SENTINELLE CHRETIENNE

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NASCITA DI GESU’ CRISTO 5 décembre, 2013

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 11:03

   bonhomedenege                   

                             L’ANNO  DI  NASCITA  DI  GESU’  CRISTO

La data tradizionale della nascita di Gesù Cristo, fu fissata dal monaco Dionigi il piccolo nel Secolo VI° per servire quale punto iniziale dell’era cristiana, ed è tutt’ora in uso; Ma questa sembra sia stata soggetta a taluni errori. Secondo alcuni storici si tratta di uno scarto di circa 4 anni, per cui tale nascita sarebbe avvenuta nel 4 a. C.  prima della morte di Erode 1° il Grande, in concomitanza con la narrazione evangelica, secondo la quale il Bambino Gesù nasce quando Erode è ancora vivo.

Tanto da permettere a costui di ordinare la strage degli innocenti, che però sempre secondo il Vangelo (Matteo 3 : 16 ) essendo rivolta a tutti i bambini da due anni in giù potrebbe spostarsi di altri due anni indietro (quindi nell’anno 6 a. C. – cioè quando Erode ordina la strage e nello stesso anno muore, Gesù aveva già due anni.

Di Erode oggi sappiamo perfino quasi il giorno della sua morte, avvenne si racconta verso il 4 a. C. , pochi giorni prima di una eclisse di luna che avvenne il 13 marzo del 4 a. C. Del resto abbiamo un’altra fonte ‘’storica’’ . Nel Vangelo di Luca, nel secondo capitolo lui scrive che Gesù era nato durante il censimento di Quirino governatore della Siria, cosa che sembrava oggetto di confusione perche, Quirino era governatore della Siria nel 6 d. C. e fece proprio un censimento in quell’anno.

Ma oggi sappiamo che Quirino aveva fatto un altro censimento nel 6 a. C. non come governatore ma come funzionario, affiancando Sanzio Saturnino: da qui l’ipotetico errore di Luca che dimentica di dire funzionario al posto di governatore, mettendo in imbarazzo i successivi storici che per secoli hanno ignorato l’altro censimento, quello da lui fatto nel 6 a. C. proprio quando era nato Gesù.

Abbiamo sempre un anno che ci manca, e questo è da attribuire sia alle molte modifiche del calendario (quello romano, quando Cesare, cercò d’imporre quello egizio – solare) e sia perché la nascita di Gesù era da circa un secolo, fino al 329, celebrata dalla Chiesa Ortodossa il 6 gennaio (come lo è ancora oggi)

Nell’anno 330, per volontà di Costantino viene per la prima volta celebrato su tutto l’impero il NATALE DI  GESU’ nel giorno del “Natale Invitto” che viene sostituito con il Natale cristiano. In pratica si decise  di anticipare al 25 dicembre dell’anno 330 quella festività che avrebbe dovuto farsi il 6 gennaio dell’anno 331, cioè, nel  medesimo anno 330 il Natale cristiano fu celebrato due volte (il 6 gennaio ed il 25 dicembre) per soppiantare la festa della nascita del Sole.

Questa doppia celebrazione in un calendario che era ancora conteggiato come il 1079 dell’era romana (anno di fondazione di Roma) fa trasformare l’anno che diventa così il 1080. Ecco quindi il conteggio errato ed il settimo anno mancante per fare coincidere la nascita di Gesù con l’evento astronomico della cometa di Betlemme che cometa NON era.

La notte del 13 e 14 Novembre dell’anno 7 a. C.

Per quanto riguarda l’individuazione dell’anno di nascita di Gesù, l’Evangelo dI Matteo (uomo istruito ed anche astronomo) descrive quell’evento in modo preciso, che oggi si può ricostruire al computer. La “stella di Betlemme” non era una cometa, si trattò della congiunzione tra Giove e Saturno, che per diffrazione della luce grandemente aumentata appare in cielo quasi come una unica stella ogni 854 anni, i cinesi la registrarono come una stella supernova, nell’anno 7 a. C. dandoci così conferma di questo curioso luminosissimo fenomeno.

Matteo scrive: “I magi partirono verso occidente seguendo la direzione della grande luminosa stella che indicava loro la via verso Gerusalemme, ma non trovarono colà nulla. Sostando nella notte e con gli occhi fissi al cielo, si accorsero che la stella questa volta indicava la nuova direzione verso sud, verso Betlemme.” e precisamente: “Alcuni Maggi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: dov’è il re dei Giudei che è nato ? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo ……… “

I due pianeti, Giove e Saturno, astronomicamente parlando sono disposti est – ovest, poi quasi s’incontrano e sembrano fermarsi, e in quella fase irradiano nel cielo una grande luce, poi riprendono invertendo la rotta verso sud – ovest.

La spiegazione astronomica è molto semplice: I due pianeti negli apparenti anelli orbitali visti dalla terra si avvicinano con movimento destra – ovest  e sinistra – est, quando si intersecano ci sembrano per due notti ( 13 e 14 novembre dell’anno 7 a. C.) immobili e molto luminosi, poi nel percorso retrocedente continuano verso sinistra – sud  e  destra – nord.

In pratica i Re Magi si videro indicare prima Gerusalemme ( a ovest ) poi arrivati in quella città videro la stella che indicava il sud (cioè Betlemme).

 

 
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Dal “Sole Invictus” al Natale di Gesù Cristo

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 10:50

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Dal Natale del   “Sole Invictus”   al  Natale di Gesù Cristo

Il 25 dicembre, questa ricorrenza della Natività è una data simbolica che si collega al solstizio d’inverno e a una festa pagana romana introdotta dall’imperatore Aureliano nel 274 d. C. Cesare si era portato dietro dall’Egitto i sacerdoti del culto di Helios a Roma adottando l’anno solare degli Egizi per abbandonare l’anno lunare di Numa.

