SENTINELLE CHRETIENNE

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UT-NAPISHTIM Il Noè babilonese 5 / 12 29 août, 2014

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 16:56

 

Il Noè babilonese 5 / 12

 

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

5° dei 12 articoli diTeologia su Genesi 1-11

« Colui che prolunga » Anche quello del diluvio è un racconto che a prima vista ci lascia perplessi, perchè prima di esso DIO SI PENTE. Si pente di tutto ciò che ha creato, e decide di distruggerlo. Non è l’unica volta che succede, nella Bibbia: anche durante l’esodo dall’Egitto, ad un certo punto, a Dio viene in mente di distruggere tutto il popolo ebraico, e di far diventare Mosè una grande nazione (Numeri 14:12). Ora, Dio è considerato l’IMMUTABILE per eccellenza, Colui che fin dal principio ha già stabilito tutto, e sa già come andranno tutte le cose.

Lo dice anche il salmo 139: « Tu mi scruti e mi conosci, Signore, Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo… Ti sono note tutte le mie vie… Se salgo in cielo, là Tu sei; se scendo negli inferi, eccoti… nemmeno le tenebre per Te sono oscure…

Tu mi conosci sino in fondo, non Ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i Tuoi occhi, e tutto era scritto nel Tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. »

Ma allora, com’è possibile che improvvisamente Dio cambi idea? Anche qui, evidentemente, si tratta di PAROLA DI DIO incarnata in PAROLE UMANE. A Dio si attribuiscono cioè dei caratteri tipici dell’uomo: è il cosiddetto ANTROPOMORFISMO, che domina tutta la Genesi e gran parte della Bibbia.

In realtà, anche il racconto del diluvio è mutuato dalle popolazioni finitime ad Israele, che avevano una visione completamente antropomorfica della divinità. Anzi, si può dire che la tradizione del diluvio sia comune praticamente alle culture di tutti i popoli della Terra, di qua e di là dall’Atlantico, in Grecia come in India, in Oceania come in Perù o tra gli amerindi del Canada.

Naturalmente, non è il caso ora che vi racconti le elaborazioni mitologiche di questi popoli, che non possono aver influenzato direttamente il Popolo Eletto; Noi ci appuntiamo solo sui miti della Mezzaluna Fertile, e in particolare sul Poema di Gilgamesh.

Probabilmente ne avete già sentito parlare, se alle scuole medie (come è capitato a me) vi hanno consigliato di leggere il best-seller mondiale « Civiltà Sepolte », vera « bibbia » dell’archeologia scritta da C. W. Ceram, autore dilettante ma bene informato, che nella sua terza parte (« Il libro delle scale », cioè delle grandi Ziggurat babilonesi) cita ampiamente l’antico Poema di Gilgamesh, facendolo conoscere al grande pubblico

Si tratta di un poema babilonese di origine sumerica, ritrovato inciso su tavolette d’argilla nella grande biblioteca del re assiro Assurbanipal (669-626 a.C.). Siamo nel VII secolo a.C., ma queste tavolette sono le copie di un poema più antico, composto forse a cavallo tra il III ed il II millennio a.C.

Il suo protagonista Gilgamesh, raffigurato nell’opera d’arte da me riprodotta qui a fianco, era il patesi (re-sacerdote) della città sumerica di Uruk, molto ma molto più antica dei racconti biblici e delle tavolette di Assurbanipal (pare sia stata fondata nel IV millennio a.C.!) Non si sa se anch’egli sia una figura storica deformata dalla leggenda, come Achille e Romolo, o se sia un personaggio inventato di sana pianta; comunque, Gilgamesh nel racconto ha un amico carissimo, Enkidu, un uomo selvaggio che non conosce la civiltà, con cui ha diviso le sue imprese, tra cui l’uccisione del demone Kumbaba sulle montagne della Siria.

I due sembrano veramente inseparabili; ad un certo punto, però, Enkidu muore di peste, e di fronte al suo cadavere gelido Gilgamesh decide che lui non farà quella fine, che lui non morirà. Compie allora un lunghissimo viaggio fino agli estremi confini del mondo, dove abita il suo antenato UT-NAPISHTIM, che gli racconta come si è salvato dal… diluvio! Ut-napishtim è dunque il Noè babilonese!

Allora, il racconto di Noè salvatosi dal diluvio non è esclusivo della Genesi ebraica! Ciò che più colpisce ad una prima lettura del poema di Gilgamesh è proprio questo fatto: la prima stesura del mito, sebbene così antica, praticamente coincide con quanto si legge ancor oggi in chiesa.

Basti dire che coincide persino il nome del protagonista principale, seppur tradotto da una lingua all’altra. Si è detto che il nome di Noè può essere ricondotto a una radice semitica che significa « colui che prolunga » (la storia dell’umanità al di là della catastrofe del diluvio).

Ebbene, anche il nome di Ut-napishtim dovrebbe avere proprio lo stesso significato! Ed identico è anche il senso del nome sumerico Ziusudra, protagonista di un’epopea simile, ma ancora più antica. L’analogia è evidente anche nella forma, tanto che « Noè » appare addirittura come un diminutivo di Ut-napishtim! Del resto, l’ebraico e il caldeo sono entrambe lingue semitiche, con notevoli punti di convergenza tra di loro (come ne hanno due lingue indoeuropee, quali l’italiano e il portoghese, e due lingue germaniche, quali l’inglese e lo svedese).

Coincidenze come queste tra leggende composte in epoche tanto distanti fra di loro ha del prodigioso, se si pensa alla velocità con cui la fantasia umana rielabora ed aggiorna le sue storie; tuttavia, non bisogna affatto credere che gli autori biblici « scopiazzarono » dal poema di Gilgamesh per scrivere il racconto del diluvio universale, perchè tra l’epopea babilonese e quella ebraica ci sono anche delle differenze abissali

E quella più sostanziale riguarda il motivo per cui fu scatenato il diluvio. Mentre infatti, secondo la Bibbia, Dio punì i giganti antichi per la loro malvagità, invece lo sapete perchè gli dei babilonesi avrebbero concertato tra loro di distruggere l’umanità? Secondo il poema assiro Atrahasis, ciò avvenne perchè era troppo… rumorosa! Insomma, questi numi si prendono la briga di distruggere la Terra e la vita su di essa solo per il proprio quieto vivere

L’arca a forma di cubo

Sì, è vero: ci fanno proprio una magra figura. Scommetto che vi starete chiedendo: è mai possibile che Colui che ci ha creati decida di sopprimere tutti gli uomini fino all’ultimo solo perchè sono troppo fracassoni? Se fosse davvero così anche per noi, non ci resterebbe molto da vivere, dato che la nostra attuale è stata efficacemente definita la « società dei rumori »!

Certo, se ci sembra strano che Dio si penta del proprio agire, figuriamoci se non ci sembra strano che sia infastidito dal nostro chiasso. Questa spiegazione può farci ridere, ma non più della gelosia di Giunone per le scappatelle amorose del marito Giove, che pure era detto re degli dei. Comunque sia, nel poema di Gilgamesh si narra che Ut-napishtim ha delle « amicizie in alto loco« , e precisamente è il « cocco » del dio Ea, che – nonostante tutti gli dei abbiano concertato fra di loro che non avrebbero rivelato a nessuno la loro decisione di scatenare il diluvio – si mette dietro un muro fatto di canne ed inizia a parlargli di ciò che gli dei avevano intenzione di fare.

Solo che dall’altra parte del muro c’è Ut-Napishtim, che sente tutto, e così ha modo di costruire un’arca, che ha forma cubica (a differenza di quella di Noè, che ha la forma di un parallelepipedo), nella quale si rifugia con la sua famiglia e con tutti gli animali. Alla fine del terribile diluvio, che dura sette giorni e sette notti, dopo che « le acque sono passate sulla terra come eserciti in guerra », l’arca si posa sul monte Nisir (l’Ararat biblico); Ut-Napyshti guarda fuori dall’arca, ed ecco che « tutta l’umanità è diventata fango »!

Allora Ut-napishtim esce dall’arca, proprio come fa il Noè ebraico, ed offre un sacrificio agli dei. Ma ecco un’altra notevole differenza tra il racconto biblico e il poema mesopotamico: mentre nella Genesi è Dio stesso che veglia sopra il salvataggio degli otto navigatori nell’arca, nel poema di Gilgamesh gli dei appaiono sconcertati, se non addirittura contrariati, quando si accorgono che qualcuno è scampato alla loro furia.

Tuttavia, questo racconto va collocato in un contesto culturale ben preciso, quello della Mesopotamia del II millennio a.C., dove i concetti di « Padre nostro » e di « Dio provvidente » erano totalmente sconosciuti. Siamo agli antipodi dell’idea di divinità che abbiamo noi monoteisti.

Chi sostiene perciò che il testo di Genesi 6:9 non può essere parola di Dio perchè dipende da un mito precedente, di origine totalmente umana, parla senza conoscere alcunché della teologia ebraica, che non ha assolutamente niente da spartire col colorito e camaleontico pantheon degli assiro-babilonesi!

Come se la cava Ut-napishtim? Evidentemente è nato con la camicia, perchè Ea convince gli altri dei a lasciarlo in pace, in quanto hanno bisogno di qualcuno che offra loro sacrifici. Anzi, l’eroe è addirittura trasformato in DIO, e va a vivere in eterno con la moglie su un’isola ai bordi del mondo. Per il resto, vi dirò che Gilgamesh gli chiede come si fa a diventare immortale, dato che lui c’è riuscito, e l’antenato gli rivela che accederà all’immortalità se riuscirà a restare sveglio per sette giorni e sette notti; ma l’eroe, spossato dal lungo viaggio, crolla nel sonno.

La moglie di Ut-napishtim tuttavia gli offre l’estrema possibilità: andare in fondo al mare a cercare una pianta miracolosa, che restituisce la giovinezza a chi la mangia. Gilgamesh si immerge appesantendosi i piedi mediante massi, la trova e si rimette in cammino tutto contento con la pianta verso la sua città, dove ha intenzione di trapiantare il vegetale miracoloso per ridonare a tutti la giovinezza perduta.

Ma il destino è in agguato: fa un caldo bestiale, Gilgamesh vede un pozzo d’acqua fresca, appoggia la pianta sul bordo del pozzo e vi si immerge. Purtroppo arriva un serpente e divora la pianta; subito perde la vecchia pelle e ritorna giovane (tipica eziologia per spiegare la muta dei serpenti). Allora Gilgamesh si siede e piange, comprendendo alfine che nessuno può scampare alla morte né sfuggendo al proprio ineluttabile destino (pare quasi di ascoltare un’anticipazione del « desine fata deum flecti sperare precando » dell’Eneide!).

Qui è fin troppo evidente il contatto tra questa narrazione e il racconto della Genesi a proposito del serpente che corrompe Eva: ed è per questo che ho concluso il riassunto del poema. Nell’oriente antico è sempre il serpente che costringe l’uomo a peccare, così come nell’occidente medioevale è sempre il lupo l’animale cattivo per eccellenza, che vorrebbe mangiarsi gli uomini.

Nella storia del pensiero, come si vede, ci sono delle pregiudiziali costanti, a cui non è possibile sottrarsi. Dire comunque che la tentazione di Eva è un ciclostile del disperante finale del poema mesopotamico, alla luce di quanto detto poco fa, è come dire che la fede degli Ebrei era solo una variante del politeismo mesopotamico, il che è manifestamente un anacoluto.

Rileggendo la trama del fantasioso poema di Gilgamesh, ci siamo convinti del fatto che la Bibbia va sempre letta tenendo conto dell’ambiente sociale, culturale e religioso in cui fu composta: ispirata sì da Dio, ma pur sempre compilata da uomini immersi in un contesto dal quale è impossibile prescindere senza prendere paurosi granchi.

Lo si vede bene quando si studia attentamente quale modo di pensare è attribuito a Dio da parte dell’autore biblico (o meglio degli autori biblici). In perfetto accordo con la « teoria della retribuzione » non è un motivo futile quello per cui Dio vuole sbarazzarsi dell’umanità: Egli ha visto che gli uomini sono diventati troppo malvagi, cioè hanno CORROTTO LA SUA CREAZIONE.

Non ne può più di vederli traviare, commettere crimini impunemente, adorare falsi dei; ed è per questo che muta parere, che « si pente » addirittura, di ciò che aveva fatto prima. Il desiderio di giustizia innato in ciascuno di noi, che fremiamo vedendo i perfidi trionfare in questo mondo ed i piccoli e i deboli calpestati senza pietà, viene automaticamente applicato a Dio, che a differenza nostra ha tutti i mezzi a sua disposizione per dare il fatto suo a chi si è comportato male.

Il diluvio è presentato perciò non come un arbitrario gesto inconsulto da parte di un padrone che tratta noi uomini come un contadino tratta un campo di patate, bensì come un colossale atto di giustizia contro i peccatori (e la Giustizia e l’Amore non sono forse i tratti distintivi del Dio giudeo-cristiano?).

« C’erano i giganti sulla Terra »

A questo proposito, è bene spendere due parole anche sul CONTESTO nel quale è ambientata la tragedia del diluvio, perchè è molto importante. All’inizio della « storia di Noè », in Genesi 6:4 si dice: « A quei tempi c’erano i Giganti sulla Terra, e anche più tardi, quando i figli di Dio conobbero le figlie degli uomini, e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dei tempi antichi. »

Questo è un racconto molto arcaico, non nel senso che è stato scritto molto tempo fa (la redazione finale del Pentateuco risale al VI sec. a.C.), ma nel senso che l’origine della tradizione è antichissima. Tra l’altro, lo si ritrova in molte altre civiltà, non solo presso quella ebraica o mesopotamica: chi ignora infatti che la maggior parte degli eroi greci che presero parte alla guerra di Troia discendeva da dei e dee dell’Olimpo?

Achille, il superman del mito ellenico, era figlio di Teti, dea del mare; Ulisse doveva la sua astuzia al fatto di discendere direttamente da Ermes (Mercurio), dio dei ladri; Menelao, re di Sparta, oltre ad essere genero di Zeus in persona per mezzo della bellissima moglie Elena, discendeva egli stesso dal re degli dei attraverso Tantalo, re di Lidia, famoso per la proverbiale punizione che ricevette nell’Ade. Idem dicasi per il re troiano Priamo e per tutti i suoi figli, discendenti da Dardano, nato dall’amore di Zeus per Elettra, reso immortale da Foscolo nei suoi « Sepolcri ». Nel poema che porta il suo nome, poi, Enea per cavarsi d’impiccio si giova assai spesso del fatto di essere figlio di Venere.

Al di fuori dei poemi omerici troviamo Edipo, sfortunato re di Tebe, che discendeva da Agenore, re dei Fenici, figlio di Poseidone e della ninfa Libia. Addirittura Ercole, l’eroe greco per antonomasia, era figlio di Zeus e di Alcmena, moglie di Anfitrione re di Tebe, le cui sembianze Giove assunse per poter impunemente giacere con la sua donna; Eeta, re della Colchide a cui Giasone riesce a trafugare il vello d’oro, era figlio di Elios, dio del sole, così come la maga Circe. Anche Minosse e Radamanto, i due noti giudici dell’oltretomba, erano figli di Zeus e della ninfa Europa.

Come si vede, pare che l’intero Olimpo sia venuto a spassarsela sulla terra, facendo razzia di donne per soddisfare il proprio piacere, e generando così tutto un popolo di semidei dotati di qualità eccezionali, che si ritiene aver abitato nel nostro stesso mondo non solo nel lontanissimo passato, attestato solo da leggende tanto fantasiose quanto incredibili, ma anche in epoca storica, quando avvenivano fatti seriamente documentati come la presa di Troia. D’altra parte, anche Alessandro Magno asserì di essere figlio nientemeno che di Giove Ammone!

Ora, per tornare alla Bibbia, i « figli di Dio » di cui essa narra in Genesi 6 altro non sono che gli angeli. Non può essere che così, perchè – mentre i popoli pagani avevano tanti dei, e quindi si poteva ammettere che questi dei si accoppiassero con le « figlie degli uomini », cioè con le donne mortali – per gli Ebrei c’era un solo Dio, questo era di natura trascendente e non si accoppiava con nessuno!

Quindi, sono gli angeli che decidono ad un certo punto di INCARNARSI e di dare vita a una stirpe di EROI. Gli eroi sono tali, cioè sono più forti e/o più astuti degli altri mortali, proprio perchè hanno il sangue celeste che scorre nelle loro vene. Questi eroi antichi sono chiamati « giganti ». Forse perchè erano di alta statura? In altre parole, si tratta davvero dei « giganti » di cui parlano i romanzi di fantasy che oggi conoscono tanta fortuna, e cioè esseri dalle fattezze umane, ma dalla statura colossale? Davvero la Genesi asserisce che, in quelle età oscure, la Terra fu percorsa da uomini alti come cipressi, dotati della forza di un elefante e di una cattiveria proporzionata alla propria mole?

Per quanto possa sembrare strano, un pio ebreo come il profeta Baruc intende proprio così, chiamandoli « alti di statura » vedas libro apocrifo di (Baruc 3:26 e seguenti:

[26]Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi,  alti di statura, esperti nella guerra;  [27]ma Dio non scelse costoro  e non diede loro la via della sapienza:  [28]perirono perché non ebbero saggezza,  perirono per la loro insipienza. 

forse aveva sentito parlare della leggenda greca dei Titani, figli del Cielo e della Terra, che furono vinti da Zeus e schiacciati nel Tartaro per aver osato tentare di scalare l’Olimpo e scalzarne gli dei (evidentemente, greci o biblici che siano, è destino che i poveri giganti facciano una brutta fine. Basta pensare agli orchi delle fiabe, conciati per le feste sia da Pollicino che dal furbo gatto con gli stivali). Tenete però presente che non necessariamente bisogna attribuire una statura ciclopica a quei mitici guerrieri. Uno è un gigante anche quando è semplicemente più forte degli altri: non si è detto forse anche di Cassius Clay che era un « gigante della boxe »?

