SENTINELLE CHRETIENNE

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12 / 12 Fantacronologia Dal Big – Bang a Oggi 10 mars, 2015

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 13:05
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Continuazione e fine dello studio Teologico su Genesi 1-11 Da:  http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

Fantacronologia degli eventi dal Big-Bang ai giorno nostri

Su richiesta di un’amica, appassionata di cultura ebraica, ho voluto tentare di « storicizzare » molte delle tradizioni, leggendarie e non, contenute nel testo biblico. In realtà tutti gli eventi che vanno dalla vocazione di Abramo fino al regno di Davide, pur non essendo « storici » nel vero senso della parola poiché mancano di una cronologia (come quella che ho inventato qui di seguito) e di inconfutabili prove archeologiche (es. un manufatto del XIII sec. a.C. con inciso il nome di Mosé), sono « storicamente accertabili », nel senso che essi si svolgono in un contesto storico e culturale che è stato rintracciato e ricostruito dagli archeologi, come afferma per esempio Werner Keller nel suo classico « La Bibbia aveva ragione » (se non lo avete ancora letto, ve lo consiglio).

Ed ecco la mia proposta assolutamente « utopica »:


14 miliardi di anni fa: Big Bang e nascita dell’universo dal nulla.

220 milioni di anni fa: la Terrasanta emerge dalle acque dell’oceano Tetide. 4 milioni di anni fa: nel corno d’Africa appare l’Australopithecus Afarensis, il più antico ominide che si colloca nella linea evolutiva dell’uomo moderno.

9929 a.C.: fondazione di Gerico. La Terrasanta diventa un ducato dell’Impero di Atlantide con il nome di Hananidee capitale Gerico. 3544 a.C.: una violenta alluvione devasta la bassa Mesopotamia. Secondo alcuni si tratta del « diluvio » di cui parlano la Bibbia ed i poemi babilonesi.

3187 a.C.: unificazione dell’Alto e del Basso Egitto ad opera di Narmer, iniziatore della I dinastia e dell’Antico Regno egiziano. 2675 a.C.: morte di Gilgamesh, re di Uruk cui la tradizione attribuirà natura semidivina. Le sue imprese influenzeranno la stesura del testo biblico.

2370 a.C.: Sargon il Grande, fondatore dell’impero di Akkad, conquista Gerico. Canaan, leggendario generale di Sargon, governa la Terrasanta, che da lui prende il nome di Terra di Canaan, ed i suoi abitanti di Cananei.

2201 a.C.: il re semidivino Nimrod, detto « il Re Cacciatore », fonda la città di Babilonia (« Porta del Dio ») ed edifica la ziggurat o Torre di Babele. Gli Ebrei spiegheranno il nome della città (che è da considerarsi una traduzione del sumerico Ka-dingir-ra) con la parola « confusione », con riferimento alle numerose lingue che vi udivano parlare.

2131-2024 a.C.: III dinastia di Ur. In questo periodo nella città sumerica si stabilisce la colonia semitica fondata da Eber, leggendario antenato di Abramo ed eponimo degli Ebrei (il cui nome significa « Al di là » del fiume Eufrate).

2048 a.C.: Mentuhotpe fonda l’XI dinastia ed il Medio Regno egiziano, un’epoca di grande splendore.

1868 a.C.: nascita di Abramo (« Padre Eccelso ») in Ur, a quei tempi sul golfo Persico.

1848 a.C.: Terach, padre di Abramo, conduce la sua tribù da Ur ad Haran, nel nord della Mesopotamia (la romana Carre dove Crasso troverà la morte nel 53 a.C.).

1832-1780 a.C.: regno di Hammurabi di Babilonia.

1829 a.C.: su ordine divino, Abramo con la moglie Sarai (« Principessa ») e il nipote Lot si trasferiscono nella terra di Canaan, dove stringono amicizia con gli Amorrei che la abitano, guidati da Mamre.

1824 a.C.: per sfuggire ad una grave carestia, Abramo e Sarai si trasferiscono in Egitto presso la corte del Faraone Amenemhet I (XII dinastia), che prende Sarai come concubina. Abramo la libera con la forza e fugge sulle montagne della Siria, poi ritorna in Terrasanta e si stabilisce presso il querceto di Mamre, vicino all’odierna città di Hebron. Lot va a vivere a Sodoma, a sud del Mar Morto.

1821 a.C.: Hammurabi di Babilonia (l’Amrafel di Gen 14, 1) invade la Terrasanta con i suoi alleati Arioc re di Larsa e Codorlaomer re dell’Elam, per impadronirsi delle ricche vie carovaniere verso l’Egitto. Sodoma è incendiata e Lot fatto prigioniero con tutta la sua famiglia. Abramo si allea allora con i sodomiti, con gli Amorrei e con gli Ittiti, e nella battaglia di Damasco sconfigge Hammurabi e lo costringe a restituirgli il bottino ed i prigionieri in cambio della salvezza e del rientro in Mesopotamia. Incontro tra Abramo e Melchisedek (« Re di giustizia »), primo re di Gerusalemme e monoteista come lui, che lo benedice.

1817 a.C.: patto di alleanza (« Berit ») tra Dio ed Abramo. Unendosi ad Agar, schiava egiziana di Sarai donatale dal Faraone, Abramo genera Ismaele (« Dio ascolta »), il progenitore degli Arabi (« Egli sarà come un onagro, la sua mano sarà contro tutti… » Gen 16, 12)

1805 a.C.: distruzione di Sodoma e Gomorra ad opera di un meteorite, dopo la vana intercessione di Abramo presso Dio. Lot si salva e darà origine ai popoli dei Moabiti e degli Ammoniti.

1804 a.C.: nasce Isacco (« riso »), figlio di Abramo e Sarai. Nuovo patto di alleanza tra Dio ed Abramo, cui viene cambiato leggermente il nome affinché significhi « Padre di una moltitudine », mentre Sarai riceve il nuovo nome di Sara (« regina »). Istituzione della circoncisione dei neonati.

1785 a.C.: mancato sacrificio di Isacco sul monte Moria, oggi la spianata del tempio di Gerusalemme.

1770 a.C.: nascita di Edom (« Rosso ») e Giacobbe (« Calcagno »), figli di Isacco e Rebecca (« Colei che avvince con le sue grazie »).

1766 a.C.: morte di Abramo, sepolto assieme a Sara nella grotta di Macpela, nel campo di Efron l’Ittita, presso Hebron.

1744 a.C.: per sfuggire alla vendetta di Edom cui ha rubato la primogenitura con una serie di sotterfugi, Giacobbe fugge nell’alta Mesopotamia. Lungo la strada fonda il santuario di Betel (« Casa di Dio ») nel luogo della celeberrima visione della scala che congiunge Cielo e Terra (Betel sarà il luogo di culto privilegiato del Regno del Nord). Giunto ad Haran si pone al servizio dello zio Labano, del quale sposa le figlie Lia (« Giovenca ») e Rachele (« Pecorella »), colei che, come dice Dante, « mai non si smaga / dal suo miraglio, e siede tutto giorno. / Ell’è d’i suoi belli occhi veder vaga. » (Purg. XXVII, 104-106).

1736 a.C.: nascita di Ruben (« Guardate, un figlio! »), primogenito di Giacobbe e Lia.

1729 a.C.: nascita di Giuseppe (« Dio aggiunga » un altro figlio), detto il Sognatore, primogenito di Rachele.

1724 a.C.: Giacobbe torna nella terra di Canaan e si riconcilia con Edom. Presso il torrente Iabbok, affluente di sinistra del Giordano, combatte con un uomo misterioso (dai cananei identificato con il nume tutelare del corso d’acqua) che gli paralizza il nervo della coscia e poi, non riuscendo a piegarlo, lo benedice e gli cambia il nome in Israele (« lottare con Dio »), « perchè tu hai lottato con Dio, ed hai vinto!»

1723 a.C.: Giacobbe si stabilisce a Sichem, ma il figlio del re Camor usa violenza a sua figlia Dina. Per vendicarsi, i fratelli di lei Simeone e Levi radono al suolo la città con i propri uomini. Onde evitare la vendetta dei cananei, Giacobbe è costretto ad una faticosa fuga sui monti della Giudea; la sua moglie prediletta Rachele, incinta, non regge allo sforzo e muore presso Betlemme, partorendo un figlio che ella chiama Benonì, « figlio del mio dolore ». Giacobbe gli cambia il nome in Beniamino, « figlio della mia destra » (cioè della fortuna) e come punizione toglie a Simeone e Levi il diritto di primogenitura, dopo che la aveva già tolta al primogenito Ruben, reo di essersi unito a Bila, schiava di Rachele e concubina del padre.

1720 a.C.: calata degli Hyksos in Egitto, provenienti dalle montagne della Siria (dall’egiziano Hekau-khesut, « re dei paesi stranieri »). Essi pongono fine al Regno Medio ed iniziano il Secondo Periodo Intermedio, con capitale Avaris (Tanis).

1712 a.C.: i fratelli di Giuseppe, invidiosi del prestigio da questi acquisito agli occhi del padre, che gli ha conferito la primogenitura nonostante egli sia solo l’undicesimo nella linea di successione, lo vendono a dei mercanti Ismaeliti che lo trascinano schiavo in Egitto.

1707 a.C.: unendosi al suocero Giuda, la nuora Tamar, vedova dei suoi figli Er ed Onan, gli partorisce Fares e Zerach; Fares dà inizio alla stirpe da cui discenderà la casa regnante di Davide e Salomone.

1698 a.C.: Il Faraone Hyksos Suesenra Khyan (XV dinastia) attribuisce il titolo di ministro dell’agricoltura a Giuseppe, semita come lui, che ha saputo interpretare i suoi sogni. Giuseppe riceve il nome egiziano Zafnat-Paneach (« Dio parla ed egli vive ») e prende in moglie Asenat (« cara a Nut »), figlia del sacerdote di On. Asenat gli dà due figli: Manasse (« Dimenticanza »: « Dio mi ha fatto dimenticare ogni mio affanno e tutta la casa di mio padre ») ed Efraim (« Fecondità »: « Dio mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione », Gen 41, 51-52).

1690 a.C.: Giuseppe invita il vecchio Giacobbe ed i suoi fratelli a stabilirsi in Egitto. Tutta la tribù degli Ebrei trasloca a Gosen, nel delta del Nilo.

1676 a.C.: morte di Giacobbe e conferimento di una doppia primogenitura: a Giuda come capostipite del regno meridionale (« Un leoncello è Giuda… egli si china, s’accovaccia come un leone, come una leonessa: chi lo farà alzare? » Gen 48, 9) e ad Efraim come capostipite della casa regnante del nord.

1651 a.C.: morte di Giuseppe, che fa giurare ai suoi figli di riportare la salma in Canaan quando vi faranno ritorno. Secondo la leggenda gli egiziani seppelliranno la sua bara nel Nilo, sperando di tenere per sempre gli Ebrei schiavi nel loro paese, ma essa ritornerà miracolosamente a galla.

1555 a.C.: il Faraone Ahmosis scaccia gli Hyksos e sottomette il Sinai e la Terra di Canaan. Con lui iniziano la XVIII dinastia ed il Regno Nuovo con capitale Tebe.

1537 a.C.: il Faraone Amenhotep I invita gli Ebrei a lasciare il delta del Nilo, ma solo in pochi se ne vanno (è il cosiddetto « Esodo-espulsione »). Il 75 % di loro resta ma deve abbandonare le terre dedicate alla pastorizia per restituirle agli Egiziani. Per sopravvivere si impiegano come manovali.

1484 a.C.: dopo essersi sbarazzato della madre, la regina Hatshepsut, unico Faraone donna nella storia egiziana, Tutmosis III inizia una serie di fortunate campagne militari in Asia, con le quali conquista la Terra di Canaan e la Siria fino all’Eufrate, sconfigge il regno hurrita di Mitanni e si spinge fino al Tigri.

1380 a.C.: Suppiluliuma I fonda l’impero Ittita.

1379-1362 a.C.: regno del Faraone « eretico » e monoteista Amenhotep IV, che impone il culto di Aton, il disco solare, cambia il suo nome in Echnaton (« gradito ad Aton ») e costruisce la nuova capitale Akhetaton (« dove Aton risplende »), oggi Tell-el-Amarna. Molti Ebrei aderiscono alla nuova religione, vedendo nel disco solare il Dio Unico rivelatosi ai Patriarchi. Il Salmo 104 della Bibbia costituisce infatti una vera e propria traduzione dell’ « Inno ad Aton » ritrovato a Tell-el-Amarna.

1361-1354 a.C.: regno di Tutenchamon (« ad immagine di Amon »), il « faraone bambino » che ha sposato Enkhesenaton, primogenita di Echnaton. Il sommo sacerdote Eje (che lo manovra e poi gli succederà) restaura il culto ufficiale perseguitando i seguaci di Aton, e quindi anche gli Ebrei.

1343-1318 a.C.: regno dell’energico faraone Horemheb, già capo delle guardie di Tutenchamon. Con lui gli Ebrei perdono i diritti civili, sono ridotti in stato di semischiavitù e trattati come prigionieri di guerra.

1317 a.C.: con Ramses I, generale dell’esercito di Horemheb, inizia la XIX dinastia, quella dei ramessidi.

1304-1238 a.C.: lunghissimo regno del Faraone Ramses II, con cui l’Egitto giunge al culmine della propria potenza. Grande influenza della sposa reale Nefertari.

1290 a.C.: Ramses II aggrava le condizioni di schiavitù degli Ebrei, ordinando loro di costruire in suo onore le città di Ramses e Pitom, nella parte orientale del delta del Nilo.

1284 a.C.: prima sollevazione ebraica, repressa nel sangue. Il Faraone teme che gli Ebrei possano allearsi con gli Ittiti contro di lui.

1277 a.C.: ad Amram e Iochebed, della tribù di Levi, nasce un figlio. Nello stesso anno Ramses II ordina l’uccisione di tutti i primogeniti degli Ebrei per punire un nuovo tentativo di sollevazione. Iochebed e Miriam (« Amata »), la sorella maggiore del neonato, lo abbandonano in una cesta di vimini sul Nilo per salvarlo dalla persecuzione. La cesta è ritrovata da Nefret, figlia di Ramses II, che alleva il bimbo come figlio suo e gli attribuisce il nome di Horemosis (Hôr-ms-sw, « E’ Horus che lo ha generato »), con riferimento al dio egizio del Nilo, del quale lo crede figlio.

1274 a.C.: la politica aggressiva di Ramses II contro gli Ittiti porta alla battaglia di Qadesh, terminata con un sostanziale pareggio. La crisi è risolta ponendo il confine tra i due imperi sull’Oronte e con il matrimonio tra Ramses II e la figlia di Hattusili III, re degli Ittiti. 1256 a.C.: Miriam, divenuta ancella della principessa, svela a Horemosis la sua origine ebraica. Egli allora abbandona la radice pagana del proprio nome e si fa chiamare semplicemente « Mosis », da cui il nostro Mosè. Gli Ebrei invece spiegano il suo nome associandolo alla parola « salvato » (dalle acque). Poco dopo egli uccide un egiziano che ha visto maltrattare un ebreo. Ramses II viene a sapere che suo nipote è della stirpe degli odiati semiti e lo condanna a morte. Mosè si salva fuggendo nel deserto.

1255 a.C.: rifugiatosi nel paese di Madian, nella parte orientale della penisola del Sinai, Mosè sposa Zippora, figlia di Ietro, il re-sacerdote dei madianiti. A Mosè nasce Gherson, cioè « straniero », avendo egli esclamato alla sua nascita: « Sono stato ospite in un paese straniero » (Es 2, 22)

1248 a.C.: Menelao, re di Sparta, e la moglie Elena giungono in Egitto ad interrogare l’oracolo di Ammone durante la via del ritorno verso il Peloponneso, dopo la caduta di Troia (V libro dell’Odissea).

1238-1222 a.C.: regno di Merneptah, tredicesimo figlio di Ramses II. Ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro degli Ebrei.

1232 a.C.: Dio appare a Mosè nel Roveto Ardente sulle pendici dell’Oreb (« il Santo », antico nome del Monte Sinai) e gli ordina di tornare in Egitto, di distogliere gli Ebrei dal culto del disco solare cui si sono abbandonati dopo la riforma religiosa di Echnaton e di condurli fuori dall’Egitto, verso la Terra Promessa ad Abramo. Nello stesso anno esplode il vulcano dell’isola di Thera, oggi Santorino, cancellando la civiltà minoica dalla faccia della terra. Il denso fumo dell’eruzione oscura i cieli del Mediterraneo e costituisce una delle celebri « piaghe d’Egitto »: quella relativa all’oscurità.

1231 a.C.: « Esodo-Fuga ». Dopo la morte dei primogeniti degli egiziani dovuta ad una misteriosa epidemia, tra cui il giovane erede al trono, Merneptah è costretto a lasciar partire il popolo ebraico. Quando questi è giunto nella regione dei Laghi Amari, tuttavia, cambia idea e lo fa inseguire da un nutrito esercito per riportarlo indietro. I carri degli Egiziani si impantanano nelle sabbie mobili e vengono travolti dall’alta marea, e così Mosè e la sua gente passano indisturbati il confine. La prima tappa è a Massa, sul golfo di Suez, dove il popolo mormora contro Mosè perchè sta morendo di sete, ed allora Dio rende potabile l’acqua (« non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto… » Salmo 95, 8).

1230 a.C.: Mosè riceve la Legge sul Monte Oreb. Il suo popolo nel frattempo si fabbrica un idolo d’oro con le sembianze del bue Api adorato dagli Egiziani, e così si attira addosso l’ira di Mosè che distrugge l’idolo e punisce duramente i suoi fabbricanti. Aronne, fratello di Mosè, è nominato primo Sommo Sacerdote. Costruzione dell’Arca dell’Alleanza.

1229 a.C.: sollevazione di Aronne e Miriam contro Mosè. Miriam è punita con la lebbra.

1228 a.C.: giunto a Qades-Barne, ai confini meridionali della Terra Promessa, Mosè manda in avanscoperta dodici esploratori, uno per ogni tribù, compresi i suoi pupilli Giosuè, figlio di Nun della tribù di Efraim, e Caleb, figlio di Gefunne della tribù di Giuda. Al loro ritorno gli esploratori portano un grappolo d’uva di dimensioni gigantesche (ancor oggi è il simbolo dell’Ente Israeliano del Turismo!), come testimonianza della ricchezza della regione, ma parlano di fortezze cananee imprendibili e addirittura di Anakiti, mitologici giganti corrispettivi dei Ciclopi. Il popolo si solleva e chiede di fare ritorno in Egitto, ed allora Dio appare in visione a Mosè e gli ordina di annunciare che il suo popolo non entrerà nella Terra Promessa finché tutta la generazione ingrata che Gli si è rivoltata contro non sarà estinta. Cominciano così quaranta durissimi anni di peregrinazione nel deserto e di scontri con le tribù beduine.

1224 a.C.: insurrezione dei Duecentocinquanta contro Mosè ed Aronne, guidata da Core, figlio di Isar, della tribù di Levi, insieme con Datan e Abiram, figli di Eliab, della tribù di Ruben. Essi chiedono che il sacerdozio sia esteso a tutti gli Israeliti, e non sia privilegio della tribù di Levi. La rivolta è repressa nel sangue (secondo la leggenda, Core ed i suoi compagni sono inghiottiti dalla terra spaccatasi sotto i loro piedi).

1198-1166 a.C.: regno del Faraone Ramses III.

1191 a.C.: sconfitta in battaglia di re Og di Basan e conquista della Transgiordania, occupata da nord a sud dalle tribù di Manasse, Gad e Ruben.

1189 a.C.: sconfitta del popolo di Moab, tradizionale nemico di Israele. Il suo re Balak aveva mandato a chiamare il sacerdote ed indovino Balaam perchè maledicesse Israele, ma questi, invasato dallo Spirito Divino, non può far altro che benedirlo.

1188 a.C.: morte di Mosè sul monte Nebo, dopo aver visto di lontano la terra che Israele occuperà. Gli succede al comando degli Israeliti Giosuè (« Dio salva »), che con Caleb è l’unico della generazione di coloro che erano usciti dall’Egitto a metter piede nella Terra Promessa. Essi infatti non si sono sollevati contro Mosè a Qades-Barne.

1187-1175 a.C.: campagne di Giosuè, che portano all’occupazione del 60 % della terra di Canaan. Il resto è in mano ai Cananei ed agli Ebrei dell’Esodo -espulsione. La prima città a cadere è Gerico: secondo la leggenda ciò avviene grazie al tradimento di Raab ed al prodigio delle mura crollate in seguito al suono delle trombe ebraiche. Canaan diventa Erez Israel (« terra d’Israele »).

1180 a.C.: battaglia di Bet-Oron contro gli Amorrei. Secondo la leggenda, durante quella battaglia il condottiero ordina: « Fermati, o Sole, su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Aialon! » (Gs 10, 12)  

1177 a.C.: Ramses III sconfigge i « popoli del Mare » provenienti dall’area dell’Egeo e li scaccia dalla regione del Delta. Una parte di essi si insedia sul litorale meridionale di Canaan e dà vita al popolo dei Filistei, fiero nemico di Israele (dal loro nome deriva quello attuale di Palestina).

1167 a.C.: morte di Giosuè ed inizio dell’era dei Giudici. Le dodici tribù (Efraim e Manasse costituiscono due tribù separate, ma quelle di Giuda e Simeone si sono fuse in una sola) si governano indipendentemente l’una dall’altra, eleggendo di volta in volta dei Giudici depositari del potere legislativo, giudiziario e sacerdotale. Compresi Eli e Samuele, la Bibbia ci ha tramandato i nomi di quindici di essi.

1164-1144 a.C.: giudicato di Otniel, nipote di Caleb, primo giudice eletto dalla tribù di Giuda per difendersi dalle minacce di Cusan-Risataim, re di Mari nell’Alta Mesopotamia.

1160 a.C.: per difendersi dalle pretese di Eglon, re di Moab, la tribù di Beniamino elegge giudice Ehud, che resta in carica 18 anni.

1131 a.C.: Jobin, re della città cananea di Hazor, invade Erez Israel con le proprie truppe guidate dal generale Sisara, che ha fama di invincibilità. La profetessa Debora (« ape »), giudice della tribù di Efraim, e Barak figlio di Abinoam lo sconfiggono nella battaglia presso il torrente Kison. Sisara riesce a salvarsi e fugge a piedi ma, rifugiatosi presso la casa di Eber il Kenita, alleato di Jobin, è ucciso a tradimento nel sonno dalla moglie ebrea di Eber, Giaele.

1110 a.C.: nuova invasione di Erez Israel, stavolta da parte dei Madianiti, predoni nomadi del deserto. Gedeone è eletto giudice della tribù di Manasse, sbaraglia i Madianiti e distrugge l’altare del dio cananeo Baal, ricevendo l’appellativo di Gerubbaal (« Baal difenda » il suo altare). Secondo la leggenda, Gedeone avrebbe sopraffatto i Madianiti in compagnia di soli 300 combattenti, dopo che si è verificato il prodigio del vello di lana intriso di rugiada (Giudici 6, 36-40).

1102 a.C.: matrimonio del ricco proprietario terriero Booz (« forza ») con la moabita Rut (« Amica »). Da lei nascerà Obed, a sua volta padre di Iesse, il padre di re Davide.

1095 a.C.: Gedeone rifiuta l’elezione a re « perchè il vostro re è il Signore ». Suo figlio Abimelec si proclama invece re delle tribù settentrionali; secondo la leggenda ciò avviene dopo che egli ha ucciso tutti i suoi 70 fratelli (!!)

1090 a.C.: dopo tre anni di regno Abimelec muore sotto le mura di Tebes, ucciso da una pietra scagliatagli contro da una donna che aiuta a difenderne le mura.

1090-1050 a.C.: Eli (« Il mio Dio è YHWH ») è giudice delle tribù centrali. L’Arca dell’Alleanza è conservata nel santuario di Silo.

1086-1066 a.C.: Sansone (« Sole »), votato al nazireato e quindi consacrato a Dio, è giudice della tribù di Dan.Gli sono attribuite imprese straordinarie, tra cui l’uccisione di mille nemici in una volta con una mascella d’asino e la distruzione delle porte della città filistea di Gaza. Catturato ed accecato dai Filistei grazie alla delazione della prostituta Dalila (« Luna »), secondo la tradizione muore facendo crollare il tempio del dio Dogon sulla testa dei nemici radunatisi per farsi beffe di lui.

1077-1071 a.C.: l’avventuriero Iefte figlio di Galaad è eletto giudice di Manasse per respingere l’invasione degli Ammoniti. Egli commette l’errore di giurare che, in caso di vittoria, sacrificherà il primo essere che gli verrà incontro fuori dalla sua casa di Masfa al momento del suo ritorno. La prima che esce per festeggiarlo è però la sua unica figlia, e così egli è costretto ad ucciderla. Di lui Dante dice: « cui più si convenia dicer « Mal feci », / che, servando, far peggio » (Par. V, 67-68).

1069 a.C.: vocazione di Samuele («domandato a Dio»), figlio di Elkana e di Anna, originario di Ramataim, della tribù di Efraim.

1050 a.C.: battaglia di Eben-ezer e morte dei figli di Eli, preconizzata da Samuele. L’arca cade in mano dei Filistei che la trattengono per sette mesi. Eli non regge al dolore e muore. 1050-

1029 a.C.: giudicato di Samuele. Deve combattere i Filistei cui riesce a togliere l’arca dell’Alleanza.

1040 a.C.: nascita di Davide (« l’amato »), figlio di Iesse di Betlemme, della tribù di Giuda.

1029 a.C.: sentendosi minacciate da nemici preponderanti, le dodici tribù domandano a Samuele l’elezione di un re. Inizialmente il giudice nicchia, ma alla fine sceglie Saul (« impetrato da Dio »), figlio di Kish, della tribù di Beniamino: la più piccola, per non suscitare le invidie delle altre.

1029-1010 a.C.: tribolato regno di Saul. Guerriero valoroso, combatte con successo contro i tradizionali nemici degli Ebrei (Amaleciti, Edomiti e soprattutto Filistei), validamente aiutato dal figlio Gionata (« Dio ha dato » un figlio).

1020 a.C.: Davide, inviato alla corte del re Saul in qualità di scudiero, benché armato solo di una fionda, affronta e uccide in duello il gigantesco filisteo Golia (« Esilio »), decidendo le sorti della battaglia. Questo suscita però la gelosia di Saul, che peraltro va purtroppo soggetto a disturbi mentali. Solo Davide, suonando l’arpa, riesce a calmare i suoi scoppi d’ira. Gionata diviene grande amico di David che, per le sue imprese, riceve in sposa Micol, figlia di Saul.

1017 a.C.: divenuto geloso della fama del giovane Davide, Saul tenta di farlo assassinare. Salvato da Micol, Davide abbandona la corte, fugge in Filistea e si pone al servizio di Achis, re di Gat, e poi nel deserto di Zif. Saul commette l’errore di trucidare Achimelec ed i sacerdoti colpevoli di aver rifocillato Davide; da quel momento il re diviene sempre più inviso al suo popolo, anche per il carattere iroso e prepotente. Inoltre, avendo egli assunto gli attributi sacerdotali riservati a Samuele, quest’ultimo gli contrappone segretamente David, ungendolo re della sola tribù di Giuda, la sua.

1012: morte di Samuele. Per interrogarlo circa l’esito della guerra con i Filistei, Saul lo fa evocare dalla negromante di Endor, ma lo spirito gli predice la morte sua e della sua prole.

1010 a.C.: attaccato e sconfitto dai Filistei sul monte Gelboè « che poi non sentì pioggia né rugiada » (Purg. XII, 42), Saul si uccide gettandosi sulla sua spada. Nella disastrosa battaglia cadono anche Gionata e altri due suoi figli. All’annunzio della morte di Saul e Gionata, Davide dedica loro un canto funebre (2 Sam. 1, 19-27), poi è eletto a sua volta re dalle altre undici tribù in quanto genero del re ucciso.

1010-970 a.C.: regno di Davide. Nella storia letteraria di Israele, Davide è l’iniziatore del genere « salmodico » avendo composto una sessantina dei Salmi della Bibbia. Sua prima capitale è Hebron, cuore della tribù di Giuda.

1006 a.C.: sconfitta di Isbaal (« uomo di Baal »), ultimo figlio di Saul, proposto come re delle tribù settentrionali. Davide invece risparmia Merib-Baal, lo storpio figlio di Gionata, per la grande amicizia nutrita nei confronti di quest’ultimo.

1005 a.C.: sconfiggendo i Gebusei, Davide conquista Gerusalemme e ne fa la sua capitale, traslandovi l’arca dell’Alleanza. Come dice Dante: « Colui che luce in mezzo per pupilla / fu il cantor de lo Spirito Santo, / che l’arca traslatò di villa in villa » (Par. XX, 37-39). Essendosi scandalizzata per la danza di Davide davanti all’arca dell’Alleanza, Micol è punita da Dio con la sterilità.

1005-985 a.C.: vittoriose campagne di Davide contro Filistei, Ammoniti, Moabiti, Amaleciti ed Aramei. Conquista del regno di Siria (Aram) e creazione del « Grande Israele » dal Sinai all’Eufrate. Suo nipote Ioab è il generale in capo delle milizie, Sadoc e Abiatar i sommi sacerdoti e Natan è il profeta ufficiale di corte. Dopo tutte queste vittorie, Davide pensa di edificare un Tempio al Signore, nel quale conservare l’Arca dell’Alleanza, da due secoli e mezza custodita sotto una tenda, ma Natan gli risponde con le celeberrime parole: « non tu edificherai una Casa al Signore, ma Egli darà a te una casata ed il tuo regno durerà in eterno » (2 Sam 7, 1-17).

1002 a.C.: Davide si invaghisce di Betsabea, moglie di Uria l’Ittita (« Mia luce è JHWH »), il più valoroso dei suoi ufficiali, e la mette incinta. Dopo il fallimento del tentativo di far passare il nascituro come figlio di Uria, Davide lo manda a morte facendolo esporre in prima linea nell’assedio di Rabbat-Ammon, la capitale ammonita. Sposa quindi Betsabea, ma Natan denuncia il suo peccato ed il figlio muore.

1001 a.C.: poiché il pentimento di Davide è sincero, Betsabea ha un nuovo figlio, Salomone (« Pacifico »), ma Natan preannuncia a Davide che la discordia sarà sulla sua casa.

