SENTINELLE CHRETIENNE

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Il libro dei perché: 3 / 12 Teologia su Genesi 1-11 25 juillet, 2014

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 16:09

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Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

3° dei 12 articoli di Teologia su Genesi 1-11

Racconto o visione della storia? Dal circolo vizioso di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente si esce convincendosi che tutta la Sacra Scrittura rappresenta parola di Dio incarnata in un preciso momento della storia dell’uomo. La Genesi, come gran parte della nostra Bibbia, non è cioè un vero RACCONTO DELLA STORIA, cioè non è « storiografia » come la intendiamo noi oggi; è piuttosto una « VISIONE DELLA STORIA », come ha scritto in modo illuminante il biblista Mario Cimosa.

In altri termini, è una STORIA RIVISITATA alla luce di un preciso progetto religioso e sapienziale.

Nella Bibbia non mancano, beninteso, brani di vera storiografia, che anticipano di quattro o cinque secoli quella di Erodoto e di Tucidide.

È il caso della storia della successione al trono di Davide, cioè le vicende di Assalonne, Salomone ed Adonia descritte alla fine del secondo libro di Samuele e all’inizio del primo libro dei Re; essa è un vero racconto storiografico, e vale la pena di leggerlo, perchè ci mostra come un contemporaneo ha descritto fatti cui egli stesso aveva assistito.

Sotto il regno del re Salomone (circa 970-930 a.C.) si sentiva infatti l’esigenza di dare una legittimazione all’ascesa al trono di questo re dopo Davide, in quanto egli era solo uno dei TANTI figli di Davide, anzi nato da nozze peccaminose; uno qualunque dei figli di Davide poteva aspirare al trono, però solo Salomone l’aveva conquistato, e quindi sorgeva la necessità di dimostrare che lo aveva fatto a buon diritto, come legittimo erede al trono. Ed è per questo che i fatti, esattamente come si sono svolti, magari con qualche tocco encomiastico (com’era in uso allora) vennero narrati e messi per iscritto, per poi confluire in questi libri biblici al momento della loro redazione definitiva. Il brano citato è dunque un reportage che ci arriva direttamente da 3000 anni fa!

Già le narrazioni dei libri dei Re o dei libri delle Cronache, tuttavia, non sono più puramente storiografiche. Vi si legge, per esempio: « Nel tale anno del tale re di Giuda diventa re d’Israele il tale… regna per tot anni… sua moglie è la tale… compie queste imprese… muore di malattia o in battaglia… a lui succede quell’altro… » Subito dopo, però, leggete: « Ma egli fece ciò che male agli occhi del Signore, perchè diffuse il culto idolatrico… non rese gloria al Signore come si deve… » eccetera.

Qui vedete già all’opera un’INTERPRETAZIONE DELLA STORIA, a fianco della storia vera e propria! Questa non è più storiografia nuda e cruda, perchè dalla storiografia lo storiografo dovrebbe essere ASSENTE. Lo stesso Giuseppe Flavio, il famoso storico giudaico che ci parla della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., non è uno storiografo imparziale, perchè è continuamente presente a dire la sua, mano a mano che racconta i fatti cui ha assistito come testimone oculare.

Questo vale per avvenimenti dei quali più o meno era noto come si erano svolti. Più o meno si conosceva qual era la successione dei re d’Israele, perchè erano rimasti dei documenti che attestavano tale successione; più o meno, si sapeva quali tappe aveva seguito il popolo ebraico nel suo esodo dall’Egitto a Canaan; e così via. Ma non si sapeva assolutamente nulla delle origini del mondo e dell’umanità! Quindi, alcune risposte di tipo teologico e sapienziale vengono incarnate in un racconto storico e proiettate all’origine dei tempi.

Come vi dicevo in precedenza, la Bibbia tende a RIPORTARE ALLE ORIGINI le risposte a domande poste oggi. Per esempio: perchè esiste il male nel mondo? Appare ovvio: perchè il primo uomo ha commesso un PECCATO imperdonabile che poi, geneticamente, si è trasmesso di coppia in coppia a tutti gli uomini.

Perchè noi uomini, pur essendo fratelli (perchè discendiamo da un’unica coppia), ci uccidiamo tra di noi? Perchè già i figli del primo uomo hanno commesso un gravissimo peccato: Caino ha ucciso Abele, e da allora questa tentazione omicida si è trasmessa, anch’essa per così dire « geneticamente », di padre in figlio.

Pensate a Lamec, bisnipote di Caino, che urla: « io ho ucciso un uomo per una scalfitura e un ragazzo per un livido: Caino sarà vendicato sette volte, ma Lamec settantasette! » (Genesi 4:23-24. Secondo alcuni l’uomo ucciso era il suo antenato Caino, come si vede nei mosaici del Battistero di Firenze). E non solo:

Dio potrebbe stancarsi dell’umanità? A questa domanda, la Bibbia risponde costruendo il racconto del diluvio. Come mai gli uomini non vivono tutti assieme in pace, ma sono divisi in tanti popoli con tante lingue e tradizioni diverse, che si fanno guerra tra di loro? Risponde l’episodio della torre di Babele e della conseguente diaspora delle genti su tutta la terra.

Racconti mitici e racconti leggendari

Quindi, fino a Genesi 11, noi siamo in presenza di racconti che vogliono dare una risposta a precise domande. Ma non basta. Quelli che noi vediamo descritti in questi capitoli (per chi non se li ricordasse, li ho elencati tutti in questa pagina) sono avvenimenti che capitano ancor oggi, nella storia di ogni giorno.

In qualunque giorno che noi viviamo, Caino uccide Abele (basti guardare le guerre in Bosnia, in Iraq, nell’Irlanda del Nord, nella stessa Terrasanta!). Eppure, il racconto di Caino che uccide Abele è proiettato fino all’origine dell’umanità, proprio per far vedere che fin dall’origine tutto era così, e sarà sempre così, per causa di un peccato: un peccato ORIGINALE, che noi (alla luce di questo discorso) faremmo meglio a chiamare NATURALE, perchè connaturato in ogni uomo.

Molto giustamente il grande Pascal diceva, al proposito, che « Adamo è MIO PADRE, sono IO ed è MIO FIGLIO »! Infatti cosa significa il nome « Adamo »? Di solito viene tradotto con « terra », perchè tale è il significato della parola « Adam », essendo stato il patriarca formato con la terra del suolo. In realtà però il corretto significato di Adamo è… « UOMO », cioè indica TUTTA l’umanità!

Tutta l’umanità si è comportata come Adamo, si comporta come Adamo e si comporterà come Adamo; cioè disubbidisce a Dio per superbia, fa ciò che non dovrebbe fare perchè pensa che, se lo fa, diverrà simile a Dio; ed è così che nascono tutti i mali dell’uomo! Quindi, non è vero che noi ci trasmettiamo di generazione in generazione il peccato di un altro, perchè la teologia proprio non ci spiega come mai un peccato commesso dai nostri antenati debba essere scontato da noi!

