SENTINELLE CHRETIENNE

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Che cosa sono i simboli della fede 25 novembre, 2012

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 18:01

Che cosa sono i simboli della fede dans Religione twethbabe1

CHE COSA INTENDERE PER SIMBOLO     

La parola greca symbolon indicava la metà di un oggetto spezzato (per esempio, un sigillo) che veniva presentato come un segno di    riconoscimento. Le parti rotte venivano ricomposte per verificare l’identità di chi le portava.  Il « Simbolo » della fede è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. Symbolon passò poi a    significare raccolta, collezione o sommario.Il « Simbolo » della fede è la raccolta delle principali verità della fede.

IL CREDO EBRAICO

Mio padre era un Arameo errante scese in egitto e vi stette come straniero …………..  il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi, e ci condusse in questo luogo e ci diede questo paese,    dove scorre latte e miele ( Deuteronomio 26:6-9): In sintesi: « Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo … »    (Deuteronomio 6:4)  Mc    12,29 ).

Il « Credo », o simbolo apostolico, riassume la professione di fede degli apostoli e delle prime comunità cristiane.  Esso è accettato non solo dai cattolici, ma anche dai cristiani ortodossi e dai protestanti.

Il simbolo apostolico è innanzitutto la solenne professione di fede in Dio Padre, nel Figlio di Dio Gesù Cristo e nello Spirito Santo, cioè nelle tre    persone della SS. Trinità.

IL SIMBOLO NICENO – COSTANTINOPOLITANO

Il simbolo niceno – costantinopolitano è chiamato così perché esprime la fede dei Padri conciliari che si riunirono a Nìcea nel 325 e aCostantinopoli nel 381, prima delle grandi divisioni tra i cristiani. Questo Credo non è solo una professione di fede, ma è anche un testo di preghiera, per questo è largamente diffuso e professato.

IL CREDO DI PAOLO, é il più antico credo cristiano

« Vi rendo noto, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato … Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a    Cefa (Pietro) e quindi ai Dodici » ( 1 Cor 15,3-5). 1 Pr 3:18, 21-22 ).  Es 34,6). Il suo Essere stesso è Verità e Amore.

IL CREDO DI PIETRO

« Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, … (fu) messo a morte nella carne, ma reso vivo nello Spirito. Il battesimo ora salva voi … in virtù    della risurrezione di Gesù Cristo, il quale è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo ed aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i principati e le potenze »   La mentalità del Catechista è una mentalità di fede: pensa come Cristo; come Lui vede e giudica la storia, ama e spera come Lui; vive in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo.

Concilio di Nicea

Il primo concilio ecumenico della Chiesa cristiana vi si riunì a Nicea tra il maggio e il luglio del 325: vi presero parte circa 300 vescovi, fra    cui Atanasio, Nicolò di Mira, Eustazio di Antiochia(provenienti per la quasi totalità dalle Chiese orientali), in rappresentanza di tutta la cristianità. Oggetto principale fu la risoluzione dei problemi    ecclesiastici e teologici suscitati dall’arianesimo: a tal fine il concilio era stato convocato dall’imperatore Costantino, evidentemente preoccupato dei riflessi negativi che la disputa ariana produceva sulla sua politica di conciliazione. origenista guidato da Eusebio di Cesarea e quello rigidamente antiariano di Alessandro di Alessandria, Osio di Cordova    e Marcello di    Ancira: la dichiarazione di fede (simbolo    niceno) affermava la consustanzialità(omoousia) tra il Figlio e il Padre, negata da Ario e dai suoi seguaci (rappresentati a Nicea soprattutto da Eusebio di Nicomedia). anatema, che condannava specificamente le dottrine ariane: Ario, Eusebio di    Nicomedia e alcuni altri loro sostenitori furono costretti quindi all’esilio. Altre decisioni stabilite nel concilio di Nicea riguardarono la definizione del calendario pasquale e di una serie di    norme disciplinari. Il concilio rimane un esempio del modo con cui venne formandosi il dogma cristiano, e altresì una testimonianza notevole della politica cesaropapistica degli imperatori.

L’imperatore stesso contribuì in modo determinante all’esito antiariano del concilio, appoggiando la dichiarazione di fede scaturita dall’accordo tra lo    schieramento origenista guidato da Eusebio di Cesarea e quello rigidamente antiariano di Alessandro di Alessandria, Osio di Cordova e Marcello di Ancira: la dichiarazione di fede (simbolo niceno) affermava la consustanzialità (omoousia) tra il Figlio e il Padre, negata da Ario e dai suoi seguaci (rappresentati a Nicea soprattutto da Eusebio di Nicomedia). 

Il concilio confermò altresì la deposizione di Ario, fatta decretare precedentemente da Alessandro di Alessandria, e fece seguire al simbolo    un anatema, che condannava specificamente le dottrine ariane: Ario, Eusebio di Nicomedia e alcuni altri loro sostenitori furono costretti quindi all’esilio. Altre decisioni stabilite nel concilio di Nicea riguardarono la definizione del calendario pasquale e di una serie di norme disciplinari. Il concilio rimane un esempio del modo con cui venne formandosi il dogma cristiano, e altresì una testimonianza notevole della politica cesaropapistica degli imperatori. 

Importante fu pure il concilio di Nicea del 787 (settimo ecumenico), che definì il culto delle immagini nei termini di venerazione, non di adorazione, e    condannò l’iconoclastia. L’errore pero’ resta anche nel termine « venerazione » che non é compresa dai credenti e che é comunque un atto anticristiano, cioé    non-conforme all’insegnamento di Gesù Cristo.

VEDI: Lista delle Eresie e delle invenzioni umane adottate dalla Chiesa    Cattolica Romana

 

 
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IL Concilio di Nicea del 325

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 17:29

I° Concilio di Nicea (da Wikipedia)

Il primo concilio di Nicea è stato il    primo concilio ecumenico del mondo cristiano , secondo la prassi del Concilio di Gerusalemme di età apostolica.   Convocato (e presieduto) dall’imperatore   Costantino I , preoccupato dalle dispute tra    cristiani che si facevano sempre più aspre. Se prima tali dispute erano tenute all’interno di luoghi di culto quasi in sordina o confinate nelle sedi ecclesiastiche, una volta che Costantino ebbe    concesso, con l’ editto di Milano del 313 , una legislazione favorevole al cristianesimo, attribuendo ai vescovi anche    funzioni giudiziarie e istituzionalizzando in questo modo la collaborazione fra episcopato e impero, queste dispute erano diventate anche una questione di stato e come tali andavano trattate:    infatti, se queste non fossero state risolte, avrebbero dato un ulteriore impulso centrifugo all’impero, in una fase in cui esso si trovava sulla via della disgregazione. Con queste premesse, in    un clima di grande tensione, il concilio ebbe inizio il 20    maggio del 325 ; i partecipanti provenivano in maggioranza dalla parte orientale    dell’Impero.

Introduzione

Lo scopo del concilio era quello di rimuovere le divergenze nella Chiesa di Alessandria e stabilire la natura di    Cristo in relazione al Padre; in particolare, stabilire se il Figlio fosse della stessa ausia, o sostanza del Padre.

Questo in quanto il Sinodo di Alessandria del 321, convocato    da Alessandro, vescovo di Alessandria , pur concludendosi    con la scomunica del presbitero Ario , non ne aveva fermato la sua attività    propagandistica. Infatti Ario, rifugiatosi in Palestina presso il suo antico compagno di scuola,    l’influente Eusebio di Nicomedia , creò un centro per    l’arianesimo.

Un’ulteriore decisione del concilio fu stabilire una data per la Pasqua,  la festa principale della cristianità. Il concilio stabilì che la Pasqua si festeggiasse la prima domenica dopo il plenilunio successivo all’ equinozio di primavera , in modo quindi indipendente dalla Pasqua ebraica , stabilita in base al calendario ebraico . Il Vescovo di Alessandria (probabilmente usando il calendario copto ) avrebbe d’allora in avanti stabilito la data e l’avrebbe poi comunicata agli    altri vescovi.

Con il Concilio Costantino auspicava che fosse chiarito, una volta per tutte, un dogma (verità di fede) riguardo a una diatriba sorta in un primo momento intorno a una questione cristologica, ma le cui conseguenti lacerazioni teologiche avevano effetto anche sulla pace    dell’impero, di cui egli si riteneva il custode.

Siccome la disputa ariana nacque e coinvolse le chiese d’Oriente, di lingua greca, la rappresentanza latina al concilio fu ridotta: il papa Silvestro fu rappresentato da due preti (questa prassi divenne costante anche nei concili successivi). Più in generale, i 318 ecclesiastici presenti (il numero non è    certo) erano tutti orientali tranne cinque: Marco di Calabria dall’Italia, Cecilio di Cartagine dall’Africa, Osio di Cordova dalla    Spagna, Nicasio di Digione dalla Gallia, Domno di Stridone dalla provincia    danubiana.

