SENTINELLE CHRETIENNE

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Samaritani: Pochi, ma buoni 30 novembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 12:32

    MosèEtavole

Benedetto Bellesi Samaritani: pochi, ma «buoni»

Fenomeno più unico che raro, i Samaritani sono sopravvissuti come entità etnica e religiosa a difficoltà e persecuzioni secolari; il loro numero può apparire insignificante; le loro tradizioni sembrano più attrazioni turistiche che espressioni di fede; eppure hanno una forte ambizione: fare da ponte nel conflitto israelo – palestinese… Anche perché, per sopravvivere, hanno bisogno di pace soprattutto.

«Siamo la più antica e la più piccola nazione e setta religiosa del mondo. Per questi e altri primati potremmo entrare in molte pagine del Guinnes dei primati – esordisce Husney W. Kohen, fondatore e direttore del Museo dei Samaritani a Kiryat Luza, villaggio sulla dorsale del monte Garizim -.

Tre mila anni fa i Samaritani erano 3 milioni; nel medioevo erano un milione e 200 mila; nel 1917 contavano appena 146 persone. Oggi sono 729 (1° gennaio 2010); metà vivono sul monte Garizim, il resto a Holon presso Tel Aviv».

Elegante nella sua lunga veste grigia, 66 anni, Husney Kohen si presenta come uno dei 12 sacerdoti custodi della fede dei Samaritani e, sottolineando il suo lignaggio, spiega l’albero genealogico: «Da Adamo a me ci sono 162 generazioni; da Aronne, fratello di Mosè, 132 generazioni».

LE ORIGINI

«Abbiamo anche il calendario più antico del mondo – continua Kohen mostrando un almanacco con le cifre 3647-3648 -. Questi sono gli anni trascorsi da quando gli ebrei passarono il Giordano, entrarono nella terra di Canaan e rinnovarono l’alleanza qui a Sichem (oggi Nablus), secondo il comando di Mosè: “Quando il Signore tuo Dio ti avrà condotto nella terra che vai a conquistare, tu porrai la benedizione sul monte Garizim e la maledizione sul monte Ebal” (Deut 11:29)».

E così avvenne, come si legge nel libro di Giosuè: tutte le tribù schierate attorno all’arca dell’alleanza, metà voltati verso il monte Garizim pronunciarono le benedizioni per gli osservanti della legge; metà rivolte al monte Ebal lanciarono le maledizioni contro i trasgressori (Cf Gios 8:33).

Nella regione che prenderà il nome di Samaria rimasero i discendenti di Efraim e Manasse, figli di Giuseppe, e alcuni della tribù di Levi, mentre le altre continuarono la conquista del territorio sotto la guida dei giudici e poi della monarchia. Per 270 anni esse condivisero la stessa storia; seguirono due secoli di storia parallela, in seguito alla divisione (930 a.C.) tra regno di Giuda al sud, con capitale Gerusalemme, e regno d’Israele al nord, con capitale Sichem e poi Samaria.

La separazione politica divenne anche divisione religiosa, a partire dal 722 a.C., quando il regno del nord fu distrutto dagli Assiri e una parte della popolazione (27.290 secondo gli annali dei vincitori) fu deportata e sostituita con coloni della Mesopotamia, provenienti soprattutto da Cutha, che si mischiarono ai 60 mila israeliti rimasti sul luogo. La mescolanza etnica e culturale, con relativo sincretismo religioso, provocò il rigetto da parte dei giudei del sud verso i Samaritani, chiamati con disprezzo «cutheani», cioè gente di sangue misto e semi-pagana.

In realtà, i Samaritani continuarono a ritenersi parte del popolo ebraico e nel 538 a.C., quando i giudei esiliati a Babilonia tornarono a Gerusalemme, i Samaritani offrirono il loro aiuto per ricostruire il tempio e officiarlo insieme, ma furono respinti brutalmente, perché considerati razzialmente impuri. Per questo, nel IV secolo a.C., i Samaritani costruirono il proprio tempio sul monte Garizim, il luogo in cui, secondo il loro credo, erano avvenuti diversi eventi significativi della storia dei patriarchi e del popolo israelitico.

Si consumava così lo scisma tra le due popolazioni. Non passarono due secoli e il tempio fu raso al suolo, nel 128 a.C., dal re di Giuda, Giovanni Ircano, nel tentativo di sottomettere i Samaritani alla tradizione gerosolimitana, portando al culmine, invece, l’incomunicabilità, l’ostilità e l’odio tra giudei e samaritani. E questo era il clima che si respirava al tempo di Gesù.

Nei secoli seguenti, con il susseguirsi nella terra santa di varie dominazioni – romana, bizantina, islamica, turca – i Samaritani sperimentarono momenti di pace alternati a periodi di oppressione e persecuzione, in cui essi furono costretti alla conversione o alla diaspora. Così il loro numero si assottigliava costantemente, fino a raggiungere il minimo storico di 146 persone, grazie anche a una tremenda epidemia scoppiata a Nablus alla fine della guerra mondiale, quando i turchi lasciarono la Palestina. IDENTITÀ

«Da oltre tre millenni abitiamo in questo luogo; siamo il resto dell’antico regno d’Israele, ci riteniamo e definiamo Bene-Yisrael, figli d’Israele. Siamo i veri israeliti» afferma Husney Kohen in polemica con una corrente storiografica che definisce i Samaritani una setta staccatasi dal giudaismo nel periodo del 2° tempio (538 a.C.-70 d.C.), e continua: «Contrariamente a quanto capita per la maggior parte dei popoli, non è la Samaria a dare il nome ai suoi abitanti, ma il contrario: il termine samaritani deriva infatti dall’ebraico “shamerim”, che significa “custodi, osservanti” dell’insegnamento di Mosè».

Mentre parla, Kohen si avvicina a una parete ricoperta da un drappo rosso con scritte ricamate in oro; rimuove un velo rosso e apre un rotolo di pergamena avvolto in un panno di seta verde, ugualmente ricoperto da una fitta scrittura ricamata in oro. Poi continua, sciorinando altri primati: «Questo è il più antico libro del mondo, il Pentateuco, i cinque libri della Torah, l’unica nostra legge, tramandataci da Mosè. Questo codice è di 150 anni fa, ma ne abbiamo un altro che risale a sei secoli fa, ma non viene mostrato al pubblico; già una volta hanno tentato di rubarlo, quando era nella sinagoga di Nablus. Molti musei vorrebbero comperarlo; il British Museum ha offerto una grossissima somma solo per custodirlo ed esporlo al pubblico, ma non possiamo privarci del nostro tesoro più prezioso».

Oltre al contenuto, la preziosità del codice sta nella sua rarità: è scritto in ebraico antico, con un alfabeto precedente a quello attuale a lettere quadrate, adottato dagli ebrei dopo l’esilio sotto l’influsso della scrittura babilonese. «L’ebraico antico è la madre di tutte le lingue del mondo» continua Kohen, indicando una riproduzione delle lettere dell’alfabeto e spiegando come ognuna di esse corrisponda a un membro del corpo umano.

Il Pentateuco samaritano, la cui redazione è attribuita dalla tradizione ad Abisha, pronipote di Mosè, contiene oltre 7 mila differenze rispetto al testo ebraico masoretico. Per lo più sono diversità ortografiche, ma alcune anche di contenuto «teologico», come la questione del luogo della presenza di Dio. In 22 versetti del Deuteronomio, la versione samaritana usa il verbo al passato: «Nel luogo che l’Onnipotente ha scelto»; mentre la redazione masoretica usa il futuro: «Nel luogo che l’Onnipotente sceglierà» (Dt 16:11).