Ricordate che cosa hanno chiesto una volta i discepoli a Gesù, a proposito del cieco nato? « Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perchè egli nascesse cieco? » E Gesù risponde loro: « Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perchè si manifestassero in lui le opere di Dio. » (Gv 9:2-3) Uno non può peccare nel grembo materno, ovviamente, o essere punito per una colpa commessa dai suoi antenati. In realtà il nostro peccato è « naturale », perchè noi, vivendo, diciamo AUTOMATICAMENTE di no a Dio, ci comportiamo secondo modelli di vita sbagliati, pratichiamo la superbia, l’invidia, l’ira, l’accidia, la lussuria…

Quindi, l’intento di Gesù è quello di redimerci da questo « peccato naturale », cioè insegnarci la vera via per riscattarci seguendo il Suo esempio, e non più obbedendo ad una Legge! In questo senso Egli ha detto: « Io sono la VIA, la VERITA’, la VITA » (Gv 14:6). E infatti, come dice giustamente Mario Pomilio nel suo bellissimo romanzo « Il Quinto Evangelio », Gesù « non ha lasciato una legge cui obbedire, ma un esempio da imitare »! Ecco, senza tenere in considerazione questo, non è possibile capire il vero senso del racconto della caduta nel peccato.

Sotto questa luce, è possibile operare una nuova suddivisione del testo biblico, diversa da quella delle cinque « storie » successive che vi ho nominato all’inizio:

Gen 1-4: racconti di tipo LEGGENDARIO-SAPIENZIALE;

Gen 5-11: racconti di tipo MITOLOGICO;

Gen 12-50: racconti di stampo STORICO-SAPIENZIALE.

Nessuno di questi è dunque propriamente « storico », per i motivi che ho spiegato prima: c’è sempre una ricerca del piano di Dio soggiacente agli eventi terreni, anche nelle descrizioni delle vicende di Abramo e dei suoi discendenti, che pure sono inquadrabili in un preciso contesto geopolitico (come diremo più tardi, sono « storicamente accertabili »).

A questo punto, so che molti di voi si scandalizzeranno perchè ho osato adoperare parole come « mitologico » e « leggendario » a proposito della Bibbia. Bisogna spiegarsi bene: una LEGGENDA è un racconto che non ha fondamento storico, una piattaforma reale da cui partire, ma viene costruito per dare risposta ad alcune domande, che altrimenti resterebbero insolute, e quindi per soddisfare la curiosità dell’uomo.

I racconti della creazione del mondo e dell’uomo, di Adamo ed Eva, della cacciata dal Paradiso Terrestre, di Caino ed Abele, di Lamec sono racconti di questo tipo, cioè vogliono dare delle risposte a problemi attuali, concreti.

Per quanto riguarda invece i racconti MITICI, si sa che essi – a differenza delle leggende – hanno sempre al loro interno un residuo di verità storica; solo che il famoso « nucleo storico » è talmente occultato che non si riesce più nemmeno a rintracciarlo.

Sono tali il racconto dei giganti, del diluvio, della rigenerazione dell’umanità, della torre di Babele, nonché le genealogie dei patriarchi da Adamo a Noè e da Noè ad Abramo.

Questo merita un discorso a parte, perchè qui si tratta di eseguire una « cerniera » tra dei racconti puramente sapienziali, come quelli della creazione (non solo del cosmo e dell’uomo, ma anche del male e dell’inimicizia tra gli esseri umani), e dei racconti più ancorati nella storia, come sono le avventure dei patriarchi, inquadrabili in un preciso periodo storico (dal XIX al XVII secolo a.C.), di cui ci restano testimonianze archeologiche concrete, e non nell’indefinita epoca delle fiabe. Questa cerniera è costituita dai MITI.

La prima carta geografica della storia

Bisogna infatti tener presente che non è mica facile scrivere la storia di epoche delle quali non si sa assolutamente nulla. È come se noi volessimo scrivere la storia della Germania medioevale avendo a disposizione soltanto i poemi dei Nibelunghi e le favole dei fratelli Grimm!

Ebbene, quando i redattori biblici hanno messo insieme tutte le tradizioni esistenti durante e dopo l’esilio a Babilonia, dando vita al Pentateuco (che dunque ha conosciuto una lunga trasmissione orale prima della definitiva messa per iscritto), si sono trovati nella medesima situazione: avevano a disposizione solo poche leggende popolari, e dovevano scrivere la storia di un popolo intero, se non addirittura dell’umanità!

Qui, infatti, la narrazione coinvolge ancora l’umanità intera, mentre sarà solo con Abramo che entreremo nell’argomento particolare degli antenati del popolo ebraico. A confermarcelo viene un elemento su cui non posso fare a meno di sorvolare, perchè ci dimostra senza possibilità di equivoci la necessità di INTERPRETARE il testo della Genesi. Questo elemento è rappresentato dalla MAPPA contenuta nel capitolo 2, tra i versetti 10 e 14.

Proprio così: quella contenuta in questi versetti non è – come può apparire a prima vista – una descrizione lussureggiante e fiabesca del giardino dell’Eden, bensì una rappresentazione poco meno che cartografica di tutto il mondo conosciuto ai tempi dell’autore biblico. Infatti al v.10 un fiume esce dal giardino e si divide in quattro, dirigendo i propri rami in direzione dei quattro punti cardinali, come potete chiaramente vedere nella ricostruzione in figura. Di tali fiumi ci sono forniti i nomi ebraici: Pison, Ghihon, Hiddekel e Phrat. Gli ultimi due sono immediatamente riconoscibili, perchè corrispondono ai nostri Tigri ed Eufrate (del primo infatti si dice che « scorre ad oriente di Assur », cioè dell’Assiria). Gli altri, invece, risultano piuttosto misteriosi, e gli esegeti si sono sbizzarriti nell’identificarli.

È probabile che il fiume Ghihon corrisponda al Nilo, visto che di esso si dice che « scorre intorno a tutto il paese di Cus », e che il paese di Cus, come vedremo più avanti, è solitamente identificato con l’Etiopia. È vero che il corso del Nilo non si avvicina mai meno di 1500 Km a quelli del Tigri e dell’Eufrate, ma a quei tempi le regioni al di là della Mezzaluna Fertile erano conosciute così poco, che secondo taluni geografi latini il Nilo nasceva nell’Atlante, ed il golfo Persico era formato dal mar Caspio! Certuni invece identificano il paese di Cus con quello dei Cassiti, popolo stanziato ad oriente del Tigri che conobbe un periodo di grande splendore fra il 1600 e il 1200 a.C., prima dell’ascesa degli Assiri. Il Ghihon allora sarebbe un affluente di destra del Tigri (tra i possibili candidati: il Grande Zab, il Piccolo Zab, l’Adh Adhaim, il Diala e il Karkheh).

L’identificazione del Pison è invece legata a quella del « paese di Avila« , che a sua volta non è certo facile da localizzare, anche perchè la descrizione che ce ne dà l’autore biblico richiama quella di un paese da favola, ricco di oro fino, di resina odorosa e di pietra d’onice. Secondo alcuni, si tratterebbe di una contrada mitica, da localizzarsi dalle parti dell’India oppure del bassopiano turanico, per cui il Pison verrebbe rapidamente ad identificarsi con l’Indo (o addirittura con il Gange o con l’Amu-Darja).

