SENTINELLE CHRETIENNE

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Gerusalemme per le 3 religioni monoteiste 20 août, 2016

Classé dans : Storia di Isdraele — Sentinelle Chrétienne @ 10:56

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Perchè era importante Gerusalemme alle 3 religioni: ai Cristiani, agli Ebrei, ed ai Musulmani (nel periodo delle Crociate) ?

In realtà, Gerusalemme non era così importante per i musulmani come lo fu dopo le Crociate. I musulmani erano divisi, tra gli omayyadi d’Egitto, signori di damasco e califfi di Bagdad. La conquista di Gerusalemme spinse i signori di Damasco, più interessati, ad intervenire. Il loro scopo era quello di servirsi della riconquista di Gerusalemme per proclamarsi califfi e guide dell’Islam.

Fino ad allora, i signori musulmani erano solo dei malik, (dei re). Fu proprio la Crociata e un signore pronto a tutto, a dare l’accento religioso della Crociata. La guerra santa era un modo per descrivere lo zelo spirituale del fedele; con Saladino divenne la lotta contro i Frang, (i Franchi), come erano chiamati gli occidentali.

Gerusalemme per i cristiani è luogo di pellegrinaggio ai luoghi santi. In fondo, le Crociate sono nate perché i musulmani incominciarono, a detta dei cristiani, a vessare i pellegrini. Per gli islamici Gerusalemme era santa perché di là il profeta Maometto salì al cielo in una sua visione. Ma il loro pellegrinaggio santo è sempre e solo stato alla Mecca.

Per gli ebrei, vi erano i resti del tempio di Salomone, in cui vi era stata la presenza di Dio. Quindi luogo più santo della terra… Alla fine fu solo una grande avventura per persone disposte a cambiare vita e migliorarla, di persone sinceramente devote, di commercianti… Molti dimenticano che anche gli abitanti di quelle terre conobbero un periodo di ricchezza per gli enormi ricavi commerciali.

La riconquista di Saladino lasciò le aree costiere ai crociati, perché dei loro commerci non potevano farne a meno. Per capire la situazione, basta sapere che Al-Kamil, uno tra i successori di Saladino, offrì Gerusalemme a Federico II senza combattere… Solo l’avvento di una forte dinastia intransigente e poco interessata all’area, gli ottomani, eliminò la presenza dei cristiani nell’area. E con questo iniziò una forte decadenza per quell’area, che divenne periferica.

Quindi, al di là delle religioni, le relazioni commerciali e la cultura occidentale non poté non generare benessere nell’area, sebbene le guerre contribuissero alla morte di tanti innocenti. Anche oggi, questa considerazione dovrebbe far riflettere i politici di quell’area, perché dall’accentuzione delle differenza religiose, non se ne ricava nulla di buono, se non una apparente e monolitica leadership politica.

 

 

Israele e le guerre al tempo dei Maccabei 25 septembre, 2015

Classé dans : Storia di Isdraele — Sentinelle Chrétienne @ 18:54

Ebrei, guerre maccabee in Medio Oriente

Giuda Maccabeo

Scenario storico del libro apocrifo di 1 Maccabei

A differenza dei due Libri di Samuele, dei Re e delle Cronache, i due Libri dei Maccabei rappresentano in realtà due opere ben distinte tra di loro, di autori diversi, che trattano sostanzialmente lo stesso argomento, ma sotto angolature del tutto differenti.

L’ambientazione storica è molto più tarda rispetto a quella di tutti gli altri libri storici del Vecchio Testamento: si narrano infatti le vicende del popolo d’Israele sotto la dominazione dei Seleucidi, discendenti di Seleuco, generale di Alessandro Magno (356-323 a.C.), il protagonista della fulminante conquista greca dell’impero persiano e della successiva marcia sino ai confini dell’India.

Morto Alessandro senza eredi a soli 33 anni, i suoi generali, detti in greco i Diàdochi (« successori ») dilaniarono l’impero fino a dividerlo, dopo la battaglia di Ipso (301 a.C.), in regni dominati da una cultura sincretistica, risultante dalla fusione delle antichissime tradizioni orientali con la nuova, imperante cultura greca: a tale epoca si dà il nome di ellenismo. La koinonè, la lingua greca, divenne il vettore di interscambio culturale in un vastissimo bacino che andava dalla Spagna all’Indo, e i nuovi sovrani tentarono con ogni mezzo di imporre la loro superiorità culturale oltre che militare.

Purtroppo nel II secolo a.C. questo sforzo portò i Seleucidi, sovrani della regione siro-mesopotamica, a cercare di grecizzare anche la regione palestinese, così come avevano fatto con il resto del Medio Oriente, cancellando le tradizioni mosaiche. Gli Ebrei ortodossi naturalmente non accettarono quest’ellenizzazione forzata, che comportava tra l’altro la proibizione della circoncisione e del riposo sabbatico, e diedero vita ad una vera e propria Resistenza armata, che nulla ha da invidiare ai « guerrilleros » spagnoli che si opposero a Napoleone, o alla guerra Partigiana nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Questa resistenza fu guidata dalla famiglia dell’eroico sacerdote Mattatia (« dono di JHWH »), e in particolare dai suoi tre figli: Giuda, Gionata e Simone, detti Maccabei, dall’ebraico « martello ». Il Primo Libro dei Maccabei narra per l’appunto le loro eroiche gesta, mentre il Secondo si limiterà al solo Giuda Maccabeo.

Suddivisione del testo

Il testo del Primo Libro dei Maccabei può essere così suddiviso:

1) La persecuzione di Antioco Epifani (1:1-64)

2) La ribellione di Mattatia (2:1-70)

3) Imprese di Giuda Maccabeo (3:1 – 9:22)

4) Imprese di Gionata Maccabeo (9:23 – 12: 53)

5) Imprese di Simone Maccabeo (13:1 – 16:24)

In tutto, il libro copre un arco temporale che va dal 167 al 134 a.C. Simone fonderà poi una dinastia, quella degli Asmonei, destinata a regnare su Israele fin quasi all’epoca di Gesù. Sia il Primo che il Secondo Libro dei Maccabei ci sono giunti unicamente nella versione greca, e questo spiega perchè sono entrati nel canone della Bibbia cattolica, ma non di quello della Bibbia ebraica e protestante.

CONTENUTO

Alessandro il Grande e i Seleucidi

Il capitolo 1 del Primo Libro dei Maccabei è tutto dedicato all’inquadramento storico delle vicende, come noi abbiamo già sintetizzato sopra. In 1:1-6 il protagonista è lui, Alessandro III di Macedonia detto il Grande, colui il quale: « intraprese molte guerre, si impadronì di fortezze e uccise i re della terra; arrivò sino ai confini della terra e raccolse le spoglie di molti popoli. La terra si ridusse al silenzio davanti a lui… » (1:2-3) Che non si tratti di storiografia nel senso eminentemente greco della parola (Tucidide, Plutarco) ce lo dice il fatto che, come accadeva nel Primo e nel Secondo Libro dei Re e nei Libri delle Cronache, l’autore interviene in continuazione a giudicare l’operato dei protagonisti, e a presentare lo svolgimento degli eventi come diretta conseguenza (premio o castigo) di queste azioni. Anche di Alessandro Magno si dice che « il suo cuore montò in superbia« , e di conseguenza « cadde ammalato ». L’autore però reinterpreta liberamente la storia quando afferma che lo stesso sovrano « divise tra i suoi ufficiali il suo regno mentre era ancora vivo »: abbiamo visto che ciò accadde solo oltre vent’anni dopo la sua morte. Non si fa cenno alla suddivisione dell’impero (l’Egitto ai Tolomei, la Siria ai Seleucidi, ecc.), mentre si salta subito alla conseguenza che interessa all’autore biblico: « Uscì da quelli una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco, che era stato ostaggio a Roma, e assunse il regno nell’anno centotrentasette del dominio dei Greci »

Questo personaggio è ben noto alla storia: si tratta di Antioco IV Epifane (« Colui che si manifesta con splendore« ), re di Siria dal 175 al 164 a.C. Il libro dice « l’anno 137 del regno dei Greci », perchè fa partire il computo dall’anno primo del regno di Seleuco I Nicatore, fondatore della dinastia, cioè dal 312 a.C. Di lui si dice che « era stato ostaggio a Roma », perchè nel 189 a.C. suo padre Antioco III il Grande aveva subito a Magnesia, in Asia minore, una dura batosta dai Romani guidati da Lucio e Publio Scipione, e aveva dovuto mandare il figlio, il futuro Antioco IV, come ostaggio nella Città Eterna. Ora Antioco IV è sul trono e disputa con la dinastia tolemaica d’Egitto per avere la preminenza tra i regni ellenistici; la Palestina è parte di questa disputa e, nel 169 a.C. (l’« anno 143″), essa passa dal governo tollerante dell’Egitto a quello « integralista » della Siria.

La persecuzione di Antioco Epifane

Reduce dalla vittoria su Tolomeo VI Filometore, egli fa irruzione in Gerusalemme, saccheggia il tesoro del Tempio dopo esservi entrato « con arroganza » e commette una vera e propria strage, sottolineata con un brano poetico che vuole ricordare certi Salmi e certe Lamentazioni.

Ma il peggio ha da venire. Gli olocausti vengono proibiti, le madri che circoncidono i loro figli vengono messe a morte, si vieta di rispettare il sabato, e il giorno 15 del mese di Casleu dell’era seleucide, cioè il 6 dicembre del 167 a.C., il Tempio viene addirittura profanato con « l’abominio della desolazione » (1, 54), termine con cui gli Ebrei indicavano la statua di Zeus-Baal, fatta erigere da Antioco sopra l’altare degli olocausti. In tal modo il Santuario è sconsacrato e ridotto ad un tempio pagano. Per di più, l’Autore rileva con indignazione come alcuni Ebrei non solo accettino l’ellenizzazione, ma addirittura si fanno « cancellare i segni della circoncisione » (1:14). Questo fatto, abbastanza sorprendente, si spiega perchè a Gerusalemme era stato eretto un ginnasio, cioè una sorta di palestra dedicata all’attività fisica ma anche alle discussioni dotte e all’attività politica, come saranno più avanti le terme romane. Come dice il termine (greco « gymnos »), in esso bisognava entrare completamente nudi, per cui gli Ebrei erano immediatamente riconosciuti e derisi, in quanto la circoncisione era ritenuta dai greci una mutilazione indecente. Così, pur di prendere parte alle attività del ginnasio, alcuni Ebrei si sottoponevano a una dolorosissima operazione di chirurgia plastica per la ricostruzione del prepuzio, rompendo così platealmente l’Alleanza con JHWH.

Mattatia

Proprio nel momento più buio per il popolo eletto, tuttavia, si fa strada in Israele la riscossa religiosa ma anche politica, incarnata da un nuovo, grande personaggio: Mattatia, proveniente da Modin, oggi El-Midieh, nella regione montuosa a nordovest di Gerusalemme, un sacerdote della stirpe di Ioarib, che (secondo 1 Cr 24:7) era a capo della prima classe sacerdotale. Egli resta fedele alla Legge, e non può sopportare di vedere non solo le abominazioni imposte dai governanti seleucidi, ma addirittura l’acquiescenza dei connazionali all’ellenismo ormai imperante.

Come racconta il capitolo 2, appena un giudeo si avvicina all’altare pagano di Modin per sacrificare agli déi pagani, egli lo uccide assieme all’inviato del re. Subito dopo fugge nel deserto assieme ai figli, e viene seguito da tutti coloro che sono insofferenti all’ellenizzazione e non attendono altro che un capo per ribellarsi all’invasore. Pur di combattere i pagani, essi giurano di ingaggiare battaglia anche in giorno di sabato. Ad essi si uniscono anche gli Asidei, trascrizione greca del termine ebraico « chassidim » (« pii« ), storicamente i Giudei maggiormente legati all’osservanza della Legge e nemici acerrimi di tutto ciò che puzza di greco. Da questi Asidei, come afferma lo storico ebreo Giuseppe Flavio, derivarono i Farisei di evangelica memoria, ma anche gli Esseni.

Mattatia si spegne nel suo letto nel 166 a.C., ma prima, come facevano le grandi figure del Vecchio Testamento (Giacobbe, Mosè, Giosuè, Tobia), pronuncia un discorso che rappresenta il suo testamento (come vedremo, questo diverrà un genere letterario molto diffuso a cavallo del I secolo a.C.). In esso l’Autore cita il libro di Daniele, segno che esso aveva già conosciuto la sua redazione definitiva.