Il Concilio si svolse nel palazzo imperiale dal 19 giugno al 25 luglio del   325 e gli ecclesiastici furono spesati nel viaggio come se fossero stati funzionari di stato. Secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea l’imperatore convocò tutti i vescovi con lettere piene di deferenza,    «…offrendo ad alcuni la possibilità di servirsi della posta pubblica, mentre ad altri furono messe a disposizione bestie da soma in grande quantità». Rufino da Concordia aggiungerà che Costantino, il quale «…prendeva a cuore con premurosa    sollecitudine ogni nostra causa», aveva agito «…dietro suggerimento dei vescovi». Pur non essendo ancora battezzato, Costantino si attribuì la facoltà di presiedere l’apertura– con un discorso pronunciato in lingua latina e tradotto in greco da un interprete – e lo svolgimento dei    lavori del Concilio:

riferisce Eusebio di Cesarea riguardo la cerimonia di apertura, della presenza dell’imperatore «simile a un celeste angelo del Signore», con una «veste    splendente» e seduto su «un piccolo sedile d’oro massiccio». «l’imperatore ascoltava tutti con estrema pazienza e seguiva le varie tesi con viva attenzione, e portando a seconda dei casi il suo    aiuto alle argomentazioni delle due opposte fazioni, pian piano ricondusse alla riconciliazione i litiganti». Il documento conclusivo venne firmato prima dal rappresentante imperiale Osio di    Cordova, e poi dai rappresentanti del papa.

Nonostante la presenza di Ario e soprattutto di Eusebio di Nicomedia, la maggioranza fu contraria alle loro idee. Infatti il comportamento dei due, per nulla conciliante, indispose la fazione moderata che votò    contro di loro. Il clima conciliare niceno fu a dir poco turbolento; il dibattito sulle tesi di Ario degenerò a tal punto che Nicola di Mira prese a schiaffi    l’eresiarca.

Organizzazione del concilio

Costantino invitò tutti i 1800 vescovi della Chiesa cristiana (circa 1000 in Oriente e 800 in Occidente). Tuttavia, solo da 250 a 320 vescovi furono in grado di    partecipare. Riguardo al numero esatto di partecipanti, le fonti coeve non sono concordi: secondo Eusebio di    Nicomedia erano 250; Eustazio di    Antiochia , citato da Teodoro , ne cita 270; sant’ Atanasio , nelle sue Epistole ai Solitati, parla di 300 (come Costantino), anche se nella lettera agli Africani, racconta di 318 . Essendo stati dei testimoni    oculari, sono tutti degni di fede.

Il numero di 318, che il papa Leone definisce misterioso, è stato poi adottato dalla    maggioranza di Padri della Chiesa. Ad esempio, Sant’Ambrogio spiegava che tale numero dava la dimostrazione della presenza del Signore Gesù nel Concilio, in quanto la croce ne indicava 300, mentre il nome di Gesù 18.    Sant’ Ilario , difendendo il termine « consustanziale » – approvato nel Concilio, anche se    condannato 55 anni prima dal Sinodo di Antiochia - spiegava che: « 80 vescovi rigettarono il termine consustanziale, ma 318 l’hanno approvato. Quest’ultimo numero è per me santo, poiché è quello degli uomini che    accompagnarono Abramo, quando, vittorioso dei re empi, venne benedetto da colui che è il sacerdote eterno » (senza fonte)  Infine Selden racconta che Doroteo, metropolita di Monemvasia, diceva che il numero di padri conciliari era esattamente di 318, dato che erano passati    esattamente 318 anni dall’incarnazione (tutti i cronologisti datano il concilio nel 325 dell’era volgare, ma Doroteo lo anticipa di 7 anni perché il suo ragionamento funzioni); d’altronde solo    con il concilio di Lestina, nel 743, si iniziarono a contare gli anni a partire    dall’incarnazione di Gesù.

A causa delle riserve espresse sulla dottrina dell’  homooùsion da Eusebio di    Nicomedia e da Teognis di Nicea, entrambi, pur avendo firmato gli    atti, vennero esiliati in Gallia tre mesi dopo. Infatti, avendo i due ripreso a    predicare che il Figlio non era consustanziale al Padre, si disse che avevano guadagnato alla loro causa il custode degli atti del concilio nominato dall’imperatore per cancellarne le proprie    firme. A quel punto venne pensato di ristabilire il numero misterioso di 318 partecipanti, mettendo gli atti del concilio distinti per sessione sulle tombe di Crisanzio e di Misonio, morti durante lo svolgimento del concilio;    all’indomani, dopo aver passato la notte in orazioni, si scoprì che i due vescovi avevano firmato.

Decisioni del Concilio

Le decisioni prese dal concilio con un’amplissima maggioranza – solo Teona di Marmarica e Secondo di Tolemaide votarono contro – furono essenzialmente tre:     su proposta di Eusebio di Cesarea si arrivò a una dichiarazione di fede, che ricevette il nome di Simbolo niceno o credo niceno. Il simbolo,    che rappresenta ancora oggi un punto centrale delle celebrazioni cristiane, stabilì esplicitamente la dottrina dell’homooùsion, cioè della consustanzialità    del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato (genitum, non factum), e che la sua esistenza sia posteriore al Padre (ante omnia saecula). In questo modo,    l’arianesimo viene negato in tutti i suoi aspetti.    Inoltre, viene ribadita l’incarnazione, morte e resurrezione di Cristo, in contrasto alle dottrine gnostiche che arrivavano a negare la crocifissione.

Venne dichiarata ufficialmente la nascita virginale di Gesù, definita nel simbolo niceno: Gesù nacque da Maria Vergine. In realtà la nascita verginale di Gesù era già affermata nel vangelo di Matteo,    pertanto nel simbolo niceno essa venne solo ribadita. fu condannata come eretica la dottrina cristologica elaborata da   Ario (arianesimo), che sosteneva che Gesù non avesse natura divina come il    Padre.

Altre decisioni erano invece di carattere non solo dottrinale ma anche disciplinare, e riguardavano la posizione da tenere in particolare rispetto    agli eretici e a coloro che avevano rinnegato il cristianesimo, e cioè: furono dichiarate eretiche le dottrine del vescovo   Melezio di    Licopoli. furono stabilite delle regole sul battesimo degli   eretici. si presero delle decisioni su coloro che avevano rinnegato il cristianesimo durante la persecuzione di   Licinio, cioè i cosiddetti lapsi.

L’imperatore fece trasmettere le decisioni del concilio a tutti i vescovi cristiani esortandoli ad accettarle, sotto la minaccia dell’esilio. Alla fine del    concilio vennero stabiliti i seguenti canoni (cioè, « regole »):

1. proibizione dell’auto- castrazione; (vedi Origene)

2. definizione di un termine minimo per la ammissione dei neo catecumeni nella Chiesa;

3. proibizione della presenza di donne nella casa di un chierico (le cosiddette   virgines (o mulieres)    subintroductae;

4. ordinazione di un vescovo in presenza di almeno tre vescovi della provincia, subordinata alla conferma da parte del   vescovo    metropolita;

5. sugli   scomunicati, e sull’obbligo di tenere almeno due sinodi all’anno in ciascuna    provincia;

6.   preminenzadei Vescovi di Roma e Alessandria;

7. riconoscimento di particolare onore per il vescovo di   Gerusalemme;

8. riconoscimento dei   Novaziani;

9–14. provvedimento di clemenza verso coloro che hanno rinnegato il Cristianesimo durante la persecuzione    di   Licinio;

15–16. proibizione di trasferimento di presbiteri e vescovi dalle loro città;

17. proibizione dell’ usura fra i chierici;

18. Precedenza di vescovi e presbiteri sui diaconi nel ricevereEucaristia;

19. dichiarazione dell’invalidità del   battesimo ordinato da Paolo di Samosata (vedi eresia    adozionista); dichiarazione che le donne diacono sono da considerarsi come i laici;

20. proibizione di inginocchiarsi durante la liturgia della   domenica e nei giorni pasquali, fino alla Pentecoste.

Il 25 luglio 325 il    Concilio si concluse e i Padri convenuti celebrarono il ventesimo anniversario di regno dell’imperatore. Nel suo discorso conclusivo, Costantino confermò la sua preoccupazione per le controversie    cristologiche e sottolineò la sua volontà che la Chiesa vivesse in armonia e pace. In una lettera fatta circolare nella prima festa della Pasqua, annunciò la raggiunta unità di fatto dell’intera Chiesa.

