù, * testamento dei 12 patriarchi

06 d.C.: la Giudea provincia romana * libro dei segreti di Enoc

25- 30: morte in croce di Gesù, * assunzione di Mosè

50- 49: concilio di Gerusalemme, Vangelo di Marco, Lettere Paoline

64: incendio di Roma, Matteo e Luca, Lettere Deuteropaoline

75- 66-70: guerra giudaica, Atti, Vangelo di Giovanni

73: cade Masada , Apocalisse di Giovanni

100 * IV libro di Esdra,

117: morte di Traiano

125- 135: Adriano rade al suolo Gerusalemme * Protovangelo di Giacomo (?)

(L’asterisco * designa i libri apocrifi)

 

 

Sacrifici dei bambini, Saturnali e cannibalismo 10 décembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 12:54

Gilgamesh 

  Chi era Crono / Saturno / Nimrod e Tammuz poi ?

Nella mitologia greca, Chronos, [(Saturno per i Romani), (Nimrod (in Ebreo ''ribelle'' figlio di Cush) e poi Tammuz in Israele, che troviamo nella Bibbia, in Genesi 10:9 ss)] Si tratta di un dio primordiale (Titano) che impersona il tempo. Figlio di Urano (il Cielo) e Gaia (la Terra), Kronos attacca Urano mentre questi raggiungeva la moglie Gaia, evirato il padre Cronos regnò invece di Urano; Essendo stato avvertito che uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato allo stesso modo che lui stesso ha detronizzato suo padre, Chronos ha ingoiato i figli uno per uno, man mano che erano partoriti. 

Abbiamo bisogno di guardare più da vicino chi è questo personaggio biblico. Abbiamo già visto che era uno dei falsi dèi delle origini della storia. Ma cosa possiamo saperne di più? Genesi 10:9 ss. Ci dice che Nimrod: « Era un potente cacciatore d’avanti (invece, in contrapposizione di), Dio il Signore. » In realtà, ha cercato di sostituirsi a Dio. « Il principio del suo regno fu Babel … V. 19 ai confini dei Cananei … . Fino a Gaza, e verso Sodoma e Gomorra « .

Può essere plausibile mettere la Cush babilonese in rapporto con la città molto antica di Kisch, fondata intorno al 3200 a J. C. e dove i re di Babilonia del 3° millennio presero il titolo di « re del mondo ».

Il famoso storico ebreo Giuseppe Flavio ha scritto in: « Antichità Giudaiche » prove sostanziali sul ruolo di Nimrod, dopo il diluvio, ecco qualche cenno di ciò che ha scritto:  « … Egli (Nimrod) aspirava alla tirannia … Si è offerto di proteggerli contro di lui (Dio) se minacciava la Terra di un nuovo diluvio, e di costruire a questo scopo una torre così alta che non solo l’acqua non potrebbe elevarsi al di sopra .…….. Questo popolo insensato si lascia trainare da questa convinzione folle che sarebbe vergognoso di cedere a Dio « (Libro I, Capitolo IV, 2,3 sec).

E’ sotto nomi diversi che i primi, e forse più grandi ribelli sono stati adorati nelle false religioni. Israele non ha mai cessato di servire i molti falsi dei, che Nimrod rappresentava. Ezechiele Capitolo 8, racconta di una visione (tra le altre, 8:14) parla delle donne di Israele « che piangevano Tammuz. Questo Tammuz (dio del fuoco), avrebbe rappresentato Nimrod e l’etimologia della parola è assolutamente affascinante. Tam significa ‘rendere perfetto’ e MUZ, « fuoco ». Ezechiele 8: 17 e 18 « Ed egli mi disse: Hai visto, figliol d’uomo? È egli poca cosa per la casa di Giuda di commettere le abominazioni che commettete qui, (oggi Dio si indirizza alle persone nel mondo che egli ha creato), perché abbia anche a riempire il paese di violenza, e a tornar sempre a provocarmi ad ira? Ed ecco che s’accostano il ramo al naso. E anch’io agirò con furore; l’occhio mio non li risparmierà, e io non avrò pietà; e per quanto gridino ad alta voce ai miei orecchi, io non darò loro ascolto.

E’ falso pensare del Creatore dell’universo come un Dio bonaccione che alla fine perdona tutto e tutti, qui siamo di fronte a peggio che l’Apocalisse.            

           Chi era il Saturno dei romani?

È interessante per capire meglio, di esaminare più a fondo chi era Saturno e il perché dei Saturnali romani. La celebrazione delle festività del 25 dicembre del natalis solis Invicti o la nascita del sole invincibile, erano state decretate dall’imperatore Aureliano nel 274 DC come celebrazione del solstizio d’inverno e poi … è stata cristianizzata come data nella quale nacque il Figlio della Luce, Gesù Cristo.

« I primi romani non celebravano il Natale, ma piuttosto una festa pagana chiamata Saturnale. E’ una festa annuale che si svolgeva all’inizio dell’inverno, o del solstizio d’inverno. Era questo il periodo in cui il sole era al più basso sopra l’orizzonte e dove le giornate cominciavano ad allungarsi, annunciando così un’altra stagione di crescita. Se molti degli ornamenti dei Saturnali, rassomigliano in un modo o nell’altro, a quelli che abbiamo noi oggi per Natale, ora per certo sappiamo da dove li abbiamo presi in prestito ……… queste nostre tradizioni di feste.

I Saturnali, beninteso, celebravano Saturno, il dio del fuoco. Saturno era il dio della semina, perché il calore del sole era necessario per consentire la semina e la crescita delle colture. Era adorato in queste celebrazioni in suo onore che si  svolgevano in pieno inverno, affinché egli ritorni (era quindi anche il Dio Sole) per riscaldare la terra affinché la semina primaverile potesse aver luogo.

Il pianeta Saturno ha ereditato il suo nome più tardi a causa del fatto che il pianeta ed i suoi anelli di colore rosso brillante rappresentava al meglio il dio del fuoco!  Praticamente ogni civiltà ha il suo dio del fuoco o dio del sole. Gli egiziani (e talvolta i romani), lo hanno chiamato Vulcano. I Greci lo chiamavano Chronos, come i Fenici, ma lo chiamavano anche Saturno.

I Babilonesi lo chiamavano Tammuz (in quanto Nimrod risorto nella persona di suo figlio), altri nomi sono: Moloch o Baal (come chiamato anche dai druidi). Tutti questi titoli sono stati di fatto nomi diversi per Nimrod. Quest’ultimo, come Chronos, è considerato il padre di tutti gli dèi babilonesi.

Ecco il primo dei Dieci Comandamenti di Esodo Capitolo 20 « … . Non avere altri dii nel mio cospetto. Non fare scultura alcuna nè immagine alcuna …….  Non ti prostrare dinanzi a tali cose, e non servir loro, perché io, l’Eterno l’Iddio tuo, sono un Dio geloso, che punisco … .. ».              

           Sacrifici dei bambini e cannibalismo.

Pratica orribile che è associata al culto, all’adorazione del dio del fuoco (Nimrod, Saturno, Chronos, Moloch o Baal) nelle differenze seguenti tratte dal libro Le due Babilonie di Alexander Hislop, p. 231. « Ora, questo è in concordanza esatta con il carattere del dirigente supremo di questo sistema di culto di adorazione del fuoco. Nimrod, in quanto rappresentazione del fuoco divorante, a cui le vittime umane, e particolarmente i bambini, erano offerti in sacrificio, era considerato come il grande divoratore .……. è stato, beninteso, il vero padre di tutti gli dèi Babilonesi, e che successivamente è stato sempre universalmente considerato come tale.

In quanto padre degli dèi, fu come abbiamo visto, chiamato Chronos. Tutti conosciamo la classica storia di colui che semplicemente « divorava i suoi figli appena nati“. (Lempriere Classical Dictionary, Saturno). Nella mitologia greca Chronos è un dio primordiale (un Titano) e personifica il tempo, in quanto tale egli è confuso con Cronos il re dei Titani.

E’ un essere immateriale, apparso alla creazione del mondo, Egli è rappresentato sui tratti di un serpente a tre teste (una di uomo, una di leone e una di toro) allacciato con la sua sposa Anankè (dea della Necessità e della Fatalità) intorno al mondo-uovo, trainante il mondo celeste nella sua rotazione eterna. Secondo la cosmologia Orfica, sarebbero i genitori di Caos ed Etere.   