Al posto di Mattatia nel capitolo 3 sorge il figlio Giuda, il cui soprannome « Maccabeo » indicherà poi l’intera famiglia, i libri che stiamo esaminando, e nell’Israele moderno verrà attribuito persino ad organizzazioni sportive (Maccabi Tel Aviv).

Giuda Maccabeo alla ribalta

La figura di questo straordinario protagonista dell’epopea biblica è tratteggiata con un inno, un vero e proprio stralcio poetico inserito nella narrazione (anche il Magnificat e il Nunc Dimittis saranno inseriti nella narrazione del Vangelo di Luca, che dunque ha questo alto precedente). Poi la storia entra subito nel vivo: il generale Apollonio, che secondo Giuseppe Flavio era il governatore militare di Samaria, tenta di soffocare la sua rivolta, ma è rapidamente liquidato. Allora si muove contro di lui il comandante in capo dell’esercito seleucide in Palestina, un certo Seron; nonostante siano molto superiori di numero, anche le sue armate vengono annientate, grazie all’aiuto divino. A questo punto lo stesso Antioco IV ribolle di sdegno e solleva contro di lui un’armata potentissima. In realtà la storia ci insegna che Israele non è il solo nemico che l’Epifane intendeva debellare con questa vasta campagna: destinatario della rappresaglia era anche l’Armenia. 

Infatti il re in un primo momento si volge verso la Persia, lasciando nella capitale Antiochia il suo braccio destro Lisia, tutore di suo figlio e figura storica nominata anche dallo storico greco Polibio. Lisia è anche incaricato di schiacciare la rivolta ebraica: segno, questo, che l’Epifane considerava un problema secondario rispetto ad altri nemici del suo impero, nonostante quanto ci racconta l’autore di questo libro. Lisia suddivide le sue truppe tra i generali Tolomeo, Nicanore e Gorgia. Giuda risponde concentrando le sue truppe a Masfa, la biblica Mizpa dove Saul era stato proclamato re, 12 chilometri a nord di Gerusalemme; qui celebra un rito per impetrare la misericordia del Signore, rispondendo alla forza militare con la forza della preghiera; ma non dimentica di organizzare il suo esercito proprio sul modello di quello siro-ellenistico.

 Il capitolo 4 racconta la grandiosa battaglia di Emmaus (lo stesso luogo, oggi Amwas, dove Gesù apparve ai due discepoli la sera di Pasqua), in cui Giuda beffa abilmente il generale Gorgia. Questi si muove di notte, sperando di colpire all’improvviso l’armata dei Giudei, ma anche questi hanno levato l’accampamento: dispersi i suoi uomini nel deserto, Giuda li fa inseguire dall’esercito siriano ben più potente, ma anche estremamente più lento. Poi piomba su di loro all’improvviso e ne mena strage.

Il Tempio riconsacrato

La notizia della sconfitta raggiunge il reggente Lisia, che per l’anno successivo (164 a.C.) decide una campagna ancor più massiccia contro gli Ebrei, ma anche stavolta la vittoria arride a Giuda, dopo una sua nuova preghiera innalzata al Signore. La strada per Gerusalemme è ormai sgombra: Giuda vi entra trionfalmente, distrugge la statua di Zeus e riconsacra il Tempio; per l’occasione è istituita la festa di Chanukkah (in ebraico « Dedicazione« ), citata anche nel Nuovo Testamento, della quale riparleremo più avanti. La consacrazione è datata 25 Casleu del 164 a.C.

Il capitolo 5 narra nuove imprese gloriose di Giuda Maccabeo, contro i vari popoli pagani (idumei, galaaditi…) che circondano la Giudea, mentre suo fratello Simone deve affrontare i pagani delle regioni settentrionali; la spedizione di Giuseppe ed Azaria contro le città costiere invece non ha successo.

Nel capitolo 6 l’attenzione si sposta nuovamente su Antioco IV, impegnato in una delicata campagna militare in Persia; ha appena subito una sconfitta in Elimaide (il biblico Elam) quando lo raggiunge la notizia della disfatta di Lisia e della riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme; egli non regge al dolore e allo sconforto, è colpito da malattia (forse apoplessia ) e muore, dopo aver nominato il suo collaboratore Filippo nuovo tutore del figlio, che diventa re con il nome di Antioco V Eupatore (« di buon padre »: evidentemente Antioco IV era molto popolare in Siria, a differenza che in Israele).

Tribolate vicende del regno di Siria

In realtà la storia è andata diversamente. Antioco IV era già morto prima della vittoria di Giuda, che anzi potè avere successo proprio per le divisioni interne al campo siriano: infatti Lisia si rifiuta di cedere il potere a Filippo, annulla la reggenza e fa incoronare immediatamente re Antioco V, che ha solo nove anni, sperando di regnare de facto al posto suo. Le lotte dinastiche interne al regno di Siria favoriscono evidentemente i successi dei Maccabei, ma l’Autore inverte l’ordine dei fatti per mostrare il duro giudizio di Dio contro l’Epifane, così come era accaduto al Faraone, a Sennacherib e ad altri superbi reggitori di popoli che avevano perseguitato gli Israeliti.

Intanto Giuda vuole approfittare della difficile situazione del regno seleucide e pone l’assedio all’Acra, l’acropoli di Gerusalemme in cui sono arroccati gli ultimi difensori greci. Con l’aiuto di alcuni ebrei collaborazionisti, gli assediati inviano un appello al nuovo re, che convoca un esercito immenso. Le cifre riportate dal libro (centomila fanti, ventimila cavalieri, trentadue elefanti da guerra) sono però iperboliche e tese a sottolineare ad un tempo la tracotanza di nemici e la forza di Giuda. La successiva battaglia di Bet Zaccaria è certamente una delle più grandiose e terribili dell’epopea maccabaica, e conosce grandi atti di eroismo, come quello di Eleazaro detto Auaran (« pallido« ?), protagonista di un’impresa suicida: infilatosi sotto l’elefante bardato con le insegne regali, e pensando che su di esso vi sia Antioco V in persona, lo trafigge ma resta schiacciato dal peso del gigantesco animale.

La guerra si estende su vari fronti, ma sembra volgere al peggio per i nostri eroi. Infatti nel sud del paese cade la fortezza di Bet Zur e Gerusalemme è sottoposta a un bombardamento martellante, persino con l’ausilio di lanciafiamme. Gli Ebrei sembrano allo stremo, anche perchè non vi sono più viveri nei depositi: sfortunatamente quello era un anno sabbatico, cioè la terra era stata lasciata riposare senza coltivarla. Tuttavia il Cielo veglia sui Suoi protetti, perchè improvvisamente Filippo, che era stato nominato tutore del figlio al posto di Lisia, rientra dalla Persia con le sue truppe e tenta un « pronunciamento » per impadronirsi del potere che ritiene legittimamente suo. A questo punto a Lisia la guerra combattuta contro i Maccabei pare inutile, dovendosi piuttosto misurare con i suoi nemici interni, e così ecco il suo ragionamento: « Noi ci esauriamo di giorno in giorno: il cibo è scarso e il luogo che assediamo è ben munito, mentre gli affari del regno ci premono. Ora dunque offriamo la destra a questi uomini e facciamo pace con loro e con tutto il loro popolo, e permettiamo loro di seguire le loro tradizioni come prima; proprio per queste tradizioni che noi abbiamo cercato di distruggere, essi si sono irritati e hanno provocato tutto questo. » (6:57-59). A questo punto è pace tra la Siria ed i Giudei, e l’esercito dei Maccabei è salvo, anche se il prezzo da pagare è l’abbattimento delle fortificazioni di Gerusalemme. Rientrato ad Antiochia, il re Antioco V sconfigge il suo ex tutore Filippo.

Ma nel capitolo 7 un nuovo pretendente si affaccia sulla scena: è Demetrio, figlio di Seleuco IV, fratello di Antioco IV Epifane, e quindi cugino di Antioco V Eupatore. Questi era stato ostaggio a Roma, ma fugge « nell’anno 151″ (cioè nel 161 a.C.) con l’aiuto dello storico Polibio che ne ha descritto la fuga, e riesce a impadronirsi del potere, sconfiggendo ed uccidendo sia Lisia che Antioco V. Demetrio cinge così la corona con il nome di Demetrio I Sotere (« salvatore », un nome che la dice lunga sulle sue pretese).

Alcimo, il collaborazionista

Un altro protagonista, in negativo della storia, fa la sua comparsa in questo capitolo: è il sacerdote Alcimo, che aspira alla carica di Sommo Sacerdote, e per questo si allea con Demetrio contro Giuda Maccabeo, accusandolo di « aver fatto perire tutti gli amici del re ». Anche nel suo caso il nome è un presagio, poiché Alcimo è la grecizzazione del nome ebraico Eliakim: siamo dunque di fronte ad un collaborazionista, uno di quelli contro cui Mattatia e i suoi figli lotteranno fino alla morte. Demetrio invia il generale Bacchide, governatore della regione dell’Oltrefiume (l’antica satrapia persiana comprendente Siria e Palestina), a sostegno di Alcimo dopo averlo nominato sommo sacerdote. Gli Asidei e alcuni scribi gli credono e si schierano con lui, in considerazione del fatto che egli era un levita « della stirpe di Aronne », e quindi non avrebbe mai alzato la mano sui suoi compatrioti.

Ma la loro fiducia si rivela mal riposta: il nuovo sommo sacerdote e Bacchide fanno arrestare sessanta uomini eminenti e li fanno trucidare in una volta sola. Da notare che questo evento è, per la prima volta, associato ad una profezia precedentemente contenuta nell’Antico Testamento: alcuni versi del Salmo 79 (« Le carni dei tuoi santi e il loro sangue hanno sparso intorno a Gerusalemme, e nessuno li seppelliva »), che qui sembrano trovare il loro compimento, anche se in realtà essi si riferivano piuttosto alla presa di Gerusalemme del 587 a.C. Del resto il testo originale ebraico del salmo citato al posto di « Santi » ha la parola « Chasidim », per cui l’accostamento all’autore del nostro libro parve naturale.

Il Vangelo di Matteo proporrà in continuazioni versetti dell’Antico Testamento affiancati alle gesta di Gesù, per mostrare il compimento delle profezie, anche se apparentemente in origine non avevano alcun significato messianico (come il famoso « Dall’Egitto ho chiamato mio figlio », che si riferiva all’uscita degli Ebrei dall’Egitto guidati da Mosè, ma viene associato alla fuga in Egitto della Sacra Famiglia). Questo conferma che il Nuovo Testamento appartiene ad un genere letterario particolarmente consolidato nell’antico Israele, e non rappresenta affatto un’artificiosa costruzione tardiva.

Il giorno di Nicanore

Bacchide ed Alcimo instaurano in breve tempo un vero e proprio regime di terrore, tanto che, alla fine, Giuda comprende che quel sacerdote ha causato più danni ad Israele degli stessi pagani, e decide di fargliela pagare cara. Alcimo reagisce alla guerriglia maccabaica chiedendo rinforzi a Demetrio I, che invia Nicanore (« il vincitore ») a fare piazza pulita. Dopo aver tentato di arrestare Giuda Maccabeo mostrandosi falsamente amico, nonostante i collaborazionisti lo abbiano accolto amichevolmente, egli li schernisce e pretende da loro l’immediata consegna di Giuda, pena la distruzione del Tempio. I sacerdoti allora comprendono di aver commesso un imperdonabile errore alleandosi con Alcimo. Ma ad eliminare il protervo generale siro-ellenistico provvede lo stesso Giuda, che lo affronta nella battaglia di Bet Oron il 13 di Adar del 160 a.C., lo sconfigge e lo uccide. Da allora gli Ebrei festeggiano il 13 di Adar, detto « il giorno di Nicanore », che di solito apre le celebrazioni della festa di Purim (vedi il Libro di Ester ).

All’orizzonte si affaccia Roma

Ma intanto all’orizzonte si fa strada una nuova potenza, destinata a travolgere tutti i regni ellenistici dell’area mediterranea: Roma.