Il credo niceno: differenze e    similitudini con il credo cattolico

Sin dai primi tempi in cui il cristianesimo si tramandava solo oralmente, vari tipi di Credo erano segni distintivi di una comunità: aRoma, per esempio, era popolarissimo il Credo detto    « degli apostoli », soprattutto durante la Quaresima e nella liturgia di Pasqua. Al Concilio di Nicea persino Ario avrebbe potuto citare il suo credo. Ma per Alessandro    di Alessandria, e i suoi sostenitori, occorreva maggiore chiarezza.

La sua opinione alla fine prevalse. Il Concilio, infatti, adottò un credo specifico per stabilire in modo chiaro la fede di tutta la Chiesa, includendo    coloro che la professavano ed escludendo gli altri. Alcuni elementi distintivi del credo niceno furono probabilmente aggiunti da Osio di Cordova, e cioè:      Dio è uno solo: è il primo articolo del credo niceno: Credo in unum Deum (Credo in un solo Dio).

Cristo è descritto come Deum de Deo, lumen de lumine (Dio da Dio, luce da luce), confermando la sua divinità. In un’epoca in cui tutte le sorgenti    di luce erano naturali, l’essenza della luce era da considerarsi identica, indipendente dalla sua forma estrinseca. È singolare che un ragionamento del genere fosse usato dagli    eretici modalisti, che erano stati condannati    dal Sinodo di Antiochia nel 264-268. Gesù Cristo è affermato essere genitum, non factum (generato, non creato), in opposizione diretta con l’ arianesimo.

La dottrina dell’   homooùsion (vedi più sotto) viene sancita    esplicitamente (in latino, consustantialem Patri). Alcuni ascrivono questo termine a Costantino stesso, il quale, su questo punto in particolare, potrebbe avere scelto di manifestare    chiaramente la sua volontà.

Del terzo articolo di fede, solo le parole et in Spiritum Sanctum ([Credo] nello Spirito Santo) erano presenti: il credo niceno finiva con queste    parole ed era immediatamente seguito dai 20 canoni del concilio. Quindi, invece di un credo battesimale che poteva essere accettato sia dagli ortodossi, sia dagli Ariani (come proposto da Eusebio), il concilio ne promulgò uno che era chiarissimo nei termini di contesa fra le due parti e    quindi era totalmente incompatibile con la posizione degli Ariani.

Il ruolo del vescovo   Osio di Cordova, uno dei primi sostenitori dell’homooùsion, fu probabilmente decisivo nel portare il concilio a un consenso. Al tempo del concilio, egli era il primo    consigliere dell’imperatore bizantino sulle questioni ecclesiastiche.    Osio è presente come primo della lista dei vescovi e Atanasio attribuisce a lui la formulazione attuale del Credo. I Padri che più difesero la dottrina dell’homooùsion furono Eustazio di    Antiochia, Alessandro    di Alessandria, Atanasio e Marcello di    Ancira.

IL CREDO DI NICEA  (1° concilio di Nicea )

Concilio di Nicea nel 325  Aggiunte al    concilio di Costantinopoli 381

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
creatore                                                                        del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili ed invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre

                                                                                           prima di tutti i secoli:
[Dio da Dio],
Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini
e per la nostra salvezza
discese
  dal cielo
                                                                         e per opera dello Spirito Santo
si è    incarnato                                             nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.

 

                                                                                 Fu crocifisso per noi sotto

                                                                                        Ponzio Pilato,


morì
                                                                                        e fu sepolto.

Il terzo giorno è risuscitato,

                                                                                     secondo le Scritture,

è salito al cielo,

                                                                        siede alla destra del Padre.

verrà,

                                                                  E di nuovo (verrà) nella gloria,
per giudicare i vivi e i    morti,
                                                                   e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,

     che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre [e dal Figlio] ,
e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
  

 

 
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LA FIN DU MONDE ANNONCEE …… Verité ou Buffle ??? 18 novembre, 2012

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 9:48

LA FIN DU MONDE ANNONCEE ...... Verité ou Buffle ??? dans religion imagescaav90k8meteorite

buffle. Comme beaucoup d’autres auparavant à travers les siècles passés
J’ai trouvé cette liste très détaillée qui répertorie les différentes dates annonçant la fin du monde, jamais avenue.

992 – selon Bernard de Thuringe;

999 – 31 Décembre, 999: «mille ans après la naissance du Christ» et «la date de la fin du monde selon les évangiles apocryphes;

1186 Septembre: selon l’astrologue John de Tolède,

1524 -20 Février, les astronomes Johann Jakob et Sta’ffler Pflaumen;

1532 – selon l’évêque Nausées Frédéric Vienne;

1533 – 3 Octobre, (8:00): calculé par le mathématicien allemand Stifelius, un gigantesque incendie devait détruire la Terre, mais selon l’anabaptiste Melchior Hoffmann, «la ville de Strasbourg aurait pu être sauvées;

1537 – selon l’astrologue Turrell Pierre (qui avait prédit aussi la fin du monde pour 1544, 1801 et 1814);

1584 – selon l’astrologue Leowitz Cipriano;

1588 – selon le sage Regiomontanus (Johann Muller);

1648 – selon Rabbi Tsevi Sabbati, de Smyrne;

1654 – selon le médecin alsacien Roeslin Helisaeus;

1665 – selon le Quaker Salomon;

1704 – selon le cardinal Nicolas de Cues;

1719 – 19 mai 1719: selon le mathématicien Jacques Bernoulli (le premier d’une famille de huit mathématiciens célèbres);

1732 – selon certaines interprétations des écrits de Nostradamus;

1757 – selon le Suédois Swedenborg Emanuel mystique;

1774 – selon Joanna Southcott, chef d’une secte religieuse anglaise;

1761 – 5 Avril: selon les religieux fanatique de Bell William;

1820-14 Octobre: selon le prophète John Turner, le nouveau chef de la secte de Joanna Southcott;

1836 – 18 Juin, selon John Wesley (fondateur du méthodisme), 

1844-22 Octobre, selon le prédicateur baptiste William Miller, qui a été expulsé de l’église baptiste et de lui est né l’église adventiste.

1854 – adventistes

1874 – adventistes

1881 – selon les calcules de savants des pyramides; la date de l’apocalypse a ensuite été redéfini pour 1936 et pour l’année 1953;

1914 – Selon les Témoins de Jéhovah «c’était année pour la fin des temps

1918 – Après 1914, la date est fixée pour 1918 et puis … pour

1925 – … mais toujours rien ne se passe.

1947 – John Ballou Newbrough autoproclamé le « Plus grand prophète d’Amérique »

1967 – selon Sun Myung Moon, chef de l’Eglise de l’Unification

1975 – selon les Témoins de Jéhovah

1975 – Herbert W. Armstrong, chef de l’Eglise universelle de Dieu

1977 – John Wroe, successeur de John Turner de la secte de Joanna Southcott, qui a fait sa prédiction en 1823;

1977 – selon le « prophète » William Marrion Branham (confirmé dans le livre « Les Sept Ages de l’Église »)

1980 – selon un ancien arabe astrologique présage;

80 – selon l’astrologue Jeane Dixon la fin viendrait en raison de l’impact d’une comète énorme;

1986 – Les Témoins de Jéhovah

1999 – selon les « interprètes » de Nostradamus

2012 – En particulier, le 21 décembre 2012. Parmi les nombreux peuples citant cette date sans aucun doute le plus «célèbre» est le peuple Maya  qui fixe pour ce jour le début et la fin d’une époque. Selon certains, ces passages d’époques sont toujours accompagnés par des catastrophes environnementales.

2034 – Les Témoins de Jéhovah (1914 + 120 ans pour construire l’arche de Noé)

2036 – Le 13 Avril 2036, dimanche de Pâques, pour être exact, selon certains l’astéroïde 99942 Apophis va tomber » sur nous.

2038 – Selon les interprètes de Nostradamus

2060 – Selon les études d’Isaac Newton sur la fin du monde

2240 – Nos 2240 correspond à la 6000 année dans le calendrier juif. Dans la vision juive après cette année sera «le septième millénaire qui sera« l’ère de la sainteté, «tranquille», la vie spirituelle, et la paix universelle appelée par le Haba Juifs Olam (« Future monde »), où tous les gens ont une connaissance directe de Dieu « 

3797 – Selon les interprètes de Nostradamus

Sources:  palermocristianapuntoorg 

(Traduction de l’italien)

VOIR:  Apocalypse: Expliquée toute en 26 articles

 

 
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Fine del mondo……. verità o bufala?? 17 novembre, 2012

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 15:57

Fine del mondo....... verità o bufala?? dans Religione imagesca6hptrv

bufala. Come tante altre in precedenza attraverso i secoli scorsi

Ho trovato questo elenco piuttosto minuzioso in cui sono elencate le varie date delle varie fine del mondo.