Nella cultura contemporanea, egli è soprattutto conosciuto sui tratti di un vecchio uomo a barba lunga vestito di una toga e tenendo una falce, e spesso anche una clessidra. In inglese egli è spesso soprannominato, su questa forma, (Father Tim = Padre del Tempo).  Questa leggenda ha ancora un significato più profondo, se applicata a Nimrod, detto « il cornuto« , con ciò si fa semplicemente riferimento allusivo al fatto che in quanto rappresentazione di Moloch o Baal, i bambini erano l’offerta in sacrificio la più accettabile sul suo sull’altare .

Abbiamo elementi sufficienti, triste prove in materia, dagli archivi dell’antichità. « I Fenici », ha detto Eusebio, “ogni anno, sacrificavano i loro propri figli neonati, che amavano, a Chronos o Saturno.  » Ma perché i sacrifici umani hanno una tale importanza nel culto di questo terribile dio? Quali beni questi esseri umani potevano sperare nel fatto di sacrificare i loro propri figli? Continuiamo: « … Colui che si avvicinava al fuoco riceveva una luce dalla divinità » e « attraverso il fuoco divino tutte le macchie causate dalle generazioni precedenti potevano essere cancellate. (Praticamente erano le indulgenze). 

« E hanno edificato gli alti luoghi di Baal ……… per far passare per il fuoco i loro figlioli e le loro figliole offrendoli a Moloc; una cosa siffatta io non l’ho comandata loro; e non m’è venuto mai in mente che si dovesse commettere una tale abominazione, facendo peccare Giuda” (Geremia 32: 35). Per quanto incredibile ciò possa sembrare, degli esseri umani sedotti credevano veramente di piacere al loro « dio », sacrificando la propria innocente pro genitura, i loro amati innocenti bambini. Essi credevano che il fuoco li purificava dal peccato originale. La dottrina pagana affermando la necessità di trascorrere un tempo in purgatorio per purificare l’anima di ogni peccato è radicata in questa convinzione!  

                Il ruolo del cannibalismo.

Un’altra verità circa l’origine del Natale ha rapporto con la parola moderna  cannibale. Questa pratica ha le sue radici in una delle funzioni principali di tutti i sacerdoti di Baal. La parola ebraica per « sacerdote » è Cahn. Consideriamo ora la seguente citazione tratta dal libro « Le due Babillonie » di Alexander Hislop, pagina 232. « Era stato uno dei principi della legge mosaica, un principio che senza dubbio derivava dalla fede dei patriarchi, che il prete doveva condividere tutto ciò che veniva offerto in sacrificio espiatorio (Numeri 18 :9-10). Così dunque, i sacerdoti di Nimrod (Baal) avevano anche l’obbligo di mangiare le vittime dei sacrifici umani, ed è così che è nata la parola « Cahn – Ball, sacerdote di Baal, nella nostra lingua per descrivere coloro che mangiano la carne umana.  »

Nessuno può ignorare questa realtà. È anche vero che la maggior parte delle culture hanno una tradizione che comprende il cannibalismo. Ma quale è il significato del cannibalismo? Il cannibalismo ha in passato, allo stesso tempo affascinato e respinto in quasi tutte le società conosciute, comprese quelle che si ritiene essere reputati di praticarlo. Ma la più parte delle civilizzazioni attribuivano un significato divino a tale pratica, dunque necessario.

“ …….. io non l’ho comandata loro; e non m’è venuto mai in mente che si dovesse commettere una tale abominazione,” (Geremia 32: 35).

 

 

Samaritani: Pochi, ma buoni 30 novembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 12:32

    MosèEtavole

Benedetto Bellesi Samaritani: pochi, ma «buoni»

Fenomeno più unico che raro, i Samaritani sono sopravvissuti come entità etnica e religiosa a difficoltà e persecuzioni secolari; il loro numero può apparire insignificante; le loro tradizioni sembrano più attrazioni turistiche che espressioni di fede; eppure hanno una forte ambizione: fare da ponte nel conflitto israelo – palestinese… Anche perché, per sopravvivere, hanno bisogno di pace soprattutto.

«Siamo la più antica e la più piccola nazione e setta religiosa del mondo. Per questi e altri primati potremmo entrare in molte pagine del Guinnes dei primati – esordisce Husney W. Kohen, fondatore e direttore del Museo dei Samaritani a Kiryat Luza, villaggio sulla dorsale del monte Garizim -.

Tre mila anni fa i Samaritani erano 3 milioni; nel medioevo erano un milione e 200 mila; nel 1917 contavano appena 146 persone. Oggi sono 729 (1° gennaio 2010); metà vivono sul monte Garizim, il resto a Holon presso Tel Aviv».

Elegante nella sua lunga veste grigia, 66 anni, Husney Kohen si presenta come uno dei 12 sacerdoti custodi della fede dei Samaritani e, sottolineando il suo lignaggio, spiega l’albero genealogico: «Da Adamo a me ci sono 162 generazioni; da Aronne, fratello di Mosè, 132 generazioni».

LE ORIGINI

«Abbiamo anche il calendario più antico del mondo – continua Kohen mostrando un almanacco con le cifre 3647-3648 -. Questi sono gli anni trascorsi da quando gli ebrei passarono il Giordano, entrarono nella terra di Canaan e rinnovarono l’alleanza qui a Sichem (oggi Nablus), secondo il comando di Mosè: “Quando il Signore tuo Dio ti avrà condotto nella terra che vai a conquistare, tu porrai la benedizione sul monte Garizim e la maledizione sul monte Ebal” (Deut 11:29)».

E così avvenne, come si legge nel libro di Giosuè: tutte le tribù schierate attorno all’arca dell’alleanza, metà voltati verso il monte Garizim pronunciarono le benedizioni per gli osservanti della legge; metà rivolte al monte Ebal lanciarono le maledizioni contro i trasgressori (Cf Gios 8:33).

Nella regione che prenderà il nome di Samaria rimasero i discendenti di Efraim e Manasse, figli di Giuseppe, e alcuni della tribù di Levi, mentre le altre continuarono la conquista del territorio sotto la guida dei giudici e poi della monarchia. Per 270 anni esse condivisero la stessa storia; seguirono due secoli di storia parallela, in seguito alla divisione (930 a.C.) tra regno di Giuda al sud, con capitale Gerusalemme, e regno d’Israele al nord, con capitale Sichem e poi Samaria.

La separazione politica divenne anche divisione religiosa, a partire dal 722 a.C., quando il regno del nord fu distrutto dagli Assiri e una parte della popolazione (27.290 secondo gli annali dei vincitori) fu deportata e sostituita con coloni della Mesopotamia, provenienti soprattutto da Cutha, che si mischiarono ai 60 mila israeliti rimasti sul luogo. La mescolanza etnica e culturale, con relativo sincretismo religioso, provocò il rigetto da parte dei giudei del sud verso i Samaritani, chiamati con disprezzo «cutheani», cioè gente di sangue misto e semi-pagana.

In realtà, i Samaritani continuarono a ritenersi parte del popolo ebraico e nel 538 a.C., quando i giudei esiliati a Babilonia tornarono a Gerusalemme, i Samaritani offrirono il loro aiuto per ricostruire il tempio e officiarlo insieme, ma furono respinti brutalmente, perché considerati razzialmente impuri. Per questo, nel IV secolo a.C., i Samaritani costruirono il proprio tempio sul monte Garizim, il luogo in cui, secondo il loro credo, erano avvenuti diversi eventi significativi della storia dei patriarchi e del popolo israelitico.

Si consumava così lo scisma tra le due popolazioni. Non passarono due secoli e il tempio fu raso al suolo, nel 128 a.C., dal re di Giuda, Giovanni Ircano, nel tentativo di sottomettere i Samaritani alla tradizione gerosolimitana, portando al culmine, invece, l’incomunicabilità, l’ostilità e l’odio tra giudei e samaritani. E questo era il clima che si respirava al tempo di Gesù.

Nei secoli seguenti, con il susseguirsi nella terra santa di varie dominazioni – romana, bizantina, islamica, turca – i Samaritani sperimentarono momenti di pace alternati a periodi di oppressione e persecuzione, in cui essi furono costretti alla conversione o alla diaspora. Così il loro numero si assottigliava costantemente, fino a raggiungere il minimo storico di 146 persone, grazie anche a una tremenda epidemia scoppiata a Nablus alla fine della guerra mondiale, quando i turchi lasciarono la Palestina. IDENTITÀ

«Da oltre tre millenni abitiamo in questo luogo; siamo il resto dell’antico regno d’Israele, ci riteniamo e definiamo Bene-Yisrael, figli d’Israele. Siamo i veri israeliti» afferma Husney Kohen in polemica con una corrente storiografica che definisce i Samaritani una setta staccatasi dal giudaismo nel periodo del 2° tempio (538 a.C.-70 d.C.), e continua: «Contrariamente a quanto capita per la maggior parte dei popoli, non è la Samaria a dare il nome ai suoi abitanti, ma il contrario: il termine samaritani deriva infatti dall’ebraico “shamerim”, che significa “custodi, osservanti” dell’insegnamento di Mosè».

