SENTINELLE CHRETIENNE

Bienvenue sur mon blog: Homme 76 ans Retraité, Chrétien Évangélique, poète et écrivain publie sur blogs, n’aime pas la polémique ni la vulgarité, aime beaucoup les bonnes fructueuses échanges d’opinions. J’ai besoin de vos commentaires d’encouragement.

 

Storia dell’Aspirina: Indicazioni, Cure ed Effetti 27 février, 2014

Classé dans : Medicale Italiano — Sentinelle Chrétienne @ 18:18

Dal Blog FarmacoeCura

L’aspirina, anche chiamata acido acetilsalicilico, è un farmaco che viene usato come analgesico (per alleviare i dolori lievi), come antipiretico (per diminuire la febbre) e come antinfiammatorio.

L’aspirina è inoltre un antiaggregante e fluidificante del sangue, perché inibisce la produzione di trombossano: questa sostanza, in condizioni normali, aggrega le piastrine per riparare i vasi sanguigni danneggiati. Per questo motivo l’aspirina può essere usata sul lungo periodo e a basso dosaggio per prevenire gli attacchi cardiaci, l’infarto e la trombosi, nei pazienti maggiormente a rischio di formazione di coaguli ematici. Inoltre è stato dimostrato che l’aspirina può essere somministrata a piccole dosi immediatamente dopo l’infarto per diminuire il rischio di un secondo infarto o di necrosi del tessuto cardiaco.

I principali effetti collaterali dell’aspirina sono le ulcere gastrointestinali, l’emorragia gastrica (sangue nello stomaco) e l’acufene, soprattutto se il farmaco viene assunto in dosi massicce. Nei bambini e negli adolescenti l’aspirina non viene più usata per alleviare i sintomi parainfluenzali, della varicella o di altre patologie virali, perché può essere associata al rischio di insorgenza della sindrome di Reye.

L’aspirina fu il primo a essere scoperto tra i farmaci della categoria degli antinfiammatori non steroidei (FANS): non tutti i FANS sono salicilati, ma hanno tutti proprietà simili e la maggior parte di essi agisce inibendo l’enzima cicloossigenasi. Attualmente l’aspirina è il farmaco più usato al mondo: si stima che ogni anno ne vengano consumate circa 40.000 tonnellate. Nei paesi in cui “Aspirina” è un marchio registrato dalla Bayer, il nome generico del farmaco è “acido acetilsalicilico” (ASA).

Storia dell’Aspirina

Fu un chimico francese, Charles Frédéric Gerhardt, a preparare per primo l’acido acetilsalicilico nel 1853. Nel corso del suo lavoro riguardante la sintesi e le proprietà di diverse anidridi acide mescolò il cloruro di acetile con un sale sodico dell’acido salicilico (il salicilato di sodio). Si verificò una forte reazione e la miscela risultante si solidificò in brevissimo tempo. A quell’epoca non esisteva ancora la teoria strutturale, quindi Gerhardt chiamò il composto che aveva sintetizzato “anidride salicilico -acetica” (wasserfreie Salicylsäure -Essigsäure). La preparazione dell’aspirina (“anidride salicilico-acetica”) fu soltanto una delle diverse reazioni che Gerhardt condusse per il suo lavoro sulle anidridi, e non ebbe alcun seguito.

Sei anni dopo, nel 1859, Von Gilm ottenne analiticamente l’acido acetilsalicilico puro, per reazione tra l’acido salicilico e il cloruro di acetile: chiamò questa nuova sostanza “acetylierte Salicylsäure”, cioè acido salicilico acetilato. Nei 1869, Schröder, Prinzhorn e Kraut ripeterono le sintesi compiute da Gerhardt (dal salicilato di sodio) e da Von Gilm (dall’acido salicilico) e conclusero che entrambe le reazioni creavano lo stesso composto: l’acido acetilsalicilico. Furono i primi ad attribuirgli la struttura corretta, con il gruppo acetile collegato al gruppo OH fenolico.

