SENTINELLE CHRETIENNE

Bienvenue sur mon blog: Homme 76 ans Retraité, Chrétien Évangélique, poète et écrivain publie sur blogs, n’aime pas la polémique ni la vulgarité, aime beaucoup les bonnes fructueuses échanges d’opinions. J’ai besoin de vos commentaires d’encouragement.

 
  • Accueil
  • > Archives pour février 2014

Storia dell’Aspirina: Indicazioni, Cure ed Effetti 27 février, 2014

Classé dans : Medicale Italiano — Sentinelle Chrétienne @ 18:18

Dal Blog FarmacoeCura

L’aspirina, anche chiamata acido acetilsalicilico, è un farmaco che viene usato come analgesico (per alleviare i dolori lievi), come antipiretico (per diminuire la febbre) e come antinfiammatorio.

L’aspirina è inoltre un antiaggregante e fluidificante del sangue, perché inibisce la produzione di trombossano: questa sostanza, in condizioni normali, aggrega le piastrine per riparare i vasi sanguigni danneggiati. Per questo motivo l’aspirina può essere usata sul lungo periodo e a basso dosaggio per prevenire gli attacchi cardiaci, l’infarto e la trombosi, nei pazienti maggiormente a rischio di formazione di coaguli ematici. Inoltre è stato dimostrato che l’aspirina può essere somministrata a piccole dosi immediatamente dopo l’infarto per diminuire il rischio di un secondo infarto o di necrosi del tessuto cardiaco.

I principali effetti collaterali dell’aspirina sono le ulcere gastrointestinali, l’emorragia gastrica (sangue nello stomaco) e l’acufene, soprattutto se il farmaco viene assunto in dosi massicce. Nei bambini e negli adolescenti l’aspirina non viene più usata per alleviare i sintomi parainfluenzali, della varicella o di altre patologie virali, perché può essere associata al rischio di insorgenza della sindrome di Reye.

L’aspirina fu il primo a essere scoperto tra i farmaci della categoria degli antinfiammatori non steroidei (FANS): non tutti i FANS sono salicilati, ma hanno tutti proprietà simili e la maggior parte di essi agisce inibendo l’enzima cicloossigenasi. Attualmente l’aspirina è il farmaco più usato al mondo: si stima che ogni anno ne vengano consumate circa 40.000 tonnellate. Nei paesi in cui “Aspirina” è un marchio registrato dalla Bayer, il nome generico del farmaco è “acido acetilsalicilico” (ASA).

Storia dell’Aspirina

Fu un chimico francese, Charles Frédéric Gerhardt, a preparare per primo l’acido acetilsalicilico nel 1853. Nel corso del suo lavoro riguardante la sintesi e le proprietà di diverse anidridi acide mescolò il cloruro di acetile con un sale sodico dell’acido salicilico (il salicilato di sodio). Si verificò una forte reazione e la miscela risultante si solidificò in brevissimo tempo. A quell’epoca non esisteva ancora la teoria strutturale, quindi Gerhardt chiamò il composto che aveva sintetizzato “anidride salicilico -acetica” (wasserfreie Salicylsäure -Essigsäure). La preparazione dell’aspirina (“anidride salicilico-acetica”) fu soltanto una delle diverse reazioni che Gerhardt condusse per il suo lavoro sulle anidridi, e non ebbe alcun seguito.

Sei anni dopo, nel 1859, Von Gilm ottenne analiticamente l’acido acetilsalicilico puro, per reazione tra l’acido salicilico e il cloruro di acetile: chiamò questa nuova sostanza “acetylierte Salicylsäure”, cioè acido salicilico acetilato. Nei 1869, Schröder, Prinzhorn e Kraut ripeterono le sintesi compiute da Gerhardt (dal salicilato di sodio) e da Von Gilm (dall’acido salicilico) e conclusero che entrambe le reazioni creavano lo stesso composto: l’acido acetilsalicilico. Furono i primi ad attribuirgli la struttura corretta, con il gruppo acetile collegato al gruppo OH fenolico.

Nel 1897, gli scienziati della Bayer, che produceva farmaci e coloranti, iniziarono a fare esperimenti sull’uso dell’acido acetilsalicilico come sostituto meno irritante dei medicinali comuni a base di salicilato. Nel 1899, la Bayer mise in commercio il farmaco con il nome di Aspirina. Il nome aspirina deriva dalla “A” di “acetil” e dalla “spir” di “Spirsäure”, il vecchio nome tedesco dell’acido salicilico. La sostanza divenne sempre più famosa nella prima metà del XX secolo e diede prova della sua efficacia nelle prime fasi dell’epidemia di spagnola del 1918; era un farmaco molto redditizio, quindi scatenò feroci lotte di mercato e la proliferazione di marchi e di prodotti, soprattutto dopo la scadenza del brevetto della Bayer negli Stati Uniti, avvenuta nel 1917.

La popolarità dell’Aspirina diminuì quando furono messi in commercio il paracetamolo nel 1956 e l’ibuprofene nel 1969. Negli anni Sessanta e Settanta John Vane e altri scoprirono il meccanismo di azione dell’aspirina, mentre esperimenti clinici e altre ricerche compiute tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta dimostrarono l’efficacia di questo farmaco come agente anticoagulante in grado di diminuire il rischio di malattie della coagulazione. Il consumo aumentò di nuovo considerevolmente negli ultimi decenni del XX secolo ed è tuttora molto diffuso, grazie all’uso generalizzato che se ne fa come terapia preventiva per gli attacchi di cuore e l’infarto.

Un nome, un marchio.

Come parte del risarcimento dei danni di guerra, specificata nel 1919 con il Trattato di Versailles successivo alla resa tedesca dopo la Prima Guerra Mondiale, il nome “aspirina” (come quello dell’“eroina”) cessò di essere un marchio registrato in Francia, in Russia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti: diventò quindi un nome comune che poteva essere scritto in lettere minuscole. Attualmente, “aspirina” è un nome comune in: Australia, Argentina, Francia, India, Irlanda, Nuova Zelanda, Pakistan, Filippine, Sudafrica, Regno Unito e Stati Uniti. “Aspirina”, scritto con la “A” maiuscola, è tuttora un marchio registrato della Bayer in: Germania, Canada, Messico e più di 80 altri paesi, dove il marchio è di proprietà della Bayer. Poiché la parola “aspirina” è diventata un nome generico in molti paesi, la Bayer ha iniziato una politica aggressiva di protezione del marchio negli Stati Uniti e possiede più di 1.000 marchi statunitensi di diversi farmaci.

Indicazioni terapeutiche

L’aspirina è stata usata per più di un secolo per combattere la febbre e il dolore collegati al raffreddore, ma solo di recente è stata dimostrata la sua efficacia mediante test clinici controllati condotti sugli adulti. Un grammo di aspirina, in media, riduce la temperatura orale dell’organismo da 39.0 °C a 37.5 °C nel giro di tre ore. L’effetto del farmaco inizia dopo 30 minuti, e dopo 6 ore la temperatura è ancora inferiore ai 37.8 °C. L’aspirina si dimostra anche utile contro i “doloretti”, il disagio, il mal di testa e il mal di gola, in tutti coloro che presentano questi sintomi. L’effetto antidolorifico ed antipiretico dell’aspirina è identico a quello del paracetamolo sotto ogni punto di vista tranne che, in alcuni casi, per il tasso leggermente maggiore di sudorazione e di effetti collaterali di natura gastrointestinale.