Una cosa, comunque, è certa: gli Achille e gli Ercole di cui favoleggiano tutte le mitologie, se mai sono esistiti, sono vissuti in un’epoca così remota che gli autori di tali saghe mitologiche non sanno neppure esattamente quando collocarle. Allora l’autore biblico se la cava affermando semplicemente che sono vissuti « prima del diluvio ». Anche durante il XVII e il XVIII secolo, allorché si rinvenivano dei fossili non identificati di cui non si sapeva fornire l’età, perchè allora non c’erano il carbonio-14 ed altri metodi moderni di datazione, si diceva che erano resti di esseri viventi periti nel diluvio universale.

Persino i primi fossili di dinosauro mai scoperti, delle impronte di zampe tridattili rinvenute in America, furono considerate orme lasciate dal « corvo di Noè » dopo il diluvio! Pensate che perfino il famoso paleontologo Georges Cuvier (1769-1832), il padre del moderno studio dei fossili, ammetteva per vera la cosiddetta teoria catastrofica, secondo cui sciagure di portata cosmica si sarebbero periodicamente abbattute sulla terra, cancellando ogni forma di vita, che poi Dio avrebbe provveduto a ricreare: l’ultima catastrofe doveva essere, per l’appunto, il diluvio universale di cui parla la Genesi. 

A questo proposito, vi invito ad osservare con me lo strano fossile raffigurato qui sopra, che venne rinvenuto nel 1726 in una miniera di Öhningen (Germania) dal naturalista svizzero Johann Jakob Scheuchzer (1672 – 1733). Alla luce di quanto vi ho detto prima, non deve certo stupirvi il fatto che egli lo descrisse come se si trattasse dello scheletro di uomo perito nel diluvio universale; le sue dimensioni (circa 3 metri) lo facevano infatti passare per uno dei « famosi giganti dei tempi antichi » cui abbiamo appena accennato: a sinistra si vedrebbe il bacino, a destra la colonna vertebrale.

Per questo lo battezzò « Homo diluvii testis ». Oggi sappiamo che si tratta in realtà di una salamandra gigantesca, simile alla Sieboldia maxima del Giappone, vissuta nel Miocene, circa 20 milioni di anni fa: quello che era stato creduto il bacino, era in realtà il cranio. L’equivoco è rispecchiato ancor oggi dal suo nome scientifico di Andrias Scheuchzeri, perché Andrias letteralmente significa « simile all’uomo »!

I figli di Set e le figlie di Caino

Detto questo, per dovere di cronaca devo informarvi che i Padri della Chiesa avevano proposto un’altra spiegazione dell’oscuro passo biblico del quale stiamo discutendo: i « figli di Dio » sarebbero gli uomini fedeli a Dio, cioè i discendenti di Set citati nella genealogia di Genesi 5, mentre le « figlie degli uomini » sarebbero le donne peccatrici, cioè le discendenti di Caino. I figli di Set erano tutti pii, tutti dediti al culto del Signore, ma ad un certo punto essi sposarono le donne cainite, e queste li pervertirono. Evidentemente, era all’opera quella detestabile forma di maschilismo che portò certi artisti del Medioevo a scolpire sui capitelli delle cattedrali gotiche l’effige del diavolo intento a porgere la donna ad Adamo, e che indusse san Girolamo a definire la donna « porta del demonio, via dell’iniquità, genere nocivo« ! Per usare un luogo comune, erano davvero « altri tempi »!

Ora, questa interpretazione di Genesi 6:1-4 è puramente romanzesca, perchè nella Genesi non c’è alcun elemento che possa far pensare a una simile identificazione. L’espressione « figli di Dio » (in ebraico ben-Elohim) nella tradizione giudaica antica designa sempre gli ANGELI, o comunque esseri superiori agli uomini, manifestazioni della trascendenza divina; dunque, il voler vedere in questi passi l’unione dei figli di Set e delle figlie di Caino è teoria nata in un ambiente che poco conosceva dell’ebraismo e della lingua degli Israeliti.

Procedendo solo per associazione di idee si rischia insomma di far dire al testo biblico quello che non ha mai voluto dire, un po’ come le letture fondamentaliste della Bibbia e del Corano che si fanno oggi, le quali poggiano sullo stesso errato principio che è alla base di questa fantasiosa interpretazione. Ad ogni modo, con chiunque li si voglia identificare, tutti sono d’accordo nell’affermare che, ben presto, questi giganti si mettono a PECCARE. Perchè lo fanno? Perchè loro sono figli di dei, mica mortali ordinari. Infinitamente superbi della loro prestanza e della loro ascendenza celeste, pensano di poter fare quello che più aggrada loro, e cresce così la loro malvagità.

Il bel film di Ermanno Olmi intitolato « Genesi: la Creazione e il Diluvio », trasmesso in prima visione TV da Rai Uno la sera del Sabato Santo 1996, per rappresentare il pervertimento degli uomini immediatamente prima del diluvio universale, ci fa scorrere davanti agli occhi le immagini della guerra in Bosnia, di quella del Golfo, delle moderne tragedie della follia, ed in tal modo mette benissimo in rilievo il fatto (di cui vi ho parlato in precedenza) che questi non sono altro che discorsi attuali proiettati all’origine dei tempi!

Questa è una riprova del fatto che, come ha scritto il biblista Mario Cimosa, questi racconti vogliono solo « manifestarci l’amore di Dio che è entrato nella storia dell’uomo, si è messo a camminare accanto a lui, (…) lo ha liberato dalla schiavitù di sé medesimo. E la Bibbia lo fa non in maniera astratta e teorica, ma in modo concreto… descrivendo in mondo palpabile le vicende dell’ uomo di allora, che sono le vicende dell’uomo di sempre ».

 

 

Ut-Napishtim Le Noé Babyloneien 5 / 12 articles

Classé dans : Théologie — Sentinelle Chrétienne @ 14:48

Gilgamesh    Gilgamesh

Une vision de l’histoire en 12 articles en lisant Genèse 1-11

De: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

5ème de 12 articles: Théologie de Genèse 1-11

«Celui qui prolonge (la vie)»

Même celui du déluge est une histoire qui, à première vue nous laisse déroutés, car il est dit que DIEU se REPENT. Il regrette tout ce qu’il a créé, et décide de le détruire. Ce n’est pas la seule, l’unique fois que cela arrive, dans la Bible: même lors de l’exode d’Égypte, à un moment, à Dieu vient à l’esprit de détruire tout le peuple juif, et de faire seulement de Moïse une grande nation (Nombres 14: 12). Pourtant, Dieu est considéré comme IMMUABLE par excellence, celui qui depuis le début a déjà déterminé tout, et sait déjà comment les choses vont aller.

Le dit aussi Psaume 139: « 2 Tu sais quand je m’assieds et quand je me lève, Tu pénètres de loin ma pensée; 3 Tu sais quand je marche et quand je me couche, Et tu pénètres toutes mes voies.  4 Car la parole n’est pas sur ma langue, Que déjà, ô Éternel! tu la connais entièrement. 5 Tu m’entoures par derrière et par devant, Et tu mets ta main sur moi. 

6 Une science aussi merveilleuse est au-dessus de ma portée, Elle est trop élevée pour que je puisse la saisir. 

7. Où irais-je loin de ton esprit, Et où fuirais-je loin de ta face?  8 Si je monte aux cieux, tu y es; Si je me couche au séjour des morts, t’y voilà. 9 Si je prends les ailes de l’aurore, Et que j’aille habiter à l’extrémité de la mer, 10 Là aussi ta main me conduira, Et ta droite me saisira. 

11 Si je dis: Au moins les ténèbres me couvriront, La nuit devient lumière autour de moi; 12 Même les ténèbres ne sont pas obscures pour toi, La nuit brille comme le jour, Et les ténèbres comme la lumière. 13 C’est toi qui as formé mes reins, Qui m’as tissé dans le sein de ma mère. 14 Je te loue de ce que je suis une créature si merveilleuse. Tes oeuvres sont admirables, Et mon âme le reconnaît bien.  15 Mon corps n’était point caché devant toi, Lorsque j’ai été fait dans un lieu secret, Tissé dans les profondeurs de la terre.  16 Quand je n’étais qu’une masse informe, tes yeux me voyaient; Et sur ton livre étaient tous inscrits Les jours qui m’étaient destinés, Avant qu’aucun d’eux existât. » 

Mais alors, comment est-il possible que Dieu change tout à coup son vouloir ? Même ici, évidement, il s’agit de PAROLE DE DIEU incarnée dans la parole humaine. ÀDieu on attribue caractéristique typique de l’homme c’est-ce qu’on appel anthropomorphisme, qui domine toute la Genèse et une grande partie de la Bible.

En fait, même l’histoire du déluge est emprunté aux populations limitrophes d’Israël, qui avait une vision de la divinité pleinement anthropomorphique. En effet, on peut dire que la tradition du déluge est commun à presque toutes les cultures des peuples de la terre, de ici ou de l’autre côté de l’Atlantique, en Grèce, en Inde, en Océanie comme au Pérou ou chez les Amérindiens du Canada.

Bien sûr, ce n’est pas le cas maintenant vous parler des élaborations mythologiques de ces peuples, qui ne peuvent pas avoir influencé directement le peuple élu; Nous allons nous placer sur les mythes du Croissant fertile, et en particulier sur le poème de Gilgamesh. Probablement vous en avez déjà entendu parler, si au collège (comme cela s’est produit pour moi) il vous a été conseillé de lire le best-seller international « Civilisations ensevelis » vrai « bible » de l’archéologie écrit par CW Ceram, auteur amateur mais bien informé, qui, dans sa troisième partie («Le Livre des escalier, » c. à d. des Ziggurat Babylonienne) cite abondamment le vieux poème de Gilgamesh, le faisant connaître au grand public.

C’est un poème babylonien d’origine sumérienne, trouvée gravée sur des tablettes d’argile dans la grande bibliothèque du roi assyrien Assourbanipal (669-626 avant JC). Nous sommes dans le VIIe siècle, mais ces tablettes sont les copies d’un poème plus ancien, composé peut-être entre le troisième et le deuxième millénaire avant JC Son héros Gilgamesh, représenté dans une œuvre d’art reproduite ici Il était le (roi -prêtre) de la ville sumérienne d’Uruk, beaucoup, plus ancienne que les récits bibliques et les tablettes de Assourbanipal (il semble avoir été fondé au IVe millénaire avant J.-C.!) on ne sait pas si lui aussi est une figure historique déformée par la légende, comme Romulus ou Achille, ou s’il s’agit d’un personnage inventé de toutes pièces; Toutefois, dans l’histoire, Gilgamesh a un ami très cher, Enkidu, un homme sauvage qui ne connaît pas la civilisation, avec qui il a partagé ses activités, y compris le meurtre du démon Kumbaba des montagnes de la Syrie.

Les deux semblent vraiment inséparables; à un certain moment, cependant, Enkidu meurt de la peste, et en face de son corps froid Gilgamesh décide qu’il n’aura pas une fin comme cela, il décide que lui ne mourra pas. Effectue alors un long voyage au bout du monde, où il vit son ancêtre UT- Napishtim, qui lui raconte comment il a été sauvé du déluge…! Ut-Napishtim est donc le Noé babylonien!

Mais alors, l’histoire du déluge vécu par Noé n’est pas exclusive de la Genèse juive! Ce qui est le plus frappant à une première lecture du poème de Gilgamesh est précisément ce fait: la première version du mythe, bien que beaucoup plus ancienne, coïncide pratiquement avec ce que nous lisons aujourd’hui dans l’église.

Qu’il suffise de dire que coïncide même le nom du personnage principal bien que traduit d’une langue à l’autre. Il a été dit que le nom de Noé peut être attribuée à une racine sémitique qui signifie «celui qui s’étend (qui prolonge) » (l’histoire de l’humanité au-delà de la catastrophe du déluge ).

Eh bien, le nom de Ut-Napishtim doit avoir exactement la même signification! Et la même chose est aussi le sens du nom sumérien Ziusudra, le protagoniste d’une identique épopée, mais encore plus ancienne. L’analogie est évidente aussi dans la forme, de sorte que « Noé » apparaît même comme un diminutif de Ut-Napishtim! Il faut se rappeler que, l’hébreu et le chaldéen sont des langues sémitiques, avec des points importants de convergence entre eux (comme l’ont deux langues indo-européennes, tel que l’italien et le portugais, et deux langues germaniques, comme l’anglais et le suédois).

Coïncidences tels que celle-ci entre légendes composées dans des époques si éloignés les uns des autres cela a du prodigieux, si on pense à la vitesse avec laquelle l’imagination humaine révise, élabore et met à jour ses histoires; Cependant, personne ne devrait croire que les auteurs bibliques n’ont fait que copier du poème « de l’Épopée de Gilgamesh pour écrire le récit du déluge universel de Noé, parce que entre l’épopée babyloniennes et celle juive il y a aussi des différences abyssales.

Et celle qui est la plus importantes concerne le pourquoi, la motivation pour la quel a été déclenché le déluge. En fait, selon la Bible, Dieu l’as fait pour punir les anciens géants à cause de leur méchanceté, au contraire, vous savez pourquoi les dieux Babyloniens ont convenu entre eux de détruire l’humanité? Selon le poème assyrien Atrahasîs, c’est parce qu’ils était trop … bruyants! En bref, ces dieux prennent la peine de détruire la Terre et la vie sur elle seulement pour leurs propre vivre tranquille!

L’arche a forme d’un cube

Oui, c’est vraiment incompressibles. Je parie que vous vous demandez: est-il possible que celui qui nous a fait décide de supprimer tous les hommes jusqu’au dernier juste parce que trop bruyants? Si c’était le cas même pour nous, il nous reste pas beaucoup à vivre, étant donné que la notre a été effectivement définie la «société du bruit » !

Bien sûr, si il nous semble étrange que Dieu puisse se repentir de ses actions, il nous semblera aussi étrange qu’il puisse être dérangé par notre bruit. Cette explication peut nous faire rire, mais pas plus que la jalousie de Junon à cause des aventures amoureuses de son mari Jupiter, qui pourtant était dit être le roi des dieux. Cependant, dans l’épopée de Gilgamesh est dit que Ut-Napishtim a «des amis haut placés», et précisément il est le bien aimé du dieu Ea, qui – en dépit de la décision que tous les dieux ont concerté entre eux de ne rien dire à personne de leur décision de provoquer le déluge – se met derrière un mur de roseaux et commence à lui parler de ce que les dieux avaient intention de faire.

Seulement que de l’autre côté de la paroi, il y a Ut-Napishtim, qui as entend tout, et ainsi a la possibilité de construire une arche, qui a la forme cubique (contrairement à celle de Noé, qui a la forme d’un parallélépipède), dans la quel il se réfugie avec sa famille et tous les animaux. A la fin du terrible déluge qui a duré sept jours et sept nuits, après que «les eaux sont passé sur la terre comme des armées en guerre, » l’arche se pose sur le Mont Nisir (l’Ararat biblique); Ut-Napyshti regarde dehors de l’arche, et voici que « toute l’humanité est devenue boue »!

Puis Ut-Napishtim sort de l’arche, tout juste comme le Noé hébreu, et offre un sacrifice aux dieux. Mais voici une autre différence importante entre le récit de la Bible et le poème mésopotamien: dans la Genèse est Dieu qui veille sur le sauvetage des huit navigateurs dans l’arche, tandis que dans l’épopée de Gilgamesh les dieux semblent perplexes, même agacé, quand se rendent compte que quelqu’un a échappé à leur fureur.

Cependant, cette histoire doit être placé dans un contexte culturel très spécifique, celui de la Mésopotamie du deuxième millénaire avant JC, où les notions de «Notre Père» et «la providence de Dieu » étaient totalement inconnus. Nous sommes à l’antithèse de l’idée de la divinité que avons-nous les monothéistes.

Qui soutient donc que le texte de la Genèse 6:9 ne peut pas être parole de Dieu, parce que il dépend d’un mythe précédente, de origine totalement humaine, parle sans rien savoir de la théologie juive, qui n’a absolument rien à voir avec le coloré et caméléonesque panthéon assyro babylonienne!

Comment il se débrouille Ut-Napishtim? Évidemment, il a de la chance, parce que Ea convainc les autres dieux de le laisser en paix, car ils ont besoin de quelqu’un pour leurs offrir des sacrifices. Et même plus car le héros est transformé en Dieu, et va vivre pour l’éternité avec sa femme sur une île au bord du monde. Pour le reste, je vais vous dire que Gilgamesh lui demande comment on fait pour devenir immortel, puisque lui y a réussi, et l’ancêtre lui révèle que il aura accès à l’immortalité s’il rester éveillé pendant sept jours et sept nuits; mais le héros, épuisé par le long voyage, s’effondre en sommeil. L’épouse de Ut-Napishtim lui offre cependant l’extrême possibilité : aller au fond de la mer pour chercher une plante miracle, qui redonne la jeunesse à celui qui la mange. Gilgamesh plonge en mettant à ses pieds des roches, la trouve et commence le voyage de retour vers sa ville tout heureux avec la plante miraculeuse qu’il envisage de transplanter pour redonner à tous la jeunesse perdue.