Nel capitolo 8 Giuda Maccabeo dà prova davvero di grande pragmatismo politico, perchè si accorge che questa nuova, gloriosa nazione sta sorgendo prepotentemente all’orizzonte, e decide di farsela amica. In realtà la sola, durissima sconfitta che i Seleucidi di Antioco III avevano dovuto incassare a Magnesia era più che sufficiente per far capire a chiunque che, negli anni a venire, il Senato di Roma avrebbe avuto voce in capitolo in tutte le questioni politiche dell’oriente; ma l’autore del libro in oggetto elenca tutta una serie di imprese delle legioni romane che, a suo dire, avrebbero convinto Giuda di trovarsi di fronte ad un alleato potenzialmente importantissimo: La conquista della Gallia Cisalpina con la vittoria di Casteggio nel 222 a.C. (« gli atti di valore da essi compiuti fra i Galli »: 8:2)

La conquista della Spagna durante la Seconda Guerra Punica (« quanto avevano fatto nella regione della Spagna per impadronirsi delle miniere d’oro e d’argento che vi si trovavano »: 8:3) La sconfitta di Annibale a Zama nel 202 a.C., al termine della Seconda Guerra Punica (« Avevano sconfitto e inflitto gravi colpi ai re che erano andati contro di essi fin dall’estremità della terra »: 8:4) Le ripetute sconfitte inflitte alla Macedonia, già grande potenza nell’area (« Sconfissero pure in guerra Filippo e Perseo, re di Chittim »: 8:5), e, naturalmente, la suddetta vittoria degli Scipioni a Magnesia nel 189 a.C. (« Anche Antioco, il grande re dell’Asia, che mosse contro di loro in guerra con 120 elefanti, cavalleria, carri e un immenso esercito, fu da essi sconfitto »: 8:6) « Gli altri regni e le isole e quanti per avventura si erano opposti a loro, li distrussero e soggiogarono; con i loro amici invece e con quanti si appoggiavano ad essi avevano mantenuto amicizia », conclude l’Autore (8:11), che loda i Romani in modo sperticato, ammirandoli per la loro potenza militare, ma anche per la loro totale assenza di re o imperatori: « Con tutti questi successi nessuno di loro si è imposto il diadema e non vestono la porpora per fregiarsene. Essi hanno invece costituito un Senato, e ogni giorno trecentoventi consiglieri discutono pienamente riguardo al popolo perché tutto vada bene » (8:14-15)

L’autore dimostra di avere conoscenza delle istituzioni del Senato e dei Consoli, oltre che delle (evidentemente famosissime) imprese dei Romani su tutti i popoli circostanti: il capitolo 8 del Primo Libro dei Maccabei rappresenta perciò una rara testimonianza di come i popoli dell’oriente vedevano la crescente potenza di Roma al principio del II secolo a.C., e cioè con un misto di timore e di ammirazione.

Giuda invia dunque a Roma due ambasciatori, Eupolemo e Giasone, che evidentemente sapevano esprimersi molto bene in greco, e questi sono ammessi a parlare in Senato. Il Libro riporta copia del testo dell’alleanza fra i Romani e i Giudei, così come i libri di Esdra e Neemia conservano testimonianze di analoghi rescritti legali. È altresì evidente che, con questa mossa diplomatica, i Maccabei cessano di essere un pugno di « guerrilleros » che combattono nel deserto contro l’esercito regolare siriano, per diventare un soggetto politico vero e proprio, e quindi uno stato indipendente!

La morte di Giuda Maccabeo

Secondo alcuni il capitolo 8 rappresenta un inserto posteriore, perchè il capitolo 9 riprende con re Demetrio che si lecca le ferite infertegli dalla sconfitta di Bet Oron. Tuttavia la reazione è fulminea e devastante: il sovrano invia in Giudea un nuovo esercito, comandato da Alcimo e Bacchide, che stavolta riesce a spezzare la resistenza dei Maccabei.

Infatti Giuda si ritrova imbottigliato con forze insufficienti ad Elasa, località oggi del tutto sconosciuta; ma, dimostrando davvero scarso acume militare, comunque assai meno di quanto acume politico aveva dimostrato stringendo alleanza con la Republica Romana, rifiuta di ritirarsi.

In tal modo lui ed i suoi pochi seguaci sono sterminati, ed i fratelli non possono fare altro che seppellirlo nella tomba di famiglia a Modin. In realtà è probabile che Giuda non avesse vie di scampo, e avesse deciso di cercare la morte in battaglia affinché si potesse dire di lui che era caduto da eroe; il rifiuto della ritirata strategica sarebbe solo un artificio letterario per esaltare la sua grandezza militare. Interessante il versetto 9:21: «Come mai è caduto l’eroe, il salvatore d’Israele? », che rappresenta un esempio di qinah o « lamento funebre », simile a quello contenuto nel primo capitolo del Secondo Libro di Samuele, innalzato da Davide per Saul e Gionata. Infatti anche quest’ultima elegia funebre si conclude con un versetto assai simile a quello levato in onore di Giuda Maccabeo (evidentemente si trattava di una formula fissa).

Gionata Maccabeo

Dopo la morte di Giuda, in Israele la situazione precipita, complice anche una grave carestia: Bacchide ed Alcimo impongono la loro legge con il terrore. A questo punto, i seguaci di Giuda eleggono suo fratello Gionata come loro capo. Naturalmente Bacchide tenta subito di sopprimerlo, ma egli si ritira nel deserto di Tekoa, la patria del profeta Amos, a sud di Gerusalemme. Chiede l’aiuto dei Nabatei inviando loro il proprio fratello minore Giovanni, ma questi è eliminato ed i suoi beni derubati; di conseguenza Gionata e Simone si vendicano degli uccisori, menando strage di un corteo nuziale, cosicché la gioia delle nozze si cambia in lutto: un tema, questo, caro proprio al profeta Amos, segno che l’autore del libro lo conosceva bene.

Bacchide intercetta Gionata e gli muove contro, ma l’esercito dei Maccabei, tornato a questo punto solo un movimento partigiano, si mette in salvo a nuoto al di là del Giordano. Allora Bacchide cambia strategia e fa fortificare quasi tutta la Giudea, onde difendersi dalle scorrerie dei suoi nemici. Siamo al 159 a.C. (« l’anno 153″), ed Alcimo, forte della protezione assicuratagli da Bacchide, ordina di demolire il muro che nel Tempio separa la zona riservata ai Giudei da quella a cui possono accedere i pagani, ma egli viene colpito da ictus cerebrale e muore tra grandi sofferenze: la Bibbia ha sempre presentato le morti dei persecutori della Fede come dolorosissime e disperate, e così faranno gli scrittori cristiani fino a tempi recenti (persino nel caso di Voltaire e di Stalin). Morto Alcimo, comunque, Bacchide rientra in Siria, e per due anni la Palestina può respirare.

Naturalmente i Maccabei ne approfittano per recuperare le loro posizioni. Ma gli Ebrei del partito filoelleno, timorosi di perdere i privilegi acquisiti, richiamano Bacchide, che però fallisce di nuovo nel tentativo di eliminare Gionata. Allora i partigiani riprendono la via del deserto rifugiandosi a Bet Basi, presso Betlemme. Bacchide tenta di assediarli, ma Gionata compie una sortita e sconfigge il generale siriano. Questi si vendica contro coloro che lo hanno richiamato in Palestina, prospettandogli una facile vittoria, poi rientra ad Antiochia facendo pace con Gionata e scambiando con lui i prigionieri. Gionata allora si stabilisce a Micmas (poco a nord di Gerusalemme, forse l’attuale Mukmas) ed inizia la ricostruzione, anche politica, della Giudea.

La guerra civile tra Alessandro e Demetrio

Il lungo capitolo 10 (88 versetti) è tutto dedicato alle imprese di Gionata Maccabeo, intrecciate con la situazione politica sempre più ingarbugliata dell’impero seleucide. Nel 152 a.C. contro Demetrio I Sotere si solleva Alessandro Bala, personaggio ben noto anche da fonti extrabibliche, che si diceva figlio di Antioco IV ed aveva l’appoggio dei Romani, contrariamente a Demetrio. Allora quest’ultimo pensa di allearsi proprio con il suo ex nemico Gionata Maccabeo, e per questo gli permette di arruolare un esercito (regolarizzando così le truppe partigiane di Giuda) e di riavere indietro i prigionieri di guerra. Gionata si insedia così nella città santa e tutte le guarnigioni delle fortezze siriane sgomberano, tranne quella di confine di Bet Zur, all’estremo sud. Alessandro Bala lo viene a sapere e cerca di tirare Gionata dalla sua parte, scrivendogli una lettera inclusa nel libro (10:18-20), con la quale lo nomina sommo sacerdote e patrizio dell’impero. Anche Demetrio I fa la stessa cosa, ed in più gli promette l’esenzione dalle tasse e l’annessione della Samaria alla Giudea, nonché la città di Tolemaide, un porto settentrionale estremamente importante per il commercio con l’estero.

Gionata però non presta orecchio alle offerte di Demetrio, giudicate eccessive e perciò ingannevoli, per non parlare delle dure repressioni a cui egli li aveva sottoposti. La Giudea sceglie perciò di allearsi con Alessandro, che si era fatto avanti per primo. Demetrio è sconfitto ed Alessandro diventa nuovo imperatore. Nel 150 a.C. a Tolemaide si celebrano le nozze tra Alessandro Bala e Cleopatra Tea, figlia di Tolomeo VI Filometore, re d’Egitto; alle nozze è invitato anche Gionata Maccabeo, trattato ormai come un capo di stato del quale conviene garantirsi l’alleanza: nonostante le mene del partito ellenista a lui avverso, Gionata è rivestito di porpora e nominato governatore della provincia di Giudea e Samaria.

Scende in campo Demetrio II

Ma non è finita: nel 147 a.C. scende in campo Demetrio II, figlio di Demetrio I Sotere, il quale lascia l’esilio a Creta per tentare di recuperare il regno paterno. Lo scontro è inevitabile, perchè Demetrio II nomina governatore della Celesiria (cioè della regione siropalestinese) il generale Apollonio, che con arroganza dichiara guerra a Gionata e lo sfida ad accettare con lui battaglia campale in pianura. Costretto a riprendere le armi dalla forza degli eventi, Gionata si impadronisce di Giaffa, che era stata occupata da Apollonio, e quindi attacca il generale davanti alla città filistea di Asdod, dopo essere sfuggito all’accerchiamento da parte dei suoi nemici. I soldati di Apollonio si sono rifugiati nel tempio del dio Dagon, e così egli lo incendia, ritenendo di vendicare Sansone, che era morto proprio in un tempio di questa divinità (vedi il Libro dei Giudici).

Subito dopo conquista anche Ascalona senza colpo ferire. Come premio di tutto ciò, il re di Siria gli invia una fibbia d’oro, onorificenza paragonabile forse a quella inglese della Giarrettiera, e lo nomina « parente del re ».

Ormai Gionata Maccabeo ha conseguito in pieno gli scopi della rivolta maccabaica: egli ha assunto il controllo politico della Terra di Canaan, anche se nominalmente per conto del re di Siria, ed è diventato Sommo Sacerdote, carica a cui ha diritto appartenendo alla tribù di Levi. Sorge così l’alba di una nuova dinastia di re-sacerdoti, che uniscono nelle proprie mani il potere temporale e quello spirituale, inaugurando una vera e propria teocrazia. Nella storia successiva della Giudea, tuttavia, il ripetersi di questa coincidenza susciterà forti opposizioni negli ambienti più tradizionalisti del giudaismo, i quali ritenevano svuotata e svilita la carica di Sommo Sacerdote, ridotta a mera carica politica (così come Lutero si scaglierà contro i pontefici romani, accusandoli di essersi ridotti a signorotti rinascimentali).

Il colpo gobbo del re d’Egitto

Le traversie non sono certo finite qui. Infatti il capitolo 11 ci racconta come, dopo Alessandro Bala e Demetrio II, a rendere tempestose le acque dell’impero siriano venga Tolomeo VI Filometore, re d’Egitto, suocero di Alessandro Bala, e quindi formalmente suo alleato. Questi penetra in territorio siriano con atteggiamento apparentemente amichevole, lasciando però in ogni città un proprio presidio. A Giaffa egli incontra Gionata Maccabeo, che lo accompagna fino ai confini settentrionali del Libano. A questo punto però Tolomeo VI si allea con Demetrio II, promettendogli in moglie sua figlia che aveva già dato ad Alessandro Bala, quindi occupa Antiochia, la capitale, e, a sorpresa, si incorona re di Siria e ricostituisce l’impero di Alessandro Magno. Alessandro, che si trovava in Cilicia per reprimere una rivolta, gli marcia contro, ma Tolomeo lo sconfigge. Alessandro Bala cerca di trovare rifugio in Arabia; ma, come accadrà a Pompeo in fuga davanti a Cesare, anch’egli viene assassinato da un re vassallo, un certo Zabdiel. Tolomeo VI tuttavia muore dopo soli tre giorni, forse per le ferite riportate in battaglia; è il 145 a.C. Demetrio II cinge così la corona di Siria, e sul trono torna a sedere un re ostile ai Maccabei.