992 – secondo Bernardo di Turingia;

999 – 31 dicembre 999: « mille anni dopo la nascita di Cristo », e’ la data della fine del mondo secondo i vangeli apocrifi;

1186 – settembre 1186: secondo l’astrologo Giovanni di Toledo,

1524 – 20 febbraio 1524: secondo gli astronomi Johann Sta’ffler e Jakob Pflaumen;

1532 – secondo il vescovo viennese Frederick Nausea;

1533 – 3 ottobre 1533 (ore 8.00): calcolata dal matematico tedesco Stifelius; 1533: un enorme incendio avrebbe distrutto la Terra ma, secondo l’anabattista Melchiorre Hoffmann, la citta’ di Strasburgo si sarebbe salvata;

1537 – secondo l’astrologo Pierre Turrel (che predisse la fine del mondo anche per il 1544, il 1801 e il 1814);

1584 – secondo l’astrologo Cipriano Leowitz;

1588 – secondo il saggio Regiomontanus (Johann Muller);

1648 – secondo il rabbino Sabbati Zevi, di Smirne;

1654 – secondo il medico alsaziano Helisaeus Roeslin;

1665 – secondo il quacchero Solomon Eccles;

1704 – secondo il cardinale Nicholas de Cusa;

1719 – 19 maggio 1719: secondo il matematico Jacques Bernoulli (il primo di una stirpe di otto celebri matematici);

1732 – secondo alcune interpretazioni degli scritti di Nostradamus;

1757 – secondo il mistico di Svezia Emanuel Swedenborg;

1774 – secondo Joanna Southcott, leader di una setta religiosa inglese;

1761 – 5 aprile 1761: secondo il fanatico religioso William Bell;

1820 – 14 ottobre 1820: secondo il profeta John Turner, nuovo leader della setta di Joanna Southcott;

1836 – John Wesley (il fondatore del metodismo), la data prevista avrebbe dovuto essere il 18 giugno 1836.

1844 – 22 ottobre 1844, predicatore battista William Miller, fu espulso dalla chiesa e nacque la chiesa avventista.

1854 – Avventisti

1874 – Avventisti

1881 – calcoli di studiosi delle piramidi; la data dell’apocalisse fu in seguito ridefinita per il 1936 e, quindi, per il 1953;

1914 – Secondo i testimoni di Geova e’ questo l’anno fissato per la fine dei tempi

1918 – Dopo il 1914 la data viene fissata per il 1918 e poi…

1925 – …per il 1925, ma ancora non accade nulla.

1947 – secondo John Ballou Newbrough, definitosi « Piu’ grande profeta d’America »

1967 – secondo Sun Myung Moon, capo della Chiesa dell’Unificazione

1975 – secondo i Testimoni di Geova

1975 – Herbert W. Armstrong, capo della Chiesa Universale di Dio

1977 – John Wroe, successore di John Turner della setta di Joanna Southcott, che fece la sua previsione nel 1823;

1977 – secondo il “profeta” William Marrion Branham (confermata nel libro “Le sette epoche della chiesa”)

1980 – secondo un antico presagio astrologico arabo;

anni ’80 – secondo l’astrologa Jeane Dixon la fine sarebbe arrivata in seguito all’impatto di un’enorme cometa;

1986 – Testimoni di Geova

1999 – secondo gli “interpreti” di Nostradamus

2012 – In particolar modo il 21 dicembre 2012. Tra i vari popoli che citano questa data il piu’ famoso e’ senza dubbio il popolo Maya che fissa per questo giorno la fine e l’inizio di un’era. Secondo alcuni questi passaggi di ere sono sempre accompagnati da immani catastrofi ambientali.

2034 – Testimoni di Geova (1914+ 120 gli anni per costruire l’arca di Noe’)

2036 – Il 13 aprile 2036, giorno di Pasqua per l’esattezza, secondo alcuni l’asteroide 99942 Apophis cadra’ su di noi.

2038 – Secondo gli interpreti di Nostradamus

2060 – Secondo gli studi di Isaac Newton la fine del mondo e’ prevista per il 2060

2240 – Il nostro 2240 corrisponde all’anno 6000 del calendario ebraico. Nella visione Giudaica dopo questo anno verra’ il settimo milennio che sara’ un era di santita’, tranquillita’, vita spirituale, e pace universale; denominata dagli ebrei Olam Haba (« Mondo Futuro »), dove tutte le persone avranno una conoscenza diretta di Dio. »

3797 – Secondo gli interpreti di Nostradamus

Fonti:

palerm ocristianapuntoorg

VEDI:    Apocalisse: Spiegata tutta in 24 articoli

 

 
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Le Credo du Premier concile de Nicée 1 novembre, 2012

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 20:38

Le Credo du Premier concile de Nicée dans religion 220px-nicaea_icontestodelcredo

L’empereur Constantin, entouré des évêques conciliaires présente le texte du symbole de Nicée, adopté lors du premier concile œcuménique

Le premier concileœcuménique se tint à Nicée (en turc İznik, Turquie actuelle), de la fin mai au 25juillet325 Il eut pour objectif principal de définir l’orthodoxie de la foi, suite à la controverse soulevée par Arius sur la nature du Christ.

Œcuménique

Cela signifie qu’il réunissait toutes les Églises. En effet, chaque patriarcat était indépendant et disposait de son propre magistère en sorte qu’un excommunié dans un patriarcat pouvait faire lever son excommunication dans le patriarcat voisin (ce qui ne manquait pas de se faire). Le concile de Nicée est considéré comme le premier concile œcuménique bien qu’il ne s’agisse pas du premier concile à proprement parler. Cependant, les précédents conciles réunissaient un nombre bien plus restreints d’évêques, venant de régions moins éloignées les unes des autres (concile de Rome en 313 et concile d’Arles en 314).

Circonstances

L’empereur romain Constantin Ier convoque le concile. Il vient en effet de réunir l’Empire romain après avoir vaincu Licinius à Andrinople, en septembre 324. Se rendant en Orient, il constate vite le très grand nombre des dissensions au sein du christianisme. Afin de rétablir la paix religieuse et de construire l’unité de l’Église, et sans doute aussi de parvenir à ses fins politiquement, il décide de réunir un concile. Celui-ci réunit des représentants de presque toutes les tendances du christianisme, peu après la fin des persécutions (celles lancées par Dioclétien durent jusqu’en 313, et certains évêques portent encore les traces des tortures infligées à cette occasion).

Après plusieurs mois au cours desquels les évêques ne parvinrent pas à se mettre d’accord sur un texte décidant de la nature de la relation du Christ au Père, l’empereur menace les quatorze récalcitrants. Trois restent fidèles à leurs conceptions, dont Arius, et sont excommuniés.

Toutefois, l’arianisme n’était pas la première dissidence à encourir l’excommunication. L’originalité de la situation tient à ce que l’excommunication prononcée contre Marcion par le conseil des presbytres de Rome, Valentin et Montanus, n’avait de validité que dans le diocèse où elle avait été prononcée. Dans la situation présente, les évêques s’engagent à ne pas lever l’excommunication prononcée par un autre diocèse. La suite du conflit arien montre que cet engagement n’est pas tenable.

Canons du Concile

Le concile reconnaît la prééminence du siège d’Alexandrie sur toutes les Églises d’Égypte et de Libye et signale qu’il existe une coutume analogue à propos de Rome et d’Antioche, sans préciser les limites des zones d’influence de ces deux sièges (sans doute l’Italie pour Rome, le diocèse d’Orient pour Antioche). C’est là l’origine des patriarcats.

Le concile affirme la fondation de chaque église locale autour d’un évêque unique, le titulaire du siège épiscopal, qui est responsable de la communion de son Église avec toutes les autres Églises.

Le concile crée la notion de « confession de foi « , ce qui, d’un point de vuesémantique, rapproche le mot « foi » du mot « croyance ».

Le concile fixe la date de Pâques : le premier dimanche après la pleine lune de printemps, c’est-à-dire celle qui suit le 21 mars.

Le concile affirme la consubstantialité du Père du Fils.

Le concile étend la validité de l’excommunication en créant l’anathème, qui représente une modification du herem traditionnel dans les écoles rabbiniques après Yabnah, c’est-à-dire la fixation d’une orthodoxie. La distinction tient au fait que cette excommunication est permanente tandis que le herem était une sanction temporaire. Auparavant, comme dans le herem, l’excommunication n’était valide que dans le diocèse qui l’avait prononcée et il était par exemple possible de faire lever une excommunication prononcée dans le diocèse d’Alexandrie par l’évêque d’Antioche.

Malgré l’engagement de ne pas lever l’excommunication promulguée par leurs collègues, il arriva que des évêques outrepassent cette convention. Arius et Athanase bénéficièrent à tour de rôle de cette transgression des canons du concile.


