SENTINELLE CHRETIENNE

Bienvenue sur mon blog: Homme 76 ans Retraité, Chrétien Évangélique, poète et écrivain publie sur blogs, n’aime pas la polémique ni la vulgarité, aime beaucoup les bonnes fructueuses échanges d’opinions. J’ai besoin de vos commentaires d’encouragement.

 
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PRIERE A MON SEIGNEUR E DIEU 27 octobre, 2013

Classé dans : Priéres et Poésies — Sentinelle Chrétienne @ 10:58

Seigneur, aide mes pensées à raisonner correctement
Ce monde veut m’enseigner la peur, et de A à Z me ment
Je te cherche en mon âme, en essayant de la connaître
Ma mémoire veut accroître mon mal en l’insufflant sur ma comète

Plus j’avance, plus j’affronte mes résidus tristes
J’me retrouve à lutter contre mes pulsions autodestructrices
O mon Dieu, Seigneur des seigneurs, Roi des rois
Eternel Créateur, tes Commandements seront
mes Lois

Parle à mon âme, envoie moi un Ange quand je me perd
Un signe, un présage, des éclats de pétales dans leur jeu de pierre
Du libre-arbitre, mon espèce s’est retournée vers le Démon
Et mon espèce me dit folle, lorsque ce fait je le dénonce

X siècles de tortures, le cérébral spécule l’ordure
Le matériel n’est qu’illusion, la Connaissance la vraie Fortune
Non pas leurs connaissances tordues, mais l’Immuable que rien ne corrompt
Nourriture spirituelle pour mieux ranimer la Colombe

Seigneur, aide mon âme, que ce monde voudrait voire perdue
Car j’ai refusé de la vendre pour accéder à la Vertu
Mes frères planent dans le doute, donne leur la Force de rester Droit
La Sagesse m’a dit « connais-toi, pour voir le Ciel, faut rester Toi »

Ce monde blasphème, la Foi considérée comme futile
Par ceux qui ne voient pas tes Signes, ne discernant pas le Subtil
Mais voudraient donner des leçons aux serviteurs de ta Lumière
Ceux qui savent que Demain sera sûrement ce qu’on a vu Hier

Je ne suis qu’une âme égarée, mais réceptive à ton Amour
Alors je t’en pris éclaire-moi, ce monde veut me mettre dans un moule
Se fout pas mal de nos Désirs; ceux du coeur, pas de l’ego
Alors j’agis avec amour, pour mieux l’entendre dans ton écho

Seigneur, calme ma colère, elle est la faille de tous mes maux
J’ai trop mémorisé le mal, et elle resurgît dans mes mots
Accepte mon humble repenti, sur la route que j’arpente
Reste près de mon âme, je t’en prie, comme lorsque je remontais la pente

Seigneur, guide mes pas, peu importe ce qu’il advienne
Donne moi la Force d’avoir la Foi, chaque jour plus que la veille
Réchauffe le coeur, de ceux qui souffrent, Toi qui souffles la Vie
Que ton Soleil puisse éclairer nos Lunes quand s’ouvre la Nuit

Réconforte de ton Amour, l’enfant seul et malheureux
Protège ces peuples courageux qui survivent les larmes aux yeux
Guide mon espèce à faire la Paix avec la Création
A faire la Paix avec les Siens et à chasser l’Aliénation

Seigneur, fais comprendre à l’Homme, que son Prochain est son Frère
Que toutes nos cultures différentes sur le globe sont une Richesse
L’Homme s’est construit un monde inhumain, écrasant les gens simples
Eclaire le coeur de nos bourreaux pour qu’ils puissent devenir Humble

Qu’il puisse voir avec le Coeur, pas avec l’ego ni la tête
Afin de ne plus jamais oublier qu’on est les Gardiens de la Terre
Que le poids de nos Karmas redevienne Plume
Et que les Rayons Indigos de nos Soleils puissent percer cette Brume

Seigneur,
Que ta Volonté soit faite… Sur la Terre comme au Ciel
Que ta Volonté soit faite… Sur la Terre comme au Ciel
Que ta Volonté soit faite… Sur la Terre comme au Ciel

Seigneur,
Que ta Volonté soit faite… Sur la Terre comme au Ciel
Que ta Volonté soit faite… Sur la Terre comme au Ciel
Que ta Volonté soit faite… Sur la Terre comme au Ciel

Keny Arkana

 

 
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DIALOGO FRA IL PROFETA ABACUC E IL SUO DIO 26 octobre, 2013

Classé dans : Religione — Sentinelle Chrétienne @ 8:50

 DIALOGO FRA IL PROFETA ABACUC E IL SUO DIO dans Religione habacuc

Abacuc - Capitolo 1

 Titolo

 [1]Oracolo che ebbe in visione il profeta Abacuc.

 Primo lamento del profeta: la disfatta della giustizia

[2]Fino a quando, Signore, implorerò 
e non ascolti, 
a te alzerò il grido: «Violenza!» 
e non soccorri?
[3]Perché mi fai vedere l’iniquità 
e resti spettatore dell’oppressione? 
Ho davanti rapina e violenza 
e ci sono liti e si muovono contese. 
[4]Non ha più forza la legge, 
nè mai si afferma il diritto. 
L’empio infatti raggira il giusto 
e il giudizio ne esce stravolto.

Primo oracolo. I Caldei flagello di Dio

[5]Guardate fra i popoli e osservate,
inorridite e ammutolite:
c’è chi compirà ai vostri giorni una cosa
che a raccontarla non sarebbe creduta.
[6]Ecco, io faccio sorgere i Caldei,
popolo feroce e impetuoso,
che percorre ampie regioni
per occupare sedi non sue.
[7]Egli è feroce e terribile,
da lui esce
il suo diritto e la sua grandezza.
[8]Più veloci dei leopardi sono i suoi cavalli,
più agili dei lupi della sera.
Balzano i suoi destrieri, venuti da lontano,
volano come aquila che piomba per divorare.
[9]Tutti avanzano per la rapina.
La loro faccia è infuocata come il vento d’oriente,
ammassano i prigionieri come la sabbia.
[10]Egli dei re si fa beffe,
e dei capi si ride;
si fa gioco di ogni fortezza,
assale una città e la conquista.
[11]Poi muta corso il vento: passa e paga il fio.
Questa la potenza del mio Dio!

Secondo lamento del profeta: le esazioni dell’oppressore

[12]Non sei tu fin da principio, Signore,
il mio Dio, il mio Santo?
Noi non moriremo, Signore.
Tu lo hai scelto per far giustizia,
l’hai reso forte, o Roccia, per castigare.
[13]Tu dagli occhi così puri
che non puoi vedere il male
e non puoi guardare l’iniquità,
perchè, vedendo i malvagi, taci
mentre l’empio ingoia il giusto?
[14]Tu tratti gli uomini come pesci del mare,
come un verme che non ha padrone.
[15]Egli li prende tutti all’amo,
li tira su con il giacchio,
li raccoglie nella rete,
e contento ne gode.
[16]Perciò offre sacrifici alla sua rete
e brucia incenso al suo giacchio,
perchè fanno grassa la sua parte
e succulente le sue vivande.
[17]Continuerà dunque a vuotare il giacchio
e a massacrare le genti senza pietà?

Abacuc - Capitolo 2

Secondo oracolo. Il giusto vivrà per la sua fedeltà

[1]Mi metterò di sentinella,
in piedi sulla fortezza,
a spiare, per vedere che cosa mi dirà,
che cosa risponderà ai miei lamenti.
[2]Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette
perchè la si legga speditamente.
[3]E’ una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perchè certo verrà e non tarderà».
[4]Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede.