Tuttavia in Arabia abitavano almeno due tribù arabe conosciute con un nome molto simile a questo, che i geografi arabi riportano nella forma Hawlan. Queste tribù semitiche avrebbero occupato la punta più meridionale della penisola arabica, attraversando da lì il Mar Rosso e giungendo sulla costa africana, dove Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo parlano della città di Avalis che sorgeva vicino al moderno stato di Gibuti, e che oggi sarebbe conosciuta con il nome di Zeila.

In Genesi 25:18 si dice di Ismaele che « abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur ». Siccome gli Ismaeliti erano sicuramente gli antenati degli attuali Arabi, appare probabile che Avila fosse una contrada dell’Arabia a sud dell’Eufrate. Isaac Asimov (1919-1992), il celebre scrittore di fantascienza di origini ebraiche, ha avanzato l’ipotesi che il Pison fosse un affluente dell’Eufrate, che si immetteva in esso da sudovest; con l’inaridirsi progressivo della regione arabica, in tempi storici esso sarebbe scomparso. Anzi, il famoso autore di fantascienza congettura che esso fosse già scomparso ai tempi dell’Autore Biblico, ma che ai suoi tempi il nome del Pison fosse ancora vivo nei racconti mitici uditi a Babilonia.

Un’ipotesi interessante, ma assai difficile da dimostrare. Secondo altri, invece, Avila sarebbe da collocarsi anch’essa nell’attuale Etiopia (ma c’è chi parla di contrade africane ancora più meridionali!); tuttavia, anche chi sostiene tale ipotesi continua a vedere nel Pison uno dei fiumi indiani.

Dunque, era proprio l’intero mondo abitato che l’ignoto autore di questo brano voleva descriverci! Ciò sta a significare che, nella sua mente, tutta la terra, prima della disubbidienza di Adamo e di Eva, era un paradiso terrestre!

 

 
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2 / 12 Teologia su Genesi 1-11: Su cosa poggia il mondo? 21 juillet, 2014

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 14:35

drago

Dragone leggendario che, con altri animali fantasmagorici, decorava la « porta di Astarte » a Babilonia, larga ben 15 metri. Era un antico simbolo mesopotamico dell’astuzia e del male.

Da: Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11    2° art. di Teologia su Genesi 1-11 Una Visione della Storia

Un racconto sapienziale
Qual è dunque il modo corretto di interpretare i « giorni » della creazione? Intenderli come una successione cronologica di eventi successivi, come la rigida scansione temporale del brano lascia intendere, rappresenta una lettura integralista, degna dei Testimoni di Geova. Invece, il nostro racconto della Creazione è una narrazione SAPIENZIALE! L’uomo si fa delle domande, e cerca di rispondere ad esse con gli strumenti che la sua epoca gli mette a disposizione.

Noi oggi, che abbiamo sottomano la matematica e la fisica moderne, rispondiamo come ben sappiamo, costruendo complesse teorie cosmologiche come il Big Bang, la relatività generale, la meccanica quantistica, la struttura degli atomi, l’evoluzione delle stelle, la materia e l’energia oscura, l’inflazione, i buchi neri…

Ora, a quei tempi tutto quest’armamentario NON ESISTEVA, e quindi gli uomini alle proprie domande hanno dovuto rispondere come potevano, cioè nel modo che ci è noto: con la forza delle sue mani, così come un vasaio modella l’argilla, Dio plasma il caos informe e lo trasforma in un’opera compiuta, realizzando quel bellissimo cosmo che noi possiamo ammirare.

Affermare che questo racconto (di tipo sapienziale) descrive minuto per minuto e secondo per secondo ciò che è avvenuto in quei primi sette giorni di vita dell’universo, così come un cronista annota i fatti su un taccuino, o un cameraman riprende con la telecamera un evento, vuol dire invalidare in un colpo solo secoli di indagine scientifica, cui in realtà Dio stesso ci ha spronati in Genesi 9:1-2 (« Moltiplicatevi e possedete la terra »!).

È evidente che la scienza moderna dà delle risposte differenti alle stesse domande che ci si poneva allora: per esempio, i primi capitoli della Genesi affermano che tutto è stato creato DIRETTAMENTE da Dio, il cosiddetto « creazionismo », e che tutta la specie umana deriva da un’unica coppia, il cosiddetto « monogenismo« . Oggi, invece, le più recenti teorie affermano che tutto il cosmo SI EVOLVE progressivamente, il cosiddetto « evoluzionismo« , e che probabilmente la specie umana, così come tutte le altre specie, è derivata non da una sola coppia, ma da tutta una COMUNITÀ di progenitori (nel nostro caso, di tipo scimmiesco ?), il cosiddetto « poligenismo« . Allora, come è possibile conciliare tutto questo?

Il fatto è che la Bibbia non sia un libro di storia o di scienze, proprio come la Divina Commedia non è un libro di geofisica, ma non bisogna irridere né l’una né l’altra utilizzando la scienza moderna, come si fa in molti ambienti « culturali » sia di sinistra che di destra. Non si può pretendere di affermare: « A quei tempi non sapevano cosa rispondere, in mancanza di solide basi scientifiche essi hanno fornito quelle risposte evidentemente sbagliate; adesso ci pensiamo noi a dare le risposte corrette. » Capofila di questa scuola di pensiero è il positivista francese Auguste Comte (1798-1857), autore della teoria dei cosiddetti « TRE STADI ».

La storia dell’umanità sarebbe passata attraverso tre stadi differenti: quello teologico (cioè MITICO), in cui i fenomeni naturali sono visti come manifestazioni di agenti soprannaturali, cioè in cui alle forze della natura si attribuisce uno spirito, un « Manitù » come direbbero i nativi americani; quello metafisico (cioè RELIGIOSO), in cui esiste un Dio creatore (o più d’uno) che, dall’alto dei Cieli, generano e governano tutta la natura; e, infine, quello positivo (cioè SCIENTIFICO), in cui l’uomo si rende conto che a governare l’universo sono solo le leggi fisiche, ed in piena autonomia indaga l’universo abbandonando le vecchie credenze mitiche e religiose.

Tutto questo è semplicemente ASSURDO. Non si può suddividere la storia dell’umanità in tre tronconi in questo modo: piuttosto, l’umanità in tutta la sua storia è alla ricerca continua delle proprie ORIGINI chiedendosi: « Perchè ci sono io e non c’è il nulla? » « Perchè non sono altrove e sono proprio qui? » « Perchè devo morire? » eccetera.

In passato, l’uomo dava a queste domande delle risposte adeguate alle conoscenze del suo tempo; oggi, invece, fornisce delle risposte differenti, ma ciò non significa che esse siano in contraddizione tra di loro: bisogna entrare nel vero spirito del racconto biblico. Tutti i primi capitoli della Genesi sono un grande racconto eziologico, teso a cercare le CAUSE delle cose, con strumenti che erano adeguati alla cultura piuttosto primitiva dell’epoca. Ciò però non significa che, per i tempi in cui furono formulate, quelle ipotesi avessero meno valore di quelle che avanziamo noi oggi: tutto è « relativo » al momento storico. E ce ne rendiamo subito conto se analizziamo la COSMOLOGIA nella quale sono ambientati i racconti che stiamo esaminando.