L’aspirina è una delle terapie di prima linea contro l’emicrania e dà sollievo nel 50, 60% dei casi. La sua efficacia è pari a quella del sumatriptano, un nuovo farmaco a base di triptano, e di altri analgesici come il paracetamolo o l’ibuprofene. La combinazione di aspirina, paracetamolo e caffeina (Neo Cibalgina®) è ancora più efficace. Per la cura dell’emicrania questa formula è più efficace di ciascuno dei suoi tre componenti assunto separatamente, e comunque più dell’ibuprofene o del sumatriptano.

L’aspirina allevia il dolore nel 60-75% dei pazienti affetti da cefalea tensiva episodica. Da questo punto di vista è equivalente al paracetamolo, tranne che per la maggior frequenza di effetti collaterali gastrointestinali. I test clinici comparati hanno dimostrato che il metamizolo e l’ibuprofene allevierebbero il dolore più velocemente dell’aspirina, però questa differenza diventerebbe poco significativa dopo circa due ore. La combinazione di aspirina, paracetamolo e caffeina sarebbe ancora più efficace, pur provocando maggiori problemi gastrici, di nervosismo e di vertigini.

L’aspirina è anche efficace per il trattamento del dolore postoperatorio. L’esempio più studiato è il dolore dovuto all’estrazione di un dente, per cui la massima dose consentita di aspirina (1 g) è equivalente a 1 g di paracetamolo, 60 mg di codeina e 5 mg di ossicodone. La combinazione di aspirina e caffeina, in generale, allevia maggiormente il dolore rispetto all’aspirina assunta singolarmente. L’aspirina effervescente allevia il dolore molto più velocemente di quella in compresse (15-30 minuti contro 45-60 minuti).

Tuttavia, come analgesico postoperatorio, l’aspirina è meno efficace dell’ibuprofene. L’aspirina ha una maggiore tossicità gastrointestinale rispetto all’ibuprofene (Moment®). La dose massima di aspirina (1 g) è meno efficace come antidolorifico rispetto a una dose media di ibuprofene (400 mg) e l’effetto dura per meno tempo. In un test clinico, l’ibuprofene si è dimostrato equivalente alla combinazione di aspirina e codeina e addirittura più efficace.

L’aspirina spesso viene usata in associazione con altri farmaci antinfiammatori non steroidei e analgesici oppioidi per curare il dolore di diversa intensità.

Ad alti dosaggi, l’aspirina e gli altri salicilati vengono usati per curare la febbre reumatica, l’artrite reumatoide e altre patologie infiammatorie che colpiscono le articolazioni. A bassi dosaggi l’aspirina o i suoi equivalenti inibiscono l’aggregazione piastrinica; è stato inoltre dimostrato che diminuiscono l’incidenza degli attacchi ischemici transitori e dell’angina instabile negli uomini e possono essere usati in via preventiva contro queste patologie. E’ usata per curare la pericardite, la coronaropatia e l’infarto miocardico acuto. L’aspirina a basso dosaggio è anche consigliata per prevenire l’infarto e per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e dell’infarto miocardico nei pazienti a cui è stata diagnosticata una malattia cardiovascolare.

Aspirina e bambini

L’aspirina non è più usata nei bambini e negli adolescenti, perché fa aumentare il rischio di sindrome di Reye; al suo posto vengono usati il paracetamolo o i FANS non salicilati, come l’ibuprofene (Nureflex®, Antalfebal®) . La sindrome di Kawasakirimane una delle poche malattie per cui è indicato l’uso dell’aspirina in età pediatrica, ma anche questa indicazione è stata messa in dubbio da alcuni autori. Nel Regno Unito, gli unici due casi per cui è indicato l’uso dell’aspirina nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 16 anni sono la sindrome di Kawasaki e la prevenzione delle embolie.

Controindicazioni e resistenza

L’aspirina non dovrebbe essere usata nei pazienti allergici all’ibuprofene o al naprossene, da quelli intolleranti ai salicilati o genericamente intolleranti agli antinfiammatori.; inoltre si dovrebbe osservare una particolare cautela nei pazienti affetti da asma o da broncospasmo aggravato dai FANS. A causa degli effetti collaterali sulle pareti dello stomaco, i produttori consigliano alle persone affette da ulcera peptica, diabete medio o gastrite di chiedere consiglio al medico prima di usare l’aspirina. Anche quando non è presente nessuna di queste patologie, l’aspirina fa aumentare il rischio di emorragia gastrica, se viene assunta insieme all’alcool o alla warfarina.

I pazienti affetti da emofilia o da altre patologie della coagulazione sanguigna non dovrebbero assumere né l’aspirina né altri salicilati. È stato dimostrato che l’aspirina provoca l’anemia emolitica nei pazienti affetti da carenza genetica di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (favismo o G6PD), soprattutto se assunta a dosi massicce e proporzionalmente alla gravità della malattia. L’uso dell’aspirina nei casi di febbre Dengue non è consigliato, per via dell’aumento della tendenza alle emorragie. I pazienti affetti da patologie renali, iperuricemia o gotta non dovrebbero usare l’aspirina perché questo farmaco diminuisce la capacità dei reni di eliminare l’acido urico e quindi potrebbe far peggiorare queste patologie. L’aspirina non dovrebbe essere somministrata ai bambini e agli adolescenti per combattere i sintomi del raffreddore e dell’influenza perché è correlata con la sindrome di Reye.

In alcune persone l’aspirina ha un effetto meno marcato sulla coagulazione: questa situazione è nota come resistenza o insensibilità all’aspirina. Una ricerca suggerisce che le donne hanno maggiori probabilità di essere resistenti all’aspirina rispetto agli uomini; un altro studio aggregato, condotto su 2.930 pazienti, ha scoperto che il 28% era resistente al farmaco. Uno studio condotto su 100 pazienti italiani ha dimostrato che, tra il 31% di soggetti che apparentemente presentavano resistenza all’aspirina, solo il 5% era veramente resistente, mentre gli altri erano non conformi.

Effetti collaterali  Gastrointestinali

È stato dimostrato che l’uso dell’aspirina fa aumentare il rischio di emorragia gastrointestinale. Alcune formulazioni gastrorivestite dell’aspirina sono pubblicizzate come “poco dannose per lo stomaco”, ma in una ricerca è emerso che il rivestimento non ridurrebbe i rischi. È stato inoltre dimostrato che la combinazione dell’aspirina con altri antinfiammatori aumenta ulteriormente il rischio. L’aspirina, se usata in combinazione con il clopidogrel o la warfarina, fa aumentare il rischio di emorragia delle alte vie gastrointestinali.

Effetti sul sistema nervoso centrale

Si ritiene, secondo gli esperimenti condotti sui topi, che dosi massicce di salicilato, un metabolita dell’aspirina, possano provocare l’acufene, perché agiscono sull’acido arachidonico e sui recettori NMDA.

Sindrome di Reye

La sindrome di Reye, una malattia grave caratterizzata da encefalopatia acuta e da steatosi epatica, può verificarsi nei bambini e negli adolescenti che assumono aspirina per curare la febbre oppure altre malattie o infezioni. Negli Stati Uniti, dal 1981 al 1997, sono stati segnalati ai Center for Disease Control and Prevention 1207 casi di sindrome di Reye in pazienti minorenni. Il 93% dei pazienti ha riferito di essersi ammalato nelle tre settimane precedenti la comparsa della sindrome di Reye, e di aver sofferto, nella maggior parte dei casi, di infezioni delle vie respiratorie, varicella o diarrea.