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Icône du premier concile de Nicée (fêté le dimanche après l’Ascension). Au premier plan, l’évêque saint Spyridon s’exprime devant le concile et confond Arius. Derrière lui, préside à gauche (à droite de l’autel) le représentant de l’évêque de Rome, et en seconde place, à droite, la puissance invitante, l’empereur Constantin

Le Credo de Nicée

Une confession de foi est adoptée au concile de Nicée : « Nous croyons en un seul Dieu, Père tout-puissant, Créateur de toutes choses visibles et invisibles ; et en un seul Seigneur Jésus-Christ, Fils unique de Dieu, engendré du Père, c’est-à-dire, de la substance du Père. Dieu de Dieu, lumière de lumière, vrai Dieu de vrai Dieu ; engendré et non fait, consubstantiel au Père ; par qui toutes choses ont été faites au ciel et en la terre. Qui, pour nous autres hommes et pour notre salut, est descendu des cieux, s’est incarné et s’est fait homme ; a souffert et est mort crucifié sur une croix, est ressuscité le troisième jour, est monté aux cieux, et viendra juger les vivants et les morts. Nous croyons aussi au Saint-Esprit. »

Il est dit à la suite du Credo de 325 à Nicée que:

« Pour ceux qui disent : “ Il fut un temps où il n’était pas ” et “ Avant de naître, il n’était pas ”, et “ Il a été créé à partir du néant ”, ou qui déclarent que le Fils de Dieu est d’une autre substance (hypostasis) ou d’une autre essence (ousia), ou qu’il est créé ou soumis au changement ou à l’altération, l’Église catholique et apostolique les anathématise. »

Cette confession sera complétée au concile de Constantinople en 381, pour devenir le « Symbole de Nicée -Constantinople » ou « Credo ».

Le principe de la confession de foi est simple : pour être chrétien, il faut adhérer à la confession de foi. Contraposée : quiconque n’adhère pas à la confession de foi n’est pas chrétien ; il est donc, selon l’humeur du prince : hétérodoxe si l’on espère le reconquérir ;hérétique et dans ce cas, il est assimilé aux païens.

C’est une importante modification [non neutre] de la définition de l’« être chrétien » ; en effet, jusqu’au concile de Nicée, le baptême faisait le chrétien[réf. nécessaire]. Cette conception n’a pas disparu de toutes les Églises : les Églises professantes, souvent anabaptistes, et plus largement les Églises issues de la Réforme, conservent cette idée que le baptême fait le chrétien, du fait du libre examen.

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Icône dite de la Trinité de saint André l’Iconographe. Il s’agit des trois anges apparus à Abraham aux chênes de Mambré Gn 18 qu’André Roublev interprète comme une figure du mystère de la Trinité invisible.

 Controverses trinitaire

Une controverse survenue au cours de ce concile est devenue célèbre, et est restée dans l’expression «ne pas varier d’un iota ». Les Nicéens soutenaient la thèse que le Fils était « de même substance » (μοουσιος, homoousios) que le Père, tandis que les (semi-)ariens (qui furent excommuniés) soutenaient celle que le Fils était « de substance semblable » (μοιουσιος, homoiousios) au Père. Les deux termes ne se distinguaient en effet que par uniota.

Les décisions prises au concile conduisent à la définition du dogme de la double nature à la suite des controverses trinitaires et inaugurent le processus de dogmatisation. Ultérieurement, certaines Églises qui contestent les conclusions des conciles fondent les «Églises des deux conciles », à l’issue du concile d’Éphèse de 431, et la séparation avec les « Églises des trois conciles », à l’issue du concile de Chalcédoine de 451 qui définit la Trinité

Symbole de Nicée

Le Symbole de Nicée – Constantinople est une profession de foi commune aux trois grandes confessions chrétiennes, le catholicisme, l’orthodoxie et le protestantisme. En ce qui concerne les protestants, il faut être prudent sur l’importance qu’ils lui accordent. En effet, si la Réforme luthérienne et les calvinistes ont adhéré à Nicée -Constantinople sans réserves, la montée du libéralisme et du libre examen dans le protestantisme ont rendu cette adhésion plus réservée chez certains protestants. Cependant beaucoup y adhèrent toujours sans réserves et en confessant que Nicée représente la foi biblique. C’est une des formes usuelles du Credo.

Les Évangéliques – Protestant tient à  souligner que en récitant:    je crois en lÉglise, une, sainte, catholique, cela ne veut  pas designer l’Église de Rome (comme est entendu par les catholiques romaines, ni aucune autre Église en particulier, mais l’Église catholique dans le sens du mot grec, c. à d. universelle), qui au delà de toute dénomination humaine elle est connue seulement de Dieu qui sauve chaque personne.

Historique

Le symbole est élaboré, dans un premier temps, au cours du Ier concile de Nicée, en 325, réuni par l’empereur Constantin Ier. Celui-ci avait réuni l’Empire romain après avoir vaincu Licinius à Adrianopole, en septembre 324. Se rendant en Orient, il constate aussitôt le très grand nombre des dissensions au sein du christianisme. Afin de rétablir la paix religieuse et de construire l’unité de l’Église, il décide de convoquer tous les évêques afin de décider d’une loi (doxa, du grec, c’est-à-dire un dogme) commune aux chrétiens. Ce concile qui réunit des représentants de presque toutes les tendances du christianisme réussit à mettre en place de façon quasi-unanime un socle commun de croyance, exprimé en peu de mots :

« Nous croyons en un seul Dieu, Père tout-puissant, Créateur de toutes choses visibles et invisibles ; et en un seul Seigneur Jésus-Christ, Fils unique de Dieu, engendré du Père, c’est-à-dire, de la substance du Père. Dieu de Dieu, lumière de lumière, vrai Dieu de vrai Dieu ; engendré et non fait, consubstantiel au Père ; par qui toutes choses ont été faites au ciel et en la terre. Qui, pour nous autres hommes et pour notre salut, est descendu des cieux, s’est incarné et s’est fait homme ; a souffert, est ressuscité le troisième jour, est monté aux cieux, et viendra juger les vivants et les morts. Nous croyons aussi au Saint-Esprit. »

Le Symbole est complété en 381 par le premier concile de Constantinople, d’où le nom fréquemment donné de « Symbole de Nicée – Constantinople », qui développe les passages relatifs à l’Incarnation et à l’Esprit–Saint et parle de l’Église et du monde à venir :

« … est descendu des cieux et s’est incarné par le Saint-Esprit en la Vierge Marie, et s’est fait homme ; il a été crucifié pour nous sous Ponce Pilate ; il a souffert et a été enseveli ; et il est ressuscité le troisième jour, suivant les Écritures ; il est monté aux cieux ; il est assis à la droite du Père, et il viendra encore avec gloire juger les vivants et les morts ; son royaume n’aura point de fin.

Nous croyons aussi au Saint-Esprit, Seigneur et vivifiant, qui procède du Père, qui est adoré et glorifié avec le Père et le Fils ; qui a parlé par les prophètes.

Nous croyons en une seule Église sainte, catholique (Universelle) et apostolique ; nous confessons un baptême pour la rémission des péchés ; nous attendons la résurrection des morts et la vie du siècle futur. »

Le texte original est donc grec. En Occident, au VIe siècle, on a rajouté dans la version latine le mot Filioque à la procession du Saint-Esprit (« il procède du Père et du Fils »). C’est la raison officielle du schisme de 1054 entre Rome et Constantinople, les orthodoxes refusant cet ajout.

Symbole de Nicée – Constantinople Texte français

Voici deux des versions françaises courantes du Symbole de Nicée (ce sont des variantes formelles, selon les Églises, comme par exemple l’emploi du « je » au lieu du « nous », etc.) :

Cette première version est celle conforme à l’élaboration du Symbole lors des conciles de Nicée (325) et de Constantinople (381), tel qu’il est récité par lÉglise orthodoxe :

Nous croyons en un seul Dieu Père tout-puissant, créateur du ciel et de la terre, de toutes les choses visibles et invisibles.
Nous croyons en un seul Seigneur,
Jésus-Christ, le Fils unique de Dieu, né du Père avant tous les siècles, Lumière issue de la Lumière, vrai Dieu issu du vrai Dieu, engendré et non créé, consubstantiel au Père et par qui tout a été fait ; qui pour nous les hommes et pour notre salut, est descendu des cieux et s’est incarné du Saint-Esprit et de la vierge Marie et s’est fait homme. Il a été crucifié pour nous sous Ponce- Pilate, il a souffert et il a été mis au tombeau ; il est ressuscité des morts le troisième jour, conformément aux Écritures; il est monté au Ciel où il siège à la droite du Père. De là, il reviendra dans la gloire pour juger les vivants et les morts, et son règne n’aura pas de fin.