Mais le destin est en embuscade: il fait très chaud, Gilgamesh vit un puits d’eau douce et fraîche, appuie la plante sur le bord du puits et y plonge. Malheureusement, arrive un serpent et dévore la plante; immédiatement perd sa vieille peau et redevient jeune (étiologie typique pour expliquer la mue des serpents). Alors Gilgamesh s’assoit et pleure, comprenant enfin que personne ne peut échapper à la mort ou à son inévitable destin.

Ici est bien évidente le contacte entre ce récit et celui de la Genèse à propos du serpent qui corrompt Ève, et c’est pour cela que j’ai conclu le résumé du poème.

Dans l’Orient ancien est toujours le serpent, qui force l’homme à pécher, ainsi que dans l’Occident médiéval est toujours le méchant loupl’animal par excellence, qui voudrait manger les hommes.

Dans l’histoire de la pensée, comme on peut le voir, il y a des constantes préjudiciels auxquels on ne peut pas échapper. Dire cependant, que la tentation d’Ève est une polycopié du dernier désespéré poème Mésopotamien, à la lumière de ce qui a été dit plus tôt, c’est comme dire que la foi des Juifs n’était qu’une variante du polythéisme mésopotamienne, ce qui est clairement une anacoluthe.
En relisant la trame du fantasque poème de Gilgamesh, nous sommes convaincus que la Bible doit toujours être lu en tenant compte du contexte social, culturel et religieux dans lequel elle a été composée:
inspirée oui par Dieu, mais pourtant écrite par des hommes immergés dans un contexte à partir du quel il est impossible de faire abstraction sans faire une bourde effrayante.

Cela est évident lorsque on étudie attentivement quel genre de pensée est attribuée à Dieu par l’auteur biblique (ou mieux, les auteurs de la Bible). En parfait accord avec la théorie de la «rémunération» ce n’est pas une raison futile celle pour laquelle Dieu veut se débarrasser de l’humanité: Il a vu que les hommes sont devenus trop méchants, c. à d. ils ont corrompu sa création.

Dieu ne peut plus les voir s’égarer, commettre des crimes en toute impunité, adorer des faux dieux; et c’est pour cela qu’IL change opinion, que «se repent», même de ce qu’il avait fait avant.

Le désir de justice inné en chacun de nous, par lequel nous frémissons en voyant les perfides triompher dans ce monde et les petits et les faibles piétinées sans pitié, il est automatiquement appliqué à Dieu, qui, contrairement à nous a tous les moyens à sa disposition pour donner leur dû à qui a mal agi.

Le déluge est donc présentée non comme un acte arbitraire, un geste inconsidéré par un maître qui traite nous les hommes comme un agriculteur traite un champ de pommes de terre, mais bien au contraire comme un acte colossal de justice contre les pécheurs (et la justice et l’amour ne sont peut-être pas les caractéristiques du Dieu judéo-chrétien?).
«Il y avait des géants sur la terre »

À cet égard, il vaut la peine de dire quelques mots sur le contexte dans lequel est fixé la tragédie du déluge, car il est très important. Au début de l ‘«histoire de Noé, » dans Genèse 6:4 il est dit: «Les géants étaient sur la terre en ces jours la. Il en fut de même après que les fils de Dieu furent venus vers les filles des hommes, et qu’elles leur eurent donné des enfants: ce sont ces héros qui furent fameux dans l’Antiquité ».

C’est un récit très archaïque, pas dans le sens qu’il a été écrit il y a longtemps (la rédaction finale du Pentateuque date du sixième siècle avant JC.), Mais dans le sens que l’origine de la tradition est très ancienne. Entre autres choses, il se trouve dans beaucoup d’autres cultures, non seulement chez celle juive ou mésopotamienne: qui ignore, en fait que la plupart des héros grecs qui ont pris part à la guerre de Troie était descendants des dieux et déesses de l’Olympe?

Achille, le Superman du mythe grec, était le fils de Thétis, la déesse de la mer; Ulysse devait sa ruse au fait de descendre directement de Hermès (Mercure), le dieu des voleurs; Ménélas, roi de Sparte, en plus que être gendre de Zeus à travers la belle épouse Hélène, il descendait lui-même du roi des dieux par Tantale, roi de Lydie, célèbre pour la peine proverbiale, qu’il a reçu dans l’Hadès. La même chose s’applique pour le roi troyen Priam et pour tous ses enfants, descendants de Dardanos, nés de l’amour de Zeus pour Electra, immortalisés par Foscolo dans son poème qui porte son nom «Sépulcres». Puis, Énée qui pour se sortir du pétrin se sert souvent du fait d’être le fils de Vénus.

En dehors des poèmes homériques nous trouvons Œdipe, le malheureux roi de Thèbes, qui descendait de Agénor, roi des Phéniciens, fils de Poséidon et de la nymphe Libye. Même Hercule, le héros grec par excellence, était le fils de Zeus et d’Alcmène, épouse d’Amphitryon, roi de Thèbes, dont Jupiter prend l’aspect pour pouvoir en toute impunité coucher avec la femme; Eete, roi de Colchide à qui Jason parvient à voler la toison d’or, était le fils d’Hélios, le dieu du soleil, ainsi que la magicienne Circé. Même Minos et Rhadamanthe, les deux juges bien connus de l‘Ades (le royaume des morts), étaient fils de Zeus et de la nymphe Europa.

Comme vous pouvez le voir, il semble que l’ensemble de l’Olympe est venu passer du bon temps sur la terre, faisant razzia sur les femmes pour satisfaire leur propre plaisir, et générant ainsi un peuple de demi-dieux dotés de qualités exceptionnelles, qui on pense soit habites dans notre propre monde non seulement dans le passé très lointain, attestée que par des légendes tellement fantaisistes qu’ils sont incroyable, mais aussi dans les temps historiques, comme lorsque se sont produits des faits sérieusement documentés comme la prise de Troie. D’autre part, même Alexandre le Grand a prétendu être le fils de Jupiter Ammon!

Maintenant, pour revenir à la Bible, les «fils de Dieu» dont il est dit dans la Genèse 6 ce sont que des anges. Il ne peut pas être autrement que ainsi, parce que – tandis que les païens avaient de nombreux dieux, et alors on pouvait admettre que ces dieux s’accouplaient avec les «filles des hommes», c’est à dire avec des femmes mortelles – pour les Juifs n’y avait qu’un seul Dieu, ceci était de nature transcendante et ne s’accouplait avec personne!

Donc, ce sont les anges qui décident à un certains moment de s’incarner et de donner vie à une lignée de héros. Les héros sont tels puisqu’ils sont plus forts et / ou plus intelligents que les autres mortels, simplement parce qu’ils ont le sang bleu qui coule dans leurs veines. Ces héros anciens sont appelés «géants». Peut-être parce qu’ils étaient grands? En d’autres termes, ce sont vraiment les «géants» dont ils parlent les romans de fantasia qui ont aujourd’hui beaucoup de chance, c’est-à-dire êtres d’apparence humaine, mais de stature colossale? Vraiment Genèse affirme que, dans ces âges sombres, la Terre était couverte par des hommes hauts comme des cyprès, avec la force d’un éléphant et une méchanceté proportionnée à la taille?

Bien qu’il puisse sembler étrange, un Juif pieux tel que le prophète Baruch l’intente ainsi puisque il les nome ainsi, de «grande taille» dans le livre apocryphe de (Baruch 3:26 et suivants nous lisons:

[26] La sont nés les fameux géants de l’antiquité, de haute stature, expert en guerre; [27] Mais Dieu ne les a pas choisis et ne leur a pas donnez la voie du savoir : [28] ont péri parce qu’ils n’avaient pas la sagesse, sont péri à cause de leur folie.

Peut-être que Baruch avait entendu parler de la légende grecque des Titans, fils du Ciel et de la Terre, qui ont été défaits et écrasé dans le Tartare par Zeus pour avoir osé d’essayer escalader l’Olympe et supplanter les dieux (évidemment, grec ou biblique que ce soit, c’est le destin, que les pauvres géants fassent une mauvaise fin. Il suffit de penser aux ogres des contes de fées, tannées soit par le petit Poucet que par le rusé Chat botté). Mais gardez à l’esprit que il n’est pas nécessairement besoin d’attribuer une taille gigantesque à ces guerriers légendaires. Quelqu’un est un géant, même quand il est tout simplement plus fort que les autres: en fait on n’as pas dit de Cassius Clay qu’il était un «géant de la boxe »?

Une chose est cependant certaine: les Achille et les Hercule dont nous est raconté dans toutes les fables, les légendes et les mythologies, si jamais seraient existait, ont vécu à une époque si lointaine que les auteurs de ces sagas mythologiques ne savent même pas exactement où les mettre.

Alors l’auteur biblique s’en sort indiquant simplement qu’ils ont vécu « avant le déluge ». De même pendant les XVIIe et XVIIIe siècles, quand on retrouvait des fossiles non identifié, dont on ne savait pas fournir l’âge, car alors il n’y avait pas la méthodes modernes de datation au carbone 14, et d’autre méthodes modernes de datation, on disait qu’ils étaient les restes d’êtres vivants qui ont péri dans le déluge universelle.

Même les premiers fossiles de dinosaure jamais découvert, on été dit anti-déluge et les empreintes de pattes à trois doigts trouvés en Amérique, ont été considérés comme des empreintes laissées par le «corbeau de Noé » après le déluge! Pensez que même le célèbre paléontologue Georges Cuvier (1769-1832), le père du moderne étude des fossiles, a admis pour vrai la théorie dite catastrophique, selon la quel catastrophes de portée cosmiques se seraient périodiquement abattus sur la terre, effaçant toutes formes de vie, qui après, Dieu aurais pourvu à recréer: la dernière catastrophe devait être, en fait, le déluge universelle mentionnée dans la Genèse

Les fils de Seth et les filles de Caïn Cela dit, pour mémoire, je dois vous informer que les Pères de l’Église avaient proposé une autre explication de l’obscure passage biblique dont nous parlons: les «fils de Dieu» seraient des hommes fidèles à Dieu, c. à d. les descendants de Seth mentionnés dans la généalogie de Genèse 5, tandis que les «filles des hommes» seraient les femmes pécheresses, c’est à dire les descendants de Caïn. Les fils de Seth étaient tous pieux, tous dédiés au culte du Seigneur, mais à un certain moment ils ont mariées les femmes Caïnites, et ceux-ci les ont perverti.

Évidemment, c’était à l’œuvre le détestable travail de sexisme qui a conduit certains artistes du Moyen Age à sculpter dans les chapiteaux des cathédrales gothiques l’effigie du diable qui donne la femme à Adam, sexisme qui a conduit Saint-Jérôme à définir la femme « la porte du diable, la voie de l’iniquité, genre nuisibles « !

Or, cette interprétation de la Genèse 6:1-4 est purement romanesque , parce que dans la Genèse il n’existe aucun élément qui puisse faire penser à une identification similaire. L’expression «fils de Dieu» (en hébreu Ben-Elohim) dans l’ancienne tradition juive désigne toujours les ANGES, des êtres supérieurs aux hommes, manifestations de la transcendance divine; par conséquent, vouloir voir en ces versets l’union des enfants de Seth et des filles Caïn c’est une théorie née dans un environnement qui connaissait peu du judaïsme et de la langue d’Israël.

Procéder seulement par association d’idées, on risque alors de faire dire au texte biblique ce qu’il n’a jamais voulu dire, un peu comme les lectures fondamentalistes de la Bible et du Coran que certains font encore aujourd’hui, qui sont basés sur le même principe erronée qui est à la base de cette interprétation fantaisiste.

De toute façon, avec quiconque on voudrait les identifier, tous sont d’accord dans l’affirmation que, bien vite ces géants se sont mis à pécher. Pourquoi font-ils cela? Parce qu’ils sont les enfants des dieux, et pas des mortels ordinaires. Infiniment fiers de leurs prouesses et leur ascendance céleste, ils pensent qu’ils peuvent faire tout ce qui leur plaît le plus, et augmentent ainsi leur méchanceté.

Ceci est une preuve du fait que, comme l’écrit le bibliste Mario Cimosa, ces récits veulent tout juste « nous manifester l’amour de Dieu qui est entré dans l’histoire de l’homme, IL s’est mis à marcher à côté de lui, (…) IL l’as libéré de l’esclavage de lui-même. Et la Bible ne le fait pas d’une façon abstraite et théorique, mais d’une manière concrète … décrivant de façon palpable les événements de «l’homme du temps passé, qui sont les vicissitudes de l’homme de toujours».

 

 

Une femme de 150 ans ? (4/12 Théologie Genèse 1-11) 21 août, 2014

Classé dans : Théologie — Sentinelle Chrétienne @ 13:59

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4ème de 12 articles de théologie sur les chapitres 1-11 de la Genèse (Une vision de l’histoire).

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

La longévité des patriarches

Avez-vous vu combien de significations cachées, est possible trouver en analysant attentivement le texte de la Genèse? Et ce n’est que le début: le meilleur est encore à venir. En fait, après l’épisode de l’expulsion de l’Eden et puis l’assassinat d’Abel, est né la nécessité de combler le vide entre Adam et Noé. À Cela pourvois la liste des descendants de Caïn (4:17-24), et puis de Set (chapitre 5), le troisième fils d’Adam et Ève. Eh bien, nous pouvons voir clairement une caractéristique flagrante de ces derniers: leur longévité.

Tous ils vivent pendant des siècles. Adam atteint 930 années, Set 912; Noé les bat, en touchant le seuil de 950 ans; même Mathusalem, le grand-père de Noé, mort l’année de l’inondation, vit 969 ans. Ce sont des âge incroyables: c’est comme si ces gens soit nés en l’an 1000, au temps des duels entre chevaliers et de la lutte pour les investitures, et soit mort sur le seuil de l’ère atomique et de l’espace, après avoir vu la guerre entre les communs et l’empire, le voyage de Marco Polo, la peste noire en Europe, l’humanisme, la découverte de l’Amérique, la Renaissance, la Réforme et la Contre -Réforme, la guerre des Trente Ans, l’Illuminisme, la Révolution française et les deux guerres mondiales! Pensez combien de choses ils auraient à dire!

Est-il possible? Le théologien Anna maria Cenci, encore dans les ans deux mille, répondait oui, avec la motivation que «rien n’est impossible à Dieu» (déjà utilisé avant elle, par l’archange Gabriel). Mais si nous nous allons voire dans les mythologies des peuples voisins d’Israël, nous trouvons de nombreuses similitudes sur lequel nous ne pouvons absolument pas passer outre.

Des tablettes cunéiformes trouvés en Mésopotamie inférieure en est ressorti que les roi sumérien de origines légendaire ont régné pendant des milliers, voire des dizaines de milliers d’années.

Il y a un certain Enmeenluanna roi de Bad-Tabira avant le déluge, qui aurait régné pendant plus de 43.200 années; près de 45 fois plus que Mathusalem qui est considéré l’homme à la grande longévité par antonomase. Et de ce roi on ne peut certainement pas dire qu’il avait la protection du Tout -Puissant! Dites ce que vous voulez, mais ces effrayants longévité ne cessent de m’impressionner.

Il est évident que nous avons à faire, même ici, avec une influence sur le peuple hébraïque de traditions des différents peuples avec qui il est entré en contact au cours de sa millénaire histoire (au prêt de qui, dans ce cas, était prisonnier).

Les Israélites ont absorbée des Chaldéens la conviction que avec le temps l’âge de l’homme a été diminuée, mais étant un peu plus réaliste que eux, ils ont réduit le nombre d’années jusqu’à environ neuf siècles. Mais ils ont fait encore plus: dans le sillage des récits sapientielles de la création, ils ont voulu implicitement donner un sens à ces âge vénérable.

Théologiquement, pour ainsi dire, en dépit du péché primordiale, les hommes dans les premiers temps se sont conservés honnête et craignant Dieu; par la suite, cependant, l’homme perd peu à peu la mémoire des dons de Dieu, il a commencé à pécher, à se fabriquer des faux dieux, et ainsi les hommes ne méritent plus de vivre aussi longtemps: leur âge a été progressivement réduite, jusqu’ aux limites d’aujourd’hui.

Nous sommes confrontés à ce qui va devenir une constante dans la rédaction de la Bible, àl’histoire humaine est appliquée la théorie de la RETRIBUTION, selon la quelle tous les malheurs humains sont des punitions de Dieu, à cause des péchés graves commis.

L’inondation du Déluge, la fin de Sodome et Gomorrhe, l’oppression des Philistins, la division du royaume de Salomon entre Israël et Juda, la captivité babylonienne (et même la destruction du temple en 70 après JC, et l’échec de la révolte anti-romaine de Bar Kochba en 135), sont tous événements « relus » dans cette perspective.

Cela présuppose, bien sûr (au contraire de ce que se passait chez les peuples païennes pour qui mourir jeune dans la bataille était un honneur), que la longévité, pour les auteurs bibliques, est un signe de la faveur divine. Nous sommes aux antipodes de la devise de Ménandre: «meurt jeune celui qui est chère au Ciel! »

« Sa vie ne sera que de 120 ans»

Cette affirmation est confirmée par le fait que la première chose que Dieu fait pour punir les pécheurs est de réduire leur durée de vie moyenne: «Mon esprit ne restera pas à toujours dans l’homme, car l’homme n’est que chair, et ses jours seront de cent vingt ans » (Genèse 6:3).