Sono state scoperte tracce di salicilati nell’81,9 dei bambini che si erano sottoposti ad esami. Dopo che è stato scoperto il collegamento tra la sindrome di Reye e l’uso dell’aspirina e dopo che sono state intraprese misure di sicurezza (comprese le direttive del ministero della sanità e la modifica del foglio illustrativo di tutti i farmaci contenenti acido salicilico), l’uso dell’aspirina in età pediatrica è considerevolmente diminuito negli Stati Uniti, e di conseguenza è diminuito il numero di casi segnalati di sindrome di Reye; una diminuzione analoga è stata registrata nel Regno Unito dopo le direttive emesse dal ministero della sanità. Attualmente

la Food and Drug Administration consiglia di non somministrare l’aspirina (o prodotti che contengono acido salicilico) negli episodi febbrili dei bambini di età inferiore ai 12 anni.

Orticaria/edema

In casi rarissimi, l’aspirina può provocare sintomi simili a quelli di una reazione allergica, che comprendono: orticaria, edema emal di testa. La reazione è causata dall’intolleranza ai salicilati, non è una vera è propria allergia ma si verifica perché l’organismo non è in grado di metabolizzare nemmeno piccole quantità di aspirina e quindi si scatena l’overdose.

Altri effetti collaterali

L’aspirina può provocare emorragie prolungate dopo gli interventi chirurgici, che possono durare fino a 10 giorni. In una ricerca sono stati osservati trenta pazienti che avevano subito interventi chirurgici di diversa natura. Venti su trenta hanno dovuto rioperarsi a causa dell’emorragia postoperatoria. Quest’emorragia è stata provocata dall’aspirina, assunta singolarmente o in combinazione con un altro FANS, in ben 19 dei 20 pazienti che hanno dovuto rioperarsi a causa dell’emorragia postoperatoria. Il tempo medio di guarigione della seconda operazione è stato di 11 giorni.

L’aspirina può provocare la comparsa di angioedemain alcuni pazienti. In una ricerca, l’angioedema è apparso in alcuni dei pazienti monitorati da una a sei ore dopo l’assunzione di aspirina. Tuttavia l’aspirina assunta singolarmente non è in grado di scatenare l’angioedema: la comparsa dell’angioedema è dovuta all’assunzione contemporanea di aspirina e di un altro FANS.

L’aspirina aumenta il rischio di incidenza di microemorragie cerebrali, cioè della comparsa nella risonanza magnetica di macchioline ipointense (nere) di dimensioni uguali o inferiori ai 5-10 mm. Le microemorragie cerebrali non devono essere sottovalutate, perché spesso si verificano prima di un attacco ischemico o di un’emorragia intracerebrale oppure prima della comparsa della malattia di Binswanger o del

morbo di Alzheimer.

Interazioni

È stato dimostrato che l’aspirina è in grado di interagire con altri farmaci. Ad esempio, l’acetazolamide e il cloruro di ammonio possono aumentare l’effetto tossico dei salicilati e anche l’alcool fa aumentare il rischio di emorragia gastrointestinale ad essi collegato. L’aspirina impedisce a diversi farmaci di legarsi alle proteine nel sangue, tra cui: gli antidiabetici tolbutamide e clorpropamide, gli immunosoppressori metotressato, fenitoina, probenecid e acido valproico (interferisce anche con la beta-ossidazione, una fase importante del metabolismo del valproato) e tutti gli antinfiammatori non steroidei. I corticosteroidi potrebbero ridurre la concentrazione dell’aspirina. L’attività farmacologica dello spironolattone potrebbe risultare ridotta dall’aspirina; inoltre l’aspirina è un antagonista della penicillina G per quanto concerne la secrezione dai tubuli renali. L’aspirina, infine, può inibire l’assorbimento della vitamina C.

Dosaggio

Per trattare mal di testa o malesseri influenzali le dosi prevedono 1-2 compresse 2-3 volte al giorno, ma si consiglia di attenersi alla dose minima efficace per diminuire la probabilità di effetti collaterali.

Le dosi per gli adulti vanno assunte generalmente quattro volte al giorno nel caso di febbre o artrite; per la terapia della febbre reumatica il dosaggio può avvicinarsi a quello massimo giornaliero usato storicamente. Per la prevenzione dell’infarto miocardico nei pazienti affetti da coronaropatia manifesta o sospetta, vanno assunte dosi molto minori una sola volta al giorno.

Le nuove indicazioni emanate nel marzo 2009 dalla Preventive Service Task Force negli Stati Uniti, riguardanti la prevenzione primaria delle coronaropatie, consigliano agli uomini di età compresa tra i 54 e i 79 anni e alle donne di età compresa tra i 55 e 79 anni di usare l’aspirina: il beneficio potenziale, che consiste nella riduzione del rischio di infarto miocardico negli uomini e di attacco apoplettico nelle donne, è superiore al potenziale rischio di aumento di emorragie gastrointestinali. Chi usa regolarmente l’aspirina a basso dosaggio (75 mg) rischia per il 25% in meno di morire a causa di malattie cardiovascolari e per 14% in meno di morire per altre cause. L’uso dell’aspirina a basso dosaggio è anche collegato con la tendenza alla diminuzione di eventi cardiovascolari; le dosi minime di aspirina (da 75 a 81 mg/giorno) potrebbero ottimizzare l’efficacia e la sicurezza per quei pazienti che devono assumere l’aspirina sul lungo periodo per prevenire le malattie.

Nei bambini affetti dalla sindrome di Kawasaki, il dosaggio di aspirina deve essere proporzionale al peso: inizialmente il farmaco deve essere assunto quattro volte al giorno, per un periodo massimo di due settimane, e poi a un dosaggio inferiore, una volta al giorno per un ulteriore periodo variabile dalle sei alle otto settimane.

Sovradosaggio

L’overdose da aspirina può essere acuta o cronica. L’avvelenamento acuto si verifica quando viene assunta una singola dose massiccia, invece si ha avvelenamento cronico quando vengono assunte dosi più alte del normale per un periodo protratto. L’overdose acuta ha un tasso di mortalità pari al 2%. L’overdose cronica porta con maggiore frequenza al decesso, con un tasso di mortalità pari al 25%; l’overdose cronica può essere particolarmente grave nei bambini. Tra i possibili antidoti contro l’overdose da aspirina troviamo: il carbone attivo, le flebo di destrosio e le normali flebo saline, il bicarbonato di sodio e la dialisi.

Traduzione a cura di Elisa Bruno

Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)

Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

 

 
  • Accueil
  • > Archives pour février 2014

Première Lettre de San Paul aux Corinthiens 25 février, 2014

Classé dans : Epitres — Sentinelle Chrétienne @ 16:55

La Première et la deuxième épître aux Corinthiens ce sont des livre du Nouveau Testament. envoyées par l’apôtre Paul à l’église de Corinthe.

Historique

Selon les Actes des Apôtres, ch. 18, v. 1-17, l’apôtre Paul est le fondateur de l’église de Corinthe. Lors de son deuxième voyage missionnaire, il passe 18 mois au sein de cette communauté. 

Il arrive d’Athènes où il a eu l’occasion de débattre avec les philosophes grecs à l’Aréopage (Actes des Apôtres, ch. 16, v. 17-34). Sur place, il rencontre un Juif du nom d’Aquilas et sa femme Priscille. Paul s’établit chez eux. Ils travaillent ensemble car Priscille et Aquilas sont également fabricants de tentes. Chaque sabbat il se rend à la synagogue où il fait part aux Juifs et aux Grecs de sa rencontre personnelle avec Jésus-Christ qui est le Messie

Actes 18 (« 1. Après cela, Paul partit d’Athènes, et se rendit à Corinthe. 2 Il y trouva un Juif nommé Aquilas, originaire du Pont, récemment arrivé d’Italie avec sa femme Priscille, parce que Claude avait ordonné à tous les Juifs de sortir de Rome.Il se lia avec eux; 3 et, comme il avait le même métier, il demeura chez eux et y travailla: ilsétaient faiseurs de tentes. 4 Paul discourait dans la synagogue chaque sabbat, et il persuadait des Juifs et des Grecs. 5 Mais quand Silas et Timothée furent arrivés de la Macédoine, il se donna tout entier à la parole,attestant aux Juifs que Jésus était le Christ.»). 