La cosmologia biblica


L’uomo ha da sempre cercato di descrivere l’universo che lo circonda, elaborando cosmologie talvolta incredibilmente realistiche e talvolta incredibilmente fantasiose. Per darvene un’idea, basti citare un’antica concezione Indù,

secondo cui il mondo era sostenuto da quattro elefanti come pilastri, a loro volta poggianti su di una ciclopica tartaruga, che poggiava su di un colossale cobra; i movimenti di questi animali avrebbero prodotto i terremoti. Tenete a mente questa rappresentazione, poiché ci ritorneremo su tra non molto; infatti, a dispetto della spiccata immaginazione di chi la ha elaborata, è sintomatica di tutte le cosmologie antiche!

Infatti, il ragionamento seguito per arrivare a disegnarle è molto semplice. Proviamo a calarci nei panni di un uomo vissuto in Mesopotamia intorno al 550 a.C., e in particolare di un Ebreo che sta trascorrendo nel Secondo Impero Babilonese gli amari anni del proprio esilio.

La prima cosa che egli si chiederà sarà: « come mai il mondo resta fermo? » Tutto, per restare in equilibrio, deve poggiare su qualcosa d’altro; a sostenere il mondo devono allora provvedere delle colonne di dimensione adeguata. Se qualcuno di voi ha mai sentito raccontare la leggenda siciliana di Cola Pesce, essere per metà uomo e per metà animale marino, ricorderà certamente che anche il regno di Sicilia era detto poggiare su tre colonne. Ma queste, a loro volta, dovranno poggiare su un fondo, che viene individuato nello Sheol, la sede dei morti coincidente pressappoco con l’Ade di Omero: tutte le religioni hanno sempre posto la dimora dei defunti nel mondo sotterraneo, siccome chi muore è detto « perdere la luce del giorno ». Non c’è dunque nulla di strano che sia questo a sorreggere la Terra e le sue colonne. Sì, ma questo Sheol, a sua volta… dove poggia?

Come si vede, è il serpente che si morde la coda. Per mettere fine a questa interminabile filastrocca di colonne e basamenti, si individua il sostegno assoluto di tutto nell’Abisso (in ebraico Tehom), una realtà misteriosa ed irraggiungibile con i soli mezzi umani, la cui natura viene identificata con il caos primordiale, quello su cui aleggia lo Spirito di Dio in Genesi 1:2, e sul quale, come su un piedistallo, il Signore ha eretto il creato.

Si tratta, in ogni caso, di un cratere malefico perchè immaginato come l’esatto contrario di Dio, perfetto Ordine e supremo Ordinatore, e quindi è considerato la sede degli spiriti maligni e, più tardi, delle anime dannate. È da notare che la parola ebraica Tehom deriva dalla stessa radice semitica di Tiamat, la dea delle acque salmastre di cui vi ho parlato a proposito dell’ »Enuma Elish »!

Infatti le acque non sono concentrate solo nei fiumi e nei mari: il cielo è azzurro, e questo colore potrebbe essere dovuto a uno sconfinato Oceano Celeste, che incombe dall’alto sul capo degli uomini come una spada di Damocle.

Sotto il livello del suolo tale Oceano finisce per confondersi con il Grande Abisso, in modo da circondare e minacciare tutto l’universo creato. Anche la Grande Testuggine degli Indù secondo alcuni nuoterebbe proprio in un Oceano così sconfinato da non aver affatto bisogno né di rive né di fondo, che fa da basamento immobile per tutto il resto: pare incredibile, eppure la struttura di questa visione cosmologica è la stessa di quella, apparentemente tanto più evoluta, in voga nella Mezzaluna Fertile ai tempi dell’esilio a Babilonia! Al posto delle colonne del mondo ci sono i quattro elefanti, al posto dello Sheol c’è la tartaruga cosmica, ma tutto finisce per puntellarsi sul famoso oceano primordiale, rappresentato dal cobra in tutta la sua pericolosità.

cosmologia

Per rendervi più chiare le cose, ho preparato lo schema che potete vedere qui sopra, osservando il quale potete rendervi conto del perchè, nel secondo giorno dell’eptamerone, prima ancora di sollevare i continenti e di popolarli di vita, Dio separa le acque inferiori (l’oceano sotterraneo) da quelle superiori (l’oceano celeste); ma, se non si tiene conto di questa cosmologia, non si può capire neppure il diluvio. Perchè gli Ebrei avevano tanta paura di essere sommersi e sterminati dalle acque? Proprio perchè si ritenevano circondati dall’acqua da ogni parte! Sappiate che il mare e, in generale, le grandi distese acquee, per l’antico ebreo erano sinonimi di CAOS.

Gli Israeliti non erano un popolo marinaro come i vicini Fenici: erano gente di terraferma, abituata al deserto ed alla pastorizia sulle colline della Galilea e sulle montagne di Giuda. Quindi, per essi il mare rappresentava istintivamente un nemico, anzi un gigantesco NULLA. Non a caso, nel libro di Giobbe il mare viene personificato addirittura nel Leviatano, il terribile mostro delle acque primigenie, e nel libro di Giona nel grande pesce che inghiotte il profeta recalcitrante.

Il mare è dunque popolato dai mostri del caos originario, che in qualunque momento, se Dio non vegliasse continuamente sul Suo creato, potrebbero ritornare in vita e riportare tutto l’universo col suo splendore ad un immenso… deserto d’acque. Quindi, anche la cosmologia più ingenua risulta preziosissima, perchè ci aiuta a conoscere come la pensavano gli uomini vissuti nel più remoto passato, riflettendone la mentalità, anche se oggi questa non è più condivisibile. Senza conoscere in profondità questo modo di pensare, non si può nemmeno cominciare a capire un testo antico, né tanto meno il testo biblico. Si rischia invece di voler far pensare gli antichi con la nostra testa di moderni, prendendo delle cantonate colossali, come quelle contenute in alcuni poemi cortesi che descrivono Giulio Cesare, Alessandro Magno o gli eroi della guerra di Troia come dei raffinati cavalieri medioevali…

È Dio o Baal che tuona sulle acque?
Voglio farvi un altro classico esempio. Il famoso racconto (molto arcaico) contenuto in Esodo 4:24-26, secondo il quale Mosè stava per morire perchè « Dio gli era venuto incontro », e fu salvato dalla moglie Zippora che tagliò il prepuzio del figlio e con esso toccò i piedi di Mosè, in modo che « il Signore si ritirò », non può essere compreso che alla luce di una mentalità politeistica, spiritica, da cui Israele ancora in epoca tarda faceva fatica a liberarsi!

Invece di dire « lo spirito maligno lo prese » e « lo lasciò » si usa come soggetto l’unico Dio, ma la sostanza non muta. Accanto ad una sensibilità religiosa molto avanzata, accanto ai riti del Tempio rivolti all’unico Dio, conviveva una mentalità MAGICA, fatta anche di pratiche propiziatorie di questo tipo (e il figlio di Mosè è fortunato: i Cananei sacrificavano i loro figli primogeniti al dio Baal!)