II. LE MALEDIZIONI CONTRO L’OPPRESSORE

Preludio

[5]La ricchezza rende malvagi; il superbo non sussisterà;
spalanca come gli inferi le sue fauci
e, come la morte, non si sazia,
attira a sé tutti i popoli,
raduna per sé tutte le genti.
[6]Forse che tutti non lo canzoneranno,
non faranno motteggi per lui?
Diranno:

Le cinque imprecazioni

I

Guai a chi accumula ciò che non è suo, 
- e fino a quando? -
e si carica di pegni!
[7]Forse che non sorgeranno a un tratto i tuoi creditori,
non si sveglieranno i tuoi esattori
e tu diverrai loro preda?
[8]Poiché tu hai spogliato molte genti,
gli altri popoli spoglieranno te,
a causa del sangue umano versato,
della violenza fatta alla regione,
alla città e ai suoi abitanti.

II

[9]Guai a chi è avido di lucro, sventura per la sua casa,
per mettere il nido in luogo alto,
e sfuggire alla stretta della sventura.
[10]Hai decretato il disonore alla tua casa;
hai soppresso popoli numerosi,
hai fatto del male contro te stesso.
[11]La pietra infatti griderà dalla parete
e dal tavolato risponderà la trave.

III

[12]Guai a chi costruisce una città sul sangue 
e fonda un castello sull’iniquità.
[13]Non è forse volere del Signore degli eserciti
che i popoli fatichino per il fuoco
e le nazioni si stanchino per un nulla?
[14]Poiché, come le acque colmano il mare,
così la terra dovrà riempirsi
di conoscenza della gloria del Signore.

IV

[15]Guai a chi fa bere i suoi vicini
versando veleno per ubriacarli 
e scoprire le loro nudità.
[16]Ti sei saziato di vergogna, non di gloria.
Bevi, e ti colga il capogiro.
Si riverserà su di te il calice della destra del Signore
e la vergogna sopra il tuo onore,
[17]poiché lo scempio fatto al Libano ricadrà su di te
e il massacro degli animali ti colmerà di spavento,
a causa del sangue umano versato,
della violenza fatta alla regione,
alla città e a tutti i suoi abitanti.
[18]A che giova un idolo
perchè l’artista si dia pena di scolpirlo?
O una statua fusa o un oracolo falso,
perchè l’artista confidi in essi,
scolpendo idoli muti?

V

[19]Guai a chi dice al legno: «Svegliati», 
e alla pietra muta: «Alzati».
Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento
ma dentro non c’è soffio vitale.
[20]Il Signore risiede nel suo santo tempio.
Taccia, davanti a lui, tutta la terra!

Abacuc - Capitolo 3

III. INVITO ALL’INTERVENTO DEL SIGNORE

[1]Preghiera del profeta Abacuc, in tono di lamentazione.

Preludio Supplica

[2]Signore, ho ascoltato il tuo annunzio, 
Signore, ho avuto timore della tua opera.
Nel corso degli anni manifestala
falla conoscere nel corso degli anni.
Nello sdegno ricordati di avere clemenza.

Teofania. L’arrivo del Signore

[3]Dio viene da Teman, il Santo dal monte Paràn.
La sua maestà ricopre i cieli,
delle sue lodi è piena la terra.
[4]Il suo splendore è come la luce, 
bagliori di folgore escono dalle sue mani: 
là si cela la sua potenza. 
[5]Davanti a lui avanza la peste,
la febbre ardente segue i suoi passi.
[6]Si arresta e scuote la terra,
guarda e fa tremare le genti;
le montagne eterne s’infrangono,
e i colli antichi si abbassano:
i suoi sentieri nei secoli.
[7]Ho visto i padiglioni di Cusàn in preda a spavento,
sono agitate le tende di Madian.

Il combattimento del Signore

[8]Forse contro i fiumi, Signore,
contro i fiumi si accende la tua ira
o contro il mare è il tuo furore,
quando tu monti sopra i tuoi cavalli,
sopra i carri della tua vittoria?
[9]Tu estrai il tuo arco e ne sazi di saette la corda.
Fai erompere la terra in torrenti;
[10]i monti ti vedono e tremano,
un uragano di acque si riversa,
l’abisso fa sentire la sua voce.
In alto il sole tralascia di mostrarsi, 
[11]e la luna resta nella sua dimora,
fuggono al bagliore delle tue saette,
allo splendore folgorante della tua lancia.
[12]Sdegnato attraversi la terra,
adirato calpesti le genti.
[13]Sei uscito per salvare il tuo popolo,
per salvare il tuo consacrato.
Hai demolito la cima della casa dell’empio,
l’hai scalzata fino alle fondamenta.
[14]Con i tuoi dardi hai trafitto il capo dei suoi guerrieri
che irrompevano per disperdermi
con la gioia di chi divora il povero di nascosto.
[15]Hai affogato nel mare i suoi cavalli
nella melma di grandi acque.

Conclusione: timore e fede in Dio

[16]Ho udito e fremette il mio cuore,
a tal voce tremò il mio labbro,
la carie entra nelle mie ossa
e sotto di me tremano i miei passi.
Sospiro al giorno dell’angoscia
che verrà contro il popolo che ci opprime.
[17]Il fico infatti non germoglierà,
nessun prodotto daranno le viti,
cesserà il raccolto dell’olivo,
i campi non daranno più cibo,
i greggi spariranno dagli ovili
e le stalle rimarranno senza buoi.
[18]Ma io gioirò nel Signore, 
esulterò in Dio mio salvatore.
[19]Il Signore Dio è la mia forza,
egli rende i miei piedi come quelli delle cerve
e sulle alture mi fa camminare.

Per il maestro del coro. Su strumenti a corda.

La Bibbia

 

 
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GIONA IL PROFETA (studio del libro) 23 octobre, 2013

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 9:14

 GIONA  IL  PROFETA (studio del libro) dans Teologia baleine

Generalità

Per la brevità del suo scritto, Giona è stato inserito tra i cosiddetti  »profeti minori »; ma, più che della effettiva messa per iscritto della predicazione di un profeta, come avviene per Isaia, Geremia e per tutti gli altri profeti minori, si tratta di una sorta di « racconto esemplare » come quelli di Tobia e Giuditta, catalogati invece tra i libri storici apogrifi dell’Antico Testamento. Si pensa che sia stato scritto molto tempo dopo l’epoca a cui si riferisce, in ambiente post esilio.

 Esso è stato incluso in questo percorso proprio per la sua « parentela » con i libri di Giuditta e di Tobia. Secondo l’interpretazione più comune il nome Giona significa  »colomba ».

 Contenuto

Nel capitolo 1 la Parola del Signore è rivolta a Giona, figlio di Amittai, e gli viene comandato di andare a predicare a Ninive, la Grande Città. Giona evidentemente non è un cuor di leone, perché invece fugge a Tarsis via nave; di questa localizzazione si dirà più sotto. Ma la nave è investita da un fortunale e rischia di essere colata a picco dalla violenza dalle onde. Giona allora ritrova improvvisamente il proprio coraggio e svela ai compagni di viaggio che la colpa dell’ira divina è sua, poiché ha rifiutato di obbedire a JHWH; perché la nave sia salva, egli deve essere gettato in mare.