Une bonne partie des Juifs ne supporte pas cette vision des choses et le fait savoir durement à l’apôtre. Néanmoins, plusieurs personnes, et parmi elles quelques Juifs, croient à ce message de la Bonne Nouvelle et se font baptiser. C’est le début de l’église de Corinthe.

Contexte

Corintheest une ville importante qui compte à cette époque-là environ 36000 habitants. Elle connaît une grande prospérité grâce au commerce rendu possible par la présence de 2 ports. La vie culturelle et religieuse est en effervescence.

Après avoir quitté l’église qu’il vient de fonder, il apprend, par les gens de Chloé, qu’il y a des problèmes dans la communauté. Il entreprend alors de leur écrire.

Le Nouveau Testamentrecense deux lettres écrites par Paul à l’église de Corinthe. Concernant la première épître, il n’est pas sûr qu’elle ait été écrite en une fois. Les théologiens ne sont pas tous d’accord entre eux sur le fait qu’il y ait une ou plusieurs lettres distinctes.

Résumé de la première lettre

Le chapitre 1 contient les salutations de Paul et un message d’actions de grâces. (« 1. Paul, appelé à être apôtre de Jésus Christ par la volonté de Dieu, et le frère Sosthène, 2 à l’Église de Dieu qui est à Corinthe, à ceux qui ont été sanctifiés en Jésus Christ, appelés à être saints, et à tous ceux qui invoquent en quelque lieu que ce soit le nom de notre Seigneur Jésus Christ, leur Seigneur et le nôtre:  3 que la grâce et la paix vous soient données de la part de Dieu notre Père et du Seigneur Jésus Christ! »). 

Les chapitres 2 à 6 sont les corrections que Paul apporte aux erreurs des saints de Corinthe. (saints ce ne veut pas dire ’’sans pêchés ou ce que ne pêchent pas’’ mais ’’les appelles, les mis à part’’ (1Corinthiens chapitre 2:4 «…. et ma parole et ma prédication ne reposaient pas sur les discours persuasifs de la sagesse, mais sur une démonstration d’Esprit et de puissance,….. 9 Mais, comme il est écrit, ce sont des choses que l’oeil n’a point vues, que l’oreille n’a point entendues, et qui ne sont point montées au coeur de l’homme, des choses que Dieu a préparées pour ceux qui l’aiment.

10 Dieu nous les a révélées par l’Esprit. Car l’Esprit sonde tout, même les profondeurs de Dieu … 1 Corinthiens chapitre  3:3 En effet, puisqu’il y a parmi vous de la jalousie et des disputes, n’êtes-vous pas charnels, et ne marchez-vous pas selon l’homme? 4 Quand l’un dit: Moi, je suis de Paul! et un autre: Moi, d’Apollos! n’êtes-vous pas des hommes? ……. 11. Car personne ne peut poser un autre fondement que celui qui a été posé, savoir Jésus Christ……. 

5 C’est pourquoi ne jugez de rien avant le temps, jusqu’à ce que vienne le Seigneur, qui mettra en lumière ce qui est caché dans les ténèbres, et qui manifestera les desseins des coeurs….. 1 Corinthiens chapitre  4:21 Que voulez-vous? Que j’aille chez vous avec une verge, ou avec amour et dans un esprit de douceur? ….. 1 Corinthiens 5:1. On entend dire généralement qu’il y a parmi vous de l’impudicité, et une impudicité telle qu’elle ne se rencontre pas même chez les païens; c’est au point que l’un de vous a la femme de son père……. 9. Je vous ai écrit dans ma lettre de ne pas avoir des relations avec les impudiques, - 

10 non pas d’une manière absolue avec les impudiques de ce monde, ou avec les cupides et les ravisseurs, ou avec les idolâtres; autrement, il vous faudrait sortir du monde……… 1 Corinthiens6:2 Ne savez-vous pas que les saints jugeront le monde?….. 3 Ne savez-vous pas que nous jugerons les anges?….. 19 Ne savez-vous pas que votre corps est le temple du Saint Esprit qui est en vous, que vous avez reçu de Dieu, et que vous ne vous appartenez point à vous-mêmes? 20 Car vous avez été rachetés à un grand prix. Glorifiez donc Dieu dans votre corps et dans votre esprit, qui appartiennent à Dieu.»). 

Les chapitres 7 à 11 contiennent ses réponses à certaines questions, sur le mariage (1 Corinthiens 7), («3 Que le mari rende à sa femme ce qu’il lui doit, et que la femme agisse de même envers son mari«, …5 Ne vous privez point l’un de l’autre, si ce n’est d’un commun accord pour un temps»).

Les viandes sacrifiées aux idoles (les « idolâtries », 8-10), (« 1Corinthiens 8:1. Pour ce qui concerne les viandes sacrifiées aux idoles, nous savons que nous avons tous la connaissance. -La connaissance enfle, mais la charité édifie.»)

La tenue des femmes dans les assemblées de prière (1 Corinthiens 11:1-16), (« 11:11 Toutefois, dans le Seigneur, la femme n’est point sans l’homme, ni l’homme sans la femme. 12 Car, de même que la femme a été tirée de l’homme, de même l’homme existe par la femme, et tout vient de Dieu.»). 

Les repas communautaires (1 Corinthiens 11:17-22) ou agapes, et (la commémoration de la Sainte Cène) (1 Corinthiens 11:23-34). (« 23. Car j’ai reçu du Seigneur ce que je vous ai enseigné; c’est que le Seigneur Jésus, dans la nuit où il fut livré, prit du pain, 24 et, après avoir rendu grâces, le rompit, et dit: Ceci est mon corps, qui est rompu pour vous; faites ceci en mémoire de moi. 25 De même, après avoir soupé, il prit la coupe, et dit: Cette coupe est la nouvelle alliance en mon sang;faites ceci en mémoire de moi toutes les fois que vous en boirez. 26 Car toutes les fois que vous mangez ce pain et que vous buvez cette coupe, vous annoncez la mort du Seigneur, jusqu’à ce qu’il vienne.»).  

Dans la Sainte Cène que la véritable église chrétienne pratique encore aujourd’hui, il ni a pas de sorcellerie ou le pain (ou l’hostie) deviennent le corps et le sang du Christ, pour les fidèles le pain reste du pain et le vin reste du vin, puisque cela est une commémoration de l’acte salvifique de Jésus Christ « faites ceci en mémoire de moi. » pour annoncer « la mort du Seigneur, jusqu’à ce qu’il vienne.».

Les chapitres 12 et 13 traitent de l’agapè et des dons spirituels (ou « charismes »). (« 1 Corinthiens 12:1. Pour ce qui concerne les dons spirituels, je ne veux pas, frères, que vous soyez dans l’ignorance…… 4 Il y a diversité de dons, mais le même Esprit; 5 diversité de ministères, mais le même Seigneur; 6 diversité d’opérations, mais le même Dieu qui opère tout en tous. 7 Or, à chacun la manifestation de l’Esprit est donnée pour l’utilité commune…… 13 Nous avons tous, en effet, été baptisés dans un seul Esprit, pour former un seul corps, soit Juifs, soit Grecs, soit esclaves, soit libres, et nous avons tous été abreuvés d’un seul Esprit. 