La differenza è cruciale: per i Samaritani tale scelta è avvenuta ancor prima dell’entrata nella terra promessa ed è il Garizim, unico monte della terra d’Israele espressamente consacrato nel Deuteronomio quale luogo delle benedizioni (Dt 11:29), luogo dove Abramo e Giacobbe hanno costruito altari. Per i giudei, invece, il verbo al futuro esprime solo l’annuncio della scelta, che si realizzerà al tempo di David e Salomone (1000-930 a.C.) e cadrà sul monte del tempio a Gerusalemme.

Un’altra differenza riguarda la redazione del decalogo (Es 20:1-14). Nel testo samaritano il primo comandamento è: «Non avrai altri dei…» (secondo nella versione masoretica); il decimo ordina di costruire un altare sul monte Garizim, comandamento assente nel testo masoretico.

Il luogo del culto è sempre stato il pomo della discordia, da quando Eli scippò al Garizim l’arca dell’alleanza e la trasportò a Silo, fino al tempo di Gesù, come appare dalla domanda della donna samaritana: «I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». E rimane tutt’ora la principale discriminante tra la fede dei Samaritani e quella degli Ebrei, come si apprende dalle labbra stesse di Kohen: «Inutile che certi Ebrei cerchino di ricostruire il terzo tempio a Gerusalemme, quando Dio ha scelto il Garizim».

CREDO E FESTE

«I Samaritani sono guidati da quattro principi di fede – continua -:

un solo Dio, il Dio d’Israele; un solo profeta, Mosè figlio di Amran; un solo libro sacro, il Pentateuco, la Torah trasmessa da Mosè; un solo luogo sacro, il monte Garizim.

Inoltre crediamo nella venuta del Taheb, “un profeta come Mosè” (cf Dt 18:15), un messia (cf Gv 4:25) della stirpe di Giuseppe e non di discendenza davidica, che verrà alla fine dei tempi, nel giorno della vendetta e della ricompensa».

Samaritani ed Ebrei hanno in comune la celebrazione di sette festività, quelle menzionate nel Pentateuco: la Pasqua con il suo sacrificio per ricordare la liberazione dalla schiavitù in Egitto; la festa degli Azzimi, per sette giorni si mangia pane non lievitato; la festa delle Settimane (Shavuoth) o pentecoste; il primo giorno del Settimo Mese (Tishri), per ricordare l’entrata nella terra di Canaan; il Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur); la festa delle Capanne (Sukkot), a ricordo delle abitazioni durante l’esodo, che si conclude con la festa della Gioia della Torah.

«In conseguenza della persecuzione islamica dei secoli passati – continua Kohen mentre mostra un grande plastico di frutta multicolore – i Samaritani costruiscono il sukkot in casa e non all’aperto come gli Ebrei. Comperiamo 3-400 chili di frutta della terra santa, la leghiamo a un graticcio di acciaio formando disegni fantasiosi e lo appendiamo al soffitto della stanza principale; l’ottavo giorno, la frutta è ridotta in succo per la delizia dei più piccoli, e non solo, per festeggiare la dolcezza della Torah».

Altri doveri del «buon samaritano» sono: vivere in terra d’Israele o almeno mantenervi la residenza; celebrare la pasqua sul monte Garizim; fare il pellegrinaggio al monte sacro tre volte l’anno (ultimo giorno degli Azimi, Pentecoste; primo giorno del Sukkot); osservare scrupolosamente le leggi della purità alimentare e del sabato. «In tale giorno – continua Kohen – non solo non facciamo alcun lavoro, ma non usiamo l’elettricità né rispondiamo al telefono, non usciamo di casa se non per andare a pregare nella sinagoga; tornati a casa leggiamo un capitolo della Torah».

PROBLEMI E LAMENTELE

«Siamo la popolazione più giovane al mondo – continua Kohen con un altro primato – ma abbiamo un grave problema: da oltre due secoli soffriamo la scarsità di spose, per cui i nostri uomini cercano donne di altre religioni. Attualmente un’ebrea, 5 cristiane provenienti da Russia e Ucraina, 3 musulmane da Turchia e Azerbaigian sono sposate con uomini samaritani di Kiryat Luza. Prima, però, sono state sottoposte a un periodo di prova, si sono convertite alla nostra religione e impegnate a osservarla».

Sono curioso di sapere come vengono combinati tali matrimoni. «Usiamo anche noi internet e facebook – risponde sorridendo -. Siamo molto religiosi, ma aperti al mondo moderno. I miei figli, due maschi e tre femmine, hanno studiato all’università: una giornalismo, un’altra economia e commercio, la terza informatica; un figlio gioca a pallacanestro».

Contro la sopravvivenza dei Samaritani congiurano anche altri problemi economici e sanitari. «La nostra gente ha spesso mal di testa» lamenta Husney Kohen. La causa è attribuita alle radiazioni elettromagnetiche emanate da 7 torri di comunicazione, costruite e gestite dal governo israeliano attorno al villaggio».

Da più di tre anni i Samaritani sopportano l’embargo al loro rinomato tahinia (crema di sesamo). «Il migliore al mondo» afferma Kohen. Israele ne impedisce l’esportazione per motivi di sicurezza, dicono; in pratica priva del lavoro una decina di famiglie».

Ma il problema più grave per il futuro dei Samaritani viene dalla situazione di guerra israelo-palestinese. I musulmani li considerano ebrei; gli ebrei li ritengono arabi; per questo si sentono spesso «tra l’incudine e il martello» e in passato hanno subito angherie da ambo le parti.

«Come abitanti di Kiryat Luza abbiamo la cittadinanza palestinese – spiega Kohen -; nella vita quotidiana parliamo l’arabo, ma il sabato e nelle feste usiamo l’antico ebraico e lo insegniamo ai nostri figli a scuola. In quanto credenti della Torah, abbiamo ricevuto la cittadinanza israeliana, come quelli della comunità di Holon, in territorio israeliano. Non siamo schierati da nessuna delle due parti. Anzi, molti di noi hanno la carta di identità palestinese, il passaporto israeliano e quello giordano, dato che fino al 1967 eravamo sotto il re della Giordania».

Con tale neutralità i Samaritani si propongono come intermediari tra Israele e Palestina; l’irrilevanza numerica favorisce la credibilità della loro mediazione, dal momento che non rivendicano alcun privilegio territoriale, ma solo la libertà di vivere secondo le proprie tradizioni.

«Israeliani e palestinesi devono imparare dai Samaritani – conclude Kohen -. Anche noi vogliamo essere motivo di pace tra i due popoli. Senza pace sono a rischio Samaritani, Palestinesi e Israeliani. La guerra non serve a nessuno. Ma non può esserci pace senza riconoscere ai Palestinesi il diritto alla propria patria. Per questo noi lavoriamo e preghiamo. E anche ora prego Dio perché ci conceda la pace».

 

 
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Noël du «Sole Invictus» ou de Jésus-Christ ???

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 11:52

 Noël de Jésus-Christ ou du «Sole Invictus» ???

Du Noël de «Sole Invictus» au Noël de Jésus-Christ

Le 25 Décembre, cette célébration de la Nativité est une date symbolique qui se connecte au solstice d’hiver et une fête païenne romaine introduite par l’empereur Aurélien en 274 d. C. César avait rapporté d’Egypte les prêtres du culte d’Hélios à Rome l’adoption de l’année civile des Egyptiens à abandonner l’année lunaire de Numa. Le Soleil, d’un concept qui remonte à l’époque préhistorique, le 25 Décembre (plus précisément du 22 au 24 Décembre), arrête dans le ciel, est le Solstitium que le Solstice, ce qui signifie arrêté le soleil. En astronomie sont ces deux jours où le soleil arrête pour inverser son mouvement dans la direction de DECLINATION, à savoir le point où elle atteint la baisse maximale du plan équatorial, les rayons sont faibles et à la distance maximale de la terre.