995 a.C.: Dio non gradisce il censimento di Erez Israel ordinato da Davide e manda la peste (a quei tempi, conoscere il numero di qualcosa significava possederlo, mentre Israele andava considerato esclusiva proprietà divina). L’epidemia cessa con l’edificazione dell’ara nell’aia di Ornan, dove Salomone edificherà il Tempio.

981 a.C.: Amnon, figlio primogenito di Davide e di Achinoam, oltraggia la sorellastra Tamar, figlia di Davide e di Maaca, a sua volta figlia del re di Gesur, in Siria. Assalonne (« il padre è pace »), altro figlio di Davide e Maaca la vendica facendo assassinare Amnon dai suoi seguaci. Per sfuggire alla vendetta del padre Assalonne fugge a Gesur.

978 a.C.: Davide decide di perdonare Assalonne e di richiamarlo in patria. Questi, con l’aiuto dell’infido Achitofel, organizza tuttavia una congiura contro il padre. Avvertito dall’amico Cusai l’Archita, Davide è obbligato a fuggire da Gerusalemme e a rifugiarsi a Mahanaim, di là dal Giordano, mentre Assalonne si proclama re al suo posto e si impadronisce del suo harem. Cusai rende vani i consigli di Achitofel, che proponeva ad Assalonne di attaccare immediatamente il padre per schiacciarlo, ed il traditore Achitofel si impicca. Quando Assalonne si decide a passare il Giordano e a muovere guerra al padre, Gioab ha raccolto abbastanza rinforzi per sconfiggerlo ed ucciderlo nella foresta d’Efraim. Davide può così rientrare a Gerusalemme. Il lungo racconto (2 Sam 13 – 1 Re 2) della ribellione di Assalonne e della successione al trono di Davide, messo per iscritto sotto il regno di Salomone, costituisce il primo esempio di testo storiografico moderno, quattro secoli prima di Erodoto e cinque prima di Senofonte.

975 a.C.: nuova rivolta di Seba, repressa nel sangue.

971 a.C.: cospirazione di Adonia (« mio signore è JHWH »), figlio di Davide e di Aggit, per salire al trono.

970 a.C.: morte di DavideGrazie ad un colpo di mano della madre Betsabea e del profeta Natan, gli succede Salomone. In un primo tempo Adonia è risparmiato, ma in seguito viene ucciso per aver aspirato alla mano di Abisag di Sunem, ultima concubina di Davide, e quindi alla successione. Con lui è eliminato anche Gioab, che si era schierato con Adonia, nonostante si fosse rifugiato nel Tabernacolo dell’Arca.

970-930 a.C.: regno di Salomone, durante il quale Israele giunge all’apogeo della propria potenza. Codificazione del cosiddetto « codice jahvista », il primo nucleo del futuro Pentateuco. 969 a.C: Salomone sposa la figlia del faraone Siamun(978-959 a.C., XXI dinastia).

maggio 968-settembre 961 a.C.: costruzione del Tempio di Salomone, cui collabora fattivamente Hiram, re di Tiro, inviando operai e legno di cedro.

settembre 961 a.C.: dedicazione del Tempio in occasione della Festa dei Tabernacoli.

955 a.C.: Fatima, regina di Saba (attuale Yemen del nord), si reca in visita di stato a Gerusalemme per stringere con Salomone importanti trattati commerciali. Nasce il mito di un Salomone sapientissimo e depositario dei segreti delle scienze occulte. Da Fatima e Salomone nascerà la casa regnante araba sino a Maometto.

937 a.C.: Salomone è trascinato nell’idolatria dalle sue mogli straniere. Il profeta Achia di Silo, sdegnato, gli predice lo scisma politico e religioso dopo la sua morte, ungendo re delle tribù del nord il suo generale Geroboamo. Salomone tenta di ucciderlo, ma egli si rifugia in Egitto presso il faraone Sheshonk I (941-923 a.C., XXII dinastia)

934-912 a.C.: regno di Assur-dan II, fondatore dell’impero neo-assiro.

930 a.C: morte di Salomone. Scisma politico dovuto all’oppressiva politica fiscale di suo figlio Roboamo. Le dieci tribù del nord si separano da quelle del sud, costituendo il regno d’Israele.

930-913 a.C.: regno di Roboamo, re di Giuda, perennemente in guerra con Geroboamo I e con l’Egitto.

930-910: regno di Geroboamo I, re d’Israele, che pone la sua capitale a Sichem. Egli edifica Betel e Dan, i due santuari nazionali del regno del Nord, ponendovi due vitelli d’oro. Achia di Silo profetizza così la futura decadenza e distruzione del regno d’Israele.

925 a.C.: Sheshonk I, alleato di Geroboamo I, marcia su Giuda e per ritirarsi pretende come tributo tutti gli oggetti in oro del Tempio di Salomone. Roboamo li sostituisce con manufatti di bronzo.

913-911 a.C.: regno di Abia, re di Giuda, figlio di Roboamo e di Maaca, nipote di Assalonne.

911-870 a.C.: regno di Asa, re di Giuda, figlio di Abia. Distruzione degli idoli pagani tollerati da Salomone e Roboamo, politica di restaurazione del culto di JHWH.

910-909 a.C.: regno di Nadab, re d’Israele, figlio di Geroboamo I.

909-886 a.C.: regno di Baasa della tribù di Issacar, usurpatore del regno d’Israele, che si impossessa del trono dopo essersi sbarazzato di Nadab mediante una congiura. Si realizza così la profezia dello sterminio della casa di Geroboamo I. Tirzah è la nuova capitale del regno d’Israele. Baasa si rifiuta di distruggere i vitelli d’oro di Betel e Dan, così il profeta Ieu preannuncia anche a lui la fine della sua dinastia. Continuo stato di guerra tra Giuda e Israele.

886-885 a.C.: regno di Ela, re d’Israele, figlio di Baasa. La suddetta profezia si realizza con l’assassinio di Ela da parte del suo generale Zimri, che si proclama re.

885 a.C.: Omri, capo dell’esercito di Zimri, viene acclamato a sua volta re dalle truppe ed assedia Zimri, il quale, vistosi perduto, appicca il fuoco al palazzo reale di Tirzah e muore tra le fiamme.

885-874 a.C.: regno di Omri, re d’Israele. Egli fonda Samaria, la nuova capitale del regno, posta su un’altura di duecento metri, e considerata pressoché inespugnabile.

874-852 a.C.: regno di Achab, re d’Israele e figlio di Omri, che sposa Jezebel (« mio padre è esaltato »), figlia di Etbaal re di Sidone. Costei cerca di imporre in Israele il culto pagano di Baal. Stato di guerra permanente con il regno di Aram (Siria).

870-849 a.C.: regno di Giosafat, re di Giuda e figlio di Asa. Fallita spedizione commerciale verso l’Arabia a causa del naufragio della flotta nel porto di Esion-Gheber (presso l’attuale Aqaba).

858 a.C.: il Signore suscita contro Achab e Jezebel il profeta Elia, nato a Tisbe nella regione di Galaad, che si stabilisce in una grotta del Monte Carmelo (« vigneto di Dio »). Egli riesce a far condannare a morte i 450 profeti di Baal che Jezebel aveva chiamato dalla Fenicia, ma per sfuggire alla vendetta dell’infuriata moglie di Achab è costretto a fuggire nella penisola del Sinai.

856 a.C.: vocazione di Eliseo, figlio di Safat. Lapidazione dell’innocente Nabot in seguito ad un intrigo di Jezebel per impossessarsi della sua vigna; Elia profetizza ad Achab la fine della sua dinastia, e alla regina che verrà divorata dai cani.

854 a.C.: l’imperatore assiro Salmanassar II sconfigge a Carcar Achab, Giosafat ed il re di Siria Ben-Adad II. Di conseguenza Achab si allea con Giosafat contro la Siria. Nella battaglia di Ramot del Galaad Achab è colpito da una freccia siriana e muore.

852-851 a.C.: regno di Ocozia, re d’Israele e figlio di Achab. Egli manda dei messi ad interrogare l’oracolo di Baal-zebul, dio della città fenicia di Accaron, ed il profeta Elia gli preannuncia la fine. Infatti Ocozia cade da una finestra e muore. Da Baal-zebul (« Baal è il principe ») deriva Belzebù, uno degli epiteti del demonio; gli israeliti rimasti fedeli ad JHWH storpiano il suo nome in Baal-zebub, « il signore delle mosche », forse perchè i suoi seguaci adoravano una testa di maiale, ovviamente circondata da un nugolo di mosconi.

851 a.C.: Elia scompare, secondo la tradizione rapito in cielo da un carro di fuoco, ed Eliseo gli subentra nella profezia. Gli sono attribuiti numerosi miracoli, tra cui la guarigione di Naaman, generale del re di Siria.

851-843 a.C.: regno di Ioram, re d’Israele, fratello di Ocozia. Appena egli è salito al trono il suo vassallo Mesa re di Moab (870-850 a.C.) gli si ribella. Ocozia si allea con Giosafat e con il re di Edom contro di lui e lo sconfigge, ma la vittoria non è definitiva.

849-843 a.C.: regno di Ioram, re di Giuda e figlio di Giosafat. Egli sposa Atalia (« il Signore è giusto »), figlia di Achab e Jezebel, che introduce l’idolatria anche nel regno meridionale. Edom gli si ribella eleggendo un proprio re e riconquista definitivamente l’indipendenza da Gerusalemme..

845 a.C.: Ben-Adad II, re di Aram in Siria, assedia Samaria dopo che re Ioram non ha sfruttato una vittoria contro di lui perchè Eliseo gli ha consigliato di rimandare liberi i prigionieri di guerra. Ioram condanna a morte Eliseo, ma Samaria è miracolosamente liberata dall’assedio (la tradizione parla di un misterioso strepito di carri e cavalli udito dal cielo; probabilmente si tratta di un attacco di rinforzi inviati dal re di Giuda).

844 a.C.: Eliseo predice il regno di Aram ad Azael, successore di Ben-Adad II.

843 a.C.: Ad Ioram di Giuda succede Ocozia, il figlio da lui avuto da Atalia. Eliseo ordina ad uno dei suoi discepoli di ungere re d’Israele Ieu, generale di Ioram. Questi uccide in battaglia sia Ioram d’Israele che Ocozia di Giuda, quindi occupa Samaria e fa precipitare Jezebel, la potente regina madre, da una finestra del suo palazzo. Quando gli eunuchi della corte vanno a prenderla per seppellirla, il suo corpo è già stato divorato dai cani secondo la profezia di Elia.

843-816 a.C.: regno di Ieu (« JHWH è Dio »), re d’Israele, che stermina completamente la famiglia di Achab e distrugge il culto di Baal in Israele, anche se non rimuove i vitelli d’oro da Dan e Betel.

843-838 a.C.: regno di Atalia, usurpatrice del regno di Giuda. Ella stermina la casa regnante di Davide per timore di una restaurazione legittimista, ma Josaba, figlia di Ioram e sorella di Ocozia, nasconde Ioas, il più giovane dei suoi figli, e lo tiene celato nella sua camera da letto per sei anni. Alla fine lo presenta al popolo che lo acclama re. Atalia è linciata dalla folla inferocita contro il suo malgoverno.

843-796 a.C.: regno del sovrano arameo Azael, che conquista la Transgiordania e sottopone Israele al suo protettorato.

838-800 a.C.: regno di Ioas, re di Giuda, salito al trono a soli sette anni. Egli ordina il restauro del Tempio di Salomone ma, per evitare l’invasione del re siriano Azael, è costretto a pagargli un pesante tributo in oro ed argento.

816-801 a.C.: regno di Ioacaz, re d’Israele e figlio di Ieu, vassallo del re di Siria.

801-786 a.C.: regno di Ioas, re d’Israele e figlio di Ioacaz.

800-783 a.C.: regno di Amasia, re di Giuda. A Bet-Semes egli subisce una dura sconfitta da parte di Ioas re d’Israele, che lo fa addirittura prigioniero, esigendo ostaggi ed un forte indennizzo in oro e in argento per lasciarlo libero. Sotto Amasia opera Giona (« colomba »), figlio di Amittai, il profeta del quale si dice che, essendosi rifiutato di andare a predicare in Assiria, ed essendo invece fuggito in direzione opposta verso Tarsis (Tartesso, in Spagna), subisce un naufragio e rimane per tre giorni nel ventre di uno squalo balena (evidente simbolo cristologico).

790 a.C.: morte di Eliseo, sopravvenuta dopo che egli ha profetizzato ad Ioas la sconfitta in battaglia del regno di Aram. Secondo la leggenda il cadavere di un morto che tocca le sue ossa ritorna immediatamente in vita.

786-746 a.C.: regno di Geroboamo II, re d’Israele. Grazie all’alleanza con l’Assiria egli riesce a riconquistare ai siriani i territori settentrionali, secondo la parola del profeta Giona.

783-742 a.C.: regno di Azaria, re di Giuda, che al momento dell’incoronazione riceve il nuovo nome di Ozia (« mia forza è JHWH »). Egli non distrugge le alture sacre agli dei cananei ed il Signore lo punisce rendendolo lebbroso.

771 a.C.: inizia il ministero del profeta Amos (« il Signore porta »), il primo dei profeti scrittori, noto per le sue terribili invettive contro l’esteriorità del culto, e per l’affermazione rivoluzionaria secondo cui la fede è inseparabile dalla giustizia sociale.

768 a.C.: nascita di Isaia (« salvezza del Signore »), il più grande dei « profeti scrittori », autore dei primi 39 capitoli del libro biblico omonimo.

755-722 a.C.: ministero del profeta Osea (« Salvezza »), l’autore della profezia « Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio », citata in Matteo 2, 15 con riferimento alla strage degli Innocenti.

746-732 a.C.: anarchia e decadenza politica del regno settentrionale. In breve volgere di anni si susseguono sul trono Zaccaria, Sallum, Menahem, Pekachia e Pekach. Sotto il regno di Menahem (745-737 a.C.) l’imperatore assiro Tiglat-Pileser III (745-725 a.C.), noto alla Bibbia con il nome regale di Pul, invade Erez Israel e pretende un tributo esorbitante (mille talenti d’argento).

742-687: vita e ministero del profeta Michea (« Chi è come JHWH? »), l’autore del celebre oracolo della nascita del Messia a Betlemme.

742-735 a.C.: regno di Iotam, re di Giuda, che fa costruire la porta superiore del Tempio salomonico. Codificazione del cosiddetto « codice elohista ».

735-716 a.C.: regno di Acaz, re di Giuda, che ha la fortuna di avere come consigliere Isaia. Questi gli fornisce la celeberrima profezia: « Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele (Dio con noi) ». Probabilmente Isaia si riferisce ad Ezechia, figlio e successore di Acaz, e la vergine dell’oracolo è la sua giovane moglie Abia, che non aveva ancora conosciuto uomo, ma la rilettura cristologica è pressoché obbligata.

732 a.C.: si forma una lega antiassira composta da Pekach, re d’Israele, e Rezin, re di Aram, favorita dall’Egitto che spera di riconquistare la perduta egemonia nella regione palestinese. Acaz rifiuta di prendervi parte, ed i due re attaccano uniti Gerusalemme per insediarvi un re a loro favorevole. Questa è quella che è passata alla storia con il nome di « guerra siro-efraimita ». Acaz, saggiamente consigliato da Isaia, chiede aiuto a Tiglat-Pileser III, che interviene prontamente, sbaraglia i due eserciti coalizzati, conquista Damasco e riceve anche l’atto di sottomissione di Acaz. Di ciò è rimasta testimonianza nelle tavolette ritrovate a Nimrud.

732-721 a.C.: regno di Osea, re d’Israele. L’imperatore assiro Salmanassar V (725-722 a.C.), figlio e successore di Tiglat-Pileser III, sottopone Israele a tributo e, venuto a sapere che Osea cerca di tradirlo per allearsi con il faraone Sabakha (XXV dinastia, il So del libro dei Re), pone l’assedio a Samaria.

721 a.C.: morto Salmanassar V, l’assedio di Samaria è proseguito dal figlio Sargon II che la espugna, deportandone gran parte della popolazione in altra regione, com’era costume degli Assiri che cercavano di estirpare le culture dei popoli sottomessi. In loro vece giungono a Samaria dei coloni mesopotamici che si fondono con gli Ebrei rimasti e danno vita al popolo dei Samaritani. Essi abbracciano il monoteismo dando vita ad un sincretismo religioso con sede cultuale sul monte Garizim, e per questo i Giudei li considereranno sempre degli eretici.

716-687 a.C.: regno di Ezechia, re di Giuda e figlio di Osea. 711 a.C.: predicazione di Gioele («JHWH è Dio »), figlio di Fatuel, il quale, prendendo spunto da una disastrosa invasione di cavallette, annuncia il « giorno di JHWH », cioè il castigo di Israele da parte di un invasore straniero.

701 a.C.: Erez Israel deve subire una nuova invasione degli assiri guidati da Sennacherib (705-681 a.C.), la cui campagna è documentata dal cosiddetto « prisma di Taylor ». Dopo aver domato la ribellione della Fenicia ed aver conquistato la piazzaforte di Lachis (oggi Tell-el-Duweir), l’imperatore assedia Gerusalemme. Ezechia sarebbe disponibile alla resa, ma Isaia lo sprona a resistere, ed una gravissima pestilenza scoppia tra le file degli assedianti, costringendoli a tornare in patria.

700 a.C.: Ezechia si ammala di cancro, ma Isaia lo guarisce e gli annuncia che Dio ha aggiunto quindici anni al suo regno; come prova del miracolo fa tornare indietro di dieci gradi l’ombra della meridiana. Ezechia si associa al trono il figlio Manasse.

686-642 a.C.: lunghissimo regno di Manasse, il più empio tra i re di Giuda, il quale permette addirittura che il Tempio salomonico sia profanato con un altare in onore della divinità fenicia Asera. Isaia, che ha avuto il coraggio di denunciare l’idolatria del re, è condannato a morte e segato in due con una sega di legno.

681 a.C.: mentre prega nel tempio del dio Nisroch a Ninive, Sennacherib è assassinato dai due figli Adram-Melech e Sarezer (come dice Dante, « mostrava come i figli si gittaro / sovra Sennacherìb dentro dal tempio, / e come, morto lui, quivi il lasciaro. » Purg. XII, 52-54) Il terzo figlio Assaraddon sconfigge poi i due fratelli assassini ad Hanigalbat e succede al padre (regnerà dal 681 al 669 a.C.)

668-626 a.C.: regno dell’imperatore Assurbanipal, il più grande tra i sovrani assiri. Egli conquista per breve tempo l’Egitto e dota Ninive di una splendida biblioteca che ci ha tramandato, tra l’altro, il testo del poema di Gilgamesh.

652 a.C.: nascita in Anatot del profeta Geremia (« JHWH innalza ») della tribù di Beniamino. La sua missione sarà una tra le più drammatiche dell’intera storia d’Israele.

645 a.C.: opera il profeta Abdia (« servo di JHWH »), autore di un libro brevissimo contro gli Edomiti.

642-640 a.C.: breve regno di Amon, figlio di Manasse, che persevera nel peccato del padre.

640-609 a.C.: illuminato regno di Giosia, il più grande tra i re di Giuda, che sale al trono a soli otto anni.

635 a.C.: il pio Tobit (« Bellezza ») della tribù di Neftali, residente a Ninive e colà divenuto cieco, invia suo figlio Tobia a Rage, città della Media, per riscuotere un deposito di dieci talenti d’argento; Azaria (« JHWH aiuta ») si offre di accompagnarlo, ma sotto le sue mentite spoglie si cela l’arcangelo Raffaele (« Dio guarisce »). Giunto ad Ecbatana, oggi Hamadan, Azaria/Raffaele scaccia il demone Asmodeo (« devastatore ») che impediva a Sara, figlia di Raguele (« amico di Dio ») e cugina di Tobia, di prendere marito, e Tobia la sposa. Al ritorno Raffaele guarisce Tobit dalla cecità e si rivela nel suo fulgore teofanico prima di svanire per sempre.

632-612 a.C.: ministero del profeta Naum (« Consolazione »), che preconizza una rapida fine dell’impero assiro; probabilmente è un diplomatico ed ha esperienza dello scacchiere internazionale. 630 a.C.: inizio del ministero del profeta Sofonia (« JHWH protegge »), uno dei consiglieri di re Giosia.

623 a.C.: durante il restauro del Tempio di Gerusalemme, il sommo sacerdote Elkia rinviene il testo del Deuteronomio, scritto sotto il regno di Salomone e nascosto per sottrarlo alla profanazione degli idolatri ed alle spoliazioni subite dalla città da parte degli arroganti sovrani mesopotamici. Dopo averlo letto il re si straccia le vesti per il dolore di essersi allontanato da quella legge, promuove una grandiosa riforma religiosa che sradica quasi del tutto il politeismo dal regno di Giuda, e rinnova l’alleanza mosaica tra Dio ed il popolo d’Israele. Anche il vitello d’oro del santuario di Betel è definitivamente distrutto.

612 a.C.: il re di Babilonia Nabupolassar ed il re dei Medi Ciassare uniscono le loro forze ed espugnano Ninive, la splendida capitale assira (il suo nome significa « città del dio pesce »)

609 a.C.: spedizione di Necao II, faraone d’Egitto, in aiuto dell’ultimo imperatore assiro Assur-uballit, poiché egli teme le mire espansionistiche dei babilonesi verso la sua terra. Per Giosia, che non sa fare calcoli geopolitici, l’assiro resta il nemico da combattere, e così egli si schiera in battaglia contro Necao II presso Megiddo (da cui il celebre nome di Armageddon, la « montagna di Megiddo » che nell’Apocalisse diverrà sinonimo dello scontro escatologico tra Bene e Male alla fine dei tempi). Giosia è sconfitto ed ucciso e gli succede per breve tempo il figlio Ioacaz, ma Necao II viene rallentato a tal punto dai Giudei da non arrivare in tempo per salvare Assur-uballit. L’impero assiro crolla definitivamente, e sulle sue ceneri sorge il potente impero neobabilonese. Tobit e Sara si salvano dalla rovina di Ninive e si trasferiscono ad Ecbatana, nel regno dei Medi.

609-598 a.C.: regno di Ioiakim (« JHWH mi ha costituito »), re di Giuda, intronato da Necao II al posto di Ioacaz, da lui fatto imprigionare (a questo punto il suo nome ci appare addirittura ironico).

605-562 a.C.: lungo regno dell’imperatore Nabucodonosor (« il dio Nabu protegga il mio erede ») di Babilonia, figlio di Nabupolassar, autore di grandi imprese belliche ma ricordato soprattutto per la sua spietatezza. Ioiakim è suo vassallo per tre anni. 600 a.C.: inizia il ministero di Abacuc, profeta dei « Guai! » contro tiranni ed oppressori.

 598 a.C.: prima invasione del regno di Giuda. Gerusalemme è assediata mentre Ioiakim è sul suo letto di morte. Gli succede il figlio Ioiakin. Il 16 marzo 597 a.C. Gerusalemme cade ma Nabucodonosor si mostra clemente: deporta a Babilonia i notabili fra cui lo stesso Ioiakin e depreda il Tempio, ma non rade al suolo la città e pone la corona sul capo di Mattania, fratello di Ioiakim, cui cambia il nome in Sedecia (« Giustizia di JHWH », altro nome ironico).

597-587 a.C.: regno di Sedecia, vassallo di Babilonia. Nonostante gli ammonimenti del profeta Geremia, che viene duramente perseguitato e quasi ucciso, egli decide di allearsi con il faraone Psammetico II (XXVI dinastia), suscitando così la vendetta di Nabucodonosor, che assedia Gerusalemme per due anni.

593-571 a.C.: ministero del profeta Ezechiele (« il Signore è forte »), guida morale dei deportati a Babilonia. La sua missione comincia con la grandiosa visione del carro divino da lui avuta presso il Kebar, probabilmente il Nar-Kabari (« Canal Grande »), canale artificiale che congiunge il Tigri e l’Eufrate. Certi ufologi moderni pretenderanno di riconoscere nella visione di Ezechiele addirittura l’atterraggio di una navicella aliena!!

587 a.C., 25 luglio: caduta di Gerusalemme, completamente rasa al suolo assieme al leggendario Tempio di Salomone da Nabuzardan (« il dio Nabu mi ha concesso una discendenza »), capo dell’esercito di Nabucodonosor. L’Arca dell’Alleanza va distrutta nell’incendio, anche se alcuni sostengono che si trovi ancor oggi nascosta in una cavità sotto la spianata. Sedecia tenta la fuga ma viene catturato e deportato a Babilonia, è costretto ad assistere all’esecuzione dei suoi figli ed infine viene accecato. La borghesia cittadina e gli intellettuali di Giuda sono deportati nella capitale babilonese. Nabuzardan libera Geremia dalla prigione in cui Sedecia lo aveva gettato, ed egli compone le Lamentazioni sulle rovine di Gerusalemme. Godolia (« JHWH è grande ») diventa governatore della Giudea per conto di Nabucodonosor e cerca di mitigare le sofferenze del popolo, ma viene assassinato da fanatici giudei capeggiati da Ismaele, gli stessi che nel 582 a.C. elimineranno anche Geremia.

587-539 a.C.: cattività a Babilonia, dove inizia la redazione definitiva della Bibbia così come oggi noi la conosciamo con la codificazione del cosiddetto « codice sacerdotale ». Si ha anche la definitiva sistemazione del libro dei Salmi (Tehillim), definito da Calvino « l’anatomia dell’anima ».

583 a.C.: Baruc (« Benedetto »), segretario di Geremia, è da questi inviato a portare un messaggio di speranza ai deportati a Babilonia, poi rientra in Terrasanta con una colletta a favore dei rimasti.

575 a.C.: Daniele (« mio giudice è il Signore »), deportato a Babilonia con gli altri Giudei, riesce ad interpretare i sogni di Nabucodonosor e diventa uno dei suoi ministri. A lui è attribuita la celeberrima profezia del « Figlio dell’Uomo » (Dan 7:13-14), titolo che Gesù oserà applicare a sé stesso, e quella altrettanto famosa delle « settanta settimane » fatte di anni (Dan 9:24). Come dice Manzoni: « … Quando, assorto in suo pensiero / lesse i giorni numerati, / e degli anni ancor non nati /Daniel si ricordò. » Incredibilmente, tra l’editto di Artaserse I e la morte in croce di Cristo intercorrono proprio 490 anni!

569 a.C.: Daniele esce indenne dalla fossa dei leoni. Secondo la leggenda il profeta Abacuc viene miracolosamente trasportato (oggi si direbbe « teletrasportato »!) da un angelo dalla Terrasanta fino a Babilonia per portargli da mangiare nella fossa.

559-529 a.C.: regno di Ciro II il Grande, sire dei Persiani. Dopo la sconfitta di Astiage, ultimo re dei Medi, i Medi e i Persiani si fondono in un solo popolo.

555-539 a.C.: regno di Nabonide, usurpatore assiro del regno di Babilonia.

550 a.C.: Nabonide, malato, si reca a Teima, in Arabia, per un periodo di cure e lascia per sette anni la reggenza al figlio Belshar-usur (« proteggi la sua vita »), il Baldassarre della Bibbia. Questo allontanamento del sovrano dal suo regno è adombrato nella leggenda di Nabucodonosor travolto per sette anni da una follia belluina, com’è narrato in Daniele 4, 26-34.

548 a.C.: il cosiddetto Deuteroisaia, un profeta anonimo che si ispira al grande predicatore vissuto un secolo e mezzo prima e fatto uccidere dall’empio Manasse, compone i capitoli 40-55 del libro di Isaia, i quali tra l’altro includono la celeberrima profezia del « Servo di JHWH » (Is 53:1-12) Forse il Deuteroisaia è da identificare con lo stesso Daniele.

545 a.C.: inizio del ministero di Zaccaria (« JHWH rammenta »), il vero trascinatore dei Giudei verso il rientro in patria. Sua la celeberrima visione delle ossa aride che tornano in vita.

539 a.C.: conquista di Babilonia da parte di Ciro, avvenuta durante la festa orgiastica celebrata dal principe Belshar-usur (il famoso festino di Baldassarre descritto in Daniele 5). Sulle ceneri dell’impero neobabilonese, del regno dei Medi e del regno di Lidia nasce l’immenso impero Persiano. Daniele ricopre ancora cariche di prestigio. Si diffonde la religione di Zarathustra.

538 a.C.: editto di Ciro, che permette agli Ebrei di fare rientro a Gerusalemme. Zorobabele (« seme di Babilonia »), nipote di Ioiakin, guida un gruppo di Giudei nel rientro dall’esilio e diventa governatore di Gerusalemme con il nome di Sesbassar (« adoratore del fuoco »). Questi inizia la ricostruzione del Tempio, ma deve interromperla per lunghi periodi a causa dell’ostilità dei Samaritani e di alcuni sovrani di Persia.

535 a.C.: morte di Daniele a Babilonia.

529-522 a.C.: regno di Cambise, crudele figlio di Ciro, che nel 525 a.C. sottomette l’Egitto.

522-486 a.C.: regno di Dario I (« fautore del bene »), figlio di Istaspe e genero di Ciro per averne sposato la figlia Atossa. Nel 513 a.C. conquista la Tracia e la Macedonia, ma nel 490 a.C. la sua potenza si infrange contro la resistenza degli Ateniesi nella pianura di Maratona.

520 a.C.: decreto di Dario I favorevole agli Ebrei. Inizia il ministero del profeta Aggeo (« Solenne »), che sprona il popolo a ricostruire il Tempio nonostante le mille difficoltà (come dice Manzoni, « quando Aggeo, quando Isaia / mallevaro al mondo intero / che il bramato un dì verria… »)

518 a.C.: morte di Zaccaria.

515 a.C.: riconsacrazione del Tempio nel giorno di Pasqua. Codificazione definitiva del Libro dei Proverbi o Mishlè Selomoh.

502 a.C.: il cosiddetto Tritoisaia scrive la terza parte (Is 56-66) dello sterminato libro di Isaia.

486-465 a.C.: regno di Serse, chiamato dagli Ebrei Assuero.

479 a.C.: sconfitta di Serse a Salamina da parte degli Ateniesi. L’anno successivo Serse ripudia la regina Vasti e sposa la fanciulla ebrea Adassa (« mirto ») cui attribuisce il nome persiano di Ester (« stella »). Ester sventa la congiura del perfido primo ministro Aman, volta a sterminare tutti gli Ebrei dalla faccia della Terra. Per celebrare la vittoria è istituita la festa di Purim (« sorti »), che cade il 13 del mese di Adar, e che oggi rappresenta il carnevale ebraico.