…… 28 Et Dieu a établi dans l’Église premièrement des apôtres, secondement des prophètes, troisièmement des docteurs, ensuite ceux qui ont le don des miracles, puis ceux qui ont les dons de guérir, de secourir, de gouverner, de parler diverses langues. 

……. 1Corinthiens 13:1. Quand je parlerais les langues des hommes et des anges, si je n’ai pas la charité, je suis un airain qui résonne, ou une cymbale qui retentit. 2 Et quand j’aurais le don de prophétie, la science de tous les mystères et toute la connaissance, quand j’aurais même toute la foi jusqu’à transporter des montagnes, si je n’ai pas la charité, je ne suis rien. 3 Et quand je distribuerais tous mes biens pour la nourriture des pauvres, quand je livrerais même mon corps pour être brûlé, si je n’ai pas la charité, cela ne me sert de rien. …… 13 Maintenant donc ces trois choses demeurent: la foi, l’espérance, la charité; mais la plus grande de ces choses, c’est la charité.») 

Le chapitre 14 traite de la hiérarchie des charismesen vue de l’utilité commune, en particulier du parler de langues et de l’interprétation des langues. (« 1 Corinthiens 14:1. Recherchez la charité. Aspirez aussi aux dons spirituels, mais surtout à celui de prophétie. 2 En effet, celui qui parle en langue ne parle pas aux hommes, mais à Dieu, car personne ne le comprend, et c’est en esprit qu’il dit des mystères. 3 Celui qui prophétise, au contraire, parle aux hommes, les édifie, les exhorte, les console….. 39 Ainsi donc, frères, aspirez au don de prophétie, et n’empêchez pas de parler en langues. 40 Mais que tout se fasse avec bienséance et avec ordre.») 

Le chapitre 15traitede la résurrection. 1Corinthiens 15:1. Je vous rappelle, frères, l’Évangile que je vous ai annoncé, que vous avez reçu, dans lequel vous avez persévéré, 2 et par lequel vous êtes sauvés,….  que Christ est mort pour nos péchés, selon les Écritures; 4 qu’il a été enseveli, et qu’il est ressuscité le troisième jour, selon les Écritures; 5 et qu’il est apparu à Céphas, puis aux douze. …. 12. Or, si l’on prêche que Christ est ressuscité des morts, comment quelques-uns parmi vous disent-ils qu’il n’y a point de résurrection des morts? …… 32 Si c’est dans des vues humaines que j’ai combattu contre les bêtes à Éphèse, quel avantage m’en revient-il? Si les morts ne ressuscitent pas, Mangeons et buvons, car demain nous mourrons. 

…… 45 C’est pourquoi il est écrit: Le premier homme, Adam, devint une âme vivante. Le dernier Adam est devenu un esprit vivifiant.  46 Mais ce qui est spirituel n’est pas le premier, c’est ce qui est animal; ce qui est spirituel vient ensuite. 47 Le premier homme, tiré de la terre, est terrestre; le second homme est du ciel. …… 51. Voici, je vous dis un mystère: nous ne mourrons pas tous, mais tous nous serons changés, 52 en un instant, en un clin d’oeil, à la dernière trompette. La trompette sonnera, et les morts ressusciteront incorruptibles, et nous, nous serons changés. 53 Car il faut que ce corps corruptible revête l’incorruptibilité, et que ce corps mortel revête l’immortalité….. 

Le chapitre 16 contient sa recommandation de rester ferme dans la foi. (« 1 Corinthiens 16:13. Veillez, demeurez fermes dans la foi, soyez des hommes, fortifiez-vous. 14 Que tout ce que vous faites se fasse avec charité! ….. 19. Les Églises d’Asie vous saluent. Aquilas et Priscille, avec l’Église qui est dans leur maison, vous saluent beaucoup dans le Seigneur. 20 Tous les frères vous saluent. Saluez-vous les uns les autres par un saint baiser. 21 Je vous salue, moi Paul,de ma propre main.») 

 

 
  • Accueil
  • > Archives pour février 2014

2 Corinthiens, lettre de San Paul

Classé dans : Epitres — Sentinelle Chrétienne @ 16:45

Généralement abrégée en 2 Corinthiens ou 2 Cor., comprend treize chapitres.

Contenu

Dans la deuxième lettre de Paul aux Corinthiens, Paul se réfère à nouveau à lui-même comme un apôtre de Jésus-Christ par la volonté de Dieu et rassure le peuple de Corinthe que sa visite ne sera pas une autre visite douloureuse, mais ce qu’il a à dire, c’est ne pas causer de peine,mais de les rassurer del’amour qu’il a pour eux.

Cette lettre est plus courte que la première et un peu déroutante si le lecteur n’est pas au courant de la situation sociale, religieuse et économique de la communauté. Paul sentait que la situation à Corinthe était encore plus compliquée et se sentait attaqué.

Certains contestent son autorité en tant qu’apôtre et il compare le niveau de difficulté à d’autres villes qu’il a visitées, où il fut bien accueilli, comme les Galates. Il est critiqué pour la façon dont il parle et écrit et estime qu’il est juste de se défendre avec certains de ses enseignements importants.

Il souligne l’importance de pardonner aux autres, et le nouvel accord de Dieu qui vient de l’Esprit du Dieu vivant (2 Cor. 3:3), et l’importance d’être une personne du Christ et de donner généreusement pour le peuple de Dieu à Jérusalem. La lettre se termine avec sa propre expérience de la façon dont Dieu a changé sa vie.

Résumé

Le chapitre 1 contient les salutations de Paul et un message d’actions de grâces. (« 2Corinthiens 1:1. Paul, apôtre de Jésus Christ par la volonté de Dieu, et le frère Timothée, à l’Église de Dieu qui est à Corinthe, et à tous les saints qui sont dans toute l’Achaïe: 2 que la grâce et la paix vous soient données de la part de Dieu notre Père et du Seigneur Jésus Christ! … 8 Nous ne voulons pas, en effet, vous laisser ignorer, frères, au sujet de la tribulation qui nous est survenue en Asie, que nous avons été excessivement accablés, au delà de nos forces, de telle sorte que nous désespérions même de conserver la vie. … 21 Et celui qui nous affermit avec vous en Christ, et qui nous a oints, c’est Dieu, 22 lequel nous a aussi marqués d’un sceau et a mis dans nos coeurs les arrhes de l’Esprit. »). 

Le chapitre 2 contient des conseils personnels etson affection pour Tite. («2Corinthiens 2: 12. Au reste, lorsque je fus arrivé à Troas pour l’Évangile de Christ, quoique le Seigneur m’y eût ouvert une porte, je n’eus point de repos d’esprit, parce que je ne trouvai pas Tite, mon frère; 13 c’est pourquoi, ayant pris congé d’eux, je partis pour la Macédoine. 14 Grâces soient rendues à Dieu, qui nous fait toujours triompher en Christ, et qui répand par nous en tout lieu l’odeur de sa connaissance! 15 Nous sommes, en effet, pour Dieu la bonne odeur de Christ, parmi ceux qui sont sauvés et parmi ceux qui périssent:  16 aux uns, une odeur de mort, donnant la mort; aux autres, une odeur de vie, donnant la vie. ») 

Les chapitres 3 à 7 traitent de la puissance de l’Évangile dans la vie des saints et de leurs dirigeants. (« 2 Corinthiens 3:1. Commençons-nous de nouveau à nous recommander nous-mêmes? Ou avons-nous besoin, comme quelques-uns, de lettres de recommandation auprès de vous, ou de votre part? 2 C’est vous qui êtes notre lettre, écrite dans nos coeurs, connue et lue de tous les hommes. …  6. Il nous a aussi rendus capables d’être ministres d’une nouvelle alliance, non de la lettre, mais de l’esprit; car la lettre tue, mais l’esprit vivifie. …  17 Or, le Seigneur c’est l’Esprit; et là où est l’Esprit du Seigneur, là est la liberté. … 2 Corinthiens 4:3 Si notre Évangile est encore voilé, il est voilé pour ceux qui périssent; 4 pour les incrédules dont le dieu de ce siècle a aveuglé l’intelligence, afin qu’ils ne vissent pas briller la splendeur de l’Évangile de la gloire de Christ, qui est l’image de Dieu. 