Gionata decide allora di assediare l’acropoli di Gerusalemme per sloggiare la guarnigione sira che vi permane. Demetrio II si infuria, si reca a Tolemaide e chiama Gionata a rendere conto del proprio operato. Gionata ordina di continuare l’assedio e si reca a sua volta a Tolemaide dove, nonostante le mene del partito ellenista a lui avverso, Demetrio II lo conferma nel sommo sacerdozio e in tutte le altre cariche ed onorificenze. Nel testo è inclusa una nuova lettera indirizzata da Demetrio II a Gionata. Si pensa che l’autore del libro appartenesse anch’egli alla casta sacerdotale ed avesse accesso all’archivio del Tempio, dove tutte queste lettere dovevano essere gelosamente conservate, e quindi la sua opera rappresenterebbe un vero capolavoro di storiografia, seppure sempre « interpretata » alla luce della fede, preziosissimo per ricostruire gli eventi di quel confuso periodo.

L’ambizioso generale Trifone

Le vicende storiche si fanno sempre più complicate. Il re Demetrio II decide di mettere in congedo le truppe, forse per prevenire nuovi putsch militari, ma questa scelta crea malcontento fra i capi di stato maggiore dell’esercito. Uno di questi, il generale Trifone, che già era stato al servizio di Alessandro Bala, decide allora di tradirlo ed apre trattative con il principe arabo Imalcue, non meglio noto, che teneva in ostaggio Antioco, figlio di Alessandro Bala, in modo da opporlo a Demetrio II: come si vede, la storia dei regni ellenistici era tribolata da continui intrighi, capovolgimenti di fronte e colpi di stato. Demetrio II sente crescere il pericolo e domanda a Gionata l’invio di tremila mercenari, in cambio del ritiro della guarnigione siriana da Gerusalemme. Ormai Gionata tratta con i siriani da vero capo di stato: una bella carriera, per chi era partito come un partigiano, resa possibile proprio dalle discordie intestine al regno di Siria, ormai in piena decadenza, come testimonia il turbinoso succedersi dei sovrani.

Anche Demetrio II se la vede brutta, a causa dello scoppio di una rivolta popolare nella capitale. I mercenari Giudei inviati da Gionata riescono a liberarlo dal palazzo reale in cui si era asserragliato, ma a prezzo di un bagno di sangue (il libro parla iperbolicamente di centomila morti civili) e dell’incendio della stessa Antiochia. Probabilmente non furono solo i Giudei a liberare Demetrio, che poteva disporre di molte truppe mercenarie di vari paesi, ma il nostro libro parla solo di loro per poter illustrare a quale onore erano assunti i Giudei entro il regno di Siria:

« I Giudei crebbero in fama presso il re e presso quanti erano nel suo regno, e fecero ritorno in Gerusalemme portando grande bottino » (11, 51)

Proprio la grande vittoria degli Ebrei mette però in allarme il sovrano, il quale comincia a temere forse che lo stesso Gionata voglia usurpargli il trono; e così, comincia « a contrastarlo duramente ».

Nuovi trattati di amicizia

Intanto Trifone rientra in Siria con il figlio minorenne di Alessandro, che egli fa incoronare con il nome di Antioco VI. Le truppe congedate da Demetrio II si schierano con lui, e così il re legittimo ha la peggio e deve abbandonare Antiochia. Il nuovo sovrano scrive subito a Gionata, confermandogli tutti i suoi titoli e privilegi, ed anzi nominando suo fratello Simone « stratega« , cioè comandante militare di tutta la regione compresa tra il Libano e i confini dell’Egitto. Subito Gionata provvede ad eliminare ogni sacca di resistenza ancora fedele a Demetrio II; Gaza, che gli chiude le porte, è messa a ferro e fuoco. A questo punto i due fratelli si dividono i compiti: Simone va a sud ad assediare la munitissima piazzaforte di Bet Zur, mentre Gionata va a nord, a Kedes in Galilea, a combattere i partigiani di Demetrio. Ma questi ultimi riescono a mettere in rotta le sue truppe, e solo in un secondo assalto egli riesce a limitare i danni. Visto che la situazione si fa di giorno in giorno più confusa, Gionata decide di rinnovare i trattati di amicizia stipulati dal fratello Giuda, inviando ambasciatori non solo a Roma, ma anche a Sparta.

Il capitolo 12 contiene la lettera inviata da Gionata agli spartani, che fa riferimento ad un precedente patto di alleanza fra Giuda e Sparta, stipulato dal re di Sparta Areo e dal sommo sacerdote Onia. Questo fatto crea qualche problema, perchè due personaggi contemporanei con questi nomi sono effettivamente esistiti, ma un secolo e mezzo prima, all’epoca delle guerre fra i Diàdochi per spartirsi l’impero di Alessandro Magno, quando sembra difficile che Giuda potesse stipulare trattati con potenze così lontane, anche se la cosa non può essere esclusa del tutto, visto che l’autore del Primo Libro dei Maccabei sembra molto ben informato riguardo a questi trattati di alleanza, riportando integralmente (20-23) anche la lettera inviata da Areo ad Onia, che favoleggia di una discendenza da Abramo anche degli Spartani. Forse Areo confondeva tra loro Ebrei e Filistei: si sa che questi ultimi, come gli Achei omerici, discendevano dai famosi « Popoli del Mare ».

La cattura di Gionata

Chiusa la parentesi diplomatica, anch’essa apparentemente svincolata dal resto del testo, Gionata ingaggia guerra con i generali di Demetrio II presso Amat, città nella valle del fiume Oronte, oggi Hamah in Siria. I siriani si spaventano e lasciano il campo, mantenendo accesi i fuochi per ingannare gli Ebrei, che si accorgono della fuga solo all’alba. Gionata li insegue ma poi li lascia andare e preferisce sconfiggere una tribù araba, mentre Simone si impadronisce di Giaffa. Si procede poi alla fortificazione della Città Santa.

Ma intanto la situazione in Siria precipita: Trifone tenta di farsi re al posto di Antioco VI, ma sa di incontrare l’opposizione di Gionata: le truppe dei due eserciti si schierano a Beisan, in Galilea, per la resa dei conti. A questo punto però Trifone gioca d’astuzia ed invita Gionata ad un incontro a quattr’occhi a Tolemaide. Gionata ci casca, arriva in città con una scorta ridotta, ma subito Trifone lo fa prigioniero. Tenta quindi di schiacciare l’esercito maccabaico in Galilea, ma l’effetto sorpresa non riesce e le truppe rientrano a Gerusalemme e piangono il loro capo Gionata, convinte che sia già morto.

Simone Maccabeo

E siamo al capitolo 13. Simone Maccabeo prende in mano le redini della Giudea e viene acclamato successore di Gionata. Intanto Trifone muove verso la Giudea portando Gionata con sé, ma Simone gli schiera contro ad Adida, pronto a vendere cara la pelle. Allora Trifone gli svela che Gionata è vivo, che lo trattiene perchè egli non ha sborsato le tasse dovute all’erario, e che è pronto a rilasciarlo dietro il riscatto di cento talenti d’argento (circa 50 quintali) e della consegna dei due figli di Gionata come ostaggi. Simone subodora l’inganno ma manda a prendere il denaro e i due figli, cedendo alla pressione popolare che esigeva il riscatto di Gionata. Trifone però viola il patto: non solo non libera Gionata, ma anzi aggira la Giudea per invaderla da sud e prendere Gerusalemme, ma durante la notte cade molta neve, e la spedizione a marce forzate di Trifone non può aver luogo. Infuriato, egli uccide Gionata a Bascama, località non identificata della Transgiordania, e quindi si ritira.

Simone raccoglie i resti del fratello e li tumula nel sepolcro di famiglia a Modin, facendovi erigere sopra un vero e proprio mausoleo ellenistico con piramidi e statue, onde mostrare a tutti la grandezza cui sono assurti i Maccabei. Intanto Trifone elimina Antioco VI e regna al suo posto come un tiranno; ma lo storico romano Tito Livio e quello giudeo Giuseppe Flavio asseriscono che questo avvenne più tardi. Comunque Simone sceglie di riallacciare i legami con lo spodestato Demetrio II contro Trifone,  « poiché tutte le azioni di Trifone non erano state altro che rapine » (probabilmente qui si nasconde un gioco di parole, poiché Teref in ebraico significa proprio « rapina »). Demetrio accetta e concede a Simone l’esenzione fiscale. A questo punto l’autore colloca una pietra miliare della storia: «Nell’anno centosettanta fu tolto il giogo dei pagani da Israele, e il popolo cominciò a scrivere negli atti pubblici e nei contratti: « Anno primo di Simone il Grande, sommo sacerdote, stratega e capo dei Giudei » » (13:42-43) Siamo nel 142 a.C., e l’autore ritiene a questo punto ristabilita l’indipendenza del popolo giudaico, tanto che Simone inaugura una nuova era, a somiglianza di tutti gli altri sovrani ellenistici. Subito inaugura quest’era occupando la piazzaforte siriana di Ghezer e scacciando la guarnigione dall’acropoli di Gerusalemme, vittorie celebrate con una grande festa popolare. A capo dell’esercito egli pone suo figlio Giovanni, il futuro Giovanni Ircano, re di Israele.

« Sommo Sacerdote in Asaramel »

Il capitolo 14 comincia con un accenno di politica internazionale: Demetrio II tenta di raccogliere rinforzi in Media, regione nominalmente siriana ma già occupata dai Parti, in futuro fieri nemici di Greci e Romani; tuttavia il loro re Arsace VI lo sconfigge e lo trae prigioniero. Subito dopo tuttavia si snoda un lungo panegirico in poesia di Simone, fondatore della dinastia degli Asmonei, forse inserito in un secondo momento. Infatti subito dopo riprende il racconto storiografico testé interrotto, inserendo (20-23) il testo di una nuova lettera inviata dagli spartani a Simone Maccabeo per salutarne l’ascesa, e di una missiva (27-47) « incisa su tavole di bronzo » spedita a Simone dal Senato romano, in risposta ad una sua nuova ambasceria. È da notare come Simone venga detto dai romani « Sommo Sacerdote in Asaramel » (14:27). Questa parola ricorre solo qui in tutta la Bibbia, ed è probabilmente la trascrizione dell’ebraico Hasar ‘am El, « atrio del popolo di Dio »; probabilmente i Quiriti avevano frainteso il titolo sacerdotale di Simone, confondendolo con il nome della sua capitale. Questo rescritto inciso su una colonna commemorativa eretta sul monte Sion, come accadeva per i sovrani ellenistici, tra cui ormai Simone si annovera. Il testo ripercorre tutta l’epopea maccabaica fin dai tempi di Mattatia, quindi è una probabile rielaborazione dell’autore o di quelli stessi che avevano innalzato la colonna, onde esaltare la gloria di Simone (non era certo raro agire così a quei tempi).

Il capitolo 15 contiene un nuovo documento, stavolta inviato a Simone da Antioco VII, figlio (ma secondo altri fratello) di Demetrio II, che si trovava in esilio « nelle isole del mare », e precisamente a Rodi, essendo il trono occupato dall’usurpatore Trifone. Tale documento contiene la sua intenzione di muovere alla riconquista del trono paterno, e per questo intende assicurarsi l’appoggio del Maccabeo, confermandogli tutti i privilegi già accordati, e concedendogli anche quello di battere moneta e di adunare un esercito proprio.