Nel 1897, gli scienziati della Bayer, che produceva farmaci e coloranti, iniziarono a fare esperimenti sull’uso dell’acido acetilsalicilico come sostituto meno irritante dei medicinali comuni a base di salicilato. Nel 1899, la Bayer mise in commercio il farmaco con il nome di Aspirina. Il nome aspirina deriva dalla “A” di “acetil” e dalla “spir” di “Spirsäure”, il vecchio nome tedesco dell’acido salicilico. La sostanza divenne sempre più famosa nella prima metà del XX secolo e diede prova della sua efficacia nelle prime fasi dell’epidemia di spagnola del 1918; era un farmaco molto redditizio, quindi scatenò feroci lotte di mercato e la proliferazione di marchi e di prodotti, soprattutto dopo la scadenza del brevetto della Bayer negli Stati Uniti, avvenuta nel 1917.

La popolarità dell’Aspirina diminuì quando furono messi in commercio il paracetamolo nel 1956 e l’ibuprofene nel 1969. Negli anni Sessanta e Settanta John Vane e altri scoprirono il meccanismo di azione dell’aspirina, mentre esperimenti clinici e altre ricerche compiute tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta dimostrarono l’efficacia di questo farmaco come agente anticoagulante in grado di diminuire il rischio di malattie della coagulazione. Il consumo aumentò di nuovo considerevolmente negli ultimi decenni del XX secolo ed è tuttora molto diffuso, grazie all’uso generalizzato che se ne fa come terapia preventiva per gli attacchi di cuore e l’infarto.

Un nome, un marchio.

Come parte del risarcimento dei danni di guerra, specificata nel 1919 con il Trattato di Versailles successivo alla resa tedesca dopo la Prima Guerra Mondiale, il nome “aspirina” (come quello dell’“eroina”) cessò di essere un marchio registrato in Francia, in Russia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti: diventò quindi un nome comune che poteva essere scritto in lettere minuscole. Attualmente, “aspirina” è un nome comune in: Australia, Argentina, Francia, India, Irlanda, Nuova Zelanda, Pakistan, Filippine, Sudafrica, Regno Unito e Stati Uniti. “Aspirina”, scritto con la “A” maiuscola, è tuttora un marchio registrato della Bayer in: Germania, Canada, Messico e più di 80 altri paesi, dove il marchio è di proprietà della Bayer. Poiché la parola “aspirina” è diventata un nome generico in molti paesi, la Bayer ha iniziato una politica aggressiva di protezione del marchio negli Stati Uniti e possiede più di 1.000 marchi statunitensi di diversi farmaci.

Indicazioni terapeutiche

L’aspirina è stata usata per più di un secolo per combattere la febbre e il dolore collegati al raffreddore, ma solo di recente è stata dimostrata la sua efficacia mediante test clinici controllati condotti sugli adulti. Un grammo di aspirina, in media, riduce la temperatura orale dell’organismo da 39.0 °C a 37.5 °C nel giro di tre ore. L’effetto del farmaco inizia dopo 30 minuti, e dopo 6 ore la temperatura è ancora inferiore ai 37.8 °C. L’aspirina si dimostra anche utile contro i “doloretti”, il disagio, il mal di testa e il mal di gola, in tutti coloro che presentano questi sintomi. L’effetto antidolorifico ed antipiretico dell’aspirina è identico a quello del paracetamolo sotto ogni punto di vista tranne che, in alcuni casi, per il tasso leggermente maggiore di sudorazione e di effetti collaterali di natura gastrointestinale.

L’aspirina è una delle terapie di prima linea contro l’emicrania e dà sollievo nel 50, 60% dei casi. La sua efficacia è pari a quella del sumatriptano, un nuovo farmaco a base di triptano, e di altri analgesici come il paracetamolo o l’ibuprofene. La combinazione di aspirina, paracetamolo e caffeina (Neo Cibalgina®) è ancora più efficace. Per la cura dell’emicrania questa formula è più efficace di ciascuno dei suoi tre componenti assunto separatamente, e comunque più dell’ibuprofene o del sumatriptano.