Mentre parla, Kohen si avvicina a una parete ricoperta da un drappo rosso con scritte ricamate in oro; rimuove un velo rosso e apre un rotolo di pergamena avvolto in un panno di seta verde, ugualmente ricoperto da una fitta scrittura ricamata in oro. Poi continua, sciorinando altri primati: «Questo è il più antico libro del mondo, il Pentateuco, i cinque libri della Torah, l’unica nostra legge, tramandataci da Mosè. Questo codice è di 150 anni fa, ma ne abbiamo un altro che risale a sei secoli fa, ma non viene mostrato al pubblico; già una volta hanno tentato di rubarlo, quando era nella sinagoga di Nablus. Molti musei vorrebbero comperarlo; il British Museum ha offerto una grossissima somma solo per custodirlo ed esporlo al pubblico, ma non possiamo privarci del nostro tesoro più prezioso».

Oltre al contenuto, la preziosità del codice sta nella sua rarità: è scritto in ebraico antico, con un alfabeto precedente a quello attuale a lettere quadrate, adottato dagli ebrei dopo l’esilio sotto l’influsso della scrittura babilonese. «L’ebraico antico è la madre di tutte le lingue del mondo» continua Kohen, indicando una riproduzione delle lettere dell’alfabeto e spiegando come ognuna di esse corrisponda a un membro del corpo umano.

Il Pentateuco samaritano, la cui redazione è attribuita dalla tradizione ad Abisha, pronipote di Mosè, contiene oltre 7 mila differenze rispetto al testo ebraico masoretico. Per lo più sono diversità ortografiche, ma alcune anche di contenuto «teologico», come la questione del luogo della presenza di Dio. In 22 versetti del Deuteronomio, la versione samaritana usa il verbo al passato: «Nel luogo che l’Onnipotente ha scelto»; mentre la redazione masoretica usa il futuro: «Nel luogo che l’Onnipotente sceglierà» (Dt 16:11).

La differenza è cruciale: per i Samaritani tale scelta è avvenuta ancor prima dell’entrata nella terra promessa ed è il Garizim, unico monte della terra d’Israele espressamente consacrato nel Deuteronomio quale luogo delle benedizioni (Dt 11:29), luogo dove Abramo e Giacobbe hanno costruito altari. Per i giudei, invece, il verbo al futuro esprime solo l’annuncio della scelta, che si realizzerà al tempo di David e Salomone (1000-930 a.C.) e cadrà sul monte del tempio a Gerusalemme.

Un’altra differenza riguarda la redazione del decalogo (Es 20:1-14). Nel testo samaritano il primo comandamento è: «Non avrai altri dei…» (secondo nella versione masoretica); il decimo ordina di costruire un altare sul monte Garizim, comandamento assente nel testo masoretico.

Il luogo del culto è sempre stato il pomo della discordia, da quando Eli scippò al Garizim l’arca dell’alleanza e la trasportò a Silo, fino al tempo di Gesù, come appare dalla domanda della donna samaritana: «I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». E rimane tutt’ora la principale discriminante tra la fede dei Samaritani e quella degli Ebrei, come si apprende dalle labbra stesse di Kohen: «Inutile che certi Ebrei cerchino di ricostruire il terzo tempio a Gerusalemme, quando Dio ha scelto il Garizim».

CREDO E FESTE

«I Samaritani sono guidati da quattro principi di fede – continua -:

un solo Dio, il Dio d’Israele; un solo profeta, Mosè figlio di Amran; un solo libro sacro, il Pentateuco, la Torah trasmessa da Mosè; un solo luogo sacro, il monte Garizim.

Inoltre crediamo nella venuta del Taheb, “un profeta come Mosè” (cf Dt 18:15), un messia (cf Gv 4:25) della stirpe di Giuseppe e non di discendenza davidica, che verrà alla fine dei tempi, nel giorno della vendetta e della ricompensa».

Samaritani ed Ebrei hanno in comune la celebrazione di sette festività, quelle menzionate nel Pentateuco: la Pasqua con il suo sacrificio per ricordare la liberazione dalla schiavitù in Egitto; la festa degli Azzimi, per sette giorni si mangia pane non lievitato; la festa delle Settimane (Shavuoth) o pentecoste; il primo giorno del Settimo Mese (Tishri), per ricordare l’entrata nella terra di Canaan; il Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur); la festa delle Capanne (Sukkot), a ricordo delle abitazioni durante l’esodo, che si conclude con la festa della Gioia della Torah.

«In conseguenza della persecuzione islamica dei secoli passati – continua Kohen mentre mostra un grande plastico di frutta multicolore – i Samaritani costruiscono il sukkot in casa e non all’aperto come gli Ebrei. Comperiamo 3-400 chili di frutta della terra santa, la leghiamo a un graticcio di acciaio formando disegni fantasiosi e lo appendiamo al soffitto della stanza principale; l’ottavo giorno, la frutta è ridotta in succo per la delizia dei più piccoli, e non solo, per festeggiare la dolcezza della Torah».

Altri doveri del «buon samaritano» sono: vivere in terra d’Israele o almeno mantenervi la residenza; celebrare la pasqua sul monte Garizim; fare il pellegrinaggio al monte sacro tre volte l’anno (ultimo giorno degli Azimi, Pentecoste; primo giorno del Sukkot); osservare scrupolosamente le leggi della purità alimentare e del sabato. «In tale giorno – continua Kohen – non solo non facciamo alcun lavoro, ma non usiamo l’elettricità né rispondiamo al telefono, non usciamo di casa se non per andare a pregare nella sinagoga; tornati a casa leggiamo un capitolo della Torah».

PROBLEMI E LAMENTELE

«Siamo la popolazione più giovane al mondo – continua Kohen con un altro primato – ma abbiamo un grave problema: da oltre due secoli soffriamo la scarsità di spose, per cui i nostri uomini cercano donne di altre religioni. Attualmente un’ebrea, 5 cristiane provenienti da Russia e Ucraina, 3 musulmane da Turchia e Azerbaigian sono sposate con uomini samaritani di Kiryat Luza. Prima, però, sono state sottoposte a un periodo di prova, si sono convertite alla nostra religione e impegnate a osservarla».

Sono curioso di sapere come vengono combinati tali matrimoni. «Usiamo anche noi internet e facebook – risponde sorridendo -. Siamo molto religiosi, ma aperti al mondo moderno. I miei figli, due maschi e tre femmine, hanno studiato all’università: una giornalismo, un’altra economia e commercio, la terza informatica; un figlio gioca a pallacanestro».

Contro la sopravvivenza dei Samaritani congiurano anche altri problemi economici e sanitari. «La nostra gente ha spesso mal di testa» lamenta Husney Kohen. La causa è attribuita alle radiazioni elettromagnetiche emanate da 7 torri di comunicazione, costruite e gestite dal governo israeliano attorno al villaggio».

Da più di tre anni i Samaritani sopportano l’embargo al loro rinomato tahinia (crema di sesamo). «Il migliore al mondo» afferma Kohen. Israele ne impedisce l’esportazione per motivi di sicurezza, dicono; in pratica priva del lavoro una decina di famiglie».

Ma il problema più grave per il futuro dei Samaritani viene dalla situazione di guerra israelo-palestinese. I musulmani li considerano ebrei; gli ebrei li ritengono arabi; per questo si sentono spesso «tra l’incudine e il martello» e in passato hanno subito angherie da ambo le parti.

«Come abitanti di Kiryat Luza abbiamo la cittadinanza palestinese – spiega Kohen -; nella vita quotidiana parliamo l’arabo, ma il sabato e nelle feste usiamo l’antico ebraico e lo insegniamo ai nostri figli a scuola. In quanto credenti della Torah, abbiamo ricevuto la cittadinanza israeliana, come quelli della comunità di Holon, in territorio israeliano. Non siamo schierati da nessuna delle due parti. Anzi, molti di noi hanno la carta di identità palestinese, il passaporto israeliano e quello giordano, dato che fino al 1967 eravamo sotto il re della Giordania».

Con tale neutralità i Samaritani si propongono come intermediari tra Israele e Palestina; l’irrilevanza numerica favorisce la credibilità della loro mediazione, dal momento che non rivendicano alcun privilegio territoriale, ma solo la libertà di vivere secondo le proprie tradizioni.