Le 23 Décembre, le soleil, (après avoir comparu dans les jours précédant le point de chute maximale en hiver) semble apparemment rester immobile pendant toute la journée à ce point dans le ciel où il se trouve, 24 reprend son chemin vers ‘de hauteur, tous les jours jusqu’à ce que le solstice d’été se produit où le phénomène inverse, le soleil est haut dans la distance minimale de la terre. Dans l’ancienne Egypte Etats-ils ont dit le soleil « est arrêté », mais cela est parce que l’Egypte est beaucoup plus proche de l’équateur que nous, le phénomène se produit avec un jour à l’avance et dure beaucoup plus longtemps que dans les régions les plus septentrionales. Il a dit que, le soleil d’hiver, maintenant à sa phase la plus faible que la lumière et la chaleur, ne pas plongé dans l’obscurité pour sa vitalité « Invincible » (Invictus) sur les ténèbres, «renaître» qui avait une nouvelle « native » .

Ce jour a été célébré comme la naissance du Soleil Invictus. Il était en l’an 330 par ordre de l’empereur Constantin, qui pour la première fois le 25 Décembre a été célébrée dans tout l’empire comme Cristiano Noël au lieu de « Unconquered Noël ». L’Eglise de Rome correspond Ce fut ce Noël chrétien le 25 Décembre, une grande décision officielle importante pour l’Eglise de Rome, en adaptant les rites et les coutumes païennes dans le culte chrétien, comme dans les vêtements et les vêtements sacerdotaux qui ont amené une certaine confusion au message évangélique primitive. En fait, l’étole, le chapeau des évêques, est encore appelé mitre et se souvient du dieu perse Mithra identifié avec le soleil, et célébré le 25 Décembre;

L’acte de mains jointes, dans le zoroastrisme a été utilisé pour invoquer les esprits suprêmes de Spenta Mainyu (ou Amescha Off) – les saints immortels entourant le bien et le dieu suprême, créateur et juge du monde, qui servent humblement à guider les âmes, à laquelle l’église de Rome a ajouté ses saints et la Vierge Marie. L’arrosage, les lumières allumé l’autel avant. Génuflexions et même l’architecture des églises où ils effectuent les rites avec une grande fanfare et beaucoup d’autres cérémonies et liturgies des fêtes païennes ont été adoptées et récurrente dans les mêmes délais païens, (à l’époque), et non moins, l’objet le plus représentatif donnant sur le rite de l’Eglise chrétienne romaine (ne dites pas catholique parce catholique signifie universel, et il y a beaucoup d’autres églises qui sont universels, tels que les protestants évangéliques), l’exposition de l’hôte qui est contenu dans un disque, d’où et rayonnant ses rayons, il est l’ostensoir.

L’OSTENSORIO (L’ostensoir) dans la liturgie catholique romaine, contrairement à ce que vous pensez PAS a pris le nom de l’hôte, mais a été appelé ainsi un millénaire avant Jésus-Christ. Ostiare correspondait à une étymologie égyptienne (qui Traslo également en latin) signifie montrer, montrer; à-dire montrer le disque solaire aux fidèles que dans les rituels suivants transférés à l’intérieur des temples, des prêtres de Aton ont eu recours à un disque d’or avec des rayons autour; précisément l’ostensoir, élevé, (l’élévation également faite par les prêtres romains chrétiens) Ostiare signifie donc « show » et il a été utilisé aussi bien pour montrer la victime du sacrifice, et ce fut la scène primitive barbare en sacrifice aux ennemis pris dans la guerre des dieux, et « show » pour les personnes. Le mot était aussi dans l’ancienne latine; Le Sénat de Rome a aboli cette «commémorative» depuis 657 BC jugeant la pratique indigne d’un peuple civilisé

Saint Bernardin de Sienne (1380 – 1440) est allé à la place du centre du disque en or brillant, avec une vitrine à l’intérieur du pain. Dates hostie consacrée retour à la fin du XVe siècle, après les nombreux différends médiévaux (comme la transsubstantiation romaine avant et après la consubstantiation luthérienne) tandis que la forme d’accueil a été créé au moment où le concile de Trente, quand il a été relancé la doctrine la présence réelle du corps du Christ dans l’hôte, la messe comme sacrifice et consécration de l’hôte lui-même. La conception de la CON – SECRATION  consécration (= de – sacrifice) était un cadeau rituel dans tous les rituels archaïques des anciennes religions polythéistes, monothéiste et aussi les rituels païens les plus éloignés dans le temps, et il a été conçu – l’offrande sacrificielle et la distribution de présenter – comme le porteur de forces spéciales qui allaient agir sur le présent sacrifice, et donc appelé «communion» (c.-à diviser quelque chose avec les autres – le dîner, le repas ou simplement prendre un fragment d’objet du sacrifice – qui était un rite pour recevoir des forces spéciales), quand le prêtre vous donne l’hôte vous dit que ceci est le corps du Christ.

La commémoration de la dernière Cène faite par les évangéliques avec le pain et le vin ne pose aucun acte sacré (le pain reste du pain et le vin reste le vin) et non par plus rien de moins celui qui y participe, sauf que le fait de se conformer à un ordre de Jésus-Christ, qui a dit: « faites ceci en mémoire de moi! « 

 

 
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Natale di Gesù Cristo e Sole Invictus 29 novembre, 2016

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 11:54

Dal   “Sole Invictus”   al  Natale di Gesù Cristo

Dal Natale del   “Sole Invictus”   al  Natale di Gesù Cristo

Il 25 dicembre, questa ricorrenza della Natività è una data simbolica che si collega al solstizio d’inverno e a una festa pagana romana introdotta dall’imperatore Aureliano nel 274 d. C. Cesare si era portato dietro dall’Egitto i sacerdoti del culto di Helios a Roma adottando l’anno solare degli Egizi per abbandonare l’anno lunare di Numa.

Il Sole, da una concezione risalente alle età preistoriche, il 25 Dicembre (più esattamente, dal 22 al  24 di dicembre), si ferma in cielo, è il Solstitium  cioè il Solstizio, che significa sole fermo. In astronomia sono quei due giorni dove il sole si ferma per invertire il suo moto nel senso della DECLINAZIONE, e cioè il punto dove raggiunge il massimo declino dal piano equatoriale, i raggi sono bassi e alla massima distanza dalla terra.

Il 23 dicembre, il sole, (dopo essere apparso nei giorni precedenti nel punto di massimo declino in inverno) apparentemente sembra restare fermo per tutto l’intero giorno in quel punto del cielo in cui si trova, il 24 riprende il suo cammino verso l’alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d’estate dove si verifica il fenomeno inverso, il sole è alto a minima distanza dalla terra.

In Egitto nell’antico Regno dicevano: il sole “ è fermo “ ma questo accade perché l’Egitto si trova molto più vicino alla linea dell’equatore che noi, il fenomeno si verifica con un giorno di anticipo e dura molto più a lungo che in zone più a nord.

E’ stato detto che, il sole dell’inverno, giunto nella sua fase più debole come luce e calore, non sprofondava nelle tenebre per la sua vitalità “invincibile” (Invictus) sulle tenebre, “rinasceva” cioè aveva un nuovo “ natale” . Quel giorno era festeggiato come il Natale del Sole Invictus.