L’aspirina allevia il dolore nel 60-75% dei pazienti affetti da cefalea tensiva episodica. Da questo punto di vista è equivalente al paracetamolo, tranne che per la maggior frequenza di effetti collaterali gastrointestinali. I test clinici comparati hanno dimostrato che il metamizolo e l’ibuprofene allevierebbero il dolore più velocemente dell’aspirina, però questa differenza diventerebbe poco significativa dopo circa due ore. La combinazione di aspirina, paracetamolo e caffeina sarebbe ancora più efficace, pur provocando maggiori problemi gastrici, di nervosismo e di vertigini.

L’aspirina è anche efficace per il trattamento del dolore postoperatorio. L’esempio più studiato è il dolore dovuto all’estrazione di un dente, per cui la massima dose consentita di aspirina (1 g) è equivalente a 1 g di paracetamolo, 60 mg di codeina e 5 mg di ossicodone. La combinazione di aspirina e caffeina, in generale, allevia maggiormente il dolore rispetto all’aspirina assunta singolarmente. L’aspirina effervescente allevia il dolore molto più velocemente di quella in compresse (15-30 minuti contro 45-60 minuti).

Tuttavia, come analgesico postoperatorio, l’aspirina è meno efficace dell’ibuprofene. L’aspirina ha una maggiore tossicità gastrointestinale rispetto all’ibuprofene (Moment®). La dose massima di aspirina (1 g) è meno efficace come antidolorifico rispetto a una dose media di ibuprofene (400 mg) e l’effetto dura per meno tempo. In un test clinico, l’ibuprofene si è dimostrato equivalente alla combinazione di aspirina e codeina e addirittura più efficace.

L’aspirina spesso viene usata in associazione con altri farmaci antinfiammatori non steroidei e analgesici oppioidi per curare il dolore di diversa intensità.

Ad alti dosaggi, l’aspirina e gli altri salicilati vengono usati per curare la febbre reumatica, l’artrite reumatoide e altre patologie infiammatorie che colpiscono le articolazioni. A bassi dosaggi l’aspirina o i suoi equivalenti inibiscono l’aggregazione piastrinica; è stato inoltre dimostrato che diminuiscono l’incidenza degli attacchi ischemici transitori e dell’angina instabile negli uomini e possono essere usati in via preventiva contro queste patologie. E’ usata per curare la pericardite, la coronaropatia e l’infarto miocardico acuto. L’aspirina a basso dosaggio è anche consigliata per prevenire l’infarto e per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e dell’infarto miocardico nei pazienti a cui è stata diagnosticata una malattia cardiovascolare.

Aspirina e bambini

L’aspirina non è più usata nei bambini e negli adolescenti, perché fa aumentare il rischio di sindrome di Reye; al suo posto vengono usati il paracetamolo o i FANS non salicilati, come l’ibuprofene (Nureflex®, Antalfebal®) . La sindrome di Kawasakirimane una delle poche malattie per cui è indicato l’uso dell’aspirina in età pediatrica, ma anche questa indicazione è stata messa in dubbio da alcuni autori. Nel Regno Unito, gli unici due casi per cui è indicato l’uso dell’aspirina nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 16 anni sono la sindrome di Kawasaki e la prevenzione delle embolie.

Controindicazioni e resistenza

L’aspirina non dovrebbe essere usata nei pazienti allergici all’ibuprofene o al naprossene, da quelli intolleranti ai salicilati o genericamente intolleranti agli antinfiammatori.; inoltre si dovrebbe osservare una particolare cautela nei pazienti affetti da asma o da broncospasmo aggravato dai FANS. A causa degli effetti collaterali sulle pareti dello stomaco, i produttori consigliano alle persone affette da ulcera peptica, diabete medio o gastrite di chiedere consiglio al medico prima di usare l’aspirina. Anche quando non è presente nessuna di queste patologie, l’aspirina fa aumentare il rischio di emorragia gastrica, se viene assunta insieme all’alcool o alla warfarina.