E così, ecco nel capitolo 2 l’episodio che ha ispirato generazioni di scrittori ed artisti. Giona è gettato in mare, ma un « grande pesce » (da nessuna parte è precisato che si tratti di una balena) lo inghiotte. Dal ventre del pesce, dove rimane tre giorni e tre notti, Giona rivolge a Dio un’intensa preghiera, che ricorda uno dei Salmi. Allora, dietro comando divino, il pesce vomita Giona sulla spiaggia.

Nel capitolo 3, Giona ottempera la sua missione e va a predicare ai niniviti. Questi, contro ogni aspettativa, gli credono, proclamano un digiuno, si vestono di sacco e Dio decide di risparmiare la città. Ma qui riemerge l’istinto ribelle di Giona: lui non è contento del perdono divino, voleva la punizione degli oppressori del suo popolo.

Così, nel capitolo 4, si siede davanti alla città e chiede a Dio di farlo morire. L’episodio più gustoso del libretto si trova proprio nel capitolo 4. Il Signore fa spuntare un ricino sopra la sua testa per apportargli ombra, ed egli se ne rallegra. Ma all’alba del giorno dopo un verme rode il ricino che muore, il sole e il vento caldo flagellano Giona, che invoca di nuovo la morte. Allora l’autore riporta le parole di Dio, divenute celeberrime:

« Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita; ed io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali? »

Alcuni simboli:

Tarsis

Tarsis appare nella Bibbia (Genesi 10:4) come il terzo figlio di Javan, a sua volta quartogenito di Jafet, figlio di Noè: è la cosiddetta  »Tavola delle Genti », i cui protagonisti non sono nomi di persona ma indicazioni geografiche. Javan ricorda la Ionia, una delle regioni storiche della Grecia, ed i suoi figli, oltre a Tarsis, sono Elisa (ricorda Ellenia, cioè la Grecia stessa), gli abitanti di Cipro ( »Chittim ») e quelli di Rodi ( »Rodanim »).

Tarsis è stato identificato con la città di Tartesso, fiorente centro mercantile conquistato dai Cartaginesi nel 553 a.C., posto alla foce del Guadalquivir sulla costa atlantica della Spagna, e da alcuni identificato con la mitica Atlantide. Poiché si trovava al di fuori delle famose Colonne d’Ercole, è evidente che esso rappresentava la più occidentale tra tutte le città conosciute dagli Ebrei, e quindi il messaggio dell’autore biblico è evidente: Dio ordina a Giona di andare all’estremo oriente, a Ninive, ed invece lui fugge praticamente agli antipodi, cioè all’estremo occidente!

Il pesce

Quando il libro di Giona parla di un grande pesce, più che ad una balena o a uno squalo bianco (come ipotizzato da alcuni), presumibilmente l’autore biblico pensa ad uno dei mostri primordiali citati nel libro di Giobbe, simboli del caos. Ad ogni modo, quest’immagine ha conosciuto una fortuna incredibile nella letteratura. Tra gli altri viene ripresa: da Ludovico Ariosto nei suoi  »Cinque Canti », aggiunti e poi espunti dall’Orlando furioso, dove a finire nel ventre di una balena è Astolfo; dal Barone di Münchhausen di Rudolf Erich Raspe, che ne fa una delle sue vanterie più famose (a tirarlo fuori dal pesce sono alcuni pescatori);e, naturalmente, da Carlo Collodi nel suo immortale Pinocchio, anch’egli emulo dell’antico Giona.

« Tre giorni di cammino »

Quest’espressione indica le dimensioni di Ninive ed è una chiara iperbole. Infatti nel libro dell’Esodo il « cammino di tre giorni » è quello necessario per uscire dall’Egitto e compiere un pellegrinaggio nel deserto ed offrire sacrifici al Signore (Esodo 5:3). Dopo tre giorni di cammino, inoltre, dopo il passaggio del Mar Rosso il popolo eletto raggiunge Mara (Esodo 15:23), luogo dove si manifesta la Misericordia di Dio, a cui evidentemente vuole alludere l’autore del libro di Giona.

La destra e la sinistra

L’espressione  »non saper distinguere la destra dalla sinistra » si trova solo nel libro di Giona. È abbastanza evidente che esse intendono indicare il Bene e il Male, perché secondo Deuteronomio 1:39) sono i bambini a non saper distinguere l’uno dall’altro. I niniviti sono dunque considerati come dei bambini che non hanno ancora conosciuto la Parola di Dio.

Giona nel Nuovo Testamento

La permanenza di Giona per tre giorni e tre notti nel ventre del pesce ha conosciuto un’importante letture cristologica nel Nuovo Testamento. Così recita infatti Matteo 12:40: « Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra».  Anzi, alla « generazione perversa » che domanda un segno, Gesù non promette altro che  »il segno di Giona ». I tre giorni trascorsi da Giona nel ventre del mostro richiamano la resurrezione di Gesù « il terzo giorno ». Infatti, secondo il linguaggio biblico, « tre giorni » rappresenta lo spazio di tempo al di là del quale la morte è definitiva ed irreversibile. Ed anche la pronta conversione dei niniviti è contrapposta da Gesù all’incredulità dei suoi contemporanei.

Giona nella tradizione ebraica successiva

In questo contesto non si può non citare il film « Giona che visse nella balena », film di Roberto Faenza, che racconta le disavventure di un bambino nell’orrore dei campi di sterminio nazisti, ai quali sopravvive ma in cui perde padre e madre. In questo contesto Giona si trasforma nell’incarnazione dell’intero popolo ebraico, costretto a restare « nel ventre della balena », cioè in un mondo ostile che cerca di opprimerlo o addirittura di distruggerlo, ma, con tenacia e forza d’animo, riuscirà ad essere « vomitato » dal mostro e a tornare alla vita.

Significato

Chiaro appare il messaggio del libro di Giona, al di là del linguaggio metaforico usato dall’autore. Esso intende sostenere con entusiasmo l’apertura universalistica che stava avvenendo in alcuni ambienti del giudaismo post-esilico, soprattutto nell’ambito della diaspora ebraica nell’intero ecumene. Se, da un lato, non mancavano correnti inclini alla chiusura a riccio dell’Ebraismo contro ogni infiltrazione ideologica dall’esterno, ben testimoniate dai libri di Esdra e Nehemia, d’altra parte si avvertiva da più parti l’esigenza di un impegno missionario verso i Gentili.

Ninive era un chiaro simbolo di oppressione per Israele, avendo distrutto e deportato il Regno del Nord; eppure a Giona, che qui rappresenta il rifiuto di questa nuova politica, è chiesto di invitare alla conversione proprio quella città. Dopo che egli ha accettato a malincuore di farlo, il suo rifiuto della decisione divina di risparmiare la città spiega assai bene i motivi della fuga nella direzione opposta.

Giona non si rassegna ad accettare un Dio misericordioso, preferendogli il Dio del giudizio inesorabile, soprattutto contro un impero tanto odioso come quello assiro. Al suo sfogo, che rasenta la bestemmia, Iddio risponde con la parabola del ricino, il cui significato è altrettanto chiaro. Noi tutti siamo pronti a preoccuparci per le piccole cose della vita; perché Dio non dovrebbe preoccuparsi altrettanto dell’intera umanità, anche quella peccatrice e pagana, affinché possa essere salvata essa pure?

 

 
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Chroniques (Les deux livres de la Bible) 13 octobre, 2013

Classé dans : Théologie — Sentinelle Chrétienne @ 11:12

Le Chroniqueur

Les deux livres des Chroniques (littéralement en hébreux ‘’mots des jours’’) reproduisent la plupart des événements racontés déjà dans les deux livres de Samuel et les deux livres des Rois. Mais ce n’est pas une pure et simple ré- édition, comme on pourrait nous apparaître à première vue. Ces livres appartiennent en fait à la tradition du Deutéronomiste, alors que l’auteur de ces deux livres, défini  »Le Chroniqueur‘’, appartient à la  » Tradition Sacerdotale  », la même du premier chapitre de la Genèse.