465-424 a.C.: regno di Artaserse I Longimano, ricordato per aver concluso con i Greci la pace di Callia (449 a.C.), che pone fine alle guerre Persiane e stabilisce le reciproche sfere d’influenza in Asia Minore.

457 a.C.: editto di Artaserse I e seconda ondata di rientro dall’esilio, stavolta guidata dal sommo sacerdote Esdra. A quest’epoca risale il ministero di Malachia, noto come « il profeta anonimo » perchè il suo nome significa « messaggero di JHWH » e quindi semplicemente « profeta ».

451 a.C.: un autore ignoto compone il Cantico dei Cantici (« Shir Ashshirim »), il più sublime canto d’amore che uno sposo abbia innalzato al cielo per la propria sposa, attribuendolo fittiziamente a Salomone.

445-433 a.C.: sotto il governatore Neemia inizia la riorganizzazione politica e religiosa della Terrasanta, ora satrapia persiana, con la ricostruzione delle mura di cinta di Gerusalemme, il condono dei debiti ed il divieto del matrimonio tra gli Ebrei ed i Gentili. I Samaritani si staccano definitivamente dai Giudei.

410 a.C.: composizione del libro di Giobbe.

404-358 a.C.: regno di Artaserse II Mnemone, che nel 386 a.C. stipula con i Greci la pace di Antalcida o Pace del Re, la quale segna un momento culminante della potenza persiana.

399 a.C.: l’Egitto riconquista l’indipendenza sotto la XXIX dinastia.

358-338 a.C.: regno di Artaserse III Ocho, che deve schiacciare con la violenza le ribellioni delle satrapie periferiche dell’impero persiano.

344-343 a.C.: dopo aver domato la ribellione del satrapo di Media, Artaserse III Ocho invia il suo generale Oloferne (« fortunato ») a riconquistare l’Egitto, impresa portata a termine vittoriosamente. Sulla strada del ritorno Oloferne assedia la fortezza ebraica di Betulia (« casa di Dio »), la cui ubicazione oggi è del tutto sconosciuta, ma l’ebrea Giuditta (« figlia di Giuda ») si introduce nel suo accampamento, lo seduce, gli taglia la testa e la porta a Betulia come trofeo.

L’esercito persiano si ritira precipitosamente (come canta Dante, « mostrava come in rotta si fuggiro / li Assiri, poi che fu morto Oloferne, / e anche le reliquie del martiro. » Purg. XII, 58-60) Più tardi gli Ebrei di Betulia, che nulla sanno delle vicende persiane, crederanno che ad inviare loro contro Oloferne sia stato Nabucodonosor, l’eterno nemico di Giuda che ha abbattuto il Tempio di Salomone.

338 a.C.: Bagoa (« eunuco »), sovrintendente di Oloferne, avvelena Artaserse III ma è messo a morte dal suo successore Dario III Codomano, l’ultimo imperatore achemenide.

331 a.C.: Alessandro Magno (356-323 a.C.), re di Macedonia, sconfigge definitivamente a Gaugamela l’esercito persiano, dopo averlo già umiliato ad Isso due anni prima. Dario III è ucciso dal satrapo Besso ed Alessandro gli succede, sposando sua figlia Rossane e spingendo poi i confini del suo immenso impero fino al di là del fiume Indo.

 323, a.C.: morte prematura di Alessandro Magno che ha riconosciuto libertà di culto ai Giudei.

301 a.C.: battaglia di Ipso e sconfitta di Antigono, ultimo erede di Alessandro Magno. Lo sterminato impero di quest’ultimo è diviso tra i suoi generali, detti Diadochi (« successori »): nascono il regno di Macedonia sotto gli Antigonidi, quello d’Egitto sotto i Tolomei e quello di Siria sotto i Seleucidi. Inizialmente la Terrasanta è occupata dagli egiziani.

228 a.C.: traduzione della Bibbia in greco ad opera di settantadue saggi ebrei (la cosiddetta « versione dei Settanta ») ad Alessandria d’Egitto, sotto il regno di Tolomeo III Evergete (246-221 a.C.)

223-187 a.C.: Antioco III il Grande regna sulla Siria. Duramente battuto dai Romani a Magnesia (189 a.C.), è costretto ad inviare a Roma come ostaggio il figlio Antioco con altri diciannove dignitari. 202 a.C.: battaglia di Zama. Roma sconfigge Cartagine e si avvia a diventare la potenza egemone nel Mar Mediterraneo.

198 a.C.: la Siria conquista la Palestina togliendola all’Egitto.

192 a.C.: Gesù ben Sirac compone un complesso trattato di morale in lingua ebraica, nucleo del futuro Libro del Siracide (o Ecclesiastico).

175 a.C.: dopo suo fratello Seleuco IV, Antioco sale al trono con il nome di Antioco IV Epifane (« Colui che si manifesta con splendore »). Per finanziare le sue campagne contro i Tolomei d’Egitto egli spoglia il Tempio di Gerusalemme di tutti i suoi arredi d’oro; inoltre tenta di imporre l’ellenismo profanando il tempio con una statua di Zeus (« l’abominio della desolazione ») e proibendo la circoncisione ed il rispetto del sabato. Come conseguenza i Giudei storpiano il suo nome in Epimane (« pazzo »). Secondo la leggenda il ministro Eliodoro, inviato da Antioco a confiscare i tesori del tempio, è assalito e scacciato da un misterioso cavaliere, forse l’arcangelo Michele, il protettore del Popolo Eletto. Durante la persecuzione un autore ignoto chiamato Qohelet (« Colui che parla in assemblea », in greco Ecclesiaste) scrive l’omonimo libro, impregnato di cupo pessimismo: « Vanità delle vanità, tutto è vanità… ». Ma c’è anche chi tiene viva la speranza del popolo ebraico componendo i libri di Giuditta e di Ester, e mettendo per iscritto le profezie di Daniele.

168 a.C.: rivolta antiellenistica capeggiata dal sacerdote Mattatia (« dono di JHWH »), che trova il suo campione in suo figlio Giuda detto Maccabeo (« Martello »).

164 a.C.: dopo aver sconfitto duramente a Bet-Zur, nell’Idumea, l’esercito siriano comandato dal generale Gorgia, Giuda Maccabeo entra trionfalmente a Gerusalemme e riconsacra il tempio il 15 di Kislev, istituendo la festa di Channukah (« dedicazione ») o festa delle luci. Atroce morte del persecutore Antioco IV narrata da II Maccabei 9:1-29. Gli succede il figlio Antioco V Eupatore (« nato da ottimo padre »), di soli nove anni, sotto la reggenza del generale Lisia. Ma nel 162 a.C. egli è spodestato e ucciso dal cugino Demetrio I Sotere.

161 a.C.: Giuda Maccabeo invia una richiesta d’aiuto al Senato romano. Primo trattato d’amicizia tra Roma ed i Giudei. Il sacerdote Alcimo (trascrizione greca di Eliakim) è nominato sommo sacerdote dal re Demetrio I ed è inviato in Giudea con un esercito capitanato dal generale Bacchide, che affida il paese ad Alcimo, lasciandogli dei soldati per sostenerlo come sommo sacerdote. Quando si accorge che i Maccabei sono troppo forti per lui, tuttavia, Alcimo prende baracca e burattini e fa ritorno ad Antiochia.

160 a.C.: Giuda Maccabeo cade nella battaglia di Elasa. Gli succede il fratello Gionata Maccabeo. Alcimo rientra a Gerusalemme ed è confermato nella carica di sommo sacerdote.

159 a.C.: Alcimo fa demolire il muro del santuario che separa i Giudei dai Gentili, in modo da ellenizzare maggiormente il Tempio, e per questo è punito da Dio con un colpo apoplettico che lo uccide.

152 a.C.: Alessandro Balas contende il regno a Demetrio I Sotere, che tenta invano di stipulare un accordo con Gionata Maccabeo. Questi si allea con Alessandro, diffidente delle proposte troppo generose di Demetrio I, che è sconfitto ed ucciso. Riconoscente, Alessandro Balas concede a Gionata il titolo di sommo sacerdote e quello di governatore della Giudea.

150 a.C.: compare il testo apocrifo intitolato « Terzo libro di Esdra », che però con l’omonimo sacerdote non ha certamente nulla a che fare, essendo un frutto del cosiddetto periodo « intertestamentario », cioè quello che intercorre tra la composizione del Vecchio e del Nuovo Testamento.

147 a.C.: Demetrio II, figlio di Demetrio I, sobillato dal generale Apollonio, rientra dall’esilio a Creta ed attacca Gionata, ma questi riprende le armi e lo sconfigge. Il re d’Egitto Tolomeo VI Filometore penetra con atteggiamento apparentemente amichevole nel regno di Siria, e Gionata lo accompagna fino a Tripoli nel Libano. A questo punto Tolomeo, che ha ormai occupato tutte le città costiere, si allea con Demetrio II ed entra in Antiochia, cingendo anche la corona di Siria. Il tentativo di Alessandro di riprendersi il trono fallisce ed egli è costretto a fuggire in Arabia, dove è ucciso dal capotribù Zabdiel. Subito dopo però Tolomeo VI muore e Demetrio II diventa finalmente re di Siria.

145 a.C.: Gionata assedia l’acropoli di Gerusalemme per scacciarne la guarnigione siriana. Dopo un suo incontro con lui a Tolemaide, tuttavia, Demetrio II lo riconferma nel sommo sacerdozio, ed esenta la Giudea dai tributi. Si apre un periodo di pace durante il quale Demetrio II arriva a mettere in congedo le truppe per sostituirle con mercenari cretesi. Il generale Trifone approfitta del malcontento sorto tra i militari per cercare di sostituire Demetrio II con Antioco VI, figlio di Alessandro Balas. Demetrio chiede aiuto a Gionata che gli invia tremila mercenari ebrei, i quali gli permettono di averla vinta.

143 a.C.: Antioco VI conquista Antiochia e si allea con Gionata. Demetrio II muove allora guerra al Maccabeo, che reagisce inviando nuove richieste d’aiuto a Roma. Il generale Trifone cattura Gionata Maccabeo nella battaglia di Beisan. Simone Maccabeo, fratello di Gionata, è investito nuovo capo della nazione giudaica e paga un forte riscatto a Trifone per la liberazione di Gionata, che tuttavia viene ucciso a Bascama nel Galaad. Simone lo seppellisce accanto a Giuda nella tomba di famiglia a Modin, la sua città natale.

141 a.C.: definitiva liberazione di Gerusalemme dalle truppe siriane ad opera di Simone Maccabeo ed effettiva indipendenza della Giudea dalla Siria.

134 a.C.: Dopo l’assassinio di Simone, Giovanni Ircano, figlio di Gionata, ottiene dal re di Siria la conferma di un’ indipendenza pressoché completa ed inizia la dinastia degli Asmonei. Ad un tempo capo religioso, civile e militare, egli amplia i suoi possedimenti grazie a fruttuose spedizioni militari. Ma questa rinascita temporale della nazione ebraica si stacca sempre più, nello spirito, dal fine religioso perseguito dalle guerre maccabaiche: Giovanni è un sovrano mondano che vive nel fasto. Si formano i due partiti dei Farisei (« i Separati »), filoellenisti, che oltre al Pentateuco ritengono ispirata tutta la tradizione biblica e credono nella risurrezione, ed i Sadducei, sacerdoti aristocratici e conservatori, che rinnegano la validità della legge orale, della risurrezione e degli angeli, richiamandosi a Sadoc, sommo sacerdote sotto Davide (da cui il loro nome). I Sadducei dominano il sinedrio, il sommo consiglio religioso della nazione giudaica.

132 a.C.: traduzione in greco del libro di Gesù ben Sirac da parte di suo nipote, oggi noto come Siracide. Il libro porta lo stesso titolo, oppure quello oggi desueto di Ecclesiastico.

128 a.C.: distruzione del tempio costruito dai Samaritani sul monte Garizim.

122 a.C.: prima pubblicazione del Libro dei Segreti di Enoc, testo apocrifo oggi noto solo nelle versioni etiopica e slava.

103-76 a.C.: la Terrasanta si trova sotto il tallone di Alessandro Ianneo, che assassina il fratello Aristobulo, assume il titolo di re e governa come un monarca crudele ed ambizioso. Sotto di lui vengono composti i due Libri dei Maccabei. 90 a.C.: compare l’apocrifo Libro dei Giubilei, di autore ignoto.

76-67 a.C.: alla morte di Alessandro Ianneo governa sua moglie Alessandra Salomè, con l’appoggio della fazione dei Farisei. Dopo di lei la Giudea diventa un focolare di intrighi che favorisce l’intervento romano.

73 a.C.: nascita di Erode, che sarà detto il Grande.

72 a.C.: fondazione del movimento degli Esseni, veri e propri monaci ante litteram che praticano lo studio, la preghiera, il celibato e la comunione dei beni, in polemica con il fariseismo ellenizzante.

63 a.C.: Pompeo conquista la Siria e la Fenicia, occupa Gerusalemme e penetra con gesto sacrilego nel Tempio per trafugarne il tesoro. La Giudea è sottoposta all’occupazione militare romana e soggetta a tributo.

58 a.C.: nascita di Giuseppe, il carpentiere di Nazareth, discendente della casa di Davide per mezzo di Zorobabele (secondo altri per mezzo di Natan, figlio cadetto di Davide)

51 a.C.: un autore ignoto compone ad Alessandria d’Egitto il cosiddetto Libro della Sapienza, l’ultimo dei testi veterotestamentari, un grande messaggio di speranza alla vigilia dell’avvento di Cristo.

48 a.C.: Giulio Cesare a Farsalo sconfigge Pompeo che fugge in Egitto ed è ucciso da re Tolomeo XIV. Cesare non gradisce la cosa, elimina Tolomeo e mette sul trono la sorella Cleopatra VII, che è divenuta sua amante. Antipatro, che era stato insediato da Pompeo al governo della Giudea, passa dalla parte di Cesare ed è riconfermato nella carica. Antipatro si associa al potere i due figli, affidando a Fasael l’amministrazione della Giudea e ad Erode (« discendente di eroi ») quella della Galilea.

44 a.C.: assassinio di Giulio Cesare.

42 a.C.: i cesaricidi Bruto e Cassio sono definitivamente sconfitti presso Filippi da Marco Antonio e da Caio Ottaviano. Antigono, figlio di Aristobulo, che si era rifugiato presso i Parti quando il padre era stato ucciso dal fratello Giovanni Ircano, cerca di riprendere il potere in Giudea con l’appoggio del re dei Parti; penetrato in Palestina, egli cattura Fasael che si suicida. Rimasto solo, Erode chiede di essere protetto da Roma e si accattiva le simpatie di Marco Antonio, che elimina Antigono ed attribuisce ad Erode il titolo di re.

37-4 a.C.: regno di Erode il Grande, crudele ed ambizioso. Egli fa ricostruire splendidamente il Tempio, essendo ormai fatiscente la ricostruzione effettuata da Zorobabele, ma ordina anche l’assassinio di tre dei suoi figli, tra cui Aristobulo, padre di Erode Agrippa I, di sua moglie e di molti tra i suoi oppositori.

30 a.C.: Cesare Ottaviano Augusto, dopo aver vinto Antonio e Cleopatra ad Azio, resta unico padrone di tutto l’impero. Erode riesce a farsi amico anche lui, ed Augusto lo riconferma al potere. Viene pubblicato il testo apocrifo intitolato « Testamento dei Dodici Patriarchi ».

22 a.C.: nascita di Maria a Nazareth da Gioacchino ed Anna.

13 a.C.: nascita di Filone di Alessandria, il primo grande filosofo ebraico. Per primo egli tenta un’ardita sintesi tra filosofia platonica e religione mosaica, con l’intento di recuperare al culto di JHWH i connazionali che lo hanno abbandonato. La sua speculazione eserciterà un notevole influsso sia sul neoplatonismo sia sulla patristica, soprattutto per la sua interpretazione allegorica del Vecchio Testamento. Tra le sue opere: « Problemi e soluzioni sulla Genesi e sull’Esodo »; « L’apologia degli Ebrei »; « La libertà del saggio ».

8 a.C.: annunciazione a Maria da parte dell’arcangelo Gabriele. Nascita di Giovanni il Battista in Ain Karem, presso Gerusalemme; egli crescerà tra gli Esseni.

7 a.C.: Augusto ordina il censimento di tutto l’Impero Romano mentre Quirinio è governatore della Siria. Maria ed il suo sposo Giuseppe si recano a Betlemme, territorio natale della casa di Davide cui Giuseppe appartiene, per essere registrati. Si rifugiano in una grotta presso Betlemme poiché negli alberghi non c’è più posto, e Maria dà alla luce Gesù (« Dio salva »). 6 a.C.: la congiunzione di Giove e Saturno annuncia la nascita di Gesù ed alcuni magi in oriente, che l’hanno osservata, giungono a Betlemme per venerare il bambino. Erode il Grande tenta di scoprirne la dimora per ucciderlo; giocato dai magi, fa sterminare tutti i bambini di Betlemme, ma Giuseppe porta in salvo moglie e figlio presso i suoi parenti nel delta del Nilo.

4 a.C.: morte di Erode e divisione del suo regno tra i figli Archelao (cui tocca la Giudea), Erode Antipa (Galilea e Perea) ed Erode Filippo (Iturea e Traconitide). Giuseppe rientra dall’esilio con la Sacra Famiglia.

6 d.C.: Archelao è deposto dall’imperatore Augusto a causa della sua crudeltà, e la Giudea è ridotta a provincia romana ed affidata ad un procuratore con sede a Cesarea Marittima.

14 d.C.: morte di Ottaviano Augusto, gli succede il figlio adottivo Tiberio.

18 d.C.: Caifa diventa sommo sacerdote.

21 d.C.: morte di Giuseppe il carpentiere.

26-36 d.C.: Ponzio Pilato è procuratore della Giudea.

28 d.C.: inizia la vita pubblica di Gesù. Giovanni il Battista è fatto decapitare nella fortezza di Macheronte per ordine di Erode Antipa, su istigazione della figliastra Salomè.

30 d.C., 15 febbraio: risurrezione di Lazzaro. 2 marzo: domenica delle palme. 7 marzo: Gesù è crocifisso sul monte Calvario. 9 marzo: risurrezione e prima apparizione ai discepoli. 27 aprile: Pentecoste. Lo Spirito di Dio scende sugli apostoli, ed essi iniziano a predicare la Buona Novella.

33 d.C.: martirio di Stefano.

37 d.C.: morte di Tiberio ed ascesa al trono di Caio Caligola. Erode Agrippa I, figlio di Aristobulo e quindi nipote di Erode il Grande, succede ad Erode Filippo nei territori dell’Iturea e della Traconitide. Saulo di Tarso è folgorato sulla strada di Damasco e si converte improvvisamente alla Buona Novella, assumendo il nome di Paolo (« piccolo »). Giuseppe detto Barnaba (« figlio del profeta ») lo presenta agli apostoli, quando tutti ancora pensano che egli sia una spia.

38 d.C.: primo viaggio di Paolo a Gerusalemme.

39 d.C.: Erode Antipa è deposto da Caligola e spedito in esilio in Gallia. I suoi territori sono aggiunti al regno vassallo di Erode Agrippa I.

40 d.C.: Filone di Alessandria è inviato a Roma dalla comunità giudaica di Alessandria come ambasciatore presso l’imperatore Caligola, con l’incarico di ottenere per gli Ebrei la dispensa dall’obbligo di prestare il culto all’immagine dell’imperatore.

41 d.C.: Erode Agrippa I acquisisce pure la Giudea, la Samaria e l’Idumea, restaurando il regno di Erode il Grande. Caio Caligola è assassinato da Cassio Cherea, capo dei pretoriani, che non gli ha perdonato i suoi scherni (pare che l’Augusto si divertisse a dargli come parole d’ordine delle espressioni oscene). I pretoriani eleggono al trono Claudio, ritenendolo un imbelle. Questi governa invece con grande energia.

42 d.C.: Pietro si trasferisce a Roma della quale diviene primo vescovo, e quindi primo Papa.

44 d.C.: Erode Agrippa I fa arrestare e decapitare l’apostolo Giacomo il Maggiore, fratello di Giovanni. Riesce ad arrestare anche Pietro, ma questi è liberato miracolosamente dal carcere, e poco dopo il re muore di una malattia misteriosa. La Giudea torna ad essere una provincia romana.

46-47 d.C.: primo viaggio missionario di Paolo e Barnaba a Cipro, in Pisidia, Frigia e Cilicia.

47 d.C.: Paolo scrive la prima lettera a noi pervenuta, quella ai Galati.

48 d.C.: Marco, su dettatura di Pietro, mette per iscritto il suo Vangelo. Claudio espelle i Giudei da Roma a causa di disordini scoppiati tra ebrei e cristiani, ed anche Pietro e Marco devono temporaneamente lasciare l’Urbe. Il principe degli apostoli interviene insieme a Paolo al concilio di Gerusalemme, nel quale si abolisce definitivamente la pratica della circoncisione.

48-51 d.C.: secondo viaggio missionario di Paolo e Barnaba in Asia Minore, Macedonia ed Acaia. Incontro di Paolo con Timoteo.

49 d.C.: Paolo scrive le due lettere ai Tessalonicesi.

50 d.C.: discorso di Paolo all’areopago di Atene e conversione di Dionigi l’Areopagita. Deluso dai sapienti greci che si sono fatti beffe di lui, Paolo si sposta a Corinto, dove è ospite dei coniugi Aquila e Priscilla.

51 d.C.: anche Levi-Matteo mette per iscritto il suo Vangelo, rivolto essenzialmente ai Giudei cristianizzati.

52-60 d.C.: Felice è procuratore della Giudea.

53-55 d.C.: terzo viaggio missionario di Paolo in Asia Minore e in Grecia. Risurrezione di Eutico. Erode Agrippa II, figlio di Erode Agrippa I, è nominato tetrarca di Iturea, Traconitide, Abilene e Perea.

54 d.C.: avvelenamento di Claudio da parte della sua seconda moglie Agrippina, che impone sul trono il figlio Lucio Domizio Enobarbo Nerone, appena diciottenne. Paolo scrive le due lettere ai Corinzi. Morte di Filone di Alessandria.

54-57 d.C.: Soggiorno di Paolo ad Efeso.

56 d.C.: è la volta della lettera ai Romani. Dopo accurate ricerche, Luca scrive il terzo dei Vangeli Sinottici. Morte di Maria, la madre di Gesù.

58 d.C.: Incontro di Paolo con Tito. Giacomo il Minore, vescovo dei Giudeo-cristiani di Gerusalemme e « fratello di Gesù », compone la sua epistola indirizzata « alle dodici tribù che si trovano nella diaspora ».

59-61 d.C.: Paolo è prigioniero a Cesarea.

60-62 d.C.: Festo è procuratore della Giudea. Viene pubblicata l’apocrifa « Apocalisse di Mosè ».

61 d.C.: Giacomo il Minore è lapidato su ordine del sommo sacerdote Anania. Paolo si appella a Cesare e, dopo un naufragio sull’isola di Malta, è condotto a Roma, dove resta agli arresti domiciliari per due anni.

62 d.C.: vengono composte le lettere agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, a Filemone.

63-65 d.C.: Paolo, liberato, compie un ultimo viaggio missionario in Spagna.

64 d.C.: terribile incendio di Roma. Poppea, seconda moglie di Nerone che adora JHWH seguendo la moda delle matrone romane del suo tempo, suggerisce al marito di far ricadere la colpa sui cristiani. Si scatena così la prima persecuzione contro la Chiesa. Per rincuorarli, Pietro indirizza a tutti i cristiani dell’impero la sua prima lettera, che rappresenta quindi la prima enciclica della storia.

66 d.C.: le ultime lettere paoline: a Tito e le due a Timoteo. Giuda Taddeo, fratello di Giacomo il Minore, scrive la sua breve lettera « agli eletti che vivono nell’amore di Dio Padre e sono stati preservati per Gesù Cristo ». Martirio di Sant’Andrea, fratello di Simon Pietro, a Patrasso, dove egli è crocifisso su quella che da allora si chiama « croce di Sant’Andrea » (compare per esempio sulla bandiera della Scozia).

67 d.C.: nella persecuzione di Nerone trovano la morte anche Pietro, crocifisso a testa in giù sul colle Vaticano, e Paolo, decapitato presso le Aquae Salviae, sulla via Appia. Subito dopo Nerone è costretto al suicidio dalla ribellione dell’esercito. In un anno si succedono ben tre imperatori imposti dalle truppe.

68 d.C.: approfittando del disordine che regna a Roma, il partito antiromano degli Zeloti dà vita alla prima grande sollevazione giudaica.

69 d.C.: il valoroso generale Tito Flavio Vespasiano, impegnato nell’assedio di Gerusalemme, è acclamato imperatore. Egli parte per Roma e lascia al comando delle operazioni il figlio Tito.

70 d.C.: caduta di Gerusalemme. Nonostante Tito abbia cercato in tutti i modi di salvare il Tempio, esso viene dato alle fiamme da un soldato romano e crolla. Se ne salva solo il muro occidentale, detto « Muro del Pianto ». Giuseppe Flavio, capo delle truppe zelote in Galilea e poi passato dalla parte dei romani, è testimone oculare dell’evento e ce ne lascia testimonianza nella sua « Guerra Giudaica ». Il partito dei Sadducei scompare con la distruzione del tempio, mentre i Farisei sopravvivono e ricostruiscono il Sinedrio a Bet Shean.

73 d.C.: suicidio di massa degli ultimi zeloti superstiti nella fortezza di Masada. Nello stesso anno il siriano Mara Bar Serapion scrive a suo fratello Serapione una lettera il cui testo ci è stato tramandato da un manoscritto siriaco del VII secolo, e che tra l’altro recita: « Che vantaggio trassero gli ateniesi dal condannare a morte Socrate?… gli uomini di Samo dal bruciare Pitagora?… i giudei dal giustiziare il loro sapiente Re? Fu proprio dopo tale [delitto] che il loro regno fu distrutto [evidentemente la distruzione di Gerusalemme]. Dio giustamente vendicò questi tre uomini saggi: gli ateniesi morirono di fame; gli uomini di Samo furono sopraffatti dal mare; i giudei, rovinati e cacciati dalla loro terra, vivono in completa diaspora… »

79-81 d.C.: saggio regno di Tito, definito da Svetonio « la delizia del genere umano ». Grande tolleranza verso i cristiani. Giovanni, vescovo di Efeso, scrive il suo Vangelo ed indirizza ai cristiani le sue tre lettere.

81-96 d.C.: disastroso regno di Domiziano, fratello di Tito, che scatena una nuova terribile persecuzione. Secondo la leggenda egli tenta di martirizzare Giovanni in una caldaia di olio bollente, ma il discepolo prediletto di Gesù ne salta fuori illeso.

85 a.C.: composizione della lettera agli Ebrei da parte di un anonimo discepolo di Paolo.

89 d.C.: Giovanni compone l’Apocalisse durante la sua prigionia nell’isola di Patmos.

93 a.C.: deposizione di Erode Agrippa II e fine della dinastia erodiana.

96 d.C.: assassinio di Domiziano ed ascesa al trono di Nerva, decano dei senatori, cui nel 98 d.C. succederà Traiano, il primo imperatore nato nelle province (ad Italica, in Spagna). Giovanni è liberato e torna ad Efeso.

104 d.C.: morte di Giovanni l’apostolo. Secondo alcuni però egli non è morto, ma è stato assunto in cielo come Elia. Inizia la cosiddetta « era subapostolica », cui appartiene la Seconda Lettera di Pietro, ultimo scritto del Nuovo Testamento.

117 d.C.: grazie ad un intrigo a Traiano, che ha tentato inutilmente di conquistare l’impero dei Parti, succede Elio Adriano, suo conterraneo ed amante di sua moglie Plotina. Adriano si rivelerà però uno dei migliori sovrani della storia di Roma.

120 d.C.: a quest’anno risale il più antico frammento papiraceo del vangelo di Giovanni. Viene composto il cosiddetto Protovangelo di Giacomo, il primo dei Vangeli Apocrifi.

132 d.C.: seconda rivolta ebraica sotto la guida di Simone Bar Kochbà (« figlio della stella »), riconosciuto ufficialmente come il Cristo. Simone tuttavia è sconfitto ed ucciso dall’imperatore Adriano, ed il suo nome viene rapidamente tramutato in Bar Koshbà (« figlio della menzogna »). Adriano espelle tutti i Giudei dalla Terrasanta e ricostruisce Gerusalemme come città pagana con il nome di Elia Capitolina. Sopra la spianata del Tempio erige un altare a Zeus e sopra il sepolcro di Cristo fa erigere un tempio a Dioniso (secondo la leggenda lui pure risuscitato dai morti). In tal modo pensa di sradicare la fede di Ebrei e Cristiani, ma in realtà preserva i luoghi santi per la venerazione dei credenti futuri. Cioè di noi.