Fu nell’anno 330 per volontà dell’imperatore Costantino che per la prima volta il 25 dicembre fu festeggiato su tutto l’impero come il Natale Cristiano al posto del “Natale Invitto”.

La Chiesa di Roma si adatta

Fu questa del Natale cristiano il 25 dicembre, una grande importante decisione ufficiale per la Chiesa di Roma, nell’adattare riti ed usanze pagane nel culto cristiano, come nei vestimenti e paramenti sacerdotali che portarono non poca confusione al primitivo messaggio Evangelico.

Infatti, la stola, il copricapo dei vescovi, si chiama ancora mitra e ricorda il dio persiano Mithra identificato con il sole e festeggiato il 25 dicembre;

L’atto delle mani giunte, nello zoroastrismo era uso per invocare i supremi spiriti dello Spenta Mainyu (o Amescha Spenta) — i santi immortali che circondano il dio buono e supremo, creatore e giudice del mondo, che servono umilmente per guidare le anime, ai quali la chiesa di Roma ha aggiunto i suoi Santi e la Madonna.

L’aspersorio, i lumi accesi d’avanti all’altare. Le genuflessioni ed anche l’architettura delle basiliche dove si eseguono i riti in pompa magna e tante altre cerimonie e liturgie di ricorrenze pagane furono adottate e ricorrenti alle stesse scadenze pagane, (negli stessi giorni), e non ultimo, l’oggetto più rappresentativo che domina il rito della Chiesa Cristiana Romana (non dico Cattolica perché Cattolica significa universale e ci sono tante altre Chiese che sono anche universali, come le Evangeliche Protestanti), quello della esposizione dell’ostia che è contenuta dentro un disco, da dove partono e si irradiano i suoi raggi, è l’ostensorio.

L’OSTENSORIO L’ostensorio nella liturgia Cattolica Romana, contrariamente a quello che si pensa NON prese il nome dall’ostia, ma si chiamava cosi un millennio prima di Cristo.

Ostiare corrispondeva a un etimo egizio (che si traslò anche nel latino) significa mostrare, far vedere; cioè mostrare il disco solare ai fedeli che nei successivi riti trasferiti all’interno dei templi, i sacerdoti di Aton ricorsero a un disco d’oro con i raggi attorno; appunto l’ostensorio, elevato in alto, (la elevazione fatta anche dai preti cristiani romani)

Ostiare significa dunque “ mostrare “ e lo si usò pure per mostrare la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena nel sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e “mostrarli” al popolo. Il vocabolo rimase anche nell’antico latino; Il Senato di Roma abolì questa “ostensione” fin dal 657 a.C. ritenendola usanza indegna di un popolo civile

S. Bernardino da Siena (1380 – 1440) mise al centro invece del disco in oro luccicante, una teca con dentro il pane.

L’ostia consacrata risale invece alla fine del XV secolo, dopo le tante dispute medioevali (come la transustanziazione romana prima e la luterana consustanziazione dopo) mentre la forma dell’ostia fu stabilita all’epoca del concilio di Trento, quando fu riproposta la dottrina della presenza reale del corpo di Cristo nell’ostia, della messa come sacrificio e della stessa consacrazione dell’ostia. 

La concezione della CON – SACRAZIONE (= dal – sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religioni politeistiche,  monoteistiche ed anche dei riti pagani più lontani nel tempo, ed era concepita – l’offerta sacrificale e la distribuzione ai presenti – come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata “communio” (cioè dividere una cosa con altri – la cena, il pasto o la semplice assunzione di un frammento dell’oggetto del sacrificio – era cioè un rito per ricevere le speciali forze), quando il prete ti da l’ostia ti dice che quella è il corpo di Cristo.

La commemorazione dell’ultima cena fatta dagli evangelici con del pane e del vino non comporta nessun atto sacrale (il pane resta pane ed il vino resta vino) e non da niente di più ne di meno a colui che vi partecipa, se non che il fatto di rispettare un ordine di Gesù Cristo che disse: ” Fate questo in memoria di me! “

 

 
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L’Arbre de Noël 28 novembre, 2016

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 12:17

Origine de l’Arbre de Noël

LArbre de Noël en Europe et dans les Ameriques

Larbre de Noël moderne a eu son origine en Allemagne. Mais les Allemands lont eu des Romains qui, eux, lont eu des Babyloniens et des Égyptiens. « Une vieille fable babylonienne parle dun arbre « toujours vert » qui était sorti de la souche dun arbre mort. La souche était le symbole de Nimrod, mort, le nouvel arbre symbolisait Nimrod revenu à la vie en la personne de Thammuz !

Chez les druides, le chêne était sacré, chez les Égyptiens cétait le palmier, et chez les Romains cétait le sapin que lon décorait avec des fruits rouges pendant les saturnales !  Bien quil soit associé de près au christianisme, larbre de Noël est dorigine païenne. De nombreuses cultures païennes avaient pour coutume en décembre dabattre des conifères quils dressaient dans les maisons ou les temples pour marquer le solstice dhiver qui tombait entre le 20 et le 23 décembre. Ces arbres leur semblaient détenir des pouvoirs magiques qui leur permettaient de résister aux puissances mortelles de la noirceur et du froid.

Parmi les légendes entourant la première utilisation chrétienne de larbre de Noël, on raconte celle dun bûcheron qui vient en aide à un petit enfant affamé. Le lendemain matin, lenfant apparaît au bûcheron et à sa femme sous les traits de lenfant Jésus.  Cassant une branche de sapin, il déclare au couple quelle portera des fruits à lépoque de Noël. Tel quannoncé, larbre se couvre de pommes en or et de noix en argent. Dès les années 1700, la tradition du ‘’Christ Baum’’ «arbre du Christ» est déjà fortement établie en Allemagne.                                     

                LArbre de Noël en Alsace

Mais c’est peut-être en Alsace qu’il faut chercher une des l’origines modernes de l’arbre de Noël. Dans ce pays, les charmes de la poésie ont enveloppé tous les actes de la vie publique et privée. Si la tradition rapporte que dès 1521 on décorait avec des branches coupées 3 jours avant Noël, on n’avait pas encore recours au sapin entier. En 1546, la ville de Sélestat en Alsace autorise à couper des arbres verts pour Noël, au cours de la nuit de la Saint Thomas. Cependant nous trouvons la plus ancienne mention de l’arbre de Noël comme sapin entier dans une description des usages de la ville de Strasbourg, en 1605 seulement.

On y lit le passage suivant : « Pour Noël, il est d’usage, à Strasbourg, d’élever des sapins dans les maisons ; on y attache des roses en papier de diverses couleurs, des pommes, des hosties coloriées, du sucre, etc. ». La Réforme avait contribué à répandre la coutume de l’arbre de Noël, les protestants préférant le sapin aux représentations des personnages bibliques de la crèche de la Nativité. Selon une croyance largement répandue, Martin Luther, le réformateur protestant du XVIe siècle, est le premier à avoir décoré un arbre avec des chandelles. Composant mentalement un sermon en rentrant chez lui par un soir dhiver, il est impressionné par léclat des étoiles scintillant à travers les conifères.

Voulant reproduire la scène pour sa famille, il dresse un arbre dans la pièce principale et en décore les branches de chandelles allumées. Puis, la coutume de larbre décoré sétend de lAllemagne vers dautres régions de lEurope de lOuest et plus tard en Amérique du Nord.

