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(3)Apocalisse: Giovanni e L’epoca della composizione 5 décembre, 2011
Visione di Giovanni a Patmos
Da: http://www.fmboschetto.it/religione/Apocalisse/Apocalisse7.htm
L’autore si riferisce a se stesso con il nome di Giovanni (1 : 1.4.9; 22:8) e si presenta ai suoi lettori come loro « fratello e compagno nella tribolazione » (1:9), deportato per la sua fede nell’isola greca di Patmos, nel Dodecaneso. Egli fa parte di quella categoria che il Nuovo Testamento chiama profeti (1:1-20; 22:9), ha una grande autorità tra le Chiese della provincia romana dell’Asia Proconsolare (l’attuale Anatolia occidentale); e tutto ciò basta per identificarlo con l’Apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo, come ha fatto tutta la tradizione fin dai Padri dei primi secoli.
Questa identificazione è stata più volte messa in dubbio perchè l’Autore non rievoca episodi evangelici in qualità di testimone oculare, come fa invece l’autore del quarto Vangelo, e perchè, nonostante le molte affinità con gli altri scritti giovannei, le differenze sarebbero ancora maggiori, riguardanti soprattutto la lingua usata ed il diverso contesto teologico.
Siccome però i lettori dell’epoca dovevano conoscere molto bene questo Autore, che con tutta probabilità è di origine giudaica, a giudicare dalla competenza con cui maneggia il genere apocalittico, e siccome anche tra il « Fermo e Lucia » e i « Promessi Sposi » ci sono enormi differenze stilistiche nonostante appartengano allo stesso autore, appare molto più economico seguire la Tradizione giunta a noi da tempi così lontani e far coincidere questo Giovanni con Giovanni l’Apostolo.
Sempre secondo la tradizione, egli sarebbe divenuto primo vescovo di Efeso (guarda caso, una delle Sette Chiese) dove sarebbe vissuto con Maria, affidatagli da Cristo sulla croce, e sarebbe anche l’unico Apostolo morto di vecchiaia, addirittura sotto il regno di Traiano (98-117.
È Giustino (100-162) il primo che, verso il 150, identifica il Profeta Giovanni dell’Apocalisse con l’Apostolo Giovanni. Sant’Ireneo (130-202) a sua volta afferma che l’autore del Vangelo e quello dell’Apocalisse sono una sola e medesima persona; dopo di lui Ippolito (170-235), Tertulliano (160-230), Origene (185-254) e l’intera tradizione cristiana riprendono l’identificazione.
Oggi molti critici tendono a spiegare le importanti differenze tra il Vangelo e l’Apocalisse, che coesistono accanto a somiglianze incontestabili, superando la nozione stessa di « autore » e sostituendola con una tradizione intellettuale e spirituale che gli esegeti designano con il nome di « scuola giovannea ». In altre parole, secondo questi esegeti l’Autore non sarebbe l’Apostolo, ma un cristiano della Chiesa primitiva a lui molto vicino, che avrebbe saputo raccogliere la tradizione apocalittica adattandola alla rivelazione di Gesù, ed integrandovi punti forti della tradizione giovannea.
I temi comuni tra il Vangelo e l’Apocalisse proverrebbero dalla predicazione diffusa in questa cerchia di discepoli. In ogni caso, se l’Autore non fosse l’Apostolo in persona, si tratterebbe comunque di uno dei suoi più intimi discepoli, venuti con lui dalla Palestina, e ciò basta per sostenere che il Figlio di Zebedeo è quanto meno il capostipite della scuola di pensiero che ha portato all’Apocalisse; basandoci su questa identificazione, dunque, noi ci atterremo alla Tradizione e continueremo ad chiamare l’Autore con il nome di Giovanni l’Apostolo, non a caso da Ludovico Ariosto definito « lo scrittor de l’oscura Apocalisse » (Orlando Furioso, canto XXXIV, 86).
Il discorso della « scuola giovannea » è stato però estremizzato da alcuni commentatori, che nel corso del XIX secolo hanno messo in discussione la stessa unità dell’opera. Essi infatti hanno voluto spiegare le ripetizioni, le contraddizioni, le apparenti mancanze di logica nell’Apocalisse supponendo una pluralità di fonti. Marie Émile Boismard (1916-2004) ad esempio ha individuato tre scritti all’origine del libro: un’apocalisse scritta sotto il regno di Nerone, un’altra datata ai tempi di Domiziano, e le Lettere alle Sette Chiese.
Alla fine del I secolo un compilatore avrebbe riunito questi documenti. Senza escludere la possibilità di molteplici fonti, tuttavia, quasi tutti i commentatori odierni preferiscono sottolineare la fondamentale unità dell’opera dovuta alla penna di un autentico autore.
L’epoca della composizione
Secondo Clemente di Alessandria (150-215), Ireneo, Origene e Gerolamo (347-420), alcune allusioni permettono di datare l’Apocalisse, nella sua configurazione attuale, al tempo della persecuzione di Domiziano, ordinata verso la fine del suo impero (81-96). Questa è l’opinione della maggior parte degli esegeti contemporanei. Alcuni, seguendo il parere di Epifanio di Salamina (315-403), hanno retrodatato l’opera addirittura sotto il regno di Claudio (41-54), mentre altri hanno preferito l’epoca di Nerone (54-68), la cui persecuzione contro i cristiani fu particolarmente violenta, così da poter identificare il figlio di Agrippina Minore con la Bestia. Effettivamente alcuni passaggi del libro dell’Apocalisse lasciano intendere che il Tempio di Gerusalemme sia ancora in piedi, come ad esempio:
« Alzati e misura il santuario di Dio » (11:1)
L’esegeta Douglas Robinson si è basato su questo passaggio per proporre una datazione antica, ma è possibile che l’Autore utilizzi fonti contemporanee a Nerone già circolanti in ambito giovanneo; il complesso del libro depone comunque a favore di una datazione più tardiva, perché la situazione descritta nelle Lettere alle Sette Chiese corrisponde bene alle condizioni religiose della fine del I secolo in Asia Minore.
4- Tito Flavio Domiziano (81-96 d.C.), disegno a matita e a pastelli a cera della mia studentessa Serena Piotti
L’uso frequente della parola « Babilonia »per designare Roma potrebbe offrire una chiave per la datazione: da un lato, la maggior parte delle citazioni di questo termine nelle fonti ebraiche si trovano nel Secondo Libro di Esdra, nell’Apocalisse di Baruch e negli Oracoli Sibillini, tutti testi apocrifi giudaici scritti verso la fine del I secolo; dall’altro lato, questo confronto tra Babilonia e Roma, al di la delle immagini comuni a queste due città di grande ricchezza, decadenza e potere politico, potrebbe concernere il fatto che l’una e l’altra si sono rese responsabili della distruzione di Gerusalemme, a 650 anni di distanza.
Per continuare ti è proposto, di cliccare qui sotto, Buona lettura!
http://salvatorecomisi.unblog.fr/2011/12/06/apocalisse-spiegata-tutta-in-24-articoli/













