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(10) Apocalisse: i 144.000, Il Settimo Sigillo, le Sette Trombe 3 décembre, 2011
Da: http://www.fmboschetto.it/religione/Apocalisse/Apocalisse7.htm
I Centoquarantaquattromila, Il Settimo Sigillo, le Sette Trombe
Nonostante tutto, però, e San Giovanni ci tiene a sottolinearlo con forza, i Giusti attraversano indenni questa serie impressionante di cataclismi, tale da ricordarci da vicino il famoso « Day After Tomorrow » postglaciale dell’omonimo film catastrofico del 2004 ed anzi occupano tutta la scena dopo che « le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte »(Mc 13:25).
« Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: « Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi ». Poi udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele » (7:3-4).
Questo numero ha suggestionato mistici ed esegeti di ogni tempo, e da alcuni è stato preso alla lettera, come dalla chiesa dei Testimoni di Geova, i quali predicano che questo sarà l’esatto numero di quelli che potranno accedere alla vita eterna (peraltro concepita come un eterno pic-nic all’americana), né uno di più, né uno di meno.
Ora, secondo alcuni calcoli, dalla comparsa dell’uomo sulla Terra ad oggi sono vissuti circa 80 miliardi di persone; se questo numero andasse inteso alla lettera, si salverebbe solo un uomo ogni cinquecentomila. È vero che nel Vangelo sta scritto
« Molti i chiamati, pochi gli eletti » (Mt 22:14), ma se fosse davvero così il Paradiso apparirebbe veramente come un club un po’ troppo esclusivo, all’americana appunto.
In realtà, si tratta di una cifra simbolica, il cui significato è perfettamente rintracciabile. Il numero 144.000 deriva dal prodotto 12 x 12 x 10 x 10 x 10; naturalmente 12 sono le Tribù d’Israele, 12 gli Apostoli, ed il loro prodotto dà una sintesi dell’intera Storia della Salvezza; il tutto è moltiplicato per la terza potenza di 10, che rappresenta immensità e completezza assolute.
144.000 segnati con il Sigillo di Dio rappresentano quindi la totalità e l’universalità del Popolo di Dio, ed interpretare alla lettera questo numero sarebbe come cercare nei cimiteri lombardi le tombe di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, che invece sono personaggi di pura fantasia, con buona pace di ogni integralismo cristiano.
Il numero dodici domina l’intera rappresentazione, perchè per formare questo numero 12.000 giusti sono presi da ciascuna delle dodici Tribù d’Israele. Fino a qui, la salvezza apparirebbe riservata al popolo d’Israele; ma subito dopo ecco apparire in visione
« una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: « La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello » » (7:10-11).
Il nuovo popolo di Dio non ha più vincoli etnici, nazionali o linguistici, ma è aperto a tutti gli uomini di buona volontà. Il simbolismo della palma è, tradizionalmente, quello della vittoria: veniva infatti portata nei cortei trionfali, dopo un successo il battaglia, come testimonia 1 Maccabei 13:51.
Inoltre questa scena richiama prepotentemente l’acclamazione del popolo di Gerusalemme al momento dell’ingresso di Cristo in quella che non a caso è ricordata come la Domenica delle Palme, secondo il racconto di Giovanni 12:13. Là infatti il popolo cantava « Osanna al figlio di Davide! », ma Osanna significa « Salva! », esattamente come sentiamo gridare questa moltitudine innumerabile, abitante la nuova Gerusalemme Celeste.
«Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. » (7:14-15)
14 La moltitudine dei salvati, miniatura dall’Apocalisse di Valenciennes
Dunque anche costoro sono martiri, avendo subito la stessa sorte di Gesù Cristo; da notare il fatto che Dio stende la propria tenda sopra di loro. Un’immagine cara a Giovanni, che già nel Prologo del suo Evangelo aveva scritto:
« Il Verbo si fece carne e piantò la sua tenda in mezzo a noi » (Gv 1:14) Il destino di gloria di questi eletti è espresso usando immagini tratte dal profeta Isaia (25:8 e 49:10): essi appaiono come un gregge che marcia nel deserto con Cristo alla testa, ma non soffre fame né sete né colpi di calore, e viene guidato « alle fonti delle acque della vita » (7:17) Una visione decisamente consolante, dopo i quattro cavalieri, il terremoto ed il crollo di tutti i corpi celesti sulla terra!
Vengono in mente le seguenti parole di uno dei più grandi biblisti dei nostri tempi, il Cardinale Carlo Maria Martini: « Stiamo andando verso l’Apocalisse? È questa l’impressione che hanno molti di noi rispetto ai grandi cataclismi di questi ultimi tempi e anche alle guerre e agli odi che travagliano molti popoli. La risposta vera dovrebbe essere di sì.