Il est très significatif le fait que la personne plus longéve dont on connais exactement les dates de naissance et de mort sur la base de documents fiables était Jeanne Calment, une Française qui est morte le 4 Juillet 1997, à l’âge vénérable de 122 ans!

Plus en avant, cependant, nonobstant encore en époque historiques des personnages tels que Josué, et Tobias sont dit mourir à l’âge de 110 ans, la Bible corrige elle-même; verset 10 du Psaume 90 dit dans un apodictique, «les jours de nos années s’élèvent à soixante-dix ans, Et pour les plus robustes, à quatre-vingt ans; ».

La durée maximale de la vie humaine est ainsi reportée dans les limites autorisées par la dégradation physique (ne pas oublier que le corps de nos ancêtres il y a 5000 ans n’était pas physiologiquement différent du notre actuelle) c’est, surtout, par les conditions de vie de ces temps, quand la médecine était fondée uniquement sur la magie, et la chirurgie est à considéré comme un saut dans l’inconnu.

Bien sûr, vous pouvez me dire qu’il y a eu toujours quelqu’un, avant même l’invention des modernes vaccins et thérapies médicales, même lorsque le niveau de vie était plutôt bas, qui a franchi ce seuil limite de quatre-vingt ans. Parmi les personnes célèbres du passé qui ont atteint plus que les quatre-vingt ans, et dans certains cas aussi le siècle de vie, nous pouvons nous souvenir de Sophocle (496-406 avant JC), le célèbre dramaturge athénien, auteur, entre autres, de « Œdipe roi »; Socrate (436-338 avant JC), l’orateur et compatriote du précédent; Narsès (478-573), général byzantin qui reconquit partie occidentale de l’empire de Justinien; Aurèle Cassiodore (490-583), historien de la tarde latinité, ministre de Théodoric, et auteur de une « Chronique » universel; Agathon de Palerme (575-681), pape de 678 à 681;

Enrico Dandolo (1108-1205), doge vénitien sans scrupules « sponsor » de la quatrième croisade; Saint François de Paule (1416-1507), le saint patron des marins; Andrea Doria (1466-1560), amiral et homme d’État génois; Tiziano Vecellio (1485-1576), peintre italien de la Renaissance très admiré; Bernard de Fontanelle (1657-1757), savant et philosophe transalpin; Louis de Richelieu (1696-1788), diplomate Parisien; Michel Chevreul (1786-1889), chimiste français; et Vincenzo Gioacchino Pecci (1810-1903), pape de 1878 avec le nom de Léon XIII. Aucun de ceux-ci, cependant, a atteint 120 ans, même pas Saint-Antoine Abate, l’ermite de la Thébaïde, décédé en 357 que, selon certains hagiographes, lors du passage à meilleure vie il aurait eu 105 ans!

À dire la vérité, parfois à la télé on a des nouvelles de gens qui vivent dans les Andes ou dans le Caucase, qui prétendent avoir dépassé 130 ou peut-être 140 ans de vie; mais ces lieux ont en commun l’absence de bureaux d’enregistrement des naissances, et il est logique que les personnes âgées ont tendance à se surélever l’âge par vaine gloire, comme les dames ont, par contre, tendance à la diminuer.

Il est désormais trop bien connu le cas d’une femme noire, une personnes âgées qui voyageait dans le dix-neuvième siècle dans le sillage du cirque Barnum, et qui prétendait avoir été la nourrice de George Washington: si c’était vrai, elle aurait eu plus de 150 ans. Cependant, à sa mort, une autopsie a constaté qu’elle ne pouvait pas avoir plus de 80-90 ans. Donc, avec tout le respect dû à chaque exégèse fondamentaliste, nous pouvons dire que si Mathusalem et C. Ils sont réellement existé, ils n’ont pas dépassé l’âge que Mère Nature donne habituellement à un homme.

Bien sûr, à certains d’entre vous peut se poser un doute: pourquoi aux patriarches ont été attribués ces âge précisément, et non pas d’autres? Quelle est la signification de ces nombres ainsi exagérés?

Des nombres magiques?

Les explications possibles sont nombreux. Il n’est pas exclu que ces âges extraordinaires représentent des nombres magiques. Vous savez très bien quelle est l’importance des nombres pour le peuple juif; C’est encore de nos jours une science, appelée GEMATRIA, qui traite l’étude des nombres, relié à la CABALA.

La cabale n’est certainement pas seulement napolitaine: a été inventé par les Juifs pour connecter des faits historiques à des nombres qui servent non seulement à interpréter le présent, mais aussi pour prédire l’avenir.

Même à cet égard ont été faits, cependant, des l’hypothèse: par exemple, Isaac Asimov émis l’hypothèse que l’âge des patriarches sont exprimées non pas en années mais en mois lunaires; de cette façon, 969 années de Mathusalem seraient réduites à environ 70 années solaires: Alors longue vie, oui, étant donné le temps, mais pas exceptionnelle .

D’autres, en notant que l’âge d’Énoch (365 ans) est le nombre de jours dans une année solaire, ils pensaient que l’âge de son père Jared (962 années) correspond à la période synodique de la planète Vénus ajouté à celui de la planète Saturne, tandis que les 777 années de Lamech serait la somme de la période synodique de Jupiter et de Saturne. En bref, les durées de la vie des patriarches seraient interprétés comme la durée de vie des cycles astronomiques.

Quelqu’un d’autre par contre a supposé que ceux donnés dans la Genèse ne sont que quelques maillons de la chaîne des générations qui d’Adam arrive jusqu’à à Noé, c. à d. de ceux qui sont les plus importants; dans la pratique, toute une série de générations serait synthétisée dans son représentant le plus significatif. Par exemple, 969 années de Mathusalem représenteraient une vingtaine de générations, dont le représentant le plus éminent serait justement le grand-père présumé de Noé, de sorte que serait nommé seulement lui!

Or, même à la lumière du discours que nous avons fait avant, ceci est complètement insensé. Selon le bibliste H. Renckens, en fait, «le prodige d’une tradition que d’Adam parcourrait sans interruption jusqu’à Abraham est complètement sans fondement, et une saine exégèse ne peut absolument pas en tenir compte. » Autrement dit, nous ne pouvons pas prétendre de posséder une mémoire, une «conscience historique» qui arrive loin par ses racines atteignant jusqu’à dans les origines mêmes de l’humanité! Après quatre, cinq, six, au maximum sept générations, il est bien connu que la mémoire collective se perd, si quelqu’un ne met pas tout par écrit!

Il est vrai qu’en Afrique il y a des conteurs qui parviennent à garder à l’esprit les générations et les événements des 5 ou 6 derniers siècles, et en fait dans le film « Racines » vous voyez un seul de ces bardes qui raconte l’histoire de la famille Kinte jusqu’en 1500 ou plus! Mais il y a toujours le soupçon que la mémoire soit déformée: en passant de bouche en bouche, les événements sont transformés, embelli, peut-être chargé de spéciales détails de nature surnaturel, qui font ressembler les annales historiques à véritables sagas mythologiques (cela a été le sort de l’épopée homérique du Ramayana et de la guerre de Troie).

Mais prenez garde, cependant. Dire cela ne signifie pas rejeté en bloc les 11 premiers chapitres de la Genèse, simplement parce qu’ils se réfèrent à la période avant l’invention de l’écriture; et personne ne peut utiliser à la légère des mots catégoriques comme «absolument vrai» ou «certainement fausse » s’il est vrai que la foi est l’incertain pari dont parle Pascal!

Ce que j’ai suggéré, cependant, doit vous apprendre à prendre tout récit antique « cum grano salis » (avec précaution et intelligence).

Par exemple, je me suis toujours demandé, depuis l’enfance, comment a fait Noé à savoir que les eaux du déluge ont dépassé les sommets des montagnes plus hautes de la terre de 15 coudées (sept mètres et demi), comme est dit dans Genèse 7:20 si le patriarche ne pouvait pas regarder hors de l’arche, qui était toute bouchée et recouvert de bitume, sinon l’eau aurait pénétré en elle, ce qui l’aurait fait couler!

Ce n’est pas un cas que pour savoir si le déluge était fini ou pas, Noé a dû se servir des oiseaux, a dû envoyer le corbeau et la colombe, parce que les fenêtres étaient situées sur le toit, sinon l’eau aurait pénétré à l’intérieur. Or comment a fait Noé pour connaître que les coudées étaient bien 15? Ceci, bien sûr, est une annotation mis en place par la tradition plus tard.

Les patriarches antédiluviens

Même les noms attribués aux patriarches témoignent de l’origine «mythique» de ces récits. Adam, comme mentionné, est l’«homme» en général, mais aussi Enos (fils de Seth) signifie « homme » (Énoch en hébreu). Étant donnée que Caïn s’enfuit à (NOD, ce qui signifie rien d’autre que «fugitif») et Abel étant mort, Ève génère un autre homme, Set un homme nouveau à la place de Abel, qui d’autre part, signifie «quelque chose de bref », « chose vaine » (dans l’original hébreu ‘Ebel’ est, littéralement, « souffle de vent « ); c’est aussi le même mot qui résonne dans (l’Ecclésiaste): « Vanité des vanités, tout est vanité » (1:2).

En fait, Abel a vécu une très courte vie par rapport aux autres patriarches! Caïn signifie «possession», et, en fait, Éva (comme vous le savez) dit dans la Genèse 4:1: «J’ai acquis un homme de par l’Éternel » Mais il est clair qu’il y a là une autre allusion: Caïn et ses descendants ont préféré la possession de biens matériels à la jouissance de l’intimité avec Dieu, ce qui par contre était le vouloir des homme juste comme Noé et Abraham. Le troisième fils d’Adam et Ève, Set, porte un nom qui peut signifier «appelé» ou «acquis», en référence à la Genèse 4:25: «Dieu m’a accordé un autre enfant à la place d’Abel, que Caïn a tué « .

Le fils de Caïns’appelle Hénochen hébreu « consacrée à » (sous entendu: Dieu), cela rappelle ces victimes des sacrifices, souvent humaine, offertes par d’autres peuples aux dieux païens au moment de la fondation de nouvelles villes; En fait, selon la Genèse 4:17, Caïn bâtit une ville et lui donne le nom de son premier-né, Hénoch.

Dans la généalogie des Séthites on a Hénochfilsde Seth; Enosch engendre Kénan (nom qui a la même étymologie que Caïn), Kénan engendre Mahalaleel (nom qui peut signifier ‘Gloire à Dieu’), c’est à dire, le père remercié le Seigneur pour lui avoir accordé un fils. Le successif anneau générationnel, Jared, est interprété comme «descente»; qui serait à entendre comme « descendance« , mais le livre apocryphe d’Énoch interprète ce nom plutôt dans son sens littéral, car, durant sa vie les anges appelés «Vigilantes» seraient descendu sur la terre pour enseigner aux hommes la voie de la justice, donnant vie aux demi-dieux qui aurait peuplé le monde avant le déluge.

Du fils de Jared Énoch on en a déjà parlé à propos de son homonyme Caïnite, mais avec la difficulté que à lui n’est pas associé la fondation d’aucune ville; étant donné que sur lui a prospéré une vaste littérature qui l’a voulu dépositaire d’une très vaste sagesse, quelqu’un a pensé à une possible étymologie alternative, de l’hébreu «enseignement». De tous les autres patriarches antédiluviens et postdiluvienne est indiqué l’âge, la postérité et le moment de la mort, selon une formule fixe « X avait N ans, et engendra Y; X après avoir engendré Y a vécu N’ ans, et il engendra des fils et des filles. L’entière vie de X fut de (N + N’) ans, puis il est mort « . La seule exception à ce stéréotype c’est le séthite Énoch, Genèse 5:23-24 qui dit:. « Tous les jours d’Hénoch furent de 365 ans Hénoch marcha avec Dieu; puis il ne fut plus, parce que Dieu le prit. « 

Ces versets mystérieux ont donné naissance à la tradition que Énoch a été enlevé au ciel comme Élie, et en fait, dans l‘ »Orlando Furioso » de Ludovico Ariosto, le Paladin Astolphe le trouve dans le jardin d’Eden avec Élie et Jean l’Évangéliste. Certains ont supposé que Énoch puisse avoir été même une divinité solaire, adoré avant qu’en Israël se soit affirmée le monothéisme, étant donnée que sa vie dure 365 années; Cependant, il n’est pas certain que les Juifs d’il y a 4000 ans fixaient en 365 les jours de la durée de l’année solaire.

Le fils d’Énoch, Mathusalem (en hébreu Metuselah), a un nom qui pourrait signifier «l’homme du dard » (avec signification inconnue), ou « sa mort apportera. » Comme déjà mentionné, il est le plus âgé parmi tous les personnages de la Bible, et pour cela qu’il est entrée dans l’imaginaire collectif comme symbole de longévité.

Mathusalem était le père de Lamech, dont le nom pourrait signifier «Serviteur de Dieu»; ceux-ci seraient morts à 777 années (en fait une date soupçonnée de cacher une quelque sorte de numérologie) cinq ans avant le déluge.

Lamech était le père de Noé, dont le nom est interprété par la Genèse elle-même comme le « consolateur »; En fait, son père Lamech dit de lui dans la Genèse 5:29: « nous consolera de nos fatigues et du travail pénible de nos mains, provenant de cette terre que l’Éternel a maudite. » Il s’agit vraiment de une étymologie postérieur, due à la dite tradition sacerdotale, courant théologique du judaïsme qui s’est développé au moment de la déportation à Babylone (VIe siècle av.). Pour les Juifs, en fait, le nom n’est pas une simple expression vocale, mais l’essence même des choses.

Le premier acte d’Adam, quand Dieu a créé les animaux et les présente à Adam pour se choisir un partenaire, est celui de donner un nom à chacun d’eux (Genèse 2:20): nommer une chose revenait à la posséder, et en fait, dans le livre des Nombres nous lisons que les Israélites ont changé le nom de toutes les villes conquises en Palestine à la fin de leur exode.

Pour eux, il valait d’une manière spéciale donc, le dicton latin: «Nomina sunt omina, » ce qui signifie « les noms sont présages »! Les Juifs ont toujours été tentés d’expliquer la similitude des noms de personnes et de lieu, comme vous pouvez le voir en lisant divers passages de la Bible, comme celui de Genèse 21:22-34, dans lequel l’histoire de l’alliance d’Abraham avec Philistin Abimélech est utilisé comme un indice pour expliquer le nom de la ville de Beersheba.

Une étymologie la plus probable du nom de Noé est celle qui le ramène à une racine sémitique avec le sens de «celui qui s’étend »: évidemment, celui qui prolonge la vie, l’humanité, l’histoire au-delà de la catastrophe de l’inondation; qu’ils devaient mettre fin à tout pour toujours. Noah vient à propos, parce que nous sommes maintenant sur le seuil de la catastrophe effroyable du DÉLUGE UNIVERSAL.

 

 

Genèse 1-11 le livre des pourquoi: 3/12 théologie 18 août, 2014

Classé dans : Théologie — Sentinelle Chrétienne @ 11:07

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3° des 12 articles de théologie: Genèse 1-11 Une vision de l’histoire

Récit ou vision de l’histoire?

Du cercle vicieux dont nous avons parlé dans le chapitre précédent on en sorte en se laissant convaincre que toute l’Écriture est la Parole de Dieu incarné en un moment précis de l’histoire humaine. La Genèse, comme une grande partie de notre Bible, n’est pas un vrai RECIT D’HISTOIRE, cet à dire ce n’est pas de «l’historiographie» comme nous l’entendons aujourd’hui; il s’agit plutôt d’une « VISION de l’HISTOIRE», comme l’as écrit d’une façon éclairante le bibliste Mario Cimosa.

En d’autres termes, c’est une histoire revisitée à la lumière d’un précis projet religieux et sapientiel. Dans la Bible, ne manquent pas, bien sûr, de vrais morceaux d’historiographie qui anticipent de quatre ou cinq siècles celle d’Hérodote et Thucydide.

C’est le cas de l’histoire de la succession au trône de David, qui est l’histoire des vicissitudes d’Absalon, Adonias et Salomon décrits à la fin du deuxième livre de Samuel et au début du premier livre des Rois; celle-ci est un véritable récit d’historiographie, et il mérite d’être lu, car il nous montre comment un contemporain décrit les faits auxquels lui-même avait été témoin.

Sous le règne du roi Salomon (environ 970-930 a J.C.), on a ressenti le besoin de donner une légitimité au trône de ce roi après David, parce qu’il était juste l’un des nombreux fils de David, et en plus né d’un mariage de péché; l’un quelconque des fils de David pouvait aspirer au trône, mais seulement Salomon l’avait conquis, et donc il y avait la nécessité de prouver qu’il l’avait fait à juste titre, comme légitime héritier du trône. Et c’est pour cette raison que les faits tels qu’ils se sont produits, peut-être avec quelque touche encomiastique (comme c’était alors en usage) ont été rapporté et consigné par écrit, pour puis converger dans ces livres de la Bible au moment de leur rédaction finale. Le passage cité est donc un rapport qui nous vient directement de il y a 3000 ans!

Déjà les récits des livres des Rois ou les livres des Chroniques, cependant, ne sont pas purement historiographiques. Nous lisons, par exemple: «En telle année du tel roi de Juda, devint roi d’Israël le tel … Qui as règnes tôt années … sa femme est la tel … qui accomplit ces entreprises … meurt de maladie ou en bataille … il lui succède un tel autre … » De suite après, cependant, on peut lire: « et il fit ce qui est mal aux yeux du Seigneur, car il a diffusé le culte idolâtre … Il n’as pas donné gloire à Dieu comme il se doit … » et ainsi de suite.