Identico discorso vale per il proverbiale capro espiatorio mandato nel deserto per riscattare i peccati di tutta la comunità secondo Levitico 16, e per la colonna di fumo e fuoco che accompagna gli Ebrei nel deserto (Esodo 13:21-22). Sono tutte immagini prese dalla mitologia dei popoli pagani vicini ad Israele, come la cosmologia babilonese; solo che Israele ne fa un uso differente da quello dei popoli a lui circostanti, applicandole al suo unico Dio.

Ciò vale anche per il celebre Salmo 29, che recita: « Il Signore tuona sulle acque, il Dio della gloria scatena il tuono… Il Signore tuona con forza, tuona il Signore con potenza ». Quasi certamente all’inizio il salmo recitava: « Baal tuona sulle acque »! Si tratta infatti, molto probabilmente, di un inno cananeo al dio Baal; però, quando Israele conquistò la Palestina, questo inno gli piacque tanto da decidere di assumerlo nella propria liturgia, cambiando il nome di Baal con quello di Jahweh.

Se ne deduce che la Bibbia non spunta fuori improvvisamente, come un fungo nel deserto; è invece ancorata ad una precisa realtà storica, politica, geografica, sociologica… Pensiamo alla conquista di Canaan da parte di Israele: non si trattò certo di un’impresa pacifica. Gli Ebrei dovettero sterminare intere popolazioni, radere al suolo intere città; e, quando non lo fecero, Dio li punì, perchè Dio stesso, secondo il libro di Giosuè, voleva che esse fossero sterminate, altrimenti il paganesimo di queste popolazioni avrebbe potuto contaminare l’assoluto monoteismo di Israele.

Allora, ci chiediamo: come può essere questo « PAROLA DI DIO? » Come può essere parola divina il comando di uccidere perfino i bambini pagani? E, se dubitiamo dell’ispirazione divina di questi racconti, che descrivono fatti avvenuti in epoca storica ed archeologicamente documentabili, a maggior ragione come possiamo credere che sia parola di Dio il racconto della separazione delle acque in inferiori e superiori, quando noi sappiamo benissimo che non ci sono affatto le acque superiori sopra la nostra testa? Se Iddio ha creato il cosmo, non sapeva forse com’era fatto? Alla soluzione di questo problema dedicheremo il prossimo capitolo.

 

 
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Primo dei 12 articoli su Genesi 1 a 11: Creazione dal NULLA ? 18 juillet, 2014

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 17:38

ApocalisseTrono

1° dei 12 articoli di: Teologia su Genesi 1-11 :

DAL NULLA ?   I SETTE GIORNI DELLA GENESI

 Da: http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/introd.htm

Una Visione della Storia in 12 articoli leggendo Genesi 1-11

Premessa di Salvatore Comisi al testo del Professor Boschetto

Senza andare molto lontani nel tempo che conta in milioni di anni le origini dell’uomo sulla terra, 4 milioni per Lucy un individuo di sesso femminile, il Neanderthal vissuto 80000-35000 anni fa che sembra per primo praticò la sepoltura dei morti chiaro indice di sentimenti ed idèe religiose, al Cro – Magnon di 35000 anni fa fino ai primi esempi di vita socialmente organizzata; pitture e grafiti nelle grotte, oggetti scolpiti con evidenti intenti di valori rituali e spirituali per l’adorazione di un dio fortemente convinti che esistesse.

In tutti questi milioni di anni non si può pensare che DIO il Creatore possa essere rimasto silenzioso o muto dalla caduta nell’Eden fino a poche migliaia di anni fa quando si rivelò ad Abramo facendolo uscire dalla città di Ur, rivelandosi a lui ed alla sua discendenza fino a noi con la Bibbia. Ma, sono convinto che Dio ha sempre parlato alla sua creatura, l’uomo, per insegnargli come vivere bene, come onorarLo e servirLo.

Dio ha parlato in svariate maniere che non sono giunte sino a noi chiaramente comprensibile, purtroppo l’uomo non ha ascoltato con orecchio attento i Suoi insegnamenti considerando questo Dio troppo lontano e con il quale non può comunicare, direttamente, come lui vorrebbe, quasi da uguale ad uguale, ecco perchè ha preferito a un Dio spirituale degli dei che si fabbricò con le proprie mani a sua propria immagine e somiglianza o elevando al rango di dei gli elementi naturali terrestri o celesti come il sole e la luna.  

Ecco perché delle notizie su Dio sono pervenute fino a noi dalla profondità delle lontane ètà della preistoria e della storia per mezzo di miti e leggende tramandate di padre in figlio, di generazione in generazione, dove gli insegnamenti del Dio Creatore sono veicolati con mezzi che oggi diremmo “pagani” spesso con fini eziologici (spiegazione alle molte domande che l‘uomo si fa su tutto ciò che vede ma che non sa spiegare, e sopratutto intorno a Dio).

Ecco perché la Bibbia, Parola di Dio, va sempre letta tenendo conto dell’ambiente sociale, culturale e religioso in cui fu composta: Ispirata si da Dio, ma non dettata parola per parola, e pur sempre compilata da uomini immersi in un contesto dal quale é impossibile prescindere senza prendere paurosi granchi. Ed ora leggiamo con attenzione la riflessione fatta dal Professor Boschetto sui 7 giorni della creazione che troviamo nel libro della Genesi.

Dal nulla?    Introduzione

«I cattolici hanno un grande rispetto per la Bibbia, e lo dimostrano standosene il più lontano possibile ». L’ironica battuta di Paul Claudel è per noi una vera e propria stilettata a sangue freddo, ma costituisce una verità a 24 carati. Se sia peggio così, o riferirsi in continuazione alla Bibbia citandola a volte a sproposito, potrebbe essere un interessante argomento di discussione; ma non è questo lo scopo del presente ipertesto. In esso cercheremo piuttosto di rispondere ad una domanda solo in apparenza semplice: quale fondamento storico e scientifico hanno i racconti biblici, ed in particolare quelli della Genesi, forse i più famosi tra i tanti narrati dal libro dei libri?

Come si sa, la Genesi è il primo dei 73 libri della Bibbia cattolica, (66 riconosciuti canonici dagli evangelici e 7 sono deuterocanonici, cioè detti canonici in tempi più lontani dai cattolici romani); il suo originale fu scritto in ebraico, ed essa racconta (in forma più o meno succinta) tutti gli avvenimenti dalla Creazione del mondo fino al momento in cui gli Ebrei, guidati da Giacobbe e da Giuseppe, scendono in Egitto per dimorarvi e, successivamente, per rimanervi schiavi.