 

 

11 / 12 Teologia di Genesi 1-11 Cronologia dei libri biblici 9 mars, 2015

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Da:  http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htmUna Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

CRONOLOGIA  DELLA  COMPOSIZIONE  DEI  LIBRI  BIBLICI

1300      1299 aC: battaglia di Kadesh  Cantico di Myriam (Es 15:21)

1200        1197: Ramses III respinge i popoli del mare
1184:       caduta di Troia     Il salmo 28 (?)
1100        Il codice dell’alleanza (Es 20:22-23:33)
1030:      elezione a re di Saul, Origine dei Salmi e dei Proverbi ,
1000        930: morte di Salomone
900          La « successione al trono di Davide »
800         NASCONO LE TRADIZIONI JAHVISTA ED ELOHISTA
776:        prima olimpiade
750         753: fondazione di Roma
700         722: distruzione di Samaria, Protoisaia, Michea
681:        assassinio di Sennacherib
650         610: caduta di Ninive,  TRADIZIONE DEUTERONOMISTICA
600         Naum, Sofonia
587:       distruzione del tempio, Abacuc, Abdia, Baruc, Geremia
575        Deuteroisaia, Ezechiele, Lamentazioni
563:       nascita di Buddha
550         551: nascita di Confucio, TRADIZIONE SACERDOTALE
525         538: editto di Ciro,  Giosuè, Giudici, I e II Samuele
510:       il tempio riconsacrato, Aggeo, Tritoisaia, Zaccaria
500         509: la repubblica a Roma
475         480: battaglia alle Termopili
450         457: editto di Artaserse,  I e II dei Re
431:        comincia la guerra del Peloponneso,  Giobbe,Gioele, Malachia
425         Cantico dei Cantici, I e II Cronache
400         404: Sparta sconfigge Atene      

390:        i Galli Senoni assediano Roma,  Rut, Esdra, Neemia

375        362: battaglia di Mantinea
350        REDAZIONE PENTATEUCO
333:     Alessandro Magno in Palestina
325       323: morte di Alessandro Magno Redazione definitiva di Salmi e                          Proverbi
300       295: battaglia di Sentino, Giona, Ester
275       280: Pirro sbarca in Italia,  *  Giuditta, Qoelet
250       264-241: prima guerra punica LA TRADUZIONE DEI « SETTANTA »
225       218: Annibale varca le Alpi , 202: battaglia di Zama,
Daniele, Tobia
200      197: Antioco III occupa la Palestina,  189: battaglia di Magnesia
175      167: inizio rivolta maccabeica,  * il libro di Enoc
150      146: distruzione di Cartagine,  *  Siracide
142:     inizia il principato asmoneo
125      133: battaglia di Numanzia,  * lettera di Aristea * II Maccabei
100      111-105: guerra giugurtina,  * libro dei Giubilei
91-86: guerra sociale,  * I Maccabei
75        73-71: rivolta di Spartaco
63:      Pompeo conquista Gerusalemme
50        44: assassinio di Cesare,  * salmi di Salomone
37:      Erode il Grande sale al trono,  Sapienza
25        27: Ottaviano Augusto imperatore
7 a.C.: nascita di Gesù,  * testamento dei 12 patriarchi
0          6 d.C.: la Giudea provincia romana * libro dei segreti di Enoc
25        30: morte in croce di Gesù,  * assunzione di Mosè
50        49: concilio di Gerusalemme, Vangelo di Marco, Lettere Paoline
64:     incendio di Roma,  Matteo e Luca, Lettere Deuteropaoline
75        66-70: guerra giudaica,  Atti, Vangelo di Giovanni
73:     cade Masada , Apocalisse di Giovanni
100      * IV libro di Esdra,  117: morte di Traiano
125      135: Adriano rade al suolo Gerusalemme
 * Protovangelo di Giacomo (?)
(L’asterisco * designa i libri apocrifi) 

 

 

10° dei 12 art. diTeologia/Théologie su Genesi/Genèse 1-11 8 janvier, 2015

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                                  in italiano et en français

CRONOLOGIA DEGLI EVENTI E DEI PERSONAGGI BIBLICI

Chronologie des événements et des personnages biblique

Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

Une vision de l’histoire en 12 articles en lisant Genèse 1-11

ALCUNI PERSONAGGI e EVENTI STORICI

Quelques Personnages et événements historiques

ANNI / Années

4500   Fine del Neolitico. Inizia l’età dei metalli

             Fin du Néolithique. Commence l’age des métaux

             I Sumeri migrano nella bassa Mesopotamia

             Les Sumériens migrent dans la Basse Mésopotamie

4000  L’argilla del « diluvio » trovata da Woolley ad Ur

             La glaise ‘’du déluge’’ trouvée par Woolley à Ur

             Migrazioni in Egitto dal Sahara

             Migrations en Égypte depuis le Sahara

3500   Sorgono le prime civiltà monumentali

             Naissent les premiers civilisations monumentaux

             Primi acquedotti sumerici

             Premiers aqueducs sumériens

             I due regni in Egitto

             Les deux royaumes en Égypte

             Invenzione della scrittura

             Invention de l’écriture

3000  Narmer, Riunificazione dell’Egitto

             (Réunification de l’Égypte) Gilgamesh

             Zoser, Piramide di Saqqara

             Imperatori cinesi leggendari

             (Empereurs chinois légender)

2500   Costruzione di palazzi à Creta

             (construction de palais à Crête), Cheope

             Piramidi di Gizah, Sargon

             Gli Accadi riunificano la Mésopotamia

             Apogeo dei Minoici a Creta

             Apogée des Minois à Crête

             In Egitto sorge il regno medio (royome des Medes)

2000  Tramonto della civiltà sumerica

             Déclin de la civilisation sumérienne

1900   Acme di Moenjo-Daro e Harappa (India)

1800   Terah, Abramo, Isacco

1700   Giacobbe, Hammurabi re di Babilonia, Giuseppe,

             Gli  Hyksos invadono l’Egitto

1600   Fine della civiltà cretese (Fin de la civilisation crétois)

1500   Gli Ebrei schiavi in Egitto (Les Hébreux esclaves en    

            Égypte), Sinuhe, Il Nuovo regno egiziano

            (le nouveau royaume Égyptien)

1400   Echnaton, L’ »esodo-espulsione » (l’exode – expulsion)

1300   Mosè, L’ « esodo-fuga » (l’exode fuite)

            Giosuè Conquista di Canaan (Conquête de Canaan)

1200  I Filistei in Palestina (Les Philistins en Palestine)

1100  Debora, Sansone I Giudici (Les Juges)

1000  Samuele, Saul, Davide, Massima espansione del regno

            d’Israele (Expansion maximale du royaume de Israël)

900    Salomone, Scisma Giuda – Israele (Schisme Judas)

800   Elia, Eliseo, La dinastia di Omri in Samaria, Profetismo

700   Ezechia, Isaia, Crolla (écroulement de) Israele. Apogeo

          dell’Assiria. Giosia Riforma religiosa in Giuda 

          (Reforme religieuse en Judas)

600   Crolla Gerusalemme. La cattività babilonese

          (écroulement de Jérusalem. (La captivité en Babylone)

           Esdra, Zorobabele, Editto di Ciro. Ritorno dall’esilio

           (Édit de Cyrus, Retour de l’exile)

500    Neemia Ricostruzione del tempio

           (Reconstruction du Temple) Ester

400   Editto (Édit de) di Artaserse

           Alessandro Magno in Palestina

300   Giuditta? Codificazione del Pentateuco

           (codification du Pentateuque)

           Traduzione della Bibbia detta La « Settanta »

            (La traduction de la Bible dite « La Septante »

200    Giuda Maccabeo Guerres maccabaiches

100    Gli Asmonei

a.C.     Filone Alessandrino Erode regna sulla Palestina

            (Filon Alexandrin Erode règne sur la Palestine)

0          Gesù (Jésus de) di Nazareth

d.C      Tito espugna Gerusalemme

            (Titus s’empare de Jérusalem)

100      Bar Kokhba Gli Ebrei scacciati (chasses) dalla Palestina

200      Tertuliano, Grande persecuzione di Diocleziano

            (Grande persécution de) Diocleziano

300     Editto di Milano (Édit de Milan) S. Ambrogio

            Editto di Tessalonica (Édit de Thessalonique)

400      San Girolamo, Sant’Agostino, Caduta dell’impero   

            d’occidente (Chute de l’Empire d’Occident)

500     I Persiani devastano la Palestina

            (Les Perse dévastent la Palestine)

 

 

Tavola sinottica 9° dei 12 art. di Teologia de Genesi 1-11 6 janvier, 2015

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 19:04

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Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

IL MONDO IN CUI FU COMPOSTA LA GENESI

1:1-2 « In principio » : creazione del cielo e della terra

1:3-25 I primi cinque giorni dell’eptamerone: ordinamento ed abbellimento del creato.

1:26-27 Il sesto giorno: creazione dell’uomo (« maschio e femmina » secondo l’autore cosiddetto « Sacerdotale »

1:28-31 Benedizione della prima coppia umana.

2:1-4a Il settimo giorno: istituzione cosmica del sabato

2:4b-7 Creazione dell’uomo « anima vivente » secondo l’autore cosiddetto « Jahvista ».

2:8-14 Il giardino dell’Eden e la « mappa » del mondo noto agli Ebrei del VI secolo a.C.

2:5-17 Ad Adamo nel giardino è proibito di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male.

2:18-23 Creazione della donna.

2:24 Istituzione del matrimonio.

2:25-3:7 I progenitori cedono alla tentazione del serpente.

3:8-13 Il Signore scopre la colpa di Adamo e di sua moglie.

3:14-20 Punizione dei trasgressori.

3:21-24 Cacciata dall’Eden, protetto dalla « spada guizzante ».

4:1-2 Nascono i primi figli di Adamo e di Eva.

4:3-5 Caino è invidioso del favore che Dio accorda ad Abele.

4:6-7 Dio tenta inutilmente di dissuadere Caino dall’omicidio.

4:8 Caino porta Abele « nei campi » e lo uccide.

4:9-12 Dio smaschera Caino e lo condanna ad essere fuggiasco.

4:13-15 Pentimento di Caino e condanna della vendetta da parte di Dio.

4:16 Fuga di Caino in Nod.

4:17-22 La stirpe di Caino: l’origine degli artigiani.

4:23-24 Il canto di guerra di Lamec il vendicatore.

4:25-26 Frammento di genealogia di Adamo: gli nasce Set.

5:1-32 La grande genealogia dei Setiti

6:1-4 I giganti dominano la terra.

6:5-8 Dilaga la violenza e Dio decide di mandare il diluvio

6:9-22 Dio ordina a Noè di costruire l’arca.

7:1-5 Dio ordina a Noè di entrare nell’arca con gli animali.

7:6-9 Noè entra nell’arca con la sua famiglia e gli animali

7:10-24 Il diluvio universale (due racconti sovrapposti, uno di tradizione Sacerdotale ed uno di tradizione Jahvista.

 

Vedi« Un racconto del diluvio, anzi due« )

 

8:1-5 Dio « si ricorda » di Noè e fa cessare il diluvio.

8:6-12 Noè manda gli uccelli esploratori.

8:13-19 Uscita dall’arca.

8:20-22 Il sacrificio di Noè.

9:1-11 L’alleanza noachica.

9:12-17 L’arcobaleno segno dell’alleanza.

9:18-23 Noè viticoltore si ubriaca.

9:24-29 Maledizione di Cam e di Canaan.

10:1-32 La tavola delle genti (2-5, i Giapetiti; 6-20: i Camiti; 21-31: i Semiti.

11:1-4 La torre di Babele

11:5-9 La confusione delle lingue.

11:10-26 La grande genealogia dei Semiti.

11:27-32 I figli di Terah.

 

 

Babele e un Superman di 5.000 anni fa, 8/12 Genesi 1-11 2 octobre, 2014

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 18:57

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Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

8° dei 12 art. di Teologia su Genesi 1-11  Un Superman di 5.000 anni fa

La « Ziggurat » di Babele

Gli Ebrei, come si sa, sono stati schiavi a Babilonia dal 587 al 539 a.C., e quindi avevano dei buoni motivi per odiare quella città, che aveva distrutto il loro Tempio e la loro nazione, e cercava anche di distruggere la loro fede. Ora, in Babilonia gli Ebrei hanno visto quell’enorme torre a gradoni che era la ZIGGURAT, cioè il tempio principale della città; dicono che fosse veramente alta ed imponente, e non ci stupiamo, visto che ne è rimasta traccia anche nella Bibbia!

Questa ziggurat era, come detto, una torre a gradoni, simile non tanto alle piramidi egizie, quanto piuttosto a quelle maya, che ancor oggi si innalzano nell’America Centrale, fatte di parallelepipedi sovrapposti, più piccoli via via che si sale verso l’alto, con alla sommità un tempietto. Quindi, si trattava di un luogo di culto pagano, ostile al vero Dio. Ecco una foto reale ed una ricostruzione della celebre Ziggurat di Ur, l’unica che sia pervenuta fino a noi (di quella di Babilonia non restano che le fondamenta, il che suona quasi come un ultimo segno di disapprovazione da parte di Dio!)

Noi ci sentiamo allora autorizzati a chiederci: questa ziggurat che impressione ha fatto agli Ebrei, quando sono arrivati come schiavi a Babilonia? Evidentemente, di sconfinata SUPERBIA. I Babilonesi erano così superbi che hanno voluto costruire i loro templi tanto in alto da voler sfidare, quasi da bucare il Cielo! In tal modo nasce un altro racconto, che si può definire eziologico nel senso che vuol giustificare l’esistenza di tanti popoli diversi sulla terra; ma questo è un suo aspetto secondario.

Il vero nocciolo storico del racconto va recuperato proprio nell’odio provato dagli Ebrei per la superba Babilonia.

Pensate: ancora nell’Apocalisse, che anche cronologicamente rappresenta uno degli ultimi libri del Nuovo Testamento, essa viene intesa come la NEMICA per eccellenza, tanto che il nome di Babilonia viene utilizzato anche per indicare Roma (Ap 17,1 – 18,24). Ancora oggi, influenzati dalla Bibbia ebraica, quando noi vediamo una confusione pazzesca, la definiamo una « Babilonia »! E così, nasce l’idea che gli uomini, ad un certo momento della loro storia, si siano fermati in un punto preciso, la pianura di Sennaar. Tale località è menzionata otto volte nell’Antico Testamento, tra cui il capitolo 1 di Daniele e il capitolo 11 di Zaccaria, nei quali viene identificata con quella che attualmente è conosciuta come Mesopotamia Centrale, cioè il punto dove il Tigri e l’Eufrate avvicinano i loro corsi fino a 40 chilometri. Secondo la maggior parte degli studiosi, Sennaar è in relazione con l’egiziano Sangar (citato nei famosi testi di Tell el Amarna, la capitale di Achenaton) e con Singara, una cittadina ai piedi del monte omonimo in Mesopotamia, che fu colonia romana ai tempi dell’impero, ma c’è anche chi fa derivare questo termine da « Sumer ».

In ogni caso, si tratta di un paese povero di pietra, ma ricco di argilla e di bitume, proprio come la zona nella quale fu fondata la grande Babilonia. Ora ne restano solo rovine, ma essa, con Tebe « dalle cento porte » e poche altre, era considerata una delle città meravigliose del mondo pre-ellenico, tant’è vero che i giardini pensili di Babilonia, secondo la leggenda fatti costruire da Semiramide, erano considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. E ciò non era poco, perchè cinque di esse (il colosso di Rodi, il Faro di Alessandria, la statua di Zeus ad Olimpia, la tomba di re Mausolo ad Alicarnasso e il tempio di Diana ad Efeso) erano GRECHE, e solo due (le piramidi di Gizah e, appunto, i giardini pensili) preesistevano alla grecità. Vuol dire che i Greci, che compilarono questa lista, li apprezzavano molto! (le piramidi egiziane rappresentano l’unica delle sette meraviglie esistente ancor oggi.).

Siccome Babilonia è così grande e superba, allora deve avere avuto un fondatore altrettanto superbo quanto lei. Questo fondatore è identificato dalla Genesi in NIMROD (o Nemrod), quello che Dante chiama « Nembrotte » alla fiorentina, e che è condannato all’ inferno a non parlare alcuna lingua comprensibile e a non capirne nessuna, proprio perché « per lo suo mal coto [ pensiero ] / pur un linguaggio nel mondo non s’usa » (Inferno XXXI, 77-78).

Sargon

Sargon di Accad, Museo Nazionale dell’Iraq

Costui è figlio di Cus, a sua volta figlio di Cam (come tutti i grandi eroi dell’antichità, gli si dà una genealogia ben precisa), e la Genesi ce lo dipinge come un forzuto, come una specie di « superman » o di « Goldrake » di quei tempi. L’Autore infatti sottolinea che egli fu « gran cacciatore al cospetto del Signore », perché la caccia era vista come una prova di forza contro le belve e contro la natura ostile; nel mondo semitico anzi era diventato un proverbio dire « gran cacciatore al cospetto del Signore, come Nimrod ». Questo proverbio, evidentemente diffuso ai tempi dell’autore biblico (un po’ come oggi sono diffusi « veloce come Achille » o « casta quanto Cleopatra »), viene puntualmente incastonato nel libro della Genesi, e gli viene data una eziologia.

Il regno di Nimrod, il cacciatore

Si dice poi: « le primizie del suo regno furono Babel, Erech, Accad e Calne nella pianura di Sennaar ». Di Babel diremo più sotto. Erech è la Uruk patria di Gilgamesh, mentre Accad era la capitale di Sargon, il sovrano più potente del III millennio a.C., fondatore del primo grande impero della storia umana: è possibile che Nimrod abbia assorbito qualche « spacconata » attribuita all’eroe sumerico Gilgamesh e al potente re accadico. Più misteriosa è invece Calne, che non corrisponde a nessuna delle grandi città della Mesopotamia nominata sui nostri libri di storia.

Il famoso archeologo William Foxwell Albright (1891-1971) ha proposto che questo non sia in realtà un nome proprio di città, ma solo la parola ebraica che significa « tutte ». Il testo perciò andrebbe così letto: « le primizie del suo regno furono Babel, Erech e Accad, tutte nella pianura di Sennaar ». Ma, essendo essa menzionata anche in Amos 6, 2 e in Isaia 10, 9, c’è chi ha proposto l’identificazione con città realmente esistite. Il primo fu San Gerolamo, che suggerì di identificare Calne con Ctesifonte, la capitale dell’impero dei Parti e poi di quello Sasanide, assai potente alla sua epoca. Invece l’Easton Bible Dictionary del 1897, basandosi su alcune citazioni del Talmud, collega Calne a Nippur, una delle più antiche città sumeriche, circa 60 miglia a sudest di Babilonia, nel sito dell’attuale Nuffar in Iraq. Si tratta della Calne della Genesi? Altri esegeti hanno voluto vedere in Calne il centro di Kullan-Koy nel nord della Siria, oppure Canneh, menzionata in Ezechiele 27, 23 come una delle città con le quali Tiro commerciava attivamente, o ancora la città di Kainai menzionata da Senofonte sulla riva occidentale del Tigri, presso l’Alto Zab. In ogni caso, una Calne figura tra le conquiste dei sovrani assiri Salmanassar III e Tiglat-Pileser III.

La lista delle città fondate da Nimrod prosegue con Assur, Ninive, Rehobot-Ir e Calach.

La città di Assur, che diede nome all’Assiria, era posta sul Tigri 350 Km a nord di Babilonia. Ben più nota di Assur è Ninive, che però (è un particolare ignoto a molti) fu capitale degli Assiri solo durante l’ultimo secolo del loro impero, il VII a.C. Prima di essere elevata a capitale dal re Sennacherib (704-681 a.C.), era solo un piccolo centro abitato, per quanto di origine antichissima, e dunque difficilmente Nimrod può averla fondata contemporaneamente alle altre metropoli dell’antica Mesopotamia come Babilonia, Uruk e Accad.

Ai tempi della redazione finale del Pentateuco, tuttavia, Ninive era una città potentissima, e solo l’alleanza fra i popoli più bellicosi del mondo poté aver ragione di essa; di qui l’evidente anacronismo (l’Autore Biblico la credeva antica quanto Uruk). L’ubicazione di Rehobot-Ir non è nota; siccome tale espressione può significare « larghe strade », essa potrebbe far riferimento a Ninive stessa, piuttosto che ad una città differente, cosicché forse si dovrebbe leggere « Ninive dalle larghe vie » (un epiteto di sapore molto omerico).

Calach fu fondata dal re Salmanassar I (1265-1233 a.C.) come nuova capitale dell’impero Assiro in sostituzione di Assur, ed oggi gli arabi la chiamano Nimrud, proprio in onore del suo leggendario fondatore. Il versetto 10, 11 dunque elenca tutte e tre le capitali assire: Assur, Ninive e Calach, attribuendone la fondazione al nipote di Cam. Il versetto successivo tuttavia aggiunge alla lista la città di « Resen tra Ninive e Càlach; e questa è la GRANDE CITTÀ ». Quale delle tre sarà la grande città nella mente dell’Autore Biblico: Resen, Ninive o Calach? La logica vorrebbe Ninive, anche perchè non si conosce alcuna « grande città » della Mesopotamia chiamata Resen, fondata tra le due capitali assire. Alcuni hanno identificato Resen con Karamlish, nell’Iraq del nord, 30 km a sudest di Mossul: effettivamente era un centro abitato importante già nell’epoca sumerica, ma fu devastata durante la ribellione di Assurdaninpal contro suo padre, il re assiro Salmanassar III (859-824 a.C.), e declinò rapidamente.

Tuttavia il re Sargon II (722-705 a.C.), il distruttore di Samaria, la fece restaurare e la utilizzò come sua capitale temporanea; secondo alcuni perciò questo è il motivo per cui l’Autore Biblico la definì « la grande città », essendolo effettivamente al tempo in cui si formò il testo delle imprese di Nimrod così come oggi ci è pervenuto. Nelle lingue semitiche « resen » può significare « serbatoio d’acqua », ed in effetti Karamlish sorge in un’oasi circondata da colline: il posto ideale, dunque, nel quale il mitico Nimrod avrebbe potuto edificare una « grande città ».

Ma chi è questo benedetto Nimrod? Il suo nome può derivare dal verbo ebraico maradh, « ribellarsi ». Nel Talmud babilonese infatti si legge: « Perché, allora, fu chiamato Nimrod? Perché istigò il mondo intero a ribellarsi alla sovranità di Dio », avviando la costruzione della Torre di Babele, come diremo tra poco. Le città da lui fondate corrispondono all’impero di Sargon il Grande, vissuto attorno al 2300 a.C., fondatore della dinastia accadica, la prima che unificò tutta la Mesopotamia. Anche di lui, come del biblico Nimrod, si narravano imprese leggendarie (lui stesso afferma di essere stato affidato alle acque dell’Eufrate in una cesta, come Mosè, e di essere stato raccolto e allevato da Akki, il giardiniere degli déi, per poi godere nientemeno che delle grazie di Ishtar, la dea dell’amore).

Sopra si vede un suo ritratto in bronzo proveniente da Ninive; appare però improbabile che l’Autore Biblico si sia ispirato a un personaggio così lontano da lui. È un dato di fatto che la caccia fu una delle occupazioni degli imperatori assiri (fra i soggetti preferiti dall’arte di quel popolo vi sono le grandiose scene di caccia grossa di cui i loro re sono protagonisti). E uno dei primi fra i sovrani assiri fu Tukulti-Ninurta I (« la mia fiducia è in Ninurta », il dio della guerra), figlio e successore di Salmanassar I, che regnò fra il 1233 e il 1207 a.C. Egli sconfisse gli Ittiti e i Cassiti, conquistò Babilonia e pose le basi della grandezza del suo popolo.

In pratica, egli fu più o meno contemporaneo della Guerra di Troia e dell’Esodo degli Ebrei dall’Egitto. Il ricordo delle sue imprese arrivò fino agli storici greci dell’epoca ellenistica, che lo chiamarono Nino, storpiando la seconda parte del suo nome, e ritenendolo il fondatore eponimo di Ninive, come Romolo di Roma. Non è escluso che il suo nome possa essere stato storpiato dagli Ebrei in Nimrod, sovrapponendolo alla suddetta etimologia riguardante una sua ribellione contro Dio.

« Le genti / che in Sennaar con lui superbe fuoro »

Ma che tipo di ribellione? La prima città fondata da Nimrod secondo l’autore biblico è proprio Babel, e perciò apparve naturale associare il nome del re mitologico all’edificazione della torre di Babele narrata in Genesi 11, vicenda che inizialmente era del tutto indipendente dalle « genealogie » della tavola delle genti. L’Autore Biblico ci dice che l’intera umanità, che a quei tempi aveva un medesimo linguaggio, viene a radunarsi nella pianura di Sennaar, e che comincia a costruire una città. Dopotutto anche Caino, dopo essere fuggito lontano da suo padre e da sua madre, come prima cosa aveva costruito una città per suo figlio. Dunque, costruire una città è un’impresa da peccatori. Inoltre, in questo caso si tratta della madre di tutte le città, perchè Nimrod vuole costruire una torre talmente alta che nessun diluvio possa più abbatterla, e che si veda da qualunque parte della terra, come un monito per tutta l’umanità. Arrivare fino al cielo e sfidare Dio a faccia a faccia non è intenzione di Nimrod espressa dalla Bibbia, ma un’interpretazione rabbinica successiva (in ebraico, un midrash); ciò non toglie comunque che si tratta di una chiosa particolarmente efficace, in accordo con la suprema superbia che si era soliti attribuire agli imperatori assiri, cui l’autore sta evidentemente pensando mentre tratteggia la figura di Nimrod.

Naturalmente, in linea con la solita « teoria della retribuzione », a mezzo dell’opera arriva Dio; col suo intervento diretto, dice: « Gli uomini sono un sol popolo ed hanno un solo linguaggio; confondiamoglielo ben bene, così non potranno mai terminare l’opera. » Nel capitolo 3 aveva detto, quasi allo stesso modo: « Adesso l’uomo sa la differenza tra il bene e il male; facciamo in modo che non stenda la mano e non colga dell’albero della vita, così che viva per sempre… » È un’azione PREVENTIVA. E il risultato qual è? Non il fatto che la torre cada a pezzi, anche se Jahweh potrebbe darle un calcio e annientarla come un castello di sabbia; preferisce agire sull’uomo, non sulle cose, e questo è il punto più importante del racconto della torre di Babele.

Gli uomini non si capiscono più per opera divina; parlano lingue diverse, e allora, come dice l’epitome rabbinica, a chi chiede la malta vengono dati i mattoni, a chi chiede il martello viene data la sega; e allora gli uomini, non capendosi più l’un con l’altro, decidono di interrompere l’ opera. Se qualcuno di voi ha letto a scuola la « Divina Commedia » con più entusiasmo di quanto non pretenda il professore medio, ricorderà quanto dice Dante in Purgatorio XII, 34-36: « Vedea Nembrot a piè del gran lavoro, / quasi smarrito, e riguardar le genti / che in Sennaar con lui superbe fuoro… » La descrizione è potentissima: Dante « fotografa » un Nimrod rimasto solo, con gli ultimi compagni che gli restano, ai piedi delle immense rovine della costruzione che doveva essere la più bella, la più grande, la più fastosa, ed è rimasta lì incompleta, come simbolo dell’impotenza umana a realizzare progetti che vanno al di là delle nostre capacità.

Secondo voi, quale nome voleva imporre Nimrod a questa città? La tradizione posteriore ha detto « Nimrod », ovviamente, il suo STESSO nome, come Caino chiama « Enoc » la città di suo figlio Enoc. Anche Roma ha avuto il nome del suo fondatore, Romolo; e così via. Invece, a questa città rimane appiccicato il nome di Babel, che in ebraico significa « CONFUSIONE ». In effetti, Babel somiglia un pochettino a Babilonia. In realtà, probabilmente in accadico Babilonia significa « Porta del dio », un nome molto più nobile; ma, come vi ho detto, gli Ebrei tendevano ad accostare al nome di ogni cosa un’etimologia che alludeva a qualcos’altro, in modo da spiegare in qualche modo il significato e il posto che tutto ha nella storia. In questo caso, nessun ruolo peggiore poteva essere assegnato a Babilonia, di quello di essere simbolo di confusione. Voi dovete immaginare questo crocevia di popoli che vanno e che vengono da ogni parte dell’immenso impero di Nabucodonosor; allora gli Ebrei, che sono lì e sentono parlare tutte le lingue della terra, dicono: « Qui Dio è intervenuto ed ha confuso le lingue, che prima erano una sola. » E così abbiamo ricostruito la genesi di questo racconto.

I patriarchi postdiluviani

Oh, beninteso, non dovete pensare che, perchè io vi ho raccontato tutto questo, la Bibbia possa essere DEMITIZZATA, o magari DERISA. No, assolutamente. Noi abbiamo fatto questo lavoro di penetrazione per capire qual è il vero significato della Bibbia; e a qualche risultato siamo arrivati, dal momento che abbiamo capito qual era il vero senso del racconto della Creazione, della caduta di Adamo nel peccato, dell’uccisione di Abele il giusto, del diluvio, della torre di Babele… A questo punto, per completare il nostro discorso, non ci resta che l’ultima parte del cap. 11, cioè la genealogia di Abramo.

Siccome questa genealogia parte ancora da Noè, anche qui dobbiamo purtroppo ammettere che si tratta di dati mitici. Anche se… è evidente che questi patriarchi, in qualche modo, tendevano a conservare una specie di « STORIA PATRIA », e quindi a passarsi di bocca in bocca i nomi dei propri antenati. Per esempio, anche nelle nostre famiglie si tende a ricordare i nomi dei trisnonni, e a volte anche i loro mestieri (mugnai, traghettatori sul fiume…).

E ciò è successo anche ai patriarchi, che si sono ricordati delle liste di nomi, non sempre fasulli; a volte sono effettivamente il ricordo di ANTICHE GENEALOGIE. In 10, 24 e in 11, 12 si dice che Arfaksad generò Selach, personaggio non meglio conosciuto il cui nome in ebraico significa « inviato » (la stessa etimologia della Piscina di Siloe in Gerusalemme, che « invia » l’acqua) o, secondo altre interpretazioni, « prosperità » (un nome benaugurale per molti figli in Israele). Ma ben più importante di lui è suo figlio Eber, poiché il suo nome contiene evidentemente la radice eponima dello stesso popolo ebraico! Comunemente si ritiene che il suo nome significhi « AL DI LÀ »; quindi, lascia intendere che certi popoli vivevano « al di là del fiume », forse l’Eufrate, vista la provenienza di Abramo. Da Eber è derivato il nome degli Ebrei, dato forse loro dai Cananei, perchè provenivano « dal di là » del Giordano; tale etnonimo è noto anche dalle iscrizioni egiziane, che parlano degli Habiru.

I figli di Joktan

Di Eber in 10, 25 si dice che ebbe due figli, Peleg ed Joktan (in 11, 16 si parla del solo Peleg). Del primo viene data un’etimologia leggendaria: Peleg significherebbe « divisione« , dal momento che « ai suoi tempi fu divisa la terra ». Il significato del suo nome tuttavia corrisponde esattamente al sostantivo accadico pulukku, che indicava una divisione del territorio per mezzo di confini; anche il corrispondente verbo assiro, palgu, si riferisce alla divisione dei terreni per mezzo di canali e sistemi di irrigazione. Vi era una città che portava il nome di Peleg, e precisamente il centro accadico di Phalgu, le cui rovine si trovano alla confluenza tra l’Eufrate e il fiume Chebar, meglio noto grazie ad Ezechiele 1:1.

E così, abbiamo la sensazione che anche i nomi presenti nella Grande Genealogia dei Semiti rimandino a località, più che ad individui storicamente vissuti. La conferma viene dal fratello di Peleg, Joktan, indicato da Gen 10:26-30 come il progenitore di non meno di tredici tribù arabe, ed il cui nome ritroviamo oggi in quello della città di Jectan, nei pressi dell’odierna Mecca.