I pazienti affetti da emofilia o da altre patologie della coagulazione sanguigna non dovrebbero assumere né l’aspirina né altri salicilati. È stato dimostrato che l’aspirina provoca l’anemia emolitica nei pazienti affetti da carenza genetica di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (favismo o G6PD), soprattutto se assunta a dosi massicce e proporzionalmente alla gravità della malattia. L’uso dell’aspirina nei casi di febbre Dengue non è consigliato, per via dell’aumento della tendenza alle emorragie. I pazienti affetti da patologie renali, iperuricemia o gotta non dovrebbero usare l’aspirina perché questo farmaco diminuisce la capacità dei reni di eliminare l’acido urico e quindi potrebbe far peggiorare queste patologie. L’aspirina non dovrebbe essere somministrata ai bambini e agli adolescenti per combattere i sintomi del raffreddore e dell’influenza perché è correlata con la sindrome di Reye.

In alcune persone l’aspirina ha un effetto meno marcato sulla coagulazione: questa situazione è nota come resistenza o insensibilità all’aspirina. Una ricerca suggerisce che le donne hanno maggiori probabilità di essere resistenti all’aspirina rispetto agli uomini; un altro studio aggregato, condotto su 2.930 pazienti, ha scoperto che il 28% era resistente al farmaco. Uno studio condotto su 100 pazienti italiani ha dimostrato che, tra il 31% di soggetti che apparentemente presentavano resistenza all’aspirina, solo il 5% era veramente resistente, mentre gli altri erano non conformi.

Effetti collaterali  Gastrointestinali

È stato dimostrato che l’uso dell’aspirina fa aumentare il rischio di emorragia gastrointestinale. Alcune formulazioni gastrorivestite dell’aspirina sono pubblicizzate come “poco dannose per lo stomaco”, ma in una ricerca è emerso che il rivestimento non ridurrebbe i rischi. È stato inoltre dimostrato che la combinazione dell’aspirina con altri antinfiammatori aumenta ulteriormente il rischio. L’aspirina, se usata in combinazione con il clopidogrel o la warfarina, fa aumentare il rischio di emorragia delle alte vie gastrointestinali.

Effetti sul sistema nervoso centrale

Si ritiene, secondo gli esperimenti condotti sui topi, che dosi massicce di salicilato, un metabolita dell’aspirina, possano provocare l’acufene, perché agiscono sull’acido arachidonico e sui recettori NMDA.

Sindrome di Reye

La sindrome di Reye, una malattia grave caratterizzata da encefalopatia acuta e da steatosi epatica, può verificarsi nei bambini e negli adolescenti che assumono aspirina per curare la febbre oppure altre malattie o infezioni. Negli Stati Uniti, dal 1981 al 1997, sono stati segnalati ai Center for Disease Control and Prevention 1207 casi di sindrome di Reye in pazienti minorenni. Il 93% dei pazienti ha riferito di essersi ammalato nelle tre settimane precedenti la comparsa della sindrome di Reye, e di aver sofferto, nella maggior parte dei casi, di infezioni delle vie respiratorie, varicella o diarrea.

Sono state scoperte tracce di salicilati nell’81,9 dei bambini che si erano sottoposti ad esami. Dopo che è stato scoperto il collegamento tra la sindrome di Reye e l’uso dell’aspirina e dopo che sono state intraprese misure di sicurezza (comprese le direttive del ministero della sanità e la modifica del foglio illustrativo di tutti i farmaci contenenti acido salicilico), l’uso dell’aspirina in età pediatrica è considerevolmente diminuito negli Stati Uniti, e di conseguenza è diminuito il numero di casi segnalati di sindrome di Reye; una diminuzione analoga è stata registrata nel Regno Unito dopo le direttive emesse dal ministero della sanità. Attualmente

la Food and Drug Administration consiglia di non somministrare l’aspirina (o prodotti che contengono acido salicilico) negli episodi febbrili dei bambini di età inferiore ai 12 anni.

Orticaria/edema

In casi rarissimi, l’aspirina può provocare sintomi simili a quelli di una reazione allergica, che comprendono: orticaria, edema emal di testa. La reazione è causata dall’intolleranza ai salicilati, non è una vera è propria allergia ma si verifica perché l’organismo non è in grado di metabolizzare nemmeno piccole quantità di aspirina e quindi si scatena l’overdose.