L’un des plus anciens vestiges de la coutume de l’arbre de Noël se trouve encore dans l’Essence du Catéchisme que publia en 1642-1646 le pasteur protestant Dannhauer, de Strasbourg. Il constate que depuis quelque temps, en Alsace, on suspend, à la Noël, pour la récréation des enfants, des bonbons et des jouets aux branches d’un sapin. Il déclare qu’il ignore d’où vient cet usage, ou ont pu tirer son origine qu’il blâme fortement. C’est en 1738 que Marie Leszczynska, épouse de Louis XV, aurait installé un sapin de Noël dans le château de Versailles. En 1765 encore, Goethe se trouvant à Leipsig, chez un ami, en face d’un arbre de Noël, exprime la surprise que lui cause ce spectacle qu’il voyait pour la première fois.   

LArbre de Noël en Europe et dans les Amériques

L’arbre de Noël fut introduit à Paris, en 1840, par la princesse Hélène de Mecklembourg, duchesse d’Orléans, et favorisé plus tard par l’impératrice Eugénie. Cest à Sorel, au Québec, que larbre de Noël fait sa première apparition en Amérique du Nord, la veille de Noël de 1781, chez la baronne Riedesel qui reçoit un groupe dofficiers britanniques et allemands. Le pouding anglais est au menu, mais le clou de la soirée est le sapin aux branches décorées de fruits et de chandelles allumées, dressé dans un coin de la salle à manger. Après les douloureuses tribulations que sa famille ont connues pendant les deux années précédentes, la baronne a décidé de marquer son retour au Canada par la traditionnelle célébration allemande.

Alors que le baron Frederik – Adolphe Riedesel commandait un groupe de soldats allemands envoyés par le duc de Brunswick pour aider à défendre le Canada, sa famille et lui avaient été faits prisonniers pendant la désastreuse offensive britannique dans le nord de New York en 1777. À leur libération, en 1780 seulement, ils sont revenus à Sorel.

En Angleterre, la mode de larbre de Noël ne se répand quau XIXe siècle grâce au prince Albert, le conjoint allemand de la reine Victoria. Fils du duc de Saxe- Combourg – Gotha (un duché du centre de lAllemagne), Albert a grandi dans la tradition de larbre de Noël et, quand il épouse Victoria, en 1840, il exige quelle adopte la tradition allemande.

Cest à New York en 1882 quun arbre de Noël est illuminé à lélectricité pour la première fois. Edward Johnson, un collègue de Thomas Edison, décore un arbre avec un fil garni de 80 petites ampoules électriques quil a lui-même fabriquées. La production de ces guirlandes de lumières commence vers 1890. Au Canada, un des premiers arbres de Noël illuminés à lélectricité est érigé à Westmount, au Québec, en 1896. En 1900, de grands magasins dressent de grands sapins illuminés pour attirer les clients.

Aujourdhui, la tradition de larbre de Noël est solidement implantée partout au Canada, où le paysage triste et les nuits sombres sont égayés par lodeur agréable du conifère scintillant de lumières multicolores.  Au-delà de ses origines païenne et chrétienne, larbre de Noël est un symbole universel de renaissance, de lumière dans la période la plus sombre.  

 

 
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ORIGINI DELL’ALBERO DI NATALE

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 12:11

L'albero di Natale Origini

L’albero di Natale  in Europa e nelle Americhe

L’albero di Natale moderno ha avuto origine in Germania. Ma i tedeschi l’hanno avuto dai Romani che, a loro volta, l’hanno avuto  dai  babilonesi, e questi  dagli egiziani. « Una vecchia favola babilonese  racconta di un albero  » sempre verde « che era uscito dal tronco di un albero morto. Il ceppo è stato il simbolo di Nimrod, morto, il nuovo albero simbolizzava Nimrod ritornato alla vita nella persona di Tammuz! Per i Druidi la quercia era sacra, presso gli egiziani era la palma, e tra i Romani era il pino l’albero che si decorava con frutti  rossi durante i saturnali.

Anche se strettamente associata con il cristianesimo, l’albero di Natale è di origine pagana. In molte culture pagane cera labitudine nel mese di dicembre di abbattere delle conifere per metterle nelle case o nei templi per celebrare il solstizio d’inverno, che avveniva tra il 20 e il 23 dicembre. Questi alberi apparivano a loro come se detenessero poteri magici che permettevano di resistere al potere mortale delle tenebre e del freddo.

Tra le leggende che circondano il primo utilizzo dellalbero di Natale  cristiano, si racconta quella di un boscaiolo che aiuta un bambino affamato. Il mattino seguente, il bambino appare al taglialegna e a sua moglie nelle vesti di Gesù Bambino. Questi, rompendo un ramo di pino, dichiara alla coppia che darà i suoi frutti durante il periodo natalizio. Come annunciato, l’albero si coperse con delle mele d’oro e noci d‘argento. Dal 1700, la tradizione del  »Christ Baum” « albero di Cristo » è già ben stabilita in Germania.

            L’albero di Natale in Alsazia

Ma è forse in Alsazia che bisogna cercare una delle origini dell’albero di Natale moderno. In questo paese, il fascino della poesia ha avvolto tutti gli atti della vita pubblica e privata. Se la tradizione ci racconta che dal 1521 si decorava con rami tagliati 3 giorni prima di Natale, non abbiamo ancora l’uso di utilizzare tutto l’albero. Nel 1546, la città di Sélestat in Alsazia consente di tagliare alberi verdi per Natale, durante la notte di San Tommaso. Tuttavia troviamo la più antica menzione dell’albero di Natale come un pino intero in una descrizione degli usi della città di Strasburgo, solamente nel 1605.

Vi si legge il seguente passo: « A Natale, si è soliti a Strasburgo,  di innalzare dei pini nelle case; Vi si attaccano delle rose di carta di diversi colori, delle mele, delle ostie colorate, dello zucchero, ecc. . La Riforma ha contribuito a diffondere l’usanza dell’albero di Natale, i protestanti preferendo albero alle rappresentazioni di personaggi biblici del presepe della Natività. Secondo la credenza diffusa, Martin Lutero, riformatore protestante del XVI secolo, è il primo ad avere decorato un albero con delle candele. Egli preparava mentalmente un sermone nel mentre camminava sulla via del ritorno a casa una sera d’inverno, quando viene colpito e fu impressionato dalla brillantezza delle stelle che scintillavano attraverso i coniferi del bosco.

Volendo riprodurre la scena per la sua famiglia, erige un albero nella sala principale e decora i rami con delle candele accese. Poi,  l’usanza dell’albero decorato, dalla Germania si estende ad altre parti  dell’Europa occidentale e in seguito in Nord America. Uno dei più antichi resti della usanza dell’albero di Natale è ancora nella sua essenza del Catechismo pubblicato nel 1642-1646 dal pastore protestante Dannhauer a Strasburgo. Egli costata che da qualche tempo, in Alsazia, vengono appesi a Natale, per la ricreazione dei bambini, caramelle e giocattoli nei rami di un pino.
Egli dichiara che non sa da dove viene questa usanza, da dove hanno potuto trarre la sua origine, che riprova con forza. E ‘stato nel 1738 che Maria Leszczynska, moglie di Louis XV, avrebbe installato un albero di Natale nel castello di Versailles. Nel 1765 Goethe si trova a Lipsia, presso un amico, di fronte a un albero di Natale, egli esprime la propria sorpresa causata dallo spettacolo che vedeva per la prima volta.                