Il nome del suo primogenito Almodad è affine a quello della tribù araba degli al-Morad. Il secondogenito Selef porta il nome di una tribù yemenita la cui capitale, Sulaf , si trova circa 90 km a nord di San’a. Il terzogenito Ascarmavet, chiamato Asermoth da Giuseppe Flavio, porta un nome incredibilmente simile all’Hadramaut, una valle che corre parallela alla costa meridionale dell’Arabia per oltre 300 chilometri, e il cui nome può significare « città della morte » (per l’aridità del terreno). Strabone ci dice che la tribù di Ascarmavet era una delle quattro principali tribù arabe preislamiche. Il quartogenito Jerach porta il nome di una città araba non lontano dall’Hadramaut, già citata come Yarki nelle iscrizioni di Assurbanipal.

Anche il quintogenito Adocam porta il nome di Hurarina nelle iscrizioni di Assurbanipal, e la corrispondente tribù araba era stanziata vicino a Yarki. Ben più importante appare il sestogenito Uzal (Giuseppe Flavio lo chiama Aizel), poiché secondo gli storici arabi ci dicono che Azal era il nome preislamico della città di San’a, la moderna capitale dello Yemen! Il settimo figlio Dikla appare nei documenti accadici come Diklat e in quelli assiri come Idiklat, ad indicare il fiume Tigri; ciò indicherebbe come luogo di insediamento di Dikla una regione a nord del Golfo Persico o nell’estremo nordest della penisola arabica.

L’ottavo figlio Obal rappresenta una tribù dell’Arabia meridionale già nota come Ebal o Abil. Il nono figlio Abimael ha il nome di una tribù dello Yemen, dove è nota la sua esistenza da antiche iscrizioni sabee. Il decimo figlio Saba fa evidente riferimento alla terra d’origine della Regina di Saba, già citata in 10:7 nella Tavola delle Genti. L’undicesimo figlio Ofir porta un nome ben noto alla Bibbia, giacché Salomone importava da Ofir oro, legno di sandalo e pietre preziose secondo 1 Re 9:28 e 10-11 e secondo 2 Cronache 8:18 e 9-10.

Il paese di Ofir divenne addirittura proverbiale come luogo di ricchezze (un po’ come noi oggi diciamo « vale un Perù »!): nel Salmo 45:9 si dice del Re « Figlie di re sono fra le tue dame d’onore, alla tua destra sta la regina, adorna d’oro di Ofir », e in Isaia 13, 12 « renderò gli uomini più rari dell’oro fino, più rari dell’oro di Ofir. » Questo nome proverbiale si è conservato fino ad oggi in quello della città costiera di Ma’afir nel sudovest dell’Arabia Saudita. Anche sul dodicesimo figlio Avila c’è poco da dire, essendo già stato citato nella Tavola delle Genti come secondogenito di Cus (e quindi come camita). Infine, il tredicesimo figlio Ibab porta il nome di un popolo già noto agli Accadi con il nome di Labibi, e conservatosi sino ad oggi nella città di Juhaibab, vicina all’odierna Mecca.

Gli antenati di Abramo

Torniamo ora agli antenati di Abramo. In 11,18 si cita il nome del primogenito di Peleg, Reu. Questo compare come nome di persona già nei documenti accadici, nella forma Ra’u, poi grecizzato in Ragau. Reu era il nome di un’isola dell’Eufrate presso la città di Anat, ma come Selach anche questo può essere un nome comune di persona, con il significato di « Ecco! » (sottinteso: un figlio, come dicevano le levatrici mostrando il rampollo a suo padre). Torniamo ai toponimi con il figlio di Reu, Serug, il cui nome è quello di una città e del distretto corrispondente, noto agli Accadi come Sarugi, ad ovest di Haran. L’ipotesi corrente è che dal termine Serug sia derivato un nome oggi famosissimo, quello della Siria (c’è però chi affèrma che esso sia una deformazione del nome dell’antica Assiria).

Anche il nome del figlio di Serug, Nacor, ci è noto da iscrizioni di Assurbanipal e dalle tavolette di argilla ritrovate a Mari, che contengono il nome Nahur, con riferimento ad una città importante nel secondo millennio a.C. Nacor è anche il nome di uno dei fratelli di Abramo. Ed arriviamo così a Terach, il padre di Abramo, ultimo uomo al quale la Genesi assegna una vita lunga più di due secoli. Nella letteratura semitica il suo nome è associato a quello del dio della luna, e va collegato ai cosiddetti teraphim, piccole raffigurazioni idolatriche che sono state rinvenute in moltissime case del secondo millennio a.C. È possibile che la maggior parte delle famiglie li tenesse in casa come i Romani facevano con i Penati, i numi tutelari del focolare domestico. Tuttavia, vicino alla città di Haran vi era anche un centro abitato con il nome di Terach, noto agli Accadi come Turahu e agli assiri come Turahi.

Terach secondo Gen 11, 26 ebbe tre figli: Abramo, Nahor e Haran.

Haran, il più giovane dei tre figli, sarebbe nato ad Ur e vi sarebbe morto in giovane età, dopo aver generato Lot, che da allora in poi Abramo avrebbe trattato come un figlio. La tradizione successiva dirà che suo padre Terach non si è limitato ad emigrare con la sua tribù ad Haran, ma avrebbe addirittura fondato quella città, chiamandola così in onore di suo figlio. Tale città sorgeva sulla strada principale che congiungeva Ninive a Karkemish, due centri importanti all’epoca dell’Autore Biblico, ma non a quella di Abramo.

Essa corrisponde alla romana Carre, dove Crasso trovò la morte, sconfitto dai Parti; nell’Alta Mesopotamia essa era uno dei principali centri del culto lunare, che come abbiamo detto era associato al nome di Terach (pare che il suo tempio fosse altrettanto famoso della ziggurat di Ur). Quanto infine ad Abramo, il fondatore del monoteismo come noi oggi lo conosciamo, a Babilonia è stata ritrovata una tavoletta di argilla sulla quale è riportato il nome di un uomo chiamato Abi-Ramu, ed anche nelle tavolette di Ebla compare un Abarama; ad Ebla è attestato anche il nome di Sarai.

Il significato comunemente accettato di questo nome è « PADRE ECCELSO », ma in seguito, con una piccola modifica, diverrà « PADRE DI UNA MOLTITUDINE ». Questa trasformazione non è un fatto casuale: la Genesi la presenta come un intervento diretto dell’Altissimo, che cambia nome al suo pupillo. Tutti i nomi geografici vengono imposti ai diversi luoghi dal loro scopritore, al momento di prenderne possesso: imporre il nome vuol dire cioè RIAFFERMARE LA POTESTÀ su qualcosa. Quando Dio muta il nome di qualcuno, vuol dire che gli assegna un ruolo nella storia. Ad Abramo assegna il destino di non essere più un padre, eccelso sì, ma solo dei propri figli, bensì quello di essere il padre di una moltitudine di credenti (degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani). Non so se lo sapevate, ma al momento dell’annunciazione l’arcangelo Gabriele cambia nome anche a Maria, assegnandole quello che viene chiamato il suo « nome di grazia »: Kekaritomene, cioè « la Piena di Grazia », l’ »oggetto dell’amore » di Dio.

Epilogo: non « storicamente certi », ma « storicamente accertabili » Con questo, abbiamo concluso l’analisi della possibile storicità della parte « mitico -sapienziale » della Genesi. Le avventure di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe non possono ancora essere considerate storiche nel senso moderno della parola, in quanto questi quattro personaggi appartengono ancora alla cultura ORALE: le loro tradizioni per secoli sono state tramandate oralmente, e perciò sono state soggette ad un lungo periodo di rielaborazione, con la conseguenza che qualcosa è stato modificato, tagliato o ingigantito. Pensate che proprio i discorsi di Dio ad Abramo, e cioè i brani che danno l’impressione di maggior storicità, sono i più TARDI di tutte le storie dei patriarchi.

Paiono scritti in presa diretta, quasi fossero stati stenografati, eppure sono stati composti verso il 500 a.C., e cioè quasi 15 secoli dopo le vicende a cui si riferiscono! È ovvio che non possiamo pretendere la storicità da questi racconti: essi sono velati da elementi sapienziali, cioè vogliono raccontare un progetto di Dio, non tanto una storia come la successione al trono di Davide.

Tuttavia, nonostante questo, la figura di Abramo, e quindi anche quelle di Isacco, Giacobbe e Giuseppe, pur non essendo storicamente certe, perchè non possediamo (a differenza dei re d’Israele) documenti archeologici che ne comprovino l’esistenza, sono da ritenersi storicamente accertabili, rientrando in un preciso quadro storico. In esso, gli Ebrei non erano un popolo stanziale, come lo troviamo ai tempi dei Re, o anche solo dei Giudici; bensì dei pastori nomadi. Cosa dice Mosè al suo popolo in Deut 26, 4 ss.? « Mio padre era un arameo errante ».

È il fondamento di tutti i discorsi sul passato degli Ebrei. All’inizio erano NOMADI, come i beduini; solo in seguito sono divenuti SEDENTARI. Quindi Abramo, Isacco e Giacobbe si collocano in quel preciso momento storico nel quale gli Ebrei non erano ancora ciò che noi conosciamo di loro attraverso i documenti storici, cioè non erano ancora un popolo stanziale come le altre civiltà monumentali loro contemporanee. E siccome ai loro lontani discendenti dell’immediato post-esilio babilonese interessava sapere chi fossero i loro antenati, e cosa ci facessero in quell’angolo di mondo (dopotutto non interessa forse anche a noi?), fu definitivamente messo per iscritto quell’insieme di tradizioni diverse, alcune delle quali risalenti al regno di Davide, che finì per costituire il libro che oggi conosciamo come « la Genesi ».

A partire da questo intento fondamentalmente didattico, in modo da far comprendere ai pii israeliti quale fosse il fondamento storico della loro fede, la narrazione venne poi estrapolata (per soddisfare una curiosità innata in tutti noi) fino a dare una risposta alla famosa ed eterna domanda: « Qual è mai stato il principio di tutte le cose? » Molto bene, credo che la domanda che ci siamo posti all’inizio circa la possibile storicità degli eventi di Genesi 1-11, ha ormai ricevuto una più che adeguata risposta.

Naturalmente, questa mia analisi non pretende di esaurire l’argomento, ma vuole essere solo un punto di partenza per chi vuole approfondire i temi dell’esegesi biblica; ed è a questo fine, che ho preparato per voi un elenco dettagliato di tutti gli eventi di Genesi 1-11, raccolti versetto per versetto, come potete vedere nell’Appendice. Dal canto mio, io spero di non avervi annoiato, trattenendovi così a lungo su questo tema, perché vale anche per me l’ammonimento del Siracide (7,14): « Non parlare troppo a lungo nell’assemblea! » Grazie dell’attenzione, e al prossimo ipertesto.

Vedi: Tavola sinottica9° dei 12 art. diTeologia su Genesi 1-11

 

 

Discendenti di Noé dopo il diluvio 7 /12 di Genesi 1-11 25 septembre, 2014

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LA TAVOLA DELLE GENTI

Le tre famiglie di popoli: Semiti, Camiti, Giapetiti (la tavola delle genti)

Da:  http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm
Una Visione della Storia dell’umanità in 12 articoli 
Genealogia o carta etnografica? (la tavola delle genti)
7° dei 12 art. di Teologia su Genesi 1-11

Le tre famiglie di popoli

La cosiddetta « TAVOLA DELLE GENTI » è contenuta in Genesi 10 e, apparentemente, somiglia ad una genealogia: ci sono dei padri, dei figli e talora anche dei nipoti. Noè, il capostipite, ha tre figli: tre è sempre il numero della pienezza. Ciascuno dei suoi figli ha, a sua volta, degli altri figli, i quali danno vita a… tutti i popoli della terra! Quindi, la prospettiva dell’autore biblico improvvisamente si « svasa », si allarga « ad imbuto » e coinvolge TUTTE le nazioni. 

Dall’unico patriarca, Adamo, « l’UOMO » per antonomasia, e poi anche dall’unico patriarca Noè, il « PROLUNGATORE », arriviamo finalmente a tutte le genti che al tempo degli Ebrei popolavano la terra conosciuta. 
Il fatto è che, effettivamente, questa genealogia non va riportata al 10.000 avanti Cristo o giù di lì, come il diluvio universale, ma al tempo in cui la Bibbia fu scritta, cioè (in questo caso) verso il 550 a.C. In realtà, proprio come la genealogia dei Terahiti a cui si è accennato prima, la « tavola delle genti » rappresenta una distribuzione etnografica; o, in altri termini, rappresenta la CARTA GEOGRAFICA del mondo noto agli autori biblici. 

Naturalmente in essa non sono riportati i confini dei paesi, i continenti e gli oceani, le isole, i fiumi, i laghi come in un moderno atlante geografico; è invece una CARTA ETNOGRAFICA, perché intende piuttosto presentare come i vari popoli si sono dislocati sulla terra. 
Essi sono suddivisi in TRE grandi famiglie, quelle dei CAMITI, dei SEMITI e dei GIAPETITI. È una suddivisione usata ancor oggi, specie per le lingue, definite ancor oggi di ceppo « camitico », « semitico » o « indoeuropeo ». La distribuzione di queste lingue intorno al 550 a.C. era la seguente: Vedi carta sopra.

I Semiti sono, ovviamente, i discendenti di Sem. Sem vuol dire « nome » in ebraico, e il nome per gli Ebrei rappresenta l’essenza stessa delle cose, come si è ricordato. I Semiti sono perciò « coloro che hanno un nome », sottintendendo « un nome famoso ». Essi vivevano, come si vede dalla cartina soprastante, nelle zone mediorientali, anche se oggi gli Arabi si sono espansi dalla Mauritania all’Iraq (lingue tipicamente semitiche sono l’ebraico, l’arabo ed il fenicio). 

I Camiti, nipoti di Cam, abitavano il Nord africa e l’Etiopia (infatti il copto, ancora oggi usato nella liturgia della chiesa ortodossa egiziana, e l’amarico parlato in Etiopia sono le due lingue più importanti del gruppo camitico). Il nome stesso Cam deriva dall’egiziano Kem, cioè « terra nera », con cui gli egizi indicavano il loro paese, reso fertile dal limo scuro delle inondazioni del Nilo, in contrapposizione alle « terre rosse » dei deserti circostanti.
Quanto ai Giapetiti, discesi da Jafet, essi abitavano le regioni settentrionali del mondo, e cioè l’Europa, l’attuale Turchia, la Persia, il bassopiano Turanico e l’India. Per questo motivo sono detti anche Indoeuropei. 

Sono indoeuropee le lingue romanze come l’italiano, quelle sassoni come l’inglese, quelle slave come il russo, oltre al greco, all’albanese, al persiano e alle lingue indiane come l’hindi. 
L’origine del nome « Jafet » deriva probabilmente da un gioco di parole presente in Genesi 9:27, passo in cui viene raccontato uno strano episodio: Noè, divenuto coltivatore dopo il diluvio, pigia l’uva e si ubriaca di vino (la tradizione rabbinica successiva attribuirà l’invenzione di quest’ultimo a un inganno perpetrato dal demonio ai danni del patriarca), addormentandosi nudo sotto la tenda. Cam lo vede e va a riferire la cosa ai fratelli, i quali invece si preoccupano di ricoprire il padre senza guardarlo. 
Ridestatosi, Noè scopre la cosa e maledice Cam (e suo figlio Canaan), benedicendo invece Sem e Jafet: « Dio espanda Jafet, e questi dimori nelle tende di Sem ». Il verbo « espandere », « rendere spazioso » usato nella benedizione può essere collegato ad uno dei significati possibili del nome Jafet. 
La misteriosa benedizione noachica viene di solito interpretata come una condanna dei popoli cananei nemici di Israele, discendenti di Cam, ed una esaltazione di Sem, antenato degli Ebrei, e di Jafet, la cui discendenza si sarebbe « dilatata » su quasi tutto il mondo conosciuto (egli è l’unico tra i fratelli ad avere sette figli, come vedremo tra poco) e poi si sarebbe convertita alla fede del Dio d’Israele, profezia realizzatasi con il Cristianesimo. 

Altri invece interpretano il nome di Jafet collegandolo alla radice che significa « bellezza », e non manca chi ha messo in relazione il suo nome a quello di Jupiter, nome latino del dio Giove.
Attenzione, però: non date retta a chi vi vuol far credere che Jafet era il progenitore della razza bianca, Sem quello della razza gialla e Cam di quella nera. Semiti, Camiti e Giapetiti sono tre famiglie di popoli tutti di razza bianca, o meglio caucasica, perchè agli Ebrei di quel tempo le razze mongolica e negroide, così come quelle amerindia ed australoide, non erano ovviamente note. 
Questo pacchiano errore è un esempio di « concordismo »: siccome dopo le grandi scoperte geografiche del ’500 gli uomini bianchi vennero a contatto con le altre razze umane, sembrò loro logico che tutte dovessero discendereda Noè. 

TavolaDelleGenti

Ma Noè aveva solo tre figli; tuttavia, se estrapolate la cartina soprastante, vi accorgete che i Camiti potrebbero inglobare anche i neri africani, mentre l’area semitica potrebbe essere estesa fino a contenere l’estremo oriente. Da qui, nasce un clamoroso anacronismo che purtroppo è duro a morire.

I discendenti di Jafet

Il capitolo 10 della Bibbia comincia col presentare nel versetto 2 i discendenti di Jafet. Questi ha sette figli (altro numero magico!): nell’ordine si chiamano Gomer, Magog, Madai, Javan, Thubal, Mesech e Thiras. Probabilmente, letti così, per voi non significheranno nulla, come i nomi dei patriarchi antidiluviani. In realtà per ognuno di essi è possibile rintracciare dei precisi significati, anche se l’identificazione non è facile, e richiede talvolta una conoscenza approfondita della geografia e della storia antiche. 

Cominciamo con Gomer, da alcuni identificato con il popolo dei Cimmerii, che a partire dal 750 a.C. calarono dal Caucaso e tentarono più volte di invadere la Mezzaluna Fertile, come avrebbero fatto i Germani secoli più tardi con l’Impero Romano; gli Assiri, che faticarono sette camice per sconfiggerli, li chiamavano « Gimirrai », e il nome della Crimea è probabilmente una deformazione di « Cimmeria ». Rappresentando una tale minaccia per tutti i popoli dell’Asia Minore, non c’è da stupirsi che l’Autore Biblico lo consideri il primogenito di tutti i Giapetiti!
Magog secondo alcuni non rappresenta una persona, ma addirittura un’area geografica, significando « terra di Gog ». Gog sarebbe da identificarsi con Gige, in lingua assira Gug, Re dei Lidi dal 716 al 678 a.C., fondatore della dinastia dei Mermnadi, di cui parla ampiamente Erodoto; secondo la leggenda, Zeus gli regalò un anello in grado di renderlo invisibile. Il nome di Magog dunque potrebbe designare il popolo dei Lidi, effettivamente di stirpe indoeuropea. Tale termine però viene ripreso più avanti nella Bibbia, da Ezechiele in 39:6 e dall’Apocalisse in 20:8, diventando simbolo dei paesi stranieri nemici di Israele.

Facilissima è l’identificazione di Madai con i Medi, che nel 609 a.C., alleati con i Babilonesi (i distruttori del tempio di Gerusalemme), rasero al suolo Ninive ponendo fine all’Impero Assiro. Ai tempi di cui parliamo, il loro impero si estendeva dalla Turchia all’Afghanistan, e quindi non potevano passare inosservati.
Anche Javan ci ricorda troppo da vicino gli Ioni perchè possa trattarsi solo di una coincidenza. La Ionia era una porzione occidentale dell’Anatolia abitata da Greci emigrati dalla madrepatria; fra le stirpi elleniche, era quella geograficamente più vicina agli Israeliti, e probabilmente l’unica nota in epoca assira; non stupisce perciò che gli Ioni siano considerati i primogeniti di tutti i Greci! 

Al versetto 4 si nominano ben quattro figli di Javan: Elisa, Tarsis, Chittim e Rodanim. Elisa fa venire in mente l’Ellenia, cioè la Grecia continentale; Chittim e Rodanim sono rispettivamente i nomi plurali che indicano gli abitanti di Cipro e di Rodi, a quei tempi fiorenti centri commerciali. 
Tarsis non è facile da identificare ma, a chi non è del tutto digiuno di archeologia, fa venire in mente Tartesso, fiorente colonia vicina all’attuale Gibilterra, distrutta dai Cartaginesi nel 553 a.C., e da qualcuno identificata con l’Atlantide di Platone. 
Anche Giona, sottrattosi alla missione affidatagli da Dio di predicare a Ninive, in oriente, cerca di fuggire a Tarsis, cioè praticamente ai limiti occidentali del mondo conosciuto, proprio in direzione opposta a quella indicatagli dal suo « datore di lavoro ». 
Dunque, i nomi dei quattro figli di Javan sono in realtà nomi di quattro popoli, tutti in buone relazioni con i Greci. Sono gli abitanti delle cosiddette « ISOLE DELLE GENTI », e cioè la Grecia, Cipro, Rodi e la Spagna, localizzati dall’incerta geografia del tempo nel bel mezzo del Mediterraneo.

Torniamo ai figli di Jafet del versetto 2. In Thubal, probabilmente, si possono riconoscere i Tibareni di Erodoto, popoli stanziati sulla costa del mar Nero, che sono detti commerciare con Tiro in Ez 27:13. Li citano anche il geografo Strabone ed il poeta ellenistico Apollonio Rodio nelle sue « Argonautiche » (II, 1010); entrambi sostengono che, quando le donne dei Tibareni devono partorire, sono i mariti a mettersi a letto e a gemere (paese che vai, usanza che trovi!).
 Il nome di di Mesech invece lo ritroviamo anche nel salmo 120:5: « Ahimé, sono come straniero in Mesech… » Chi ha letto ben bene le « Storie » di Erodoto può riconoscere qui coloro che egli chiama i Moschi, abitanti come i Tibareni della costa del mar Nero, considerati barbari dagli Assiri che nei loro testi li chiamano i « Muski ». 
Infine, Thiras ricorda moltissimo i Tirreni, altro nome degli Etruschi, sulla cui misteriosa origine si è molto favoleggiato, a partire da Erodoto, che li dice discendenti dei Lidi. Tra l’altro, gli Etruschi sono forse l’unico popolo non indoeuropeo, e quindi non discendente di Jafet, proposto in questa lista!

I figli di Gomer

Nel versetto 3 troviamo i nomi dei tre figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma. Il primo corrisponde forse agli Askuz delle iscrizioni assire, che sarebbero da identificarsi con gli Sciti, tribù nomadi del bassopiano centrasiatico, che premendo sui Cimmerii avrebbero provocato la loro espansione verso la Mesopotamia. 
Gli Sciti invasero i territori originariamente abitati dai Cimmerii, e come tali potevano a buon diritto essere creduti i loro primogeniti. Più tardi, gli ebrei europei del Medioevo identificarono in Askenaz la Germania, ed Askhenaziti gli ebrei dell’Europa Centro-orientale che parlavano l’idioma Yddish, una variante del tedesco, in contrapposizione ai Sefarditi, abitanti della Spagna; ma si tratta solo di un’attribuzione assai posteriore all’Autore Biblico.

Rifat (in ebraico significa « frantoio ») secondo Giuseppe Flavio sarebbe stato l’antenato dei Rifaci, cioè degli abitanti della Paflagonia, una regione dell’Anatolia affacciata sul Mar Nero; essi diedero il nome ai monti Rifei, che secondo i geografi antichi rappresentavano il confine nordoccidentale del mondo abitato.
Alcune leggende irlandesi lo chiamano Reidhpath o Diphath, ed affermano che egli fu l’antenato dei popoli Celti. Togarma (citato anche in Ez 27:14) potrebbe essere in relazione con il popolo dei Tilgarimmu, tributario degli Assiri, che viveva sul corso superiore dell’Eufrate. 
Lo storico Eusebio di Cesarea (263-339 d.C.) afferma che egli fu l’antenato degli odierni Armeni, ma alcuni dicono invece che egli avrebbe dato origine ai popoli Turchi.

I discendenti di Cam

Come si vede, cominciamo ad avere un’idea precisa del carattere « etnografico » della tavola delle genti. Una ulteriore conferma ci viene dai quattro figli di Cam: Cus, Mizraim, Put e Canaan. Cus indica anzitutto la Nubia (l’attuale Sudan), dove si era formato appunto la civiltà di Kush. 
Quanto a Mizraim, come i già citati Chittim e Rodanim è un plurale, e già di per sé significa « gli Egiziani »: non un solo capostipite, dunque, quanto piuttosto l’intero popolo. Nel libro dell’Esodo, l’Egitto è solitamente chiamato proprio « Mizr », una parola di origine semitica che probabilmente in origine significava « frontiera di un territorio ». 
I suoi abitanti invece chiamavano l’Antico Egitto con il nome di Khem, cioè « terra nera », con evidente riferimento al fertile limo depositato dalle piene del Nilo, e in contrapposizione alla « terra rossa » del deserto (deshret). Come si è già detto, secondo molti il nome di Cam, figlio di Noè, deriva proprio dal termine « Khem »! Il nome attuale dell’Egitto deriva invece dalla parola greca Aìgyptos; si è avanzata l’ipotesi che essa provenga dall’egiziano antico e significhi « Casa del Ka (anima) di Ptah », essendo Ptah il dio creatore del pantheon egizio. 

Può apparire strano che la Nubia sia considerata primogenita di Cam, mentre il potente e glorioso Egitto sia degradato al ruolo di secondogenito; l’enigma però trova soluzione considerando che, al tempo in cui fu compilata la Tavola delle Genti, l’Egitto attraversava un periodo di grave decadenza, pallida ombra dello splendore dei ramessidi, e dal 715 al 656 a.C. fu addirittura governato da una dinastia nubiana, la venticinquesima.
Put dovrebbe rappresentare il corno d’Africa; infatti il « paese di Punt » era il limite inferiore del commercio marittimo dei Faraoni, ed è citato con il nome di Puta anche da una iscrizione di Dario il Grande, Re dei Re di Persia dal 522 al 486 a.C. 
Quanto a Canaan, è fin troppo evidente che designa i popoli cananei della Palestina, preesistenti all’invasione da parte di Giosuè e soci; il nome di tali popoli è connesso al termine semitico « kinahhu », che indicava il color porpora con cui essi tingevano le stoffe, e tale è anche il significato in greco del termine « Fenici ». 

Canaan è detto generare Sidon suo primogenito, che era la più importante città della Fenicia, oltre ad un numero impressionante di popoli: nell’ordine, gli Etei, i Gebusei, gli Amorrei, i Gergesei, gli Evei, gli Arachei, i Sinei, gli Arvadei, i Samarei e gli Amatei. 
Erano tutti abitanti di piazzeforti cananee piccole o grandi al momento dell’occupazione israelita; gli Etei in particolare sono gli Ittiti, che contesero all’Egitto il predominio sul Medio Oriente al tempo di Ramses II. All’arrivo degli Ebrei in Canaan, tuttavia, l’impero ittita era già decaduto da tempo, e in Palestina restavano solo piccoli insediamenti dei loro discendenti; essi apparivano dunque una tribù secondaria, e non c’è da stupirsi se la Genesi non fa menzione della loro passata grandezza. 

Stesso discorso vale per gli Amorrei, i fondatori di Babilonia, ormai decaduti e pressoché estinti nel VI secolo a.C. Secondo alcuni, invece, gli Evei sono gli Hurriti, che fondarono il Regno di Mitanni nell’alta Mesopotamia, fiorito tra il 1500 e il 1250 a.C. I Gebusei erano gli abitanti della piazzaforte di Gerusalemme; i Gergesei occupavano la piazzaforte cananea di Kirkash; gli Arachei erano forse gli abitanti della città fenicia di Arka; i Sinei della piazzaforte di Sianna; gli Arvadei della città fenicia di Arvad; i Samarei del centro abitato di Simarra (oggi poco a nord di Tripoli); e gli Amatei della città siriana di Hamat. 

Questa lista è considerata preziosa, perchè fornisce un quadro preciso della Palestina preisraelitica, che gli Ebrei conoscevano benissimo, perchè questi popoli li avevano dovuti sgominare tutti ad uno ad uno. Non lo hanno fatto certamente nel giro di una sola generazione (quella di Giosuè, intendo): per esempio, gli Amorrei furono sconfitti ancor prima del passaggio del Giordano, perchè abitavano nell’attuale Giordania: il loro re Seon fu battuto da Mosè insieme a Og, mitico re di Basan, secondo il racconto di Num 21:21-35. Invece i Gebusei furono sconfitti solo da Davide, secondo quanto riferisce 2 Sam 5:6-9, quindi più di due secoli dopo Giosuè.

I figli di Cus

Problematica è l’identificazione dei figli di Cus, chiamati nel versetto 7 Seba, Avila, Sabta, Raama e Sabteca, mentre Saba e Dedan sono detti figli di Raama. I più identificano Seba (attenzione, è un nome maschile come i successivi!) con la città di Sabai citata dal geografo Strabone e da Giuseppe Flavio, posta sulla costa occidentale della penisola arabica. Avila è già stata in Gen 2:11 come una terra favolosa, tale che « l’oro di quel paese è puro; là si trova pure la resina profumata e la pietra d’onice »; come si è già spiegato in precedenza, probabilmente coincide con quella che gli arabi preislamici chiamavano la tribù di Hawlan, insediata sulla costa orientale dell’Arabia. 
Quanto a Sabta, quasi certamente indica quelle popolazioni arabe chiamate Sabateni da Giuseppe Flavio, Saptha da Claudio Tolomeo e Messabathi da Plinio il Vecchio, stanziate nella parte orientale della penisola arabica. Il nome di Sabta si è conservato fino ad oggi in quello della città di Shabwat, la capitale del Hadramaut. 

Passiamo a Raama: tutt’oggi esiste una località con questo nome nel sudovest dell’Arabia Saudita. Tolomeo chiamava tale regione Ragmas, era vicina alla terra di Avila e ad est di Ofir; i suoi abitanti sono noti da altre fonti per aver commerciato con Tiro e Sidone. Sabteca viene identificato da Giuseppe Flavio con il popolo dei Sabactas, stabilitisi nell’odierno Yemen. 
Pochi i dubbi sul fatto che Saba, nipote di Cus, rappresenti il favoloso paese da cui proviene la regina di Saba che va a trovare re Salomone nel I libro dei Re (10:1-13); la tradizione poneva tale paese in Etiopia, ma alcune iscrizioni ritrovate iscrizioni del nord dello Yemen, risalenti al IX secolo a.C., ci parlano di Saba come di un fiorente regno dell’Arabia meridionale, quella che i Romani chiameranno « Arabia Felix ». 