«Israeliani e palestinesi devono imparare dai Samaritani – conclude Kohen -. Anche noi vogliamo essere motivo di pace tra i due popoli. Senza pace sono a rischio Samaritani, Palestinesi e Israeliani. La guerra non serve a nessuno. Ma non può esserci pace senza riconoscere ai Palestinesi il diritto alla propria patria. Per questo noi lavoriamo e preghiamo. E anche ora prego Dio perché ci conceda la pace».

 

 

Natale di Gesù Cristo e Sole Invictus 29 novembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 11:54

Dal   “Sole Invictus”   al  Natale di Gesù Cristo

Dal Natale del   “Sole Invictus”   al  Natale di Gesù Cristo

Il 25 dicembre, questa ricorrenza della Natività è una data simbolica che si collega al solstizio d’inverno e a una festa pagana romana introdotta dall’imperatore Aureliano nel 274 d. C. Cesare si era portato dietro dall’Egitto i sacerdoti del culto di Helios a Roma adottando l’anno solare degli Egizi per abbandonare l’anno lunare di Numa.

Il Sole, da una concezione risalente alle età preistoriche, il 25 Dicembre (più esattamente, dal 22 al  24 di dicembre), si ferma in cielo, è il Solstitium  cioè il Solstizio, che significa sole fermo. In astronomia sono quei due giorni dove il sole si ferma per invertire il suo moto nel senso della DECLINAZIONE, e cioè il punto dove raggiunge il massimo declino dal piano equatoriale, i raggi sono bassi e alla massima distanza dalla terra.

Il 23 dicembre, il sole, (dopo essere apparso nei giorni precedenti nel punto di massimo declino in inverno) apparentemente sembra restare fermo per tutto l’intero giorno in quel punto del cielo in cui si trova, il 24 riprende il suo cammino verso l’alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d’estate dove si verifica il fenomeno inverso, il sole è alto a minima distanza dalla terra.

In Egitto nell’antico Regno dicevano: il sole “ è fermo “ ma questo accade perché l’Egitto si trova molto più vicino alla linea dell’equatore che noi, il fenomeno si verifica con un giorno di anticipo e dura molto più a lungo che in zone più a nord.

E’ stato detto che, il sole dell’inverno, giunto nella sua fase più debole come luce e calore, non sprofondava nelle tenebre per la sua vitalità “invincibile” (Invictus) sulle tenebre, “rinasceva” cioè aveva un nuovo “ natale” . Quel giorno era festeggiato come il Natale del Sole Invictus.

Fu nell’anno 330 per volontà dell’imperatore Costantino che per la prima volta il 25 dicembre fu festeggiato su tutto l’impero come il Natale Cristiano al posto del “Natale Invitto”.

La Chiesa di Roma si adatta

Fu questa del Natale cristiano il 25 dicembre, una grande importante decisione ufficiale per la Chiesa di Roma, nell’adattare riti ed usanze pagane nel culto cristiano, come nei vestimenti e paramenti sacerdotali che portarono non poca confusione al primitivo messaggio Evangelico.

Infatti, la stola, il copricapo dei vescovi, si chiama ancora mitra e ricorda il dio persiano Mithra identificato con il sole e festeggiato il 25 dicembre;

L’atto delle mani giunte, nello zoroastrismo era uso per invocare i supremi spiriti dello Spenta Mainyu (o Amescha Spenta) — i santi immortali che circondano il dio buono e supremo, creatore e giudice del mondo, che servono umilmente per guidare le anime, ai quali la chiesa di Roma ha aggiunto i suoi Santi e la Madonna.

L’aspersorio, i lumi accesi d’avanti all’altare. Le genuflessioni ed anche l’architettura delle basiliche dove si eseguono i riti in pompa magna e tante altre cerimonie e liturgie di ricorrenze pagane furono adottate e ricorrenti alle stesse scadenze pagane, (negli stessi giorni), e non ultimo, l’oggetto più rappresentativo che domina il rito della Chiesa Cristiana Romana (non dico Cattolica perché Cattolica significa universale e ci sono tante altre Chiese che sono anche universali, come le Evangeliche Protestanti), quello della esposizione dell’ostia che è contenuta dentro un disco, da dove partono e si irradiano i suoi raggi, è l’ostensorio.

L’OSTENSORIO L’ostensorio nella liturgia Cattolica Romana, contrariamente a quello che si pensa NON prese il nome dall’ostia, ma si chiamava cosi un millennio prima di Cristo.

Ostiare corrispondeva a un etimo egizio (che si traslò anche nel latino) significa mostrare, far vedere; cioè mostrare il disco solare ai fedeli che nei successivi riti trasferiti all’interno dei templi, i sacerdoti di Aton ricorsero a un disco d’oro con i raggi attorno; appunto l’ostensorio, elevato in alto, (la elevazione fatta anche dai preti cristiani romani)

Ostiare significa dunque “ mostrare “ e lo si usò pure per mostrare la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena nel sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e “mostrarli” al popolo. Il vocabolo rimase anche nell’antico latino; Il Senato di Roma abolì questa “ostensione” fin dal 657 a.C. ritenendola usanza indegna di un popolo civile

S. Bernardino da Siena (1380 – 1440) mise al centro invece del disco in oro luccicante, una teca con dentro il pane.

L’ostia consacrata risale invece alla fine del XV secolo, dopo le tante dispute medioevali (come la transustanziazione romana prima e la luterana consustanziazione dopo) mentre la forma dell’ostia fu stabilita all’epoca del concilio di Trento, quando fu riproposta la dottrina della presenza reale del corpo di Cristo nell’ostia, della messa come sacrificio e della stessa consacrazione dell’ostia. 

La concezione della CON – SACRAZIONE (= dal – sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religioni politeistiche,  monoteistiche ed anche dei riti pagani più lontani nel tempo, ed era concepita – l’offerta sacrificale e la distribuzione ai presenti – come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata “communio” (cioè dividere una cosa con altri – la cena, il pasto o la semplice assunzione di un frammento dell’oggetto del sacrificio – era cioè un rito per ricevere le speciali forze), quando il prete ti da l’ostia ti dice che quella è il corpo di Cristo.

La commemorazione dell’ultima cena fatta dagli evangelici con del pane e del vino non comporta nessun atto sacrale (il pane resta pane ed il vino resta vino) e non da niente di più ne di meno a colui che vi partecipa, se non che il fatto di rispettare un ordine di Gesù Cristo che disse: ” Fate questo in memoria di me! “

 

 

ORIGINI DELL’ALBERO DI NATALE 28 novembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 12:11

L'albero di Natale Origini

L’albero di Natale  in Europa e nelle Americhe

L’albero di Natale moderno ha avuto origine in Germania. Ma i tedeschi l’hanno avuto dai Romani che, a loro volta, l’hanno avuto  dai  babilonesi, e questi  dagli egiziani. « Una vecchia favola babilonese  racconta di un albero  » sempre verde « che era uscito dal tronco di un albero morto. Il ceppo è stato il simbolo di Nimrod, morto, il nuovo albero simbolizzava Nimrod ritornato alla vita nella persona di Tammuz! Per i Druidi la quercia era sacra, presso gli egiziani era la palma, e tra i Romani era il pino l’albero che si decorava con frutti  rossi durante i saturnali.

Anche se strettamente associata con il cristianesimo, l’albero di Natale è di origine pagana. In molte culture pagane cera labitudine nel mese di dicembre di abbattere delle conifere per metterle nelle case o nei templi per celebrare il solstizio d’inverno, che avveniva tra il 20 e il 23 dicembre. Questi alberi apparivano a loro come se detenessero poteri magici che permettevano di resistere al potere mortale delle tenebre e del freddo.

Tra le leggende che circondano il primo utilizzo dellalbero di Natale  cristiano, si racconta quella di un boscaiolo che aiuta un bambino affamato. Il mattino seguente, il bambino appare al taglialegna e a sua moglie nelle vesti di Gesù Bambino. Questi, rompendo un ramo di pino, dichiara alla coppia che darà i suoi frutti durante il periodo natalizio. Come annunciato, l’albero si coperse con delle mele d’oro e noci d‘argento. Dal 1700, la tradizione del  »Christ Baum” « albero di Cristo » è già ben stabilita in Germania.