Nell’ »anno centosettantaquattro », cioè nel 138 a.C., Antioco VII fa ritorno in Siria, la popolazione si ribella a Trifone e questi è costretto a riparare a Dor, un porto palestinese, subito cinto d’assedio da Antioco. A questo punto l’autore salta di nuovo di palo in frasca e torna a descrivere un nuovo documento (16-21) riportato in giudea dall’ambasciatore a Roma, e firmato nientemeno che dal console romano Lucio Cecilio Metello. Questi era in carica nel 142 a.C., quindi è evidente che qui è fuori posto e andrebbe rimesso immediatamente dopo il capitolo 14. Il testo elenca una lunga serie di sovrani ellenistici in buone relazioni con i Romani, tra i quali figurano Attalo II di Pergamo, Ariarate V di Cappadocia, Arsace VI dei Parti e molte regioni ed isole dell’oriente (Caria, Samo, Panfilia, Licia, Rodi, ecc.).

La morte di Simone Maccabeo

Di colpo al versetto 25 riprende la narrazione della guerra civile siriana: Antioco sta assediando Trifone e Simone vorrebbe dargli manforte, ma a sorpresa il re rifiuta ed anzi si rimangia tutte le promesse fatte, pretendendo la restituzione delle fortezze siriane e il pagamento di una riparazione pesantissima (mille talenti d’argento). Simone respinge l’ultimatum sostenendo che Israele si è solo ripreso ciò che apparteneva ai suoi padri, ed offre al massimo cento talenti d’argento e le città di Gaza e Ghezer, esterne ai confini storici di Israele. Il re monta su tutte le furie, ma intanto Trifone riesce a sfuggire all’assedio e a riparare ad Ortosia, nel Libano del nord. Egli allora si preoccupa di inseguire Trifone, mentre il generale Cendebeo dovrà chiudere la pratica giudaica. Dopo aver ricostruito una fortezza a Cendebeo, nel sud del paese, egli comincia ad attaccare la Giudea in forze. Vista la gravità della situazione, Simone, che è ormai anziano, delega la guerra ai suoi due figli Giovanni e Giuda. I due eserciti per un curioso paradosso entrano in contatto presso Modin., la patria d’origine dei Maccabei.

Nel capitolo 16 ed ultimo Cendebeo è rovinosamente sconfitto e Giovanni insegue le sue truppe fino a Cedron. Ma purtroppo cominciano le rivalità interne allo stesso stato giudaico: un alto funzionario di Simone, Tolomeo, governatore della città di Gerico, trama contro Simone e, nell’ »anno centosettantasette » (135 a.C.), offre un banchetto a lui ed ai suoi due figli Mattatia e Giuda nella fortezza di Dok. Ma è una trappola: ad un segnale convenuto sbucano fuori uomini armati che trucidano Simone e i suoi due figli. Subito Tolomeo cerca di occupare Gerusalemme e di far fuori il terzo figlio di Simone, Giovanni; ma questi ne è informato ed elimina i sicari mandati ad ucciderlo.

Giovanni Ircano

Qui il Primo Libro dei Maccabei si interrompe bruscamente, rimandando per gli atti di Giovanni ai soliti « atti del suo sommo sacerdozio ». Le sue imprese tuttavia ci sono note grazie alle « Antichità Giudaiche » dello storico ebreo Giuseppe Flavio, che a quegli atti doveva avere accesso. Egli governò dal 135 al 104 a.C., fondando una nuova dinastia, quella degli Asmonei, che prenderebbe nome da Asmoneo, presunto antenato della loro famiglia; suo figlio Alessandro Ircano si farà incoronare re. Durante i primi anni del governo di Giovanni, la Palestina venne invasa nuovamente da Antioco VII di Siria, che assediò Gerusalemme costringendo Giovanni Ircano alla resa. Ma dopo la morte del re nel 129 a.C. il regno di Siria entrò in una fase irreversibile di decadenza, cedendo su ogni fronte. Così anche Giovanni poté riconquistare l’indipendenza.

E non solo: egli cominciò a battere moneta (sono sopravvissuti alcuni esemplari) e conquistò addirittura l’Idumea, cioè l’antico regno di Edom a sud del Mar Morto; ne seguì la conversione in massa degli idumei al giudaismo (anche Erode il Grande era di sangue idumeo). Inoltre egli condusse un’importante campagna contro i Samaritani, conquistò la loro capitale Sichem e distrusse il tempio che essi avevano eretto sul Monte Garizim in opposizione a quello di Gerusalemme. Tale tempio non verrà più ricostruito, ma i samaritani continueranno ad adorare Dio su quella montagna; sarà quello il « monte » citato dalla Samaritana nel suo discorso con Gesù (Gv 4:20). Sotto il regno di Giovanni Ircano fu probabilmente scritto il Libro dei Giubilei, del quale riparleremo.

La festa della Dedicazione

L’istituzione di questa festa viene riportata, dall’autore del Primo Libro dei Maccabei, alla riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme e alla ricostruzione dell’altare dei sacrifici, compiuta tre anni dopo la sua profanazione da parte di Antioco IV Epifane (1 Mac 4:36-59). Essa è anche chiamata la « festa delle luci », e cronologicamente coincide con il Natale cristiano, in quanto il mese di Casleu (ebraico Kislew) cade a cavallo tra novembre e dicembre. In comune con il nostro Natale (e quindi con l’illuminazione di alberi e presepi) ha proprio l’accensione delle luci del candelabro a nove bracci chiamato Chanukkiah: si accendono progressivamente tutte le sue lampade per otto giorni di seguito: una il primo, due il secondo e così via.

Da allora è celebrata ininterrottamente, anche se il Tempio non c’è più, perchè la festa delle luci si rese indipendente dal ricordo della dedicazione dell’altare, raffigurando invece la Luce della Fede che trionfa sulle tenebre del paganesimo. Questo rito è tanto importante anche per gli israeliti moderni, che davanti alla sede della Knesset, il laicissimo parlamento di Gerusalemme, vi è una riproduzione gigantesca della Chanukkiah. Da qualche anno a questa parte, nel generale clima di ecumenismo, l’accensione pubblica della Chanukkiah affianca nelle nostre città quella dell’albero di Natale, anche per ribadire l’origine ebraica del cristianesimo.

Forse pensava proprio alla festa delle luci Nostro Signore, quando pronunciò queste celeberrime parole:

« Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. » (Matteo 5:14-15)

Certamente invece è ambientato durante la festa della Dedicazione (« era d’inverno », precisa puntualmente Giovanni) l’episodio del discorso di Gesù ai Giudei che termina con la dichiarazione:  « Io e il Padre siamo una cosa sola » (Gv 10:22-39)

 

 

STORIA E DESTINO DI GERUSALEMME 25 novembre, 2011

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Gerusalemme è una città che ha un passato, un presente e un futuro che ci sorprende.

Ci sorprende il suo nome: Gerusalemme significa « fondamento della pace » è molto paradossale, fino a quasi l’ironico quando vediamo che per millenni la guerra ha infuriato ed infuria in e per questa città?

Le date sono spesso approssimative e arrotondate, una storia semplificata, ma che parla dell’essenziale.

Vediamo secondo la Bibbia, il suo passato, il presente ed il futuro ….

1900 aC. La prima menzione della città è fatta durante la vita di Abramo in Genesi 14:18, « … Melchisedek, re di Salem, offrì del pane e del vino, egli era sacerdote del Dio altissimo … » Salem è il nome dato a Gerusalemme, vedi nel Salmo 76:3.

1500 aC.La città si chiamava Jebus, è menzionata nel libro di Giosuè 15:8 e 15:63, « … ed i figli di Giuda non poterono espropriare i Gebusei che abitavano Gerusalemme … »

1100 anni prima di Cristo. Davide occuperà la città per farne la capitale del suo regno. 2 Samuele 5:7-9, « … Davide prese la fortezza di Sion che è la città di Davide … / … chiunque batterà i Gebusei … / … Davide abitò nella fortezza, che chiamò la città di Davide … »

1050 (?) AC,Davide comprò l’aia di Arauna il Gebuseo per offrire un sacrificio durante un’epidemia, 2 Samuele 24:17-25, « Gad venne da Davide e gli disse: Va’ su, innalza un altare al Signore, nella zona di ‘Arauna il Gebuseo … / … … Quel giorno io l’ho comprato in tutta regola … / … Davide costruì un altare al Signore e offri dei sacrifici … « Senza dubbio fù in questo luogo che si costruì il tempio di Gerusalemme, 1 Chronicle 22:1, « … David disse, ecco, qui sarà la casa del Signore Dio, e qui sarà l’altare per l’olocausto di Israele … »

1000 anni prima di Cristo, Costruzione del tempio (ora in questo luogo si trova una moschea). Questo tempio è comunemente chiamato il « Tempio di Salomone », il nome del re che l’ha costruito.

586 aC, La città fu presa e distrutta da Nabucodonosor, re di Babilonia, leggere 2 Re capitolo 25.
Tre importanti editti reali per Gerusalemme:
538 aC, Cyrus (Ciro re dei Medi e dei Persiani), propone agli ebrei di ritornare a Gerusalemme per ricostruire il tempio.

526 aC, Dario (Re dei Medi e dei Persiani) favorisce la ripresa della costruzione.

445 aC, Artaserse (re dei Medi e dei Persiani) scrive un ordine in favore della ricostruzione delle mura, rendendo a Gerusalemme il suo statuto di città.

Alessandro il Grande (re dei Greci) investe Gerusalemme e mette fine all’egemonia dei Persi.

Gerusalemme passo’ sotto il dominio dei Diadochi (titolo di principe ereditario dato ai generali di Alessandro il Grande, che si divisero il suo impero dopo la sua morte nel 323 aC) e dei loro successori.

167 aC, Antioco Epifane contamina il Tempio di Gerusalemme.

165 aC, Giuda Maccabeo purifica il Tempio di Gerusalemme.

53 aC, Pompeo prende Gerusalemme.

In sintesi:

200 anni prima di Cristo il Medio Oriente è sotto il dominio romano. La cultura greca invade Gerusalemme e gli ebrei s’ellénizano rapidamente. Per esempio, i giochi del circo si istallano a Gerusalemme, il Tempio è dedicato a Zeus e la circoncisione è vietata. Ma una famiglia di Gerusalemme sorge per difendere il particolarismo ebraico.

Così nel 165 aC, i Maccabei liberano Gerusalemme e purificano il tempio. Gerusalemme divenne così per 80 anni la capitale di uno stato ebraico fiorente.

37 avanti Gesù Cristo, Le legioni, romane al soldo di Erode il Grande riprendono il regno di Giuda e, naturalmente, Gerusalemme.

Nell’anno uno, della nostras era, Gesù viene presentato al tempio di Gerusalemme secondo la legge ebraica.

33 anni dopo In que(a Gerusalemme) Gesù vi è crocifisso e risorto.

In quello stesso anno Gerusalemme vede l’inizio della Chiesa e della persecuzione contro i cristiani.

70, Secondo la storico Giuseppe Flavio, l’esercito romano vincerà la ribellione che ha avuto inizio tre anni prima, la città fu distrutta e il tempio pure.

117 Sotto l’imperatore Traiano, una révolta fu soffocata nel sangue e il suo successore Adriano ha deciso di fare di Gerusalemme una città romana. Ma la creazione della colonia cause ancora un sussulto di ribellione ….

L’imperatore Adriano cambia il nome della provincia della Giudea, chiamandola Palestina.

132-134 In primo luogo i romani dovranno evacuare la città e per 2 anni la sovranità ebraica viene ripristinata. Ma la reazione impériale di Roma sarà spietata, e procederà con l’espulsione degli ebrei per introdurre coloni provenienti da tutto l’impero.

La città di Gerusalemme è vietato agli ebrei,

323, Siccome il cristianesimo divenne religione di stato, Gerusalemme divenne un luogo di pellegrinaggio,

Fino al 632, Gerusalemme è oggetto di numerosi conflitti, delle chiese sono construite poi distrutte. Si vieta o si permette, di volta in volta l’accesso degli ebrei alla città.

638, Il Califfo Umar si presenta davanti a Gerusalemme ed il Patriarca Sofronio opta per una resa senza combattere. Sulla spianata del Tempio, che prende il nome di Haram al-Sharif e dove, secondo la credenza musulmana, si svolgerà il Giorno del Giudizio, Umar farà costruire una piccola moschea in legno.

641, La clausola che vieta agli ebrei di vivere a Gerusalemme è abolita. Alcuni ebrei s’istallano a sud della città, sono 70 famiglie che vi si stabilirono.

685-705, Il califfo Abd al-Malik, avendo nuove concezioni, vuole fare di Gerusalemme un centro di pellegrinaggi simile alla Mecca e percio iniziò la costruzione della Cupola della Roccia.