Cette tradition est né à Babylone lors de l’Exil, contrairement au Deutéronomiste, celle-ci a clair à l’esprit du Chroniqueur un plan précis qui n’est pas seulement historique, mais aussi religieux.

En fait, le chroniqueur ne se limite pas à exposer des faits, comme le fait le Deutéronomiste dans la fameuse « Succession au trône de David. » Il sélectionne et révise les données afin d’exalter principalement le temple et le culte à Jérusalem, entendue comme le cœur même de la foi et de l’identité d’Israël en tant que peuple.
Ce n’es pas un cas si dans les 19 chapitres du premier livre qui parlent du royaume de David, 10 sont dédiés au transport de l’Arche de l’Alliance à Jérusalem et aux dispositions du roi au sujet de la construction du Temple, comme si à son fils Salomon ne restais que la mise en œuvre des dispositions du pères.

D’autres 8 chapitres du Second livre sont ensuite consacrées à la construction proprement dite de ce qu’on a appelé la huitième merveille du monde antique. L’histoire racontée par le chroniqueur est donc en réalité une histoire sacrée, une histoire qui tourne autour du Temple.

Datation

En 1 Chroniques 29:7 il est dit que les chefs de famille des tribus d’Israël ont offert entre autres choses, « dix mille dariques » pour la construction du Temple de Salomon. Mais il s’agit d’un évident anachronisme: comme son nom l’indique, ces pièces ont été édités par l’empereur perse Darius I ( 522-486 av. JC), de qui ils portait l’effigie. A l’époque de David et de Salomon les pièces n’étaient pas encore en usage, évidemment, le chroniqueur porte au temps des Rois une habitude courrant à son l’époque. C’est l’un des arguments les plus forts utilisés par ceux qui datent les livres des Chroniques au Ve siècle avant J.-C. (comme si je disait ’’dix mille Euros’’ pour donner une idée de la valeur des dons).

 Le roi David

Le deuxième argument est lié à ce qui a été dit dans le paragraphe précédent: le Temple de Jérusalem est au cœur de ce livre car il est soutenu par le chroniqueur comme un symbole d’espoir et de confiance pour les Juifs revenus en Palestine après l’exil, et forcé de vivre parmi mille difficultés matérielles et morales.
Mais nous vient en aide même la plus flagrante différence entre le chroniqueur et le Deutéronomiste, à savoir le fait que le première ignore totalement les événements du royaume du Nord, comme si cela ne valait pas la peine de dépenser des mots pour des «hérétiques» qui avaient abandonnés la pureté du culte dans le Saint des Saints à Jérusalem. Il est probable que derrière ce choix il puisse y avoir une volonté certaine de polémique: dans le IVe. siècle avant J.-C. Les Juifs de Jérusalem étaient en contraste frappant avec les Samaritains, installés par les Assyriens dans le territoire qui avait appartenu au royaume du Nord.

Sources

Le chroniqueur puise souvent dans les livres de Samuel et des Rois (ce qui montre qu’ils sont antécédent à son travail), en prenant parfois quelques verset, presque à la lettre, mais dans 1 Chroniques 29:29 d’autres sources sont citées être par lui utilisé pour écrire son premier livre: Les Actes du Voyant  »
Samuel’‘, les  »Actes du prophète Nathan » et  » Les Actes du Voyant  » Gad.
Nous devons souligner que les prophètes d’Israël ont été divisés en deux groupes, les « prophètes écrivains » et les « non – écrivains ». Du première groupe, nous sont parvenus de longs textes : c’est le cas d’Isaïe, Jérémie et Ézéchiel. Des secondes, par contre, il nous ai rien arrivé: Samuel, Nathan, Elie et Élisée sont parmi eux.

Bien sûr, rien n’empêche que Samuel et Nathan ont pu écrire leurs propres livres de visions qui ne nous sont pas parvenus, mais n’oubliez pas que Samuel est mort avant que David monta sur le trône, et il est donc très peu probable qu’il ait écrit des actes du «Roi David  » .A cette époque, en fait, l’ écriture était beaucoup moins répandue qu’elle ne l’était au moment des prophètes écrivains, compte tenu de l’absence totale d’autres références à ces écrits, il est plus probable qu’il s’agit d’un expédient littéraire du chroniqueur, qui voulu donner à ses écrit une autorité égale à celle des autres écrits bibliques.

De la même façon que, Proverbes ou Ecclésiaste sont placées sous les auspices du roi Salomon afin d’augmenter la valeur et le caractère sacré, un peu comme Alessandro Manzoni a affirmé avoir pris l’histoire  »Les Fiancés » d’un célèbre parchemin du XVIIe siècle. Bien sûr, cela ne signifie pas que le chroniqueur a inventé de toute pièce tout ce qui nous raconte, il pouvait certainement consulter des excellentes sources documentaires qui pour nous sont perdu, en partie différents de ceux des Livres des Rois.

Subdivision du texte

Le Premier Livre des Chroniques décrit l’histoire du peuple juif depuis ses origines légendaires jusqu’au onzième siècle av. JC à travers les généalogies, et puis des rois Saül et David sous forme narrative; ;
Le Second livre ne parle que sous forme de récit, il part de la mort de David (environ 970 avant JC) et s’étend jusqu’à la destruction du royaume de Juda en 587 avant JC.
En tout, les deux livres, comportent 65 chapitres (29 dans le premier et 36 dans le second) qui peuvent être subdivisé en plusieurs parties :

L’ histoire généalogique du peuple élu (1 Chr 1-9) ;

Le règne de David (1 Chr 9-21 ), qui comprend son ascension au royaume (1 Chr 9-12) et ses entreprises victorieuses (1 Chr 13-21) ;

Les préparatifs pour la construction du Temple ( 1 Chr 22-28) ;

Le Royaume de Salomon ( 1 Chr 29-2 Chr 9);

L’histoire du royaume du sud (2 Chr 10-36), comprend en particulier le règne de Josaphat (2 Chr 17-20), de Joas (2 Chr 23-24), de Ezéchias (2 Chr 29-32) et Josias(2 Chr 35-36), des quels le chroniqueur consacre beaucoup d’espace parce que réformateurs du culte et ennemis de l’idolâtrie.

Les différences entre les livres des Chroniques et les livres des rois

C’est pas la peine de parcourir les événements chapitre par chapitre, parce que les faits relatés sont sensiblement les mêmes que celles des deux livres des Rois il me semble juste, cependant, de souligner quelques différences importantes. Tout d’abord, David est présenté comme le réelle constructeur du Temple, puisque il avait déjà préparé tous les projets, les décorations et l’ameublement du grand bâtiment, leur description est conduite avec accent dans le chapitre 22 du premier livre des Chroniques, révélant tout l’amour que les anciens Hébreux avait pour toutes les manifestations rituels du culte de YHWH .

