SENTINELLE CHRETIENNE

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LA LEGGENDA DI TRECASTAGNI (CT) 7 avril, 2011

Classé dans : — Sentinelle Chrétienne @ 17:09

      (Poema dell’Etna) DI SALVATORE COMISI


Fra i dolci colli del grande Tifeo, il Mongibello, c’era
il campo di Petros, con la grande famiglia accorta
la guidava con forte intelligenza, intégra e severa,
fuggivano località vicina, già, da lava sepolta.
Greca gente in Ulisse porto era sbarcata, fiera
lasciata aveva la patria per avventura guerriera.

Si, persone che avevano viaggiato con la Corte
venivano da lontano, da Calcedonia son sorte,
audaci, molti nel viaggio conobbero la morte,
qui il capostipide venne con figli e la consorte.
Una grande prole robusta, tutto per loro cade
perche anche le donne avevano cinte le spade.

Eccoli finalmente, in terra promessa arrivati,
percio’ ivi si fermarono, ed altri figli son nati.
Di frutti e carne si nutrivano, giammai privati
la vivevano felici, mangiando conigli marinati.
E le ragazze sposarono dei prodi tanto carini
anche i fratelli, ragazze dei villaggi loro vicini.

Si racconta che tre alberi folti erano nel posto,
grossi castagni appunto, da tempo sorti, tosto
che questi, in autunno, davano frutti da pasto
con i quali l’inverno si nutrivano a poco costo,
fu cosa importante per quel gruppo numeroso
aver sante castagne come nutrimento generoso

Questi alberi maestosi, curati, venivano cosi’ su
tanto belli, e per terra rami secchi o foglie non più
c’erano. Era lindo luogo benedetto! Dicevano: Orsù
diamogli una pulita le castagne fra poco verranno giù,
questo perché con destrezza fu guida Petros, capo tribù
Aveva più di cent’anni, quando mori’, ed ando’ con i più.

Il caro Petros fu sepolto presenti i vicini e la famiglia tutta,
sotto il più grosso castagno, la si trovava bene all’ombra.
Egli era si, sazio di vita, malgrado che fu continua lotta,
si porto’ nella tomba le preziose électron, (l’ambra),
una di colore giallo, e l’altra che dava luce rossastra
diceva: queste si elettrizzano, e danno la via mastra.

Quando forte Teocle chiese un’armata alla Atene
n’ebbe solo rifiuto, si rivolse allora al capo Calcidese
che riunito un gruppo di suoi prodi dell’Eubea bene,
di Ioni e di Dori, perlopiù Megaresi, nessuno arrese.
Fra questi, Petros, era di Agio Oros, da sotto monte
Athos, che fu a “suo agio” in quei tre castagni fonte

Già nel 735 aC. aveva partecipato alla fondazione di
Naxos, e dopo sette anni Catana. Visto quei castagni
non se ne scosto’ più, tanto somigliava quel posto li,
alla sua natale terra, sia nel clima che nei compagni,
ecco perchè si è fermato realizzando tutti i suoi sogni
Infatti disse alla fine: ”non c’è più cosa ch’io agogni”

Ovidio scrisse della nostra terra, e del gigante roco:
“ Alto giace l’Etna sulla spiaggia del vasto Tifeo
e arde la terra attorno per i suoi respiri di fuoco ”
Tutti fasciniamo, nel vedere scorrere di lava il rio Léo
ci sentiamo piccoli e realizziamo quando grande è Dio,
colui che nostro mondo e l’Universo plasma, con brio.

Petros raggiunse la celeste patria, non è come Viggiù,
andato incontro a colui che tutto vede e tutto sa di più
a questo punto ogni cosa diventa seria, non è quaggiù,
passiamo mano sulla coscienza, da solo a solo, vie più
possiamo correggere la nostra rotta prima che laggiù
lui ci scavi una fossa profonda chilometri, giù, giù, giù.

Migrante gente che nel posto venivava e si fermava
 pian piano, col tempo, il sito divenne terra affollata
fino a tre accampamenti, ed in villaggio cambiava
tanto che, Trecastagni fu  battezzato per la vallata.
Al tempo dirigeva Enrico, capo dell’originale casata
rocca, fu lui che invento’ granita e castagna cassata

Col tempo Trecastagni si arricchi, tante altre famiglie
vennero, e fu la mescolanza di popoli migranti, talche
tutti : Sicani, Calcidesi e Troiani, Petros, figli e figlie
furono dimenticati, Enrico e la buona cassata anche
I Romani lasciarono in terracotta cisterne ed urne
ma di Petros la memoria si perse, solo so averne?