            L’albero di Natale in Alsazia

Ma è forse in Alsazia che bisogna cercare una delle origini dell’albero di Natale moderno. In questo paese, il fascino della poesia ha avvolto tutti gli atti della vita pubblica e privata. Se la tradizione ci racconta che dal 1521 si decorava con rami tagliati 3 giorni prima di Natale, non abbiamo ancora l’uso di utilizzare tutto l’albero. Nel 1546, la città di Sélestat in Alsazia consente di tagliare alberi verdi per Natale, durante la notte di San Tommaso. Tuttavia troviamo la più antica menzione dell’albero di Natale come un pino intero in una descrizione degli usi della città di Strasburgo, solamente nel 1605.

Vi si legge il seguente passo: « A Natale, si è soliti a Strasburgo,  di innalzare dei pini nelle case; Vi si attaccano delle rose di carta di diversi colori, delle mele, delle ostie colorate, dello zucchero, ecc. . La Riforma ha contribuito a diffondere l’usanza dell’albero di Natale, i protestanti preferendo albero alle rappresentazioni di personaggi biblici del presepe della Natività. Secondo la credenza diffusa, Martin Lutero, riformatore protestante del XVI secolo, è il primo ad avere decorato un albero con delle candele. Egli preparava mentalmente un sermone nel mentre camminava sulla via del ritorno a casa una sera d’inverno, quando viene colpito e fu impressionato dalla brillantezza delle stelle che scintillavano attraverso i coniferi del bosco.

Volendo riprodurre la scena per la sua famiglia, erige un albero nella sala principale e decora i rami con delle candele accese. Poi,  l’usanza dell’albero decorato, dalla Germania si estende ad altre parti  dell’Europa occidentale e in seguito in Nord America. Uno dei più antichi resti della usanza dell’albero di Natale è ancora nella sua essenza del Catechismo pubblicato nel 1642-1646 dal pastore protestante Dannhauer a Strasburgo. Egli costata che da qualche tempo, in Alsazia, vengono appesi a Natale, per la ricreazione dei bambini, caramelle e giocattoli nei rami di un pino.
Egli dichiara che non sa da dove viene questa usanza, da dove hanno potuto trarre la sua origine, che riprova con forza. E ‘stato nel 1738 che Maria Leszczynska, moglie di Louis XV, avrebbe installato un albero di Natale nel castello di Versailles. Nel 1765 Goethe si trova a Lipsia, presso un amico, di fronte a un albero di Natale, egli esprime la propria sorpresa causata dallo spettacolo che vedeva per la prima volta.                

            L’albero di Natale in Europa e nelle Americhe

L’albero di Natale è stato introdotto a Parigi nel 1840 dalla principessa Elena di Meclemburgo, duchessa di Orléans, e successivamente valorizzato dalla imperatrice Eugenia. E a Sorel, nel Quebec, che l’albero di Natale fa per la prima volta la sua apparizione nel Nord America, fu alla vigilia di Natale del 1781, la baronessa Riedesel che riceveva un gruppo di ufficiali inglesi e tedeschi. Il pudding inglese è nel menu, ma il clou della serata è il pino che ha i rami degli alberi decorati con frutta e candele accese, in piedi in un angolo della sala da pranzo. Dopo le dolorose tribolazioni che la sua famiglia ha affrontato nei due anni precedenti, la baronessa ha deciso di segnare il suo ritorno in Canada celebrando  la tradizionale festa tedesca.

Mentre il Baron Frederik – Adolf Riedesel comandava un gruppo di soldati tedeschi inviati dal duca di Brunswick per aiutare a difendere il Canada, la sua famiglia e lui erano stati catturati e fatti prigionieri durante la disastrosa offensiva britannica a nord di New York nel 1777. Alla loro liberazione nel 1780, sono tornati a Sorel. In Inghilterra la moda del albero di Natale non si sviluppa che nel secolo diciannovesimo, grazie al Principe Alberto, lo sposo tedesco della regina Vittoria. Figlio del duca di Sassonia-Combourg – Gotha (un ducato in Germania centrale), Alberto era cresciuto nella tradizione dell’albero di Natale, e quando sposò Victoria nel 1840, esige da lei l’adozione  della tradizione Tedesca.

E ‘stato a New York nel 1882 che un albero di Natale è illuminato per la prima volta dalla energia elettrica . Edward Johnson, un collega di Thomas Edison, decora un albero con un filo riempito con 80 piccole lampadine che lui stesso ha fabbricato. La produzione di queste ghirlande di luci inizia intorno al 1890. In Canada, uno dei primi alberi di Natale illuminati a l’elettricità è eretto nel Westmount, nel Quebec, nel 1896. Nel 1900, i grandi magazzini istallano grandi alberi illuminati per attirare i clienti.  Oggi, la tradizione dell’albero di Natale è ben consolidata in tutto il Canada, dove il paesaggio triste e le notti buie sono rallegrate dal piacevole odore delle conifere scintillanti di luci multicolori. Al di là le sue origini pagane e cristiane, l’albero di Natale è un simbolo universale di rinascita, la luce nel periodo più buio dellanno.

 

 

CRISTIANI PESCATORI DI UOMINI 5 novembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 10:57

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Benedetto sia l’uomo che confida nell’Eterno, e la cui fiducia é l’Eterno! (Geremia 17:7) 

MISSIONE  CRISTIANI  PESCATORI  DI  UOMINI

 Gesù disse.  » Io vi farò pescatori di uomini » Matteo 4:19

 Periodico di Salvatore Comisi              N°   001

  XXXXXXXXXXX 

P R O C L A M A Z I O N E  DELL’ E V A G E L O       

GESU’ CRISTO HA VINTO SATANA

Tu che, forse senza saperlo, sei lontano da DIO, rifletti e  vieni al SALVATORE, il FIGLIO DI DIO che si é offerto in sacrificio, al martirio della croce, per salvare TUTTI coloro che lo accettano come SIGNORE E DIO. Il CREATORE e SIGNORE dell’universo  vuole salvarti. Egli é disposto a perdonare TUTTI i tuoi peccati, come lo ha fatto per me, ed a concederti lo SPIRITO SANTO che ti guiderà nella via che Gesù Cristo ci ha indicata.    

Non pensare che il mio solo scopo sia quello di convincerti a cambiare vita,  il mio compito non é solo quello di portarti  a scegliere DIO ansiché Satana. Un tale passo può essere fatto da te, solo se lo vuoi, solo se ami veramente Gesù Cristo.

La convinzione di essere un peccatore e la forza per deciderti ad amarlo, può dartela solo lo SPIRITO SANTO. Ciò che io faccio  è il semplice annunzio dell’Evangelo di Cristo affinché tu sappia che EGLI TI AMA e ti vuole  L I B E R O  di accettarlo o rifiutarlo.

« Perché se io evangelizzo, non ho da trarne vanto, poiché NECESSITA’ me n’è imposta; e  guai a me se non evangelizzo!  » dice S. Paolo in 1 Corinzi 9:16. Questa necessità viene dal fatto che molti sono in pericolo di morte, MORTE   ETERNA ! Nella sofferenza infernale.

S. Paolo scrive:  » Non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. E perciò Iddio manda loro efficacia d’errore onde credano alla menzogna, affinché tutti quelli che NON han creduto alla verità, ma si son compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati.

2 Tessalonicesi 2:11-12  APRI IL TUO CUORE A GESU’ ED EGLI TI SALVERA’

Necessità me n’é imposta, perché forse, tu credi di adorare e servire DIO mentre invece adori e servi il diavolo che ti ha accecato e reso incapace di distinguere la voce di DIO dalla voce del diavolo che ti  spinge contro il tuo SIGNORE.

Dopo questo annuncio, la tua sarà una scelta libera e personale (per l’UNO o per l’altro). DIO  non ha mai obbligato nessuno a fare la SUA volontà, allora, se non Lo ascolti, non ti aspettare alcun aiuto da DIO, quel DIO che tu tradisci volontariamente, ma sappi che,  se un giorno  TU  ti pentirai sinceramente DIO ti accoglierà e t’aiuterà.

Scrive ancora S. Paolo in 2 Timoteo 3:1 e seguenti: « Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del danaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senza affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, temerari, gonfi, amanti del piacere anziché di DIO, aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza. « 

Non c’é bisogno di essere molto intelligenti per capire che siamo proprio in quegli ultimi tempi che S. Paolo profetizzava 2000 anni fa. Sta a noi scegliere chi onorare e servire, perché nessuno può dire di non avere un signore e padrone: DIO o Satana. Scegli DIO accettando il sacrificio fatto da GESU’ CRISTO affinché i tuoi peccati possano essere perdonati, e avrai il PARADISO e non l’inferno. Ed in quanto figliolo di DIO hai diritto alla SUA protezione contro gli attacchi satanici.

 CRISTO TI AMA, VUOI AMARLO ANCHE TU ?