En réalité, les Livres des Rois nous informent que Nathan avait prophétisé à David que seulement son fils allait construire un temple au Seigneur. Évidemment, nous sommes confrontés à la classique méthode bibliques de reporter les événements à l’origine de l’histoire.
Ainsi, l’histoire de Caïn et Abel (Genèse 4:1-16 ) suppose un monde déjà peuplé (« quiconque me trouvera me tuera », pleure tristement Caïn), mais il est porté par l’auteur biblique à l’origine du monde, pour démontrer comment l’assassiner est entré dans l’histoire humaine depuis le début, comme conséquence du péché originel .
Même les livres de Nombres et le Deutéronome consacrent une large place à l’organisation rituel du culte, qui sera pratiquée dans le Temple, mais cette organisation est ramené à Moïse lui-même, afin de en souligner l’importance et l’antiquité. Et enfin, le sabbat pratique éminemment juive vient attribué (Genèse 2:2-3 ) au repos de YHWH le dernier jour de (l’Eptameron) de la Création, ce qui lui donne une importance encore plus cosmique.

Logique que le chroniqueur, beaucoup plus intéressé du Deutéronomiste aux pratiques cultuelles, (contrairement aux livres des Rois, celles des Chroniques nomment plusieurs fois la célébration de la Pâques par les différents souverains), les chroniques nous portent sur l’organisation du clergé et le culte du roi David, l’initiateur de la grande dynastie du royaume du Sud, et l’auteur des Psaumes, dont beaucoup ont leur propre signification liturgique. Le fait que David n’as pas pu construire matériellement le Temple (22:9) est justifiée avec l’affirmation selon laquelle il était un homme de guerre qui avait les mains tachées de sang, et donc inapte à mener à l’accomplissement de si haute entreprise. Retrouvons ainsi, la confirmation du fait que celle-ci ce n’est pas vrai histoire, mais l’histoire repensée.

La même chose s’applique à tous les successeurs de David (comme déjà dit, le royaume du nord n’est même pas pris en considération). Au roi Josaphat (« YHWH gouverne»), le second livre des Chroniques consacre quatre chapitres, comparativement à seulement 11 versets du premier livre des Rois, en raison de sa grande et à plusieurs reprises louée réforme religieuse: même ici l’intention liturgique est plus que manifeste, comme manifeste est l’utilisation de sources autres que celles du cycle Deuteronomistique, qui dans ce cas pouvait fournir bien peu d’indices. Quant au roi Josias, selon 2 Chroniques 34:6 Lui il a cherché à étendre sa réforme religieuse aussi aux territoires du Nord, jusqu’à Nephtali, ce qui a fait penser qu’il a exploité une tentative de réunification politique des deux royaumes. Ceci a été rendu possible par la situation historique de son époque: l’empire assyrien avait maintenant atteint la fin de sa parabole, et il était menacé de tous côtés par les Babyloniens, les Mèdes et les Perses.

Conséquent logique donc que lui désormais n’est plus capable de contrôler ses provinces les plus éloignées, tout comme celle de la Samarie. Même dans ce cas aussi le chroniqueur se révèle mieux informées et plus riches de sources du Deutéronomiste. Enfin, dans 2 Chroniques 36:21 il est explicitement mentionné le prophète Jérémie et l’édit de Cyrus, qui, cependant, était inconnu de l’auteur du Deutéronome. Mais de ceci nous en reparlerons .

les généalogies

Comme mentionné ci-dessus, à la différence des livres de Samuel et des Rois, éminemment narratives, les livres des Chroniques commencent par 9 chapitres de généalogies nus et pures. Le premier verset du premier livre commence même brusquement avec une liste de treize noms: Adam, Seth, Enosch, Kénan, Mahalaleël, Jèred, Enoc, Metuschélah, Lémec, Noé, Sem, Cham et Iaphet. Ce sont les noms des patriarches antédiluviens pris du chapitre 5 de la Genèse, comme pour indiquer que le chroniqueur veut revenir aux origines les plus reculées de l’histoire, a partir du même premier homme (même l’Évangile de Luc, chapitre 3, reportera la généalogie de Jésus jusque à Adam ).

Dans la pratique, avec neuf chapitres de généalogies, parmi lesquels nous pouvons retracer presque tous les protagonistes du Pentateuque, le chroniqueur veut résumer en entier les vicissitudes historico -religieuse d’Israël antécédent l’époque de la monarchie.
Une procédure similaire sera adoptée dans le Nouveau Testament par Matthieu et Luc, qui présenterons les généalogies de Jésus afin de le reconnecter à toute l’histoire du salut à Lui précédent. Les deux évangélistes entre autres, ont largement puisé dans les listes du chroniqueur pour compiler leurs généalogies.

Les généalogiques était un véritable genre littéraire en vogue chez les différents peuples de l’Orient antique, quoique moins fréquemment que dans l’Ancien Testament. Les généalogies servent à découvrir l’identité d’un peuple en tant que nation, mais aussi pour légitimer l’accès à certaines positions sociales. Par exemple, celui qui voulait être prêtre en Israël il devait être capable de démontrer, listes généalogiques en main, d’être descendent de Lévi, fils de Jacob et fondateur de la tribu sacerdotale. Cet aspect est devenu particulièrement important dans l’ère post -exilique, à la quelle nous avons dit revenir le travail du chroniqueur, quand les Juifs essayaient de retrouver leur propre identité culturelle et religieuse après le choc d’avoir vécu 70 années dans le milieu du syncrétisme et du cosmopolitisme babylonien.

Depuis Dan jusqu’à Beer -Schéba

Cette expression est utilisée dans 1 Chroniques 2:2 pour indiquer la totalité du territoire d’Israël, selon une procédure typique des cultures sémitiques dite de «inclusion»: indiquer les deux extrémités d’une réalité signefie l’indiquer dans son intégralité. Dan, (Tel Dan aujourd’hui), en hébreu, «jugement», est situé à l’extrémité nord de la Terre de Canaan, à la source du Jourdain, et Beersheba (aujourd’hui Tell es Saba), en hébreu «puits du serment », est à l’extrémité sud de la Judée. C’est un endroit renommé dans l’Ancien Testament, car il est le théâtre de nombreux événements à l’époque des patriarches (voire Genèse 21). Notez que dans l’Apocalypse Christ lui-même se définis  » l’Alpha et l’ Omega »: un évident clair exemple d’inclusion, car ce terme se référer à l’ensemble de l’alphabet grec, et donc l’ensemble de la Création.

L’exil comme un  » congé sabbatique « 

Le chapitre 36 du second livre des Chroniques parle, comme le chapitre 25 du second livre des Rois, de la chute de Jérusalem aux mains des Babyloniens, mais, contrairement à celui-la, il connaît la prédication de Jérémie, qui a représenté un véritable point de référence pour les juifs en exil à Babylone : «20 Nebucadnetsar emmena captifs à Babylone ceux qui échappèrent à l’épée; et ils lui furent assujettis, à lui et à ses fils, jusqu’à la domination du royaume de Perse,
21 afin que s’accomplît la parole de l’Éternel prononcée par la bouche de Jérémie; jusqu’à ce que le pays eût joui de ses sabbats, il se reposa tout le temps qu’il fut dévasté, jusqu’à l’accomplissement de soixante-dix ans. » 2 Chroniques 36:20-21 

 Presque certainement la période de soixante-dix ans n’a pas de valeur chronologique, vu que en fait la déportation a duré 49 ans (de 587 à 539 av. JC) Il a par contre une valeur symbolique, représentant généralement un temps accompli parfait, étant le résultat du produit de deux nombres parfaits: 7 x 10. Mais pourquoi parfaite, si Israël était en exil privé du Temple? Normalement, on estime que ce période de souffrance et éloignement de la patrie a été voulue par Dieu pour fortifier Israël et le ramener à la fidélité à Lui.