Altri effetti collaterali

L’aspirina può provocare emorragie prolungate dopo gli interventi chirurgici, che possono durare fino a 10 giorni. In una ricerca sono stati osservati trenta pazienti che avevano subito interventi chirurgici di diversa natura. Venti su trenta hanno dovuto rioperarsi a causa dell’emorragia postoperatoria. Quest’emorragia è stata provocata dall’aspirina, assunta singolarmente o in combinazione con un altro FANS, in ben 19 dei 20 pazienti che hanno dovuto rioperarsi a causa dell’emorragia postoperatoria. Il tempo medio di guarigione della seconda operazione è stato di 11 giorni.

L’aspirina può provocare la comparsa di angioedemain alcuni pazienti. In una ricerca, l’angioedema è apparso in alcuni dei pazienti monitorati da una a sei ore dopo l’assunzione di aspirina. Tuttavia l’aspirina assunta singolarmente non è in grado di scatenare l’angioedema: la comparsa dell’angioedema è dovuta all’assunzione contemporanea di aspirina e di un altro FANS.

L’aspirina aumenta il rischio di incidenza di microemorragie cerebrali, cioè della comparsa nella risonanza magnetica di macchioline ipointense (nere) di dimensioni uguali o inferiori ai 5-10 mm. Le microemorragie cerebrali non devono essere sottovalutate, perché spesso si verificano prima di un attacco ischemico o di un’emorragia intracerebrale oppure prima della comparsa della malattia di Binswanger o del

morbo di Alzheimer.

Interazioni

È stato dimostrato che l’aspirina è in grado di interagire con altri farmaci. Ad esempio, l’acetazolamide e il cloruro di ammonio possono aumentare l’effetto tossico dei salicilati e anche l’alcool fa aumentare il rischio di emorragia gastrointestinale ad essi collegato. L’aspirina impedisce a diversi farmaci di legarsi alle proteine nel sangue, tra cui: gli antidiabetici tolbutamide e clorpropamide, gli immunosoppressori metotressato, fenitoina, probenecid e acido valproico (interferisce anche con la beta-ossidazione, una fase importante del metabolismo del valproato) e tutti gli antinfiammatori non steroidei. I corticosteroidi potrebbero ridurre la concentrazione dell’aspirina. L’attività farmacologica dello spironolattone potrebbe risultare ridotta dall’aspirina; inoltre l’aspirina è un antagonista della penicillina G per quanto concerne la secrezione dai tubuli renali. L’aspirina, infine, può inibire l’assorbimento della vitamina C.

Dosaggio

Per trattare mal di testa o malesseri influenzali le dosi prevedono 1-2 compresse 2-3 volte al giorno, ma si consiglia di attenersi alla dose minima efficace per diminuire la probabilità di effetti collaterali.

Le dosi per gli adulti vanno assunte generalmente quattro volte al giorno nel caso di febbre o artrite; per la terapia della febbre reumatica il dosaggio può avvicinarsi a quello massimo giornaliero usato storicamente. Per la prevenzione dell’infarto miocardico nei pazienti affetti da coronaropatia manifesta o sospetta, vanno assunte dosi molto minori una sola volta al giorno.

Le nuove indicazioni emanate nel marzo 2009 dalla Preventive Service Task Force negli Stati Uniti, riguardanti la prevenzione primaria delle coronaropatie, consigliano agli uomini di età compresa tra i 54 e i 79 anni e alle donne di età compresa tra i 55 e 79 anni di usare l’aspirina: il beneficio potenziale, che consiste nella riduzione del rischio di infarto miocardico negli uomini e di attacco apoplettico nelle donne, è superiore al potenziale rischio di aumento di emorragie gastrointestinali. Chi usa regolarmente l’aspirina a basso dosaggio (75 mg) rischia per il 25% in meno di morire a causa di malattie cardiovascolari e per 14% in meno di morire per altre cause. L’uso dell’aspirina a basso dosaggio è anche collegato con la tendenza alla diminuzione di eventi cardiovascolari; le dosi minime di aspirina (da 75 a 81 mg/giorno) potrebbero ottimizzare l’efficacia e la sicurezza per quei pazienti che devono assumere l’aspirina sul lungo periodo per prevenire le malattie.