Il solo mezzo per conoscere il DIO unico: PADRE FIGLIO SPIRITO SANTO, è di leggere la Sua Divina Parola : LA SACRA BIBBIA.

La Bibbia non è un libro, ma diversi libri, e l’uso del singolare sottolinea che la diversità  degli  scrittori  ricopre una  meravigliosa  unità  rivelando  una guida intelligente,  DIO  che  non  cessa  di operare durante più di mille  anni  di redazione  dove ci parla, attraverso l’ispirazione della  SUA     Parola rivelatrice. 

Per  RIVELAZIONE  non  s’intende  solo la  comunicazione di AUTO – RIVELAZIONE, cioè Dio che rivela se stesso agli uomini.

L’ISPIRAZIONE, nel senso religioso del termine, si traduce con un fatto di  ordine psicologico: La presa di possessione completa dell’anima umana dallo Spirito di Dio. In questo fenomeno, Dio fa passare il Suo Spirito Santo nello spirito dell’uomo ch’é in un’atmosfera propizia a ricevere il divino in un’azione rivelatrice,  tutte  le  rivelazioni  nel  senso biblico sono il prodotto dell’ispirazione,  Dio mette  il suo  Spirito  nell’uomo per istruirlo di quelle verità che ignora. Dio culmina la Sua opera di rivelazione nella persona di GESU’ CRISTO, Egli é lo strumento per  eccellenza  della  rivelazione  ed in Lui, tutto quello che doveva essere detto é stato detto. Oggi  al credente viene rivelato GESU’ CRISTO.

Secondo S. Paolo (2 Timoteo 3:16-17) « Ogni Scrittura (della Bibbia) é ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere a educare alla giustizia,  affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni buona opera »

L’arma del cristiano è la BIBBIA, raccolta di 66 libri e si divide in:    VECCHIO   e   NUOVO TESTAMENTO

IL VECCHIO TESTAMENTO è  composto di 39 libri così suddivisi:

PENTATEUCO: 5 libri di Mose: Genesi, Esodo, Levitico, Numeris, Deuteronomio

I LIBRI STORICI:  Giosuè, Giudici, Ruth, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache, Esdra, Nehemia, Ester.

I LIBRI POETICI: Giobbe,  Salmi,  Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici.

I LIBRI PROFETICI:  Isaia,  Geremia,  Lamentazioni,  Ezecchiele,  Daniele,  Osea, Gioele,  Amos,  Abdia,  Giona,  Michea,  Nahum,  Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malacchia.  (L’ultimo libro del Vecchio Testamento é del Profeta Malacchia 433 – 432  A C )

I LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO Sono  27:

EVANGELI: S. Matteo,  S. Marco,  S. Luca, S. Giovanni.

RACCONTI: Un solo libro: FATTI  o  ATTI  DEGLI  APOSTOLI.

EPISTOLE di S. PAOLO:  (sono 13):   Ai Romani,   1 e 2 Corinzi,  Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1 e 2 Tessalonicesi, 1 e 2 Timoteo, Tito, Filimone.  

L’Epistola  Agli  EBREI  (di anonimo) viene attribuita a S. Paolo.     

Altre epistole sono: 1 e 2 di S. Giacomo, 1 e 2 di S. Pietro, S. Giuda e 1, 2, e 3 di S. Giovanni.

IL LIBRO PROFETICO: che chiude la raccolta é L’APOCALISSE.

Mio caro amico, mia cara amica che mi hai letto fino a qui, voglio chiudere questo  mio  scritto invitandoti a procurarti una copia della Sacra Bibbia perché essa è  il solo  nutrimento spirituale che  non perisce mai, ma che anzi fa del bene all’anima ed  a tutto  il tuo essere. 

Io non ti do l’indirizzo di una Chiesa Cristiana, perché su questo sta a te di decidere e scegliere, ma ti chiedo di leggere la Bibbia, la parola di Dio, che é stata scritta per ispirazione Divina ed é perciò comprensibile per tutti.                        

La  PAROLA   di   DIO  può  condurti alla  salvezza della  tua  anima, preziosissima  ai   SUOI  occhi.  Essa ti  farà avere  quel rapporto personale con il tuo SALVATORE che un giorno, quando sarà la tua ora ti condurrà nel cielo con i suoi angeli.      

Leggila  attentamente   tutti i giorni  con fede. Medita e chiedi a Dio di mandarti lo Spirito Santo, il quale ti guiderà nella comprensione di essa e nella  sua assimilazione.       LO SPIRITO SANTO, ti convincerà ad accettare GESU’ CRISTO quale tuo Signore e SALVATORE e così riceverai il dono NON meritato della VITA ETERNA.

Se ci saranno delle cose che tu non riesci a capire, non ti devi preoccupare, Dio si rivela ad ogn’uno di noi a poco a poco, sappi per certo che non tutto ti sarà rivelato in un giorno, come non potrai mai bere una grossa botte di vino in un solo giorno.

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La Bibbia é scrittura completa 4 novembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 16:18

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La completezza della Bibbia Dal sito : butindaro.interfree.it

La Bibbia contiene tutto ciò che l’uomo ha bisogno di credere per essere salvato e che noi credenti abbiamo bisogno di sapere per piacere a Dio con tutta la nostra condotta, oltre che le predizioni di cose future che sono indispensabili conoscere in vista della fine di ogni cosa per essere salvati.

Prendiamo inizialmente gli scritti del Nuovo Testamento.

Paolo dice ai Romani che per essere salvati si devono fare queste cose: « Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato » (Rom. 10:9); e nel Nuovo Testamento ci sono molti passi che parlano della signoria di Cristo e del fatto che Dio l’ha risuscitato dai morti. Quindi se un peccatore apre un Nuovo Testamento e legge la storia di Gesù di Nazaret (scritta da Matteo o da Luca o da Marco o da Giovanni) e l’accetta così come è scritta viene salvato all’istante da Dio.

Anche nel caso egli leggesse solo una epistola di Paolo e confessasse che Gesù è il Signore e credesse col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti egli verrebbe salvato all’istante da Dio. E se per caso egli avesse solo gli Scritti dell’Antico Patto? Bene, diciamo che anche in questo caso egli può essere salvato perché la legge, i Salmi e i profeti parlano di Gesù di Nazaret.

Nei Salmi e nei profeti per esempio sono trascritte le sofferenze del Cristo per i nostri peccati, nel salmo sedicesimo Davide parla della risurrezione del Cristo; quindi se uno crede che quelle parole si sono adempiute in Gesù di Nazaret, di cui egli ha udito parlare, egli viene salvato dai suoi peccati. Ricordatevi che l’eunuco quando Filippo lo sentì parlare stava leggendo il profeta Isaia, e che Filippo da quel passo della Scrittura gli annunciò Gesù, e l’eunuco fu salvato (cfr. Atti 8:26-38). Ancora non c’erano gli Scritti di Matteo, Marco, Luca e Giovanni che parlano della venuta di Cristo della sua morte e risurrezione e di come in lui si sono adempiute le Scritture; eppure Filippo da quel passo di Isaia gli annunciò lo stesso Gesù che predichiamo noi, e quell’eunuco fu salvato.

Anche l’apostolo Paolo a Roma annunciò ai Giudei che Gesù era il Cristo traendo i suoi ragionamenti dalle Scritture dell’Antico Patto ed alcuni restarono persuasi e furono salvati (cfr. Atti 28:23-24). A dimostrazione questo che anche solo con gli Scritti dell’Antico Patto si può annunciare ai Giudei la morte e la risurrezione di Cristo e persuaderli che Gesù è il Cristo (naturalmente per far questo è necessario conoscere bene le Scritture dell’Antico Patto e quelle del Nuovo). Quindi dei Giudei possono rimanere persuasi che Gesù di Nazaret è il Messia morto per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione sentendo parlare accuratamente delle cose relative a Gesù solo con la legge, i Salmi e i profeti.

Niente di cui meravigliarsi ben sapendo che l’Evangelo fu promesso da Dio negli Scritti dell’Antico Testamento (cfr. Rom. 1:2-3); tanto è vero che Gesù quando apparve ai due che erano sulla via di Emmaus « cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano » (Luca 24:27), e quando apparve ai suoi discepoli disse loro: « Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme » (Luca 24:46-47).