5 Nous ne nous prêchons pas nous-mêmes; c’est Jésus Christ le Seigneur que nous prêchons, et nous nous disons vos serviteurs à cause de Jésus. … 2 Corinthiens 5:1. Nous savons, en effet, que, si cette tente où nous habitons sur la terre est détruite, nous avons dans le ciel un édifice qui est l’ouvrage de Dieu, une demeure éternelle qui n’a pas été faite de main d’homme. 2 Aussi nous gémissons dans cette tente, désirant revêtir notre domicile céleste, si du moins nous sommes trouvés vêtus et non pas nus.  …. 17 Si quelqu’un est en Christ, il est une nouvelle créature. Les choses anciennes sont passées; voici, toutes choses sont devenues nouvelles. …

2 Corinthiens 6:1. Puisque nous travaillons avec Dieu, nous vous exhortons à ne pas recevoir la grâce de Dieu en vain. 2 Car il dit: Au temps favorable je t’ai exaucé, Au jour du salut je t’ai secouru. Voici maintenant le temps favorable, voici maintenant le jour du salut. … 2 Corinthiens 7:1. Ayant donc de telles promesses, bien-aimés, purifions-nous de toute souillure de la chair et de l’esprit, en achevant notre sanctification dans la crainte de Dieu. 2 Donnez-nous une place dans vos coeurs! Nous n’avons fait tort à personne, nous n’avons ruiné personne, nous n’avons tiré du profit de personne. …

Les chapitres 8 et 9 recommandent aux saints de donner de bon cœur aux pauvres. (« 2 Corinthiens 8:1. Nous vous faisons connaître, frères, la grâce de Dieu qui s’est manifestée dans les Églises de la Macédoine. 2 Au milieu de beaucoup de tribulations qui les ont éprouvées, leur joie débordante et leur pauvreté profonde ont produit avec abondance de riches libéralités de leur part. 3 Ils ont, je l’atteste, donné volontairement selon leurs moyens, et même au delà de leurs moyens, …. 6 Nous avons donc engagé Tite à achever chez vous cette oeuvre de bienfaisance, comme il l’avait commencée. 7. De même que vous excellez en toutes choses, en foi, en parole, en connaissance, en zèle à tous égards, et dans votre amour pour nous, faites en sorte d’exceller aussi dans cette oeuvre de bienfaisance. …. 23 Ainsi, pour ce qui est de Tite, il est notre associé et notre compagnon d’oeuvre auprès de vous; et pour ce qui est de nos frères, ils sont les envoyés des Églises, la gloire de Christ. 24 Donnez-leur donc, à la face des Églises, la preuve de votre charité, et montrez-leur que nous avons sujet de nous glorifier de vous. ») 

Les chapitres 10 à 12 affirment la position de Paul en qualité d’apôtre. (« 2 Corinthiens 10:10 Car, dit-on, ses lettres sont sévères et fortes; mais, présent en personne, il est faible, et sa parole est méprisable. 11 Que celui qui parle de la sorte considère que tels nous sommes en paroles dans nos lettres, étant absents, tels aussi nous sommes dans nos actes, étant présents. …. 15 Ce n’est pas hors de toute mesure, ce n’est pas des travaux d’autrui, que nous nous glorifions; mais c’est avec l’espérance, si votre foi augmente, de grandir encore d’avantage parmi vous, selon les limites qui nous sont assignées, 16 et d’annoncer l’Évangile au delà de chez vous, sans nous glorifier de ce qui a été fait dans les limites assignées à d’autres. 17 Que celui qui se glorifie se glorifie dans le Seigneur. 18 Car ce n’est pas celui qui se recommande lui-même qui est approuvé, c’est celui que le Seigneur recommande. …. 

2 Corinthiens 11:1. Oh! si vous pouviez supporter de ma part un peu de folie! Mais vous, me supportez! 2 Car je suis jaloux de vous d’une jalousie de Dieu, parce que je vous ai fiancés à un seul époux, pour vous présenter à Christ comme une vierge pure.  …10 C’est pourquoi je me plais dans les faiblesses, dans les outrages, dans les calamités, dans les persécutions, dans les détresses, pour Christ; car, quand je suis faible, c’est alors que je suis fort. 11. J’ai été un insensé: vous m’y avez contraint. C’est par vous que je devais être recommandé, car je n’ai été inférieur en rien aux apôtres par excellence, quoique je ne sois rien. »).

Le chapitre 13 exhorte à la perfection. 2 Corinthiens 13:1. Je vais chez vous pour la troisième fois. Toute affaire se réglera sur la déclaration de deux ou de trois témoins. 2 Lorsque j’étais présent pour la seconde fois, j’ai déjà dit, et aujourd’hui que je suis absent je dis encore d’avance à ceux qui ont péché précédemment et à tous les autres que, si je retourne chez vous, je n’userai d’aucun ménagement, 3 puisque vous cherchez une preuve que Christ parle en moi, lui qui n’est pas faible à votre égard, mais qui est puissant parmi vous. 4 Car il a été crucifié à cause de sa faiblesse, mais il vit par la puissance de Dieu; nous aussi, nous sommes faibles en lui, mais nous vivrons avec lui par la puissance de Dieu pour agir envers vous.  …. 11. Au reste, frères, soyez dans la joie, perfectionnez-vous, consolez-vous, ayez un même sentiment, vivez en paix; et le Dieu d’amour et de paix sera avec vous. 12 Saluez-vous les uns les autres par un saint baiser. 13 (13:12b) Tous les saints vous saluent. 14 (13:13) Que la grâce du Seigneur Jésus Christ, l’amour de Dieu, et la communication du Saint Esprit, soient avec vous tous! »).

 

 
  • Accueil
  • > Archives pour février 2014

L’Épître de San Paul aux Romains, étude 17 février, 2014

Classé dans : Epitres — Sentinelle Chrétienne @ 17:38

L’Épître aux Romains est un livre du Nouveau Testament.

Elle est envoyée par l’apôtre Paul à l’Église de Rome.

L’épître aux Romains est certainement la plus importante des épîtres de Paul non seulement par sa taille (c’est la plus longue) mais surtout pour son contenu et son enseignement.

Les idées développées dans cette épître forment le fondement de la doctrine des Églises chrétiennes. Les interprétations de cette lettre sont à l’origine des divers mouvements et évolutions du monde chrétien.

Elle fut écrite lors du troisième voyage de Paul, probablement à Corinthe, ou sur le chemin du retour.

Paul travaille sur deux registres : lettre de circonstance à une communauté rencontrant des difficultés ; lettre doctrinale où l’apôtre Paul prend le temps d’exposer ses convictions sur le salut et la foi chrétienne.