Cette hypothèse est étayée par l’interprétation d’un passage du Lévitique (26:34-35), évidemment postérieur à la déportation à Babylone. «34 Alors le pays jouira de ses sabbats, tout le temps qu’il sera dévasté et que vous serez dans le pays de vos ennemis; alors le pays se reposera, et jouira de ses sabbats.  35 Tout le temps qu’il sera dévasté, il aura le repos qu’il n’avait pas eu dans vos sabbats, tandis que vous l’habitiez. ». Lévitique (26:34-35).
L’année sabbatique était celui au cours duquel la terre a été laissée se reposer (en jachère), avant de procéder à un nouvel ensemencement. De même, l’exil du peuple élu permet à la terre d’Israël de profiter du repos du sabbat que ses habitants lui ont refusé, en contradiction de la volonté de Dieu. Un véritable interprétation théologique de l’histoire, loin un millier de miles de la notion que nous avons aujourd’hui de l’historiographie . Pourtant, c’est précisément ce qui rend si spéciale les « livres historiques » de la Bible et, à leur manière, sont plus fascinant de toute œuvre de Thucydide ou Plutarque .

 

 
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Jusqu’à quand, ô Éternel ? … J’ai crié…… Et tu ne secours pas! 6 octobre, 2013

Classé dans : religion — Sentinelle Chrétienne @ 18:02

 Jusqu'à quand, ô Éternel ? ... J'ai crié…… Et tu ne secours pas! dans religion habacuc

Livre de Habacuc chapitre 1 Perplexité du prophète

«1 Oracle révélé à Habacuc, le prophète. 

2 Jusqu’à quand, ô Éternel?… J’ai crié, Et tu n’écoutes pas! J’ai crié vers toi à la violence, Et tu ne secours pas!

3 Pourquoi me fais-tu voir l’iniquité, Et contemples-tu l’injustice? Pourquoi l’oppression et la violence sont-elles devant moi? Il y a des querelles, et la discorde s’élève. 

4 Aussi la loi n’a point de vie, La justice n’a point de force; Car le méchant triomphe du juste, Et l’on rend des jugements iniques.» 

Réponse de l’Éternel: « Voici, je vais susciter les Chaldéens» (5 – 11)

 Perplexité d’Habacuc : Dieu peut-Il employer la Babylone impie ? 

«12. N’es-tu pas de toute éternité, Éternel, mon Dieu, mon Saint? Nous ne mourrons pas! O Éternel, tu as établi ce peuple pour exercer tes jugements; O mon rocher, tu l’as suscité pour infliger tes châtiments. 
13 Tes yeux sont trop purs pour voir le mal
, Et tu ne peux pas regarder l’iniquité. Pourquoi regarderais-tu les perfides, et te tairais-tu, Quand le méchant dévore celui qui est plus juste que lui? 
14 Traiterais-tu l’homme comme les poissons de la mer, Comme le reptile qui n’a point de maître? 

15 Il les fait tous monter avec l’hameçon, Il les attire dans son filet, Il les assemble dans ses rets: Aussi est-il dans la joie et dans l’allégresse. 
16 C’est pourquoi il sacrifie à son filet, Il offre de l’encens à ses rets; Car par eux sa portion est grasse, Et sa nourriture succulente. 
17 Videra-t-il pour cela son filet, Et toujours égorgera-t-il sans pitié les nations?»

Habacuc chapitre 2 

«1. J’étais à mon poste, Et je me tenais sur la tour; Je veillais, pour voir ce que l’Éternel me dirait, Et ce que je répliquerais après ma plainte.» 

 Réponse de Dieu 2:2-20

«2 L’Éternel m’adressa la parole, et il dit: Écris la prophétie: Grave-la sur des tables, Afin qu’on la lise couramment. 

3 Car c’est une prophétie dont le temps est déjà fixé, Elle marche vers son terme, et elle ne mentira pas; Si elle tarde, attends-la, Car elle s’accomplira, elle s’accomplira certainement. 

4 Voici, son âme s’est enflée, elle n’est pas droite en lui; Mais le juste vivra par sa foi.

5. Pareil à celui qui est ivre et arrogant, L’orgueilleux ne demeure pas tranquille; Il élargit sa bouche comme le séjour des morts, Il est insatiable comme la mort; Il attire à lui toutes les nations, Il assemble auprès de lui tous les peuples. 

6 Ne sera-t-il pas pour tous un sujet de sarcasme, De railleries et d’énigmes? On dira: Malheur à celui qui accumule ce qui n’est pas à lui! Jusques à quand?… Malheur à celui qui augmente le fardeau de ses dettes!

7 Tes créanciers ne se lèveront-ils pas soudain? Tes oppresseurs ne se réveilleront-ils pas? Et tu deviendras leur proie.

8 Parce que tu as pillé beaucoup de nations, Tout le reste des peuples te pillera; Car tu as répandu le sang des hommes, Tu as commis des violences dans le pays, Contre la ville et tous ses habitants. 
9 Malheur à celui qui amasse pour sa maison des gains iniques, Afin de placer son nid dans un lieu élevé, Pour se garantir de la main du malheur! 
10 C’est l’opprobre de ta maison que tu as résolu, En détruisant des peuples nombreux, Et c’est contre toi-même que tu as péché. 
11 Car la pierre crie du milieu de la muraille, Et le bois qui lie la charpente lui répond.

12 Malheur à celui qui bâtit une ville avec le sang, Qui fonde une ville avec l’iniquité!

13 Voici, quand l’Éternel des armées l’a résolu, Les peuples travaillent pour le feu, Les nations se fatiguent en vain. 
14 Car la terre sera remplie de la connaissance de la gloire de l’Éternel, Comme le fond de la mer par les eaux qui le couvrent. 
15. Malheur à celui qui fait boire son prochain, A toi qui verses ton outre et qui l’enivres, Afin de voir sa nudité!

16 Tu seras rassasié de honte plus que de gloire; Bois aussi toi-même, et découvre-toi! La coupe de la droite de l’Éternel se tournera vers toi, Et l’ignominie souillera ta gloire.

17 Car les violences contre le Liban retomberont sur toi, Et les ravages des bêtes t’effraieront, Parce que tu as répandu le sang des hommes, Et commis des violences dans le pays, Contre la ville et tous ses habitants.

18 A quoi sert une image taillée, pour qu’un ouvrier la taille? A quoi sert une image en fonte et qui enseigne le mensonge, Pour que l’ouvrier qui l’a faite place en elle sa confiance, Tandis qu’il fabrique des idoles muettes?

19 Malheur à celui qui dit au bois: Lève-toi! A une pierre muette: Réveille-toi! Donnera-t-elle instruction? Voici, elle est garnie d’or et d’argent, Mais il n’y a point en elle un esprit qui l’anime. 
20 L’Éternel est dans son saint temple. Que toute la terre fasse silence devant lui!» 
 

Foi triomphante d’Habacuc (chapitre 3) 

«18 Toutefois, je veux me réjouir en l’Éternel, Je veux me réjouir dans le Dieu de mon salut. 

19 L’Éternel, le Seigneur, est ma force; Il rend mes pieds semblables à ceux des biches, Et il me fait marcher sur mes lieux élevés.»

 

 
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Cronache (I due Libri della Bibbia) 1 octobre, 2013

Classé dans : Teologia — Sentinelle Chrétienne @ 16:21

 Il Cronista
I due Libri delle Cronache (letteralmente in ebraico  »Parole dei Giorni ») ripropongono molte delle vicende già narrate nei due Libri di Samuele e nei due Libri dei Re. Ma non si tratta di una pura e semplice riedizione, come potrebbe apparire a prima vista. Quei libri appartengono infatti alla Tradizione Deuteronomistica, mentre l’autore di questi due libri, definito il  »’Cronista »’, appartiene alla cosiddetta  »Tradizione Sacerdotale », la stessa del primo capitolo della Genesi.