Va detto ora qualcosa circa il mistero di Dio occulto sin dalle più remote età, ma manifestato ai santi del Signore nella pienezza dei tempi. Mi riferisco al fatto che i Gentili sono eredi con i Giudei, e membri di un medesimo corpo con loro perché Cristo sulla croce ha fatto morire l’inimicizia che esisteva fra loro e Dio e quella che esisteva fra i Giudei e i Gentili; ossia come dice Paolo: « Ha abbattuto il muro di separazione con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti » (Ef. 2:14-15). Questo mistero infatti è strettamente collegato al messaggio della salvezza perché con la sua rivelazione Dio ha manifestato che Egli « vuole che tutti gli uomini siano salvati » (1 Tim. 2:4), e non solo i Giudei.

E’ evidente che fino a che Cristo non morì sulla croce e lo Spirito Santo non rivelò questo mistero ai santi apostoli e profeti, questo mistero rimase nascosto. Sì, nelle Scritture dell’Antico Patto vi erano molti versi che predicevano in svariate maniere che i Gentili un giorno sarebbero entrati a far parte del popolo di Dio per cui Dio non si sarebbe vergognato di chiamarli suo popolo, ma questi passi erano coperti da un velo per cui ancora non venivano intesi. Ma quando il Signore aprì la mente per intenderli allora le cose furono chiare agli occhi di Giudei e Gentili; Dio aveva deciso di chiamare i Gentili a far parte del suo popolo. E come poté adempiersi questa predizione di Dio? Mediante la morte sulla croce di Cristo Gesù. Infatti, come ho detto prima, egli morendo sulla croce abbatté il muro di separazione, costituito dalla legge di Mosè, che divideva Giudei e Gentili da Dio, e i Giudei dai Gentili.

E banditore di questo mistero fu costituito Paolo da Tarso il quale nelle sue epistole ne parla in svariate maniere. Le sue epistole sono dunque necessarie per intendere la gloria di questo mistero. Il piano della salvezza che Dio aveva formato in se stesso avanti la fondazione del mondo è stato dunque fatto conoscere a tutte le nazioni.  Per piacere a Dio. Paolo dice a Timoteo che ogni Scrittura è ispirata da Dio « e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona » (2 Tim. 3:16-17): quindi per essa noi possiamo essere resi compiuti.

Consideriamo gli Scritti del Nuovo Testamento; in essi ci sono i precetti per i mariti e per le mogli, per i figli e per i genitori, per i servi e per i padroni, per i conduttori e per i fedeli, in essa ci sono diversi riferimenti alla preghiera, al digiuno, alla lode, alla elemosina e ad ogni altra opera buona, ai miracoli e alle rivelazioni e a tante altre cose; in verità essi sono in grado di renderci compiuti in ogni bene e renderci savi in Cristo. E non è che questo discorso non può essere fatto per gli Scritti dell’Antico Patto perché anche in essi ci sono tanti precetti per tutti noi, non importa la posizione che ricopriamo nel corpo di Cristo o se siamo maschi o femmine, genitori o solo figli, la cui osservanza porta onore a Dio; in essi ci sono tante storie che ci esortano ad avere fede in Dio per ottenere rivelazioni, guarigione, doni, ecc., ed oltre che fede in Dio anche pazienza per ottenere l’adempimento delle promesse di Dio. Paolo dice ai Romani che « tutto quello che fu scritto per l’addietro, fu scritto per nostro ammaestramento, affinché mediante la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture, noi riteniamo la speranza » (Rom. 15:4).

Naturalmente, va detto che per quanto riguarda diverse cose (precetti su cibi, su giorni, sulla circoncisione, ecc.,) per evitare di ricadere sotto la legge di Mosè sono necessari gli insegnamenti degli apostoli che spiegano che quelle cose sono ombra di cose che dovevano avvenire e quindi non vanno più osservate. Ma Dio, che ben sapeva tutto ciò, a suo tempo ha provveduto l’insegnamento che completa quello antico.  La conoscenza delle cose future.

Per quanto riguarda gli avvenimenti che devono accadere prima del ritorno di Cristo, al suo ritorno, e dopo il suo ritorno, ci sono scritti nella Bibbia così tanti riferimenti che possiamo dire di non avere bisogno di sapere di più. Basta leggere le parole concernenti gli avvenimenti ultimi pronunciate da Gesù sul monte degli Ulivi prima di essere arrestato ed in altre circostanze, quelle scritte da Paolo, da Pietro, da Giovanni, e quelle pronunciate dagli antichi profeti secoli prima della venuta di Cristo (Isaia, Ezechiele, Daniele, Gioele, Zaccaria, Malachia) per rendersi conto di questo. Stando dunque così le cose a riguardo degli Scritti sacri è evidente che ci fu un tempo nel quale essi erano ancora incompleti perché mancavano gli Scritti del Nuovo Testamento che dovevano completare quelli dell’Antico. Possiamo quindi dire che alle Scritture (qui mi riferisco a quelle dell’Antico Patto già disponibili prima dell’apparizione di Cristo) la parte che mancava affinché divenissero complete era quella concernente la venuta di Cristo.

Ed infatti una volta che Cristo apparve e compì l’opera del Padre suo trasmettendo le sue parole e morendo sulla croce per i nostri peccati e risuscitando il terzo giorno (e la sua vita e i suoi insegnamenti e le sue predizioni furono messi per iscritto), e gli apostoli dopo di lui trasmisero per iscritto da parte di Dio altri insegnamenti e altre predizioni utili alla Chiesa, allora le Scritture furono rese complete. La Bibbia così composta è la finale rivelazione di Dio all’uomo. Non manca proprio nessun scritto per renderla completa perché già lo è.

Guai a chi aggiunge altri scritti ad essa; Gesù Cristo a Giovanni sull’isola di Patmos attestò infatti: « Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro » (Ap. 22:18). Qualcuno forse obbietterà che queste parole si riferiscono esclusivamente al libro della Rivelazione, ma non è così. Come potremmo infatti affermare che sia lecito aggiungere qualcosa alla Bibbia nel suo insieme tranne che al libro della Rivelazione solo perché quelle parole di Gesù sono scritte alla fine di questo specifico libro della Bibbia? Ma non è forse scritto nella legge: « Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla… » (Deut. 4:2)? Quindi, l’ordine di non aggiungere nulla, pena la punizione descritta nel libro della Rivelazione, riguarda anche la Bibbia nel suo insieme e non solo il libro della Rivelazione; e poi quand’anche uno aggiungesse delle parole solo al libro della Rivelazione implicitamente le aggiungerebbe alla Bibbia perché l’Apocalisse è parte della Bibbia.

Oltre la Bibbia non esiste sulla faccia di tutta la terra un altro libro che può essere definito sacra Scrittura come la Bibbia; tutti coloro che pretendono di possedere dei libri sacri (oltre la Bibbia o al posto della Bibbia) definendoli sacre Scritture sono stati sedotti dal serpente antico e seducono gli altri. Alcuni (i Mormoni per esempio) attaccano la completezza della Bibbia dicendo che nel corso dei secoli furono tolte dal libro molte cose chiare e preziose. Ma ciò non corrisponde al vero perché le molte copie dei manoscritti dell’Antico Testamento che esistono variano solo in certe cose minime quali l’ortografia delle parole, l’omissione di una frase qui e là. Nell’insieme si può dire che nessuna parte dei Libri dell’Antico Testamento esistenti al tempo di Gesù e degli apostoli è andata perduta ma che noi possediamo quegli stessi Libri dell’Antico Testamento che possedevano gli Ebrei senza nessuna parte fondamentale mancante.

Una conferma dell’attendibilità dei Libri dell’Antico Testamento così come li abbiamo noi ora dopo migliaia di anni dalla loro stesura è venuta dal ritrovamento nel 1947 dei manoscritti tra i rotoli del Mar Morto che generalmente datano dal 200 circa al 50 a.C. Ebbene questi manoscritti contengono porzioni di ogni Libro dell’Antico Testamento eccetto Ester, e gli studi hanno rivelato che questi documenti così antichi sono sostanzialmente identici al testo dell’Antico Testamento che noi possediamo. Anche per quanto riguarda i manoscritti del Nuovo Testamento, i più vecchi dei quali risalgono al secondo secolo dopo Cristo, la situazione è sostanzialmente la medesima. Le variazioni che si possono riscontrare in essi, che sono copie degli originali o copie delle copie fatte dagli originali, sono di una importanza relativa perché riguardano questioni di ortografia, l’ordine delle parole, il tempo di alcuni verbi, e così via; ma in essi non mancano parti importanti del testo originale, e le variazioni esistenti non intaccano le dottrine fondamentali della Bibbia.