Poi la situazione fra arabi musulmani, cristiani ed ebrei si deteriora. Carlo Magno firmerà un accordo, ma questo dura solo un breve periodo. Il Califfo Hakim ha iniziato una politica di eliminazione dei cristiani e fa distruggere il Santo Sepolcro.

1077, I turchi entrarono nella città, seminando la desolazione assassinando la popolazione uccidendo tutti quelli che poterono. I pellegrinaggi cessarono. Le Accademie rabbiniche scompaiono. I cristiani fuggono. Questa terribile disastrosa situazione innescherà la reazione delle Crociate.

15 luglio 1099, E ‘la presa di Gerusalemme da parte dei Crociati, con un nuovo massacro di tutta la popolazione (come i turchi pochi anni prima) un orribile bagno di sangue. La breve presenza della Francia segnerà la città.

1240-1260 (circa) vi è una occupazione mongola.

1260-1500, E ‘il regno dei Mamelucchi d’Egitto. Con i Franchi di Acri, questi firmeranno un accordo che li obliga alla condivisione dei santuari. I luoghi santi sono posti quindi sotto la giurisdizione delle tre grandi religioni, ebrei, musulmani e cristiani.

1516-1917, è l’occupazione ottomana (i turchi).

30 Dicembre 1516, Selim I° fece il suo ingresso in Gerusalemme. Selim firma anche un accordo con Francesco I di Francia, che garantisce, insieme ad alcuni vantaggi politici, la protezione dei cristiani. Ma questa situazione di equilibrio finisce con la sua morte.

Solimano il Magnifico, suo figlio, fornisce la città di acquedotti, porte e muri tali che possiamo vedere ancora oggi.

E’ molto interessante vedere nelle muraglie della Città Vecchia di Gerusalemme, i muri con una porta che è stata murata, è la porta Dorata, o Porta della Misericordia. Questa non si dovrebbe aprire che per il Messia affinché possa attraversarla al suo ritorno.

Curiosamente un testo biblico ne parla: Ezechiele 44:1-2: « … la porta esterna del santuario, che si trova a oriente. Ma era chiusa. E il Signore mi disse , questa porta sarà chiusa, essa non si aprirà… »

1917, Il Generale Allenby entra a Gerusalemme, a piedi. In un clima di instabilità (attacchi terroristici, la violenza). Dal 1918, dei quartieri ebraici emergono a ovest ed a sud della città vecchia, e il numero di rifugiati ebrei dell’Europa centrale è aumentato in modo significativo. Questo insediamento ebraico causa delle reazioni arabe, che scoppiano a Gerusalemme negli anni 1920. L’Alto commissario britannico in qualche modo frena l’immigrazione ebraica.

Dopo la seconda guerra mondiale l’ONU succede alla Lega delle Nazioni e cerca una soluzione perché gli inglesi non potendo mettere ordine volevano rimettere il loro mandato.

L’ONU nomina nel 1947 una comitato di 11 stati, nessuno dei quali poteva essere tra le grandi potenze, e questo per motivi di neutralità, due possibilità si offrirono a loro disposizione, hanno scelto l’idea di creare uno stato ebraico e arabo indipendente, con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Questo piano è stato respinto da molti paesi arabi, ad eccezione di pochi, ma gli arabi del posto l‘accolgono favorevolmente. La maggior parte degli ebrei erano anche loro d‘accordo.

29 NOVEMBRE 1947, Dopo molte trattative si ha il piano di spartizione della Palestina in due stati, uno arabo e uno ebraico, Gerusalemme ha uno statuto speciale sotto l’egida delle Nazioni Unite. La convergenza tra le due potenze (russi e americani) in conflitto ha causato sensazione. I paesi arabi rifiutarono il piano di spartizione: gli arabi di Palestina e i governi di tutti gli Stati arabi, rifiutano di accettare le raccomandazioni della risoluzione 181, e fanno sapere che si opporranno con la forza a l’applicazione di queste raccomandazioni.

14 Maggio 1948 Davide Ben Gurion proclama l’indipendenza di Israele, il giorno dopo gli inglesi si ritirarono lasciando la guerra alle spalle …

05-10 Giugno 1967, o la Guerra dei Sei Giorni, la città vecchia di Gerusalemme cade nelle mani dell’esercito israeliano, quasi intatta. La città è subito riunita e amministrata come parte intégrante del suo territorio da parte di Israele.

Realizzando così un versetto del Salmo 122:3, « … Gerusalemme, tu che sei costruita come una città che forma un insieme ben unito … »

30 Luglio 1980 Il parlamento israeliano ha approvato una legge proclamando « Gerusalemme riunificata capitale eterna di Israele ».

Alcune riflessioni su profetica Gerusalemme
Nell’anno zero (!) L’angelo Gabriele annuncia a Maria la nascita del Messia dicendo: Luca 1:31-33 « … Ed ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e lo chiamerai Gesù.. Egli sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine … « 

Gesù è il Messia annunciato … e ora regnerà sul trono di Davide suo padre!
Se la prima parte è stata completata, la seconda parte non è ancora stata completata, è ancora da venire, suggerisce che se la prima parte è stata eseguita alla lettera, la seconda lo sarà pure come la prima, allora Gesù verrà per regnare a Gerusalemme.

 

 

Histoire de Jérusalem, destinée de Jérusalem… 31 octobre, 2011

Classé dans : Histoire d’Israël — Sentinelle Chrétienne @ 13:09

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Jérusalem est une ville qui a un passé, un présent et un avenir qui nous étonnent.
D’une part son nom, Jérusalem, signifie, «fondation de paix», c’est très paradoxal, lorsque nous voyons que depuis des millénaires la guerre fait rage dans et pour cette ville ?
Les dates sont souvent approximatives et arrondies, une histoire simplifiée, mais qui parle de l’essentiel.
Voyons selon la Bible son passé, son présent et son avenir….

1900 avant Jésus-Christ. La première mention de la ville est faite durant la vie d’Abraham, dans le livre de la Genèse 14.18, «…Melchisédech, roi de Salem, fit apporter du pain et du vin ; il était sacrificateur du Dieu Très-Haut…» Salem, c’est le nom donné à Jérusalem dans le Psaume 76.3.

1500 avant Jésus-Christ.
La ville s’appelle Jébus, elle est mentionnée dans le livre de Josué 15.8 et 15.63, «…Et les fils de Juda ne purent pas déposséder les Jébusiens qui habitaient Jérusalem…»

1100 ans avant Jésus-Christ.
David occupera la ville pour en faire la capitale de son royaume. 2 Samuel 5.7-9, «… David s’empara de la forteresse de Sion ; c’est la cité de David…/… quiconque battra ces Jébusiens…/… David habita la forteresse, qu’il appela la cité de David…»

1050 (?) avant Jésus-Christ,
David achète l’aire d’Aravna le Jébusien pour y offrir un sacrifice lors d’une épidémie, 2 Samuel 24.17-25, «Gad arriva chez David et lui dit, monte, élève un autel à l’Éternel dans l’aire d’Aravna, le Jébusien…/……Ce jour là je l’achèterai en bonne et due forme…/… David bâtit là un autel à l’Éternel et offrit des sacrifices…» Sans aucun doute c’est sur ce lieu que fut construit le temple de Jérusalem, 1 Chronique 22.1, «…David dit : ici sera la maison de l’Éternel Dieu, et ici sera l’autel pour l’holocauste d’Israël…»

1000 ans avant Jésus Christ  Construction du temple, (aujourd’hui sur ce lieu se dresse une mosquée). Ce temple est couramment nommé « temple de Salomon » le nom de ce roi qui le fit construire.
-Christ,

586 avant Jésus-Christ, La ville est prise et détruite par Nébucadnetsar, roi de Babylone, lire 2 Rois chapitre 25.

3 Édits royaux importants pour Jérusalem :

538 avant Jésus-Christ, Cyrus (Roi des Mèdes et des Perses) propose aux juifs de retourner pour reconstruire le temple.
526 avant Jésus-Christ, Darius (Roi des Mèdes et des Perses) encourage la reprise de la construction.
445 avant Jésus-Christ, Artaxerxès (roi des Mèdes et des Perses) rédige un ordre en faveur de la reconstruction de la muraille, ce qui rend à Jérusalem son statut de ville.

332 avant Jésus-Christ, Alexandre le Grand (roi des Grecs) investit Jérusalem. Il met fin à l’hégémonie Perse.
Jérusalem passera sous la domination des diadoques (diadoque Titre donné aux généraux d’Alexandre le Grand qui se partagèrent son empire après sa mort en 323 avant Jésus-Christ) et de leurs successeurs.

167 avant Jésus-Christ, Antiochus Epiphane souille le Temple de Jérusalem.

165 avant Jésus-Christ, Judas macchabée purifie le Temple de Jérusalem.

53 avant Jésus-Christ, Pompée prend Jérusalem.

En résumé: 200 ans avant Jésus-Christ le Proche-Orient est sous domination romaine. La culture grecque envahit Jérusalem et les Juifs s’hellénisent rapidement. Par exemple, les jeux du cirque s’installent à Jérusalem, le Temple est consacré à Zeus et la circoncision est interdite.
Mais, une famille de Jérusalem se lève pour défendre le particularisme juif.
Donc en 165 avant Jésus-Christ, Les Maccabées libèrent Jérusalem et purifient le Temple.
Jérusalem redevint alors pour quatre-vingts ans la capitale d’un état juif florissant.

37 avant Jésus-Christ, Les légions romaines à la solde d’Hérode le Grand reprennent le royaume de Juda et bien sûr Jérusalem.

Nous dirons à l’an 1, Jésus est présenté au temple de Jérusalem selon la loi Juive.

33 ans après, Jésus y est crucifié et il y ressuscite. Dans cette même année Jérusalem voit le début de l’église et de la persécution contre les chrétiens.

70, Selon l’historien Flavius Josèphe, l’armée romaine viendra à bout de la rébellion qui a commencé 3 ans plus tôt, la ville est détruite, ainsi que le temple.

117, Sous l’empereur Trajan, un soulèvement est noyé dans le sang et l’empereur Hadrien qui lui succède décide de faire de Jérusalem une ville romaine. Mais la création de cette colonie provoque encore un sursaut de révolte….

132-134, Premièrement les Romains devront évacuer la ville et pendant 2 ans la souveraineté juive est restaurée. Mais la réaction impériale de Rome sera impitoyable, et procédera à l’expulsion des juifs pour y introduire des colons venus de tout l’empire.

La ville de Jérusalem est interdite aux Juifs,
L’empereur Adrien, change le nom de cette province de Judée, il la nomme Palestine.

323, Comme le Christianisme devient religion d’état, Jérusalem devient un lieu de pèlerinages,

Jusqu’en 632, Jérusalem est l’objet de nombreux conflits, des églises sont construites puis détruites. On interdit ou on autorise tour à tour aux Juifs l’accès à la ville.

638, Le Calife Umar se présenta devant Jérusalem et le patriarche Sophronius opte pour une reddition sans combat. Sur l’esplanade du Temple, qui prend le nom de Haram al-Charif et ou, selon la croyance musulmane, doit se dérouler le jugement dernier, Umar fera dresser une petite mosquée en bois.

641 La clause interdisant aux Juifs de vivre à Jérusalem est abolie. Des Juifs viennent s’installer dans le sud de la ville, selon certains c’est 70 familles qui viennent s’y installer.

685-705 Le Calife Abd al-Malik ayant des nouvelles conceptions, veut faire de Jérusalem un centre de pèlerinage comparable à La Mecque et entreprend la construction de la Coupole du Rocher.

Puis la situation entre Arabes musulmans, chrétiens et juifs se détériore. Charlemagne signera un accord mais cela ne durera que peu de temps. Le Calif Hakim commence une politique d’élimination des chrétiens et fait détruire le saint sépulcre.

1077, Les Turcs entrent dans la ville, y semant la désolation en y assassinant toute la population. Les pèlerinages cessèrent. Les académies rabbiniques disparaissent. Les chrétiens s’enfuient. Cette situation désastreuse déclenchera la réaction des croisades.

15 juillet 1099, C’est la prise de Jérusalem par les Croisés, avec un nouveau massacre de toute la population, (comme les Turcs quelques années auparavant) un bain de sang horrible. La courte présence de la France marquera la ville.

1240-1260 (environ) il y a une occupation Mongole.