Ici, vous voyez déjà à l’œuvre une interprétation de l’histoire, aux côtés de l’histoire véritable et réelle! Ceci n’est plu historiographie nue et crue, pure et simple, parce que dans l’historiographie l’historiographe doit en être absent. Même Josèphe Flavio, le célèbre historien juif qui nous parle de la destruction de Jérusalem en l’an 70, il n’est pas un historiographe impartial, car il est sans cesse à dire son avis, au fur et en mesure qu’il raconte les faits dont il a assisté comme témoin oculaire.

Cela s’applique à des événements dont plus ou moins était connu comment les événements c’était déroulés. Plus ou moins on connaissait quelle était la succession des rois d’Israël, parce qu’il restait des documents attestant cette succession; plus ou moins, on savait quels étapes avait suivi le peuple juif dans son exode d’Égypte à Canaan; et ainsi de suite. Mais on ne savait absolument rien sur les origines du monde et de l’humanité! Par conséquent, certaines réponses du type théologique et sapientielle vont s’incarner dans un récit historique et projeté à l’origine des temps.

Comme je l’ai dit plus tôt, la Bible tend à REPORTER AUX ORIGINES les réponses aux questions posées aujourd’hui. Par exemple, pourquoi le mal existe dans le monde? Il semble évident: parce que le premier homme a commis un péché impardonnable que puis, génétiquement, il s’est transmis de couple en couple à tous les hommes.

Pourquoi nous les hommes, en dépit du fait d’être frères (parce que nous sommes descendus d’un seul couple), nous nous tuons entre nous? Parce que déjà le fils du premier homme a commis un péché grave, Caïn tua Abel, et depuis lors, cette tentation meurtrière est transmise, elle aussi, pour ainsi dire «génétiquement» de père en fils.

Pensait à Lamech, arrière petit-fils de Caïn, qui hurle: «J’ai tué un homme pour une blessure et un jeune homme pour ma meurtrissure: Caïn sera vengé sept fois, et Lémec soixante dix-sept fois » (Genèse 4:23-24.) Selon certains, l’homme tué était son ancêtre Caïn, comme on peut voire dans les mosaïques du baptistère de Florence). Et pas seulement que ça: Dieu pourrait-il se lasser de l’humanité? A cette question, la Bible répond avec la construction de l’histoire du déluge. Pourquoi les hommes ne vivent pas ensemble dans la paix, mais sont divisés en tant de peuples ayant tant de langues et de traditions différentes, qui se font la guerre les uns contre les autres? Répond l’épisode de la Tour de Babel et de la diaspora ultérieure des peuples de toute la terre. Récits mythiques et des contes légendaires

Donc, jusqu’à Genèse 11, nous sommes en présence d’histoires qu’ils veulent répondre à des questions spécifiques. Mais ce n’est pas assez. Ceux que nous voyons décrit dans ces chapitres (pour ceux qui ne s’en souviennent pas, je les ai tous répertoriés sur cette page) sont des événements qui se produisent encore aujourd’hui, dans l’histoire de tous les jours.

En n’emporte quel jour que nous vivons, Caïn tue Abel (il suffit de regarder les guerres en Bosnie, en Irak, en Irlande du Nord, en Terre Sainte elle-même! Et puis l‘Afghanistan, le printemps arabe et ses conséquences, la Syrie, le califat ……). Pourtant, l’histoire de Caïn tuant Abel est projetée à l’origine de l’humanité, juste pour voir que tout était ainsi depuis le début, et sera toujours ainsi, à cause d’un péché: un péché ORIGINEL, que nous (à la lumière de cette discussion), nous ferions mieux à appeler NATUREL, car inhérente à chaque homme.

À juste titre le grand Pascal dit, à cet égard, que «Adam est mon père, mon fils et moi sommes! » En fait, qu’est-ce que signifie le nom « Adam »? Habituellement il est traduit par «terre», car tel est le sens du mot «Adam», le patriarche ayant été formé avec la terre du sol. En réalité, cependant, le sens exact d’Adam est … « HOMME », c. à d. signifie et indique toute l’HUMANITE ! (puisque Adam est un collective). Toute l’humanité a agi comme Adam, se comporte comme Adam et se comportera comme Adam; Cet à dire, il désobéit à Dieu par fierté, il fait ce qu’il ne doit pas faire parce qu’ils pense qu’en faisant ainsi, il deviendra comme Dieu; et c’est ainsi que viennent tous les maux de l’humanité! Alors, il n’est pas vrai que nous nous transmettons de génération en génération le péché d’un autre, parce que la théologie n’explique pas pourquoi un péché commis par nos ancêtres doit être expié par nous!

Rappelez-vous ce qu’ils ont demandé une fois les disciples à Jésus, à propos de l’aveugle-né? «Qui a péché, cet homme ou ses parents, parce qu’il est né aveugle? » Et Jésus leur répondit: «Ni lui as péché, ni ses parents, mais il en est ainsi parce qu’il se manifestent en lui les œuvres de Dieu » (Jean 9:2-3) On ne peut pas pécher dans l’utérus de sa mère, bien sûr, ou être puni pour une infraction commise par ses ancêtres. En fait, notre péché est «naturel» parce que nous, en vivant, disons AUTOMATIQUEMENT non à Dieu, nous agissons selon des modèles de vie erronées, nous pratiquons l’orgueil, l’envie, la colère, la paresse, la luxure .. .

Ainsi, l’intention, le but de Jésus est notre rédemption de ce péché est aussi de nous racheter de cette « nature de péché », c’est -à- dire, il veut nous enseigner la vraie voie pour que nous soyons racheté par LUI en l’acceptant comme exemple à suivre, et ne plus obéir à une loi! En ce sens, il a dit: « Je suis le chemin, la vérité, la vie. Nul ne vient au Père que par moi.» (Jean 14:6).

Et en fait, comme l’a justement dit Mario Pomilio dans son beau roman « Le cinquième évangile » Jésus « n’as pas laissé une loi à la quelle obéir, mais un exemple à suivre »! Voila, sans tenir en due considération cela, il n’est pas possible comprendre le vrai sens du récit de la chute dans le péché.

Dans cette optique, il est possible de faire une nouvelle division du texte biblique, différent de celui des cinq «histoires» successives que j’ai nommés au début:

Genèse 1 à 4: Récits du Type LÉGENDAIRE – SAPIENTIEL ; Genèse 5 au 11 janvier: Récits du Type MYTHOLOGIQUE; Genèse 12-50: Récits du Type HISTORIQUE-SAPIENTIEL

Aucun de ceux-ci est donc bien «historique», pour les raisons que j’ai expliquées précédemment, il y a toujours une recherche du plan de Dieu sous-jacent aux événements terrestres, même dans les descriptions des événements d’Abraham et de ses descendants, qui sont pourtant encadrables dans un précis contexte géopolitique (comme nous dirons plus tard, sont «historiquement vérifiables« ). A ce point, je sais que beaucoup d’entre vous seront scandalisés parce que j’ai osé utiliser des mots tels que « mythologique » et « légendaire » à propos de la Bible. Il faut nous expliquer bien: une légende est un conte qui n’a pas de fondement historique, une véritable plate-forme pour travailler et de laquelle partir, mais est conçu pour répondre à quelques questions, qui, sinon, resteraient non résolus, et donc pour satisfaire la curiosité de l’homme.

Les contes de la création du monde et de l’homme, de Adam et Ève, de l’expulsion du jardin d’Eden, de Caïn et Abel, de Lamech ce sont des contes de ce type, c. à d. qu’ils veulent apporter des réponses aux problèmesactuels, concrètes.

En ce qui concerne les contes MYTHIQUES, vous savez qu’ils – contrairement aux légendes – ont toujours en eux un résidu de vérité historique; seulement que le fameux « noyau historique » est si bien cachée que on n’arrive plus à en retrouver la trace.

Ce sont tels les contes des géants, du déluge, de la régénération de l’humanité, de la tour de Babel, et ainsi les généalogies des patriarches d’Adam à Noé et de Noé à Abraham.

Cela mérite une discussion à part, car ici, il s’agit d’effectuer une «charnière» entre les contes purement sapientiales, tels que ceux de la création (et pas seulement du cosmos et de l’homme, mais aussi du mal et de la haine entre les êtres humains), et des contes les plus ancrées dans l’histoire, comme les aventures des patriarches, qui sont classables dans une période historique particulière (du XIXe au XVIIe siècle avant J. C. dont il existe des preuves archéologiques concrètes, et non dans l’indéfinie époque des contes de fées. Cette charnière est constituée par les MYTHES.

La première Carte Géographique de l’histoire

Il faut au fait garder à l’esprit que ce n’est pas facile d’écrire l’histoire des âges dont personne ne sait rien. C’est comme si nous voulions écrire l’histoire de l’Allemagne médiévale en ayant à disposition que les poèmes des Nibelungen et les contes des frères Grimm! Eh bien, lorsque les rédacteurs bibliques ont rassemblé toutes les traditions existantes pendant et après l’exil à Babylone, donnant vie au Pentateuque (qui donc a eu une longue transmission orale bien avant la mise par écrit), se sont trouvés dans la même situation: ils avait à leur disposition seulement quelques légendes populaires, et ils devait écrire l’histoire de tout un peuple, si ce n’est carrément de l’humanité!

Ici, en effet, la narration implique encore l’ensemble de l’humanité, alors que ce sera seulement avec Abraham qui on entrera dans le sujet particulier des ancêtres du peuple juif. Pour nous le confirmer vient un élément que je ne peux pas m’empêcher d’en faire un rapide survol, car elle démontre sans équivoque la nécessité d’interpréter le texte de la Genèse. Cet élément est représenté par la MAPPE GEOGRAFIQUE contenue dans le chapitre 2, entre les versets 10 et 14.

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Une mappe du monde décrit en Genèse 2:8-14

C’est vrai: celle contenue dans ces versets n’est pas – comme il pourrait sembler à première vue – une description luxuriante et magique du jardin d’Eden, elle est seulement un peu moins que une représentation cartographique du monde connu à l’époque de l’auteur biblique. En fait, au verset 10 un fleuve sort du jardin et se divise en quatre, dirigeant ses branches vers les quatre points cardinaux, comme vous pouvez clairement voir dans la figure qui est une reconstruction faite par moi même. De ces cours d’eau nous sont fourni les noms hébreux: Pischon, Guihon, Hiddékel (le Tigre) et l’Euphrate.

Les deux derniers sont immédiatement reconnaissables, car ils correspondent à nos Tigre et l’Euphrate (le premier, il est dit que « coule à l’orient de Assour », c’est-à-dire de l’Assyrie). L’autre, cependant, reste tout à fait mystérieux, et les commentateurs s’en sont donné à cœur joie à l’identifier.

Il est probable que le fleuve Ghihon correspond au Nil, vue que de lui il est dit que «entoure tout le pays de Cush, » et que le pays de Cush, comme nous le verrons plus tard, est généralement identifié avec l’Éthiopie. Il est vrai que le cours du Nil ne s’approche jamais moins de 1500 km à ceux du Tigre et de l’Euphrate, mais à cette époque les régions au-delà du Croissant fertile était connu si peu, que, selon certains géographes Latins le Nil naissait dans l’Atlantide, et le golfe Persique était formé par la mer Caspienne! Certaines au contraire identifient le pays de Chush avec celui des Kassites, un peuple à l’est du Tigre, qui a connu une période de grande splendeur entre 1600 et 1200 avant JC, avant la montée des Assyriens. Le Ghihon alors il serait un affluent de droite du Tigre (parmi les possibles candidats : le Grand Zab, le Petit Zab, l’Adh Adhaim, la Diala et le Karkheh).

L’identification de Pison est plutôt liée à celle de la «terre de Avila, » qui à son tour n’est certainement pas facile à localiser, et cela en partie parce que la description que nous donne l’auteur biblique n’est pas sans rappeler un pays de conte de fées riche en or, du bdellium et la pierre d’onyx. Selon certains, il s’agirait d’une contrée mythique, qui sera situé du côté de l’Inde ou dans la touranienne, de sorte que le Pison serait identifié rapidement avec l’Indus (ou même avec le Gange ou l’Amou-Daria).

Cependant, en Arabie habitait au moins deux tribus arabes connus avec un nom très similaire à ceci, que les géographes arabes rapportent dans la forme Hawlan. Ces tribus sémitiques auraient occupé la pointe plus à sud de la péninsule arabique, traversant d’ici la Mer Rouge pour atteindre la côte africaine, où Pline l’Ancien et Ptolémée parlent de la ville de Avalis qui se tenait près du moderne état de Djibouti, et qui aujourd’hui serait connue sous le nom de Zeilah.

Dans Genèse 25:18 il est dit que Ismaël « habitait depuis Avila jusqu’à Schur, qui est le long de la frontière de l’Égypte dans la direction de Assur en Assyrie. » Étant donné que les Ismaélites étaient certainement les ancêtres des Arabes d’aujourd’hui, il semble probable que Avila était une contrée de l’Arabie au sud de l’Euphrate.

Isaac Asimov (1919-1992), le célèbre auteur de science-fiction d’origine juive, a suggéré que le Pison puisse être un affluent qui se verse dans l’Euphrate à partir du sud-ouest; avec l’assèchement progressif de la région arabique, dans les temps historiques, il serait disparu. Ou plutôt que ce fleuve il serait déjà disparu au temps de l’auteur biblique, mais qui en son temps le nom de Pison était encore comme en vie dans les récits mythiques entendu à Babylone.

Une hypothèse intéressante, mais très difficile à prouver. Pour d’autres, cependant, Avila serait également placé dans l’actuelle Éthiopie (mais il y a ceux qui parlent de contrées encore plus méridionales de l’Afrique!) Cependant, même ceux qui soutiennent cette hypothèse continuent à voire Pison dans un des fleuves Indiens. Donc, c’était tout monde habité que l’auteur inconnu de ce passage voulait nous décrire! Cela peut signifier que, dans son esprit, toute la terre, avant la désobéissance d’Adam et Ève, était le paradis terrestre

 

 

Le Monde, Sur quoi prend appuis ? (2/12 théologie Genèse 1-11) 7 août, 2014

Classé dans : Théologie — Sentinelle Chrétienne @ 14:19

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De: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm Une vision de l’histoire en 12 articles en lisant Genèse 1-11

2e article ’Théologie de Genèse 1-11 Une vision de l’Histoire
Un conte sapiential:
(qui nous parle sagement et  savamment selon les connaîssances du moment)

Alors, quelle est la bonne façon d’interpréter les «jours» de la création? Les comprendre comme une séquence chronologique d’événements successives, tels que la rigide scansion temporel l’indique, est une lecture fondamentaliste, digne des Témoins de Jéhovah. Au lieu de cela, notre histoire de la Création est un récit sapiential ! L’homme se pose des questions et tente d’y répondre avec les outils qui lui fourni son époque.

Nous aujourd’hui, qui avons à portée de main les mathématiques et la physique moderne, nous répondons comme bien nous le savons, en pouvant construire des théories cosmologiques complexes tels que le Big Bang, la relativité générale, la mécanique quantique, la structure des atomes, l’évolution des étoiles, la matière et l’énergie obscure, l’inflation, les trous noirs …

Or, dans ces temps là, toutes ces connaissances N’EXISTAIT PAS et donc les hommes aux questions qu’ils se posait ont dû répondre comme ils le pouvaient, c’est-à-dire de la façon qui nous est connu: avec la force de ses mains, ainsi q’un potier moules l’argile, Dieu plasma le chaos informe et le transforme en une œuvre achevée, en réalisant ce beau cosmos que nous pouvons admirer.

Affirmer que ce récit (de tipe sapientielle) décrit minute par minute et seconde par seconde ce qui s’est passé dans les sept premiers jours de vie de l’univers, ainsi qu’un chroniqueur note les faits sur un calepin ou ordinateur portable ou comme un cameraman qui fait des prise de vue d’un événement ou avec l’appareil photo, cela signifie l’invalidation d’un seul coup des siècles de la recherche scientifique, vers laquelle Dieu lui même nous a poussé dans Genèse 9:1-2 («Multipliez-vous et possédez la terre! »).

Il est évident que la science moderne donne des réponses différentes aux mêmes questions qui on se posait alors: par exemple, les premiers chapitres de la Genèse disent que tout a été créé par Dieu DIRECTEMENT, le soi-disant «créationnisme», et que toute l’espèce humaine vient à partir d’une seule paire, le soi-disant « monogénisme« . Aujourd’hui, cependant, les dernières théories prétendent que le cosmos tout entier S’EVOLUE progressivement encore de nos jours, le soi-disant «évolutionnisme», et probablement l’espèce humaine, ainsi que toutes les autres espèces, il ne provient pas d’un seul couple, mais de tout une COMMUNAUTÉS de proto-géniteurs le soi-disant « polygénisme« .

Alors, comment peut-on concilier cela? A noter que Adam = homme, est un collectif et signifie précisément « HUMANITE’ » (Köhler), Luter est du même avis puisque il a traduit très bien avec « Menschen » ‘’Hommes’’ Donc la Bible nous raconte que Dieu a crée non pas seulement un homme, mais l’Humanité, nos proto-géniteurs.