Nous croyons en l’Esprit- Saint, qui est Seigneur et qui donne la vie, qui procède du Père, qui a parlé par les Prophètes, qui avec le Père et le Fils est adoré et glorifié ; nous croyons en Église, une, sainte, catholique (dans le sens d’universel) et apostolique. Nous confessons un seul baptême pour la rémission des péchés ; nous attendons la résurrection des morts et la vie du monde à venir. Amen.

Le Symbole de Nicée, tel qu’il est utilisé dans la liturgiecatholique, est le résultat d’une modification opérée lors du concile de Tolède (589), (le Saint-Esprit est dit procéder du Père « et du Fils », ce qui est la source de la querelle dite du filioque et constitue l’une des causes majeures du schisme entre l’Église orthodoxe et l’Église catholique, la première refusant cette innovation, qu’elle juge contraire à la Foi des Pères). La traduction officielle utilisée dans la liturgie catholique est la suivante:

Je crois en un seul Dieu, le Père tout-puissant, créateur du ciel et de la terre, de l’univers visible et invisible.

Je crois en un seul Seigneur, Jésus-Christ, le Fils unique de Dieu, né du Père avant tous les siècles ; il est Dieu, né de Dieu, lumière, née de la lumière, vrai Dieu, né du vrai Dieu. Engendré, non pas créé, de même nature que le Père, et par lui tout a été fait.

Pour nous les hommes, et pour notre salut, il descendit du ciel ; par l’Esprit -Saint, il a pris chair de la Vierge Marie, et s’est fait homme. Crucifié pour nous sous Ponce Pilate, il souffrit sa passion et fut mis au tombeau. Il ressuscita le troisième jour, conformément aux Écritures, et il monta au ciel ; il est assis à la droite du Père. Il reviendra dans la gloire, pour juger les vivants et les morts; et son règne n’aura pas de fin.

Je crois en l’Esprit Saint, qui est Seigneur et qui donne la vie ; il procède du Père et du Fils. Avec le Père et le Fils, il reçoit même adoration et même gloire ; il a parlé par les prophètes. Je crois en l’Église, une, sainte, catholique et apostolique. Je reconnais un seul baptême pour le pardon des péchés. J’attends la résurrection des morts, et la vie du monde à venir. Amen.

 

 
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Le Credo, Symbole des apôtres ?

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 19:44

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Le Symbole (Credo) des Apôtres est une profession de foichrétienne en usage en Occident, dans les Églises catholique et protestantes. Il est aussi connu sous le nom de Credo (je crois, son premier mot en latin), mais cet emploi est abusif car le Credo désigne en principe le Symbole de Nicée -Constantinople.

Historique

Pour la tradition, le Symbole des Apôtres aurait été transmis directement par les Apôtres sous l’influence de l’Esprit saint, ce que conteste l’exégèse dite critique. Kattenbusch retrace l’origine du Credo jusqu’à l’époque de Tertullien. Harnack affirme que sa forme finale correspondait à la confession baptismale du sud de la Gaule du Ve siècle, mais il laisse aussi entendre qu’elle aurait pu venir de Rome au IIe siècle. Le Catéchisme de l’Église Catholique indique qu’il s’agit de l’ancien symbole baptismal de l’Église de Rome en citant Saint Ambroise Ignace d’Antioche (vers 35-113) fait explicitement allusion au symbole dans sa lettre aux Tralliens  Tertullien (vers 150-220) cite le symbole dans plusieurs écrits: De Virginibus Velandis, Adversus Praxeam, De Praescriptione:

De Praescriptione XIII Remarques (1) Je crois en Dieu, le créateur du monde, Dieu tout-puissant in De Virginibus Velandis (2) au Verbe, son Fils, Jésus-Christ (3) qui par l’Esprit et la puissance de Dieu le Père prit chair dans le sein de Marie, et naquit d’elle vierge Marie in De Virginibus (4) fut attaché à une croix. (4) fut crucifié sous Ponce Pilate, in De Virginibus (4) souffrit, mourut et fut enterré, in Adversus Praxeam

(5) Il se releva le troisième jour, (6) fut emporté aux Cieux, (7) prit place à la droite du Père, (9) déléguant la puissance de son Saint Esprit, (10) pour gouverner les croyants (8) reviendra dans la gloire pour emmener le bon à la vie éternelle et condamner le mauvais au feu perpétuel, (8) reviendra pour juger les vivants et les morts, in De Virginibus et Adversus Praxeam (12) en la restauration de la chair. résurrection, in De Virginibus

Marcel d’Ancyre (285-374) le cite en grec dans une lettre au pape Jules Ier. Cyrille de Jérusalem (315-387) et Théodore de Mopsueste (352-428) lui consacrent des catéchèses. Rufin d’Aquilée (vers 345 – 410) donne le premier texte en latin du Symbole et défend son origine apostolique. On trouve une analyse détaillée dans la Catholic encyclopedia

Fondements apostoliques du Credo

Dès les temps apostoliques, on trouve les débuts du symbole de la foi :

Matthieu, 28: 19 ;        Romains, 10: 9;         I Corinthiens, 15: 3-5

Si le texte actuel du symbole des apôtres n’est pas un texte apostolique, il se base néanmoins sur le Nouveau Testament :

 

Symbole des apôtres                          Sources
Je crois enDieu, le Père tout-puissant, créateur du ciel et de la terre,          Éphésiens, 3: 9         I Corinthiens, 8: 6 : « Pour nous,

         il n’ y a qu’un seul Dieu,

         le Père, de qui tout vient »

et en Jésus-Christ, son Fils unique, notre Seigneur,          I Jean, 2: 22Marc, 3, 11 : « Tu es le Fils de Dieu »

qui a été conçu duSaint-Esprit, est né de la Vierge Marie ;            Luc, 1: 35
a souffert sous Ponce Pilate, a été crucifié, est mort, a été enseveli, est descendu aux enfers ;        Matthieu, 27: 2Actes, 2: 23 : « cet homme, vous l’avez fait supprimer en le faisant crucifié par la main des impies »

I Corinthiens, 15: 3 : « Le Christ est mort pour nos péchés, il a été enseveli »

Actes, 2: 31 : « il n’a pas été abandonné au séjour des morts »

le troisième jour, est ressuscité des morts ; I Corinthiens, 15: 4 : « il est ressuscité le troisième jour, selon les Écritures »
est monté au ciel, est assis à la droite de Dieu, le Père tout-puissant ; I Pierre, 3: 22 : « qui est monté au ciel, à la droite de Dieu »
d’où il viendra pourjuger les vivants et les morts. II Timothée, 4: 1 : « Le Christ Jésus qui doit juger les vivants et les morts »
Je crois en l’Esprit -Saint, Jean, 14: 26 : « Mais le Défenseur, l’Esprit -Saint que le Père enverra en mon nom »
à la sainte Église universelle (catholique), à la communion des saints, Matthieu, 16: 18 : « sur cette pierre, je bâtirai mon Église »Éphésiens, 5: 29-30 : « Personne ne méprise son propre corps… C’est ce que fait le Christ pour l’Église, parce que nous sommes les membres de son corps »

à larémission des péchés, Matthieu, 26: 28 : « Ceci est mon sang, [...] versé [...] en rémission des péchés »
à la résurrection de la chair, I Corinthiens, 15: 13 : « s’il n’y a pas de résurrection des morts, le Christ non plus n’est pas ressuscité »
et à lavie éternelle. Matthieu, 25: 46 : « ceux-ci iront au châtiment éternel, mais les justes à la vie éternelle »

Le concile de Trente avait accepté l’origine apostolique du Credo.

Chez les Réformés Dans la Confession de foi de La Rochelle en 1559, les Églises Réformées de France déclarent reconnaître « les trois Symboles, à savoir des Apôtres, de Nicée, et d’Athanase, parce qu’ils sont conformes à la parole de Dieu ».

Jean Calvin dans De la foi, souligne l’inspiration du Symbole : « Je nomme le symbole des apôtres, mais je ne me soucie pas beaucoup de savoir qui en a été l’auteur… Quoi qu’il en soit, je ne doute nullement, de quelque part qu’il soit procédé, qu’il n’ait été dès le premier commencement de l’Église et même dès le temps des apôtres reçu comme une confession publique et certaine de la foi. » Dans la liturgique catholique Dans la liturgie catholique des heures (la récitation du bréviaire), le symbole des apôtres était récité tous les jours, au début des offices de matines et de prime. Depuis l’édition de 2002 du Missel romain, il peut être employé à la Messe en lieu et place du Symbole de Nicée. Ce dernier usage était déjà régulier dans les pays francophones depuis plus de vingt ans.

Sous une forme dialoguée entre le prêtre et l’assemblée, il est utilisé comme profession de foi solennelle notamment lors de la vigile pascale ou lors du baptême :

« Croyez-vous en… ?