Le chapitre 1 contient les salutations de Paul aux Romains. Les chapitres 2 à 11 comprennent plusieurs déclarations concernant la doctrine de la foi, des œuvres et de la grâce. Les chapitres 12 à 16 contiennent des enseignements pratiques sur l’amour, le devoir et la sainteté.

Difficultés de l’Église de Rome

Rome est une Église naissante qui ne fut pas fondée par Paul, mais à laquelle Paul envisage de rendre visite. À Rome, se côtoient des Judéo-chrétiens et des pagano -chrétiens (appelés souvent Grecs). Les deux communautés initialement séparées doivent apprendre à cohabiter et coopérer. Les juifs à Rome formaient une communauté mal acceptée. Quelques années auparavant, ils en avaient d’ailleurs été exclus par décret. Paul profite de cette épître pour souligner l’importance de l’Ancien Testament et sa continuité avec le nouveau et redonne ainsi une place privilégiée au peuple d’Israël dans l’histoire du salut. Paul exhorte donc les deux communautés à s’entendre. C’est la deuxième partie de la lettre.

Lettre doctrinale C’est la première partie de la lettre.

Elle se présente sous forme d’un exposé méthodique. Paul y évoque la malédiction du péché, la détresse de l’humanité et lui oppose la justice de Dieu et sa compassion, la puissance de la grâce, la justification par la foi, la gloire du Christ ressuscité et la force de l’action de l’Esprit. Texte fondateur de toutes les Églises chrétiennes, il est passage obligé dans une culture religieuse.

Plan: Nous proposons ci-dessus un plan général de l’épître. Ce découpage ne saurait être absolument exhaustif. (Il est donc une forme d’interprétation.) Il est une proposition et un autre pourrait être proposé.

Introduction: Chapitre 1, versets 1 à 17 L’adresse à l’Église de Rome Dès le premier verset, la mission de St Paul y est affirmée. Celui-ci s’adresse à l’Église de Rome comme « apôtre par appel divin, mis à part pour annoncer la Bonne Nouvelle (c’est-à-dire l’Évangile) ». (Chapitre. 1, verset 1)

Cette bonne nouvelle, dit Saint Paul, concerne le Christ dont il rappelle la filiation à la fois davidique selon la chair et divine selon l’Esprit. (1, 4). Il exprime ensuite son « très vif désir » de venir à Rome afin de poursuivre son évangélisation ; évangélisation qu’il décrit comme un devoir : « J’ai des devoirs envers vous tous : civilisés et non civilisés, savants et ignorants ; de là mon envie de vous annoncer l’Évangile à vous aussi qui êtes à Rome. » (1, 14-16). Le salut vient de la foi, il est pour tous : 1, 16-17]

Ce désir de témoigner de la foi s’accompagne de la certitude que Paul n’a pas « à rougir de l’évangile : il est une puissance de Dieu, pour opérer le salut de tout homme qui croit, en premier lieu du Juif, du Grec ensuite.» La phrase est synthétique: elle affirme: 1) que l’évangile est une puissance de salut donnée par Dieu, 2) que le salut est pour tous (pour le Juif comme pour le Grec, c’est-à-dire le païen), 3) que les juifs bénéficient d’une préférence.

La bonne nouvelle est une révélation, une manifestation de la sainteté/justice de Dieu, cette sanctification se fait par la foi, « s’épanouit par la foi, selon qu’il est écrit : Celui qui est juste par la foi, vivra » (Hab., 2,4). Ces versets, selon le commentaire de Pierre Lémonon, constituent «la pierre angulaire de la réflexion de Paul».

L’injustice comme le salut concernent aussi bien les juifs que les païens : chapitre 1, verset 18 à chapitre 3, verset 20 État ou condition de ceux qui refusent Dieu : 1, 18-32 Dans ce passage, Paul montre que l’impiété des hommes (en dépit de leur connaissance naturelle de Dieu) est la source de leur malheur.

En comparaison au salut par la foi du juste affirmée au verset 17, répond symétriquement au verset 18 la colère de Dieu à l’égard de l’impiété (« du refus de Dieu ») et de l’injustice. La divinité de Dieu est manifeste depuis la création du monde ; c’est pourquoi ceux qui ne lui rendent pas grâce sont inexcusables. Tout être possède au départ une connaissance naturelle de Dieu : « Depuis la création du monde, les hommes, avec leur intelligence, peuvent voir, à travers les œuvres de Dieu, ce qui est invisible : sa puissance éternelle et sa divinité. Ils n’ont donc pas d’excuse… » (1, 20).

« Ils se sont alors égarés dans leurs vains raisonnements, et leur cœur insensé s’est rempli de ténèbres. » (1,21) Sans doute faut-il y lire un enchaînement causal : l’homme s’étant détourné de l’action de grâce légitime, s’est perdu dans des raisonnements absurdes ; éloigné de Dieu, son cœur « insensé », c’est-à-dire non plus conduit par la lumière divine, s’est rempli de ténèbres. On voit ici le lien entre l’intellect et le cœur. La reconnaissance, la louange purifie l’intellect. Si l’intellect n’est pas purifié, le cœur aussi s’obscurcit. Le cœur obscurci d’une part ignore sa folie, se croit sage ; d’autre part devient idolâtre. Ils adorent le monde créé au lieu de son créateur (1,22-23).

L’homme laissé à lui-même devient le jouet des convoitises. Quand l’homme ne se soucie pas de posséder la connaissance de Dieu, il est abandonné à lui-même, livré à son esprit insouciant, à une conduite indigne. Il s’agit comme d’une punition, mais cette punition est la conséquence de l’absence d’une vraie lumière, d’un guide sûr. Paul décrit en quoi consiste cette absence, qui est une soumission aux convoitises humaines: cupidité, envie, esprit de querelle, sournoiserie, délateurs, méprisants, arrogants, rebelles à leurs parents, déloyaux, sans cœurs, sans pitié, etc.

Autant de témoignages, de symptômes de l’absence de la lumière divine dans le cœur de l’homme, de leur folie se croyant sagesse. Les hommes ne se soucient plus du jugement de Dieu (bien qu’ils le connaissent). Pire, ils approuvent ceux qui ne suivent pas ses voies, les encourageant de cette manière. (1, 22-32).

État de ceux qui jugent les autres sans être meilleurs eux-mêmes : chap. 2 v. 1-16. Dans ce passage, Paul change soudain de style, exhortant directement une personne (« Toi, l’homme qui juge les païens… » 2,1). Après s’être indigné de ceux qui, non seulement sont fautifs mais approuvent les fautes des autres, il s’adresse au contraire à celui qui blâme les autres sans agir mieux que ceux qu’il blâme. Il y a donc une gradation dans le texte : même celui qui se pose en juge n’en est pas pour autant plus juste. (« Et toi, l’homme qui juge ceux qui font de telles choses, et qui les fais toi-même, penses-tu échapper au jugement de Dieu ? » 2,3.) Paul prend en exemple à l’opposé de cette attitude la patience de Dieu (« Ou bien méprises-tu ses trésors de bonté, de patience, de générosité, en refusant de reconnaître que cette bonté de Dieu te pousse à la conversion ? » 1,4.).

Paul rappelle qu’au jour du jugement de Dieu, « il sera rendu à chacun selon ses œuvres ». D’une part ceux qui « font le bien avec persévérance » et cherchent « la vie impérissable » auront « la vie éternelle » ; d’autre part, « ceux qui refusent la vérité pour se donner à l’injustice » recevront la colère et l’indignation. Ce jugement sera pour tous les hommes (qu’ils soient juifs ou païens, etc.) : «car Dieu ne fait pas de différences entre les hommes » (2,11). (C’est aussi le gage que ce jugement sera juste, sans préférence.) Paul insiste de cette manière sur l’universalité du salut, qui intéresse tout homme.