Nei bambini affetti dalla sindrome di Kawasaki, il dosaggio di aspirina deve essere proporzionale al peso: inizialmente il farmaco deve essere assunto quattro volte al giorno, per un periodo massimo di due settimane, e poi a un dosaggio inferiore, una volta al giorno per un ulteriore periodo variabile dalle sei alle otto settimane.

Sovradosaggio

L’overdose da aspirina può essere acuta o cronica. L’avvelenamento acuto si verifica quando viene assunta una singola dose massiccia, invece si ha avvelenamento cronico quando vengono assunte dosi più alte del normale per un periodo protratto. L’overdose acuta ha un tasso di mortalità pari al 2%. L’overdose cronica porta con maggiore frequenza al decesso, con un tasso di mortalità pari al 25%; l’overdose cronica può essere particolarmente grave nei bambini. Tra i possibili antidoti contro l’overdose da aspirina troviamo: il carbone attivo, le flebo di destrosio e le normali flebo saline, il bicarbonato di sodio e la dialisi.

Traduzione a cura di Elisa Bruno

Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)

Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

 

 

Facciamo la pace con i nostri piedi 6 septembre, 2012

Classé dans : Medicale Italiano — Sentinelle Chrétienne @ 10:22

Facciamo la pace con i nostri piedi dans Medicale Italiano pied_typesPie1

Egiziano Romano Greco

Noi facciamo passare una vita dura a quei poveri nostri piedi. Sudorazione, infezioni fungine, duroni … Troppo spesso vengono maltrattati, la scarpa inadatta?

Diverse morfologie del piede

formesPieds2-300x128 dans Medicale Italiano romano

Egiziano     Greco      Quadrato    Romano

Ci sono tre forme di piede, distinto dalla lunghezza delle dita. Le  più comuni sono:

Il piede egiziano il 63% della popolazione in questo caso, l’alluce è più lungo delle altre dita, le altre quattro dita sono tutte in diminuendo da 2 a 5 e si puo’ vedere una linea retta da 1 a 5.

Il piede greco, il 31% della popolazione ha una forma molto particolare. Se il secondo dito è più grande di tutte le altre dita, si ha il piede greco.

Il piede romano, il 6% della popolazione le prime tre dita sono della stessa lunghezza. 4° e 5° regrediscono. Spesso indicato come il piede quadrato, che normalmente ha le cinque dita della stessa lunghezza, a volte il 5° é più piccolo. È anche chiamato piede del calciatore.

C’é anche:

Il piede Ancestrale: l’alluce é allargato, come respinto, raro;

Il piede torto: il retropiede é in varus (varo) cioè (in dentro) e in supinazione, si tratta di una malattia congenita del piede (3%della popolazione);

Sul plantare possiamo dire:

PlantePieds1

Piede piatto: l’arco della pianta é crollato e tocca il suolo;

Il piede cavo: l’arco della pianta è pronunciato.

« Quando si ha il piede greco, ci si basa sulla lunghezza del secondo dito per scegliere il numero di scarpe. Ma le scarpe non sempre sono adatte a questo tipo di piede. Nel corso del tempo, a forza di spingere in cerca di spazio nella scarpa, il secondo dito può incurvarsi per poi fissarsi in una posizione a forma di artiglio.

« Il ripetuto sfregamento provoca calli, sono l’eccesso di pelle sulla parte superiore della punta delle dita. L’assistenza di un podologo è necessaria per rimuovere questi calli. Nuove scarpe e assistenza ortopedica è spesso sufficiente a correggere le deformazioni. »

Piedi messi in buone mani

Camminare, correre, pestare … Sottomessi a questo regime, i nostri piedi stancano e le gambe diventano pesanti. Pratica tutti i giorni questi pochi massaggi per trovare una marcia serena.

Prendete le vostre care dita dei piedi in mano e massaggiatele. Il senso di benessere è quasi istantaneo. Ecco qui per voi alcuni semplici esercizi.