Oui, je crois. »

Dans ce cas, la formule « est descendu aux enfers » est omise. Ce dialogue est généralement précédée de la renonciation à Satan, toujours sous la forme d’un dialogue.

Le texte de la profession de foi Française (version traditionnelle depuis leVIIe siècle)

Curieusement, le texte de la troisième édition typique (2002) du Missel Romain commence par Credo in unum Deum. C’est en fait le début du Symbole de Nicée -Constantinople, non le texte traditionnel du Symbole.

1. Je crois en Dieu, le Père tout-puissant, créateur du ciel et de la terre,

2. et en Jésus-Christ, son Fils unique, notre Seigneur,

3. qui a été conçu du Saint-Esprit, (et) qui est né de la Vierge Marie ;

4. (il) a souffert sous Ponce Pilate, (il) a été crucifié, (il) est mort, (il) a été enseveli, (il) est descendu aux enfers ;

5. le troisième jour, (il) est ressuscité des morts ;

6. (il) est monté au ciel, (il) est assis (variante : il siège) à la droite de Dieu, le Père tout-puissant ;

7. d’où il viendra (variante : il viendra de là) pour juger les vivants et les morts.

8. Je crois en l’Esprit- Saint (variante : au Saint-Esprit)

9. à la sainte Église universelle (version catholique : je crois à la sainte Église catholique), (à) la communion des saints,

10. (à) la rémission des péchés,

11. (à) la résurrection de la chair

12. et (à) la vie éternelle.

Amen.

À noter : Les variantes de la version protestante du Credo sont dues à un souci de clarté ou de traduction, mais ne traduisent pas une divergence de doctrine. Ainsi, l’adjectif « catholique » du dernier article est remplacé par sa traduction (καθολικός / katholikós signifiant « général », « universel »), pour ne pas prêter à confusion avec l’Église catholique romaine.

Variante (en Français)

Plusieurs variantes de la version ci-dessus ont existé. L’une d’entre-elle était donnée comme plus ancienne par des sources ecclésiastiques du début du XXe siècle. Celles-ci affirmaient même qu’elle était antérieure à 1508, ce qui n’a pas été confirmé par le travail d’un historien.

Les différences:

1. Je crois en Dieu, le Père tout-puissant, [manque: « créateur du ciel et de la terre »]

4. a été crucifié sous Ponce Pilate, et a été enseveli, Au lieu de: « a souffert sous Ponce Pilate, a été crucifié, est mort, a été enseveli, est descendu aux enfers ».

6.2. est assis à la droite du Père,Au lieu de: « est assis à la droite de Dieu, le Père tout-puissant ».

9. à la sainte Église, [manquent: (église) « catholique, (à) la communion des saints »]

Cette version ne se termine pas par la ré -affirmation de la croyance « à la vie éternelle ».

 

 
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Christologies: la Consubstantialité et Arianisme

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 18:37

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La notion de consubstantialité est introduite par les pères du premier concile de Nicée, en 325. Par ce terme, les évêques présents au concile condamnaient les théories dArius d’après lequel, le Fils étant une créature, celui-ci ne pouvait être de la même substance que le Père. Pour préciser la doctrine, ce concile fit le choix du mot grec homoousios, que traduit le mot français consubstantiel, censé évoquer l’unité et l’identité de

substance (s’opposant ainsi aux ariens, qui soutenaient qu’il était différent, anomoios, et à ceux qui soutenaient qu’il était de substance semblable, homoiousios, mais non identique) bien que le mot n’apparût pas dans la Septante. Ce terme fut appliqué par la suite dans l’édification du dogme trinitaire au Saint-Esprit.

Le problème de la consubstantialité, au cœur des questions christologiques, ne doit pas être confondu avec le problème du filioque qui divise les Églises d’Orient et d’Occident.

Arianisme

L’arianisme est une mouvance théologique des débuts du christianisme, qualifiée d’« hérésie » par les trinitaires et due à Arius (256-336), théologien alexandrin d’origine berbère de langue grecque de l’École théologique d’Antioche, dont le point central concerne la nature de la trinité chrétienne et des positions respectives des concepts de « Dieu le père » et « son fils Jésus ». La pensée de l’arianisme affirme que si Dieu est divin, son Fils, lui, est d’abord humain, mais un humain disposant d’une part de divinité.

Il y a aujourd’hui consensus pour réserver le mot d’« arianisme » à Arius lui-même et à ceux qui ont partagé sa position doctrinale, et pour parler plutôt d’homéisme » (et d’« homéens ») quand il s’agit du courant ultérieur qui a eu une grande influence dans l’Antiquité tardive et au début du Moyen Âge.

Christologies

Au IVe siècle, l’arianisme joue un rôle important dans le développement du dogme de la trinité chrétienne et conduit à sa formulation. À l’époque, il n’existe pas encore de dogme obligatoire de la relation entre le « Père » et le « Fils ». Le premier arianisme adopte le point de vue d’Origène : le subordinatianisme, selon lequel le Fils n’est pas de la même substance que Dieu, qui est incréé et intemporel, alors que Jésus est créé et, en tant qu’humain, éphémère. Si le Fils témoigne de Dieu, il n’est pas Dieu, et si le Fils possède un certain degré de divinité, elle est de moindre importance que celle du Père. Pour Arius, le Père seul est éternel : le Fils et l’Esprit ont été créés.

Les ariens ne professent donc pas laconsubstantialité, adoptée ultérieurement par les Églises. Les arguments de l’arianisme philosophique sont issus du moyenplatonisme sur l’absolu et la transcendance divine, et suivent une théologie négative pour s’orienter vers un strict monothéisme où Dieu est hors d’atteinte par les seuls moyens d’appréhension de l’être humain. Suivant le prologue de l’évangile selon Jean, le second arianisme, celui d’Arius lui-même[réf. nécessaire], considère que Jésus est un homme dans lequel s’incarne la Parole de Dieu.

Les anti-subordinationistes trinitaires, dits ultérieurement « orthodoxes » (de la « juste foi » en grec, comme elle fut plus tard désignée) s’opposent à cette vision, ultérieurement qualifiée d’«hérésie », pour affirmer que « L’arianisme enseigne deux dieux, un incréé et un créé, un élevé et un subordonné ; on tombe ainsi dans le polythéisme. Selon les trinitaires, l’arianisme remet l’enseignement du salut chrétien en question. En effet, comme le comprennent les trinitaires, l’arianisme enseigne qu’outre Dieu pouvant sauver la création, une créature le peut aussi. Si Jésus est seulement de même nature que le Père ou si Jésus n’est pas consubstantiel au Père, en somme si Jésus n’est pas Dieu, les hommes ne peuvent devenir des enfants de Dieu. »

Aux côtés d’Arius, les penseurs de l’arianisme sont: Eusèbe de Nicomédie, Eunomius, l’« antipape » Félix II (353-365), l’archevêque Wulfila, le patriarche de Constantinople Macédonius (342-346 et 351-360) et le patriarche Eudoxe d’Antioche (360-370), Démophile (370-379).

Histoire de la christologie arienne

La christologie arienne est développée pour la première fois au milieu du IIIe siècle par Paul de Samosate. Cet enseignement est condamné par plusieurs synodes locaux, en particulier à Antioche, en 319, mais il garde des partisans.

La querelle entre ariens et trinitaires prend rapidement une tournure politique. L’arianisme domine l’histoire de l’Église institutionnelle au IVe siècle. Il est bien implanté dans la maison impériale et donc soutenu par le pouvoir. Les trinitaires, tels qu’Athanase, ont des difficultés à obtenir des places, jusqu’à ce qu’ils obtiennent le siège d’Alexandrie, c’est-à-dire le pouvoir sur l’Égypte, grenier à blé de l’Empire romain.

Le second arianisme voit s’opposer les conciliateurs orientaux Basile de Césarée, Grégoire de Nysse et Grégoire de Nazianze) aux intransigeants occidentaux, comme Ambroise de Milan.La crise se subdivise en trois phases. Entre 318 et 325, une polémique initialement locale entre le pape Alexandre d’Alexandrie et Arius, s’envenime au point que l’empereur Constantin Ier, après avoir constaté l’impuissance des conciles locaux, prend le parti de réunir un concile œcuménique à Nicée, qui établira la première version d’une confession de foi. Le parti arien, lors du concile de Nicée de 325, se divise en deux camps. D’un côté, les homéens, arianistes au sens strict, pensent que le Père est Dieu, le Fils, homme, et qu’il est subordonné au Père. Certains vont plus loin, avançant que le Père et le Fils n’ont absolument rien de commun : ils se disent anoméens. Face aux ariens, la tendance orthodoxe est elle aussi divisée, entre les Nicéens stricts, dits homoousiens (du terme grec « ousia » qui signifie « substance » avec le préfixe homo- « même »), pour qui Père et Fils sont consubstantiels, et Nicéens modérés, dits homoïousiens, (le préfixe homoios signifiant « ressemblant ») selon qui Père et Fils sont semblables mais non consubstantiels.