Apparentemente, quindi, essa ci si presenta come un libro STORICO, perché sembra raccontare una successione cronologica di eventi, distribuiti nell’arco di alcuni millenni. I rabbini dei primi secoli dopo Cristo, in base ai loro calcoli eseguiti sulla Bibbia, hanno fissato la creazione del mondo nell’anno 3760 a.C., mentre invece si suppone che la calata in Egitto risalga più o meno al 1600 a.C. Apparentemente ci sono 21 secoli di storia tra la prima e l’ultima pagina della Bibbia: Nella Genesi si passa attraverso episodi fausti ed infausti, attraverso catastrofi e benedizioni, attraverso sfolgoranti teofanie e castighi terribili inflitti agli uomini dalla Divinità (per citarne solo due, il diluvio e la rovina di Sodoma).

Tradizionalmente, l’intera Genesi viene suddivisa nel modo seguente:

capitoli 1-5,

storia di Adamo;

capitoli 6-11,

storia di Noè;

capitoli 12-26,

storia di Abramo e di Isacco;

capitoli 27-36,

storia di Giacobbe;

capitoli 37-50,

storia di Giuseppe.

Abbiamo così cinque vicende successive, simili alle sezioni di un libro di storia, e ciò riflette la tentazione di metterle in ordine cronologico, come se fossero gli episodi di un’avventura che si è snodata nel passato più remoto dell’umanità. Noi in questa sede intendiamo limitare la nostra analisi ai soli primi 11 capitoli della Genesi; vedremo insieme che neppure un versetto dei 1498 in cui è suddiviso questo libro si può ritenere davvero « storico », nel senso che oggi noi attribuiamo comunemente a questa parola.

Dal canto mio io impiegherò tutta la mia buona volontà per non annoiarvi né infastidirvi con ragionamenti contorti, inutili divagazioni o parole astruse o eccessivamente tecniche, ma soprattutto (il che sarebbe peggio) di crearvi dei nuovi dubbi, mentre cerco di dissiparvene degli altri. Mi scuso perciò con voi in anticipo, se doveste digerire poco le mie analisi. Vi prego solo di non restarne scandalizzati: dal mio punto di vista, non ha senso restare arroccati sulle posizioni ideologiche valide secoli fa, quando la scienza e l’esegesi contemporanee le hanno completamente superate. Ricordate che, più che deludervi, io spero di confermarvi nella fede!

In principio

Suggerirei di cominciare letteralmente dal principio. Qui sopra, noi abbiamo raccolto in Genesi 1-5 la « storia di Adamo », ma la Bibbia comincia con la Creazione, quindi molto prima che comparisse Adamo sulla terra; tant’è vero che la prima parola del testo originale della Genesi, con cui ancora oggi la intitolano gli Israeliti, è « BERESHIT« , cioè « in principio ». Tra l’altro è la stessa parola con cui comincia il Vangelo di Giovanni: « In principio era il Verbo ». Infatti, Giovanni ha voluto dare alla venuta di Gesù il senso di una nuova creazione, e quindi ricomincia logicamente TUTTO DAL PRINCIPIO.

Ma cosa significa esattamente « In principio »? « Quando cioè non c’era ancora niente », mi farete eco voialtri: « Quando c’era solo il NULLA ». Improvvisamente, Dio crea il TUTTO. Al che, subito, sorge una famosa domanda:

cosa faceva Dio prima di creare il mondo? Noi non rispondiamo come quel tale, che ribatté: « creava l’inferno per coloro che si pongono certe domande! » Noi preferiamo rispondere come il grande Sant’Agostino: « Prima di creare il mondo, Dio non faceva assolutamente nulla, perché… non c’era un PRIMA, così come non c’era un DOPO, e neanche un TEMPO. Come tutti sanno, la Creazione portò anche alla nascita dello spazio e del tempo (Einstein direbbe dello « spazio-tempo »), che prima non c’erano!

Se ci addentriamo nel testo biblico, però, scopriamo che quella descritta in Genesi 1 non è una vera « creazione dal nulla »; è piuttosto un ordinamento. Infatti si comincia col dire: « IN PRINCIPIO DIO CREO’ I CIELI E LA TERRA », però subito dopo il testo continua: « ma la terra era TOHU WABOHU », cioè INFORME E VUOTA; o, almeno, così intendono le traduzioni moderne. Purtroppo non si sa cosa volesse intendere esattamente l’autore con queste parole; comunque, esse comunicano un senso di CAOS, di DISORDINE. « Le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. » Quindi c’era già qualcosa; però esso era disordinato.

Dio trionfa sul caos

Allora, la creazione si configura non tanto come un tirar fuori dal nulla ciò che prima non c’era, e che improvvisamente viene ad esistere. La creazione diventa una vittoria contro il caos primordiale. E questo ci porta subito ad un confronto con le tradizioni di tutti gli altri popoli circostanti la terra di Canaan, in particolare con quelli della Mesopotamia,

perché questo racconto fu scritto verso il VI sec. a.C., quando gli Ebrei erano prima esuli in Babilonia, poi parte dell’immenso Impero Persiano, erede della grande tradizione mesopotamica.

Ora, proprio nella tradizione mesopotamica – che è antichissima: pensate che affonda le sue radici più di cinquanta secoli fa – esistevano molti racconti dedicati alla « creazione », e tutti appaiono come VITTORIE SUL CAOS. Particolarmente interessante è quella descritta nel poema babilonese detto « ENUMA ELISH », cioè « QUANDO IN ALTO », che sono le prime parole del suo testo: 

« Quando in alto non aveva nome il cielo, quando in basso non aveva nome la terra… » In esso si racconta come un eroe di sangue divino, Marduk, che poi è il dio fondatore della città di Babilonia (come Romolo – Quirino lo è di Roma), abbatte Tiamat, il drago del caos, e lo separa in due come un’ostrica. Con una metà crea il cielo, e in esso gli astri, e con l’altra metà crea la terra, e in essa gli esseri viventi. Non ditemi che tutta questa operazione non vi ricorda da vicino la separazione delle acque inferiori dalle acque superiori nel secondo giorno della creazione! E il parallelo non si ferma qui: anche altri racconti di questo genere, come la Genesi di Eridu, il poema di Gilgamesh o il poema assiro Atrahasis, tendono a mostrare la creazione come una vittoria di Dio su forze malvagie, centrifughe, che tendono a riportare l’universo al piatto nulla che era un tempo, e che era sempre stato. 

Risulta così evidente che il racconto della Genesi sulla creazione risente dell’influsso dei racconti paralleli tramandati dai popoli circonvicini, molto più antichi di Israele. Ci viene dunque spontaneo credere: ma allora… la Bibbia ha « copiato »? In pratica, è così: anche noi oggi, infatti, « copiamo » dai nostri predecessori. Anche Dante ha « copiato » molti spunti da Virgilio (basti pensare a Pier delle Vigne incastonato nell’albero, che ci ricorda Polidoro nel canto III dell’Eneide!) Un filosofo del Medioevo diceva che noi siamo « nani sulle spalle di giganti »; cioè, noi NON siamo più grandi di coloro che ci hanno preceduti, però vediamo PIÙ LONTANO di loro, perché siamo poggiati sulle loro spalle, cioè sfruttiamo tutta la loro altezza, vale a dire la loro esperienza.  