- Consacrare un minuto per giocare con le vostre dita dei piedi. Separate delicatamente con la mano, uno ad uno le vostre 5 dita alternando flesso-estensione.

-Distendete dolcemente la pianta del piede massaggiando con il pollice in piccoli movimenti circolari, esercitando una leggera pressione.

Fate questo stesso esercizio con il pugno passandolo su tutta la superficie del piede.

- Per alleviare i talloni, stringerle per qualche secondo fortement fra le vostre mani incrociate e poi rilasciate. Ricominciate 6 o 7 volte.

- Riscaldare le caviglie facendole ruotare in entrambe le direzioni.
Quando si hanno i piedi gonfi, allungatevi comodamente sul pavimento con le gambe in aria, appoggiate contro un muro. Facilitando cosi il ritorno del sangue al cuore, questa posizione toglie la sensazione delle gambe pesanti.

Lo sapevate che?

Il piede sopporta l’intero peso del corpo su sette punti di appoggio: Il tallone che trasporta i due terzi del peso totale quando si cammina, il metatarso e la polpa delle cinque dita. Durante il cammino, il piede cresce in media di 6,6 mm.

I più grandi piedi del mondo appartengono a un americano. Egli à 25 anni, e calza 86,5. (Fonte: Guinness Dei Primati 1999)
Ognuno dei nostri piedi è attraversato da 500 vasi sanguigni e 300 terminazioni nervose.

Si ha in un piede: 26 ossa, 25 muscoli, 50 legamenti e 30 articolazioni. Circa 40.000 ghiandole sudoripare sono distribuiti su tutta la superficie del piede.

Il « piede » era una misura francese di lunghezza pari a 0,3248 m.
Ancora in vigore in alcuni paesi anglosassoni, l’unità di misura « foot » è equivalente a 30,48 centimetri.

Trovare buona scarpa al vostro piede

Tacchi troppo alti, suole che sono troppo sottili o troppo spesse caviglie mal tenute … I piedi indolensiti, é perché spesso sono calzati male.

1-Dell’altezzasì, ma non troppo. Da due a quattro centimetri di tacco, consigliano i podologi. Al di la, il peso del corpo s’inclina in avant del piede, causando surriscaldamento e talvolta la comparsa di calli. Per questione di equilibrio, dimenticare i tacchi a spillo!

2-Flessibilità. È la scarpa che deve adattarsi al piede, non il contrario. Quando il piede é compresso in una scarpa troppo « rigida » scegliere un altro modello. Scarpe troppo appuntite o quadrate spesso, alla lunga, distorcono le dita.

3-Che tengano bene. Per le lunghe passeggiate o shopping, indossare un modello che mantiene bene i piedi e le caviglie. Camminerete con più libertà evitando distorsioni e stiramenti.

4-Dello spessore le solette e l’esterno devono essere di un buon spessore per assorbire gli urti delle passeggiate. Un rinforzo nella sotto forma del piede può prevenire tensione sui tendini.

5-Della riflessione Offrirsi un paio di scarpe, é soprattutto farsi piacere … ma attenzione ai « coup de cœur » improvvisi! Prendete il vostro tempo per scegliere. Prima di decidere di adottare le scarpe, provatele a più riprese.

 

 

Q/R Yahoo: sperimentazioni sull’uomo con le staminali 5 décembre, 2009

Classé dans : Medicale Italiano — Sentinelle Chrétienne @ 10:00

      orchide1.bmp Domanda di : comanchero wont moonray

Partite le sperimentazioni sull’uomo con le staminali embrionali per curare le lesioni spinali. Che ne pensate?

La compagnia Geron ha annunciato che i medici hanno sottoposto negli Stati Uniti un primo paziente al trattamento basato su cellule staminali embrionali.

La Geron e’ la prima compagnia ad avere ottenuto dalle autorita’ sanitarie americane l’autorizzazione a trattare pazienti con il controverso metodo delle staminali.

La Geron ha aggiunto che tutti i dettagli sulla cura sperimentale, indirizzata al midollo spinale del paziente, sono mantenuti confidenziali.