1260-1500 C’est le règne des Mamelouks d’Egypte. Avec les Francs d’Acre, ils signeront un accord qui oblige de partager les sanctuaires. Les lieux saints sont ainsi placés sous la juridiction des trois grandes religions, juive, musulmane et chrétienne.

1516-1917, C’est l’occupation Ottomane, (Turc).

30 décembre 1516, Selim 1er qui fait son entrée à Jérusalem. Selim signe en outre avec François Ier un accord qui accorde à la France, à côté de certains avantages politiques, la protection des chrétiens. Mais cette situation d’équilibre s’achève avec sa mort.
Soliman le magnifique, son fils pourvoit la ville d’aqueducs, de portes et de murs, tels que nous pouvons encore voir aujourd’hui.

Il est très intéressant de voir dans la muraille de la vieille ville de Jérusalem, les murs avec une porte qui a été murée, c’est la porte Dorée, ou la porte de la Miséricorde. Elle ne devrait s’ouvrir que pour que le Messie puisse la franchir lors de son retour.
Curieusement un texte biblique en parle: Ézéchiel 44.1-2, «… la porte extérieure du sanctuaire, du côté de l’orient. Mais elle était fermée. Et l’Éternel me dit : cette porte sera fermée, elle ne s’ouvrira point…»

1917 Le général Allenby entre à pied dans Jérusalem. Dans un climat d’instabilité (attentats terroristes, violences). À partir de 1918, des quartiers juifs voient le jour à l’ouest et au sud de la vieille ville, et le nombre des réfugiés juifs d’Europe centrale augmente sensiblement. Cette implantation juive accrue provoque des réactions arabes, qui éclatent à Jérusalem dans les années 1920. Le haut-commissaire britannique dans une certaine mesure freine l’immigration juive.

Après la deuxième guerre mondiale l’ONU succéda à la société des nations et chercha une solution car les anglais ne pouvant faire régner l’ordre voulait remettre leur mandat.

L’ONU désigna en 1947 un comité de 11 états, dont aucun ne pouvait figurer parmi les grandes puissances, et cela dans un souci de neutralité, deux possibilités s’offrirent à eux il choisirent l’idée de la création d’un état Juif et Arabe indépendants, avec la ville de Jérusalem placée sous un contrôle international. Ce plan était rejeté par de nombreux pays arabes, sauf quelques uns, mais les arabes sur place l’accueillirent favorablement. La majorité des Juifs était d’accord également.

29 novembre 1947,
Après de nombreuses tractations le plan de partage de la Palestine en deux États, l’un arabe, et l’autre juif, Jérusalem ayant un statut particulier sous l’égide de l’ONU. La convergence entre les deux puissances (russes et américaines) en conflit fait sensation. Les pays arabes refusent le plan de partage : les Arabes de Palestine et les gouvernements de tous les États arabes, refusent d’accepter les recommandations de la résolution 181, et font savoir qu’ils s’opposeront par la force à l’application de ces recommandations.

14 mai 1948, David Ben Gourion proclame l’indépendance d’Israël, le lendemain les Anglais se retirent laissant la guerre derrière eux…

5-10 juin 1967, Ou la guerre des six jours, la vieille ville de Jérusalem tombe entre les mains de l’armée Israélienne, presque intacte. La ville est aussitôt réunifiée et administrée comme partie intégrante de son territoire par Israël.
Réalisant ainsi un verset du Psaume 122.3
, «… Jérusalem, toi qui es bâtie, comme une ville qui forme un ensemble bien uni…»

30 juillet 1980, Le Parlement israélien adopte, une loi proclamant «Jérusalem réunifiée capitale éternelle d’Israël».

Quelques pensées prophétiques sur Jérusalem:

En l’an Zéro (!) L’ange Gabriel vient parler à Marie pour lui annoncer la naissance du Messie et il lui dit, Luc 1.31-33 «…Et voici, tu deviendras enceinte, et tu enfanteras un fils, et tu lui donneras le nom de Jésus. Il sera grand et sera appelé Fils du Très Haut, et le Seigneur Dieu lui donnera le trône de David, son père. Il règnera sur la maison de Jacob éternellement, et son règne n’aura point de fin…»
Jésus le Messie est annoncé… et voilà qu’il régnera sur le trône de David son ancêtre !

Si la première partie s’est réalisée, la deuxième partie ne s’est pas encore réalisée et reste encore à venir, tout donne à penser que si la première partie s’est réalisée littéralement, la deuxième se réalisera aussi littéralement, Jésus viendra donc régner à Jérusalem.

Jésus va donc revenir et régner à Jérusalem, il ne peut y régner que si les Juifs y demeurent… Jésus reviendra et régnera à Jérusalem et pour ce faire les Juifs doivent y être !
Nous pouvons alors comprendre pourquoi le diable fait la guerre (la fait faire à d’autres) contre les juifs à Jérusalem…

La citation suivante est bien d’actualité…. Jérusalem sera un enjeux important pour tous les peuples d’alentours, lire Zacharie 12.2-3 «… De Jérusalem une coupe d’étourdissement pour tous les peuples d’alentour… En ce jour là, je ferai de Jérusalem une pierre lourde à soulever pour tous les peuples…»

Toutes les nations de la terre en guerre contre Jérusalem, Zacharie 12.3 «…Et toutes les nations de la terre s’assembleront contre elle…»
Au travers de l’ONU voilà une parole assez facile a réaliser aujourd’hui !

La ville sera encore détruite, Zacharie 14.2, «…Je regrouperai toutes les nations a Jérusalem pour le combat, la ville sera prise, les maisons mises à sac et les femmes violées, la moitié de la ville ira en déportation…» »

Jésus se posera sur le mont des Oliviers (à coté de Jérusalem).
Zacharie 14.4
«… Ses pieds se placeront en ce jour-là sur le mont des Oliviers, qui est vis-à-vis de Jérusalem…»

Et le règne de Jésus viendra….

Pour compléter votre information sur la ville de Jérusalem son passé et son destin, vous pouvez encore aller lire sur:
Déclaration de Napoléon bonaparte
Dinosoria/Jérusalem
Vote des nations unis
Histoire sur L’internaute

La destinée de cette ville dépasse même notre monde actuel, nous la retrouvons dans l’éternité céleste.
Après le jugement dernier dans l’Apocalypse.

Une nouvelle Jérusalem viendra … lire Apocalypse 21.1-4, «…je vis un nouveau ciel et une nouvelle terre; car le premier ciel et la première terre avaient disparu, et la mer n’était plus. Et je vis descendre du ciel, d’auprès de Dieu, la ville sainte, la nouvelle Jérusalem, préparée comme une épouse qui s’est parée pour son époux. Et j’entendis du trône une forte voix qui disait: Voici le tabernacle de Dieu avec les hommes! Il habitera avec eux, et ils seront son peuple, et Dieu lui-même sera avec eux. Il essuiera toute larme de leurs yeux, et la mort ne sera plus, et il n’y aura plus ni deuil, ni cri, ni douleur, car les premières choses ont disparu…»

 

 

A qui appartient la Palestine ? Par Maghribi 3 mai, 2010

Classé dans : Histoire d’Israël — Sentinelle Chrétienne @ 14:59

Posté par: Maghribi

Date: 27 mars 2010 a 14:50

1) Il est très vraisemblable que les actuels Palestiniens sont « ethniquement » les descendants des Juifs qui restèrent en Judée après la victoire de Titus en 70 Ap. JC, et des autre groupes (Philistins, Samaritains, Grecs, etc..) qui peuplaient alors ce territoire. Ils se seront convertis au christianisme du temps de Byzantins (certains sont toujours chrétiens), et a l’Islam au 7eme siècle.

(Note personnelle: je suis descendant, a moitie, de Berbères qui étaient certainement juifs avant l’arrivée de l’Islam au Maroc. Je n’en ai pas honte, je n’en tire aucune fierté).

2) La notion de PEUPLE-ETAT-NATION (en un seul mot) est extrêmement récente au regard de l’Histoire. Jusque vers 1848 (« le printemps des Peuples »), on se battait pour son seigneur, pour son roi, mais pas pour sa « patrie ». Dans le monde arabo -musulman, la notion de « Oumma » transcendait tous les nationalismes locaux.

Les Occidentaux sont venus nous fourrer dans le crâne cette notion de Peuple-Etat-Nation. Certains (les Égyptiens, les Syriens) l’ont adoptée très tôt (voir l’action de l’espion anglais Lawrence). D’autres, comme les Palestiniens, ont l’embrassée un peu plus tard, en 1948 exactement.

Et alors???

(Pour une fois, je « me lâche » et je vais dévoiler le vrai fond de ma pensée. J’évoquerai pour cela une des (rares) paroles de sagesse qu’avait prononcées feu le roi Hassan II, qui disait:

 » Avec le pétrole des Arabes, et l’intelligence des Juifs, le Moyen-Orient pourrait devenir l’une des trois puissances mondiales, une région sur-developpee ».

Mais Hassan II ne devinait pas la pernicieuse emprise d’un nationalisme ethnique chez les Israéliens, et la montée en puissance du fondamentalisme religieux chez les Palestiniens. Lequel fondamentalisme, incarne par les terroristes du Hamas, a etc. encourage, voire finance par Israël pour lutter contre l’OLP.)

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Les peuples sémitiques nomades: (2° Mill. av JC). 15 mars, 2010

Classé dans : Histoire d’Israël — Sentinelle Chrétienne @ 11:01

Les Cananéens sont des nomades installés dans le pays de Canaan chassés par les Hébreux et les Araméens (XIII° XII° av JC). Les cananéens deviennent plus tard les Phéniciens.

Les Akkadiens arrivent par le Nord Ouest en Mésopotamie

Les Amorrites sont des nomades qui s’installent en Syrie (-2000), à Sumer (-1900), puis à Babylone (-1894) et qui disparaissent sous les coups des Araméens au XII° av JC.

Les Araméens sont les premiers Hébreux nomades établis en Syrie. De -1500 à -1000 par les invasions répétées de l’Assyrie ils dominent la Mésopotamie (XII° av JC) et prennent Sumer, Babylone et la région aujourd’hui appelée Palestine.

Chute en -539 de Babylone sous les coups des arabes.

Les Hyksos sont des envahisseurs sémites qui conquièrent l’Égypte en -1730/1580 et sont chassés par les princes de Thèbes.
Les Hébreux

Il y a 4000 ans, Abraham partit d’Ur en Chaldée (en Mésopotamie). Avec son peuple il se dirigea vers le pays de Canaan (la Palestine). Certains se rendirent même jusqu’en Égypte. Toutefois, vers -1250, les fils de Dieu sous la direction de Moise ont dû quitter l’Égypte parce qu’ils étaient opprimés pas le pharaon.

Ils ont conquis la Terre Promise où ils ont fondé leur royaume. En 931, ils ont divisé leur royaume en deux : au nord le royaume d’Israël et au sud le royaume de Juda. En 721 Israël fut conquis par les Assyriens. En 587, le roi de Babylone s’empare de Jérusalem et déporte le peuple de Juda à Babylone.

Le roi Perse permit aux déportés de revenir à Jérusalem qui était alors une province romaine appelée la Judée. C’est dans cette province romaine, plus précisément dans la ville de Bethléem que naîtra Jésus Christ cinq siècles plus tard.

2000/1770 (Abraham Isaac Jacob) Des sémites semi-nomades auparavant (bordure orientale du désert syrien) s’installent dans le pays de Canaan (Syrie Palestine) ce sont les Cananéens.
Abraham est un patriarche biblique et le chef des Araméens. Ses fils Isaac et Ismaël sont les ancêtres respectifs des peuples juifs et arabes. Les Araméens sont établis en Syrie

1770-1560 émigration dans le delta du Nil à cause de la domination des Hyksos (envahisseurs sémites dominés par une aristocratie indo-européenne qui prennent l’Égypte 1730 à -1580).

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Les Hébreux (du Temps de Moïse) 14 mars, 2010

Classé dans : Histoire d’Israël — Sentinelle Chrétienne @ 10:58

Moïse (en hébr. Mosché) (XIIIe s. av. J.-C.), prophète et législateur d’Israël, connu essentiellement par les cinq livres de la Bible (Pentateuque). Fils de parents Hébreux, il serait né sous le règne de Ramsès II (1301 à 1235 env.), en Égypte.

Après avoir échappé providentiellement à l’extermination des nouveau-nés mâles Hébreux de ce pays (le berceau d’osier abandonné sur le Nil), il est élevé à la cour du pharaon qui persécute son peuple.