            L’albero di Natale in Europa e nelle Americhe

L’albero di Natale è stato introdotto a Parigi nel 1840 dalla principessa Elena di Meclemburgo, duchessa di Orléans, e successivamente valorizzato dalla imperatrice Eugenia. E a Sorel, nel Quebec, che l’albero di Natale fa per la prima volta la sua apparizione nel Nord America, fu alla vigilia di Natale del 1781, la baronessa Riedesel che riceveva un gruppo di ufficiali inglesi e tedeschi. Il pudding inglese è nel menu, ma il clou della serata è il pino che ha i rami degli alberi decorati con frutta e candele accese, in piedi in un angolo della sala da pranzo. Dopo le dolorose tribolazioni che la sua famiglia ha affrontato nei due anni precedenti, la baronessa ha deciso di segnare il suo ritorno in Canada celebrando  la tradizionale festa tedesca.

Mentre il Baron Frederik – Adolf Riedesel comandava un gruppo di soldati tedeschi inviati dal duca di Brunswick per aiutare a difendere il Canada, la sua famiglia e lui erano stati catturati e fatti prigionieri durante la disastrosa offensiva britannica a nord di New York nel 1777. Alla loro liberazione nel 1780, sono tornati a Sorel. In Inghilterra la moda del albero di Natale non si sviluppa che nel secolo diciannovesimo, grazie al Principe Alberto, lo sposo tedesco della regina Vittoria. Figlio del duca di Sassonia-Combourg – Gotha (un ducato in Germania centrale), Alberto era cresciuto nella tradizione dell’albero di Natale, e quando sposò Victoria nel 1840, esige da lei l’adozione  della tradizione Tedesca.

E ‘stato a New York nel 1882 che un albero di Natale è illuminato per la prima volta dalla energia elettrica . Edward Johnson, un collega di Thomas Edison, decora un albero con un filo riempito con 80 piccole lampadine che lui stesso ha fabbricato. La produzione di queste ghirlande di luci inizia intorno al 1890. In Canada, uno dei primi alberi di Natale illuminati a l’elettricità è eretto nel Westmount, nel Quebec, nel 1896. Nel 1900, i grandi magazzini istallano grandi alberi illuminati per attirare i clienti.  Oggi, la tradizione dell’albero di Natale è ben consolidata in tutto il Canada, dove il paesaggio triste e le notti buie sono rallegrate dal piacevole odore delle conifere scintillanti di luci multicolori. Al di là le sue origini pagane e cristiane, l’albero di Natale è un simbolo universale di rinascita, la luce nel periodo più buio dellanno.

 

 
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NOËL VERITABLE : La nuit du 13 et 14/11 du 7 Av. notre ere 27 novembre, 2016

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 17:04

Chas      

Des mages d’Orient suivent l’étoile scintillante

La date traditionnelle de la naissance de Jésus Christ, fut établi et fixée par le moine Dionigi le petit au VI° siècle pour marques la nouvelle ère chrétienne, et ne plus compter l’année d’après la naissance de Rome, avec une première erreur de 4 ans, (en réalité ce serons 7 ans).

Erode est encore vivant à la naissance de Jésus, et il meurt après le massacre des innocents (Mathieu 2:16 » le massacre des enfants innocentes de deux ans et au dessous ») on doit ainsi la reporter encore de 2 ans en arrière donc à 6 a. C. puisque Erode est mort la même année du massacre, quelques jours avant une éclipse de lune qui à été vu en Palestine exactement le 13 Mars de l’année 4 a. J. C. quand Jésus avais deux ans. (Donc 6 a. J. C.)

Luc 2 il parle d’un recensement fait pendant que Quirinus était gouverneur de la Syrie, cela a mis pendant longtemps en crise les historiens puisque il fut gouverneur et il fit un recensement le 6 Après J.C. mais jusqu’à il y a pas longtemps on ne savait pas encore que Quirinus en avait fait un autre de recensement le 6 Avant J.C. en tant que fonctionnaire, avec Sanzio Saturnin, donc dans la citation de Luc 2 il faut lire »fonctionnaire et non pas Gouverneur »

Mais il y a eu encore une autre année a récupérer du fait que: en l’an 330 Par volonté de Constantin fut fêté le 25 décembre le Noël chrétien que d’habitude était fêté le 6 janvier, (dans la même année Noël fut donc célébré deux fois) puisque alors, on contait selon l’année de la fondation de Rome. C’était l’année 1079 qui virtuellement à cause du deuxième Noëls qui aurai due être fêté 12 jours plus tard, devient l’année 1080, on a tout simplement fait basculer la nouvelle année de 6 jours et le Noël de 12 jours plus tôt ce qui fait que Jésus Christ est né le 7 Avant notre ère, (selon notre calendrier de aujourd’hui) et ainsi on peut être en accord avec l’apparition de l’étoile de Noël, qui n’étais pas vraiment une étoile.

La nuit du 13 et 14 novembre du 7 avant notre ere Peut-être que c’est la date du veritable NOËL ?

(La comète de Noël est née dans la fantasia de Giotto qui en 1301 dans un tableau, il met au dessus de la cabane de l’Épiphanie une comète).

Mathieu homme instruit nous reporte dans son Évangile cette événement céleste qui a eu son point culminant les nuits du 13 et 14 novembre du 7 avant notre ère, ce n’était pas une comète, ni une étoile, mais la majestueuse luminosité étais due à la conjonction de Jupiter avec Uranus (phénomène qui se reproduit tous les 854 ans) qui par diffraction de la lumière est apparu comme une unique étoile très brillante à tel point que les chinois de l’époque (7 avant J.C.) l’ont enregistré comme une supernova.

Revenons à la description de Mathieu,» des mages d’Orient arrivèrent à Jérusalem » ils avaient vue la grande étoile avec comme une pointe constitué par un des deux planètes en partie, mais pas complètement caché, qui indiquais Jérusalem, (les deux planètes astronomiquement parlant était disposés EST – OUEST (dont le point culminant c’est la nuit du 13 novembre du 7 a. J. C.) puis ils se rencontrèrent, l’un qui cache l’autre et ce fus une très grande lumière   (la il n’y avais plus d’indication de direction), puis ils reprennent leurs course, la deuxième planète recommence à être visible pour se, disposer vers le SUD – OUEST (c’est la nuit du 14 novembre du 7 a. J. C.). Ce fut ainsi que les mages ont vue la première indication qui les porta à Jérusalem (OUEST), puis à Jérusalem l’étoile repositionnée indique le SUD (Bethlehem), ou ils trouvèrent l’enfant Jésus.

 

 
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Prière d’un père au PERE Celeste 15 novembre, 2016

Classé dans : Priéres et Poésies — Sentinelle Chrétienne @ 12:45

 

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Merci Seigneur de m’avoir donné des enfants,

merci de m’avoir fait sentir la joie d’un père

merci de m’avoir fait voire une vie qui naît,

un enfant qui me sourit et donne de l’amour,


Ce fus une lumière éclairante un monde gris.

Merci Seigneur pour les nuits sans sommeil,

Pour les préoccupations et douleurs que j’ai eu,

Qui m’ont fait comprends ce que signifie aimer.


Aidez-moi, Seigneur à que je sache bien apprendre

A mes enfants, comment marcher  à cotè de Toi

dans un monde dépourvu de vraies valeurs.

Aidez-moi Seigneur à être un bon père, un papà !


Pas  un père parfait, mais un qui es bon et juste.

Merci Seigneur pour les heures passè avec eux

à les regarder grandir, pleurer et avoir amour.

Merci Seigneur, proche comme un père à son fils.         