Entre 325 et 361, soutenus par l’empereur Constance II, les ariens rétablissent leur prépondérance politique et religieuse, notamment au cours de différents conciles de Sirmium. Saturnin d’Arles, évêque d’Arles, est le porte-drapeau de l’arianisme en Gaule, de 353 (date du concile d’Arles) jusqu’au concile de Paris en 361. Enfin, de 361 à 381, les trinitaires contre-attaquent. Le premier concile de Constantinople tranche en faveur de l’orthodoxie trinitaire, donnant sa forme définitive au Credo. Ce n’est qu’après ce concile de Constantinople que l’enseignement de l’Église devient uniformément antisubordinationniste et trinitaire, selon le dogme orthodoxe connu comme le Symbole de Nicée, et que partagent encore aujourd’hui les Églises orthodoxe, catholique, luthérienne et anglicane.

Diffusion

L’empereur Constantin Ier souhaite éviter les désordres religieux et soutient la tenue du concile de Nicée en 325 pour que l’Église unifie sa position. Il favorise ensuite le parti d’Athanase d’Alexandrie qui avait procédé à l’excommunication d’Arius. C’est à l’occasion de ce concile que l’arianisme est qualifié d’« hérésie », mot qui prend à cette occasion un sens péjoratif. Mais c’est peut-être par un évêque arien, Eusèbe de Nicomédie, que Constantin se fait baptiser sur son lit de mort.

Les empereurs qui lui succèdent varient entre le soutien aux orthodoxes ou aux ariens. Constance II soutient l’arianisme, probablement plus pour des raisons politiques que religieuses : se trouvant à Arles en Provence, il décide qu’un concile s’y tiendra pour mettre au pas le patriarche Athanase d’Alexandrie qui s’oppose certes à l’arianisme, mais surtout à l’autorité de Constance II. C’est le concile d’Arles de 353, présidé par l’évêque d’Arles Saturnin. Constance II en arbitre les séances et réclame la condamnation d’AthanaseJulien, lui, n’apprécie pas la religion chrétienne, et n’est sans doute pas fâché d’envenimer les conflits au sein de l’Église : il revient sur ces dispositions.

Quelques années plus tard, l’empereur d’Orient Valens favorise à l’inverse certains évêques ariens. Au milieu du IVe siècle, les évêques Photin à Sirmium, Valens à Mursa en Pannonie et son voisin Ursace à Singidunum en Mésie sont ariens. Cet ancrage arien proche du Danube concourt à la conversion à l’arianisme des Wisigoths et des Vandales par l’évêque mi-goth mi-grec Wulfila. Les Wisigoths convertissent à leur tour les Suèves, et probablement les Burgondes, au Ve siècle, lors de leur domination en Hispanie et en Gaule.

L’opposition farouche des chrétiens orthodoxes contre l’arianisme devient un obstacle à l’assimilation des peuples fédérés installés sur les marges de l’Empire romain, car ces peuples sont christianisés ariens. Mais à la longue, sous l’influence des élites et des populations romanes, ces peuples germaniques se rallient au christianisme orthodoxe. Les Burgondes se convertissent les premiers au Ve siècle, lors le concile de Tolède (589) les Wisigoths d’Hispanie et le Royaume suève au siècle suivant. Les derniers foyers ariens : le royaume vandale d’Afrique et le royaume ostrogoth d’Italie, disparaissent lors des reconquêtes de l’empereur d’Orient Justinien Ier au VIe siècle.

Postérité

De plusieurs façons, le conflit autour des croyances d’Arius durant les quatrième, cinquième et sixième siècles contribue à définir le caractère central de la trinité chrétienne dans le flux principal de la théologie chrétienne. En tant que premier conflit majeur interne après la légalisation du christianisme, la lutte entre Nicéens trinitaires, et partisans d’Arius, laisse une profonde impression sur la mémoire institutionnelle des églises. Ainsi, au cours des 1 500 années passées, le terme « arien » est utilisé pour désigner les groupes qui se voient eux-mêmes comme adorateurs ou disciples de Jésus-Christ, mais sans le croire l’égal de Dieu et sans embrasser le credo nicéen.

En 1553, le savant espagnol et réformateur protestantMichel Servet, vu par beaucoup d’unitariens comme une figure fondatrice de leur mouvement et auteur de l’ouvrage Trinitatis erroribus (Les Erreurs concernant la Trinité), est condamné à mort et brûlé par ses collègues réformateurs, dont Jean Calvin, pour « hérésie » antitrinitaire, sa christologie étant similaire à l’arianisme.

Une épithète polémique

L’emploi du terme arianisme comme épithètepolémique peut prêter à deux types d’amalgames et d’anachronismes. Le premier type d’amalgame anachronique, très fréquent dans la littérature historique, religieuse ou non, consiste à opposer les arianistes soit aux «catholiques », soit aux « orthodoxes », termes dont l’emploi séparé suppose que l’une de ces églises et une seule : celle qui est citée, est l’unique continuatrice de l’église du IVe siècle. L’emploi d’un seul de ces termes rejette l’autre (ainsi que les anglicans et les protestants) dans la même « illégitimité » que celle prêtée aux arianistes. Or avant le schisme de 1054 on ne peut pas encore parler de « catholiques » ni d’« orthodoxes » séparément : si, par crainte des anachronismes, l’on se refuse à employer les termes de « trinitaires » ou de « nicéens », il faut alors utiliser celui de « catholiques- et- orthodoxes » avec des traits d’union, puisque ces deux adjectifs signifiant « universels et justes -croyants » étaient employés ensemble dans l’église du premier millénaire.

Le second type d’amalgame anachronique concerne les groupes de chrétiens qui ont cru ou croient, comme l’arianisme, que Jésus ne devient de condition divine qu’à travers l’exaltation, qu’il n’est pas le Dieu, mais une personne distincte et subordonnée au Père, et qu’il fut un temps où Jésus n’existait pas, n’ayant pas encore été créé. Établir un parallèle entre ces groupes et les ariens peut être utile pour distinguer les anti-trinitaires entre eux, mais malgré la fréquence de l’emploi du terme comme épithète polémique, il n’y a pas de survivance historique continue de l’arianisme jusqu’à notre époque: les groupes ainsi étiquetés n’ont pas des croyances identiques à l’arianisme. Pour cette raison, ils n’utilisent pas ce nom quand ils se désignent eux-mêmes, même s’ils reconnaissent que leurs croyances sont en accord sur certains points, ou globalement semblables à l’arianisme. Ces controverses ne sont pas seulement dogmatiques mais ont aussi des implications pratiques sur la manière de considérer les non-chrétiens (antérieurs au christianisme, ou actuels) : si Jésus n’existe pas de tout temps et s’il n’est pas l’égal de Dieu, toute âme peut être sauvée et mérite d’être respectée ; mais si Jésus préexistait en tant que Verbe et encore plus s’il est consubstantiel ou égal de Dieu, alors seule une âme chrétienne peut être sauvée, et tout homme doit donc être converti (et s’il résiste, il est perdu, d’où l’envoi de missionnaires pour convertir les peuples non -chrétiens).

Ceux dont les croyances religieuses ont été comparées ou faussement étiquetées comme étant arianistes incluent :

LeCathares,

Les Unitariens, dont beaucoup croient en l’autorité morale du Christ, mais non en sa divinité,

L’Église de Dieu (Septième Jour),

Les Étudiants de la Bible, mouvement fondé par Charles Taze Russell, qui a tiré cette croyance de Georges Storrs, une figure du Second Adventisme américain. Pour lui, Jésus a eu une existence pré -humaine en tant que Logos, de même nature que le Père. C’est à la résurrection de Jésus que celui-ci a, en plus, obtenu l’immortalité. Cependant, Arius considérait le Saint-Esprit comme étant une personne, alors que Russell n’attribue pas une personnalité à cet esprit. Plusieurs groupes sont issus de l’œuvre de Charles Russell :

L’Association des étudiants de la Bible,

Le Mouvement missionnaire intérieur laïque,

Les Témoins de Jéhovah qui ont abandonné la distinction que faisait Russell entre la nature divine de Jésus et la nature angélique. Pour eux, Jésus est l’archange Michel.

Les Christadelphes (voir socinianisme) qui croient en la naissance virginale, mais selon lequel Jésus a eu une existence prénatale non pas littérale mais en tant que «verbe»,

L’Église de Jésus-Christ des saints des derniers jours et divers 

 

 
 

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