Tale tradizione sorge a Babilonia durante l’Esilio; a differenza del Deuteronomista, essa ha chiaro alla mente un preciso progetto che non è solo storico, ma anche e soprattutto religioso. Infatti il Cronista non si limita ad esporre fatti, come fa il Deuteronomista nella famosa « Successione al Trono di Davide ». Egli seleziona e rielabora i dati allo scopo di esaltare principalmente il Tempio ed il Culto in Gerusalemme, intesa come il cuore stesso della fede e dell’identità di Israele come popolo.

Non a caso, sui 19 capitoli dedicati dal Primo Libro al Regno di Davide, ben 10 sono dedicati al trasporto dell’Arca dell’Alleanza in Gerusalemme ed alle disposizioni del re a proposito della costruzione del Tempio, come se a suo figlio Salomone non fosse rimasto che mettere in atto le disposizioni paterne. 

Altri 8 capitoli del Secondo Libro sono poi dedicati all’effettiva costruzione di quella che fu definita l’ottava meraviglia del mondo antico. La storia narrata dal Cronista è dunque in realtà una Storia Sacra, una storia che ruota attorno al Tempio.

Datazione

In 1Cr 29:7 si dice che i capofamiglia delle Tribù d’Israele offrirono tra l’altro « diecimila darici » per la costruzione del Tempio di Salomone. Ma si tratta di un evidente anacronismo: come dice il nome, queste monete furono fatte coniare dall’imperatore persiano Dario I (522-486 a.C.), del quale portavano l’effige. Al tempo di Davide e di Salomone le monete non erano neppure in uso; evidentemente il Cronista trasporta al tempo dei Re un’abitudine corrente alla sua epoca. Questo è uno dei più validi argomenti usato da chi data i Libri delle Cronache al V secolo av. C. 

Il secondo argomento si collega a quanto detto nel paragrafo precedente: il Tempio di Gerusalemme è centrale nel libro proprio perché viene additato dal Cronista come simbolo di speranza e di fiducia per gli Ebrei ritornati in Palestina dopo l’esilio, e costretti a vivere tra mille difficoltà materiali e morali.
Ma ci viene in aiuto anche la più vistosa differenza tra il Cronista e il Deuteronomista, e cioè il fatto che il primo ignora totalmente le vicende del Regno Settentrionale, come se non valesse la pena di spendere parole per degli « eretici » che avevano abbandonato la purezza del culto nel Santo dei Santi di Gerusalemme. È probabile che dietro questa scelta ci sia un ben preciso intento polemico: nel IV secolo a.C. i Giudei gerosolimitani (di Gerusalemme) erano in forte contrasto con i Samaritani, insediati dagli Assiri nei territori che erano appartenuti al Regno del Nord.

Fonti
Il Cronista attinge spesso dai Libri di Samuele e dei Re (ciò dimostra che essi sono antecedenti al suo lavoro), talvolta riprendendo alcuni passi quasi alla lettera, ma in 1Cr 29:29 sono citate presunte altre fonti da lui utilizzate per redigere il suo primo libro: gli  »Atti del Veggente Samuele », gli  »Atti del Profeta Natan » e gli  »Atti del Veggente Gad ». Bisogna far notare che i Profeti d’Israele si dividono in due gruppi, i « profeti scrittori » e i « non scrittori ». Dei primi ci sono pervenuti lunghi testi: è il caso di Isaia, Geremia ed Ezechiele. Dei secondi invece non ci è pervenuto nulla: Samuele, Natan, Elia ed Eliseo sono tra questi. 

Naturalmente nulla vieta che anche Samuele e Natan abbiano scritto dei propri libri di visioni, che non ci sono pervenuti, ma bisogna ricordare che Samuele morì prima che Davide salisse al trono, ed è dunque assai improbabile che possa aver scritto degli atti del « re Davide ». A quei tempi poi la scrittura era assai meno diffusa di quanto non sarebbe stato all’epoca dei profeti scrittori; considerando anche l’assoluta mancanza di altri riferimenti a questi scritti, è più probabile che si tratti di un espediente letterario del Cronista, che ha voluto dare al proprio scritto un’autorevolezza pari a quella di altri scritti biblici.

Allo stesso modo i Proverbi o il Qoelet sono posti sotto l’egida di re Salomone per accrescerne il valore e la sacralità, un po’ come Alessandro Manzoni sostenne di aver tratto i suoi  »Promessi Sposi » dalla famosa pergamena seicentesca. Questo naturalmente non significa che il Cronista abbia inventato di sana pianta tutto ciò che racconta; egli poteva sicuramente consultare ottime fonti documentarie per noi perdute, in parte diverse da quelle dei Libri dei Re. 

Suddivisione del testo

Il Primo Libro delle Cronache descrive le vicende del popolo ebraico dalle origini leggendarie fino all’XI secolo a.C. attraverso delle genealogie, e poi dei re Saul e Davide in forma narrativa;

il Secondo Libro parla solo in forma narrativa, parte dalla morte di Davide (circa 970 a.C.) e giunge fino alla distruzione del regno di Giuda nel 587 a.C. In tutto, i due libri, comprendono 65 capitoli (29 nel primo e 36 nel secondo) che si possono suddividere in diverse parti: 

La storia genealogica del Popolo Eletto (1 Cr 1-9); Il regno di Davide (1 Cr 9-21), comprendente sua ascesa al regno (1 Cr 9-12) e le sue imprese vittoriose (1 Cr 13-21); I preparativi per la costruzione del Tempio (1 Cr 22-28); Il regno di Salomone (1 Cr 29-2 Cr 9); La storia del regno meridionale (2 Cr 10-36), comprendente in particolare i regni di Giosafat (2 Cr 17-20), Ioas (2 Cr 23-24), Ezechia (2 Cr 29-32) e Giosia(2 Cr 35-36), cui il Cronista dedica ampio spazio perché riformatori del culto e nemici dell’idolatria. 

Differenze tra Libri delle Cronache e Libri dei Re
Non vale la pena di ripercorrere la vicenda capitolo per capitolo, perchè i fatti narrati sono sostanzialmente gli stessi dei due Libri dei Re. Mi sembra giusto però far notare alcune sostanziali differenze. Anzitutto, Davide è presentato come l’effettivo costruttore del Tempio, avendo già preparato tutti i progetti, gli arredi e le suppellettili della grande costruzione; la loro descrizione è condotta con enfasi nel capitolo 22 del Primo Libro delle Cronache, rivelando tutto l’amore che gli antichi Ebrei avevano per tutte le manifestazioni rituali del culto di JHWH.

In realtà i Libri dei Re ci informano che Natan aveva profetizzato a Davide che solo suo figlio avrebbe edificato un Tempio al Signore. Evidentemente ci troviamo di fronte al classico procedimento biblico di riportare gli eventi fino all’origine della storia. Così, il racconto di Caino e Abele (Genesi 4:1-16) presuppone un mondo già popolato (« Chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere », piange sconsolato Caino), ma è riportato dall’autore biblico all’origine del mondo, per dimostrare come l’assassinio sia entrato nella storia umana fin dal principio, come conseguenza del Peccato Originale.