Israele si è semplicemente innestato su di una tradizione feconda, che esisteva già. Gli antichi Ebrei avevano l’esigenza di rispondere ad alcune domande: perché il cosmo esiste? Perché non c’è il nulla, o il caos? Perché l’universo è così ordinato? Ed è per rispondere a tali domande, in analogia a quanto facevano tutti gli altri popoli antichi, che nasce il racconto di Genesi 1, strutturato in sette giorni (in greco, l’ »EPTAMERONE »). Giorno dopo giorno, Dio abbatte una parte del caos e lo sostituisce con una parte di COSMOS, cioè di ORDINE.

L’Eptamerone

Il primo giorno, Dio annienta il BUIO, che forse è il simbolo maggiore del caos: chi di noi da bambino non aveva paura dell’oscurità, perché temeva chissà che cosa potesse celarsi nel buio più fitto? Dio allora lo sostituisce subito con la LUCE. Nel secondo giorno, Dio pone fine all’invasione delle acque, separandole in « superiori » ed « inferiori« , e facendo comparire uno SPAZIO VUOTO in mezzo, dove realizzare la creazione. Nel terzo giorno, invece, Dio pone fine all’oceano infinito primordiale (quello che poi il diluvio riporterà in vita temporaneamente), facendo sorgere le TERRE su cui poi innestare la vita, quasi come un basamento su cui poggiare la meravigliosa scultura del mondo.

Non dimenticate che Tiamat, la dea del caos sconfitta da Marduk nel mito babilonese, rappresentava proprio la grande distesa delle acque salate! A questo proposito, così canta il Salmo 74:13 e segg.: « Tu con potenza hai diviso il mare, hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque. Al Leviatano hai spezzato la testa, lo hai dato in pasto ai mostri marini ». A cosa vuole alludere il salmista con queste immagini da cartoon disneyano? Mi sembra chiaro: alla lotta di Marduk, dio supremo di Babilonia, contro il dragone Tiamat, simbolo del caos, di cui si narra nel poema babilonese « Enuma Elish » Come si vede, un testo ispirato del Vecchio Testamento allude, addirittura con compiacimento, ad un antichissimo mito di una nazione pagana!

Anche questo aiuta a capire meglio la Bibbia… Per inciso: la lingua parlata a Babilonia era l’aramaico, lingua semitica strettamente imparentata con l’ebraico. Ora, i sovrani babilonesi erano unti per tradizione con il sacro grasso del Mus-Hus, il mitico dragone illustrato qui a fianco ai piedi del dio Marduk.

Ma il termine semitico Mus-Hus è imparentato con il verbo ebraico Mashiach, che significa appunto « ungere», da cui deriva il termine « Messia » che designava gli « Unti » dal Signore, cioè i re della dinastia davidica prima, Gesù Cristo poi: Kristos in greco significa proprio « unto »!

Ma torniamo a noi.

Il quarto giorno compare la vita, rappresentata dalle PIANTE, e così Dio sconfigge il morto caos della non-vita. Il quinto giorno compare il succedersi del TEMPO, dei giorni, dei mesi, delle stagioni, segnato dal moto degli ASTRI. Il sesto giorno, poi, il mondo comincia ad animarsi con il brulicare della vita animale; e, naturalmente, al vertice della piramide biologica compare l’UOMO che, con la sua intelligenza, è destinato a dominare sul resto del creato.

È un caso a parte, invece,

il settimo giorno, che poi corrisponde allo SHABBAT, il Sabato ebraico, perché questo giorno è destinato al riposo. Dio si riposa il settimo giorno, e quindi anche tutti gli uomini pii devono riposarsi il settimo giorno della settimana. Questo è un esempio tipico di « RACCONTO EZIOLOGICO », dal greco « aitia », cioè « cause »; esso cerca di spiegare le CAUSE delle cose così come sono oggi.

Per esempio, perché esiste, nello stretto che separa la Gran Bretagna dall’Irlanda, una grande colata di lava che somiglia tanto ad un ciclopico selciato? È semplice: perché in passato due giganti, uno su un’isola e uno sull’altra, hanno cominciato a costruire questo selciato per incontrarsi a metà strada e gareggiare tra di loro, e così è nato quello che fu denominato « selciato dei giganti »!

Quando l’uomo non riesce a spiegarsi un qualcosa, talora costruisce un cosiddetto « racconto eziologico ». Così, l’origine del Sabato in Genesi 2:3 viene riportata indietro addirittura fino al momento della Creazione! In questo modo, infatti, esso viene rappresentato come una delle istituzioni più sante, poiché attribuita direttamente al Padreterno.

Sarà bene che teniate presente quest’abitudine di riportare le cose importanti all’origine dei tempi, poiché è una caratteristica di tutta quanta la Genesi. 

L’errore dei concordisti

A questo punto, voi mi chiederete: « ma questi racconti sono credibili? Sono andate davvero così, le cose? » Naturalmente, la risposta è NO. La scienza ha ormai accettato quasi con sicurezza che tutto l’universo è nato da una colossale esplosione, detta « BIG BANG », che ha proiettato la materia nell’universo, creando contemporaneamente

lo spazio ed il tempo (che, come ho detto, non c’era prima del botto). Poi questa materia, riaggregandosi, ha dato vita alle galassie, alle stelle, ai pianeti, agli esseri viventi e, naturalmente, all’uomo.

Questo discorso appare INCONCILIABILE con il racconto della Genesi. In un passato recente è stato fatto il tentativo di sostenere che i sette giorni di cui ho parlato (« e fu sera e fu mattina, primo giorno… secondo giorno… »)

non sono giorni di 24 ore, nel senso che intendiamo noi, bensì PERIODI DI TEMPO PIÙ LUNGHI, e quindi potrebbero benissimo coincidere con le cosiddette ere geologiche.

Ad esempio, il primo giorno della creazione coinciderebbe con l’epoca immediatamente successiva al Big Bang, in cui si ha la prima emissione di luce e la prima aggregazione dei protoni e degli elettroni in atomi.

La separazione delle acque in superiori ed inferiori rappresenterebbe in realtà l’organizzazione della materia sotto forma di galassie, stelle e pianeti; il terzo giorno rappresenterebbe l’emersione dei continenti dalla massa oceanica e la deriva dei continenti secondo Wegener; poi, si avrebbe nel quarto giorno la successiva evoluzione della vita, a partire dai procarioti, fino alle specie viventi superiori; il quinto giorno andrebbe anticipato tra il secondo e il terzo, con la nascita del Sistema Solare; e così via.

Ora, questo ragionamento è profondamente sbagliato

Procedere così significa fare del « CONCORDISMO », cioè cercare di far dire al testo biblico ciò che l’autore non ha nessuna intenzione di dire, anzi NON PUÒ assolutamente dire, perché nel VI secolo a.C., quando venne messa per iscritto la settimana della creazione, egli nulla sapeva delle ere geologiche! Né si può pretendere che Dio abbia ispirato a questo autore l’esistenza delle ere geologiche, che sarebbero state introdotte nel discorso scientifico solo millenni più tardi: sarebbe puerile sostenerlo, perché comunque nessuno avrebbe capito, allora, cosa l’autore intendeva.