Una conferma a ciò che stiamo dicendo in difesa dell’Antico e del Nuovo Testamento così come li abbiamo oggi nella Bibbia viene dalla versione latina della Bibbia denominata Vulgata che risale al quarto secolo dopo Cristo e che fu fatta da Girolamo, (che è la versione della Bibbia adottata ufficialmente dalla chiesa cattolica romana con il concilio di Trento): in essa non mancano parti ‘chiare e preziosissime’ degli antichi manoscritti. Vero è che in essa sono presenti dei passi tradotti malamente da Girolamo, ma in essa non mancano ‘parti chiare e preziosissime’ della Bibbia da ritenerla una versione della Bibbia ‘mutilata’ di parti fondamentali, non sufficiente dunque per la salvezza.

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LA TRINITA’ DEL DIO UNICO NELLA BIBBIA 10 mars, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 12:06

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Vi è unicità SULLA TRINITA’ parlando di: DIO, la Sua PAROLA incarnata in Gesù Cristo, e lo SPIRITO SANTO di DIO, (UN SOLO DIO) per i Cattolici romani ed i cristiani Evangelici.

I libri sacri della Bibbia sono la rivelazione del DIO CREATORE dell’universo, e il nostro Dio NON è il Dio di CONFUSIONE, tutta la Sua rivelazione deve essere accettata tale e quale Essa è: Perché, c’è UNIFORMITA’ nella DIVERSITA’ dei momenti esistenziali dei vari e differenti Profeti che hanno ascoltato la Parola di Dio, e dei mezzi di rivelazione attraverso i quali Dio ha parlato.

Dio ha parlato. Coloro che hanno trasmesso il messaggio verbale ricevuto, e coloro che lo hanno scritto, lo hanno fatto nell’uniformità. Da tutta l’eternità Dio ha parlato agli uomini. da millenni Dio si rivela con la trasmissione orale, e nei Libri Sacri da oltre 3000 anni: La Torá, la Bibbia e i Vangeli sono la prima vera fonte storica.

Nella TORA, Dio si rivela ai Suoi profeti, e dunque a l’umanità, in quanto DIO UNICO:  » Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono  » Esodo 3:14 … ..  » l’Eterno » versetto 15 (L’Eterno è colui che non ha inizio né fine, che non è stato creato né generato). Egli è Dio invisibile. Da tutta l’eternità passata, presente e futura. EGLI E’  » Io sono l’Eterno il tuo Dio … .. Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai nessuna immagine ……… Non ti prostrare davanti a loro … « Esodo 20: 2 ss.

Dio si serve dei suoi profeti (messaggeri) per comunicare con gli uomini (profeta è chi parla nel nome di Colui che lo ha mandato, egli non parla della sua persona o delle sue convinzioni, lui non interpreta la volontà o i disegni di Dio, ma è il porta Parola [messaggero che parla], la voce di Dio, colui che trasmette il Suo messaggio).

Tutti i veri profeti, non hanno nulla tolto ne aggiunto al messaggio che Dio aveva loro affidato. Essi iniziano i loro discorsi con:  » Dio ha detto; Dio ha parlato; Così dice il Signore  » Quello che dicono è la Parola immutabile di Dio.

Dio disse a Mosè: “Va dunque, io sarò con la tua bocca, e t’insegnerò quello che dovrai dire” Esodo 4:12 Il profeta Balaam disse ai messaggeri di Balak, re di Moab:  »passate qui la notte e io vi darò la risposta, secondo quello che il Signore mi dirà » Numeri 22: 8;  »Io dirò le parole che Dio metterà nella mia bocca », dice Balaam a Balak Numeri 22: 38 Nella lettura Evangelica di tutta la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, Dio è UNO, e non c’è posto per l’adorazione delle immagini, delle statue, di preghiere da fare ai santi o a madonne che piangono. Né tantomeno per un pontefice, un capo, che lo rappresenti sulla terra com’è nei cattolici.

L’unità di Dio non esclude la distinzione tra le Persone Divine. DIO è UNO. Ci sono diversi nomi che dicono chi è Dio, ma nella TRINITA’ increata : Dio Padre, Dio Figlio (la Sua Parola) e (Dio in azione), lo Spirito Santo è affermato l’Essere Dio, l’essenza unica di Dio.

Il Figlio di Dio è il Verbo incarnato, increato (Non è stato creato né generato), EGLI è pre-esistente in Dio Padre in quanto PAROLA di DIO. Infatti Gesù poteva dire,  » Io e il Padre siamo UNO (una cosa sola)  » Giovanni 10:30 ‘’Chi ha visto me ha visto il Padre » Giovanni 14: 9  »Credetemi, io sono nel Padre, e il Padre è in me  » Giovanni 14: 11.

Gesù è la PAROLA CREATRICE di DIO (da Lui, per mezzo di LUI, tutto ciò che esiste è stato creato), IMMUTABILE ed ETERNA PAROLA di DIO (il Verbo eterno di Dio), che non è un SECONDO DIO e lo Spirito Santo di Dio non è un terzo DIO. Egli è UNO nelle tre persone che si manifestano agli uomini.

Da tutta l’eternità Dio crea e parla attraverso la Sua Parola. In un progetto di salvezza, secondo la Sua legge Levitica del diritto di riscatto contro la schiavitù e la cattiva gestione, Dio manda la Sua Parola sotto forma di Figlio, Gesù il CRISTO.

Dio si presenta all’umanità in quanto tenero amorevole Padre. E’ alla Sua divina Parola fatta carne, per mezzo di una vergine che fù incinta per la virtù dello Spirito Santo di Dio che diede un involucro umano alla Parola di Dio. Il Creatore nel Suo atto di amore, si fece Figlio. (….. affinché suo Figlio sia il primogenito di molti fratelli.) Romani 8: 26.

 »Nel principio era la Parola (il Verbo), e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. » Vangelo di Giovanni 1: 1 e 2 (parla di Gesù Cristo, che è la Parola di Dio).

 »Ogni cosa (Tutto) è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. (Versetto 3) … E’ venuto in casa Sua (fra la sua gente, In forma umana), e i Suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto, ha dato il diritto di diventar figlioli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma son nati da Dio  » Giovanni 1: 12 e 13 Gesù il Cristo (la Parola NON creata, increata), è l’espressione della persona e del pensiero Divino, venuto sulla terra in forma umana.

Ma dobbiamo capire che la divinità di Colui che ha in mano SUA, tutto l’universo creato, non può essere confinata, rinchiusa all’interno di un corpo umano. Il Re Salomone ha detto che (i cieli ed i cieli dei cieli non possono contenerlo) 2 Cronache 2:6, Dunque, Gesù, figlio di Maria, è vero uomo, partorito da una donna. Formato nel grembo di Maria, in assenza di gamete maschile per volontà di Dio, opera dello Spirito Santo.

Gesù nella sua carne è perfettamente uomo, soggetto alle stesse tentazioni che noi, (poiché, in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che sono tentati) Ebrei 2:18; fratello dell‘uomo, alla sua risurrezione, Gesù disse a Maria Maddalena e a l’altra Maria, “Andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea; la mi vedranno“. Matteo 28:10 I Suoi fratelli sono degli uomini e delle donne Suoi discepoli.

Sulla croce non è Dio che è morto, (assurdità) ma Gesù l’uomo, che ha dato se stesso in sacrificio, il figlio di Maria moglie di Giuseppe che non era il padre biologico di Gesù. Nella Sua sofferenza e il Suo sacrificio espiatorio Egli é l’Uomo, il solo, l’unico senza peccato, fratello dell’uomo, e quindi può compiere il RISCATTO degli uomini peccatori credenti.

Non pensare troppo a Gesù come solamente e pienamente Dio, Gesù é anche completamente UOMO. La grande bestemmia che l’umanità ha inventato (dogma della Chiesa cattolica romana) è che Maria (una creatura) possa essere la “Madre di Dio” (il Creatore).

Sulla croce non è Dio che è morto, ma l’Uomo Gesù.

Gesù, Lui stesso, si pone dei limiti quando Egli afferma che ci sono cose che solo il Padre conosce, come ad esempio: quello che riguarda il “ritorno del re sulla terra”, Gesù dice: “Ma quant’è a quel giorno ed a quell’ora nessuno lo sa, neppure gli angeli dei cieli, neppure il Figliolo, ma il Padre. solo  » Matteo 24:36.

Gesù nella preghiera che ha insegnato ai suoi discepoli Egli dice: ‘Padre NOSTRO che sei nei cieli!’ Matteo 6:9. Nel Getsemani, la sottomissione di Gesù Uomo è chiara:  » Padre mio, … .. non quello che io voglio, ma ciò che Tu vuoi ….. Che la tua volontà sia fatta  » Matteo 26: 39 e 42;

 

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