Il Sole, da una concezione risalente alle età preistoriche, il 25 Dicembre (più esattamente, dal 22 al  24 di dicembre), si ferma in cielo, è il Solstitium  cioè il Solstizio, che significa sole fermo. In astronomia sono quei due giorni dove il sole si ferma per invertire il suo moto nel senso della DECLINAZIONE, e cioè il punto dove raggiunge il massimo declino dal piano equatoriale, i raggi sono bassi e alla massima distanza dalla terra.  

Il 23 dicembre, il sole, (dopo essere apparso nei giorni precedenti nel punto di massimo declino in inverno) apparentemente sembra restare fermo per tutto l’intero giorno in quel punto del cielo in cui si trova, il 24 riprende il suo cammino verso l’alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d’estate dove si verifica il fenomeno inverso, il sole è alto a minima distanza dalla terra.

In Egitto nell’antico Regno dicevano: il sole “ è fermo “ ma questo accade perché l’Egitto si trova molto più vicino alla linea dell’equatore che noi, il fenomeno si verifica con un giorno di anticipo e dura molto più a lungo che in zone più a nord. E’ stato detto che, il sole dell’inverno, giunto nella sua fase più debole come luce e calore, non sprofondava nelle tenebre per la sua vitalità “invincibile” (Invictus) sulle tenebre, “rinasceva” cioè aveva un nuovo “ natale” . Quel giorno era festeggiato come il Natale del Sole Invictus.

Fu nell’anno 330 per volontà dell’imperatore Costantino che per la prima volta il 25 dicembre fu festeggiato su tutto l’impero come il Natale Cristiano al posto del “Natale Invitto”

La Chiesa di Roma si adatta

Fu questa del Natale cristiano il 25 dicembre, una grande importante decisione ufficiale per la Chiesa di Roma, nell’adattare riti ed usanze pagane nel culto cristiano, come nei vestimenti e paramenti sacerdotali che portarono non poca confusione al primitivo messaggio Evangelico. Infatti, la stola, il copricapo dei vescovi, si chiama ancora mitra e ricorda il dio persiano Mithra identificato con il sole e festeggiato il 25 dicembre;

L’atto delle mani giunte, nello zoroastrismo era uso per invocare i supremi spiriti dello Spenta Mainyu (o Amescha Spenta) — i santi immortali che circondano il dio buono e supremo, creatore e giudice del mondo, che servono umilmente per guidare le anime, ai quali la chiesa di Roma ha aggiunto i suoi Santi e la Madonna.

L’aspersorio, i lumi accesi d’avanti all’altare. Le genuflessioni ed anche l’architettura delle basiliche dove si eseguono i riti in pompa magna e tante altre cerimonie e liturgie di ricorrenze pagane furono adottate e ricorrenti alle stesse scadenze pagane, (negli stessi giorni), e non ultimo, l’oggetto più rappresentativo che domina il rito della Chiesa Cristiana Romana (non dico Cattolica perché Cattolica significa universale e ci sono tante altre Chiese che sono anche universali, come le Evangeliche Protestanti), quello della esposizione dell’ostia che è contenuta dentro un disco, da dove partono e si irradiano i suoi raggi, è l’ostensorio.

L’OSTENSORIO

L’ostensorio nella liturgia Cristiana Cattolica Romana, contrariamente a quello che si pensa NON prese il nome dall’ostia, ma si chiamava cosi un millennio prima di Cristo. Ostiare corrispondeva a un etimo egizio (che si traslò anche nel latino) significa mostrare, far vedere; cioè mostrare il disco solare ai fedeli che nei successivi riti trasferiti all’interno dei templi, i sacerdoti di Aton ricorsero a un disco d’oro con i raggi attorno; appunto l’ostensorio, elevato in alto, (la elevazione fatta anche dai preti cristiani romani)

Ostiare significa dunque “ mostrare “ e lo si usò pure per mostrare la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena nel sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e “mostrarli” al popolo. Il vocabolo rimase anche nell’antico latino; Il Senato di Roma abolì questa “ostensione” fin dal 657 a.C. ritenendola usanza indegna di un popolo civile. S. Bernardino da Siena (1380 – 1440) mise al centro invece del disco in oro luccicante, una teca con dentro il pane.

L’ostia consacrata risale invece alla fine del XV secolo, dopo le tante dispute medioevali (come la transustanziazione romana prima e la luterana consustanziazione dopo) mentre la forma dell’ostia fu stabilita all’epoca del concilio di Trento, quando fu riproposta la dottrina della presenza reale del corpo di Cristo nell’ostia, della messa come sacrificio e della stessa consacrazione dell’ostia.

La concezione della CON – SACRAZIONE (= dal – sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religioni politeistiche,  monoteistiche ed anche dei riti pagani più lontani nel tempo, ed era concepita – l’offerta sacrificale e la distribuzione ai presenti – come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata “communio” (cioè dividere una cosa con altri – la cena, il pasto o la semplice assunzione di un frammento dell’oggetto del sacrificio – era cioè un rito per ricevere le speciali forze), quando il prete ti da l’ostia ti dice che quella è il corpo di Cristo.

La commemorazione dell’ultima cena fatta dagli evangelici con del pane e del vino non comporta nessun atto sacrale (il pane resta pane ed il vino resta vino) e non da niente di più ne di meno a colui che vi partecipa, se non che il fatto di rispettare un ordine di Gesù Cristo che disse: ” Fate questo in memoria di me! “

 

 
 

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