Anche i Libri dei Numeri e del Deuteronomio dedicano largo spazio all’organizzazione rituale del culto, che sarà quello praticato nel Tempio, ma tale organizzazione viene riportata a Mosè in persona, per sottolinearne l’importanza e l’antichità. Ed infine lo stesso Sabato, pratica eminentemente giudaica, viene ricondotta (Genesi 2:2-3) addirittura al riposo di JHWH nell’ultimo giorno dell’Eptamerone della Creazione, dandole un significato addirittura cosmico.

Logico che il Cronista, molto più interessato del Deuteronomista alle pratiche cultuali (a differenza dei Libri dei Re, quelli delle Cronache nominano ripetutamente la celebrazione della Pasqua da parte dei vari sovrani), riporti l’organizzazione del clero e del culto a re Davide, l’iniziatore della grande dinastia del Regno Meridionale, nonché autore dei Salmi, molti dei quali hanno proprio valenza liturgica. 

Il fatto che Davide non poté materialmente costruire il Tempio (22:9) è giustificato con l’affermazione secondo cui egli fu uomo di guerra che si era macchiato di sangue le mani, ed era perciò inadatto a portare a compimento tanto alta impresa. Ritroviamo così conferma del fatto che questa non è vera storia, ma storia ripensata.
Idem dicasi per tutti i successori di Davide (come detto, il regno settentrionale non è neppure preso in considerazione). A re Giosafat (« JHWH governa ») il secondo libro delle Cronache dedica ben quattro capitoli, contro gli appena 11 versetti del Primo Libro dei Re, per via della sua grande e più volte lodata riforma religiosa: anche qui l’intento liturgico è più che manifesto, come manifesto è l’uso di fonti diverse da quelle del ciclo deuteronomistico, che in questo caso poteva fornire ben pochi spunti.

Quanto poi al re Giosia, secondo 2 Cronache 34:6 egli cercò di estendere la sua riforma religiosa anche ai territori del Nord, fino a Neftali, il che ha fatto pensare che egli operò un tentativo di riunificazione politica dei due regni. Ciò fu reso possibile dalla situazione storica dei suoi tempi: l’impero Assiro era ormai giunto al termine della sua parabola, ed era minacciato da ogni parte da Babilonesi, Medi e Persiani. Logico dunque che egli ormai non riuscisse più a controllare le sue province più lontane, come appunto quella di Samaria. Anche in questo caso il Cronista si rivela meglio informato e più ricco di fonti del Deuteronomista. Infine, in 2 Cronache 36:21 sono citati espressamente anche il profeta Geremia e l’editto di Ciro, che invece erano ignoti all’autore Deuteronomista. Ma di questo ne riparleremo.

Le Genealogie
Come si è detto, a differenza dei Libri di Samuele e dei Re, eminentemente narrativi, i Libri delle Cronache si aprono con 9 capitoli di genealogie nude e pure. Il primo versetto del Primo Libro comincia addirittura ex abrupto con una lista di tredici nomi: Adamo, Seth, Enos, Kenan, Malaleel, Iared, Enoch, Matusalemme, Lamech, Noè, Sem, Cam e Iaphet.

Sono i nomi dei patriarchi antidiluviani tratti dal capitolo 5 della Genesi, come ad indicare che il Cronista vuole ritornare alle origini più remote della storia, a partire dallo stesso primo uomo (anche il Vangelo di Luca, capitolo 3, riporterà la genealogia di Gesù fino ad Adamo). In pratica, con nove capitoli di genealogie, tra le quali si rintracciano praticamente tutti i protagonisti del Pentateuco, il Cronista intende riassumere l’intera vicenda storico-religiosa di Israele antecedente all’era monarchica. Un procedimento analogo sarà adottato anche nel Nuovo Testamento da Matteo e Luca, che presenteranno delle genealogie di Gesù per ricollegarlo a tutta la Storia della Salvezza a Lui precedente. I due evangelisti hanno tra l’altro attinto copiosamente agli elenchi del Cronista per compilare le loro genealogie.
Quello genealogico era un vero e proprio genere letterario, in voga presso vari popoli dell’Oriente Antico, seppure con minore frequenza che nell’Antico Testamento.

Le genealogie servono a far riscoprire l’identità stessa di un popolo come nazione, ma anche a legittimare l’accesso a determinate posizioni sociali. Ad esempio, chi voleva essere sacerdote in Israele doveva poter dimostrare, elenchi genealogici alla mano, di discendere da Levi, figlio di Giacobbe e fondatore della tribù sacerdotale. Questo aspetto divenne particolarmente importante nell’era postesilica, a cui abbiamo detto risalire il lavoro del Cronista, quando i Giudei tentavano di ritrovare la loro stessa identità culturale e religiosa dopo lo choc di aver vissuto settant’anni nel bel mezzo del sincretismo e del cosmopolitismo babilonese.

Da Dan a Bersabea

Quest’espressione è usata in 1Cr 2:2 per indicare la totalità del territorio di Israele, secondo un procedimento tipico delle culture semitiche e detto di « inclusione »: indicare le due estremità di una realtà significa indicarla nella sua interezza. Dan (oggi Tel Dan), in ebraico « giudizio », si trova all’estremità settentrionale della Terra di Canaan, presso la sorgente del fiume Giordano, mentre Bersabea (oggi Tell es Saba), in ebraico « pozzo del giuramento », si trova all’estremità meridionale della Giudea. È un luogo rinomato nell’Antico Testamento, essendo teatro di vari eventi all’epoca dei patriarchi (vedi Genesi 21). Da notare che anche nell’Apocalisse Cristo definisce sé stesso « l’Alfa e l’Omega »: un evidente esempio di inclusione, giacché questa espressione viene ad indicare l’intero alfabeto greco, e quindi la totalità del Creato.

L’esilio come « anno sabbatico »
Il capitolo 36 del Secondo Libro delle Cronache parla, come il capitolo 25 del Secondo Libro dei Re, della caduta di Gerusalemme in mani babilonesi; ma, a differenza di quello, conosce la predicazione di Geremia, che rappresentò un vero e proprio punto di riferimento per i Giudei in esilio a Babilonia: «Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: « Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni. » » (36:20-21).

Quasi sicuramente la durata di settant’anni non ha valore cronologico, visto che in effetti la deportazione durò 49 anni (dal 587 al 539 a.C.) Ne ha invece uno simbolico, rappresentando tipicamente un tempo compiuto, perfetto, essendo il risultato del prodotto di due numeri perfetti: 7 x 10. Ma perchè perfetto, se Israele era in esilio e privo del Tempio? Normalmente si ritiene che questo periodo di sofferenza e lontananza dalla patria fosse voluto da Dio per fortificare Israele e riportarlo alla fedeltà a Lui. Ciò è sostenuto dall’interpretazione di un passo del Levitico (26: 34-35), evidentemente posteriore alla deportazione a Babilonia: « Allora la terra godrà i suoi sabati per tutto il tempo in cui rimarrà desolata e voi sarete nel paese dei vostri nemici; allora la terra si riposerà e si compenserà dei suoi sabati. Finché rimarrà desolata, avrà il riposo che non le fu concesso da voi con i sabati, quando l’abitavate. »

L’anno sabbatico era quello durante il quale si lasciava riposare la terra, prima di procedere ad una nuova semina. Allo stesso modo, l’esilio del Popolo Eletto permette alla Terra d’Israele di godere del riposo sabbatico che i suoi abitanti le hanno negato, contraddicendo la volontà di Dio. Una vera interpretazione teologica della storia, lontana mille miglia dal concetto che noi oggi abbiamo di storiografia. Eppure è proprio questo che rende così peculiare i cosiddetti « Libri Storici » della Bibbia e, a modo loro, più affascinanti di qualunque opera di Tucidide o di Plutarco.

 

 
 

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