Dieu rétribuera chacun selon ses œuvres. Paul rappelle que ce jugement se fera sur les buts que l’on s’est donné. « La vie éternelle pour ceux qui, par leur persévérance dans le bien, recherchent la gloire, l’honneur et l’immortalité ». Il y a une gloire que l’on peut légitimement chercher, mais non pas la gloire des hommes, celle de Dieu ; une reconnaissance mais non pas auprès des injustes, mais des saints.

La Loi est inscrite dans le cœur, 2, 12-16. Il n’est donc pas possible, ni de se prévaloir d’un privilège par la connaissance de la Loi, ni de prétexter son ignorance. En effet, affirme Paul, certains ont péché en connaissant la Loi, d’autres l’ont mise en pratique sans la connaître. Or « ce ne sont pas ceux qui écoutent la loi qui sont saints devant Dieu, mais ceux qui mettent la loi en pratique qui seront justifiés. » Ainsi le salut ne dépend pas du fait d’être juif ou non, mais de pratiquer la loi. Cette loi est inscrite dans le cœur et non seulement dans la bible. Le témoignage de la conscience est l’expression de cette loi intérieure.

Circoncision du cœur et privilège d’Israël : chap. 2, verset 17 à chap. 3, verset 8. Paul s’indigne de l’homme religieux qui enseigne les autres sans être capable de s’enseigner lui-même (2:21). Il rappelle que les rites comme la circoncision sont inutiles sans une attitude intérieure adéquate : « La circoncision est utile, il est vrai, si tu observes la Loi; mais si tu transgresses la Loi, tu n’es pas plus, avec ta circoncision, qu’un incirconcis. » (2:25)

Les rituels sont utiles pour ceux qui respectent la loi du cœur, mais inutiles pour ceux qui ne la respectent pas. Il est donc supérieur, prioritaire, de respecter la loi donnée par notre conscience ;

c’est supérieur à l’accomplissement des rites. C’est celui qui accomplis la loi qui sera sanctifié et non pas celui qui accompli les rites. « Si donc l’incirconcis observe les préceptes de la Loi, son incirconcision ne sera-t-elle pas réputée circoncision ?» (2;26) Il y a un accomplissement intérieur et extérieur. Nous pourrions dire, en transcrivant ce que dit saint Paul, que le vrai croyant peut ne pas avoir été circoncis et n’avoir jamais lu la bible… car celui qui est circoncis et qui a lu la Thora peut n’être juif qu’extérieurement : « Celui-là est juif qui l’est intérieurement ; et la vraie circoncision est celle du cœur, selon l’esprit, non selon la lettre. Un tel homme reçoit sa louange, non des hommes, mais de Dieu. » (2,28-29).

Cependant, il est probable qu’il ne soit pas question dans ce texte d’abolir pour autant les rites, mais bien plutôt de seulement relativiser leur place. En effet, les juifs gardent malgré tout une supériorité : « Mais alors, le juif a-t-il quelque chose de plus, sa circoncision est elle utile ? Bien sûr, cet avantage est grand à bien des égards. Et d’abord, parce que les paroles de Dieu lui ont été confiées» (3:1-2) Par ailleurs, Dieu demeure fidèle à sa promesse faite à Israël.

Domination universelle du péché : 3:9-18. Il n’y a donc pas une supériorité absolue du juif sur le païen. « Les juifs et les païens sont tous sous la domination du péché » (3:9). Paul s’appuie principalement, pour l’affirmer, sur les psaumes.

Conclusion: la loi fait seulement connaître le péché : 3, 19-20 « Or nous le savons : tout ce que dit la Loi, elle le déclare pour ceux qui sont sujets de la Loi, afin que toutes les bouches soient réduites au silence, et que le monde entier soit reconnu coupable devant Dieu. Ainsi, ce n’est pas en observant la Loi que quelqu’un devient juste devant Dieu. En effet, la Loi fait seulement connaître le péché. »

Le pardon et la justification universels (3:21 à 5:11). C’est la foi qui sauve, et non le fait d’être juifs ou païens : 3:21 à 3:31. Après avoir affirmé que le péché est présent aussi bien chez ceux qui possèdent la Loi que chez les païens, Paul entreprend de montrer que la justification est indépendante de la possession de la Loi, qu’elle est «donnée par la foi en Jésus-Christ, pour tous ceux qui croient » (3:22).

Ce n’est pas « au nom d’une loi qu’il pratiquerait » qu’il est sauvé, mais par la foi. Il appuie cette démonstration que si nous posions le contraire, il faudrait dire que Dieu serait seulement le Dieu des juifs. Or « il est aussi le Dieu des païens, puisqu’il n’y a qu’un seul Dieu » (3:29-30). Il n’y a qu’un seul mode de justification, commun aux païens et aux juifs : la foi.

La circoncision n’est que la marque de la foi : 4:1-25 « Sommes-nous en train d’éliminer la Loi au moyen de la foi ? Absolument pas ! Au contraire, nous la confirmons. » (3;31) C’est la foi qui est la source de toute justification, et donc de celle de la Loi. En effet, ce n’est pas par ses actions qu’Abraham fut élu, mais par sa foi. Or cette élection date d’avant sa circoncision. Ce n’est pas sa circoncision qui a fait de lui un juste, au contraire « il reçut la circoncision comme la marque de la justice obtenue par sa foi » (1: 11).

Abraham est donc tout autant le Père de ceux qui n’ont pas la circoncision, il est le Père des croyants, puisque Dieu a promis que c’est par leur foi que les descendants d’Abraham recevront la Terre en héritage. Cette descendance est donc immense, selon la promesse même du Seigneur. La certitude d’être sauvés (5:1-11). « Dieu a fait de nous des justes par la foi ; nous sommes ainsi en paix avec Dieu » (5:1).

Nous pouvons avoir confiance dans notre salut, « l’espérance ne trompe pas, puisque l’amour de Dieu a été répandu dans nos cœurs par l’Esprit Saint qui nous a été donné ».

Bien plus, cette espérance s’enracine dans l’amour de Dieu, qui s’exprime pour nous-même dans notre état de pécheur. En effet, Saint Paul fait remarquer que : « Accepter de mourir pour un homme juste, c’est déjà difficile ; peut-être donnerait-on sa vie pour un homme de bien. Or, la preuve que Dieu nous aime, c’est que le Christ est mort pour nous alors que nous étions encore pécheurs. À plus forte raison, maintenant que le don du sang du Christ nous a fait devenir des justes, nous serons sauvés par lui de la colère de Dieu. »

L’unité du genre humain : 5:12-21 « Par un seul homme, Adam, le péché est entré dans le monde, et par le péché est venue la mort ; et ainsi la mort est passée en tous les hommes.» Or Adam « préfigurait celui qui devait venir ». En effet, de même que la mort est rentrée dans le monde par un seul homme, la grâce de Dieu fut donnée par un seul, Jésus Christ. Or, il y a une disproportion, le don gratuit de Dieu est plus grand que la faute. « De même que la faute commise par un seul a conduit tous les hommes a la condamnation, de même l’accomplissement de la justice par un seul a conduit tous les hommes à la justification. » (5:18)

 

 
 

koki |
EGLISE DE DIEU Agapè Intern... |
UNION DES EVANGELISTES INTE... |
Unblog.fr | Annuaire | Signaler un abus | bornagain
| وَلْ...
| articles religieux