                 XXXXXXXXXX

Et puis la vie, celle qui est maratre me les a pris

La mère les a gardes en allant dans d’autres lits

les empêchant de me voir, je vis dans la meme ville

Mais je me suis aperçu que c’était aussi leur choix


Séparation et divorce a rendu impossible les voire,

par l’exercice du droit de père à voir ses enfants.

Ils m’ont toujours refusé non seulement l’amour

Mais leur présence seulement physique et morale.  

 

Lorsque, dans une réunion avec eux et les avocats

Il a été dit que s’ils refusais j’avais, droit de père,

Aller avec la police pour les forcer à me voire

Leur réponse: « Et nous allons nous echaper de lui”

 

La seule fois que j’ai vu Gaetan grand désormais

Et instructeur d’arts martiaux c’était pour menacer

De « me casser en deux, si seulement il m’aurait vu

Dans les environs de son domicile et de sa mère « 


Voici alors j’ai mis mon cœur en pose douloureuse

à souffrir en silence loin des 4 enfants que j’aime

Depuis plus de trente ans que je prie  pour eux

Que Dieu leurs donne paix, prospérité et bonne vie.


Je te prie, mon Père céleste, au nom de ton Fils

Jésus-Christ, qui a donné sa vie innocente sur Le

Golgotha, en mourant sur une croix, infâme

Lui Juste pour sauver les injustes comme moi.  

 

Je te prie mon Dieu et Père de m’accorder en vie

De serrer dans mes bras les enfants que j’aime

je suis vieux âgé de 84 ans, me reste peux de vie

Quand ce sera que Tu m’accordera cette faveur ?

                  Salvatore Comisi

 

 
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Preghiera di un padre 13 novembre, 2016

Classé dans : Preghiera e poesia — Sentinelle Chrétienne @ 19:42

AdorerDIEU

Grazie Signore per avermi donato i miei figli,
grazie per avermi fatto provare la gioia

di una vita che nasce,
di un bimbo che sorride e dona amore,

di una luce che illumina un mondo grigio.
Grazie Signore per le notti in bianco,
per le preoccupazioni ed i dolori,
perché ho capito cosa vuol dire amare.

Aiutami o Signore ad imparare

a far camminare i miei figli,
in un mondo privo di valori veri.
Aiutami o Signore ad essere un buon padre,

Non perfetto, ma un buon padre.

Grazie Signore per ogni ora che passo con loro
e li vedo crescere e cambiare, piangere e amare.
Grazie Signore, ti sento vicino come un padre al figlio.

Preghiera di uno sconosciuto che ho fatto mia

                      XXXXXXX

Poi la vita, quella che è matrigna me li tolse

La madre se li portò via andando con altri

Impedì loro di vedermi pour vivendo vicini

Ma poi compresi che fu anche la loro scelta

 

Separazione e divorzio mi resero impossibile

D’esercitare il diritto di padre a vedere i figli.

Mi rifiutarono sempre non solo il loro amore

Ma anche la loro presenza fisica e morale.
Quando in una riunione col loro e mio avvocato

Gli fu detto che se rifiutavano, io avevo il diritto

Di venire con i carabinieri per forzarli a vedermi

La loro risposta fu: “E noi scapperemo da lui dopo”.

 

La sola volta che ho visto Gaetano ormai grande

E istruttore di arti marziali fu quando mi minacciò

Di “spezzarmi in due se solo mi avrebbe visto

Nei paraggi di casa sua e di sua madre”

 

Ecco che mi son messo il cuore in posa con dolore

per soffrire in silenzio lontano dai 4 figli AMATI

Da più di trent’anni prego, tutti i giorni per loro

Che Dio possa dare pace, prosperità e bella vita.

 

Ti prego o Padre Celeste, Nel nome di Tuo Figlio

Gesù Cristo che ha dato la Sua innocente vita

La sul Golgota, morendo su una infame croce

Lui IL Giusto per salvare gli ingiusti come me.
Ti prego o Dio e Padre mio di concedermi in vita

Di riabbracciarli i figli che amo e che ho amato

Tutta la vita, ora son vecchio ottantaquattrenne

Quando sarà che TU mi accorderai questa grazia ?
                         Salvatore  Comisi

 

 
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Le baptême, condition ou conséquence du salut ? 12 novembre, 2016

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 13:44

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Par Samuel Peterschmitt
Christ aussi a souffert une fois pour les péchés, lui juste pour des injustes, afin de nous amener à Dieu ; il a été mis à mort quant à la chair, et rendu vivant quant à l’Esprit, dans lequel aussi il est allé prêcher aux esprits en prison, qui autrefois avaient été incrédules, lorsque la patience de Dieu se prolongeait, aux jours de Noé, pendant la construction de l’arche, dans laquelle un petit nombre de personnes, c’est-à-dire huit, furent sauvées à travers l’eau. Cette eau était une figure du baptême, qui n’est pas la purification des souillures du corps, mais l’engagement d’une bonne conscience envers Dieu, et qui maintenant vous sauve, vous aussi, par la résurrection de Jésus-Christ. (1 Pierre 3: 18-21).

Le baptême comprend le baptême d’eau (par immersion dans l’eau) et le baptême du Saint-Esprit (par immersion dans le Saint-Esprit) (Jean 3: 5 ci-dessous). Mais puisque les deux baptêmes, celui dans l’eau comme celui dans l’Esprit, dépendent de notre foi, il est normal que nous soyons baptisés dans le Saint-Esprit avant d’être baptisés dans l’eau, car, aussitôt que nous Le croyons, le Seigneur Jésus nous remplit de l’Esprit, plus ou moins selon la place que nous lui donnons.

Le baptême doit être demandé par le croyant

Jésus fait prendre conscience à Nicodème pour qu’il le réclame, de l’utilité de naître à nouveau pour une vie nouvelle, de naître d’eau et d’Esprit. Un bébé n’a ni la connaissance ni la conscience ; il ne peut donc pas avoir un quelconque benèfice du baptême. Jésus répondit : En vérité, en vérité, je te le dis, si un homme ne naît d’eau et d’Esprit, il ne peut entrer dans le royaume de Dieu. Ce qui est né de la chair est chair, et ce qui est né de l’Esprit est esprit. Ne t’étonne pas que je t’aie dit : Il faut que vous naissiez de nouveau. (Jean 3: 5-7).

Quand tu prends connaissance de la Bonne nouvelle selon laquelle Dieu t’offre le pardon de tes péchés et la vie éternelle en contrepartie de la foi que tu exerces en son Fils Jésus, quand tu prends conscience de l’état misérable dans lequel tu es, si tu souhaites ardemment profiter de cette opportunité qui t’est offerte par Jésus-Christ, tu désires vivement devenir son disciple. Quand tu te repens vraiment de ton passé, pas qu’à moitié, quand tu décides enfin de suivre Jésus-Christ, pas ou pas seulement ta religion, quand tu prends conscience de la nécessité de te faire baptiser, tu confesses tes péchés au Seigneur, et lui demandes son pardon, alors Jésus te l’accorde ; tu demandes à être baptisé d’eau et d’Esprit pour montrer ton engagement à faire la volonté de Dieu exprimée par Jésus-Christ ; c’est le témoignage de ta conversion, de la mort de ton ancienne nature, de ta chair crucifiée avec Jésus, et de ta résurrection avec Jésus pour une vie nouvelle, en nouveauté de vie, pour une vie avec et par l’Esprit de Dieu.