Infatti a quei tempi tale regione era molto fertile, essendo bagnata da ingegnosi sistemi di irrigazione controllati da una grande diga che sbarrava il fiume Adhanat, oggi prosciugato: la diga crollò nel 542 a.C., un evento che viene ricordato nel Corano e descritto come un giudizio di Dio su quel popolo. 
Il Regno di Saba ci è noto anche attraverso iscrizioni assire dell’VIII secolo a.C., nelle quali era famoso come una delle quattro « Terre delle Spezie » (le altre erano Minea, Kataban e Hadramaut), ed oggi ne sono stati riportati alla luce alcuni resti archeologici di proporzioni monumentali. 
Infine, Dedan è citato anche in Ezechiele 27:15, dove si dice che i suoi figli « pagavano [ Tiro ] con corni d’avorio [ zanne d'elefante ] ed ebano ». Presente in alcune iscrizioni cuneiformi, il loro principale insediamento era la città oggi conosciuta come Al-Ula, circa 70 miglia a sud-ovest della moderna Taima, in Arabia.

I figli di Mizraim

I versetti 13 e 14 elencano i figli di Mizraim, cioè dell’Egitto: Lud, Anam, Laab, Naftuh, Patros, Casluh e Caftor. Il primo crea subito problemi, poiché Lud in Gen 10:13 è detto figlio di Mizraim, quindi nipote di Cam, mentre in 10:22 è annoverato tra i figli di Sem. Omonimia? Una svista dell’autore biblico? Dopotutto, il Pentateuco era considerato così sacro che venivano ricopiati fedelmente anche gli errori di grammatica. Appare probabile che, se di errore non si tratta, i due Lud indichino popoli diversi, e questo non è da identificarsi con i Lidi di cui diremo più avanti, ma forse con i Lebu, stanziati sulla costa settentrionale dell’Africa, che in più di un’occasione hanno fornito truppe mercenarie all’Egitto. 

Riguardo ad Anam, il re assiro Sargon II nelle sue iscrizioni ci parla degli A-na-mi dell’Anatolia meridionale, da lui sconfitti (ma i sovrani assiri si vantavano di aver sbaragliato il mondo intero). Sicura è l’identificazione di Lehab con la Libia: già i Faraoni Merneptah e Ramses III si vantavano, nel XIII-XII secolo a.C., di aver sconfitto il popolo dei Libi, perciò antichissimo. 
Naftuh secondo me deriva dal nome dei Na-patob-im, letteralmente « quelli della palude », nei testi egizi, popoli stabilitisi nel delta del Nilo e nella parte occidentale dell’Egitto. Idem dicasi per Patros, da identificare con gli Ptores, tribù migrata in Egitto ed ivi rimasta; nelle sue iscrizioni il re assiro Assaraddon (681-668 a.C.) afferma di aver sottomesso i Paturisi durante una sua spedizione in Egitto. 

Casluh, citato da Giuseppe Flavio con il nome di Chesloim, era probabilmente un’altra tribù affine alle precedenti, tributaria dell’impero egiziano. Infine, appare naturale identificare Caftor con i Cretesi, chiamati Keftiu dagli egiziani (alcuni studiosi moderni però identificano Caftor con la Cappadocia). Caftor è detto essere antenato dei Filistei, i più fieri nemici di Israele (e in particolare di Sansone); ed infatti, i Filistei facevano parte di quei « popoli del mare » di cui si parla in documenti egiziani, che invasero il Vicino Oriente sul finire del II millennio a.C. provenienti dalle isole del Mediterraneo. 
Ramses III li cacciò dall’Egitto, ma essi si stanziarono sulla costa meridionale della Terrasanta, che da essi prese il nome di Palestina. Oggi si sa però che essi erano indoeuropei, non camiti: infatti usavano il ferro, mentre Egiziani, Mesopotamici ed Ebrei erano ancora immersi nell’Età del Bronzo. Forse l’autore biblico li ha confusi con gli altri cananei, facendo di tutta l’erba un fascio. 

I discendenti di Sem

Assai più facile è riconoscere popoli noti nei nomi dei discendenti di Sem. Elam, citato fra i quattro regni che mossero guerra a Sodoma e Gomorra in Gen 14, rappresenta un ricco stato sorto ad oriente della Mesopotamia, sulle rive del Golfo Persico, annesso dagli Assiri intorno al 640 a.C., e poi dai Medi e dai Persiani. 
Contro di esso vaticina Geremia (49:34-39). Assur indica ovviamente l’Assiria, potentissima fino a poco prima della definitiva stesura della Genesi. Nessun dubbio neanche su Aram: l’aramaico era la lingua parlata comunemente nell’impero neobabilonese, e deriva dagli Aramei, abitanti della Siria e della Mesopotamia settentrionale. Il regno di Aram era stato sottomesso da Davide in II Sam 10, e restò sempre un vicino scomodo per Israele e Giuda. 
Dopo l’esilio a Babilonia, gli Ebrei dimenticarono l’ebraico come lingua parlata, e adottarono l’aramaico, il linguaggio in cui si esprimeva anche Gesù. In qualche villaggio lo si parla ancor oggi.

In 10:23 vengono elencati quattro figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas. C’è ancora un notevole disaccordo tra gli esegeti per quanto riguarda la zona precisa in cui si sarebbero stabiliti i discendenti di Uz, e ciò non deve sorprenderci, viste le abitudini spesso nomadi degli Aramei. 
Di sicuro sappiamo che Uz fu la patria di Giobbe, protagonista di un celebre libro sapienziale (« C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe… »). Lamentazioni 4:21 afferma: « Gioisci, o figlia di Edom, che risiedi nel paese di Uz! » Questo è sufficiente per affermare che tale tribù doveva essere imparentata in qualche modo con gli Idumei, e quindi doveva essere stanziata nell’Arabia settentrionale. 

Giuseppe Flavio, probabilmente a ragione, lo identifica con la regione chiamata Traconitide nel Vangelo di Luca (3:1) e parte della Tetrarchia di Erode Filippo, figlio di Erode il Grande: una zona desertica e poco ospitale, oggi al confine tra Siria e Giordania, che però era abitata da pastori nomadi fin da tempi immemorabili. 
Il secondogenito di Aram, Cul, prende nome da un’area vicina alla Traconitide, a nord del lago di Galilea, dove si trovano il lago e la valle di Hule, citate anche da Giuseppe Flavio: un’area paludosa oggi bonificata, in cui il moderno Stato di Israele ha istituito una riserva naturale. 
Il lago di Hule è formato dall’accumulo di acqua proveniente dalle due fonti del Giordano, prima di iniziare la loro discesa verso il lago di Galilea. Gheter è invece una tribù che Giuseppe Flavio dice stanziata a sud di Damasco. Infine, Mas va probabilmente interpretato con i Mashu citati da testi accadici e con i Msh’r delle iscrizioni egiziane, una tribù che abitava l’interno dell’odierno Libano.

Torniamo agli altri figli di Sem. Sembra naturale identificare Lud, da non confondersi con l’omonimo camita di 10:13, con il popolo dei Lidi, che al tempo dell’esilio a Babilonia aveva creato un forte regno nell’Anatolia occidentale. Anzi, in quegli anni si era creato una specie di « equilibrio geopolitico » tra l’impero neobabilonese, l’impero dei Medi, il regno faraonico ed il regno di Lidia. 
Re di Lidia fu quel Creso che la mitologia ricorda come il Paperon de’ Paperoni dell’antichità (ancora oggi, uno che è ricco sfondato si dice « ricco come un Creso »). 
La leggenda vuole che egli consultò l’oracolo di Delfi prima di muovere guerra a Ciro il Grande, e quello gli rispose: « Se lo combatterai, distruggerai un grande regno ». Creso scese in battaglia contro i Persiani, ma fu sbaragliato, e il grande regno che distrusse fu il proprio. Capita.

Il misterioso Arfaksad

Veniamo ad Arfaksad, che è diretto antenato di Abramo, pur essendo solo il terzogenito di Sem (appare strano che l’Autore Biblico non abbia fatto discendere il Popolo Eletto dal primogenito del primogenito di Noè). Secondo la maggior parte degli orientalisti, il suo nome deriverebbe da Arp-Keshed, cioè « i confini della Caldea »; a confermare quest’ipotesi vengono alcune tavolette hurrite, nelle quali il suo nome compare nella forma Arip-Hurra, cioè « il fondatore della Caldea » (tale nome era noto anche agli Accadi nella forma Arraphu). 
Arfaksad sarebbe dunque il progenitore dei Caldei, un popolo di lingua aramaica forse originario dell’Arabia orientale, che nel XIV secolo a.C. occupò il sud della Mesopotamia, stanziandosi fra Babilonia ed il Golfo Persico. L’ascesa al trono di Babilonia di Nabupolassar nel 626 a.C. segnò l’inizio dell’ascesa di questo popolo, che si alleò con Ciassare, re dei Medi, e con il suo aiuto assediò e distrusse la grande città di Ninive, ponendo fine all’impero assiro. 

In seguito Nabucodonosor II, figlio di Nabupolassar, distrusse il Tempio di Gerusalemme; all’impero caldeo pose fine Ciro il Grande di Persia, conquistando Babilonia nel 539 a.C. Genesi 11:31 dice che Terach con la sua famiglia « uscì da Ur dei Caldei »; si tratta di un anacronismo, poiché all’epoca di Abramo probabilmente i Caldei non si erano ancora stanziati nella Bassa Mesopotamia, ed Ur era ancora una città sumerica; la dizione « Ur dei Caldei » è qui utilizzata perché, al tempo della redazione finale del Pentateuco, Ur si trovava nel territorio dei Caldei, e dunque l’Autore poteva credere che fossero stati loro (e quindi Arfaksad) a fondarla. 
Di qui, la discendenza di Abramo dall’antenato dei Caldei. Ma non tutti sono d’accordo con questa identificazione. Lo storico canadese Donald B. Redford nella sua opera « Egitto, Canaan, e Israele nei tempi antichi » ha proposto di interpretare Arfaksad come la trascrizione in caratteri ebraici di Urfa-Kasid, cioè di Urfa degli Yazidi, centro dell’alta Mesopotamia chiamato altrove anche Harran: proprio la città da cui sarebbe partito il viaggio di Abramo alla volta di Canaan! Dei discendenti di Arfaksad continueremo a parlare nel capitolo seguente.   

Naturalmente, fra tutti gli ascendenti dei popoli loro contemporanei, i sacerdoti di Giuda concentrano la loro attenzione solo sui propri antenati. Come anticipato, lo sguardo dell’autore di Genesi 10 si restringe progressivamente, fino a convergere sui PATRIARCHI di Israele, la cui storia occuperà tutto il resto del primo libro della Bibbia. 
È suggestivo andare a caccia di questi antenati, scoprendo che rappresentano gli eponimi (cioè coloro che diedero il proprio nome, come Romolo a Roma) dei popoli contemporanei di Nabucodonosor e di Ciro, e quindi che il decimo capitolo della Genesi rappresenta un’ »istantanea » della distribuzione dei popoli nel VI secolo a.C.: io vi mostro questa distribuzione nella figura qui sopra. 

Nulla ha perciò di storico (nel senso moderno) la « tavola delle genti », la quale si configura precisamente come un tipico racconto mitico: in esso qualcosa di attuale per chi scrive, com’è appunto la suddivisione politica del mondo, viene proiettato alle origini dell’umanità. Perciò, alla domanda: « Perchè i popoli appaiono sistemati così sulla terra, e non altrove? », l’autore risponde: « perchè questo è il modo in cui si sono dispersi sulla terra gli immediati discendenti di Noè, i capitribù delle prime famiglie umane ». Resta però da rispondere ad un’altra domanda: perchè mai i popoli si sono dispersi, senza rimanere tutti uniti in un’unica nazione, in un « impero universale »? La Genesi prevede quest’obiezione, e risponde magistralmente con l’episodio fin troppo noto della Torre di Babele. 

 

 

IL DILUVIO 6 / 12 Teologia su Genesi 1-11 16 septembre, 2014

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Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

6° dei 12 art. di Teologia su Genesi 1-11, Una visione della Storia

Il cosmo ritorna al caos

Arriviamo così al DILUVIO, con tutti i coloriti particolari che caratterizzano questo brano biblico: Dio si rivela a Noè, anche se la Bibbia non dice COME, mentre invece dice per esempio come si manifesta a Mosè, nel roveto ardente, o ad Elia, nella brezza leggera. Invece circa la vocazione di Noè non si dice nulla, e questa è un’altra prova del fatto che questi capitoli della Genesi non sono un taccuino sul quale sono stati stenografati fatti che si sono svolti realmente, altrimenti sarebbero annotati anche tutti i particolari.

Ci si direbbe, per esempio: Noè dormiva, e Dio gli appare in sogno, come a San Giuseppe; oppure, Noè era in barca e stava pescando, quando all’improvviso è stato percosso da raffiche di vento, e in queste raffiche ha udito la voce di Dio, come mostra il citato film « la Creazione e il Diluvio » di Ermanno Olmi.

No, niente di tutto questo. E, del resto, le modalità di questa « chiamata » non ci interessano. A noi interessa il fatto che, in qualche modo,

Dio parla a Noè, il predestinato a riperpetuare l’umanità, il nuovo Adamo, e gli ordina di fabbricare l’arca, perché tutti gli uomini e tutti gli esseri viventi periranno nel diluvio.

Notate che Noè non cerca in nessun modo di discolpare l’umanità, né dice (come fa Abramo di fronte a Sodoma e Gomorra) « ma come può il Signore far perire insieme il giusto e l’innocente? » No, lui non discute: fa come Abramo quando parte da Haran diretto a Canaan.

Questi personaggi antichi non stanno a fare troppe cerimonie: semplicemente Noè obbedisce e costruisce l’arca, insieme ai suoi figli. Tutti i particolari, qui, sono epurati: la storia di Noè è ridotta all’osso; arriva il diluvio e tutti muoiono. Tra l’altro, è da notare che il diluvio ha diverse cause. In Genesi 7:11 si dice: « eruppero tutte le sorgenti del grande abisso, e le cateratte del cielo si aprirono ».

Cosa significa?

Dovete sapere che la volta celeste si riteneva dotata di fori, detti « cateratte del cielo », la cui apertura giustificava le precipitazioni atmosferiche; aprendole interamente, la protezione offerta all’uomo da parte del firmamento solido contro la minacciosa presenza sopra il suo capo dell’oceano Celeste viene a cessare, le acque superiori si riversano sulla terra mescolandosi a quelle inferiori, e si ritorna alla situazione precedente il secondo giorno della Creazione, quando le acque occupavano disordinatamente tutto lo spazio.

Viene allora spontaneo condividere l’affermazione di Cimosa: « la creazione aveva fatto del caos un cosmo;

il diluvio fa del cosmo un caos » (non dimentichiamo che « Cosmos » in greco significa « ordine« ). Egli prosegue: « Dio fa cessare gli effetti della Sua opera creatrice. Le acque che sommergono i monti più alti della terra, distruggendo con l’uomo anche gli animali, non sono altro che il ritorno dell’ universo alle sue condizioni primitive: immagine delle dimensioni cosmiche del peccato, come rifiuto di Dio.

Il mondo ha un senso quando l’uomo lo conduce al suo vero progresso, attuando in sé l’immagine divina, mentre il disfacimento dell’immagine di Dio nell’ uomo ha per conseguenza il disfacimento della Creazione. (…) L’ acqua sarà un elemento ambivalente: i flutti che inghiottono hanno pure il compito di salvare, perchè sostengono l’arca del giusto ». Si coglie qui il cosiddetto « principio antropico » che domina la cosmogonia ebraica e mediorientale in genere:

il cosmo è creato per l’uomo, per l’uomo il cosmo viene distrutto. Persino la scienza contemporanea è stata influenzata talvolta da questo modo di pensare.

Non ci sono però solo le cateratte del cielo che si aprono: c’è anche una non meglio identificata « eruzione » dal basso, da parte delle « sorgenti dell’Abisso », quella « piattaforma primordiale » su cui, come abbiamo detto, poggerebbe il creato.

C’è chi parla di un terremoto catastrofico, che avrebbe dato il colpo di grazia all’umanità; c’è chi vuole vedere in quel ”eruppero » la descrizione di un’eruzione vulcanica di proporzioni colossali, molto più distruttiva di quelle a noi ben note del Krakatoa e del Pinatubo. Qualcun altro, poi, spiega questo versetto oscuro come un’occlusione di quei canali sotterranei che, avrebbero collegato gli oceani terrestri con l’Abisso.

Allora, molto semplicemente, le acque piovute dal cielo non avrebbero più potuto scendere verso il basso per gravità, un po’ come se noi apriamo il rubinetto del lavabo, ma tappiamo lo scarico: l’acqua si accumula nel lavandino stesso. Le interpretazioni si sprecano, perché non è possibile entrare nella mente dell’autore biblico.

Il diluvio fu prodotto da una cometa?

Questa molteplicità di soluzioni ha suggerito, anche in questo caso, di compiere dei calcoli di tipo concordistico, per determinare quanta acqua doveva cadere dal cielo per sommergere tutte le terre.

Secondo tali calcoli, se in cielo ci fosse stata abbastanza acqua sotto forma di nubi per ricoprire tutti i continenti fino alla cima dell’Everest, ebbene, la pressione atmosferica immediatamente prima del diluvio avrebbe raggiunto le 500 atmosfere, vale a dire 500 volte la pressione normale a livello del mare!

Quindi, tutti gli esseri viventi sarebbero morti soffocati già prima del diluvio, Noè e la sua famiglia compresi! Questo è certamente concordismo, ma almeno ci conferma che SICURAMENTE il diluvio non è avvenuto come noi pensiamo comunemente.

Può darsi che, come dice qualcuno, esso sia avvenuto soltanto sulle regioni allora abitate dall’uomo; oppure, può darsi addirittura che sia stata distrutta solo una parte dell’umanità, cioè che alla base della tradizione dell’arca di Noè ci sia un evento catastrofico primordiale, poi « gonfiato » dalla sbrigliata fantasia dei nostri antenati.

Al proposito, qualcuno ha avanzato addirittura l’ipotesi che il diluvio universale, così come ci viene raccontato non solo dalla Bibbia, ma anche da tutte le altre civiltà antiche, sia da identificarsi con la

distruzione della favolosa Atlantide, raccontata da Platone nei suoi dialoghi « Timeo » e « Crizia ». Si tratta solo di illazioni, perché nulla noi sappiamo di quella mitica isola, nonostante che parapsicologi e ufologi abbiano versato fiumi d’inchiostro a questo proposito.

Allo stesso modo, non sappiamo se il diluvio biblico si può identificare o no con una delle terrificanti alluvioni che sconvolsero la bassa Mesopotamia in epoche protostoriche. Sir Leonard Woolley, il famoso archeologo che all’inizio del secolo disseppellì le rovine di Ur dei Caldei (patria di Abramo secondo Genesi 11:28) dalle sabbie del basso Iraq, prese una celebre cantonata mandando a Londra un telegramma, con il quale annunciava la scoperta dei sedimenti lasciati dal diluvio universale!

In realtà, gli spessi strati di argilla che egli aveva individuato erano sì quelli lasciati da una fortissima alluvione, ma non di proporzioni così terribili da ricoprire tutta la terra, e nemmeno tutto l’Oriente antico. In realtà si trattava di una spaventosa inondazione che aveva interessato solo la bassa valle dei fiumi Tigri ed Eufrate nel IV millennio a.C.

Nel 1992 Alexander ed Edith Kristian Tollmann, professori di geologia all’Università di Vienna hanno pubblicato uno studio nel quale asserivano che a provocare il ricordo ancestrale del diluvio universale fu l’impatto di una cometa alla fine del Pleistocene, circa 13.000 anni fa. Composta per l’80 % di ghiaccio d’acqua, essa si sarebbe frantumata in più blocchi nel passaggio ravvicinato presso il Sole, finendo negli oceani: nel Mar di Tasman (a sud dell’ Australia), nel Mar Cinese meridionale, nella parte occidentale dell’ Oceano Indiano, a sud delle Azzorre, nel Pacifico al largo del Guatemala e ad ovest della Terra del Fuoco.

I conseguenti tsunami avrebbero sommerso le culture dell’Età della Pietra, provocando il sorgere delle tradizioni di un leggendario innalzamento delle acque, sufficiente per cancellare quasi tutta l’umanità dalla faccia della Terra, e lasciando dietro di sé una mai dimenticata paura millenaria.

Le prove degli impatti cometari sarebbero costituiti dalle tectiti (frammenti di roccia vetrosa, fusa dall’enorme calore dell’impatto) rinvenute nelle aree marine suddette; l’età degli ultimi mammut di Yurybey, in Siberia, scomparsi proprio in quell’epoca; la misteriosa ed improvvisa fine della Cultura di Clovis (dall’omonima località del Nuovo Messico); e l’eccesso di carbonio osservabile nel legno degli alberi di quell’epoca.

Secondo altri, invece, l’unico fenomeno di proporzioni planetarie che può aver prodotto la tradizione del diluvio sia lo scioglimento dei ghiacciai dell’ultima glaciazione, avvenuto all’incirca nel 10.000 a.C., quindi quando l’uomo abitava già ampie porzioni del nostro pianeta.

In quell’occasione, il livello degli oceani salì di 100 metri, sommergendo molti arcipelaghi e tutte le zone costiere del globo: non è dunque da escludere che anche la leggenda della perduta Atlantide, se mai è esistita un’Atlantide sulla terra, debba riferirsi al sommergimento di qualche città preistorica sorta sulla costa (dopotutto, anche le rovine di Gerico risalgono fino al IX millennio a.C.!) Il rapido salire delle acque dovette apparire ai nostri progenitori come un vero diluvio universale, e potrebbe spiegare quel misterioso « eruppero le sorgenti del grande Abisso » di cui vi ho parlato prima.

L’alleanza noachica e il suo significato

Sono ipotesi seducenti, ma a noi interessa solo il SIGNIFICATO del racconto del diluvio, e cioè: Dio può anche distruggere l’umanità, può anche pentirsi di tutto ciò che ha fatto, però si ricorda sempre delle promesse fatte, salvando i giusti.

Certo, può benissimo darsi che un’antica alluvione mesopotamica, o anche una catastrofe di proporzioni maggiori come la caduta di una cometa o lo scioglimento dei ghiacci quaternari, possa aver impressionato a tal punto i nostri tris-trisnonni da far ritenere loro che l’intero genere umano fosse perito, lasciando un indelebile « imprinting » in tutte le mitologie, comprese quelle degli Aztechi e dei Maya, al di là dell’Oceano Atlantico.

Ciò che conta è però il fatto che, come abbiamo detto nel caso del « poema di Gilgamesh » che vi ho riassunto nel 5^ capitolo, vi sono delle differenze fondamentali fra queste estrose mitologie ed il brano biblico di Genesi 6-9. E la differenza fondamentale sta proprio alla fine, cioè nel comparire dell’ARCOBALENO.

Quando infatti il diluvio è cessato, le acque sono scemate, Noè ha mandato fuori gli uccelli (la stessa cosa l’ha fatta anche Ut-Napishtim), l’arca s’è fermata sull’Ararat (la regione di Urartu, oggi Armenia) e Noè l’ha scoperchiata per fare uscire gli animali, il patriarca ed i suoi congiunti offrono un OLOCAUSTO a Dio per ringraziarLo di averli salvati, e Dio risponde « odorandone la soave fragranza » (Genesi 8:21a). E qui accade l’incredibile: il Signore si pente per la seconda volta! Dice infatti: « Non colpirò più ogni essere vivente, come ho fatto: finché durerà la terra, semina e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai! » (8: 21b-22).

Stringe così la sua alleanza con Noè: « Vedi, io getto il mio arco sulle nubi » (che è poi l’arcobaleno) « ed esso sarà il segno dell’alleanza tra Me e la terra. Quando radunerò le nubi sulla terra ed apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la Mia alleanza tra Me e voi ed ogni essere che vive in ogni carne, e non verranno più le acque del diluvio a distruggere ogni carne. » (8:13-15) Questo ha un’importanza fondamentale, perchè per la prima volta Dio non è più lontano anni luce dall’uomo, ma gli si fa così vicino da stipulare un Patto con lui. E’ questa la PRIMA ALLEANZA, detta appunto alleanza noachica.

Qualcuno dice che la prima alleanza è quella scritta nei primissimi capitoli della Genesi, quando Dio dice al serpente, a proposito della donna: « questa ti schiaccerà la testa, e tu le insidierai il calcagno » (Genesi 3:15b). I più attenti fra di voi vi avranno riconosciuto il cosiddetto PROTOVANGELO (in greco « primo lieto annuncio »), che dai più è stato interpretato come una profezia salvifica, anche se questa interpretazione messianica è di molto posteriore alla redazione del testo biblico.

Prima di tutto Genesi 3:15a dice: « Porrò inimicizia tra la tua stirpe [ del serpente ] e la sua stirpe [ della donna ]« , quindi – essendo la stirpe di Eva coincidente con l’intera umanità – questo brano per me è un’eziologia che vuole spiegare il perchè i serpenti uccidono gli uomini mordendoli e gli uomini uccidono i serpenti a bastonate; e comunque, anche ammettendo di identificare il serpente dell’Eden con l’invidioso diavolo e la « stirpe della donna » con il fior fiore dell’umanità, cioè Maria (o Gesù stesso), come fa esplicitamente il Corano, è da rilevare ben bene il carattere innovativo dell’alleanza noachica, che non si limita ad una « promessa » fatta da Dio, come un movimento « a senso unico » dal cielo alla terra.

Il concetto di alleanza

(BERIT in ebraico) è esclusivamente biblico: presso gli altri popoli gli dei si limitano ad imporre le loro leggi all’umanità. Per esempio, Marduk dà ad Hammurabi (il famoso re babilonese del XVII secolo a.C.) il codice omonimo delle leggi, e la ninfa Egeria dà a Numa Pompilio, il secondo re di Roma, le note leggi con cui egli impone ordine al suo stato.

Invece il Dio ebraico dà sì le Sue leggi a Mosè sul monte Sinai, ma tutto è condizionato alla loro accettazione da parte del popolo. In parole povere, Jahweh dice agli Ebrei per mezzo di Mosè: « Io vi propongo questo decalogo; se voi lo seguirete, sarete il mio popolo, io sarò il vostro Dio e voi sarete una generazione santa; altrimenti vi si spalanca di fronte il baratro della morte ».

Ricordiamoci del fatto che gli Ebrei, fino al loro contatto con la filosofia greca nell’epoca del post-esilio, NON credevano nell’immortalità dell’ anima;quindi, per loro la sola forma di sopravvivenza consisteva nel lasciare dei DISCENDENTI.

La morte totale dei propri figli rappresentava la fine assoluta dell’ esistenza, perchè non si concepiva ancora una possibile sopravvivenza dell’anima separata dal corpo. L’uomo era ancora concepito come una sola entità, come un’ »anima vivente » (Genesi 2:7). Solo sotto l’influsso ellenistico (III-II secolo a. C.) si arriva a concepire il concetto di anima, di giudizio particolare dopo la morte (vedi il libro della Sapienza) e addirittura quello di risurrezione dei corpi e di giudizio universale (cfr. Daniele 12:1-3). Non a caso, ad Abramo Iddio non promette il paradiso, bensì un figlio!

In effetti, ad Abramo premeva tanto avere un figlio, Tanto che la moglie Sara, che era stérile, gli consiglia di giacere con la sua serva Agar, perchè quello era l’unico modo che aveva per sopravvivere! Se non avesse avuto alcun discendente, sarebbe morto completamente. Al massimo, poteva essere suo erede il servo, ma questa sarebbe stata una sopravvivenza piuttosto blanda per la casata…

Ora, se andate a vedere l’alleanza noachica, essa consiste proprio nel NON SPARGERE IL SANGUE ALTRUI e, in particolare, nel non mangiare gli animali soffocati, che contengono ancora il proprio SANGUE, perchè il sangue è sinonimo della VITA: allora non si pensava ancora all’anima, come vi ho detto, ed allora il principio vitale era considerato concentrato nel sangue (forse perchè è caldo). Insomma, quest’alleanza predica il massimo rispetto per la vita.

Allora, anche un pagano, un « gentile » come dicevano gli Ebrei (ossia un uomo delle « genti » che non facevano parte del popolo eletto), se rispettava la vita, poteva considerarsi integro e giusto! Invece per gli Ebrei è stato definito il codice delle 10 leggi (le due tavole della legge di Mosè).

Orbene, qui si può osservare come Dio si avvicini all’uomo a poco a poco, direi a spirale; se prendete un LP e lo mettete nel piatto del giradischi, vedrete che la puntina compie dei giri sempre più stretti, quindi si avvicina sempre più al centro. È la stessa tecnica che si riscontra nella Genesi da parte di Dio.

Partiamo dall’umanità in generale, da come viene creata una prima volta; i primi uomini devono cercare un difficile contatto con Dio attraverso l’offerta di sacrifici, e spesso si fanno guerra fra di loro perchè sono invidiosi l’uno dei sacrifici dell’altro (è l’episodio di Caino e Abele in Genesi 4).

Poi l’umanità viene distrutta, ma rinasce perchè c’è un nuovo Adamo, e a questa umanità (che deriva da un solo sotto-ramo dell’umanità precedente) viene data una LEGGE, un codice noachico da rispettare. In seguito, all’interno di questo nuovo genere umano (in Genesi 11), l’autore biblico si occupa solo di una particolare linea genealogica, che è quella che porta da Noè e da Sem, attraverso Eber, fino ad Abramo, che è il capostipite non solo del popolo ebraico, ma anche di tutti i popoli che abitano nella regione di Canaan (quella che i persiani chiamavano « l’Oltrefiume » ).

Nahor, fratello di Abramo, dà vita agli Aramei che vivono in Paddan-Aram, cioè nella Siria e nella Mesopotamia settentrionale, attorno ad Haran e a Mari.

Abramo dà vita ad Isacco, ma anche (attraverso Agar) ad Ismaele, da cui discendono gli Ismaeliti e (a quanto pare) gli Arabi, e (attraverso la schiava Ketura: cfr. Gen 25:1-4) a Madian, progenitore dei Madianiti, nomadi della penisola del Sinai che furono fieri nemici di Israele.