Ricostruire la guaina che avvolge e protegge le fibre nervose e’ l’obiettivo. Il test e’ stato fatto in un paziente ricoverato nel centro Shepherd di Atlanta, specializzato nella ricerca sulle lesioni spinali e nella riabilitazione, uno dei sette centri americani coinvolti nella sperimentazione.

Le cellule iniettate nel primo paziente, indicate con la sigla GRNOPC1, sono state ottenute da cellule staminali estratte da embrioni umani, fatte sviluppare in modo da essere trasformate in progenitrici delle cellule che favoriscono la trasmissione dei segnali tra i neuroni, chiamate oligodendrociti.

Il loro compito e’ rivestire i lunghi filamenti (assoni) che come cavi collegano fra loro i neuroni con una sostanza isolante chiamata mielina, fondamentale perche’ i segnali elettrici siano trasmessi da un neurone all’altro.

Obiettivo della sperimentazione e’ quindi iniettare nella lesione le cellule immature che, una volta trapiantate, si specializzano e formano nuovamente la mielina, ricostruendo la guaina che permette la trasmissione dei segnali fra i neuroni.

Test su ratti con lesioni nervose, rileva la Geron, hanno dimostrato che la terapia funziona e che gli animali trattati tornano a camminare. Tuttavia, come in ogni sperimentazione clinica, l’obiettivo di questa prima fase e’ dimostrare la sicurezza della terapia. Da test preclinici, rileva ancora l’azienda, risulta che la terapia non induce la formazione di tumori benigni, che e’ stata ridotta al minimo la produzione di cisti e che non c’e’ tossicita’.

‘L’inizio di questi test clinici e’ una pietra miliare nel campo delle terapie basate sulle cellule staminali embrionali’, ha detto il presidente della Geron Thomas Okarma. I test saranno effettuati in futuro in sette diversi centri medici degli Stati Uniti. Oltre allo Shepherd Center e’ stato selezionato anche la clinica Northwestern Medicine a Chicago (Illinois).

Dettagli aggiuntivi

@molly: e pensare che avremmo degli scienziati validissimi come la cattaneo. Stiamo facendo scappare i migliori cervelli e stiamo buttando nel cesso molti possibili futuri brevetti. Questo per una stupida ideologìa, destinata pure a morire quando ci saranno i primi risultati perchè manco il più bigotto tra i cattolici vorrà rinunciare a delle cure quando ci sono disponibili.

@under: la vita umana è oggettiva, ma un embrione NOn è vita umana, è una cellula. A cui una componenete minoritaria della popolazione mondiale si è messa a dare un’importanza sacrale. la quale non ha neanche in natura, visto che il 90% degli embrioni naturali creati vengono eliminati dalla Natura stessa. E se non hanno tutta st’importanza in natura, perchè dovremmo dargliela noi?

@under: non vita che si deve sviluppare. Vita che POTREBBE svilupparsi ove incorressero le condizioni. Ma se le condizioni non incorrono non c’è vita che si possa sviluppare, ma come detto il dibattito mi pare molto filosofico. Di reale c’è che molta gente potrebbe alzarsi dalle carrozzelle.

Risposta di: Salvocom 

Carissimo amico  »comanchero wont moonray’’Io sono cristiano evangelico (protestante tanto per capirci) la mia idea sull’embrione é quasi la stessa che per i cattolici, con la differenza che io non condanno chi abortisce mentre i cattolici si.

Un evangelico si basa su quello che la Bibbia dice, e sull’aborto la Bibbia non dice niente, perciò’ un evangelico come me si basa semplicemente sul buon senso, e se vogliamo proprio mettercela tutta, bisogna considerare che già il  »male » é fatto con la procreazione in vitro, e che se con cio’ che é rimasto inutilizzato si possano alleviare tanti dolori che ben venga questa soluzione.Mi dispiace una sola cosa che io non potrò’ usufruirne per la cura del mio diabete (4 punture di insulina al giorno) perché ho 77 anni, ma i nostri figli potranno usufruirne certamente, grazie a Dio !

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