Autrement, le baptême est sans valeur. Le baptême des bébés correspond tout juste à leur présentation au Seigneur. Mais l’inconvénient est qu’il est ensuite un obstacle pour le vrai baptême parce que ceux qui deviennent adeptes de Jésus-Christ croient être déjà baptisés. Les habitants de Jérusalem, de toute la Judée et de tout le pays des environs du Jourdain, se rendaient auprès de lui (auprès de Jean Baptiste) ; et, confessant leurs péchés, ils se faisaient baptiser par lui dans les eaux du Jourdain. (Matthieu 3: 5-6).

Jésus dit à ses disciples, qui deviennent ses apôtres) : Allez par tout le monde, et prêchez la Bonne nouvelle à toute la création. Celui qui croira et qui sera baptisé sera sauvé, mais celui qui ne croira pas sera condamné (même s’il est baptisé). (Marc 16: 15-16). Le disciple qui est baptisé du Saint-Esprit avant d’être baptisé d’eau, doit se faire baptiser d’eau. Celui qui ne croit pas n’a pas à être baptisé ; s’il l’est, ça ne lui sert que d’obstacle pour le vrai baptême. Ce qui est logique et certain, c’est qu’on ne peut pas croire sans avoir la connaissance.

Il faut se repentir et se convertir.

Il faut donc se repentir, se convertir en choisissant Jésus-Christ pour maître, se soumettre à sa volonté, demander à se faire baptiser et garder une bonne conscience envers Dieu. Un bébé le peut-il ? Peut-il demander à se faire baptiser ? A-t-il la connaissance pour se faire une opinion, croire et choisir ? Un baptême dans de mauvaises conditions n’est pas un baptême. C’est une façon de détourner la parole de Dieu, et d’éloigner du salut. C’est ce que font les religions qui prêchent un autre Jésus que Celui de la Bible. Certes, les responsables humains qui font ça pensent que ce n’est que pour simplifier les choses, mais l’esprit qui les conduit en connaît bien l’aboutissement : la perdition.

Le baptême des jeunes, avant qu’ils aient la connaissance et qu’ils soient raisonnables, est tout au plus une présentation au Seigneur. Le salut est accordé aux jeunes par l’amour de Dieu dès avant la naissance, suite aux prières. Il n’est valable que jusqu’au moment où le jeune devient raisonnable, avec assez d’intelligence pour lui permettre de connaître et comprendre la parole de Dieu. Si alors il n’a pas reçu la connaissance de la vérité pour qu’il puisse croire, s’il ne se fait pas baptiser d’eau et d’Esprit, s’il ne naît pas de nouveau, il n’est pas sauvé.

Jésus s’est fait baptiser à l’âge de trente ans ; cet âge ne peut pas être pris pour modèle, car c’est lui qui a engagé le processus.
Le problème est que quelqu’un qui a été baptisé bébé ou enfant a du mal à réaliser le besoin de se faire baptiser à nouveau. C’est ce qui se passe avec les religions dites chrétiennes qui baptisent les enfants. Ainsi, il n’y a pratiquement que les enfants qui sont sauvés, parce que la parole de Dieu est troquée contre des sacrements non bibliques.

Le baptême d’eau est témoignage d’engagement. Le baptême d’eau, c’est le baptême de la repentance et le témoignage de la conversion, l’engagement à vivre conformément à la volonté de Jésus. C’est le symbole de la mort du pécheur et de sa résurrection pour une vie nouvelle. Le baptême se réalise par l’immersion complète du nouveau disciple dans l’eau, d’où il est aussitôt ressorti. Il doit symboliquement mourir, et renaître pour une vie nouvelle en Christ.
Ton baptême…  C’est, premièrement, ton témoignage, celui…

a) de ta repentance d’être pécheur,

b) de ta cessation d’être rebelle à Jésus-Christ,

c) de ta conversion (ou de ta soumission).

C’est, deuxièmement, ton engagement…

d) à suivre Jésus-Christ que tu choisis pour maître,

e) à avoir et garder une bonne conscience envers Dieu, qui prescrit de faire sa volonté,

f) et par conséquent, à te nourrir chaque jour de la parole de Dieu.

Romana 6: 3-11 “Ignorez-vous que nous tous qui avons été baptisés en Jésus-Christ, c’est en sa mort que nous avons été baptisés ? Nous avons donc été ensevelis avec lui par le baptême en sa mort, afin que, comme Christ est ressuscité des morts par la gloire du Père, de même nous aussi nous marchions en nouveauté de vie. En effet, si nous sommes devenus une même plante avec lui par la conformité à sa mort, nous le serons aussi par la conformité à sa résurrection, sachant que notre vieil hom­me a été crucifié avec lui, afin que le corps du péché soit réduit à l’impuissance, pour que nous ne soyons plus esclaves du péché ; car celui qui est mort est libre du péché (il est indépendant du péché, il n’y est plus soumis). Or, si nous sommes morts avec Christ, nous croyons que nous vivrons aussi avec lui, sachant que Christ ressuscité des morts ne meurt plus ; la mort n’a plus de pouvoir sur lui. Car il est mort, et c’est pour le péché qu’il est mort une fois pour toutes ; il est revenu à la vie, et c’est pour Dieu qu’il vit. Ainsi vous-mêmes, regardez-vous comme morts au péché (ne vous soumettez plus au péché, maîtrisez-le), et comme vivants pour Dieu en Jésus-Christ”. (Romana 6: 3-11).

Jean parut, baptisant dans le désert, et prêchant le baptême de repentance, pour le pardon des péchés. Tout le pays de Judée et tous les habitants de Jérusalem se rendaient auprès de lui ; et, confessant leurs péchés, ils se faisaient baptiser par lui dans les eaux du Jourdain. (Marc 1: 4-5). Les pharisiens et les docteurs de la loi, en ne se faisant pas baptiser par lui, ont rendu nul à leur égard le dessein de Dieu. (Luc 7: 30). Jésus dit à ses disciples, en faisant d’eux les onze apôtres : Allez, faites de toutes les nations des disciples, les baptisant au nom du Père, du Fils et du Saint-Esprit, et enseignez-leur à observer tout ce que je vous ai prescrit. Et voici, je suis avec vous tous les jours, jusqu’à la fin du monde. (Matthieu 28: 19-20).

Pierre dit aux Juifs, à la foule : Repentez-vous, et que chacun de vous soit baptisé au nom de Jésus-Christ, pour le pardon de vos péchés ; et vous recevrez le don du Saint-Esprit. (Actes 2: 38).
Comme ils continuaient leur chemin, ils rencontrèrent de l’eau. Et l’eunuque dit : Voici de l’eau ; qu’est-ce qui empêche que je sois baptisé ? Philippe dit : Si tu crois de tout ton cœur, cela est possible. L’eunuque répondit : Je crois que Jésus-Christ est le Fils de Dieu. (Actes 8: 36-37).

Samuel Peterschmitt

 

 
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chacune a son langage

Classé dans : Priéres et Poésies — Sentinelle Chrétienne @ 11:39

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C’est que chacune a son langage.

La blanche dit : «Sois pur et sage!

Garde propre ton vêtement,

Garde ton cœur également!»


La bleue exhorte avec tendresse

Au pardon, à la gentillesse.

la verte, emblème d’espérance

Nous déclare :  «Ayez confiance!»


La rouge célèbre la joie.

Elle nous dit : «Il faut qu’on voit

Sur vos visages radieux

Resplendir le bonheur des cieux!»


Puis la jaune, couleur d’étoile,

Rayonne ardent et nous dévoile

Le secret d’un profond bonheur

C’est d’aimer Dieu, de tout son cœur !

                                                                      M. Chalière

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