Le fait est que la Bible n’est pas un livre d’histoire ou de science, comme la Divine Comédie n’est pas un livre de géophysique, mais ne faut pas tourner en dérision ni l’un ni l’autre, en utilisant la science moderne, comme cela se fait dans de nombreux ambiants «culturelle» à la fois de gauche que de droite. On ne peut pas prétendre affirmer: «En ces jours la, ils ne savaient pas quoi répondre, en l’absence d’une base scientifique solide, ils ont fourni les réponses manifestement erronée, et maintenant nous allons prendre soin de donner les bonnes réponses. » Chef de cette école de pensée est le positiviste français Auguste Comte (1798-1857), auteur de la théorie de la soi-disant des «trois stades. »

L’histoire de l’humanité aurait connu trois étapes: la théologie (c.-à-d. MITIQUE), dans lequel les phénomènes naturels sont considérés comme des manifestations d’agents surnaturels, dont, aux forces de la nature on lui attribue un esprit, un «Manitou», comme disent les Amérindiens; la métaphysique (c.-à-d. RELIGIEUX), dans lequel existe un Dieu créateur (ou plusieurs) qui, du haut des cieux, génèrent et gouvernent l’ensemble de la nature; et, enfin, le positive (scientifique), dans lequel l’homme se rend compte que à gouverner l’univers sont seulement les lois de la physique, et en plaine autonomie enquête sur l’univers en abandonnant les vieilles croyances religieuses et mythiques.

Tout cela est tout simplement ABSURDE. On ne peut diviser l’histoire humaine en trois parties de cette façon la: plutôt l’humanité dans toute son histoire Est à la recherche continuelle de ses ORIGINES en se demandant, «Pourquoi j’y suis moi et il n’y a pas le rien? » «Pourquoi je ne suis pas ailleurs mais je suis ici? » «Pourquoi dois-je mourir? » etc.

Dans le passé, l’homme a donné des réponses à ces questions adéquates à la connaissance de son temps; Aujourd’hui, par contre, fournit des réponses différentes, mais cela ne signifie pas qu’ils sont en contradiction les uns avec les autres: il faut entrer dans le véritable esprit du récit biblique.

Tous les premiers chapitres de la Genèse sont un excellent conte étiologique, tendu à rechercher les CAUSES des choses, avec des outils qui était adaptés à la culture de l’époque plutôt primitive. Cela ne veut pas dire que, pour l’époque dans laquelle ils ont été formulés, ces hypothèses ont moins de valeur que ceux qui nous avançons aujourd’hui: tout est «relative» au moment historique. Et nous nous en rendons compte si nous analysons la COSMOLOGIE dans laquelle sont situés les histoires que nous étudions.

La cosmologie biblique

L’homme a toujours essayé de décrire l’univers autour de lui, élaborant cosmologies parfois incroyablement réaliste et parfois incroyablement fantaisistes. Pour vous en donner une idée, il suffit de mentionner l’ancienne conception hindoue, selon laquelle le monde était soutenue par quatre éléphants en tant que piliers, à son tour, se reposant sur une tortue gigantesque, qui à son tour reposait sur un cobra colossale; les mouvements de ces animaux seraient à l’origine pour produire les tremblements de terre. Gardez à l’esprit cette représentation, puisque nous y retournerons ci de suite; En fait, en dépit de la forte imagination de celui qui l’a rédigé, elle est symptomatique de toutes les cosmologies antiques!

En fait, le raisonnement suivi pour arriver à les dessiner est très simple. Essayons de nous mettre dans la peau d’un homme qui a vécu autour de 550 avant JC en Mésopotamie, et en particulier un Juif qui est en train de passer dans le Second Empire babylonien les années amères de son exil.

La première chose qu’il va se poser est: «pourquoi le monde reste immobile? » Tout pour rester en équilibre, doit s’appuyer sur quelque chose d’autre; à soutenir le monde doit alors pourvoir des colonnes d’une taille suffisante. Si quelqu’un d’entre vous a déjà entendu parler de la légende Sicilienne de Cola Pesce, une créature par moitié homme et par moitié poisson de la mer, se rappellera certainement que même le royaume de Sicile était dit s’appuyer sur trois piliers.

Mais ceux-ci, à leurs tour, doit s’appuyer sur un fond, qui est localisé dans le Shéol, le séjour des morts, qui coïncide à peu près avec l’Hadès d’Homère: toutes les religions ont toujours placé la demeure des morts dans le monde souterrain puisque celui qui meurt est dit «perdre la lumière du jour. » Il n’y a donc rien d’étrange qui soit ceci à soutenir la Terre et ses colonnes. Oui, mais ce séjour des morts, à son tour il s’appuie … Où ?

Comme on peut le voir, c’est le serpent qui se mord la queue. Pour mettre fin à cette interminable succession sans fin de colonnes et de piédestaux, a été trouvé le soutien absolu de tout dans l’Abysse (hébreu Tehom), une réalité mystérieuse et inaccessible avec des moyens humains, dont la nature vient à identifié avec le chaos primordial, celui sur lequel se « mouvait l’Esprit de Dieu » dans Genèse 1:2, et sur lequel, comme sur un piédestal, le Seigneur a érigé la création.

Il s‘agit, en tout cas, d’un cratère maléfique, parce que imaginé comme l’exacte contraire de Dieu, parfaite Ordre et suprême Ordinateur, et est donc considéré comme le siège des mauvais esprits et, plus tard, des âmes des damnés. Il convient de noter que le mot hébreu Tehom dérivé de la même racine sémitique de Tiamat, la déesse de l’eau saumâtre dont j’ai parlé à propos dell’ »Enuma Elish »!

En fait, les eaux ne sont pas seulement concentrées dans les rivières et les mers, le ciel est bleu, et cette couleur peut être due à un océan Céleste sans bornes, qui surplombe la tête des hommes comme une épée de Damoclès.

Sous le niveau du sol cet Océan finit par se confondre avec le grand abîme, afin d’entourer et de menacer l’ensemble de l’univers créé. Même la Grande Tortue des Hindous selon certains nagerait dans un océan infini qui n’as pas besoin, ni de rive, ni de profondeur, qui fait de base immobile pour tout le reste: il semble incroyable, mais la structure de cette vision cosmologique est la même que celle, apparemment plus évolué en vogue dans le Croissant Fertile à l’époque de l’exil à Babylone!

En lieu et place des piliers du monde il y a quatre éléphants, au lieu du séjour des morts est la tortue cosmique, mais tout se termine par s’étayer dans le célèbre océan primordial, représenté par le cobra dans toute sa dangerosité.

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Pour vous rendre plus claires les choses, j’ai fait le modèle que vous pouvez voir ci-dessus, en le regardant vous pourrez vous rendre compte du pourquoi dans le deuxième jour, de l’éptamerone avant même que de soulever les continents et les remplir de la vie, Dieu sépara les eaux du dessous (l’océan souterrain) de la partie supérieure (le bleu océan céleste); mais, si on ne tient pas compte de cette cosmologie, on ne peut même pas comprendre le déluge.  

Pourquoi les Juifs avait tant de peur d’être exterminés et submergé par les eaux ? Tout simplement parce que s’imaginait êtres entouré d’eau de tous les côtés! Sachez que la mer et, en général, les grandes étendues liquides pour l’ancien Juifs étaient synonyme de CHAOS . Les Israélites n’étaient pas un peuple de marins comme les voisins Phéniciens, ils étaient des gens de la terre ferme, habitués au désert et à l’agriculture dans les collines de la Galilée et des montagnes de Juda. Donc, pour eux, la mer représentait instinctivement un ennemi, et même un gigantesque RIEN. Il n’est pas surprenant, que dans le livre de Job, la mer est personnifiée par le Léviathan, monstre terrible des eaux primordiales, et dans le livre de Jonas dans le gros poisson qui avale le prophète récalcitrant.

La mer est donc peuplée par des monstres du chaos originel, qui à tout moment, si Dieu ne serait pas la pour veiller continuellement sur sa création, ils pourraient être ramené à la vie et porter l’univers tout entier avec sa splendeur à un immense désert d’eaux. Ainsi, même la cosmologie la plus naïf devient précieuse, car elle nous aide à savoir comment ils pensaient les hommes qui ont vécu dans le passé plus lointain, en réfléchissant sur leur la mentalité, même si aujourd’hui ce n’est plus acceptable.

Sans connaître en profondeur cette façon de penser, vous ne pouvez même pas commencer à comprendre un texte ancien, ni le texte biblique. Vous êtes susceptibles de vouloir faire penser les ancien avec notre tête de moderne, en faisant des erreurs colossales, telles que celles contenues dans certains poèmes courtois qui décrivent Jules César, Alexandre le Grand ou les héros de la guerre de Troie comme des raffines chevaliers médiévaux …

C’est Dieu ou Baal qui gronde sur les eaux?

Je veux faire un autre exemple classique. La célèbre histoire (très archaïque) contenue dans Exode 4:24-26, selon laquelle Moïse était sur le point de mourir parce que «Dieu était venu à sa rencontre, …. L’Éternel l’attaqua et voulut le faire mourir  » et qu’il a été sauvé par sa femme Séphora qui « coupa le prépuce de son fils, et le, jeta aux pieds de Moïse, en disant: Tu es pour moi un époux de sang » de sorte que «l’Éternel le laissa  » ne peut pas être comprise que à la lumière d’une mentalité polythéiste, spiritiste, dont Israël encore dans la période tardive luttait pour se libérer!

Au lieu de dire « l’esprit du mal l’as pris» et «l‘as laissé» est utilisé comme sujet l’unique Dieu, mais la substance ne change pas. A côté d’une sensibilité religieuse très avancée, à côté des rites du temple adressés vers le Dieu unique, a vécu en même temps une mentalité MAGIC, faite aussi de pratiques propitiatoires de ce type (et le fils de Moïse a eu de la chance: car les Cananéens sacrifiait leurs premiers-nés au dieu Baal!).

Identique discours vaut pour le proverbiale bouc émissaire envoyé dans le désert pour racheter les péchés de toute la communauté selon Lévitique 16, et pour la colonne de fumée et de feu qui a accompagné les Hébreux dans le désert (Exode 13:21-22). Ce sont toutes des images prises de la mythologie des peuples païens qui vivait tout près à Israël, comme pour la cosmologie babylonienne; seulement qu’Israël en fait un usage différent de celui des peuples qui l’entourent, en les appliquant à son Dieu unique.

Cela s’applique également au célèbre Psaume 29:3-4, qui récite: «La voix de l’Éternel retenti sur les eaux, le Dieu de gloire fait gronder le tonnerre; L’Éternel est sur les grandes eaux. La voix de l’Éternel est puissante, la voix de l‘Éternel est majestueuse. »

Presque certainement à l’origine le psaume récitait: « Baal tonne sur les eaux »! Il s’agit en effet, très probablement, d’un hymne au dieu cananéen Baal; Toutefois, lorsque Israël a conquis la Palestine, cet hymne lui plaisait tellement qu’il a décidé de le prendre dans sa liturgie, en changeant le nom de Baal avec celui de l’Éternel.

On en déduit que la Bible ne pousse pas soudainement, comme un champignon dans le désert; elle est plutôt ancrée à une précise et particulière réalité historique, politique, géographique, sociologique … Pensons à la conquête de Canaan par Israël, il ne s’agit pas certainement d’une entreprise pacifique. Les Juifs ont du exterminer des populations, raser au sol des villes entières; et, quand ils ne l’ont pas fait, Dieu les a punis, parce que Dieu lui-même, selon le livre de Josué, il voulait qu’ils soit exterminés, sinon le paganisme de ces populations pourrait contaminer le monothéisme absolu d’Israël.

Donc, nous nous demandons: comment cela peut être possible « LA PAROLE DE DIEU? » Comment peut-il être parole divine le commandement de tuer des enfants, même si païens? Et, si nous doutons de l’inspiration divine de ces histoires, qui décrivent des événements qui se sont produits dans histoire et archéologiquement recensé, encore plus alors comment pouvons-nous croire que c’est la parole de Dieu l’histoire de la séparation des eaux en supérieure et inférieure, alors que nous savons très bien qu’il n’y a pas des eaux supérieures au dessus de notre tête? Si Dieu a créé l’univers (le cosmos), il ne savait pas peut-être comment il était fait? Pour la solution de ce problème, nous allons consacrer le prochain chapitre.

 Le livre des pourquoi: 3/12 théologie de Genèse 1-11

 

 

à partir de rien? 1/12 articles: théologie de Genèse 1-11 4 août, 2014

Classé dans : Théologie — Sentinelle Chrétienne @ 10:57

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LES SEPT JOURS DE LA GENESE
De: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm
Une vision de l’histoire en 12 articles en lisant Genèse 1-11

Avant-propos sur le texte par Salvatore Comisi


Sans aller très loin dans le temps, qui compte en millions d’années les origines de l’homme sur la terre, 4 millions pour Lucy, un individu de sexe féminin; les Néandertaliens vivaient il y a 80000 à 35000 ans, il semble qu’il furent les premiers à pratiquer l’enterrement des morts, indication claire qu’ils avais des sentiments et des idées religieuse; à l’homme de Cro-magnon de il y a 35.000 ans, jusque au premiers exemples de vie socialement organisée; peintures et graphites dans les grottes, objets sculptés avec l’évidente intention de valeurs rituels et spirituels pour le culte d’un dieu fermement persuadé qu’il existait.


Dans tous ces millions d’années, on ne peut pas penser que Dieu le Créateur puisse être resté silencieux depuis la chute en Eden, jusqu’à il y a quelques milliers d’années quand IL appelle Abraham à sortir de la ville d’Ur, révélant à lui et à ses descentes, et donc à nous, Sa Parole, par la Bible. Mais, je suis convaincu que Dieu a toujours parlé à sa créature, l’homme, en différentes manières que nous ne connaissons pas, pour lui apprendre à bien vivre et à comment l’honorer et le servir en tant que Dieu Créateur.


Dieu a parlé de diverses manières qui ne sont pas parvenus jusqu’à nous clairement compréhensible, malheureusement l’homme n’a pas écouté avec une oreille attentive ses enseignements considérant ce Dieu trop loin avec qui il ne peut pas communiquer directement comme il voudrais, presque d’égal à égal, ce qui explique pourquoi il a préféré au Dieu spirituel des dieux qu’il se construit de ses propres mains à son image et à sa ressemblance, ou élever au rang de dieu des animaux ou les éléments naturel terrestre (les montagnes et les forets) ou céleste comme le soleil et la lune.


C’est pourquoi des nouvelles sur Dieu sont venus jusqu’à nous depuis les profondeurs des lointaines âges de la préhistoire et de l’histoire au moyen de mythes et de légendes transmises de père en fils, de génération en génération, où les enseignements de Dieu Créateur sont véhiculées, transportés par des moyens qui aujourd’hui nous dirions «païen» souvent dans un but étiologique (explication aux nombreuses questions que l’homme se fait de tout temps sur ce qu’il voit, mais qui ne peut pas expliquer, surtout au sujet de Dieu).


C’est pourquoi la Bible, la Parole de Dieu, doit toujours être lue en tenant compte du contexte social, culturel et religieux dans lequel a été composée: Inspirée oui, par Dieu lui-même, mais pas dicté mot à mot, et toujours écrite par des hommes qui vécurent plongés dans un conteste, dans un environnement, qui est impossible de ne pas considérer sans risquer de tomber en des erreurs effrayants.

Et maintenant, nous lisons attentivement les réflexions du professeur Boschetto sur les 7 jours de la création que nous trouvons dans le livre de la Genèse.


DU RIEN ? (Du NEANT ? Sorti de nulle part ?)


Introduction

« Les catholiques ont un grand respect pour la Bible, et le démontrent en y restant le plus loin possible. » La plaisanterie ironique de Paul Claudel est pour nous un véritable coup de fouet à sang-froid, mais c’est une vérité à 24 carats. Si c’est pire comme cela, ou se référer constamment à la Bible pour la citer parfois de façon inappropriée, pourrait être un sujet de discussion intéressant; mais ce n’est pas le but de ce hypertexte. Ici, nous allons tenter de répondre à une question que seulement en apparence semble plutôt simple: quel fondement historiques et scientifiques ont les récits bibliques, et en particulier ceux de la Genèse, peut-être les plus célèbre parmi les nombreux racontée dans le livre des livres ?


Comme vous le savez, la Genèse est le premier des 73 livres de la Bible catholique, (66 reconnus canoniques par les évangéliques et les 7 autres sont deutérocanoniques, c’est à dire, déclares canoniques et ajoutes dans la Bible par les catholiques plus tard); l’originale de la Genèse a été rédigé en hébreu, et y est raconté (dans une forme plus ou moins succinct) tous les événements de la création du monde jusqu’à l’époque où les Juifs, dirigé par Jacob et Joseph, descendent en Égypte pour y séjourner, et par la suite y rester esclaves.


Apparemment, donc, elle se présente comme un livre historique, car il semble raconter une succession chronologique d’événements, répartis sur plusieurs millénaires. Les rabbins des premiers siècles après Jésus-Christ, sur la base de leurs calculs sur la Bible, ont fixé la création du monde en l’an 3760 avant JC, alors que l’on suppose que la descente en Égypte remonte à 1600 avant JC.

Apparemment, il y a 21 siècles d’histoire entre la première et la dernière page de la Bible: Dans la Genèse, on passe par épisodes faste et aussi à épisodes défavorables, à travers les catastrophes et les bénédictions, par théophanies éblouissantes et terribles punitions infligées par la divinité aux hommes (pour ne citer que deux, l’inondation et la destruction de Sodome).

 

Traditionnellement, la Genèse est divisé de la façon suivante:

Chapitres 1-5, l’histoire d’Adam;
chapitres
6-11, l’histoire de Noé;
chapitres
12-26, l’histoire d’Abraham et Isaac;
chapitres
27-36, l’histoire de Jacob;
chapitres
37-50, l’histoire de Joseph.