Il cristiano crede che questo mondo dovrà un giorno finire, e del resto la scienza lo conferma. Perciò molti si chiedono con paura: « Maestro, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi? » (Lc 21:7). Gesù invita a non lasciarsi spaventare: « Vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo… ma nemmeno un capello del vostro capo perirà » (Lc 21:9.11.18).
Il cristiano ha la certezza che Dio gli verrà in soccorso. Di fronte ad esempio al violentissimo terremoto giapponese dell’11 marzo 2011 contempliamo l’immagine di uomini che si difendono da questa angoscia mortale impegnandosi totalmente al servizio di fratelli sventurati, con grande dignità e coraggio. »
Il Settimo Sigillo
Con il capitolo 8 dell’Apocalisse entriamo in una nuova sezione dell’opera, nella quale la realizzazione dei castighi presentati nel settenario dei sigilli sta purtroppo per incominciare. Il segnale d’inizio è dato dalla rottura del settimo ed ultimo sigillo, ed all’inizio sembra non succedere assolutamente nulla, visto che « si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora ».
Ma è solo la quiete prima della tempesta, perchè nella tradizione biblica il silenzio è segno inequivocabile della Shekinah, della Presenza di Dio, come accadde a Elia che riconobbe il Signore non nel vento, non nel fuoco, non nel terremoto, ma « nella voce di un silenzio leggero » (1 Re 19:12).
Tra l’altro, « Il Settimo Sigillo » (Det sjunde inseglet) è anche il titolo del più celebre e più riuscito tra i film del regista svedese Ingmar Bergman (1918-2007), distribuito nel 1957 e dedicato al tema della caducità della vita e dell’inevitabilità della fine; proverbiale la partita a scacchi tra il crociato Antonius Block e la Morte.
La scena più famosa de « Il Settimo Sigillo » di Ingmar Bergman(1957)
Ai sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (i più noti sono Michele, Raffaele e Gabriele, chiamati per nome rispettivamente nei libri di Daniele, di Tobia e nel Vangelo di Luca) vengono date sette trombe, un elemento spesso presente nei testi escatologici come annunciatore della Fine dei Tempi (così in Gioele 2:1 e in 1 Tessalonicesi 4:16). Così, nel canto VI dell’Inferno di Dante ritroviamo il suono della tromba come metafora stessa della fine dei tempi:
« E ‘l duca disse a me: «Più non si desta
di qua dal suon de l’angelica tromba,
quando verrà la nimica podesta » (Inf. VI, 94-96)
Persino il poeta romanesco Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863) si fece suggestionare da quest’immagine, riprendendola in uno dei suoi più noti sonetti:
« Cuattro angioloni co le tromme in bocca
se metteranno uno pe ccantone
a ssonà: poi co ttanto de vocione
cominceranno a ddì: Ffora a chi ttocca! » (sonetto 276).
Ed un riferimento alla tromba, suonata dall’Arcangelo Gabriele, lo si trova pure nel già citato Spiritual « When The Saints Go Marching In »:
« And when Gabriel blows his horn, when Gabriel blows his horn,
Lord let me be in that number, when Gabriel blows his horn! »
Assistiamo poi ad un vero e proprio sacrificio dell’incenso, sul modello di quello descritto in Esodo 30:1-10, che però, da atto liturgico, si trasforma in strumento del castigo divino, dagli esiti davvero impressionanti:
« Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi. Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto » (8:3-5)
Le Sette Trombe
Tocca ora ai sette angeli, i quali suonano l’uno dopo l’altro le rispettive trombe, quale segnale della realizzazione del castigo di Dio. Per descriverlo San Giovanni si serve, come del resto aveva già fatto Gesù nel cosiddetto Discorso Escatologico dei Vangeli, di immagini che riprendono le celeberrime Dieci Piaghe d’Egitto narrate in Esodo 7:14-11,10, ovviamente ampliandole su scala cosmica ed arricchendole di nuovi aspetti di gusto apocalittico.
Chiaro il messaggio giovanneo: il castigo divino colpirà chi commette il male e combatte la Chiesa di Cristo, sia esso giudeo o pagano.
«Appena il primo angelo suonò la tromba, grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde si seccò » (8:7)
La limitazione ad un terzo della terra sottolinea, come già avvenuto per i Quattro Cavalieri, il fatto che Dio tiene sempre saldamente in mano le redini di questi flagelli. Non è difficile dire di quale castigo si tratta, dato lo stretto parallelismo delle trombe con i sigilli, anche se l’ordine dei castighi è variato: la prima tromba porta con sé la siccità e quindi la carestia, come nel terzo sigillo.
« Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto. Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare » (8:8-11).
La seconda e la terza tromba prevedono entrambe la caduta sulla terra di quello che noi definiremmo un meteorite o una stella cometa; e noi conosciamo bene l’effetto di catastrofi del genere, dopo la diffusione di lungometraggi come « Deep Impact » ed « Armageddon » (1998), in cui la fine della civiltà umana è collegata appunto alla caduta di un corpo celeste di grosse dimensioni.
Né quest’ipotesi appare peregrina, dopo la scoperta del cratere di Chicxulub, nella penisola messicana dello Yucatan, il quale sembra essere la prova del fatto che l’estinzione dei dinosauri fu provocata, o almeno accelerata, dalla caduta di un asteroide di 10 chilometri di diametro avvenuta circa 66 milioni di anni fa.
Da notare che al secondo astro viene assegnato anche un nome: Assenzio, quello di un’erba dal sapore amaro (Artemisia absinthium) che deriva dal greco apsìnthos, « spiacevole » (ma il suo nome in ebraico significa addirittura « esecrabile »). Da esso può essere ricavato un liquore dal potere allucinogeno, caro ai poeti Maledetti come Baudelaire (Edgar Degas ci ha lasciato un celebre dipinto intitolato appunto « Assenzio »), e ciò ha fatto sì che nelle Sacre Scritture esso sia assunto talvolta a simbolo di tutte le umane tribolazioni (cfr. Ger 9:14 e 23:15).
L’avvelenamento delle acque da parte di questo « asteroide killer » richiama comunque alla mente l’epidemia e la peste, già protagoniste del quarto sigillo, come testimonia l’analogia tra il colore verdastro dell’assenzio e il colore verdastro del quarto cavallo.
Un’ultima osservazione: pochi lo sanno, ma il nome della cittadina ucraina di Chernobyl, circa 100 Km a nord di Kyev, dove il 26 aprile 1986 avvenne il più grave incidente nucleare della storia dell’uomo, in lingua del posto significa proprio « erba amara », cioè… assenzio! Ed effettivamente la contaminazione radioattiva da parte del Cesio-137 rilasciato in seguito all’esplosione del nocciolo ha avvelenato la terra e le acque, costringendo la popolazione alla fuga precipitosa.
Così i soliti catastrofisti hanno visto in questo incidente l’imminente arrivo dei castighi divini entro l’incipiente anno 2000; ma anche quest’ultimo è passato, e il Giorno del Giudizio è stato rimandato. Solo il Padre conosce i tempi e i modi…
16 – Edgar Degas, « L’Assenzio » (1876), olio su tela
La quarta tromba a sua volta si riconnette ai flagelli cosmici del sesto sigillo:
« Il quarto angelo suonò la tromba e un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente » (8:12).
« Colpendo il sole, la luna e le stelle, Dio esprime la sua volontà di colpire il « sistema », dove per sistema si intende il « sistema terrestre », vale a dire quello mondano che rifiuta la via di Dio », è il commento in proposito del gesuita Ugo Vanni. La morte dell’astro solare e l’oscuramento del giorno e della notte sono certamente da annoverarsi tra i fenomeni più impressionanti che accompagnano nell’immaginario collettivo la fine del mondo, come recita anche la nota poesia di Giovanni Pascoli (1855-1912) intitolata « La Porta Santa » (1901):
« …ad aspettar che l’ultima
gelida e fosca aurora
chiuda alle genti ancora
la gran porta del Sole,
quando la Terra nera
girerà vuota, e ch’era
Terra s’ignorerà. »
Da notare che intanto un messaggero celeste, incarnato in un’ aquila (che guarda caso è il simbolo assegnato all’evangelista Giovanni), annunzia con voce minacciosa e con un triplice « Guai! » che il prosieguo del terribile concerto di tromba sarà anche peggiore di quanto già ha provocato.
Come si è detto, sia il settenario dei sigilli che quello delle trombe sono divisi in due sezioni (quattro più tre), e questo terribile avvertimento dell’uccello umanizzato segna la cesura tra la prima e la seconda parte dei terribili flagelli annunciati dalle trombe angeliche.
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(11) http://salvatorecomisi.unblog.fr/2011/12/03/11-apocalisse-le-cavallette-la-cavalleria-infernale/
http://salvatorecomisi.unblog.fr/2011/12/06/apocalisse-spiegata-tutta-in-24-articoli/
