Il concordismo è sbagliato perché vuol trasformare la Bibbia da libro di fede in libro di scienze.

Invece, secondo l’arguta espressione di Galileo Galilei, la Bibbia non ci dice « come vadia lo cielo », ma « come si vadia in cielo »!

Al proposito, mi viene in mente un’interessante analogia tra l’ interpretazione della Bibbia e quella della massima opera poetica della nostra letteratura, la « Divina Commedia ». Ricordo che il mio primo contatto con essa avvenne a dieci anni non ancora compiuti: mentre frequentavo la quarta elementare, il maestro ci lesse un ampio riassunto dell’ »Inferno » con tutte le sue mirabolanti invenzioni e diavolerie. Ne fui talmente entusiasta che, tornato a casa, chiesi alla mamma se possedeva la versione integrale del poema che tanto aveva solleticato la mia fantasia. Ella andò a prendere il testo su cui aveva studiato, quello commentato nel 1954 da Manfredi Porena, e me lo diede in mano.

Era sgualcito, ma pieno di note chiare anche per un bambino qual io ero allora, ed era corredato da dettagliatissime cartine del mondo dantesco; fu proprio su quelle che subito s’appuntò la mia attenzione. In particolare, osservando bene lo schema del fondo dell’Inferno, con il lago Cocito e Lucifero nel bel mezzo, notai una specie di contraddizione e chiesi a mia madre: « Mamma, qui c’è scritto che Lucifero emerge dal fondo piatto dell’Inferno, e Dante ci cammina su senza tanti problemi. Ma come fa, visto che il centro della Terra cade nell’ ombelico di Satana? Il Cocito non dovrebbe avere la forma di una semisfera? Ma allora non risulta troppo piccolo? »

Non ricordo esattamente, ma sono certo che mia madre mi rispose facendomi notare che la « Divina Commedia » non è un trattato di geofisica, bensì un poema fantastico scritto ben prima che si avesse idea di com’è fatto realmente l’interno della Terra. Le avrei potuto obiettare che, in barba alla celebre « mela » di Newton, Dante conosceva benissimo la forza di gravità, poiché nel canto XXXIV dell’Inferno chiama il centro della terra « il punto al qual si traggon d’ogni parte i pesi »;

Ma, d’altro canto, io stesso mi sarei presto reso conto che quella non era l’unica incongruenza presente nel poema dei poemi, visto che (solo per fare un esempio un po’ banale) il suo autore avrebbe dovuto filare come un razzo a propulsione atomica per percorrere in così breve tempo la voragine infernale, tenendo conto anche di tutte le soste e i battibecchi con questo o quel dannato!

Da tutto questo si capisce bene che ogni testo va preso per quello che è: una grammatica latina non può istruirci sul destino ultimo dell’uomo, così come un’agiografia non può dirci il motivo della deriva dei continenti. Chi pensa il contrario, come pure è successo nel passato e succede ancor oggi, va incontro ad interpretazioni del tutto errate!

 

 
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Dieu chassa Adam du Jardin d’Eden 9 juillet, 2014

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 13:24

AdamEve

(Genèse 3:1-24)

1. Le serpent était le plus rusé de tous les animaux des champs, que l’Éternel Dieu avait faits. Il dit à la femme: Dieu a-t-il réellement dit: Vous ne mangerez pas de tous les arbres du jardin?

2 La femme répondit au serpent: Nous mangeons du fruit des arbres du jardin.

3 Mais quant au fruit de l’arbre qui est au milieu du jardin, Dieu a dit: Vous n’en mangerez point et vous n’y toucherez point, de peur que vous ne mouriez.

4 Alors le serpent dit à la femme: Vous ne mourrez point;

5 « mais Dieu sait que, le jour où vous en mangerez, vos yeux s’ouvriront, et que vous serez comme des dieux, connaissant le bien et le mal ».

6. La femme vit que l’arbre était bon à manger et agréable à la vue, et qu’il était précieux pour ouvrir l’intelligence; elle prit de son fruit, et en mangea; elle en donna aussi à son mari, qui était auprès d’elle, et il en mangea.

7 Les yeux de l’un et de l’autre s’ouvrirent, ils connurent qu’ils étaient nus, et ayant cousu des feuilles de figuier, ils s’en firent des ceintures.

8 Alors ils entendirent la voix de l’Éternel Dieu, qui parcourait le jardin vers le soir, et l’homme et sa femme se cachèrent loin de la face de l’Éternel Dieu, au milieu des arbres du jardin.

9. Mais l’Éternel Dieu appela l’homme, et lui dit: Où es-tu?

10 Il répondit: J’ai entendu ta voix dans le jardin, et j’ai eu peur, parce que je suis nu, et je me suis caché.

11. Et l’Éternel Dieu dit: Qui t’a appris que tu es nu? Est-ce que tu as mangé de l’arbre dont je t’avais défendu de manger?

12 L’homme répondit: La femme que tu as mise auprès de moi m’a donné de l’arbre, et j’en ai mangé.

13 Et l’Éternel Dieu dit à la femme: Pourquoi as-tu fait cela? La femme répondit: Le serpent m’a séduite, et j’en ai mangé.

14. L’Éternel Dieu dit au serpent: Puisque tu as fait cela, tu seras maudit entre tout le bétail et entre tous les animaux des champs, tu marcheras sur ton ventre, et tu mangeras de la poussière tous les jours de ta vie.

15 Je mettrai inimitié entre toi et la femme, entre ta postérité et sa postérité: celle-ci t’écrasera la tête, et tu lui blesseras le talon.

16. Il dit à la femme: J’augmenterai la souffrance de tes grossesses, tu enfanteras avec douleur, et tes désirs se porteront vers ton mari, mais il dominera sur toi.

17. Il dit à l’homme: Puisque tu as écouté la voix de ta femme, et que tu as mangé de l’arbre au sujet duquel je t’avais donné cet ordre: Tu n’en mangeras point! le sol sera maudit à cause de toi. C’est à force de peine que tu en tireras ta nourriture tous les jours de ta vie,

18 il te produira des épines et des ronces, et tu mangeras de l’herbe des champs.

19 C’est à la sueur de ton visage que tu mangeras du pain, jusqu’à ce que tu retournes dans la terre, d’où tu as été pris; car tu es poussière, et tu retourneras dans la poussière.

20. Adam donna à sa femme le nom d’Eve: car elle a été la mère de tous les vivants.

21. L’Éternel Dieu fit à Adam et à sa femme des habits de peau, et il les en revêtit.

22. L’Éternel Dieu dit: Voici, l’homme est devenu comme l’un de nous, pour la connaissance du bien et du mal. Empêchons-le maintenant d’avancer sa main, de prendre de l’arbre de vie, d’en manger, et de vivre éternellement.

23 Et l’Éternel Dieu le chassa du jardin d’Éden, pour qu’il cultivât la terre, d’où il avait été pris.

24 C’est ainsi qu’il chassa Adam; et il mit à l’orient du jardin d’Éden les chérubins qui agitent une épée flamboyante, pour garder le chemin de l’arbre de vie.

 

 
 

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