Nous avons ainsi cinq événements successifs, semblables à des sections d’un livre d’histoire, et cela reflète la tentation de les mettre dans l’ordre chronologique, comme si elles étaient des épisodes de une aventure articulés dans le passé lointain de l’humanité. Nous entendons ici limiter notre analyse aux seuls 11 premiers chapitres de la Genèse; nous allons voir ensemble, que pas un seul verset des 1498 qui divise ce livre ne peut être considéré comme véritablement «historique» dans le sens que nous attribuons aujourd’hui à ce mot.


Pour ma part, je vais employer toute ma bonne volonté pour ne pas vous ennuyer ou vous importuner avec des raisonnement tordu, digressions inutiles ou mots obscurs ou trop technique, mais surtout (ce qui serait pire) de vous créer des nouveaux doutes, pendant que je tente de vous en enlever des autres. Donc je vous prie de m’excuser à l’avance, si vous aviez à digérer très peu mes analyses.

Je vous prie seulement, s’il vous plaît, de ne pas en être scandalisés: de mon point de vue, n’as pas de sens rester accroché sur les positions idéologiques valides seulement il y a plusieurs siècles, quand la science et l’exégèse contemporaine les ont complètement surmontées. Rappelez-vous que, plutôt que de vous décevoir, j’espère vous confirmer dans la foi !


Au commencement.


Je recommande de commencer littéralement depuis le .………. commencement: « Au commencement, Dieu créa le ciel et le terre » Ci-dessus, nous avons recueilli dans Genèse 1-5 «l’histoire d’Adam », mais la Bible commence par la création, et donc longtemps avant que Adam est apparu sur la terre; tant et si bien que le premier mot du texte original de la Genèse, avec lequel encore aujourd’hui le titrent les Israélites, est « Bereshit« , c. à d. « Au commencement ». Entre autres choses, c’est le même mot avec lequel commence l’Évangile de Jean: «Au commencement était la Parole. » En fait, Jean a voulu donner à la venue de Jésus le sens d’une nouvelle création, et donc commence logiquement TOUT DEPUIS LE COMMENCEMENT.


Mais que ce que signifie exactement «Au commencement»? « c. à d. quand il n’y avait encore RIEN  » Alors vous me ferait comme en écho : « C’est, quand il y avait seulement LE RIEN  » Soudain, Dieu crée LE TOUT. À cela, tout de suite ressort une célèbre question: Que faisait Dieu avant de créer le monde? Nous ne répondrons pas comme cet homme, qui a dit: « IL créait l’enfer pour ceux qui se posent certaines questions » Nous préférons répondre comme saint Augustin: «Avant la création du monde, Dieu n’a absolument rien fait, parce que … il n’y avait pas un avant, comme il n’y avait pas un après, et pas même un TEMPS. Comme tout le monde sais, la création a apporté aussi à la naissance de l’espace et du temps (Einstein dirait de l’ « espace-temps« ), qui n’existait pas avant!


Si nous allons en profondeur dans le texte biblique, cependant, nous constatons que celle décrite dans Genèse 1 n’est pas une véritable «création à partir de rien »; il s’agit plutôt d’une sorte de mise en ordre. En fait, il commence en disant: «Au commencement, Dieu créa les cieux et la terre », cependant, tout de suite après le texte poursuit: « mais la terre était TOHU WABOHU « , c. à d. SANS FORME ET VIDE; ou, au moins, comme cela entendent les traductions modernes.

Malheureusement, nous ne savons pas exactement ce qu’il voulait dire l’auteur par ces mots; cependant, ils communiquent un sentiment de CHAOS, de DESORDRE. « La terre était informe et vide; il y avait des ténèbres à la surface de l’abîme, et l’Esprit de Dieu se mouvait au dessus des eaux. » Genèse 1:2 Donc, il y avait déjà quelque chose; Cependant, il était en désordre.


Dieu triomphe du chaos


Donc, la création on la configure non pas tant comme un sortir de rien ce qui n’existait pas auparavant, et qui vient tout à coup à l’existence. La création devient une victoire contre le chaos primordial. Et cela nous amène maintenant à une comparaison avec les traditions de tous les autres peuples tout au tour de la terre de Canaan, en particulier celles de la Mésopotamie, parce que cette histoire a été écrite dans le sixième siècle avant J. C., quand les Juifs furent d’abord exilés à Babylone et puis faisant partie de l’immense empire perse, héritier de la grande tradition mésopotamienne.

Juste la, dans la tradition mésopotamienne – Qui est très ancienne : pensez qu’elle a ses profondes racines à plus de cinquante siècles – existait beaucoup d’histoires dédiées à la «création», et tous apparaissent comme des victoires sur CHAOS. Particulièrement intéressant est celle décrite dans le poème babylonien appelé « Enuma Elish », c’est à dire « QUAND EN HAUT », qui sont les premiers mots de son texte:


« QUAND EN HAUT n‘avait pas de nom le ciel, quand en bas n‘avait pas de nom la terre… » Dans ce raconte y est dit comme un héros de sang divin, Mardouk, qui est le dieu fondateur de la ville di Babylone (comme Romulus – Quirino il est de Rome), victorieux sur Tiamat, le dragon du chaos, le sépare en deux comme une huître. Avec une demi crée le ciel et les étoiles, et l’autre moitié crée la terre, et les êtres vivants en elle.

Ne me dites pas que toute cette opération, ne ressemble pas beaucoup à la séparation des eaux inférieurs des eaux supérieurs (au-dessus et au-dessous) de la deuxième journée de la création! Et le parallèle ne s’arrête pas là: même d’autres histoires de ce genre, comme la Genèse de Eridu, l’Épopée de Gilgamesh ou le poème assyrien Atrahasîs tendent à montrer la création comme la victoire de Dieu sur les forces du mal, centrifuges, qui ont tendance à reporter l’univers au plat rien (nulle) qui était un temps, et qu’il avait toujours été.


Il est donc évident que le récit de la création dans la Genèse reflète l’influence des récits parallèles transmis par les gens environnant, beaucoup plus ancien de Israël. Il est donc naturel de croire, mais alors … la Bible a « copié »? Dans la pratique, il est ainsi: même nous, aujourd’hui, en fait, « nous copions » de nos prédécesseurs.

Même Dante a « copié » de nombreuses idées de Virgile (pense Pier delle Vigne enchâssé dans l’arbre, qui nous rappelle Polidoro dans le chant III de l’Énéide. Un philosophe du Moyen Age avait l’habitude de dire que nous sommes des «nains debout sur les épaules de géants»; c. à d. nous ne sommes pas plus grand de ceux qui nous ont précédés, mais nous voyons BIEN PLUS LOIN que eux, parce que nous sommes appuyés sur leurs épaules, que nous exploitons toute leur hauteur, c’est à dire leur expérience.


Israël il s’est simplement greffé sur une tradition féconde qui existait déjà. Les anciens Hébreux avait la nécessité de répondre à quelques questions: pourquoi le cosmos existe? Pourquoi il n’y a pas le rien, ou le chaos? Pourquoi l’univers est si ordonnée? Et c’est pour répondre à ces questions, de manière analogue à ce qui faisait tous les autres peuples anciens, qui naît le récit de la Genèse 1, structurés en sept jours (en grec, « L’EPTAMERONE« ). Jour après jour, Dieu fait disparaître une partie du chaos et le remplace par un morceau de COSMOS, c.-à-d. ORDRE .

 

LE EPTAMERONE


Le premier jour, Dieu détruit l’obscurité, ce qui est peut-être le plus grand symbole du chaos: qui d’entre nous Quand il était un enfant, il n’avait pas peur de l’obscurité, car il craignait qui sait quoi puisse être caché dans l’épaisse obscurité? Dieu la remplace alors immédiatement avec la lumière. Le deuxième jour, Dieu met un terme à l’invasion des eaux, en les séparant en «supérieur» et «inférieur», et faisant apparaître un vide au milieu, où réaliser la création. Le troisième jour, par contre, Dieu met un terme à l’océan primordial infini (celui qui puis le déluge reportera à la vie temporairement lors de l’inondation), faisant sortir la TERRE sur laquelle puis va se greffer la vie, presque comme une base sur laquelle va se reposer la merveilleuse sculpture du monde.


N’oubliez pas que Tiamat, la déesse du chaos vaincu par Marduk dans le mythe Babylonien, représentait justement la grande étendue d’eau salée! À cet égard, ainsi chante le Psaume 74:13 e suivants:. «13 Tu as fendu la mer par ta puissance, Tu as brisé les têtes des monstres sur les eaux; 14 Tu as écrasé la tête du crocodile, Tu l’as donné pour nourriture au peuple du désert. ». 

Qu’est-ce que le Psalmiste fait allusion à ces images tel un dessin animé de Disney? Il semble clair: au combat de Mardouk, le dieu suprême de Babylone, contre le dragon Tiamat, symbole du chaos, dont il est dit dans le poème babylonien « Enuma Elish » Comme vous pouvez le voir, un texte inspiré de l’Ancien Testament fait allusion, même avec complaisance, à un très ancien mythe d’une nation païenne !


Cela aide aussi à comprendre mieux la Bible … Par ailleurs, la langue parlée à Babylone était l’araméen, une langue sémitique proche de l’hébreu. Il faut savoir que, les rois babyloniens étaient traditionnellement oints du saint gras de Mus-Hus, le dragon mythique, montrées ici, au pied du dieu Mardouk.

 Marduk 

Mardouk

Mais le terme sémitique Mus-Hus est lié au mot hébraïque Mashiah, qui signifie «oindre», d’où le terme «Messie», qui désignait le «Oint» par le Seigneur, que désigne les rois de la dynastie de David premièrement et Jésus-Christ par la suite: (Kristos en grec signifie « oint »!).

Mais revenons à nous. Le quatrième jour apparaît LA VIE, représenté par les PLANTES, et ainsi Dieu vainc le mort chaos de la non -vie. Le cinquième jour, apparaît la succession du TEMPS, des jours, des mois, des saisons, marquées par le mouvement des ASTRES. Le sixième jour, puis, le monde commence à s’animer avec la vie animale foisonnante; et, bien sûr, au sommet de la pyramide biologique va apparaître l’HOMME que, avec son intelligence, est destinée va dominer le reste de la création.


C’est un cas à part, cependant, le septième jour, qui correspond alors à SHABBAT, le sabbat hébraïque, parce que ce jour est consacré au repos. Dieu se repose le septième jour, et donc, aussi tous les hommes pieux doivent se reposer le septième jour de la semaine. Ceci est un exemple typique de « HISTOIRE DE EZIOLOGIE », du grec « aitia, » c. à d. « causes »; il tente d’expliquer les CAUSES des choses ainsi comme ils le sont aujourd’hui.

Par exemple, pourquoi existe, dans le détroit qui sépare la Grande-Bretagne de l’Irlande, une grande coulée de lave qui ressemble tellement à une chaussée gigantesque? C’est simple: parce que dans le passé deux géants, l’un sur une île et un sur l’autre, ils ont commencé à construire cette chaussée pour se rencontrer à mi-chemin et rivaliser l’un avec l’autre, et ainsi est né ce qu’on a appelé la « chaussée des géants » !


Quand l’homme ne peut pas expliquer quelque chose, il construit parfois un «conte étiologique. » Ainsi, l’origine du sabbat dans la Genèse 2:3 est reportée en arrière jusqu’au moment de la création! De cette façon, en fait, elle est représenté comme l’une des institutions les plus sacrées, puisque imputable directement au Tout-Puissant.
Il sera bon que vous gardiez cette habitude de reporter les choses importantes à l’origines des temps, car c’est une caractéristique de l’ensemble de la Genèse.


L’erreur des concordistes

 

À ce stade, vous me demanderait: « mais ces histoires sont crédibles Ils se sont passés ainsi les choses? » Bien sûr, la réponse est NON. La science a maintenant accepté presque avec certitude que l’univers est né d’une explosion colossale appelé le « Big Bang », qui a projeté la matière dans l’univers, créant, en même temps l’espace et le temps (qui, comme je l’ai déjà dit, il n’y avait pas avant le grand BANG ). Puis cette matière, par la réagrégation, a donné naissance aux galaxies, les étoiles, les planètes, les êtres vivants et, bien sûr, l’homme.
Ce discours est incompatible avec le récit de la Genèse. Dans le passé récent a été fait en essayant de faire valoir que pendant les sept jours que j’ai mentionnés («et il y eut soir et il y eut un matin: premier jour … le deuxième jour … ») ne sont pas jours de 24 heures, dans le sens où nous le comprenons,
mais de plus longues périodes de temps, et donc pourrait bien coïncider avec les âges dits géologiques.


Par exemple, le premier jour de la création coïncide avec la période qui suit immédiatement la grande explosion, dans laquelle il y a la première émission de lumière et la première combinaison de protons et d’électrons en atomes. La séparation des eaux au-dessus et en dessous représentent en réalité l’organisation de la matière sous forme de galaxies, des étoiles et des planètes; le troisième jour serait l’émergence des continents et la masse océanique selon la dérive des continents de Wegener; puis, il y aurait dans le quatrième jour la successive évolution de la vie, à partir des procaryotes, jusqu’aux espèces supérieures; le cinquième jour devrait être anticipé entre le deuxième et le troisième, avec la naissance du système solaire; et ainsi de suite.


Maintenant, cet argument est fondamentalement erronée. Procéder ainsi, c’est faire du «CONCORDISME», c’est à dire essayer de faire dire au texte biblique ce que l’auteur n’a pas eu l’intention de dire, et qui en effet il NE PEUT absolument pas dire, parce que dans le sixième siècle avant JC, quand a été mis par écrit la semaine de la création il ne savait rien des ères géologiques! Nous ne pouvons pas prétendre que Dieu a inspiré à l’auteur l’existence des ères géologiques, qui ont été introduits dans le discours scientifique que millénaires plus tard, il serait puéril de le soutenir, parce que de toute façon personne aurait compris, ce que l’auteur a voulu dire.

 

Le concordisme est erroné parce qu’il veut transformer la Bible de livre de la foi en livre de science. Au lieu de cela, selon l’expression spirituelle de Galileo Galilei, la Bible ne nous dit pas «comment Vadia le ciel (comment va le ciel)», mais « come si vadia in cielo »! mais «comment aller au ciel! ».

 

 

Donna vissuta 150 anni ? 4/12 Teologia su Genesi 1-11 2 août, 2014

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 16:20

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 Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

4° dei 12 articoli diTeologia su Genesi 1-11

La longevità dei patriarchi

Avete visto quanti significati nascosti è possibile scoprire, analizzando con attenzione il testo della Genesi? E siamo solo all’inizio: il bello deve ancora venire. Infatti, dopo l’episodio della cacciata dall’Eden e dell’assassinio di Abele, nasceva l’esigenza di colmare il vuoto tra Adamo e Noè. A ciò provvede la lista di discendenti di Caino (4:17-24) e poi di Set (cap. 5), il terzo figlio di Adamo ed Eva. Ebbene, salta subito all’occhio una caratteristica madornale di questi ultimi: la loro LONGEVITÀ.

Tutti vivono secoli e secoli. Adamo raggiunge i 930 anni, Set i 912; Noè li supera entrambi, toccando la soglia dei 950 anni; addirittura Matusalemme, nonno di Noè morto nell’anno del diluvio universale, vive per 969 anni. Sono età incredibili: è come se questi personaggi fossero nati nell’anno 1000, ai tempi dei duelli tra i cavalieri e della lotta per le investiture, e fossero morti alle soglie dell’era atomica e spaziale, dopo aver visto la guerra tra i comuni e l’impero, il viaggio di Marco Polo, la peste nera in Europa, l’Umanesimo, la scoperta dell’America, il Rinascimento, la Riforma e la Controriforma, la Guerra dei Trent’Anni, l’Illuminismo, la Rivoluzione Francese, il Risorgimento e le due guerre mondiali! Pensate quante cose avrebbero avuto da raccontare!

È possibile? La teologa Annamaria Cenci, ancora negli anni duemila, rispondeva di sì, con la motivazione che « nulla è impossibile per Dio » (già usata, prima di lei, dall’arcangelo Gabriele). Però, se noi ci addentriamo nelle mitologie dei popoli vicini ad Israele, scopriamo numerose somiglianze sulle quali non si può assolutamente sorvolare. Dalle tavolette cuneiformi ritrovate nella bassa Mesopotamia è emerso che i re sumerici delle mitiche origini regnarono per millenni, se non per decine di millenni.

C’è un certo Enmeenluanna, re di Bad-Tabira prima del diluvio, che dovrebbe aver regnato per ben 43.200 anni; quasi 45 volte più a lungo, quindi, di quel Matusalemme che è considerato l’uomo longevo per antonomasia. E di questo re non si può certo dire che avesse la protezione dell’Onnipotente! Dite ciò che volete, ma queste spaventose longevità non cessano tuttora di impressionarmi.

 

È ovvio che siamo di fronte, anche qui, ad un influsso sul popolo ebraico delle tradizioni dei vari popoli con cui esso è venuto a contatto, nel corso della sua storia millenaria (presso cui, in questo caso, era prigioniero).

Gli Israeliti assorbirono dai Caldei la convinzione che l’età dell’uomo fosse diminuita col trascorrere del tempo ma, essendo un po’ più realistici di loro, hanno ridotto il numero degli anni fino a circa nove secoli. Però fecero di più: sulla scia dei racconti sapienziali della creazione, essi vollero implicitamente dare un significato a queste età venerande.