Pero’ quel che dico è tutta leggenda? Trecastagni
attraverso i secoli segui’ le catanesi vicissitudini
Greci e latini, Sicani e Siculi portarono compagni
che si sparsero attorno al monte, vere moltitudini
al venticinquesimo di Roma Teocle fondo’ Lentini
e poi unifico’ Catana dove Evarco prese le redini

Partiti da Catina,Teocle ed i suoi calcidesi furono,
cacciati i Siculi, fondatori e colonizzatori. Dopo
Naxos e Siracusa diedero della patria nome colono,
quello di Catana alla tetrapoli esistente già, d’uopo
perchè non vedere nel nostro bel paese quel Pietro
all’ombra di tre castagni, guardando all’indietro ?

La mia leggenda parla, di un tempo remoto che fu,
prima che Cristo venga per salvare l’uomo ch’é giù
I greci coloni, che hanno Kastania di Tessaglia bleu
e Kastanis città del Ponto che per le castagne di più
son chiamate, da Kàstanon (castagna in greco) orsu
solo nostro paese rifiuta di pensare andare più su ?

Eppure proprio a S. Alfio é più grande che si trouva
che potessero esistere tre grossi castagni ne é prova
perché rifiutare al nostro paese greco-colono di già
grossi castagni, certo quel che dico é solo leggenda
che non toglie niente all’altra che vuole fosse beata
a tre Casti Agni che fecero nel nostro paese la tenda

Venuta dall’Italia, che la scesero fino a giù,
prima dei Calcidesi dopo Eolo la gente Sicula fù.
Ancora dopo Xuthus vittoriosa sui Sicani non più
i padroni dell’isola, fu fatto re, SICULO, percio tu
capisci perchè, Sicula terra é la nostra dal cielo blu,
e non vado più oltre ne seguo la via d’Elisa ch’è più su

E Trecastagni s’ingrandi, famiglie anche di Catania
s’avvicendarono sempre, al comando, alla guida.
Sotto Senato Catanese fino a milleseicentoquaranta,
poi sessant’anni belli, dai Di Giovanni principata
Trecastagni mai fu schiava, ne per intero sottomessa
Perché nelle notre vene corre del sangue in scommessa

Ragazzo, nipote di don Peppino il giornalaio del paese,
vendevo i giornali ai villeggianti che costruivano case
loro volevano venirci spesso restarci più d’un mese
fuggendo caldo e Catania vi elessero una solida base.
Si ebbe vocazione turistica speciale atta alle famiglie
ed il nonno commerciava vendendo petrolio e maglie

Da molto tempo Trecastagni è méta molto ambita, li
gente accaldata grida: Trecastagni aita ! Certo che si,
quegli alberi non ci sono più, ce ne sono altri, di quelli
leggendari anche la memoria per molti è sparita, cosi.
Ma per noi furono certo, l’inizio di un modus viventi
una civile convivenza, anche con delle straniere genti

Nato a Trecastagni in via Rattazzi 5, dicevo bambino,
e ne sono fiero, chi mi scherniva io lo tenevo in conto,
la, gente importante nasce, io sono il suo Omero Fino
mai mia mente e cuore tradiva, Sue lodi felice canto.
emigrante è mia vita, ma il tuo dolce richiamo sento.
Trecastagni ti amo, vorrei tanto vivere in te contento.

Ora a settantanni vivo lontano, ma sempre fu
il cuore con te, nella cara via dove ebbi natali blu
Del mondo, continenti,  nazioni e luoghi come Corfù,
non hanno cancellato il marchio delle tue dolci virtù.
Terra mia sei la più bella,
 come Betelgeus illumini tu,
Trecastagni sei la mia stella,
sei tutta la mia gioventù.

Salvatore  Comisi   Anno  2003

Cari concittadini, l’amore per il mio paese natale, e aiutato dalla fantasia, mi ha portato a pensare a quali potevano essere state le origini dei miti e delle leggende che non sono arrivati fino a noi, ma che solo un poeta puo’ immagginare nel contesto della storia.

 

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