1250 règne de Ramsès II vers Égypte Exode biblique sous la conduite de Moïse.

Le meurtre d’un fonctionnaire égyptien par la main de Moise le contraint à se réfugier dans le désert du Sinaï, où Dieu lui apparaît sous la forme d’un buisson ardent et lui enjoint de conduire hors d’Égypte les tribus hébraïques captives.

Il dirige alors les Hébreux vers le pays de Canaan, leur fait traverser la mer Rouge, dont les eaux se sont ouvertes, reçoit de Dieu les Tables de la Loi (V. Torah) ou Dix Commandements ou Décalogue. Cette Loi est d’une grande originalité, car elle affirme l’existence d’un Dieu unique.

Moïse est le constructeur de l’arche d’Alliance, symbole de la présence de Dieu parmi le peuple élu (le peuple juif). Il est dit que Dieu ne lui accorda pas, comme à toute la génération qui avait vécu en Égypte, le droit d’entrer en Terre promise, mais lui permit de la contempler du haut du mont Nébo, où il mourut.

Une autre image consiste à dire que Moise s’est éloigné du peuple Hébreux pour méditer seul dans la montagne et réfléchir sur leur devenir à tous. De retour de sa méditation il voit les Hébreux ripailler, se vautrer dans la luxure, et ressortir les idoles (le veau d’or).

Alors Moise repart médite à nouveau et constatant que la prêche durant l’errance avait été vaine, il as eu une vision divine, Dieu grave lui-même les dix commandements (très directifs et applicable sans discussion : le dogme face à l’immaturité du peuple évoque un dieu personnel (plus proche des idoles et donc plus facile à croire pour le peuple) « foudroyant » celui qui ne respecte pas les commandements de Dieu.

Plus tard il écrit la Genèse, Exode, Lévitique et le Deutéronome de l’Ancien Testament. Il faudra attendre Jésus Christ et ses apôtres avec le Nouveau Testament pour affirmer une image moins dogmatique de Dieu. Néanmoins les luttes internes de l’église entre le Nouveau et l’Ancien Testament montre la différence importante entre ces 2 textes et fut la source de tous les dogmatismes et de nombreux crimes perpétrés par l’Église catholique au cours de l’histoire. Moise est en outre l’auteur de la Genèse.

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Les peuples Sémites 13 mars, 2010

Classé dans : Histoire d’Israël — Sentinelle Chrétienne @ 10:57

Les Sémites sont un ensemble de peuples utilisant ou ayant utilisé les langues sémitiques. Ils regroupent plusieurs peuples différents, et dont les individus les composant sont d’origines ethniques différentes. La seule utilisation de l’adjectif « sémite » (ou « sémitique ») fondée scientifiquement se fait dans le cadre de l’étude des langues : on désigne alors sous ce vocable les langues araméennes modernes, arabe, hébraïque et éthiopienne, et leurs parents antiques maintenant éteints comme l’akkadien, le syriaque, l’amorrite le phénicien ou l’ougaritique.

Étymologie

Le mot a été forgé au XVIIIe siecle à partir du nom propre Sem (en hébreu שֵׁם,šem, « nom, renommée, prospérité ») désignant un des fils de Noé, duquel, selon la Bible, seraient issus plusieurs peuples comme la plupart des tribus arabes, certaines tribus arabes sont également de souche chamitique, comme les Ismaélites, Hébro-Égyptiens, Araméens, Assyriens, Hébreux (Juifs) et Phéniciens et dont les représentants modernes sont les Arabes, les Chaldéens (Assyriens, Babyloniens), Hébreux, les Syriaques, etc.

Linguistique Langues sémitiques.

August Ludwig von Schlözer, philologue allemand du XVIIIe siècle, est le premier à utiliser cet adjectif pour désigner un groupe de langues orientales nommées langues sémitiques. Cette notion est reprise par la linguistique contemporaine.Les principales langues sémitiques actuelles sont l’amharique, l’arabe, l’hébreu, le syriaque (araméen), le tigrinya.

Les langues sémitiques sont un groupe de langues parlées dès l’Antiquité au Moyen-Orient, au Proche-Orient et en Afrique du Nord. Ces langues sont qualifiées de « sémitiques » depuis 1781, d’après le nom biblique de Sem, fils de Noé.

Elles forment une des branches de la famille des langues chamito-sémitiques (dites aussi afro-asiatiques), répandues de la moitié nord de l’Afrique jusqu’au Moyen-Orient. L’origine et la direction de l’expansion géographique de ces langues restent incertaines, de l’Asie vers l’Afrique ou de l’Afrique vers l’Asie.

Des langues sémitiques archaïques telles l’akkadien et l’ougaritique sont attestées depuis plus de quatre millénaires. Les plus anciens documents akkadiens, en écriture cunéiforme, datent de la seconde moitié du troisième millénaire avant J.-C. et l’archéologie découvre d’autres documents akkadiens ultérieurs jusqu’au début de notre ère. Les langues sémitiques contemporaines les plus parlées sont l’arabe (plus de 450 millions de locuteurs), l’amharique (27 millions), l’hébreu (8 millions), le tigrinya (6,75 millions).

Elles constituent aujourd’hui, avec le maltais (400 000 locuteurs), les seules langues sémitiques officielles bien que d’autres langues utilisées en Éthiopie, en Érythrée, à Djibouti et en Somalie, ainsi que les divers parlers néo-araméens du Moyen-Orient, se rattachent à cette famille.Les langues sémitiques se caractérisent, entre autres, par la prédominance de racines trilitères[ et par l’usage de consonnes laryngales, gutturales et emphatiques.

Étymologie

L’adjectif « sémitique » dérive du nom commun « sémite », utilisé pour la première fois en Europe vers la fin du XVIIIe siècle par l’historien philologue allemand August Ludwig von Schlözer. Il construit ce terme à partir du nom propre de Sem fils de Noé, rencontré dans la Bible au livre de la Genèse (Berechit en hébreu) et plus spécialement au chapitre 10, verset 31 qui dit : « אֵלֶּהבְנֵי־שֵׁםלְמִשְׁפְּחֹתָםלֹלְשֹׁנֹתָםבְאַרְצֹתָםלְגוֹיֵהֶם »

et se traduit « Tels sont les descendants de Sem, selon leurs familles et leurs langages, selon leurs territoires et leurs peuplades » .

Origine et expansion géographique

La linguistique, au XIXe siècle, soutenait l’origine asiatique des langues sémitiques. Aux XXe et XXIe siècles, de nouvelles hypothèses avancent une origine africaine des langues sémitiques dont la famille serait partie intégrante d’un groupe plus large de langues chamito-sémitiques.

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Hypothèses sur l’origine des langues sémitiques 12 mars, 2010

Classé dans : Histoire d’Israël — Sentinelle Chrétienne @ 10:54

IVe millénaire av. J.-C.

Pour les orientalistes du XIXe siècle, tel l’allemand Theodor Nöldeke (1836-1930), les langues sémitiques dériveraient d’une langue hypothétique, le proto-sémitique. Cette langue mère serait née au Moyen-Orient, avant de se répandre au Proche-Orient puis à l’Afrique septentrionale.

En 1998, Mc Call émet l’hypothèse inverse d’une origine africaine du protosémitique.

En 2004, les linguistes Ehret, Keita, Newman et Bellwood soutiennent que le protosémitique est originaire d’Afrique et que, suite à de probables migrations du Sahara à la fin du Néolithique, il apparaît au Moyen-Orient vers 4000 av. J.-C.

IIIe millénaire av. J.-C.L’antique cité d’Ebla fut découverte en 1964 sur le site de Tell Mardikh en Syrie. En 1974, 42 tablettes portant une écriture cunéiforme furent extraites des ruines d’un palais datant de l’âge du Bronze ancien (2400-2225 avant l’ère chrétienne). En 1975, 17 000 tablettes furent ensuite mises au jour. L’étude de ces tablettes présente une langue archaïque dont certains traits morphologiques rappellent l’akkadien, et dont le lexique semble s’apparenter à l’hébreu et à l’araméen.Linguistiquement, le rattachement de l’éblaïte au protosémitique reste encore problématique.

IIe millénaire av. J.-C.

Des langues sémitiques orientales dominent, au début du IIe millénaire av. J.-C., en Mésopotamie. L’akkadien est un terme générique qui s’oppose au sumérien, langue non sémitique parlée en basse-Mésopotamie. L’akkadien fleurit en deux dialectes, le babylonien et l’assyrien. L’archéologie fournit des documents cunéiformes écrits entre 2500 av. J.-C. et le début de l’ère courante.

Des langues sémitiques occidentales, parlées de la Syrie au Yémen, livrent progressivement des textes écrits. Des textes en proto-canéen datent de 1500 av. J.-C. et attestent l’usage d’une langue sémitique occidentale à cette époque. Des tablettes écrites en ougaritiqueont été découvertes en Syrie du Nord, datant de 1 300 av. J.-C. Vers cette époque, des nomades araméens font incursion dans le désert syrien.Le vieux sudarabique est une langue sémitique méridionale. 

Ier millénaire av. J.-C. Au Ier millénaire av. J.-C., l’alphabet s’étant largement répandu, toute une série d’autres langues devinrent accessibles: l’araméen et le vieux sudarabique. Durant cette période, le système de déclinaisons, encore vigoureux dans l’ougaritique, semble décliner pour donner naissance aux langues sémitiques du nord-ouest.

Les Phéniciens répandent le cananéen à travers une bonne partie de la Méditerranée, tandis que son cousin, l’hébreu devient la langue de la littérature religieuse avec la Torah et le Tanakh. Avec les conquêtes de l’empire assyrien, l’araméen devient la lingua franca du Croissant fertile, supplantant toutes les autres langues, notamment l’akkadien et le phénicien, tandis que l’hébreu subsiste en tant que langue liturgique.

C’est à peu près à cette époque qu’apparaissent des textes écrits en guèze, première apparition écrite des langues sémitiques éthiopiennes.

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Sodome et Gomorrhe 11 mars, 2010

Classé dans : Histoire d’Israël — Sentinelle Chrétienne @ 11:27

Le chapitre 18 (Gn 18. 1-15) est celui de l’annonciation à Abraham et Sarah, par l’apparition de l’Éternel et de trois hommes qui leur font la promesse d’avoir un fils, Isaac (« rire, joie »), qui devra être circoncis à son huitième jour en signe de l’Alliance.

Le nom de Isaac est lié à toutes les sortes de rires que provoque l’annonce de l’enfant : joie, émerveillement, mais aussi étonnement, incrédulité de Sarah qui est ménopausée et ne couche plus avec son mari.Au cours de la même visite, la destruction de Sodome et Gomorrhe est annoncée à Abraham. 

Les deux chapitres suivants (Ge 19-20) s’intercalent, comme s’il fallait séparer le plus possible la conception d’Isaac de sa naissance. Le texte enchaîne sur la condamnation de Sodome et Gomorrhe. Sodome est une ville où règne la confusion sexuelle. Des enfants naissent, mais il n’est pas possible de leur attribuer de père.

 Or pour qu’une ville se perpétue, il est fondamental qu’y siège un tribunal qui reconnaisse les filiations. Au verset 22, se mettent en place les deux interlocuteurs d’un marchandage entre Abraham et l’Éternel. Abraham marchande le nombre de membres de justes qu’il faudrait y trouver pour sauver la ville : 50, 45, 40, 30, 20 ? Finalement, dix justes auraient suffi pour sauver Sodome. Le miniane, le quorum nécessaire à toute cérémonie juive, est de dix membres.

Naissance et sacrifice d’Isaac Isaac naît (Ge 21). Il est nommé du nom accepté en commun par Abraham et Sarah, il est circoncis au huitième jour. Isaac grandit. Un jour, craignant qu’Ismaël ne devienne le successeur d’Abraham au détriment d’Isaac, Sarah demande à Abraham de chasser Ismaël : « Chasse cette servante et son fils, car le fils de cette servante n’héritera pas avec mon fils, avec Isaac.»

Si Dieu réconforte Abraham sur l’avenir de son fils Ismaël, il l’encourage néanmoins à réaliser tout ce que Sarah lui demande : « Accorde à Sarah tout ce qu’elle te demandera car c’est d’Isaac que sortira une postérité qui te sera propre. Je ferai aussi une nation du fils de ta servante car il est ta postérité ».

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