Teologicamente, per così dire, nonostante il peccato primordiale, gli uomini nei primi tempi si conservavano onesti e timorati di Dio; in seguito, invece, l’uomo perse progressivamente memoria dei Doni di Dio, incominciò a peccare, a fabbricarsi falsi dei, e così gli uomini non meritarono più di vivere così a lungo: la loro età andò progressivamente riducendosi, fino ai limiti odierni.

Siamo di fronte a quella che diverrà una costante nella redazione della Bibbia: alla storia umana viene applicata la teoria della RETRIBUZIONE, secondo cui tutte le sventure umane sono punizioni, da parte di Dio, di gravi peccati commessi.

Il diluvio, la fine di Sodoma e Gomorra, l’oppressione dei Filistei, la divisione del regno salomonico tra Israele e Giuda, la cattività babilonese (e perfino la distruzione del tempio nel 70 d.C. e il fallimento della rivolta antiromana di Bar Kochba nel 135 d.C.) sono tutti eventi « riletti » sotto questa prospettiva.

Questo presuppone, naturalmente (al contrario di ciò che accadeva per i popoli pagani, per cui morire giovani in battaglia era un onore), che la longevità, per gli autori biblici, sia segno di benevolenza divina. Siamo agli antipodi del motto di Menandro: « Muor giovane colui che al Cielo è caro »!

 

« La sua vita non sarà che di 120 anni »

Questa affermazione è confermata dal fatto che la prima cosa che fa Dio per punire gli uomini peccatori è abbassare la loro vita media: « Il mio spirito non resterà per sempre nell’uomo perchè egli è carne, e la sua vita non sarà che di 120 anni » (Genesi 6:3).

È molto significativo il fatto che la persona più longeva di cui si conoscano esattamente le date di nascita e di morte in base a documenti affidabili sia stata Jeanne Calment, una donna francese morta il 4 luglio 1997 alla bella età di 122 anni!

 

Più avanti, però, nonostante ancora in epoca storica personaggi come Giosuè e Tobia siano detti morire a 110 anni, la Bibbia corregge sé medesima; il versetto 10 del salmo 89 afferma in maniera apodittica: « gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti ». La durata massima della vita umana è perciò riportata entro i limiti permessi dal decadimento fisico (non dimentichiamo che il corpo dei nostri antenati di 5000 anni fa non era fisiologicamente dissimile dal nostro attuale) e, soprattutto, dalle condizioni di vita di quei tempi, quando la medicina era basata solo sulla magia, e un’operazione chirurgica era da considerarsi un vero e proprio salto nel buio.

 

Naturalmente, potrete obiettarmi che c’è sempre stato qualcuno, anche prima dell’invenzione delle moderne vaccinazioni e terapie mediche, quando ancora il tenore di vita era piuttosto basso, che ha sfondato questa soglia limite di ottant’anni. Fra i personaggi famosi del passato che hanno raggiunto i novant’anni, e in qualche caso anche il secolo di vita, possiamo ricordare Sofocle (496-406 a.C.) famoso tragediografo ateniese, autore tra l’altro dell’ »Edipo re »; Socrate (436-338 a.C.), oratore compatriota del precedente; Narsete (478-573), generale bizantino che riconquistò parte dell’occidente all’impero di Giustiniano; Aurelio Cassiodore (490-583), storico della tarda latinità, ministro di Teodorico ed autore di una « Chronica » universale; Agatone di Palermo (575-681), Papa dal 678 al 681; Enrico Dandolo (1108-1205), spregiudicato doge veneziano « sponsor » della quarta crociata; San Francesco di Paola (1416-1507), il protettore dei marinai; Andrea Doria (1466-1560), ammiraglio ed uomo politico genovese; Tiziano Vecellio (1485-1576), ammirato pittore italiano del Rinascimento; Bernard de Fontanelle (1657-1757), erudito e filosofo transalpino; Louis de Richelieu (1696-1788), diplomatico parigino; Michel Chevreul (1786-1889), chimico francese; e Vincenzo Gioacchino Pecci (1810-1903), papa dal 1878 coni il nome di Leone XIII. Nessuno di questi ha però raggiunto i 120 anni: neppure Sant’Antonio Abate, l’anacoreta della tebaide morto nel 357 che, secondo alcuni agiografi, al momento di passare a miglior vita di anni ne avrebbe avuti 105!

 

A dir la verità, a volte al telegiornale si sente parlare di gente che vive nelle Ande o nel Caucaso, ed asserisce di aver superato i 130 o magari i 140 anni di vita; ma questi luoghi sono accomunati dall’assenza di uffici di anagrafe, ed è logico che gli anziani tendano ad aumentarsi l’età per vanagloria, come le signorine tendono a diminuirsela.

È ormai fin troppo noto il caso di una anziana nera che viaggiava nel XIX secolo al seguito del circo Barnum, e che asseriva di essere stata la nutrice di George Washington: se fosse stato vero, avrebbe avuto più di 150 anni. Tuttavia, quando morì, un’autopsia accertò che non poteva avere più di 80-90 anni. Dunque, con buona pace di ogni integralismo esegetico, possiamo tranquillamente affermare che, se Matusalemme & C. sono esistiti davvero, non hanno superato l’età che Madre Natura normalmente concede ad un uomo.

Naturalmente, a qualcuno di voi può sorgere un dubbio: perchè ai patriarchi sono state attribuite queste precise età, e non altre? Che significato hanno quei numeri così esagerati?

Numeri magici?

Le possibili spiegazioni sono molteplici. Non è da escludersi che queste età così straordinarie rappresentino dei numeri magici. Voi sapete bene quanto sono importanti i numeri per il popolo ebraico; c’è addirittura una scienza, chiamata GEMATRIA, che si occupa dello studio dei numeri, collegato alla CABALA. La cabala non è certo solo napoletana: l’hanno inventata gli Ebrei per collegare ai fatti storici dei numeri che servono non solo per interpretare il presente, ma anche per prevedere il futuro.

Anche a questo proposito sono state fatte, comunque, delle ipotesi « concordistiche »: per esempio il già citato Isaac Asimov ha supposto che le età dei patriarchi siano espresse non in anni, ma in mesi lunari; in questa maniera, i 969 anni di Matusalemme si ridurrebbero a circa 70 anni solari: dunque una vita lunga sì, visti i tempi, ma non eccezionale.

Altri, avendo notato che l’età di Enoc (365 anni) corrisponde al numero dei giorni di un anno solare, hanno pensato che l’età di suo padre Iared (962 anni) corrisponda al periodo sinodico del pianeta Venere sommato a quello del pianeta Saturno, mentre i 777 anni di Lamec sarebbero la somma del periodo sinodico di Giove e di quello di Saturno. Insomma, le durate delle vite dei patriarchi sarebbero da interpretarsi come le durate di cicli astronomici.

Qualcun altro invece suppone che quelli riportati dalla Genesi siano solo alcuni anelli della catena generazionale che da Adamo arriva fino a Noè, cioè quelli più importanti; in pratica, un’intera serie di generazioni verrebbe sintetizzata nel suo rappresentante più significativo. Per esempio, i 969 anni di Matusalemme rappresenterebbero una ventina di generazioni, di cui l’esponente di maggior spicco sarebbe proprio il preteso nonno di Noè, ragion per cui verrebbe nominato solo lui!

Ora, anche questo, alla luce del discorso che abbiamo fatto prima, è completamente insensato. Secondo il biblista H. Renckens, infatti, « il prodigio di una tradizione che da Adamo corresse ininterrottamente fino ad Abramo è campato completamente in aria, ed una sana esegesi non può assolutamente tenerne conto. » Cioè, noi non possiamo pretendere di possedere una MEMORIA, una « coscienza storica » che arriva così lontano da affondare le sue radici nelle origini stesse dell’umanità! Dopo quattro, cinque, sei, al massimo sette generazioni, si sa benissimo che la memoria collettiva va perduta, se qualcuno non la mette per iscritto!

 

È vero, in Africa esistono dei cantastorie che riescono a tenere a mente le generazioni e le vicende degli ultimi 5 o 6 secoli, e infatti nel film « Radici » si vede proprio uno di questi bardi che racconta la storia della famiglia Kinte fino al 1500 o giù di lì! Però c’è sempre il sospetto che la memoria venga deformata: passando di bocca in bocca, gli avvenimenti vengono trasfigurati, abbelliti, magari caricati di particolari di natura soprannaturale, che fanno somigliare gli annali storici a vere e proprie saghe mitologiche (è stato questo il destino del Râmâyana e dell’epopea omerica della guerra di Troia).

 

Tanto per introdurre un interludio scherzoso, io mi ricordo di un cartone animato della Warner Bros in cui il gatto Silvestro eredita 1000 dollari e, mano a mano che i gatti si passano la notizia di bocca in bocca, essi diventano duemila, cinquemila, diecimila… Alla fine, si dice che Silvestro abbia ereditato un miliardo di dollari! Si capisce che allo stesso modo vanno a finire le cose con la tradizione orale: quando un racconto subisce una lunga gestazione, viene necessariamente migliorato e trasfigurato. Quindi, pretendere di ricordare quali sono le nostre origini fino al super-patriarca Adamo mi sembra troppo anche per un aedo (cantore epico della Grecia antica) che abbia la memoria di Pico della Mirandola!

State bene attenti, però. Dire ciò non significa respingere in blocco i primi 11 capitoli della Genesi solo perchè si riferiscono a tempi anteriori all’invenzione della scrittura; e nessuno può usare con leggerezza parole categoriche come « assolutamente vero » o « certamente falso », se è vero che la fede è l’incerta scommessa di cui parla Pascal! Quanto vi ho ipotizzato vi deve però insegnare a prendere ogni antica narrazione « cum grano salis ». Ad esempio, io mi sono sempre chiesto, fin da bambino, come ha fatto Noè a sapere che le acque del diluvio superarono le cime dei monti più alti della terra di 15 cubiti (sette metri e mezzo circa), come dice Genesi 7:20, se il patriarca non poteva guardare fuori dall’arca, che era tutta tappata e coperta di bitume, altrimenti l’acqua sarebbe penetrata in essa, facendola colare a picco!

Non a caso, per sapere se il diluvio era finito o meno, Noè ha dovuto ricorrere al famoso stratagemma degli uccelli: ha dovuto mandare fuori il corvo e la colomba, perchè le finestre erano situate sul tetto, altrimenti l’acqua sarebbe penetrata all’interno. Ora, come faceva Noè a sapere che i cubiti erano proprio 15? Questo, naturalmente, è un particolare introdotto dalla tradizione successiva.

 

I patriarchi antidiluviani

Anche i NOMI attribuiti ai patriarchi testimoniano l’origine « mitica » di questi racconti. Adamo, come detto, è l’ »uomo » in generale, ma anche Enos (figlio di Set) significa « uomo » (Enosh in ebraico). Siccome Caino era fuggito (in NOD, che non significa altro che « fuggiasco« ) e Abele era morto, Set genera un ALTRO UOMO, un uomo nuovo in sostituzione del vecchio Adamo. Abele, d’altro canto, significa « cosa breve », « cosa vana » (nell’originale ebraico ‘ebel, letteralmente « soffio di vento »); è anche la parola che risuona nel Qoelet (Ecclesiaste): « vanità di vanità, tutto è vanità » (1:2).

 

Infatti Abele è vissuto pochissimo rispetto agli altri patriarchi! Caino vuol dire « possesso », e infatti Eva (come si sa) dice in Genesi 4:1: « Ho avuto in possesso un uomo dal Signore ». Però è evidente che qui c’è anche un’altra allusione: Caino e i suoi discendenti hanno preferito il possesso delle cose materiali al godimento dell’intimità con Dio, che invece era proprio dei vari Noè ed Abramo. Il terzo figlio di Adamo ed Eva, Set, porta un nome che può significare « denominato » oppure « concesso », con riferimento a Genesi 4:25: « Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso ». Il figlio di Caino invece si chiama Enoc, in ebraico « dedicato a » [ sottinteso: Dio ], intendendo quelle vittime sacrificali, spesso umane, offerte alle divinità al momento della fondazione di nuove città; infatti, secondo Genesi 4:17, Caino costruì una città dandole il nome del suo primogenito. Il figlio di Enoc si chiama Cainan, nome che ha la stessa etimologia di Caino, mentre il figlio di quest’ultimo, Maalaleel, ha un nome che può significare « Gloria di Dio » (il padre cioè rendeva grazie al Signore per avergli concesso un figlio). Il successivo anello generazionale, Iared, viene interpretato come « discesa »; sarebbe da intendersi come « discendenza« , ma l’apocrifo Libro di Enoc interpreta piuttosto questo nome nel suo senso letterale, perché durante la sua vita gli angeli chiamati « Vigilanti » sarebbero scesi sulla Terra per insegnare agli uomini la via della rettitudine, dando vita alla stirpe di semidei che avrebbe popolato il mondo prima del Diluvio.

Del figlio di Iared, Enoc, si è già detto parlando del suo omonimo cainita, ma con la difficoltà che a lui non è associata la fondazione di alcuna città; siccome su di lui fiorì una vasta letteratura che lo volle depositario di una vastissima sapienza, qualcuno ha pensato a una possibile etimologia alternativa, dall’ebraico « insegnamento ». Di tutti gli altri patriarchi antidiluviani e postdiluviani viene indicata l’età, la posterità e il momento della morte secondo la formula fissa « X aveva N anni quando generò Y; X dopo aver generato Y visse ancora N’ anni e generò figli e figlie. L’intera vita di X fu di (N + N’) anni, poi morì ». L’unico che sfugge a questo stereotipo è proprio l’Enoc setita, del quale Genesi 5:23-24 dice: « L’intera vita di Enoc fu di trecentosessantacinque anni. Poi Enoc cammino con Dio e non fu più, perché Dio lo aveva preso. »

Tali misteriosi versetti hanno fatto nascere la tradizione secondo cui Enoc fu assunto in Cielo come Elia, ed infatti nell’ »Orlando Furioso » di Ludovico Ariosto il paladino Astolfo lo trova nel Paradiso Terrestre insieme ad Elia e a San Giovanni Evangelista. Alcuni hanno supposto che Enoc fosse addirittura una divinità solare, adorata prima che in Israele si affermasse il monoteismo, dato che la sua vita dura 365 anni; tuttavia non è certo che gli Ebrei di 4000 anni fa fissassero proprio in 365 giorni la durata dell’anno solare.

Il figlio di Enoc, Matusalemme (in ebraico Metuselah), ha un nome che potrebbe significare « uomo del dardo » (con accezione sconosciuta), oppure « la sua morte porterà ». Come già ricordato, egli è il più longevo tra tutti i personaggi della Bibbia, e per questo è entrato nell’immaginario collettivo come simbolo della longevità. « Requiem per Matusalemme », si intitola una puntata della serie originale di « Star Trek », incentrata su di un alieno dell’età di 5000 anni; « Matusalemix » è stato battezzato in Italia Agecanonix, il più anziano tra i personaggi delle avventure di Asterix il gallico; e nel film di fantascienza « Blade Runner » il personaggio di J.F. Sebastian soffre della malattia immaginaria chiamata « Sindrome di Matusalemme », che comporta un invecchiamento precoce.

Secondo tradizioni extrabibliche, Matusalemme sarebbe morto l’11 Cheshvan dell’anno 1656 dopo la Creazione, sette giorni prima dell’inizio del Diluvio Universale. Anzi, ricamando su Genesi 7:4 si disse che il Signore avrebbe ritardato il diluvio di una settimana proprio a causa dei sette giorni di lutto in onore del giusto Matusalemme. Matusalemme fu padre di Lamec, il cui nome potrebbe significare « Servo di Dio »; questi sarebbe morto a 777 anni (una data effettivamente sospettata di nascondere qualche sorta di numerologia) cinque anni prima del Diluvio.

Lamec fu padre di Noè, il cui nome viene interpretato dalla stessa Genesi come « il consolatore »; il padre Lamec dice infatti di lui in Genesi 5:29: « costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto ». Si tratta in realtà di un’etimologia posteriore, dovuta alla cosiddetta Tradizione Sacerdotale, corrente teologica dell’ebraismo sviluppatasi al tempo della deportazione a Babilonia (VI sec. a.C.). Per gli Ebrei, infatti, il nome non era una mera espressione vocale, bensì l’essenza stessa delle cose. 

Il primo gesto di Adamo, quando Dio gli presenta gli animali appena creati perchè vi scelga un compagno, è quello di dare un nome a ciascuno di loro (Genesi 2:20): nominare una cosa equivaleva a possederla, ed infatti nel libro dei Numeri si legge che gli Israeliti cambiavano il nome a tutte le città da essi conquistate in Palestina alla fine del loro Esodo.

Per essi valeva in special modo, dunque, il detto latino: « nomina sunt omina », cioè « i nomi sono presagi »! Gli ebrei hanno sempre avuto la tentazione di spiegare per assonanza i nomi di persona e di luogo, come potrete constatare leggendo vari passi della Bibbia, quale ad esempio quello di Genesi 21:22-34, in cui il racconto dell’alleanza di Abramo col filisteo Abimelec è usato come spunto per spiegare il nome della città di Bersabea.

Un’etimologia più probabile del nome di Noè è quella che lo riconduce a una radice semitica con il significato di « colui che prolunga »: ovviamente, colui che prolunga la vita, l’umanità, la storia al di là della catastrofe del diluvio, che ad esse doveva porre fine per sempre. Noè capita comunque a fagiolo, perchè siamo ormai alle soglie della terrificante catastrofe del DILUVIO UNIVERSALE.

 

 
 

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