Bisogna poi tenere conto che Isacco, oltre a generare gli Ebrei attraverso Giacobbe/Israele, fu anche il capostipite degli

Edomiti (o Idumei: anche Erode il Grande era per metà Idumeo) attraverso Esaù. Quindi, come vedete, nella genealogia dei patriarchi c’è una piccola mappa della terra di Canaan e delle sue regioni immediatamente circostanti.

Molte volte, nella Bibbia, le genealogie rispecchiano delle carte geografiche, e questo vale in ispecie per la « Tavola delle Genti » di cui tra poco vi parlerò. Qualche esegeta ha addirittura affermato che, per i sacerdoti che redassero la Genesi nella sua forma definitiva, le genealogie non sono semplici elenchi, bensì vere e proprie summe di storia patria!

Potete comunque rendervi conto che c’è un continuo « avvicinamento » ad una ben precisa stirpe, via via meglio definita; di Giacobbe viene poi presa in considerazione la sola stirpe di Giuda, perché darà vita ai re Davide e Salomone, nonché a tutta la casa regnante di Gerusalemme, e quindi anche al sospirato Messia.

Così il disegnatore Marco Rostagno ha immaginato l’arca di Noè nella bella « Bibbia a fumetti » pubblicata tra il 1995 e il 1998 dal periodico “il Giornalino”

 

 

UT-NAPISHTIM Il Noè babilonese 5 / 12 29 août, 2014

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Il Noè babilonese 5 / 12

 

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Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

5° dei 12 articoli diTeologia su Genesi 1-11

« Colui che prolunga » Anche quello del diluvio è un racconto che a prima vista ci lascia perplessi, perchè prima di esso DIO SI PENTE. Si pente di tutto ciò che ha creato, e decide di distruggerlo. Non è l’unica volta che succede, nella Bibbia: anche durante l’esodo dall’Egitto, ad un certo punto, a Dio viene in mente di distruggere tutto il popolo ebraico, e di far diventare Mosè una grande nazione (Numeri 14:12). Ora, Dio è considerato l’IMMUTABILE per eccellenza, Colui che fin dal principio ha già stabilito tutto, e sa già come andranno tutte le cose.

Lo dice anche il salmo 139: « Tu mi scruti e mi conosci, Signore, Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo… Ti sono note tutte le mie vie… Se salgo in cielo, là Tu sei; se scendo negli inferi, eccoti… nemmeno le tenebre per Te sono oscure…

Tu mi conosci sino in fondo, non Ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i Tuoi occhi, e tutto era scritto nel Tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. »

Ma allora, com’è possibile che improvvisamente Dio cambi idea? Anche qui, evidentemente, si tratta di PAROLA DI DIO incarnata in PAROLE UMANE. A Dio si attribuiscono cioè dei caratteri tipici dell’uomo: è il cosiddetto ANTROPOMORFISMO, che domina tutta la Genesi e gran parte della Bibbia.

In realtà, anche il racconto del diluvio è mutuato dalle popolazioni finitime ad Israele, che avevano una visione completamente antropomorfica della divinità. Anzi, si può dire che la tradizione del diluvio sia comune praticamente alle culture di tutti i popoli della Terra, di qua e di là dall’Atlantico, in Grecia come in India, in Oceania come in Perù o tra gli amerindi del Canada.

Naturalmente, non è il caso ora che vi racconti le elaborazioni mitologiche di questi popoli, che non possono aver influenzato direttamente il Popolo Eletto; Noi ci appuntiamo solo sui miti della Mezzaluna Fertile, e in particolare sul Poema di Gilgamesh.

Probabilmente ne avete già sentito parlare, se alle scuole medie (come è capitato a me) vi hanno consigliato di leggere il best-seller mondiale « Civiltà Sepolte », vera « bibbia » dell’archeologia scritta da C. W. Ceram, autore dilettante ma bene informato, che nella sua terza parte (« Il libro delle scale », cioè delle grandi Ziggurat babilonesi) cita ampiamente l’antico Poema di Gilgamesh, facendolo conoscere al grande pubblico

Si tratta di un poema babilonese di origine sumerica, ritrovato inciso su tavolette d’argilla nella grande biblioteca del re assiro Assurbanipal (669-626 a.C.). Siamo nel VII secolo a.C., ma queste tavolette sono le copie di un poema più antico, composto forse a cavallo tra il III ed il II millennio a.C.

Il suo protagonista Gilgamesh, raffigurato nell’opera d’arte da me riprodotta qui a fianco, era il patesi (re-sacerdote) della città sumerica di Uruk, molto ma molto più antica dei racconti biblici e delle tavolette di Assurbanipal (pare sia stata fondata nel IV millennio a.C.!) Non si sa se anch’egli sia una figura storica deformata dalla leggenda, come Achille e Romolo, o se sia un personaggio inventato di sana pianta; comunque, Gilgamesh nel racconto ha un amico carissimo, Enkidu, un uomo selvaggio che non conosce la civiltà, con cui ha diviso le sue imprese, tra cui l’uccisione del demone Kumbaba sulle montagne della Siria.

I due sembrano veramente inseparabili; ad un certo punto, però, Enkidu muore di peste, e di fronte al suo cadavere gelido Gilgamesh decide che lui non farà quella fine, che lui non morirà. Compie allora un lunghissimo viaggio fino agli estremi confini del mondo, dove abita il suo antenato UT-NAPISHTIM, che gli racconta come si è salvato dal… diluvio! Ut-napishtim è dunque il Noè babilonese!

Allora, il racconto di Noè salvatosi dal diluvio non è esclusivo della Genesi ebraica! Ciò che più colpisce ad una prima lettura del poema di Gilgamesh è proprio questo fatto: la prima stesura del mito, sebbene così antica, praticamente coincide con quanto si legge ancor oggi in chiesa.

Basti dire che coincide persino il nome del protagonista principale, seppur tradotto da una lingua all’altra. Si è detto che il nome di Noè può essere ricondotto a una radice semitica che significa « colui che prolunga » (la storia dell’umanità al di là della catastrofe del diluvio).

Ebbene, anche il nome di Ut-napishtim dovrebbe avere proprio lo stesso significato! Ed identico è anche il senso del nome sumerico Ziusudra, protagonista di un’epopea simile, ma ancora più antica. L’analogia è evidente anche nella forma, tanto che « Noè » appare addirittura come un diminutivo di Ut-napishtim! Del resto, l’ebraico e il caldeo sono entrambe lingue semitiche, con notevoli punti di convergenza tra di loro (come ne hanno due lingue indoeuropee, quali l’italiano e il portoghese, e due lingue germaniche, quali l’inglese e lo svedese).

Coincidenze come queste tra leggende composte in epoche tanto distanti fra di loro ha del prodigioso, se si pensa alla velocità con cui la fantasia umana rielabora ed aggiorna le sue storie; tuttavia, non bisogna affatto credere che gli autori biblici « scopiazzarono » dal poema di Gilgamesh per scrivere il racconto del diluvio universale, perchè tra l’epopea babilonese e quella ebraica ci sono anche delle differenze abissali

E quella più sostanziale riguarda il motivo per cui fu scatenato il diluvio. Mentre infatti, secondo la Bibbia, Dio punì i giganti antichi per la loro malvagità, invece lo sapete perchè gli dei babilonesi avrebbero concertato tra loro di distruggere l’umanità? Secondo il poema assiro Atrahasis, ciò avvenne perchè era troppo… rumorosa! Insomma, questi numi si prendono la briga di distruggere la Terra e la vita su di essa solo per il proprio quieto vivere

L’arca a forma di cubo

Sì, è vero: ci fanno proprio una magra figura. Scommetto che vi starete chiedendo: è mai possibile che Colui che ci ha creati decida di sopprimere tutti gli uomini fino all’ultimo solo perchè sono troppo fracassoni? Se fosse davvero così anche per noi, non ci resterebbe molto da vivere, dato che la nostra attuale è stata efficacemente definita la « società dei rumori »!

Certo, se ci sembra strano che Dio si penta del proprio agire, figuriamoci se non ci sembra strano che sia infastidito dal nostro chiasso. Questa spiegazione può farci ridere, ma non più della gelosia di Giunone per le scappatelle amorose del marito Giove, che pure era detto re degli dei. Comunque sia, nel poema di Gilgamesh si narra che Ut-napishtim ha delle « amicizie in alto loco« , e precisamente è il « cocco » del dio Ea, che – nonostante tutti gli dei abbiano concertato fra di loro che non avrebbero rivelato a nessuno la loro decisione di scatenare il diluvio – si mette dietro un muro fatto di canne ed inizia a parlargli di ciò che gli dei avevano intenzione di fare.

Solo che dall’altra parte del muro c’è Ut-Napishtim, che sente tutto, e così ha modo di costruire un’arca, che ha forma cubica (a differenza di quella di Noè, che ha la forma di un parallelepipedo), nella quale si rifugia con la sua famiglia e con tutti gli animali. Alla fine del terribile diluvio, che dura sette giorni e sette notti, dopo che « le acque sono passate sulla terra come eserciti in guerra », l’arca si posa sul monte Nisir (l’Ararat biblico); Ut-Napyshti guarda fuori dall’arca, ed ecco che « tutta l’umanità è diventata fango »!

Allora Ut-napishtim esce dall’arca, proprio come fa il Noè ebraico, ed offre un sacrificio agli dei. Ma ecco un’altra notevole differenza tra il racconto biblico e il poema mesopotamico: mentre nella Genesi è Dio stesso che veglia sopra il salvataggio degli otto navigatori nell’arca, nel poema di Gilgamesh gli dei appaiono sconcertati, se non addirittura contrariati, quando si accorgono che qualcuno è scampato alla loro furia.

Tuttavia, questo racconto va collocato in un contesto culturale ben preciso, quello della Mesopotamia del II millennio a.C., dove i concetti di « Padre nostro » e di « Dio provvidente » erano totalmente sconosciuti. Siamo agli antipodi dell’idea di divinità che abbiamo noi monoteisti.

Chi sostiene perciò che il testo di Genesi 6:9 non può essere parola di Dio perchè dipende da un mito precedente, di origine totalmente umana, parla senza conoscere alcunché della teologia ebraica, che non ha assolutamente niente da spartire col colorito e camaleontico pantheon degli assiro-babilonesi!

Come se la cava Ut-napishtim? Evidentemente è nato con la camicia, perchè Ea convince gli altri dei a lasciarlo in pace, in quanto hanno bisogno di qualcuno che offra loro sacrifici. Anzi, l’eroe è addirittura trasformato in DIO, e va a vivere in eterno con la moglie su un’isola ai bordi del mondo. Per il resto, vi dirò che Gilgamesh gli chiede come si fa a diventare immortale, dato che lui c’è riuscito, e l’antenato gli rivela che accederà all’immortalità se riuscirà a restare sveglio per sette giorni e sette notti; ma l’eroe, spossato dal lungo viaggio, crolla nel sonno.

La moglie di Ut-napishtim tuttavia gli offre l’estrema possibilità: andare in fondo al mare a cercare una pianta miracolosa, che restituisce la giovinezza a chi la mangia. Gilgamesh si immerge appesantendosi i piedi mediante massi, la trova e si rimette in cammino tutto contento con la pianta verso la sua città, dove ha intenzione di trapiantare il vegetale miracoloso per ridonare a tutti la giovinezza perduta.

Ma il destino è in agguato: fa un caldo bestiale, Gilgamesh vede un pozzo d’acqua fresca, appoggia la pianta sul bordo del pozzo e vi si immerge. Purtroppo arriva un serpente e divora la pianta; subito perde la vecchia pelle e ritorna giovane (tipica eziologia per spiegare la muta dei serpenti). Allora Gilgamesh si siede e piange, comprendendo alfine che nessuno può scampare alla morte né sfuggendo al proprio ineluttabile destino (pare quasi di ascoltare un’anticipazione del « desine fata deum flecti sperare precando » dell’Eneide!).

Qui è fin troppo evidente il contatto tra questa narrazione e il racconto della Genesi a proposito del serpente che corrompe Eva: ed è per questo che ho concluso il riassunto del poema. Nell’oriente antico è sempre il serpente che costringe l’uomo a peccare, così come nell’occidente medioevale è sempre il lupo l’animale cattivo per eccellenza, che vorrebbe mangiarsi gli uomini.

Nella storia del pensiero, come si vede, ci sono delle pregiudiziali costanti, a cui non è possibile sottrarsi. Dire comunque che la tentazione di Eva è un ciclostile del disperante finale del poema mesopotamico, alla luce di quanto detto poco fa, è come dire che la fede degli Ebrei era solo una variante del politeismo mesopotamico, il che è manifestamente un anacoluto.

Rileggendo la trama del fantasioso poema di Gilgamesh, ci siamo convinti del fatto che la Bibbia va sempre letta tenendo conto dell’ambiente sociale, culturale e religioso in cui fu composta: ispirata sì da Dio, ma pur sempre compilata da uomini immersi in un contesto dal quale è impossibile prescindere senza prendere paurosi granchi.

Lo si vede bene quando si studia attentamente quale modo di pensare è attribuito a Dio da parte dell’autore biblico (o meglio degli autori biblici). In perfetto accordo con la « teoria della retribuzione » non è un motivo futile quello per cui Dio vuole sbarazzarsi dell’umanità: Egli ha visto che gli uomini sono diventati troppo malvagi, cioè hanno CORROTTO LA SUA CREAZIONE.

Non ne può più di vederli traviare, commettere crimini impunemente, adorare falsi dei; ed è per questo che muta parere, che « si pente » addirittura, di ciò che aveva fatto prima. Il desiderio di giustizia innato in ciascuno di noi, che fremiamo vedendo i perfidi trionfare in questo mondo ed i piccoli e i deboli calpestati senza pietà, viene automaticamente applicato a Dio, che a differenza nostra ha tutti i mezzi a sua disposizione per dare il fatto suo a chi si è comportato male.

Il diluvio è presentato perciò non come un arbitrario gesto inconsulto da parte di un padrone che tratta noi uomini come un contadino tratta un campo di patate, bensì come un colossale atto di giustizia contro i peccatori (e la Giustizia e l’Amore non sono forse i tratti distintivi del Dio giudeo-cristiano?).

« C’erano i giganti sulla Terra »

A questo proposito, è bene spendere due parole anche sul CONTESTO nel quale è ambientata la tragedia del diluvio, perchè è molto importante. All’inizio della « storia di Noè », in Genesi 6:4 si dice: « A quei tempi c’erano i Giganti sulla Terra, e anche più tardi, quando i figli di Dio conobbero le figlie degli uomini, e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dei tempi antichi. »

Questo è un racconto molto arcaico, non nel senso che è stato scritto molto tempo fa (la redazione finale del Pentateuco risale al VI sec. a.C.), ma nel senso che l’origine della tradizione è antichissima. Tra l’altro, lo si ritrova in molte altre civiltà, non solo presso quella ebraica o mesopotamica: chi ignora infatti che la maggior parte degli eroi greci che presero parte alla guerra di Troia discendeva da dei e dee dell’Olimpo?

Achille, il superman del mito ellenico, era figlio di Teti, dea del mare; Ulisse doveva la sua astuzia al fatto di discendere direttamente da Ermes (Mercurio), dio dei ladri; Menelao, re di Sparta, oltre ad essere genero di Zeus in persona per mezzo della bellissima moglie Elena, discendeva egli stesso dal re degli dei attraverso Tantalo, re di Lidia, famoso per la proverbiale punizione che ricevette nell’Ade. Idem dicasi per il re troiano Priamo e per tutti i suoi figli, discendenti da Dardano, nato dall’amore di Zeus per Elettra, reso immortale da Foscolo nei suoi « Sepolcri ». Nel poema che porta il suo nome, poi, Enea per cavarsi d’impiccio si giova assai spesso del fatto di essere figlio di Venere.

Al di fuori dei poemi omerici troviamo Edipo, sfortunato re di Tebe, che discendeva da Agenore, re dei Fenici, figlio di Poseidone e della ninfa Libia. Addirittura Ercole, l’eroe greco per antonomasia, era figlio di Zeus e di Alcmena, moglie di Anfitrione re di Tebe, le cui sembianze Giove assunse per poter impunemente giacere con la sua donna; Eeta, re della Colchide a cui Giasone riesce a trafugare il vello d’oro, era figlio di Elios, dio del sole, così come la maga Circe. Anche Minosse e Radamanto, i due noti giudici dell’oltretomba, erano figli di Zeus e della ninfa Europa.

Come si vede, pare che l’intero Olimpo sia venuto a spassarsela sulla terra, facendo razzia di donne per soddisfare il proprio piacere, e generando così tutto un popolo di semidei dotati di qualità eccezionali, che si ritiene aver abitato nel nostro stesso mondo non solo nel lontanissimo passato, attestato solo da leggende tanto fantasiose quanto incredibili, ma anche in epoca storica, quando avvenivano fatti seriamente documentati come la presa di Troia. D’altra parte, anche Alessandro Magno asserì di essere figlio nientemeno che di Giove Ammone!

Ora, per tornare alla Bibbia, i « figli di Dio » di cui essa narra in Genesi 6 altro non sono che gli angeli. Non può essere che così, perchè – mentre i popoli pagani avevano tanti dei, e quindi si poteva ammettere che questi dei si accoppiassero con le « figlie degli uomini », cioè con le donne mortali – per gli Ebrei c’era un solo Dio, questo era di natura trascendente e non si accoppiava con nessuno!

Quindi, sono gli angeli che decidono ad un certo punto di INCARNARSI e di dare vita a una stirpe di EROI. Gli eroi sono tali, cioè sono più forti e/o più astuti degli altri mortali, proprio perchè hanno il sangue celeste che scorre nelle loro vene. Questi eroi antichi sono chiamati « giganti ». Forse perchè erano di alta statura? In altre parole, si tratta davvero dei « giganti » di cui parlano i romanzi di fantasy che oggi conoscono tanta fortuna, e cioè esseri dalle fattezze umane, ma dalla statura colossale? Davvero la Genesi asserisce che, in quelle età oscure, la Terra fu percorsa da uomini alti come cipressi, dotati della forza di un elefante e di una cattiveria proporzionata alla propria mole?

Per quanto possa sembrare strano, un pio ebreo come il profeta Baruc intende proprio così, chiamandoli « alti di statura » vedas libro apocrifo di (Baruc 3:26 e seguenti:

[26]Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi,  alti di statura, esperti nella guerra;  [27]ma Dio non scelse costoro  e non diede loro la via della sapienza:  [28]perirono perché non ebbero saggezza,  perirono per la loro insipienza. 

forse aveva sentito parlare della leggenda greca dei Titani, figli del Cielo e della Terra, che furono vinti da Zeus e schiacciati nel Tartaro per aver osato tentare di scalare l’Olimpo e scalzarne gli dei (evidentemente, greci o biblici che siano, è destino che i poveri giganti facciano una brutta fine. Basta pensare agli orchi delle fiabe, conciati per le feste sia da Pollicino che dal furbo gatto con gli stivali). Tenete però presente che non necessariamente bisogna attribuire una statura ciclopica a quei mitici guerrieri. Uno è un gigante anche quando è semplicemente più forte degli altri: non si è detto forse anche di Cassius Clay che era un « gigante della boxe »?

Una cosa, comunque, è certa: gli Achille e gli Ercole di cui favoleggiano tutte le mitologie, se mai sono esistiti, sono vissuti in un’epoca così remota che gli autori di tali saghe mitologiche non sanno neppure esattamente quando collocarle. Allora l’autore biblico se la cava affermando semplicemente che sono vissuti « prima del diluvio ». Anche durante il XVII e il XVIII secolo, allorché si rinvenivano dei fossili non identificati di cui non si sapeva fornire l’età, perchè allora non c’erano il carbonio-14 ed altri metodi moderni di datazione, si diceva che erano resti di esseri viventi periti nel diluvio universale.

Persino i primi fossili di dinosauro mai scoperti, delle impronte di zampe tridattili rinvenute in America, furono considerate orme lasciate dal « corvo di Noè » dopo il diluvio! Pensate che perfino il famoso paleontologo Georges Cuvier (1769-1832), il padre del moderno studio dei fossili, ammetteva per vera la cosiddetta teoria catastrofica, secondo cui sciagure di portata cosmica si sarebbero periodicamente abbattute sulla terra, cancellando ogni forma di vita, che poi Dio avrebbe provveduto a ricreare: l’ultima catastrofe doveva essere, per l’appunto, il diluvio universale di cui parla la Genesi. 

A questo proposito, vi invito ad osservare con me lo strano fossile raffigurato qui sopra, che venne rinvenuto nel 1726 in una miniera di Öhningen (Germania) dal naturalista svizzero Johann Jakob Scheuchzer (1672 – 1733). Alla luce di quanto vi ho detto prima, non deve certo stupirvi il fatto che egli lo descrisse come se si trattasse dello scheletro di uomo perito nel diluvio universale; le sue dimensioni (circa 3 metri) lo facevano infatti passare per uno dei « famosi giganti dei tempi antichi » cui abbiamo appena accennato: a sinistra si vedrebbe il bacino, a destra la colonna vertebrale.

Per questo lo battezzò « Homo diluvii testis ». Oggi sappiamo che si tratta in realtà di una salamandra gigantesca, simile alla Sieboldia maxima del Giappone, vissuta nel Miocene, circa 20 milioni di anni fa: quello che era stato creduto il bacino, era in realtà il cranio. L’equivoco è rispecchiato ancor oggi dal suo nome scientifico di Andrias Scheuchzeri, perché Andrias letteralmente significa « simile all’uomo »!

I figli di Set e le figlie di Caino

Detto questo, per dovere di cronaca devo informarvi che i Padri della Chiesa avevano proposto un’altra spiegazione dell’oscuro passo biblico del quale stiamo discutendo: i « figli di Dio » sarebbero gli uomini fedeli a Dio, cioè i discendenti di Set citati nella genealogia di Genesi 5, mentre le « figlie degli uomini » sarebbero le donne peccatrici, cioè le discendenti di Caino. I figli di Set erano tutti pii, tutti dediti al culto del Signore, ma ad un certo punto essi sposarono le donne cainite, e queste li pervertirono. Evidentemente, era all’opera quella detestabile forma di maschilismo che portò certi artisti del Medioevo a scolpire sui capitelli delle cattedrali gotiche l’effige del diavolo intento a porgere la donna ad Adamo, e che indusse san Girolamo a definire la donna « porta del demonio, via dell’iniquità, genere nocivo« ! Per usare un luogo comune, erano davvero « altri tempi »!

Ora, questa interpretazione di Genesi 6:1-4 è puramente romanzesca, perchè nella Genesi non c’è alcun elemento che possa far pensare a una simile identificazione. L’espressione « figli di Dio » (in ebraico ben-Elohim) nella tradizione giudaica antica designa sempre gli ANGELI, o comunque esseri superiori agli uomini, manifestazioni della trascendenza divina; dunque, il voler vedere in questi passi l’unione dei figli di Set e delle figlie di Caino è teoria nata in un ambiente che poco conosceva dell’ebraismo e della lingua degli Israeliti.

Procedendo solo per associazione di idee si rischia insomma di far dire al testo biblico quello che non ha mai voluto dire, un po’ come le letture fondamentaliste della Bibbia e del Corano che si fanno oggi, le quali poggiano sullo stesso errato principio che è alla base di questa fantasiosa interpretazione. Ad ogni modo, con chiunque li si voglia identificare, tutti sono d’accordo nell’affermare che, ben presto, questi giganti si mettono a PECCARE. Perchè lo fanno? Perchè loro sono figli di dei, mica mortali ordinari. Infinitamente superbi della loro prestanza e della loro ascendenza celeste, pensano di poter fare quello che più aggrada loro, e cresce così la loro malvagità.

Il bel film di Ermanno Olmi intitolato « Genesi: la Creazione e il Diluvio », trasmesso in prima visione TV da Rai Uno la sera del Sabato Santo 1996, per rappresentare il pervertimento degli uomini immediatamente prima del diluvio universale, ci fa scorrere davanti agli occhi le immagini della guerra in Bosnia, di quella del Golfo, delle moderne tragedie della follia, ed in tal modo mette benissimo in rilievo il fatto (di cui vi ho parlato in precedenza) che questi non sono altro che discorsi attuali proiettati all’origine dei tempi!

Questa è una riprova del fatto che, come ha scritto il biblista Mario Cimosa, questi racconti vogliono solo « manifestarci l’amore di Dio che è entrato nella storia dell’uomo, si è messo a camminare accanto a lui, (…) lo ha liberato dalla schiavitù di sé medesimo. E la Bibbia lo fa non in maniera astratta e teorica, ma in modo concreto… descrivendo in mondo palpabile le vicende dell’ uomo di allora, che sono le vicende dell’uomo di sempre ».

 

 

Donna vissuta 150 anni ? 4/12 Teologia su Genesi 1-11 2 août, 2014

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Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

4° dei 12 articoli diTeologia su Genesi 1-11

La longevità dei patriarchi

Avete visto quanti significati nascosti è possibile scoprire, analizzando con attenzione il testo della Genesi? E siamo solo all’inizio: il bello deve ancora venire. Infatti, dopo l’episodio della cacciata dall’Eden e dell’assassinio di Abele, nasceva l’esigenza di colmare il vuoto tra Adamo e Noè. A ciò provvede la lista di discendenti di Caino (4:17-24) e poi di Set (cap. 5), il terzo figlio di Adamo ed Eva. Ebbene, salta subito all’occhio una caratteristica madornale di questi ultimi: la loro LONGEVITÀ.

Tutti vivono secoli e secoli. Adamo raggiunge i 930 anni, Set i 912; Noè li supera entrambi, toccando la soglia dei 950 anni; addirittura Matusalemme, nonno di Noè morto nell’anno del diluvio universale, vive per 969 anni. Sono età incredibili: è come se questi personaggi fossero nati nell’anno 1000, ai tempi dei duelli tra i cavalieri e della lotta per le investiture, e fossero morti alle soglie dell’era atomica e spaziale, dopo aver visto la guerra tra i comuni e l’impero, il viaggio di Marco Polo, la peste nera in Europa, l’Umanesimo, la scoperta dell’America, il Rinascimento, la Riforma e la Controriforma, la Guerra dei Trent’Anni, l’Illuminismo, la Rivoluzione Francese, il Risorgimento e le due guerre mondiali! Pensate quante cose avrebbero avuto da raccontare!

È possibile? La teologa Annamaria Cenci, ancora negli anni duemila, rispondeva di sì, con la motivazione che « nulla è impossibile per Dio » (già usata, prima di lei, dall’arcangelo Gabriele). Però, se noi ci addentriamo nelle mitologie dei popoli vicini ad Israele, scopriamo numerose somiglianze sulle quali non si può assolutamente sorvolare. Dalle tavolette cuneiformi ritrovate nella bassa Mesopotamia è emerso che i re sumerici delle mitiche origini regnarono per millenni, se non per decine di millenni.

C’è un certo Enmeenluanna, re di Bad-Tabira prima del diluvio, che dovrebbe aver regnato per ben 43.200 anni; quasi 45 volte più a lungo, quindi, di quel Matusalemme che è considerato l’uomo longevo per antonomasia. E di questo re non si può certo dire che avesse la protezione dell’Onnipotente! Dite ciò che volete, ma queste spaventose longevità non cessano tuttora di impressionarmi.

 

È ovvio che siamo di fronte, anche qui, ad un influsso sul popolo ebraico delle tradizioni dei vari popoli con cui esso è venuto a contatto, nel corso della sua storia millenaria (presso cui, in questo caso, era prigioniero).

Gli Israeliti assorbirono dai Caldei la convinzione che l’età dell’uomo fosse diminuita col trascorrere del tempo ma, essendo un po’ più realistici di loro, hanno ridotto il numero degli anni fino a circa nove secoli. Però fecero di più: sulla scia dei racconti sapienziali della creazione, essi vollero implicitamente dare un significato a queste età venerande.

Teologicamente, per così dire, nonostante il peccato primordiale, gli uomini nei primi tempi si conservavano onesti e timorati di Dio; in seguito, invece, l’uomo perse progressivamente memoria dei Doni di Dio, incominciò a peccare, a fabbricarsi falsi dei, e così gli uomini non meritarono più di vivere così a lungo: la loro età andò progressivamente riducendosi, fino ai limiti odierni.

Siamo di fronte a quella che diverrà una costante nella redazione della Bibbia: alla storia umana viene applicata la teoria della RETRIBUZIONE, secondo cui tutte le sventure umane sono punizioni, da parte di Dio, di gravi peccati commessi.

Il diluvio, la fine di Sodoma e Gomorra, l’oppressione dei Filistei, la divisione del regno salomonico tra Israele e Giuda, la cattività babilonese (e perfino la distruzione del tempio nel 70 d.C. e il fallimento della rivolta antiromana di Bar Kochba nel 135 d.C.) sono tutti eventi « riletti » sotto questa prospettiva.

Questo presuppone, naturalmente (al contrario di ciò che accadeva per i popoli pagani, per cui morire giovani in battaglia era un onore), che la longevità, per gli autori biblici, sia segno di benevolenza divina. Siamo agli antipodi del motto di Menandro: « Muor giovane colui che al Cielo è caro »!

 

« La sua vita non sarà che di 120 anni »

Questa affermazione è confermata dal fatto che la prima cosa che fa Dio per punire gli uomini peccatori è abbassare la loro vita media: « Il mio spirito non resterà per sempre nell’uomo perchè egli è carne, e la sua vita non sarà che di 120 anni » (Genesi 6:3).

È molto significativo il fatto che la persona più longeva di cui si conoscano esattamente le date di nascita e di morte in base a documenti affidabili sia stata Jeanne Calment, una donna francese morta il 4 luglio 1997 alla bella età di 122 anni!

 

Più avanti, però, nonostante ancora in epoca storica personaggi come Giosuè e Tobia siano detti morire a 110 anni, la Bibbia corregge sé medesima; il versetto 10 del salmo 89 afferma in maniera apodittica: « gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti ». La durata massima della vita umana è perciò riportata entro i limiti permessi dal decadimento fisico (non dimentichiamo che il corpo dei nostri antenati di 5000 anni fa non era fisiologicamente dissimile dal nostro attuale) e, soprattutto, dalle condizioni di vita di quei tempi, quando la medicina era basata solo sulla magia, e un’operazione chirurgica era da considerarsi un vero e proprio salto nel buio.

 

Naturalmente, potrete obiettarmi che c’è sempre stato qualcuno, anche prima dell’invenzione delle moderne vaccinazioni e terapie mediche, quando ancora il tenore di vita era piuttosto basso, che ha sfondato questa soglia limite di ottant’anni. Fra i personaggi famosi del passato che hanno raggiunto i novant’anni, e in qualche caso anche il secolo di vita, possiamo ricordare Sofocle (496-406 a.C.) famoso tragediografo ateniese, autore tra l’altro dell’ »Edipo re »; Socrate (436-338 a.C.), oratore compatriota del precedente; Narsete (478-573), generale bizantino che riconquistò parte dell’occidente all’impero di Giustiniano; Aurelio Cassiodore (490-583), storico della tarda latinità, ministro di Teodorico ed autore di una « Chronica » universale; Agatone di Palermo (575-681), Papa dal 678 al 681; Enrico Dandolo (1108-1205), spregiudicato doge veneziano « sponsor » della quarta crociata; San Francesco di Paola (1416-1507), il protettore dei marinai; Andrea Doria (1466-1560), ammiraglio ed uomo politico genovese; Tiziano Vecellio (1485-1576), ammirato pittore italiano del Rinascimento; Bernard de Fontanelle (1657-1757), erudito e filosofo transalpino; Louis de Richelieu (1696-1788), diplomatico parigino; Michel Chevreul (1786-1889), chimico francese; e Vincenzo Gioacchino Pecci (1810-1903), papa dal 1878 coni il nome di Leone XIII. Nessuno di questi ha però raggiunto i 120 anni: neppure Sant’Antonio Abate, l’anacoreta della tebaide morto nel 357 che, secondo alcuni agiografi, al momento di passare a miglior vita di anni ne avrebbe avuti 105!

 

A dir la verità, a volte al telegiornale si sente parlare di gente che vive nelle Ande o nel Caucaso, ed asserisce di aver superato i 130 o magari i 140 anni di vita; ma questi luoghi sono accomunati dall’assenza di uffici di anagrafe, ed è logico che gli anziani tendano ad aumentarsi l’età per vanagloria, come le signorine tendono a diminuirsela.

È ormai fin troppo noto il caso di una anziana nera che viaggiava nel XIX secolo al seguito del circo Barnum, e che asseriva di essere stata la nutrice di George Washington: se fosse stato vero, avrebbe avuto più di 150 anni. Tuttavia, quando morì, un’autopsia accertò che non poteva avere più di 80-90 anni. Dunque, con buona pace di ogni integralismo esegetico, possiamo tranquillamente affermare che, se Matusalemme & C. sono esistiti davvero, non hanno superato l’età che Madre Natura normalmente concede ad un uomo.

Naturalmente, a qualcuno di voi può sorgere un dubbio: perchè ai patriarchi sono state attribuite queste precise età, e non altre? Che significato hanno quei numeri così esagerati?

Numeri magici?

Le possibili spiegazioni sono molteplici. Non è da escludersi che queste età così straordinarie rappresentino dei numeri magici. Voi sapete bene quanto sono importanti i numeri per il popolo ebraico; c’è addirittura una scienza, chiamata GEMATRIA, che si occupa dello studio dei numeri, collegato alla CABALA. La cabala non è certo solo napoletana: l’hanno inventata gli Ebrei per collegare ai fatti storici dei numeri che servono non solo per interpretare il presente, ma anche per prevedere il futuro.

Anche a questo proposito sono state fatte, comunque, delle ipotesi « concordistiche »: per esempio il già citato Isaac Asimov ha supposto che le età dei patriarchi siano espresse non in anni, ma in mesi lunari; in questa maniera, i 969 anni di Matusalemme si ridurrebbero a circa 70 anni solari: dunque una vita lunga sì, visti i tempi, ma non eccezionale.

Altri, avendo notato che l’età di Enoc (365 anni) corrisponde al numero dei giorni di un anno solare, hanno pensato che l’età di suo padre Iared (962 anni) corrisponda al periodo sinodico del pianeta Venere sommato a quello del pianeta Saturno, mentre i 777 anni di Lamec sarebbero la somma del periodo sinodico di Giove e di quello di Saturno. Insomma, le durate delle vite dei patriarchi sarebbero da interpretarsi come le durate di cicli astronomici.

Qualcun altro invece suppone che quelli riportati dalla Genesi siano solo alcuni anelli della catena generazionale che da Adamo arriva fino a Noè, cioè quelli più importanti; in pratica, un’intera serie di generazioni verrebbe sintetizzata nel suo rappresentante più significativo. Per esempio, i 969 anni di Matusalemme rappresenterebbero una ventina di generazioni, di cui l’esponente di maggior spicco sarebbe proprio il preteso nonno di Noè, ragion per cui verrebbe nominato solo lui!

Ora, anche questo, alla luce del discorso che abbiamo fatto prima, è completamente insensato. Secondo il biblista H. Renckens, infatti, « il prodigio di una tradizione che da Adamo corresse ininterrottamente fino ad Abramo è campato completamente in aria, ed una sana esegesi non può assolutamente tenerne conto. » Cioè, noi non possiamo pretendere di possedere una MEMORIA, una « coscienza storica » che arriva così lontano da affondare le sue radici nelle origini stesse dell’umanità! Dopo quattro, cinque, sei, al massimo sette generazioni, si sa benissimo che la memoria collettiva va perduta, se qualcuno non la mette per iscritto!

 

È vero, in Africa esistono dei cantastorie che riescono a tenere a mente le generazioni e le vicende degli ultimi 5 o 6 secoli, e infatti nel film « Radici » si vede proprio uno di questi bardi che racconta la storia della famiglia Kinte fino al 1500 o giù di lì! Però c’è sempre il sospetto che la memoria venga deformata: passando di bocca in bocca, gli avvenimenti vengono trasfigurati, abbelliti, magari caricati di particolari di natura soprannaturale, che fanno somigliare gli annali storici a vere e proprie saghe mitologiche (è stato questo il destino del Râmâyana e dell’epopea omerica della guerra di Troia).

 

Tanto per introdurre un interludio scherzoso, io mi ricordo di un cartone animato della Warner Bros in cui il gatto Silvestro eredita 1000 dollari e, mano a mano che i gatti si passano la notizia di bocca in bocca, essi diventano duemila, cinquemila, diecimila… Alla fine, si dice che Silvestro abbia ereditato un miliardo di dollari! Si capisce che allo stesso modo vanno a finire le cose con la tradizione orale: quando un racconto subisce una lunga gestazione, viene necessariamente migliorato e trasfigurato. Quindi, pretendere di ricordare quali sono le nostre origini fino al super-patriarca Adamo mi sembra troppo anche per un aedo (cantore epico della Grecia antica) che abbia la memoria di Pico della Mirandola!

State bene attenti, però. Dire ciò non significa respingere in blocco i primi 11 capitoli della Genesi solo perchè si riferiscono a tempi anteriori all’invenzione della scrittura; e nessuno può usare con leggerezza parole categoriche come « assolutamente vero » o « certamente falso », se è vero che la fede è l’incerta scommessa di cui parla Pascal! Quanto vi ho ipotizzato vi deve però insegnare a prendere ogni antica narrazione « cum grano salis ». Ad esempio, io mi sono sempre chiesto, fin da bambino, come ha fatto Noè a sapere che le acque del diluvio superarono le cime dei monti più alti della terra di 15 cubiti (sette metri e mezzo circa), come dice Genesi 7:20, se il patriarca non poteva guardare fuori dall’arca, che era tutta tappata e coperta di bitume, altrimenti l’acqua sarebbe penetrata in essa, facendola colare a picco!

Non a caso, per sapere se il diluvio era finito o meno, Noè ha dovuto ricorrere al famoso stratagemma degli uccelli: ha dovuto mandare fuori il corvo e la colomba, perchè le finestre erano situate sul tetto, altrimenti l’acqua sarebbe penetrata all’interno. Ora, come faceva Noè a sapere che i cubiti erano proprio 15? Questo, naturalmente, è un particolare introdotto dalla tradizione successiva.

 

I patriarchi antidiluviani

Anche i NOMI attribuiti ai patriarchi testimoniano l’origine « mitica » di questi racconti. Adamo, come detto, è l’ »uomo » in generale, ma anche Enos (figlio di Set) significa « uomo » (Enosh in ebraico). Siccome Caino era fuggito (in NOD, che non significa altro che « fuggiasco« ) e Abele era morto, Set genera un ALTRO UOMO, un uomo nuovo in sostituzione del vecchio Adamo. Abele, d’altro canto, significa « cosa breve », « cosa vana » (nell’originale ebraico ‘ebel, letteralmente « soffio di vento »); è anche la parola che risuona nel Qoelet (Ecclesiaste): « vanità di vanità, tutto è vanità » (1:2).

 

Infatti Abele è vissuto pochissimo rispetto agli altri patriarchi! Caino vuol dire « possesso », e infatti Eva (come si sa) dice in Genesi 4:1: « Ho avuto in possesso un uomo dal Signore ». Però è evidente che qui c’è anche un’altra allusione: Caino e i suoi discendenti hanno preferito il possesso delle cose materiali al godimento dell’intimità con Dio, che invece era proprio dei vari Noè ed Abramo. Il terzo figlio di Adamo ed Eva, Set, porta un nome che può significare « denominato » oppure « concesso », con riferimento a Genesi 4:25: « Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso ». Il figlio di Caino invece si chiama Enoc, in ebraico « dedicato a » [ sottinteso: Dio ], intendendo quelle vittime sacrificali, spesso umane, offerte alle divinità al momento della fondazione di nuove città; infatti, secondo Genesi 4:17, Caino costruì una città dandole il nome del suo primogenito. Il figlio di Enoc si chiama Cainan, nome che ha la stessa etimologia di Caino, mentre il figlio di quest’ultimo, Maalaleel, ha un nome che può significare « Gloria di Dio » (il padre cioè rendeva grazie al Signore per avergli concesso un figlio). Il successivo anello generazionale, Iared, viene interpretato come « discesa »; sarebbe da intendersi come « discendenza« , ma l’apocrifo Libro di Enoc interpreta piuttosto questo nome nel suo senso letterale, perché durante la sua vita gli angeli chiamati « Vigilanti » sarebbero scesi sulla Terra per insegnare agli uomini la via della rettitudine, dando vita alla stirpe di semidei che avrebbe popolato il mondo prima del Diluvio.

Del figlio di Iared, Enoc, si è già detto parlando del suo omonimo cainita, ma con la difficoltà che a lui non è associata la fondazione di alcuna città; siccome su di lui fiorì una vasta letteratura che lo volle depositario di una vastissima sapienza, qualcuno ha pensato a una possibile etimologia alternativa, dall’ebraico « insegnamento ». Di tutti gli altri patriarchi antidiluviani e postdiluviani viene indicata l’età, la posterità e il momento della morte secondo la formula fissa « X aveva N anni quando generò Y; X dopo aver generato Y visse ancora N’ anni e generò figli e figlie. L’intera vita di X fu di (N + N’) anni, poi morì ». L’unico che sfugge a questo stereotipo è proprio l’Enoc setita, del quale Genesi 5:23-24 dice: « L’intera vita di Enoc fu di trecentosessantacinque anni. Poi Enoc cammino con Dio e non fu più, perché Dio lo aveva preso. »

Tali misteriosi versetti hanno fatto nascere la tradizione secondo cui Enoc fu assunto in Cielo come Elia, ed infatti nell’ »Orlando Furioso » di Ludovico Ariosto il paladino Astolfo lo trova nel Paradiso Terrestre insieme ad Elia e a San Giovanni Evangelista. Alcuni hanno supposto che Enoc fosse addirittura una divinità solare, adorata prima che in Israele si affermasse il monoteismo, dato che la sua vita dura 365 anni; tuttavia non è certo che gli Ebrei di 4000 anni fa fissassero proprio in 365 giorni la durata dell’anno solare.

Il figlio di Enoc, Matusalemme (in ebraico Metuselah), ha un nome che potrebbe significare « uomo del dardo » (con accezione sconosciuta), oppure « la sua morte porterà ». Come già ricordato, egli è il più longevo tra tutti i personaggi della Bibbia, e per questo è entrato nell’immaginario collettivo come simbolo della longevità. « Requiem per Matusalemme », si intitola una puntata della serie originale di « Star Trek », incentrata su di un alieno dell’età di 5000 anni; « Matusalemix » è stato battezzato in Italia Agecanonix, il più anziano tra i personaggi delle avventure di Asterix il gallico; e nel film di fantascienza « Blade Runner » il personaggio di J.F. Sebastian soffre della malattia immaginaria chiamata « Sindrome di Matusalemme », che comporta un invecchiamento precoce.

Secondo tradizioni extrabibliche, Matusalemme sarebbe morto l’11 Cheshvan dell’anno 1656 dopo la Creazione, sette giorni prima dell’inizio del Diluvio Universale. Anzi, ricamando su Genesi 7:4 si disse che il Signore avrebbe ritardato il diluvio di una settimana proprio a causa dei sette giorni di lutto in onore del giusto Matusalemme. Matusalemme fu padre di Lamec, il cui nome potrebbe significare « Servo di Dio »; questi sarebbe morto a 777 anni (una data effettivamente sospettata di nascondere qualche sorta di numerologia) cinque anni prima del Diluvio.

Lamec fu padre di Noè, il cui nome viene interpretato dalla stessa Genesi come « il consolatore »; il padre Lamec dice infatti di lui in Genesi 5:29: « costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto ». Si tratta in realtà di un’etimologia posteriore, dovuta alla cosiddetta Tradizione Sacerdotale, corrente teologica dell’ebraismo sviluppatasi al tempo della deportazione a Babilonia (VI sec. a.C.). Per gli Ebrei, infatti, il nome non era una mera espressione vocale, bensì l’essenza stessa delle cose. 

Il primo gesto di Adamo, quando Dio gli presenta gli animali appena creati perchè vi scelga un compagno, è quello di dare un nome a ciascuno di loro (Genesi 2:20): nominare una cosa equivaleva a possederla, ed infatti nel libro dei Numeri si legge che gli Israeliti cambiavano il nome a tutte le città da essi conquistate in Palestina alla fine del loro Esodo.

Per essi valeva in special modo, dunque, il detto latino: « nomina sunt omina », cioè « i nomi sono presagi »! Gli ebrei hanno sempre avuto la tentazione di spiegare per assonanza i nomi di persona e di luogo, come potrete constatare leggendo vari passi della Bibbia, quale ad esempio quello di Genesi 21:22-34, in cui il racconto dell’alleanza di Abramo col filisteo Abimelec è usato come spunto per spiegare il nome della città di Bersabea.

Un’etimologia più probabile del nome di Noè è quella che lo riconduce a una radice semitica con il significato di « colui che prolunga »: ovviamente, colui che prolunga la vita, l’umanità, la storia al di là della catastrofe del diluvio, che ad esse doveva porre fine per sempre. Noè capita comunque a fagiolo, perchè siamo ormai alle soglie della terrificante catastrofe del DILUVIO UNIVERSALE.

 

 

Il libro dei perché: 3 / 12 Teologia su Genesi 1-11 25 juillet, 2014

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Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

3° dei 12 articoli di Teologia su Genesi 1-11

Racconto o visione della storia? Dal circolo vizioso di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente si esce convincendosi che tutta la Sacra Scrittura rappresenta parola di Dio incarnata in un preciso momento della storia dell’uomo. La Genesi, come gran parte della nostra Bibbia, non è cioè un vero RACCONTO DELLA STORIA, cioè non è « storiografia » come la intendiamo noi oggi; è piuttosto una « VISIONE DELLA STORIA », come ha scritto in modo illuminante il biblista Mario Cimosa.

In altri termini, è una STORIA RIVISITATA alla luce di un preciso progetto religioso e sapienziale.

Nella Bibbia non mancano, beninteso, brani di vera storiografia, che anticipano di quattro o cinque secoli quella di Erodoto e di Tucidide.

È il caso della storia della successione al trono di Davide, cioè le vicende di Assalonne, Salomone ed Adonia descritte alla fine del secondo libro di Samuele e all’inizio del primo libro dei Re; essa è un vero racconto storiografico, e vale la pena di leggerlo, perchè ci mostra come un contemporaneo ha descritto fatti cui egli stesso aveva assistito.

Sotto il regno del re Salomone (circa 970-930 a.C.) si sentiva infatti l’esigenza di dare una legittimazione all’ascesa al trono di questo re dopo Davide, in quanto egli era solo uno dei TANTI figli di Davide, anzi nato da nozze peccaminose; uno qualunque dei figli di Davide poteva aspirare al trono, però solo Salomone l’aveva conquistato, e quindi sorgeva la necessità di dimostrare che lo aveva fatto a buon diritto, come legittimo erede al trono. Ed è per questo che i fatti, esattamente come si sono svolti, magari con qualche tocco encomiastico (com’era in uso allora) vennero narrati e messi per iscritto, per poi confluire in questi libri biblici al momento della loro redazione definitiva. Il brano citato è dunque un reportage che ci arriva direttamente da 3000 anni fa!

Già le narrazioni dei libri dei Re o dei libri delle Cronache, tuttavia, non sono più puramente storiografiche. Vi si legge, per esempio: « Nel tale anno del tale re di Giuda diventa re d’Israele il tale… regna per tot anni… sua moglie è la tale… compie queste imprese… muore di malattia o in battaglia… a lui succede quell’altro… » Subito dopo, però, leggete: « Ma egli fece ciò che male agli occhi del Signore, perchè diffuse il culto idolatrico… non rese gloria al Signore come si deve… » eccetera.

Qui vedete già all’opera un’INTERPRETAZIONE DELLA STORIA, a fianco della storia vera e propria! Questa non è più storiografia nuda e cruda, perchè dalla storiografia lo storiografo dovrebbe essere ASSENTE. Lo stesso Giuseppe Flavio, il famoso storico giudaico che ci parla della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., non è uno storiografo imparziale, perchè è continuamente presente a dire la sua, mano a mano che racconta i fatti cui ha assistito come testimone oculare.

Questo vale per avvenimenti dei quali più o meno era noto come si erano svolti. Più o meno si conosceva qual era la successione dei re d’Israele, perchè erano rimasti dei documenti che attestavano tale successione; più o meno, si sapeva quali tappe aveva seguito il popolo ebraico nel suo esodo dall’Egitto a Canaan; e così via. Ma non si sapeva assolutamente nulla delle origini del mondo e dell’umanità! Quindi, alcune risposte di tipo teologico e sapienziale vengono incarnate in un racconto storico e proiettate all’origine dei tempi.

Come vi dicevo in precedenza, la Bibbia tende a RIPORTARE ALLE ORIGINI le risposte a domande poste oggi. Per esempio: perchè esiste il male nel mondo? Appare ovvio: perchè il primo uomo ha commesso un PECCATO imperdonabile che poi, geneticamente, si è trasmesso di coppia in coppia a tutti gli uomini.

Perchè noi uomini, pur essendo fratelli (perchè discendiamo da un’unica coppia), ci uccidiamo tra di noi? Perchè già i figli del primo uomo hanno commesso un gravissimo peccato: Caino ha ucciso Abele, e da allora questa tentazione omicida si è trasmessa, anch’essa per così dire « geneticamente », di padre in figlio.

Pensate a Lamec, bisnipote di Caino, che urla: « io ho ucciso un uomo per una scalfitura e un ragazzo per un livido: Caino sarà vendicato sette volte, ma Lamec settantasette! » (Genesi 4:23-24. Secondo alcuni l’uomo ucciso era il suo antenato Caino, come si vede nei mosaici del Battistero di Firenze). E non solo:

Dio potrebbe stancarsi dell’umanità? A questa domanda, la Bibbia risponde costruendo il racconto del diluvio. Come mai gli uomini non vivono tutti assieme in pace, ma sono divisi in tanti popoli con tante lingue e tradizioni diverse, che si fanno guerra tra di loro? Risponde l’episodio della torre di Babele e della conseguente diaspora delle genti su tutta la terra.

Racconti mitici e racconti leggendari

Quindi, fino a Genesi 11, noi siamo in presenza di racconti che vogliono dare una risposta a precise domande. Ma non basta. Quelli che noi vediamo descritti in questi capitoli (per chi non se li ricordasse, li ho elencati tutti in questa pagina) sono avvenimenti che capitano ancor oggi, nella storia di ogni giorno.

In qualunque giorno che noi viviamo, Caino uccide Abele (basti guardare le guerre in Bosnia, in Iraq, nell’Irlanda del Nord, nella stessa Terrasanta!). Eppure, il racconto di Caino che uccide Abele è proiettato fino all’origine dell’umanità, proprio per far vedere che fin dall’origine tutto era così, e sarà sempre così, per causa di un peccato: un peccato ORIGINALE, che noi (alla luce di questo discorso) faremmo meglio a chiamare NATURALE, perchè connaturato in ogni uomo.

Molto giustamente il grande Pascal diceva, al proposito, che « Adamo è MIO PADRE, sono IO ed è MIO FIGLIO »! Infatti cosa significa il nome « Adamo »? Di solito viene tradotto con « terra », perchè tale è il significato della parola « Adam », essendo stato il patriarca formato con la terra del suolo. In realtà però il corretto significato di Adamo è… « UOMO », cioè indica TUTTA l’umanità!

Tutta l’umanità si è comportata come Adamo, si comporta come Adamo e si comporterà come Adamo; cioè disubbidisce a Dio per superbia, fa ciò che non dovrebbe fare perchè pensa che, se lo fa, diverrà simile a Dio; ed è così che nascono tutti i mali dell’uomo! Quindi, non è vero che noi ci trasmettiamo di generazione in generazione il peccato di un altro, perchè la teologia proprio non ci spiega come mai un peccato commesso dai nostri antenati debba essere scontato da noi!

Ricordate che cosa hanno chiesto una volta i discepoli a Gesù, a proposito del cieco nato? « Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perchè egli nascesse cieco? » E Gesù risponde loro: « Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perchè si manifestassero in lui le opere di Dio. » (Gv 9:2-3) Uno non può peccare nel grembo materno, ovviamente, o essere punito per una colpa commessa dai suoi antenati. In realtà il nostro peccato è « naturale », perchè noi, vivendo, diciamo AUTOMATICAMENTE di no a Dio, ci comportiamo secondo modelli di vita sbagliati, pratichiamo la superbia, l’invidia, l’ira, l’accidia, la lussuria…

Quindi, l’intento di Gesù è quello di redimerci da questo « peccato naturale », cioè insegnarci la vera via per riscattarci seguendo il Suo esempio, e non più obbedendo ad una Legge! In questo senso Egli ha detto: « Io sono la VIA, la VERITA’, la VITA » (Gv 14:6). E infatti, come dice giustamente Mario Pomilio nel suo bellissimo romanzo « Il Quinto Evangelio », Gesù « non ha lasciato una legge cui obbedire, ma un esempio da imitare »! Ecco, senza tenere in considerazione questo, non è possibile capire il vero senso del racconto della caduta nel peccato.

Sotto questa luce, è possibile operare una nuova suddivisione del testo biblico, diversa da quella delle cinque « storie » successive che vi ho nominato all’inizio:

Gen 1-4: racconti di tipo LEGGENDARIO-SAPIENZIALE;

Gen 5-11: racconti di tipo MITOLOGICO;

Gen 12-50: racconti di stampo STORICO-SAPIENZIALE.

Nessuno di questi è dunque propriamente « storico », per i motivi che ho spiegato prima: c’è sempre una ricerca del piano di Dio soggiacente agli eventi terreni, anche nelle descrizioni delle vicende di Abramo e dei suoi discendenti, che pure sono inquadrabili in un preciso contesto geopolitico (come diremo più tardi, sono « storicamente accertabili »).

A questo punto, so che molti di voi si scandalizzeranno perchè ho osato adoperare parole come « mitologico » e « leggendario » a proposito della Bibbia. Bisogna spiegarsi bene: una LEGGENDA è un racconto che non ha fondamento storico, una piattaforma reale da cui partire, ma viene costruito per dare risposta ad alcune domande, che altrimenti resterebbero insolute, e quindi per soddisfare la curiosità dell’uomo.

I racconti della creazione del mondo e dell’uomo, di Adamo ed Eva, della cacciata dal Paradiso Terrestre, di Caino ed Abele, di Lamec sono racconti di questo tipo, cioè vogliono dare delle risposte a problemi attuali, concreti.

Per quanto riguarda invece i racconti MITICI, si sa che essi – a differenza delle leggende – hanno sempre al loro interno un residuo di verità storica; solo che il famoso « nucleo storico » è talmente occultato che non si riesce più nemmeno a rintracciarlo.

Sono tali il racconto dei giganti, del diluvio, della rigenerazione dell’umanità, della torre di Babele, nonché le genealogie dei patriarchi da Adamo a Noè e da Noè ad Abramo.

Questo merita un discorso a parte, perchè qui si tratta di eseguire una « cerniera » tra dei racconti puramente sapienziali, come quelli della creazione (non solo del cosmo e dell’uomo, ma anche del male e dell’inimicizia tra gli esseri umani), e dei racconti più ancorati nella storia, come sono le avventure dei patriarchi, inquadrabili in un preciso periodo storico (dal XIX al XVII secolo a.C.), di cui ci restano testimonianze archeologiche concrete, e non nell’indefinita epoca delle fiabe. Questa cerniera è costituita dai MITI.

La prima carta geografica della storia

Bisogna infatti tener presente che non è mica facile scrivere la storia di epoche delle quali non si sa assolutamente nulla. È come se noi volessimo scrivere la storia della Germania medioevale avendo a disposizione soltanto i poemi dei Nibelunghi e le favole dei fratelli Grimm!

Ebbene, quando i redattori biblici hanno messo insieme tutte le tradizioni esistenti durante e dopo l’esilio a Babilonia, dando vita al Pentateuco (che dunque ha conosciuto una lunga trasmissione orale prima della definitiva messa per iscritto), si sono trovati nella medesima situazione: avevano a disposizione solo poche leggende popolari, e dovevano scrivere la storia di un popolo intero, se non addirittura dell’umanità!

Qui, infatti, la narrazione coinvolge ancora l’umanità intera, mentre sarà solo con Abramo che entreremo nell’argomento particolare degli antenati del popolo ebraico. A confermarcelo viene un elemento su cui non posso fare a meno di sorvolare, perchè ci dimostra senza possibilità di equivoci la necessità di INTERPRETARE il testo della Genesi. Questo elemento è rappresentato dalla MAPPA contenuta nel capitolo 2, tra i versetti 10 e 14.

Proprio così: quella contenuta in questi versetti non è – come può apparire a prima vista – una descrizione lussureggiante e fiabesca del giardino dell’Eden, bensì una rappresentazione poco meno che cartografica di tutto il mondo conosciuto ai tempi dell’autore biblico. Infatti al v.10 un fiume esce dal giardino e si divide in quattro, dirigendo i propri rami in direzione dei quattro punti cardinali, come potete chiaramente vedere nella ricostruzione in figura. Di tali fiumi ci sono forniti i nomi ebraici: Pison, Ghihon, Hiddekel e Phrat. Gli ultimi due sono immediatamente riconoscibili, perchè corrispondono ai nostri Tigri ed Eufrate (del primo infatti si dice che « scorre ad oriente di Assur », cioè dell’Assiria). Gli altri, invece, risultano piuttosto misteriosi, e gli esegeti si sono sbizzarriti nell’identificarli.

È probabile che il fiume Ghihon corrisponda al Nilo, visto che di esso si dice che « scorre intorno a tutto il paese di Cus », e che il paese di Cus, come vedremo più avanti, è solitamente identificato con l’Etiopia. È vero che il corso del Nilo non si avvicina mai meno di 1500 Km a quelli del Tigri e dell’Eufrate, ma a quei tempi le regioni al di là della Mezzaluna Fertile erano conosciute così poco, che secondo taluni geografi latini il Nilo nasceva nell’Atlante, ed il golfo Persico era formato dal mar Caspio! Certuni invece identificano il paese di Cus con quello dei Cassiti, popolo stanziato ad oriente del Tigri che conobbe un periodo di grande splendore fra il 1600 e il 1200 a.C., prima dell’ascesa degli Assiri. Il Ghihon allora sarebbe un affluente di destra del Tigri (tra i possibili candidati: il Grande Zab, il Piccolo Zab, l’Adh Adhaim, il Diala e il Karkheh).

L’identificazione del Pison è invece legata a quella del « paese di Avila« , che a sua volta non è certo facile da localizzare, anche perchè la descrizione che ce ne dà l’autore biblico richiama quella di un paese da favola, ricco di oro fino, di resina odorosa e di pietra d’onice. Secondo alcuni, si tratterebbe di una contrada mitica, da localizzarsi dalle parti dell’India oppure del bassopiano turanico, per cui il Pison verrebbe rapidamente ad identificarsi con l’Indo (o addirittura con il Gange o con l’Amu-Darja).

Tuttavia in Arabia abitavano almeno due tribù arabe conosciute con un nome molto simile a questo, che i geografi arabi riportano nella forma Hawlan. Queste tribù semitiche avrebbero occupato la punta più meridionale della penisola arabica, attraversando da lì il Mar Rosso e giungendo sulla costa africana, dove Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo parlano della città di Avalis che sorgeva vicino al moderno stato di Gibuti, e che oggi sarebbe conosciuta con il nome di Zeila.

In Genesi 25:18 si dice di Ismaele che « abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur ». Siccome gli Ismaeliti erano sicuramente gli antenati degli attuali Arabi, appare probabile che Avila fosse una contrada dell’Arabia a sud dell’Eufrate. Isaac Asimov (1919-1992), il celebre scrittore di fantascienza di origini ebraiche, ha avanzato l’ipotesi che il Pison fosse un affluente dell’Eufrate, che si immetteva in esso da sudovest; con l’inaridirsi progressivo della regione arabica, in tempi storici esso sarebbe scomparso. Anzi, il famoso autore di fantascienza congettura che esso fosse già scomparso ai tempi dell’Autore Biblico, ma che ai suoi tempi il nome del Pison fosse ancora vivo nei racconti mitici uditi a Babilonia.

Un’ipotesi interessante, ma assai difficile da dimostrare. Secondo altri, invece, Avila sarebbe da collocarsi anch’essa nell’attuale Etiopia (ma c’è chi parla di contrade africane ancora più meridionali!); tuttavia, anche chi sostiene tale ipotesi continua a vedere nel Pison uno dei fiumi indiani.

Dunque, era proprio l’intero mondo abitato che l’ignoto autore di questo brano voleva descriverci! Ciò sta a significare che, nella sua mente, tutta la terra, prima della disubbidienza di Adamo e di Eva, era un paradiso terrestre!

 

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